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  1. 63 points
    L’ex allenatore della Juventus Massimiliano Allegri torna a parlare ai microfoni del Corriere della Sera: Massimiliano Allegri, com’è il calcio visto da fuori? «Ci sono due cose sopra le altre: la prima è che i giocatori africani stanno spostando il calcio sul lato fisico. La qualità resta fondamentale, ma la base del calcio sta cambiando. La seconda è che sto rivedendo un grande ritorno del contropiede». Contropiede? «Sì, abbiamo seguito per vent’anni Guardiola equivocando. Guardiola raccontava solo la sua eccezione, non era un calcio per tutti. Il Barcellona storico nasce con tre grandi giocatori che pressano alti e spingono le difese avversarie dentro la loro area. Così a sua volta i centrocampisti salgono e si inseriscono e la tua difesa può arrivare a metà campo. Ma devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione comune un argomento che riguardava solo loro». E il contropiede? «È uno dei miei argomenti sensibili. Quando sento Sacchi che parla di tenere il pallone e avere atteggiamenti propositivi non capisco cosa dica e mi arrabbio. Perché non dovrebbe essere propositivo giocare in verticale, perché dovrebbe esserlo fare venti passaggi di un metro? Ho visto venti volte le partite di Sacchi, ricordo quella a San Siro in cui il suo Milan segnò cinque gol al Real. Giocava dritto per dritto, come un fuso. Mentre il Real si scambiava con calma il pallone. Era un Milan verticale, esattamente di contropiede, che non è facile da farsi ma quando riesce è un grande spettacolo». Proseguendo nel riesame, ci sono altre scoperte interessanti? «L’importanza dei giocatori e il vero ruolo dell’allenatore». In che senso il vero ruolo? «Che non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità. Oggi giro, vedo il calcio dei ragazzi, dei dilettanti, parlo con i loro allenatori e sento cose che mi spaventano, parlano come libri stampati, come le televisioni, sono gli slogan più frequenti riversati su ragazzi che a loro volta scambieranno il calcio con un’altra serie di slogan». Che cosa intende allora quando parla di semplicità del calcio e di logica dei ruoli? «Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita». Manca ancora qualcosa? «I dirigenti. Abbiamo vissuto di intuito per molti anni, ora è tempo di costruirli. Non immaginiamo cosa significhi per un allenatore avere al fianco gente come Galliani o Marotta. Per me fu decisivo già Cellino ai tempi del Cagliari. Il calcio è troppo una via di mezzo: si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager. Io l’ho detto a Coverciano, dobbiamo aprire al futuro, preparare continuamente la nuova classe dirigente. Servono corsi su corsi, esami duri, riscontri di competenze specifiche. Diamo Coverciano in mano alle grandi menti del calcio: faccio due nomi, Lippi e Capello, hanno fatto tutto nella loro carriera e sono ancora giovani. Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà». E cosa le hanno risposto? «Semplicemente no». La Nazionale però sta risorgendo... «Ho trovato Salsano qualche giorno fa, l’ho pregato di fare i miei complimenti a Mancini. Sta facendo un lavoro ottimo. E sa perché?». Perché è bravo? «Certamente, ma quello lo è sempre stato. Ma ora è un’altra persona, è diventato severo, serio...». Prima non lo era? «Ma certo che lo era, ora però è cambiato. Ora parla di calcio con tutti, gioca semplice. È un maestro. Mentre il nostro è un mondo di professori». Per esempio? «Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio». È la vecchia malattia di essere tutti filosofi? «Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia». Quando tornerà? «La prossima stagione. Non prima». E le sue domeniche? «Le passo a guardare calcio. La mattina in giro per il Piemonte dietro a mio figlio, otto anni, tornei di calcetto. Poi pomeriggio e sera davanti alla televisione. E alla fine della giornata mio figlio mi dice che comunque farà il pilota di Formula 1».
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  3. 48 points
    E mi tocca dire questo: L'Inter si è juventinizzata. Ha mandato via i piantagrane, ha costruito un gruppo feroce. Noi ci stiamo morattizzando: 1. Prolunghiamo i contratti agli ultratrentenni, per riconoscenza. 2. Facciamo giocare un portiere di 40 anni (amico del presidente) in modo che possa battere uno stupido record. 3. Panchiniamo il nostro giocatore più in forma, per far giocare il calciatore-azienda (anche lui legato ad AA).
  4. 47 points
  5. 40 points
    Ciao, ragazzi. Tonali già nostro. Per Willian tentativo più che concreto.
  6. 40 points
    Non meritava di andare sul podio, così come Messi non merita di vincere il pallone d’oro per aver fatto il nulla. Il premio doveva andare ad un giocatore del Liverpool.
  7. 39 points
    E' innegabile che se fosse andato via nel 2006 avrebbe vinto il Pallone d'Oro andato a Cannavaro e, probabilmente, qualche Champions in bacheca. Tra i big rimasti era quello con più mercato, il miglior portiere al mondo a soli 28 anni. Ha fatto una scelta di cuore e non si poteva neanche definire una bandiera, visto che era arrivato 5 anni prima.
  8. 34 points
    Zazzaroni mi sta antipatico, ma in questo caso non vedo nessuna cosa scandalosa francamente, qua la situazione sta sfuggendo un po di mano mi sa...
  9. 33 points
  10. 31 points
    A me interessa rendere al top da adesso in poi, come tutte le squadre. Questi discorsi che dobbiamo essere al top solo in una finestra non la capisco. Non si può stare in forma tutto l'anno, ma giocare all'80% per l'80% dei mesi si potrebbe benissimo fare a mio parere. Mai sentita una squadra spagnola/inglese/francese dire: "vabé oggi facciamo schifo aspettiamo la primavera". Io vedo spesso squadre veloci e dinamiche. La nostra è lenta a parte quando dobbiamo recuperare un risultato negativo (come contro il Sassuolo). Ovviamente non ce l'ho con te, ma con tutta questa mentalità che pervade il forum da anni. Non ricordo praticamente mai una Juventus in forma, in cui sta in forma per almeno 3 mesi di fila, mai.
  11. 29 points
    BUFFON: "Serie B? Ho rinunciato a tanto, ma se ora sono qui è per quella scelta" Sulla decisione di restare in Serie B con la Juve: "In mezzo a un mondo di parole, quella è stata un'occasione per dare un segnale forte a tutti i ragazzi che hanno questa passione. E questo tipo di segnale lo puoi dare solo se tu sei il primo a rinunciare a qualcosa di importante e in quel momento lì io stavo rinunciando a molto: avevo 28 anni ed ero nel pieno della mia carriera. Avevo appena vinto il Mondiale e mi stavo giocando il Pallone d'Oro: se avessi preso un'altra decisione sarebbero cambiate molte cose. Però in quel momento avevo la certezza che comportandomi bene, con generosità verso gli altri, la vita mi avrebbe restituito tutto. Se oggi a quasi 42 anni mi trovo qui è in virtù di quella scelta fatta 14 anni fa". Fonte tuttojuve
  12. 29 points
    Baricentro basso 9 dietro la linea della palla Abbassati e compatti Quando recuperi palla devi coprire km di campo Tutte cose già lette, dette e sentite Ma andate a zappare, quando lo dicevo io e tanti altri solo insulti.
  13. 28 points
  14. 24 points
    Secondo me chi dice che la Juve non ha cambiato sistema di gioco le partite non le sta nemmeno vedendo o le vede con gli occhi di chi vuole criticare e lamentarsi a priori. Attenzione, non sto dicendo che "siamo bellissimi" ma semplicemente che siamo chiaramente diversi.
  15. 23 points
    Anche Del Piero è un eroe calcistico. Rimettiamolo sotto contratto per fargli battere qualche record che gli rimane, allora, no? Scelta ridicola della società, imbarazzante. Mi sorprendo che una società seria come la Juventus si sia prestata a questa pagliacciata solo per far raggiungere a Buffon un certo numero di presenze. Buffon che è un ex portiere, come anche lo scorso anno al PSG ha dimostrato.
  16. 22 points
    È dal dopo gara contro l’Inter che la Juve sta trovando gravi difficoltà nello sviluppare azioni pericolose con costanza e incisività, incapaci di far rendere i nostri giocatori migliori. I risultati sono stati benevoli fini a ieri, pagando quello che probabilmente ci saremmo meritati di pagare prima. Le motivazioni sono molteplici (testa, gestione, voglia e motivazioni), ma mi soffermerei sull’aspetto tattico. Il 4-3-1-2 di Sarri nei fatti si è inceppato troppo presto, le nostre avversarie han saputo trovare presto le contromisure. Ci mancano un trequartista di classe mondiale e mezzeali tecniche per fare questo tipo di modulo, noi ci imbottigliamo senza avere le idee e la tecnica per aggirare l’avversario. Per evitare questo Sarri deve tornare alle “origini”: ovvero tornare al 4-3-3 con Matuidi a proteggere Ronaldo, tramutando lo schema in un 4-4-2 in fase di non possesso, cosa che agevola molto anche il compito di Pjanic, più a suo agio nei 2 che in mezzo nei 3. A destra giostrano a turno Costa e Bernardeschi, oppure Cuadrado. Higuain e Dybala a turno a fare la punta, e Ronaldo nella sua posizione naturale.
  17. 21 points
  18. 19 points
    e certo perin l'anno scorso non ha fatto papere tutto sto casino per un errore,cosa che fanno tutti buffon è meglio di perin anche a 50 anni
  19. 19 points
  20. 18 points
  21. 17 points
  22. 17 points
    lo sapevo che avreste tirato fuori i messaggi degli antijuventini, li si parla di campionati interi, arbitraggi comprati e balle varie, qui di un premio individuale che ormai tutti sanno essere diventato una farsa tra politica calcistica e sponsor tutti eravamo indignati l'anno scorso per Modric, mo non venite a fare le Sante Marie Goretti
  23. 16 points
  24. 16 points
  25. 16 points
    Sarri deve darsi una svegliata e deve dare una scossa allo spogliatoio. Conte è uno dei migliori in questo, l'Inter ha un centrocampo ridicolo con tutti infortunati e riesce comunque a vincere grazie al loro allenatore che non sbaglia una partita e motiva al massimo i propri giocatori facendoli rendere al di sopra delle loro potenzialità.
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