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1.171 EccellenteSu burrico

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Juventus
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La frase è inequivocabile, in maniera molto semplice dice che finché non si cambiano le regole, la norma si applica anche al CONI. Quindi come dici tu, non dovrebbe esserci nulla da interpretare. Però Abodi non può esprimersi in merito da solo per evitare accuse di ingerenza politica, quindi scarica la responsabilità politica alle autorità tecniche (ANAC e CONI). Purtroppo stiamo parlando di diritto amministrativo, che rappresenta da sempre un calderone di dubbi interpretativi. Staremo a vedere anche qua cosa succederà.
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La penso anche io come te, tuttavia c'è un particolare di tipo giuridico. I pareri dell'ANAC e del CONI richiesti da Abodi sono consultivi. Il che significa che magari l'ANAC dice no (Malagò ineleggibile), il CONI dice si (Malagò eleggibile), quindi si crea una situazione di stallo che potrebbe portare comunque alle votazioni il 22 giugno, ma sarebbe una sorta di elezione con riserva. In questo caso ci sarebbe da parte dei soggetti coinvolti (per esempio Abete) il ricorso al TAR, per decidere se dare ragione all'ANAC o al CONI.
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Secondo me ciò che conta è il parere dell'ANAC. Anche perché il CONI, tramite il Collegio di Garanzia dello Sport, dovrebbe giudicare se stesso nell'interpretazione della propria natura giuridica. In pratica il CONI dovrebbe giudicare se stesso, e non mi sembra una cosa molto trasparente. Se poi consideriamo che l'oggetto della questione è l'eleggibilità di Malagò, il quale è stato presidente del CONI sino all'anno scorso, viene spontaneo chiedersi se un organo del CONI possa giudicare serenamente l'eventuale ineleggibilità del loro ex presidente. Sempre mio modesto parere, come ho già detto, cerco solo di dare il mio contributo su tutti gli argomenti che affrontiamo.
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Quindi, riassumendo, la domanda precisa rivolta da Abodi all'ANAC e al CONI é se Malagò si può candidare alla guida della FIGC oppure se la sua candidatura è illegale (per via del pantouflage, il quale prevede che i dirigenti pubblici con poteri decisionali o di firma non possano lavorare per soggetti privati legati al loro precedente ruolo per 3 anni (36 mesi) dalla fine dell'incarico. I punti specifici da chiarire sono: Il CONI conta ancora come una Pubblica Amministrazione a tutti gli effetti? La FIGC è un soggetto privato destinatario di attività pubblica? A seconda di come ANAC e CONI interpreteranno la legge, ci sono due esiti: Decidono che il CONI non è da considerare una PA in questo specifico caso, o che la FIGC non rientra in quel tipo di soggetti privati. Malagò può votare ed essere eletto regolarmente. Decidono che le regole del pubblico impiego si applicano ancora al CONI. In questo caso Malagò non ha rispettato i 3 anni di "pausa" obbligatoria e la sua candidatura decade. Se venisse eletto lo stesso, l'elezione sarebbe nulla e la FIGC subirebbe pesanti sanzioni.
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Io posso capire, o meglio, sopportare le magagne organizzate a livello burocratico per iscrivere una squadra di calcio indebitata, i giochi di potere interni al palazzo con alcune (?) squadre che godono di protezione politica, creare qualsiasi artifizio valido per prorogare eventuali ritardi nei pagamenti, ma non posso accettare che gli arbitri siano collusi con tutto questo sistema, garantendo protezione in base alle richieste dei piani alti. Hai macchiato per sempre lo sport, inteso come calcio giocato. E' un tradimento del patto sacro dello sport, che dovrebbe quantomeno basarsi sulla lealtà nel campo da gioco e sulla terzietà di chi dovrebbe arbitrare. I calciatori sono esseri umani, sono consapevoli che anche se giocano bene basta una direzione arbitrale unilaterale a rovinarti la partita, come le ammonizioni preventive che statisticamente subiamo ricorrentemente. Chi ha giocato a calcio sa benissimo che la partita la "senti" subito in che direzione andrà, in base alla gestione dei falli, del ritmo di gioco interrotto per far riposizionare la difesa e chi più ne ha più ne metta. E' una sorta di indirizzamento psicologico. Da tempo sono riusciti a trasformare la tecnologia (VAR) in un'arma di manipolazione. La tecnologia non è stata usata per fare giustizia, ma come uno strumento perfetto per camuffare la parzialità sotto le vesti dell'oggettività televisiva. Ma a questo punto non ha più senso seguire una competizione già scritta, con un copione già prestabilito, con gli stessi attori, con le stesse comparse. Potranno anche salvare i bilanci, i contratti con le pay-tv e fare i calendari pilotati, ma hanno trasformato il calcio in qualcosa di simile al wrestling: uno spettacolo coreografato dove si finge di lottare per un risultato che è già stato deciso o indirizzato a monte. E quindi cosa ci rimane da fare? Personalmente aspetterò che si concluda la questione relativa all'indagine del PM Ascione, dopodiché valuterò bene se prevarrà l'etica morale di abbandonare questa industria vuota dell'intrattenimento gestita dai soliti dinosauri o se continuare a guardare solamente la Juventus ma con disinteresse e distacco.
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Dobbiamo aspettare, c'è poco da fare al momento. Finché Ascione non deposita la chiusura delle indagini preliminari rimaniamo sempre in una fase aleatoria. Nel frattempo abbiamo dato tantissime interpretazioni che a mio avviso sono state molto convincenti, e soprattutto siamo stati molto lucidi nell'analizzare il quadro della situazione in base al materiale disponibile. Quindi si va avanti, prima o poi Ascione dovrà rendere conto del suo operato, ne va della sua reputazione. Come disse il mitico Arturo Vidal, "noi non molliamo un c***o!"
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Secondo me la vicenda la si può interpretare in questo modo: Il servizio sui procuratori, andato in onda, era quello oggetto di diffide arrivate dai "signori del calcio" come ha scritto su un post qualche giorno fa, ma non si è fatto intimidire in quanto protetto dal diritto di cronaca. Il servizio sul caso rocchi invece, non andato in onda ma al tempo stesso citato in poche parole, come una sorta di minaccia velata (abbiamo molte cose in mano di cui discutere) è dipeso non da eventuali minacce, ma dalla eventuale violazione del segreto istruttorio e quindi di comune accordo con la procura per non rischiare di bruciare l'indagine di Ascione.
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Anche questo è vero. Avrebbero potuto realizzare o fare un montaggio in maniera tale da non pubblicare situazioni che potessero ostacolare la procura. Di sicuro sappiamo che loro il servizio l'hanno fatto, l'hanno presentato in anteprima salvo poi tagliarlo in prima serata. Questo è quanto. Io mi auguro che sia stata la procura a impedirlo, altrimenti amen, si va avanti e si aspetta Ascione. Davanti all'evidenza degli atti di una procura della Repubblica c'è poco da insabbiare / imbavagliare.
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Ho un amico avvocato, mi ha detto che in teoria (e sottolineo in teoria), se un servizio fa esplicito riferimento ad un procedimento penale coperto ancora da segreto istruttorio si configura un reato penale. Ma non ho minimamente idea se ci sia una sorta di conflitto tra violazione del diritto di stampa e informazione coperta da segreto istruttorio.
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Il tuo ragionamento, o meglio, la tua diffidenza è più che comprensibile, anche perché ammetto che ieri ci sono rimasto male. Però c'è un momento della trasmissione in cui sventola un foglio con un elenco e cita testualmente che hanno un servizio sul sistema rocchi. Se ci fosse stato una sorta di bavaglio mediatico non pensi che a quel punto non ci sarebbe stato neanche quel momento? Dal punto di vista invece logico-procedurale, è molto più probabile che ci sia stato una sorta di stop da parte della procura, visto che stanno chiudendo l'indagine. Sempre secondo me ovviamente.
