BEGIN:VCALENDAR
VERSION:2.0
PRODID:-//IP.Board Calendar 4.3.3//EN
METHOD:PUBLISH
CALSCALE:GREGORIAN
X-WR-CALNAME:VS Community
BEGIN:VTIMEZONE
TZID:Europe/London
TZURL:http://tzurl.org/zoneinfo/Europe/London
X-LIC-LOCATION:Europe/London
BEGIN:DAYLIGHT
TZOFFSETFROM:+0000
TZOFFSETTO:+0100
TZNAME:BST
DTSTART:20100328T020000Z
RRULE:FREQ=YEARLY;BYMONTH=3;BYDAY=-1SU
END:DAYLIGHT
BEGIN:STANDARD
TZOFFSETFROM:+0100
TZOFFSETTO:+0000
TZNAME:GMT
DTSTART:20101031T020000Z
RRULE:FREQ=YEARLY;BYMONTH=10;BYDAY=-1SU
END:STANDARD
END:VTIMEZONE
BEGIN:VEVENT
SUMMARY:Anniversario dell'Heysel (29 maggio 1985)
DTSTAMP:20100529T145127Z
SEQUENCE:1
UID:36-2-5057af645d1240ac1e6aa73e8a706b19@www.vecchiasignora.com
ORGANIZER;CN="mercimichel":noreply@vecchiasignora.com
DESCRIPTION:\nla testimonianza di Sergio (Chub)\n \nHEYSEL\, 29.05.1985
	\n \nE’ quasi mezzogiorno quando arriviamo a Bruxelles. Il viaggio è s
	tato interminabile\, soprattutto per me che non riesco a dormire in pullma
	nn. Lungo il percorso ogni tanto abbiamo superato altre carovane di tifosi
	 juventini\, con i quali ci siamo salutati chiassosamente\, ma avvicinando
	ci alla città il numero di pullmann bianconeri è aumentato in maniera es
	ponenziale: siamo una marea e questo\, anche se si tratta solo di una illu
	sione\, ci fa ben sperare per l’esito della partita.\n \nIl parcheggio 
	che ci hanno riservato è grandissimo ed è stracolmo di tifosi. Cerco qua
	lche faccia conosciuta\, ma so che è inutile. Solo io\, Gino e Fabio siam
	o arrivati qui per strada\; gli altri tifosi della mia cittadina stanno ar
	rivando in aereo\, beati loro che possono. Cerchiamo le indicazioni per lo
	 stadio. Non ce ne sono oppure non le vediamo\, seguiamo la corrente bianc
	onera\, qualcuno là davanti saprà dov’è. Una breve pausa per una foto
	 davanti all’Atomium: l’ho visto mille volte sui libri di geografia e 
	vederlo dal vero mi fa un certo effetto.\n \nFinalmente arriviamo nei pre
	ssi dello stadio: esternamente non ci sembra granché\, spero che sia megl
	io all’interno. Sui prati attorno allo stadio ci sono tantissimi gruppet
	ti di tifosi: c’è chi mangia\, chi dorme\, chi legge la Gazzetta e avvi
	cinandoci sentiamo i discorsi concitati di mille allenatori\; ognuno ha la
	 sua formazione e la sua tattica di gara\, ci accomuna solo la speranza ch
	e non si ripeta la beffa di Atene.\n \nIo\, apprensivo come al solito\, v
	oglio individuare l’ingresso del nostro settore per non essere imprepara
	to quando apriranno i cancelli\; Gino e Fabio mi prendono in giro ma si un
	iscono a me nella ricerca. Ci avviciniamo al perimetro dello stadio e comi
	nciamo a percorrerlo. Nei pressi di quella che dovrebbe essere la tribuna 
	centrale ci sono delle transenne. Qui non si passa. Facciamo un giro più 
	ampio e arriviamo in corrispondenza di una delle curve. Sarà la nostra? A
	ssorti nella ricerca\, non ci siamo accorti che il colore dei prati circos
	tanti è gradualmente mutato: da verde\, bianco e nero è diventato verde 
	e rosso. Qui ci sono i tifosi del Liverpool. Nella illusoria speranza che 
	la mia maglia bianconera e quella di Fabio non risultino così evidenti (c
	ome se quella blu da trasferta di Gino con il logo Ariston\, lo scudetto e
	 le stelle sembrasse una normale polo…) proseguiamo nel nostro cammino. 
	Non posso fare a meno di sbirciare i volti dei tifosi inglesi\, nel timore
	 di una espressione di minaccia e nella speranza di un sorriso di complici
	tà.\n \nUn ragazzo si stacca da un gruppetto numeroso e si avvicina. Sor
	ride timoroso\, indica la mia maglia e mi parla. Accidenti\, come è diver
	sa la sua parlata dall’inglese della prof.\; comprendo la metà delle su
	e parole\, ma capisco che vuole cambiare la mia maglia con la sua. Perché
	 no? Magari ci speravo in una cosa del genere e forse sarà per questo che
	\, oltre alla maglia ufficiale\, mi sono portato una maglia replica acquis
	tata su una bancarella davanti al Comunale prima della partita con il Bord
	eaux. Facciamo lo scambio. E’ bella la loro maglia\, di un rosso che com
	unica passione\; chissà quand’è che la Juve deciderà di adottare le m
	aglie fatte con questo tessuto lucido. Ci diamo la mano e ci salutiamo. Io
	 gli dico: “Good luck”\, ma non lo penso veramente\, non per stasera a
	lmeno.\n \nProseguiamo nella nostra ricerca\, arriviamo quasi alla fine d
	ella curva prima del settore dei distinti\; qui c’è un po’ di movimen
	to. Non capiamo o forse capiamo ma non ci sembra possibile. Ci sono dei ti
	fosi a cavalcioni del muro di cinta che in questo punto mi sembra più bas
	so che altrove e con il filo spinato rotto\; altri tifosi stanno passando 
	loro dei contenitori\, sembrano casse di birra. Forse stanno portando dent
	ro degli striscioni\, ma qualcosa ci dice che la prima impressione è quel
	la giusta. Questi sembrano meno amichevoli di quelli che abbiamo incontrat
	o prima e allora decidiamo di non indugiare troppo e ci affrettiamo ad all
	ontanarci.\n \nPassato il settore dei distinti\, l’ambiente torna a tin
	gersi del rassicurante colore bianconero e vediamo anche un cancello con s
	opra un cartello che recita “Juventus”\; non ci è dato di sapere s
	e è l’ingresso del nostro settore\, ma una valutazione della piantina d
	ello stadio disegnata dietro al biglietto di ingresso ci spinge a pensare 
	che sia così. Chiedo a tutti quelli che incontro se è questo il settor
	e ‘N’ e puntuale arriva la presa in giro di Gino e Fabio. Siamo arriva
	ti e anche se è un po’ presto\, decidiamo di fermarci qui. Anni di part
	ite al Comunale ci hanno insegnato che se non sei davanti ai cancelli quan
	do aprono\, ti rimangono i posti peggiori.\n \nIl pomeriggio avanza\, fa 
	caldo (perché quando compri la maglia ufficiale ti mandano sempre quella 
	a maniche lunghe invernale?)\, il numero di tifosi aumenta e tutti si acca
	lcano. Già da tempo abbiamo rinunciato a stare seduti e\, per giunta\, ne
	l gruppo si è infilato anche un poliziotto a cavallo ed io\, con la mia s
	olita fortuna\, sono faccia a faccia con il quadrupede. Spero che sia stat
	o addestrato bene. Sorrido al poliziotto\, nella speranza che capisca che 
	qui non ci sono teppisti\, ma lui non si smuove. “Vabbè\, l’importan
	te è che tu tenga buono Furia” penso io.\n \nCresce l’eccitazione. L
	a batteria dell’orologio mi ha abbandonato\, ma penso che ormai ci siamo
	. Ora aprono. E’ come una scossa. Cominciano i cori “Juve\, Juve” pr
	ima ancora di entrare. Siamo dentro. Ci sistemiamo in una posizione decent
	e\, vicino ai distinti e cominciamo a studiare quello che sarà il teatro 
	della partita. Il prato è uno splendore. Qui il verde sembra – se possi
	bile – più verde\, che meraviglia. Però il resto non è granché: lo s
	tadio non ci sembra molto grande\; sicuramente è molto vecchio e comunque
	 tenuto male. Addirittura i gradini larghi e bassi sono in più parti sbri
	ciolati. Penso che sia quasi meglio il Comunale\, che ho tante volte denig
	rato. Ricomincio a fare il solito giochetto delle “forze” sugli spalti
	\, come se il numero dei tifosi fosse decisivo. Guardo verso al curva oppo
	sta alla nostra\, dove ci sono i nostri “nemici”\, ma non è tutta ros
	sa: nella parte verso le tribune ci sono degli juventini. Chissà\, forse 
	siamo talmente in tanti che ci hanno riservato anche quel settore. Intanto
	 lo stadio si riempie. Per ingannare l’attesa si parla\, si legge un quo
	tidiano faticosamente mendicato al vicino\; ogni tanto qualcuno parte con 
	un coro e allora tiriamo su sciarpe e bandiere e cantiamo per darci coragg
	io e sperando di darne ai giocatori. C’è uno dietro di me che ha uno st
	riscione con scritto “Mamma sono qui”. Questa mi mancava.\n \nL’ecc
	itazione aumenta sempre più. Non riesco più a calmarmi\, se continuo di 
	questo passo esaurirò le unghie prima dell’inizio della partita. Un boa
	to. Sono entrate delle persone con la tuta della Juve sul campo. Da qui no
	n riconosco i volti\, potrebbe essere il massaggiatore\, ma potrebbe esser
	e anche Platini. Quanto manca? Sono quasi le sette. Manca ancora parecchio
	 ed i minuti sembrano espandersi nell’attesa. Mi metto tranquillo. Ma du
	ra poco.\n \nUn brivido percorre la curva\, forse stanno entrando i gioca
	tori a vedere il terreno di gioco. No\, sta succedendo qualcosa sulla curv
	a opposta. Cerco di capire. Dai due settori riservati ai tifosi del Liverp
	ool stanno lanciando degli oggetti verso il settore degli juventini\, semb
	rano bottiglie\, forse sassi\, non vedo bene. La parte della curva biancon
	era fischia\, anche noi fischiamo. Ma proprio stasera dovevano fare casino
	? Fra le due tifoserie compatte si è aperta una frattura. Poi\, come coma
	ndati da un unico impulso\, i tifosi del Liverpool cominciano a muoversi i
	n direzione di quelli della Juve. “Ci saranno le reti” mi dico\, “A
	rriverà la polizia” spero\, “Si fermeranno” prego. Si fermano. Ma 
	è un attimo. Come una molla gli inglesi si ritraggono e poi ripartono\, m
	a questa volta non si fermano\, continuano ad avanzare. La massa dei tifos
	i bianconeri si sposta verso le tribune\, forse stanno uscendo. Da qui ved
	o che molti si riversano sul campo di gioco. Forse gli addetti hanno apert
	o i cancelli e per evitare problemi li fanno entrare sulla pista. Il setto
	re è quasi vuoto. E quelli del Liverpool si sono fermati\; lentamente rit
	ornano verso i loro settori e cantano. Cerchiamo di capire\, ma da qui è 
	difficile.\n \nL’altoparlante dello stadio non da comunicazioni. Speria
	mo che non rimandino la partita. Sarebbe il colmo essere venuti fin qua pe
	r non vederla. Passano i minuti. Il settore degli juventini rimane vuoto\,
	 i suoi occupanti sono tutti in campo. Mi sembra di sentire delle sirene. 
	Stanno arrivando i rinforzi per la polizia\, oppure sono ambulanze\, forse
	 qualcuno si è fatto male.\n \nIntanto il tempo trascorre\, adesso tropp
	o in fretta. Ma insomma\, cosa fanno\, perché non dicono nulla? L’altop
	arlante dello stadio comincia a emettere suoni\, ma la confusione è tanta
	 e i messaggi arrivano frammentati. Riusciamo a capire che i capitani dell
	e squadre leggeranno un comunicato. Si sente una voce timida\, è Scirea c
	i dicono: “La partita verrà giocata per consentire alle forze dell’or
	dine di organizzare l’evacuazione del terreno. State calmi. Non risponde
	te alle provocazioni. Giochiamo per voi” . Poi un’altra comunicazione\
	, questa volta in inglese. Questi è Neal\, il capitano del Liverpool. Non
	 riusciamo a capire. Ma la partita è valida?\n \nIntanto il campo è sem
	pre pieno di persone\, a cui si vanno aggiungendo squadre di poliziotti o 
	soldati che si dispongono attorno al perimetro del terreno. Se possibile\,
	 il trambusto aumenta quando entrano in campo alcuni calciatori della Juve
	 circondati da un gruppo sempre più folto di persone. Arrivano quasi sott
	o la nostra curva. Nella calca mi sembra di riconoscere Cabrini\, ma non n
	e sono certo. E’ tardi\, l’orario di inizio è trascorso. Scirea ha de
	tto: “Giochiamo per voi”\, spero che non ci abbiano ripensato. Imperce
	ttibilmente il campo si svuota\, tutte le persone che c’erano prima sono
	 scomparse. Forse i tifosi della Juve scesi sul terreno di gioco sono stat
	i smistati in altri settori dello stadio. Abbiamo notato che molti spettat
	ori dei distinti alla nostra destra sono andati via. Forse si sono impauri
	ti per il trambusto. Vediamo un varco nella rete divisoria fra i settori e
	 molti tifosi della curva ci passano attraverso per spostarsi nei distinti
	. Lo facciamo anche noi\, vogliamo vedere un po’ meglio. Non c’è ness
	uno ad impedicerlo.\n \nSono già passate le nove\, quando inizia la part
	ita. I minuti prima lentissimi adesso passano troppo velocemente. Le squad
	re giocano abbastanza bene\, sembra tutto normale. Voglio pensare che sia 
	tutto normale. Noi facciamo qualche azione buona\, ma anche loro non scher
	zano. Sono forti\, lo sapevamo. Tacconi si supera in più di una occasione
	. Finisce il primo tempo sullo 0 – 0. Facciamo qualche commento\, ognuno
	 ha la sua ricetta per vincere\, ma non sembriamo molto convinti. Un’omb
	ra ci opprime. Entrano le squadre per la seconda parte della gara. Nella J
	uve non è cambiato nessuno. Passano una decina di minuti\, poi un lampo. 
	Boniek parte al galoppo. Sale l’incitamento\, che diventa un boato quand
	o i difensori del Liverpool lo stendono nei pressi dell’area. Rigore! 
	“Ma\, c’era?” . L’arbitro dice di si. Tira Platini. Proprio sotto 
	la curva degli incidenti. Contrariamente al solito\, questa volta lo guard
	o tirare. Gol! Stiamo vincendo. “Manca molto?”. Adesso il Liverpool no
	n ci sta a perdere e ci comprime nella nostra metà del campo. Il cuore st
	a facendo gli straordinari. Tacconi para anche lo mosche. E’ quasi finit
	a. Una sostituzione per la Juve. Esce Briaschi\, entra Prandelli\; ci copr
	iamo\, il Trap ha aspettato più del solito a farlo. Manca pochissimo. U
	n’altra sostituzione. Esce Rossi ed entra Vignola. E’ finita! Abbiamo 
	vinto.\n \nCi abbracciamo. Gino piange\, ma non vuole farsi vedere. La cu
	rva alla nostra sinistra\, dove eravamo prima è una marea bianconera. Asp
	ettiamo la premiazione\, vogliamo la coppa più desiderata. Il tempo passa
	 ma non vediamo nulla. Ce la siamo persa? Altri minuti\, non si vede nessu
	no. Ma che fanno? Hanno cambiato il rituale? No\, ecco i giocatori che arr
	ivano. Non ci sono tutti. C’è Platini che corre sotto la curva. Foto. P
	assano Tardelli e Boniek proprio davanti a noi. Altra foto. Questi coi baf
	fi chi è? Favero. Altra foto. Non vedo altri juventini. Ma dov’è la co
	ppa?\n \nNon c’è più nessuno in campo\, esclusi poliziotti ed addetti
	. Lo stadio si sta svuotando\, per stasera non fanno altro. Decidiamo di u
	scire. Torniamo al pullmann. Occhio alle maglie rosse. Dopo quello che è 
	successo\, non si sa mai.\n \nCi rimettiamo in viaggio. Appena fuori Brux
	elles\, ci fermiamo in un posto di ristoro. E’ chiuso. “Ma come? Da no
	i sono sempre aperti o quasi.”. Proseguiamo. Abbiamo fame. Un altro auto
	grill. Come non detto. Appena vede arrivare i pullmann\, qualcuno pensa be
	ne di chiuderlo. Ci teniamo la fame\, ci arrangiamo per i bisogni fisiolog
	ici e ripartiamo. Viaggiamo tutta la notte e arriviamo al confine svizzero
	 alle prime luci dell’alba. Finalmente\, un autogrill aperto. Ci fermiam
	o e assaltiamo letteralmente il bar. Ci guardano in modo strano. Una camer
	iera piange. Che succede? Io cerco l’espositore dei quotidiani. Voglio c
	omprare una copia della Gazzetta per conservarla come ricordo. Non la trov
	o. Ci sono solo giornali in lingua tedesca. Ne compro uno. Ho una conoscen
	za scolastica del tedesco\, ma riconosco il vocabolo che campeggia in prim
	a pagina vicino ad un numero troppo alto per essere vero\, ‘Toten’\; e
	 le immagini che vedo mi scavano un solco profondo nella mente e nel cuore
	. Per sempre.\n \n…\n \nSiamo a casa nel primo pomeriggio. Un conoscen
	te mi offre un passaggio dal terminal degli autobus fino a casa mia. Mi di
	ce che in paese mi davano per disperso. Risultavo capogruppo nell’elenco
	 dei tifosi partiti da qui. Quelli che sono venuti alla partita in aereo s
	ono tornati prima di noi\, ed hanno raccontato di aver sentito il mio nome
	 chiamato più volte dallo speaker dello stadio. Mi sembra incredibile\, i
	o non ho sentito nulla. Mi dice anche che la mia ragazza ha telefonato al 
	Ministero degli Esteri. Non le hanno saputo dare notizie. Arrivo a casa. M
	ia madre mi abbraccia e piange. Mio padre non mi dice nulla. Mi guarda e p
	arte per andare al lavoro. Anni dopo mi dirà di non aver provato una paur
	a simile nemmeno ai tempi della guerra.\n \nNon ho mai voluto guardare la
	 registrazione di quella serata.\n \nSergio\n \nHeysel\, 29.05.1985\n 
	\n \nI contenuti sono liberamente riproducibili\, ma con l'obbligo di inf
	ormare l'autore (chub062@hotmail.com) e indicare la fonte: chub062@hotmail
	.com \n
DTSTART:20100529T020000Z
RRULE:FREQ=yearly;INTERVAL=1;UNTIL=20221226T10000Z
END:VEVENT
END:VCALENDAR
