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  1. 99 points
    Altro ennesimo topic per insultare chi da 5 anni fa scrivere il nome Juventus nell'albo d'oro del campionato Italiano di serie A,cosa tutt'altro che scontata. Contenti voi contenti tutti.
  2. 81 points
    Sarebbe fantastico, l ultimo step, quel cambio di mentalità che aspettiamo da anni. Ma ci credo zero. Una proprietà che nonostante l'umiliazione di Cardiff, un ciclo ampiamente concluso, un calcio poco propositivo, i 3.000 infortuni annui continua a sostenere un tecnico improponibile come Allegri non mi pare ancora pronta. Sperare non costa nulla.
  3. 74 points
    Sono tutte le ragioni per cui la Juventus e la Champions League NON sono fatte l'una per l'altra. Idem per Allegri, ma questo è ancora più evidente
  4. 71 points
    non sono né allegriano, né anti allegriano, ma bisogna avere il coraggio di capire quando un ciclo è finito, probabilmente andava fatto già dopo Cardiff, non farlo ora sarebbe una follia.
  5. 70 points
    Fallimento su tutta la linea. Una squadra che non gioca a calcio è giusto che non vinca la coppa più importante del gioco del calcio Onore all'avversario. È stato un piacere vederli
  6. 69 points
    Giusto perchè nei soliti giochini della comunicazione si riesce a motivare un'eliminazione europea coi flauti che suonano (figuriamoci tutto il resto), ci sembra giusto evidenziare con un replay rallentato l'episodio Mandzukic-Romagnoli, prima di tirare due somme sugli episodi di Juve-Milan (non che a noi cambi nulla ovviamente, vista la classifica, ma per dovere di cronaca, visto che si paventa addirittura la prova tv). Dalla gif all'interno del tweet sottostante si vede chiaramente come sia Piatek a tirare giù Mandzukic. È Piatek a commettere fallo. SAREBBE PUNIZIONE PER LA JUVE, in poche parole. Nell'azione c'è poi Romagnoli che frana su Mario, il quale percepisce (vicino al volto) un colpetto col piede del difensore milanista (volontario o meno che sia) e A MALAPENA reagisce, come a dirgli "evita, non ci provare" ecc. Questa roba qua nel meraviglioso mondo della comunicazione rossonera e dei "pifferai magici" che già avevano alterato l'iter degli episodi avvenuti in Supercoppa, è diventato un rigore negato! Fa solo sorridere che si possa persino parlare di prova tv! Ah, quante sanzioni si ricordano per carezze del genere! (e senza nemmeno che ci fosse il fallo precedente, quello veramente da punire!) Qua l'unica certezza è che Piatek è stato salvato dal successivo "chiarimento" con Mario Mandzukic da Szczesny, è grazie a Tek se può ancora ambire al titolo di capocannoniere Sull'episodio di Alex Sandro il discorso è ovviamente diverso. Premettendo che coi falli di mano il pastrocchio di quest'anno è enorme, e che noi in tal senso vantiamo innumerevoli casi a nostro sfavore in questi due anni di var (tra i tanti conosciuti ne citiamo un paio inerenti a Juve-Milan, come il mani di Zapata in Supercoppa, che però era in piedi, non in tackle, o come Juve-Cagliari, che è l'episodio speculare a questo, con chiamata dell'arbitro al var e l'incredibile mantenimento della sua decisione, con la differenza che in quel caso Bradarijc non era in tackle e il braccio andò chiaramente verso il pallone), ce ne sono alcuni che nemmeno sono stati MAI mostrati in tv (come la stoppata a mano aperta e braccio alzato di Mbaye sul colpo di testa di Mandzukic in Bologna-Juve dello scorso anno, da vero aspirante al draft NBA). Detto ciò il "peso" sulla partita è stato (per bravura di Piatek e disattenzione nostra) nullo, visto che il risultato si aggiusta dopo pochi secondi. Non è una scusante per l'episodio (anche se poi ci dovranno spiegare dove mettere il braccio quando si fa una scivolata, visto che dall'inquadratura della tribuna est si capisce come Alex Sandro lo ritragga), ma un dato di fatto scaturito dal procedere della partita. Curioso come poi dalle cronache sia sparito il primo episodio della gara, ovvero il fuorigioco fischiato a Mandzukic lanciato a rete su chiaro passaggio di un milanista (sullo 0-0), o di come molti abbiano fatto fatica solo a menzionare il gol annullato regolare annullato a Kean (Fabbri fischia quando ormai il pallone è sulla testa di Moise, a Reina già battuto, tecnicamente non è un gol annullato, ma noi una cosa del genere la pagammo "col sangue", anni fa...). Quindi riassumendo... Arbitraggio mediocre, ma come minimo con errori da ambo le parti. Come minimo. Ma ora provate ad immaginare gli stessi episodi a parti invertite, e ad un tratto sentirete crescere ancora più forte il rumore prodotto dal suono dei flauti. Solo che stavolta non sono greci. - Leevancleef - - - - - - - - Per completezza ecco qualche replay delle azioni contestate (grazie a @Dale_Cooper). Il fuorigioco per retropassaggio. Nuova specialità della casa. Notare come l'intervento di Romagnoli fosse meritevole anche di ammonizione. Non contenti del fuorigioco per retropassaggio? Ecco la caduta per troppo vento. Ancora il nostro caro Romagnoli si rende protagonista di questa spettacolare caduta. Sarà stata la tramontana? Il maestrale? Chi lo sa. Infine, personalmente, ringrazio Musacchio perché, a causa del vento sopracitato, tiene Mandzukic e non lo fa volar via. Quindi oltre a non dare il secondo cartellino giallo al difensore del Milan io gli avrei tolto pure il primo!!!
  7. 68 points
    ma dai lo dico io e altri siamo dei cretini che non capiamo una fava.....forse dico forse siete voi che continuate a difendere l'indifendibile che capite molto poco....
  8. 64 points
    Mah, poche cose da dire sperando di essere breve. Prima di tutto questo è il mio ultimo post sul forum. So che a molti non fregherà nulla, ma penso sia la decisione migliore. Spiace perché sono uno dei primi utenti, ma non ce la faccio più a seguire questa squadra. Come dico sempre, ho fatto l'abbonamento allo stadio una sola volta, nel 2006/07, per cui potete capire l'amore che ho per questi colori. Ormai la misura è colma e queste serate prosciugano. Calcisticamente parlando. Non sopporto più come non gioca questa squadra, come sta in campo, non sopporto più queste serate, ogni volta speranze disintegrate. Una volta il non gioco, una volta non si gioca il secondo tempo, non ne posso più. Ovviamente, per quanto mi riguarda, la stagione sportiva 2018/19 finisce qua. Non mi interessa l'ottavo scudetto, non mi interessa l'eventuale festa e non mi interessa di un altro campionato vinto contro il nulla (quest'anno il livello delle altre era imbarazzante). Sarò viziato, occasionale, ridicolo, ma non mi interessa. Da questa sera stacco completamente con il calcio (e credetemi, ne sono capace) ed il resto si vedrà. La prossima stagione si vedrà...ma per come ormai la penso io dovranno cambiare molte cose, forse troppe. In primis il tecnico (che non era uno stupido prima dell'andata con l'Atletico, non era un genio dopo, ma semplicemente qua ha chiuso la sua esperienza), ma credo che sarà una speranza vana. E già questo basterà per farmi desistere dal seguire la squadra anche il prossimo anno. Spiace perché sono gli anni di Ronaldo, ma devo seguire quello che mi dice il cuore. Non starò qua a parlare dei singoli, è stata una pena generale culminata con un secondo tempo osceno. Volevo dare un consiglio a chi gestisce il forum, uscendo un po' dal mio ruolo di utente *, sfrontato ed istigatore. Avete costruito una community notevole, nella vita mi occupo di startup digitali, social ecc e so quanto sia difficile. Negli anni avete ricordato, giustamente, a possibili competitor quanto siete importanti per i tifosi juventini. Sistemate la questione dei server ragazzi, perché un "prodotto" di qualità, per essere definito tale, deve sempre performare al 100% in qualsiasi occasione. Avete il forum down ogni post partita è una cosa veramente grave. Sono certo che tantissimi utenti qua dentro, per quanto sono fidelizzati, preferirebbero investire 3 euro al mese su di voi pur di avere un forum stabile e che gli permetta di esprimere opinioni, rabbia o gioia in OGNI post partita. Infine saluto tutti quegli utenti che ho conosciuto negli anni, alcuni 12 anni fa in questo bellissimo spazio. È stato un percorso incredibile e ci siamo divertiti moltissimo. Non penso sia un addio, probabilmente un arrivederci in attesa che qualcosa cambi. Buon proseguimento ragazzi e buon lavoro ai mod. A presto.
  9. 63 points
    Studio e lavoro sono le ore di svago tra una partita e l'altra...
  10. 58 points
    Ciao @gaetano56 Era un grande frequentatore dell'Angolo, merita un saluto anche qui È stato un piacere percorrere insieme un pezzo di strada.
  11. 54 points
    Dopo lo choc di martedì si è giustamente detto e ridetto di tutto, disquisizioni tecnico-tattiche che si sprecano, caccia ai responsabili di un fallimento, identificabili per gran parte con un nome e cognome, quello dell'allenatore in prima battuta, e alcuni calciatori in seconda. La parola giusta, centrale, è proprio questa: fallimento. Lo è per i tifosi, lo è per i media. Lo è anche per la società Juventus? Ovvero per chi è abituato a valutare tutto freddamente e sempre in un'ottica puramente manageriale e scevra da ogni impulsività sentimentale? Qui c'è da porre un primo paletto. La società, per bocca di Andrea Agnelli, è sempre stata chiara: l'obiettivo aziendale è scudetto e quarti di finale di Champions tutti gli anni. O se suona meglio, arrivare in primavera ancora in corsa su ogni fronte. La tesi è che quando si approda ai quarti, si aprono scenari potenzialmente infiniti: una volta vinci, una vai in finale, un'altra esci ai quarti, un'altra ancora in semifinale, ma quello che conta è essere nel G8 stabilmente. E ovviamente non fallire gli appuntamenti nazionali, almeno fino a che persisterà questo gap di competizione così elevato. Per un discorso di visibilità e di crescita nel lungo periodo; perché solo così si rafforza sempre di più lo status di big nel tempo; per l'idea di solida affidabilità che si trasmette agli investitori e a chi guarda alla Juventus come potenziale fonte di guadagno (che sia un azionista o un partner commerciale); perché una logica alla base di qualsiasi azienda di medio spessore anche fuori dall'ambito sportivo è cristallizzare lo step che si è raggiunto, preoccuparsi di non tornare indietro prima ancora che di progredire. E per la Juventus quello guadagnato in questi anni, anche grazie alla filosofia gestionale del suo allenatore, è un grande anzi enorme punto di arrivo che va consolidato quanto più possibile prima di fissare un nuovo punto di partenza, almeno fino al 2024 quando si apriranno nuovi orizzonti nella competizione internazionale, e la Juventus ha deciso di arrivarci in primissima linea. Oggi, detto crudamente, un mancato passaggio di un ottavo o peggio ancora di un girone, avrebbe nel percorso di crescita un impatto negativo superiore anche a quello, inversamente proporzionale, che avrebbe una vittoria della Champions, che resta comunque l'obiettivo messo nel mirino e conseguibile solo se non sgarri mai prima. Che piaccia o no, Allegri questo tipo di risultato è stato in grado di garantirlo quattro volte su cinque nella sua gestione, e l'unica volta che non ha raggiunto i quarti è stato solo ai supplementari contro una delle tre migliori squadre al mondo in quel momento. Anche concentrando le riflessioni sull'ultimo biennio, forse quello maggiormente messo in discussione di tutta la gestione allegriana, l'anno scorso ha eliminato agli ottavi una squadra che quest'anno è semifinalista, questa stagione ha sopravanzato l'Atletico che è stata una delle squadre protagoniste della CL degli ultimi anni e anche quest'anno super-accreditata ad arrivare in fondo. Dove si vuole arrivare con questo? Che raggiungere i quarti di finale comunque non era scontato né la stagione scorsa né questa, perché contro Tottenham e Atletico c'era il rischio anche di uscire teoricamente (e infatti si è rischiato), e non è scontato in generale perché, con la nuova formula Champions che fa accedere direttamente alla prima fase le prime quattro di ogni campionato, il rischio di big match già agli ottavi è più consistente, a prescindere dal piazzamento nel girone. Ma Allegri ha raggiunto l'obiettivo ugualmente e questo, sempre nella visione aziendale della nostra società, ha grandissimo valore. Va tutto bene quindi? Ovviamente no. Quest'anno ci sono da registrare i primi due cocenti fallimenti dell'era allegriana, perché prima di martedì durante la gestione Allegri la Juve si era inginocchiata solo davanti alle solite Real, Barcellona e Bayern, ma in tutte le altre eliminatorie in cui partiva da favorita non aveva mai fallito, in serie: Dortmund, Monaco 2015, Porto, Monaco 2017, Tottenham, Atletico; e in un paio di occasioni anche partendo leggermente sfavorita: Real 2015, Barca 2017. Non solo, dopo quattro double di fila, è arrivato anche il primo duro stop in uno dei due obiettivi nazionali, seppur minore: la Coppa Italia, dove l'eliminazione è stata prematura e con modalità discutibili. Si può dire quindi senza ombra di dubbio alcuna che questa, dal punto di vista dei freddi risultati, sia la peggiore stagione dell'era Allegri: per la prima volta è stato mancato un obiettivo nazionale e per la prima volta c'è stato un tracollo in Champions in uno scontro dove si partiva nettamente coi favori del pronostico (si ragiona sempre su valori teorici sulla carta, chiaro che l'Ajax ha dimostrato sul campo valori che vanno oltre il pedegree internazionale dei loro singoli). C'è inoltre un'aggravante che non si può trascurare: questo peggioramento è avvenuto in una stagione per ovvie ragioni particolare, la stagione in cui è stato comprato Cristiano Ronaldo, sono stati aggiunti ad una base già fortissima Cancelo, Bonucci ed Emre Can, per la prima volta sono stati trattenuti tutti i top player centrali nel progetto (eccetto il solo Higuain comunque tagliato fuori dall'arrivo dell'asso portoghese). Insomma, un mercato che ha avuto una sola parola d'ordine: ambizione. Non soltanto, però, non è stato fatto il logico ultimo step (in termini di mentalità, gioco e autorevolezza dimostrata) ma, come detto, c'è stato un oggettivo passo indietro rispetto alle annate precedenti. In Champions, non si può neanche parlare tanto di "incidente episodico": gli stop bruschi nella competizione sono stati quattro in dieci partite, tutti nelle ultime sette addirittura. Tradotto: l'Ajax ha fatto spegnere il motore ad una macchina che già aveva sbandato varie volte nel suo tragitto. Dunque, nella testa di Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved, come si mischiano queste due componenti? Da un lato la capacità di Allegri di non mancare quello che è considerato l'obiettivo aziendale minimo e inderogabile (scudetto+quarti di finale CL), dall'altro la crescita non avvenuta e addirittura l'arretramento nello sviluppo del progetto tecnico allegriano? Quale delle due componenti incide di più nelle riflessioni? La batosta con l'Ajax viene considerata un fisiologico stop all'interno di un percorso a lunga scadenza o sintomatico di un qualcosa di più serio e che potrebbe portare a quel famoso indietreggiamento nello status acquisito che la società cerca di proteggere strenuamente? E su quale procedimento mentale si arriva ad appurare una cosa o l'altra? C'è poi una componente esterna, di emotività ambientale, che non va altrettanto trascurata, perché la Juventus è giustamente trattata e gestita da azienda a 360 gradi, ma non tutti gli aspetti di un'azienda caratterizzano una società calcistica. L'ambiente è svilito, depresso, frustrato, negativo al massimo, guarda allo scudetto come un qualcosa di soltanto dovuto e ormai neanche più tanto da festeggiare. Il territorio su cui confrontarsi è diventato unicamente quello europeo e pesa, inevitabilmente, il lunghissimo digiuno e la fila di delusioni brucianti, molte delle quali nemmeno associabili all'attuale società, ma ogni anno senza coppa è un macigno sulle spalle di una tifoseria che vive il suo tifo quasi unicamente in funzione delle partite europee. Non bisogna avere il timore di utilizzare la parola "ossessione", la pazienza è sempre di meno. Alla squadra, inutile dirlo, penetra dall'esterno tutta la negatività, che in campo europeo al momento del dunque si trasforma in impotenza. Gli anni precedenti si è ripartiti nella delusione ma anche nella consapevolezza che si era caduti solo dinanzi a dei mostri, e che il futuro avrebbe presto sorriso, specie se uno di quei mostri lo hai portato dalla tua parte. Ma l'Ajax ha spiattellato in faccia in modo quasi violento una realtà diversa, e la rassegnazione che la Juventus non sarà mai all'altezza di raggiungere il suo sogno, neanche se prendi il Re della Champions League. Ossessione permanente, questo è il destino che oggi vede il tifoso bianconero. Non è chiaramente così, la Juventus quella coppa la rivincerà perché l'ha già alzata due volte e succederà ancora, ha tutto, ma proprio tutto, per farcela. Anche più di una volta. Ma oggi la società deve fare i conti con una sfiducia e una rabbia che rischia di travolgere tutto e tutti come un ciclone, e la sensazione è che stavolta difficilmente il mercato potrà riaccendere l'entusiasmo. Tumulto di pensieri e sensazioni. Ma anche la necessità di tenere fede ad una logica aziendale. Oggi, Andrea Agnelli, non può sbagliare scelta.
  12. 53 points
  13. 51 points
    Boh a me sembra di sognare! Ci sta che il suo ciclo possa essere finito, io stesso lo penso, ma arrivare a prendere a male parole un allenatore che in 5 anni ha sempre vinto lo scudetto, con 4 Coppe Italia e un solido comportamento nelle coppe europee mi sembra irreale ...
  14. 51 points
    Vittoria dedicata a Riccardo Gentile e Marchegiani di Sky che per 90 minuti hanno gufato come i peggiori troll che si vedono qui dentro
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  17. 49 points
    Nei minuti immediatamente successivi all’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Ajax dei “ragazzini terribili”, come sono stati ribattezzati, sia il presidente della Juventus Andrea Agnelli che il suo allenatore Massimiliano Allegri hanno confermato la volontà di continuare il loro rapporto di lavoro. L’eventualità che Allegri continui ad allenare la Juventus anche oltre la scadenza naturale del suo contratto – prevista per giugno 2020 – però non piace a parte della tifoseria bianconera. Va ricordato, anzitutto, che le vittorie di questi ultimi cinque anni hanno aiutato a far sbocciare un amore nato tra le spine. Allegri era stato accolto a Vinovo tra le contestazioni: agli occhi dei tifosi, sedotti ed abbandonati da Antonio Conte, Allegri era ancora l’allenatore del Milan che aveva conteso alla Juventus lo scudetto 2011/12. Lo stesso Allegri, ai tempi, aveva polemizzato in occasione del gol fantasma di Muntari nello scontro diretto che probabilmente aveva deciso quel campionato. Tra l’altro, in quella stagione era caduta la prima tessera del domino di successi raccolti dalla Juventus nelle ultime otto stagioni. Ad ogni modo, dopo 5 scudetti, 4 coppe Italia, 2 finali di Champions League – un rosario mourinhesco che lo stesso Allegri ormai non manca di predicare appena ne ha l’occasione – le voci di chi si oppone alla permanenza del tecnico livornese sulla panchina della Vecchia Signora in questa stagione si sono fatte insistenti. E sotto al bruciore dovuto all’eliminazione giace il solito conflitto tra risultati e bel gioco, tanto più paradossale quando si parla di Juventus e di Allegri. Allegri secondo Allegri È lo stesso tecnico con la passione per i cavalli che si professa da sempre un allenatore anti-assiomatico. Recentemente ha dato alle stampe il suo primo libro e le convinzioni di Allegri sono persino troppo chiare, fin dal titolo: “È molto semplice” (Ed. Sterling & Kupfer), sottinteso il calcio. Nelle primissime pagine del testo Massimiliano Allegri esplicita ancora più chiaramente: «Io la faccio più breve di qualche teorico che tratta il calcio come una scienza esatta. Lo scopo del gioco è passare la palla ai compagni, privilegiando la soluzione più semplice. Niente di più, niente di meno». Queste sue posizioni, si sono ancora di più irrigidite la stagione scorsa, quando Allegri è stato messo in contrapposizione con Maurizio Sarri e il suo Napoli bello da guardare e anche efficace, che ha conteso lo Scudetto alla Juventus fino alle ultime giornate. Più volte Allegri è stato richiamato a commentare in TV la presunta dicotomia tra bel gioco e gioco vincente e spesso ha trovato modo di rispondere piccato al suo interlocutore. Nel suo libro, Allegri ha provato a chiarire, usando comunque la sciabola e non il fioretto: «Non riesco proprio a spiegarmi perché si sta riducendo il calcio a troppa teoria. Per esempio, sono fermamente convinto che ci siano momenti di una stagione in cui si può accettare di giocar male pur di vincere. Accontentare la gente ricercando l’estetica è sbagliato». Insomma, Allegri rivendica il diritto a giocar male pur di arrivare al risultato. Forse è ancora più importante quando, sempre nella sua bibbia calcistica, Allegri si definisce un allenatore aziendalista: un manager che persegue gli obiettivi societari, che lui stesso individua nella rivalutazione economica degli asset aziendali, cioè i propri calciatori. Allegri ha fatto del rigetto delle scuole filosofiche e del “pensiero unico” calcistico la sua filosofia. Nella sua idea è intorno ai giocatori di livello, già formati nelle proprie caratteristiche tecniche, tattiche e atletiche, che va costruito il sistema, e non viceversa. L’integrazione delle singole parti funziona quando tutti sono messi in condizione di rendere al meglio secondo le proprie qualità, garantendo l’equilibrio nelle due fasi di gioco. La partita di ritorno contro l’Atletico Madrid è l’ultima circostanza in cui si è manifestato concretamente il modo in cui il livornese intende il calcio: una rimonta ottenuta con uno stravolgimento tattico mirato ad annullare i punti di forza dell’avversario (ad esempio, con la posizione di Emre Can ad impedire le ripartenze di Griezmann e Morata) ed esaltando le qualità dei propri interpreti (la posizione tra le linee di Bernardeschi garantita dall’ampiezza fornita dagli esterni di centrocampo). Un altro esempio: nel vivo della stagione 2016/17, Allegri a metà gennaio, in uno scontro di campionato piuttosto importante contro la Lazio (i bianconeri primi in classifica avevano un solo punto di vantaggio sulla Roma, pur con una partita da recuperare) provò il 4-2-3-1 mai utilizzato prima. Allegri disse di “aver deciso una mattina, appena sveglio” il cambio di sistema e che cercava soltanto il modo per mettere tutti i suoi talenti offensivi contemporaneamente in campo. Quel cambio risultò determinante per le sorti della stagione: la Juventus vinse il suo sesto Scudetto e arrivò fino alla finale di Champions League, persa a Cardiff contro il Real Madrid. Non è che Allegri non ha un’idea di gioco, come dice qualcuno in queste ore, è che piuttosto non ha paura di cambiare idea nemmeno in corso d’opera: i sette minuti nei quali ha sbancato Wembley nella partita dello scorso anno contro il Tottenham, ribaltando il tavolo di una doppia sfida in cui la squadra di Pochettino si era fatta preferire in tutto e per tutto, ne sono forse l’esempio più fulgido. Mi viene da dire che Allegri utilizzi tutta la prima parte di ogni stagione per accumulare informazioni: al di là degli scontri diretti di campionato e delle serate di Champions League, Allegri sperimenta nelle partite ufficiali. Mette vicini i pezzi e controlla gli incastri, fino a che la figura del puzzle viene fuori nella seconda metà della stagione, da marzo in avanti, quando a detta di Allegri – ma anche del presidente della Juventus Andrea Agnelli – è importante trovarsi ancora in corsa su tutti i fronti. La Juventus di Andrea Agnelli I due, presidente e allenatore, puntano allo stesso obiettivo pur partendo da presupposti diversi. Per Allegri è una questione meramente sportiva: se hai lavorato per essere almeno testa a testa prima della volata finale, se hai risparmiato le forze grazie al turnover scientifico, allora puoi giocarti la vittoria finale fino in fondo. Per Agnelli è anche una questione di sostenibilità del progetto: per garantirsi un ritorno economico – oltre che sportivo e d’immagine – attraverso i premi, i diritti TV e gli incassi al botteghino, in modo tale da permetterle di arrivare al punto di pareggio, la Juventus deve arrivare in primavera ancora in corsa per il campionato e per la Champions League. Come dire: se poi si portano a casa i trofei, tanto di guadagnato. Preso atto della situazione economica, la Juventus sembra aver fatto di necessità virtù. Tutte le operazioni di player trading che Marotta, prima, e Paratici, ora, hanno concluso, sono nate da quelle che gli stessi dirigenti bianconeri hanno definito le opportunità che offre il mercato. E parlo sia della rapacità nell’aggiudicarsi degli svincolati a parametro zero – a partire da Andrea Pirlo fino ad arrivare ad Aaron Ramsey – sia dell’operazione che ha portato in dote Cristiano Ronaldo: la Juventus è sembrata attendere gli eventi, fiutare la corrente, fino al momento in cui si è decisa ad assestare l’affondo decisivo. Nell’estate del 2016, la Juventus sembrava aver cambiato pelle, facendo un po’ come fa il Bayern Monaco in Bundesliga: rifornirsi sul mercato interno, prelevando i giocatori migliori delle dirette concorrenti, anche a colpi di clausole rescissorie. Sembrava che la Juventus potesse cambiare il proprio modus operandi permanentemente, invece se si parla di nomi di primissimo piano si è fermata quell’estate, dopo le acquisizioni di Higuain da Napoli e di Pjanic dalla Roma (certo, continua a investire, e molto, sui giovani, da giocatori come Mandragora, Caldara e Spinazzola, a Bernardeschi che oggi può essere considerato tra i 12-13 titolari di Allegri). Ma se la Juventus preferisce attendere gli eventi, piuttosto che affidarsi ad una programmazione di lungo termine, è fondamentalmente per due motivi: anzitutto perché non potrebbe competere con i top club inglesi e spagnoli per garantirsi i giocatori migliori in circolazione, perché i livelli economici su cui possono viaggiare Manchester United, Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, PSG e Manchester City, sono semplicemente troppo in là per le casse della società torinese. In una simile situazione, per una società che vive ogni sessione di mercato sul filo del rasoio, un allenatore come Allegri, anti-dogmatico, in grado di assemblare una squadra esplorando sul campo ogni possibilità tattica, vale oro. Un allenatore che è sempre stato in grado, finora, di trovare una quadra a livello tattico, lavorando sugli elementi messi a disposizione alla fine delle operazioni di player trading. Cos’è il DNA Juve La seconda ragione che spinge la Juventus ad operare sul mercato nel modo descritto, ha a che fare con l’identità profonda del club. La Juventus si considera un club che non può assumersi il rischio di lanciare in prima squadra giocatori ancora da formare, dare loro occasioni di sviluppo in un sistema tattico stabilito a tavolino, affinché possano un giorno, eventualmente, diventare i migliori del mondo. La Juventus non può regalare neanche una singola stagione, e non c’entrano solo le ragioni di sostenibilità economica. “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” alla Juve non è soltanto un motto stampato sul retro del colletto, è parte stessa del DNA del club. Giampiero Boniperti, a cui vanno i diritti d’autore della frase, ha incarnato per decenni l’essenza stessa della juventinità. Riguardo al derby col Torino, il vecchio presidente amava dire: «Mi piacerebbe vincerne uno con un autogol al novantesimo». Quello che poteva sembrare solo un caustico sfottò per animare la vigilia di una stracittadina, in realtà rappresentava il modo d’intendere il calcio in bianconero: vincere sempre, con ogni mezzo, anche immeritatamente, anche esprimendo un brutto calcio. Questo per me è il nodo della questione che spesso viene sottovalutato dai tifosi juventini stessi, più probabilmente da quelli che per ragioni anagrafiche non possono ricordare gli anni di Boniperti e le Juventus del passato. Senz’altro da quelli che si sono trovati di fronte a un vero conflitto filosofico dopo l’eliminazione con l’Ajax, un club dalla filosofia agli antipodi. Lo scorso 28 febbraio, otto giorni dopo la sconfitta al Wanda Metropolitano per mano dell’Atletico, Allegri ha sospeso tutti i suoi account social. Pungolato sull’argomento, ha puntato il dito contro i tifosi: «Purtroppo i social sono in mano a tutti. È come mettere il mitra in mano a chi va a fare la guerra: se lo armi, spara. Gente poverina che, quando hanno distribuito l’intelligenza, andava da un’altra parte». Il grosso delle recriminazioni social di una parte della tifoseria nei confronti di Allegri può essere riassunta così: ora che hai i campioni a disposizione, vogliamo vedere il bel gioco. Vincere non basta più, vogliamo stravincere. Il nocciolo di questa affermazione va in conflitto con l’identità stessa del club: la Juventus non è, e difficilmente sarà mai, il Real Madrid, cioè una squadra che scende in campo per il gusto dello spettacolo, prima che per la vittoria. Ma se Allegri sta avendo successo alla Juventus è perché il suo sistema di valori, come allenatore e addirittura come uomo, coincide con il sistema di valori fondativi del club. Non è l’unico caso di questo tipo: Diego Simeone è stato un ex giocatore dell’Atletico Madrid, ne conosceva e ne condivideva i valori, che ha utilizzato come una leva, per creare una mistica nuova intorno alla sua squadra ed elevarne le prestazioni ad un livello mai raggiunto prima nella storia dell’Atletico. E quando il sistema valoriale di un allenatore e quello di un club coincidono, tutte le componenti del lavoro finiscono per legarsi. In caso contrario, l’insuccesso è spesso dietro l’angolo: sulla breve e clamorosamente fallimentare esperienza di Brian Clough, allenatore inglese giovane e vincente, al Leeds United, da imputare proprio ad uno scollamento di valori sul modo di intendere il calcio, sono stati scritti libri e girati film. Arsene Wenger, mal sopportato negli ultimi anni passati all’Arsenal, è stato uno dei pochissimi allenatori nella storia del calcio a portare a compimento un’impresa titanica, quella di cambiare il DNA di un intero club. L’Arsenal era il “Boring Arsenal”, una squadra speculativa, noiosa per i suoi stessi sostenitori che ancora oggi cantano “One-nil to the Arsenal”: uno a zero per l’Arsenal, il risultato più frequente col quale terminavano le partite dei “Gunners” negli anni Novanta. Wenger ha cambiato il modo dell’Arsenal di intendere il calcio: per riuscirci ha dovuto spendersi quotidianamente per ventidue anni in prima persona ad ogni livello societario, dai ragazzini alla prima squadra. Ha avuto bisogno di un’impresa irripetibile per imprimere il proprio marchio in maniera indelebile: il titolo dell’Arsenal degli Invincibili nella stagione 2003/04, prima squadra dal 1889 a conquistare una Premier League senza perdere una sola partita. Chiedere alla Juventus di sostituire Allegri per avere un gioco diverso è una contraddizione. Questa società ha scelto questo allenatore. È come chiedere alla società di cambiare se stessa, di mutare geneticamente. Cambiare il DNA di un club è possibile, Wenger lo ha dimostrato, e forse anche la Juventus sta muovendo i passi in quella direzione (come dimostrano in parte le parole di Stefano Baldini e Giovanni Valenti sul settore giovanile bianconere, che trovate nella nostra intervista). Ma il cambiamento richiede una dedizione quotidiana, quasi fideistica, una comunione di intenti di ogni singolo componente della società, perché i risultati di questo processo si vedranno forse solo tra vent’anni. Nel frattempo la Juventus dovrà convivere ogni singolo anno con la spada di Damocle della vittoria a tutti i costi, che richiede di concentrare tutti gli sforzi oggi. Ultimouomo.com
  18. 49 points
    Gli hanno comprato Ronaldo e detta le condizioni dopo essere uscito con l'Ajax? Per cosa poi, per mettere sta gente fuori ruolo o delegarli in panchina per far giocare i soliti cotti? Che vada fuori dalle balle.
  19. 44 points
    Sono anni che lo sento dire che bisogna migliorare questo, bisogna migliorare quello...ma chi stracatzo dovrebbe farlo secondo lui? Chi prende 7 cucuzze l'anno? Ma un paio di allenamenti mirati, due schemi in croce, un minimo di coraggio no eh?
  20. 43 points
  21. 42 points
    Intervistato nel dopo partita di Sky il difensore della Juventus Andrea Barzagli ha analizzato la sconfitta per 1-2 dei bianconeri in casa della Spal. Ecco quanto evidenziato da TuttoJuve Siete arrabbiati? "Sì, ci tenevamo. Eravamo una bella squadretta di ragazzotti, eccetto me ovviamente... E' stata una prova discreta, buon primo tempo un po' sofferto l'inizio del secondo tempo e potevamo evitare il gol di Floccari. Peccato, potevamo già chiudere oggi il discorso". Che farai in futuro? "Ci ho pensato molto in questi mesi, giustamente. Da calciatore fatichi a pensare al dopo, ma visti gli infortuni devo decidere. A giugno smetto, sto iniziando un percorso per capire che fare". E cosa farai? "Tutto mi attrae nel mondo del calcio, valuterò bene". Farai l'opinionista, allenatore o dirigente? "Bella lotta... Devo capire cosa fare e se lo so fare. Ho coronato il mio sogno da bambino con grande entusiasmo, devo trovare qualcosa di simile". Hai dato e stai dando tantissimo al calcio italiano. Hai vissuto una carriera con varie fasi, sei visto ora dai giovani come un riferimento. Potresti dare un consiglio ai tuoi giovani compagni? "Ci sono tanti ragazzotti e il calcio è cambiato molto. E' importante ritrovare quella voglia di venire al campo, mettersi a disposizione e migliorarsi. Ci sono campioni che nascono con doti, altri che diventano forti con la testa, allenandosi, con voglia di arrivare e restarci non a chiacchiere. Vedo molto parlare e pochi fatti, ma nella nostra squadra ci sono ragazzi per bene che vogliono migliorare. Negli anni vedevo poca voglia di migliorare, consiglio di mettersi a disposizione e ascoltare chi ha più esperienza". Non farai l'opinionista... "No siete già tanti...".
  22. 39 points
    Su Dybala bisogna fare una scelta definitiva: o lo si tiene e lo si fa giocare vicino alla porta, o lo si cede. Perchè fargli fare il tuttocampista significa depotenziarlo, anzi annullarlo
  23. 39 points
    Scena troppo bella per non metterla...
  24. 38 points
    Dopo 8 anni forse per alcuni tifosi ci sarebbe bisogno di assaporare qualche sconfitta per tornare a capire cosa vuol dire vincere. Forza Juve.
  25. 38 points
    Onore all'Ajax, onore ai vincitori. Hanno giocato un calcio straordinario sia a livello individuale che collettivo, stra meritando il passaggio del turno. Ci sono sicuramente più meriti loro che demeriti nostri. Non hanno nomi altisonanti, sono ragazzi giovani o calciatori esperti che hanno fatto una vita nelle periferie del calcio che conta ma nonostante questo ci hanno affrontato sempre proponendo, sempre a viso aperto, senza paura, correndo come dei matti, passandosi la palla a 200 all'ora, sbagliando pochissimi passaggi ed essendo sempre pericolosi. Devo essere sincero, fra le recenti eliminazioni questa è quella che mi brucia di meno perchè hanno davvero meritato di vincere e di passare il turno. Partivano sfavoriti per il risultato dell'andata, per nomi, per fisico, per esperienza, per tecnica, giocavano contro il più forte del mondo eppure hanno vinto. Hanno fatto 180 minuti di essenza di calcio. Applausi per l'Ajax.
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