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  1. 53 points
    Comunque il titolo è fuorviante. Lui dice che si sentì colpevole perchè il proprietario della Fiorentina di allora, Pontello, fece passare la versione che fosse stato lui a volersene andare. Cosa non vera. Infatti dice che da quando Pontello ha ammesso la verità lui non sente più questa "colpa". In pratica sta dicendo che voleva solo che si raccontasse alla gente la verità. É una questione tra lui e Pontello. Non è un attacco alla Juve, non c'entra nulla la Juve nel discorso. Il titolo fa sembrare che lui dice di aver giocato nella Juve controvoglia. Non fu così e chi lo ha vissuto lo sa bene.
  2. 40 points
    Baggio non era Juventino, non ha mai detto di esserlo e non ha baciato maglie o si è dichiarato tifoso bianconero sin da piccolo. Però quando ha giocato, ovunque lo ha fatto, ha dimostrato tanta classe facendo impazzire tutti i tifosi. Persino quelli avversari. Era un gioiello. Mamma che forte. Non c'era un bambino che non apprezzasse Baggio o Gullit o Van Basten in quegli anni, indipendentemente dal colore della maglia. Uno come Baggio andava ammirato e "vissuto" per le gioie che regalava e che si è regalato, come un meritatissimo pallone d'oro.
  3. 35 points
    “L’orchestra è una società ideale. Non si suona meglio per distruggere quello che suona accanto. Si suona meglio affinchè quello accanto suoni meglio”. [Ezio Bosso]. Non esiste un solo modo di giocare a calcio, ma è importante che il modo scelto lo si applichi correttamente sul campo affinché risulti efficace. La nuova Juve di Sarri è arrivata alla seconda pausa delle nazionali da unica “grande” imbattuta in Europa, prima in classifica nel proprio girone di Champions League (dove ha già giocato, e bene, la partita sulla carta più difficile) e prima in classifica in campionato, avendo già incontrato Napoli e Inter e contando 4 trasferte su 7 partite. Basterebbe già questo per evidenziare l’ottimo inizio di stagione, ma consideriamolo casomai un merito ulteriore rispetto al lavoro che si sta portando avanti. Nell’anno in cui “Ancelotti raccoglierà i frutti di quanto seminato l’anno scorso”, infatti, eravamo realisticamente tutti consci dei rischi a cui andavamo incontro nella cosiddetta “fase di rodaggio”, perché cambiare totalmente abitudini tattiche non è una cosa che avviene schioccando le dita, nonostante, almeno personalmente, riconosca da sempre al nostro attuale allenatore il valore e le capacità tecniche che si porta dietro. Com’è ovvio che sia, in parte si sono manifestati alcune stonature, sarebbe stato strano il contrario. Ma in realtà sin dal primo tempo di Parma si sono visti, in nuce, gli elementi di cambiamento che ci avrebbero via via contraddistinto (baricentro avanzato, linea difensiva più alta di 20mt, lavoro sugli anticipi, pressing in avanti per la conseguente riconquista della palla, possesso e gestione sempre attivi, squadra corta, costruzione associativa, ecc): è stata sin da allora la Juve di Sarri, sebbene senza la continuità necessaria. Questa, per manifestarsi, ha bisogno di giocatori che interiorizzino i nuovi concetti, di “strumenti” che vengano accordati per bene. IL FATTORE PJANIC E difatti la Juve ha iniziato a risultare meno squilibrata e più costante nel momento in cui lo strumento cardine dell’orchestra sarriana, ovvero Miralem Pjanic, ne ha compreso pienamente lo spartito. Pjanic inizia stentando nelle primissime uscite, facendo storcere il naso a tanti. Si nasconde, non va a prendersi palla dai difensori, quindi non fa uscire la Juve in modo pulito e favorisce il pressing avversario, quando ha la palla sbaglia troppo, e così via. Già perché secondo i canoni sarriani l’uomo davanti alla difesa deve agire secondo compiti ben precisi. E’ chiamato poco ad interpretare la “Salida Lavolpiana” (ovvero la discesa in mezzo ai due centrali che si allargano e si alzano, formando una linea d’impostazione a 3 di cui lui sarebbe il vertice basso) e molto il ruolo di “vertice avanzato” del triangolo che si forma, appunto, insieme ai due difensori centrali. Questi infatti devono passarsi palla il meno possibile tra loro per non “chiamarsi” il pressing addosso. Devono invece far girare palla “in salita”, palla avanti – palla dietro, in accordo con, appunto, il “volante” della squadra, che deve sempre essere il loro primo referente. In realtà questo tipo di “balletto” è un po’ quello che va replicato in tutte le zone del campo come fase preparatoria per le verticalizzazioni. Pjanic inizialmente non lo faceva, o lo faceva con discontinuità; addirittura Matuidi (o Bentancur quando entrava) offrivano maggiormente il là ai difensori. Poi ha iniziato a farlo con maggiore predisposizione e grande frequenza, e la cosa è più o meno coincisa col secondo tempo di Brescia. Da quel momento in poi la Juve fa un salto in avanti importantissimo a livello di continuità e di qualità, va meno a strappi, e “governa” meglio le partite, ne prende possesso in modo più pieno. In tal senso i possibili miglioramenti futuri del “Pianista” non sono calcolabili, non si può “calcolare” la classe. Sarebbe però già bellissimo aver (ri)trovato un regista che garantisca queste prestazioni (i dati di Pjanic parlano da soli) con tale continuità. I BENEFICI DEL CAMBIO DI MODULO Analizzando il resto dell’orchestra possiamo notare come rispetto alle prime uscite sembrano, al momento, in via di risoluzione altri due aspetti necessari per una corretta sinfonia. Inizialmente, infatti, gli ovvi problemi di fluidità della manovra e di abitudine ai nuovi concetti (faceva sinceramente sorridere chi, per dare contro a tutti i costi al nuovo corso, bypassava allegramente queste naturali difficoltà nelle proprie analisi, criticando a momenti anche come la Juve saliva sul pullman), portavano ad una certa lunghezza della squadra sul campo. Questo ci rendeva (e speriamo di poter continuare a dirlo declinandolo col tempo passato) una squadra “bipolare”: dominante quando riusciva a rimanere corta (vedi il 1°t col Napoli), attaccabile quando i reparti si “scollegavano”. E allora il centrocampo faceva fatica a far “scorrere” il gioco e soprattutto la difesa era esposta agli attacchi avversari. La Juve in quel momento si affidava agli “assoli” di Douglas Costa per uscire dalle difficoltà.. Col passaggio al 4-3-1-2 le cose sono cambiate in positivo. Il modulo col trequartista è un modulo bellissimo per costruire e per fare un calcio di possesso (se hai un trequartista valido, e Ramsey è calciatore delizioso, sopraffino). Avere un uomo in più in grado di collegare centrocampo e attacco ha facilitato le cose a Sarri, che così sembrerebbe poter “risolvere” anche la questione Dybala, più in grado di riempire l’area invece che il centrocampo. Abbiamo cioè guadagnato un giocatore, un “violoncello” di assoluto livello, che persino nei modi e negli sguardi sembra essere ritornato quello di un paio d’anni fa. Con l’altro modulo, infatti, appariva lampante come Higuain potesse vestire i panni del titolare in modo più funzionale, mentre ora possono ruotare tutti. Il Pipita è quasi commovente per il modo in cui sta riuscendo a zittire chiunque: ha voluto rimanere nell’unica squadra che, forse, sente davvero come “famiglia”, e dalla quale lo scorso anno patì troppo il distacco. Ogni suo gol risuona come un colpo di “gran cassa”, e se la sua affinità con Dybala la conoscevamo, quella con Cristiano, il “primo violino” della squadra, appare evidente, dati i pregressi madrileni. I tre tenori a San Siro hanno sciorinato una prova ottima, ma in generale le ultime partite sono sembrate una “summa” di questo nuovo modo di “trovarsi” in campo. Addirittura Sarri non disdegna di provarli insieme… ma forse, per ora, è ancora presto. Su Cristiano ovviamente nemmeno mi dilungo, sarebbe bastato pochissimo per essere già a 2 gol in Champions e a 6 in campionato, non fosse stato per i millimetri del var che hanno annullato due esultanze già fatte e finite e per una traversa che ancora trema. Per contro, pare che alcuni problemi intestinali di tifosi presenti sia a San Siro che al Wanda Metropolitano abbiano trovato risoluzione… LA “LINEA” E L’EQUILIBRIO L’altro aspetto che sembra funzionare meglio è l’equilibrio difensivo, sia a livello di “linea” che di “fase”. Anche in tal caso… a Brescia, è successo un qualcosa che ha tradotto in realtà un pensiero che Sarri già aveva manifestato in estate. L’infortunio di Danilo, infatti, ha dato il via libera all’impiego di Cuadrado come terzino (il mister lo paventò sin da giugno). Cuadrado, che già fino ad allora stava facendo benissimo, da quel momento ha dato vita ad una serie di prestazioni eccellenti! Di colpo le incertezze che avevamo avuto con la “linea” (comprensibile, visto che Danilo è arrivato ad agosto inoltrato, quasi quando Sarri “usciva” per i suoi problemi di salute), sono diminuite drasticamente! Cuadrado, che quando era stato impiegato da Allegri in quel ruolo aveva anche fatto bene, ma sembrando sempre “adattato”, adesso ne sembra un interprete navigato! E’ coordinato col reparto, si muove nel modo giusto, assume posture corrette (cosa fondamentale per un terzino, e con Barzagli nello staff potrà solo migliorare), dimostra una buona gestione dello spazio e si sgancia con continuità e qualità in avanti. La conoscenza con Khedira, inoltre, facilità i “triangoli” sulla catena di destra e i movimenti in fase di copertura. Il colombiano da una parte, e un ritrovato Alex Sandro dall’altra (“rinato” sin dalla prima giornata, la Coppa America vinta da protagonista in estate gli ha ridato certezze), rappresentano i “fiati” (viste anche le loro sgroppate) che danno respiro e armonia alla manovra. E’ ovvio che torneranno (e devono tornare) utilissimi Danilo e De Sciglio quando si riprenderanno, ma in un ipotetico “11 tipo” al momento Cuadrado sembra il titolare della fascia destra. Come Alex Sandro, anche Matuidi e Khedira sono sembrati sin da subito a proprio agio con Mr. Sarri (contro il Bayer ad un certo punto hanno persino triangolato tra di loro in area), confermando il proprio valore universale di grandi giocatori (definizione ampia…) sebbene a giugno sembrava impossibile anche solo scommettere su uno dei due. Se il primo si è rivelato forse il migliore di questo inizio stagione (guardando alla totalità delle partite giocate), fondamentale sia nell’aggredire sul pressing alto, sia nel coprire la “libertà” di Ronaldo, Khedira ha colpito l’allenatore sin dal primo allenamento per il suo valore tattico. Nel “valore tattico” sono comprese diverse cose, talvolta, paradossalmente, “mascherate” dalle movenze del tedesco. Sapere come e dove posizionarsi in base ai movimenti della squadra, garantire equilibrio, rispettare le consegne sulle fasi di possesso (si avanza coi passaggi corti, che devono essere fatti in un certo modo), riuscire ad inserirsi in area, ecc, sono qualità fondamentali in un processo di costruzione come il nostro. Bisognerà capire se quelle di Sami rimarranno le caratteristiche “prescelte” anche in futuro, quando la squadra avrà talmente interiorizzato i concetti da poter provare a fare uno step in più, ma di certo Khedira ha confermato la sua fama di Professore. E’ come se l’allenatore avesse trovato in lui qualcuno che gli ha facilitato il compito “educativo” verso gli altri. DE LIGT VALVOLA DI SFOGO MEDIATICA Con una linea ordinata e un centrocampo più maturo, anche la coppia di difensori centrali è cresciuta. Se per Bonucci parliamo di uno dei migliori inizi di stagione della sua carriera, su De Ligt bisogna spazzare il campo da alcune esagerazioni della critica, spesso a firma di chi per lavoro deve dare adito a polemiche, di chi deve spaccare il capello in quattro, di chi guarda il dito invece della luna ("il tocco di mano sul rigore”, un “tunnel” casuale a centrocampo, ecc). No, non sto parlando di Ziliani, non sono compresi i tweet di gente che ha il cervello fuso, pur continuando a rovinarne tanti, ma di una critica più melliflua, più “rosea” ecco. A 19 anni, dopo altre precedenti partite ottime, il ragazzo è entrato in un San Siro infuocato e ha praticamente annullato Lukaku! Ma il mantra è che “ha fatto male” in virtù del tocco di mano e del tunnel casuale di cui sopra. Se vogliamo... anche Bonucci e Pjanic (cito loro per citare il top) hanno commesso un paio di sciocchezze in mezzo ad una partita importante, “passando” entrambi palla agli avversari in modo assurdo (che se concretizzate avrebbero fatto risultare quegli errori persino “comici”). Ma il giochino vale solo per De Ligt! Peraltro veniva da ottime partite in serie, ma sempre il mantra ci dice che "nelle ultime uscite sta facendo male". In realtà questo ragazzo ha sbagliato "davvero" solo quei 20 minuti col Napoli (dopo un'ottima ora di gioco) quando ha poi finito coi crampi. Ma siccome in mancanza di analisi serie bisogna cercare “il titolo”, nelle partite successive, specie quando la Juve non era convincente, si è andati avanti con la storia che "De Ligt non ingrana" ecc. De Ligt invece sta ingranando da parecchio, e la cosa sorprendente è il raffronto di quanto sta facendo lui a 19 anni con quello che facevano a 19 anni altri grandi interpreti del ruolo internazionali (dai nostri, che sappiamo essere scarsi, ai grandi maestri come Manolas e Skriniar). Altrove ci sono difensori che aprono le gambe meglio della bocca, lasciando passare di tutto, c'è la "coppia più forte d'Europa" che al momento è peggio del burro, ma il problema è De Ligt! E la stampa redige paginoni su quel Lukaku di cui sopra che fa una doppietta contro San Marino, definendolo “Guerriero” (ma se lo fermi, il Guerriero, sei un “problema”). Ci siamo abituati, funziona così! Non fosse che c’è chi ci casca… I SINGOLI E IL MODULO DA PRIVILEGIARE Insomma, la sensazione è quella di aver trovato al momento un undici base titolare in cui possano ruotare diversi giocatori. E qui va fatto un ulteriore plauso a Sarri, che al momento si sta dimostrando malleabile e lucido nelle scelte. Anche in quegli spezzoni di partite in cui si è trattato di dover gestire “alla vecchia maniera”, lo ha fatto senza problemi (d'altronde lui stesso confessò che era una caratteristiche che avrebbe voluto imparare dalla gestione precedente, consapevole dei risultati a cui portò). Tale aspetto può rivelarsi fondamentale per non diventare una squadra che funziona “se gioca solo in un modo”, “se va a mille”, ecc. Saper far fronte ai momenti di calo è un pregio, oltre che sinonimo di umiltà. Dando quindi per assodato che bisogna migliorare a livello di intesa generale, quali possono essere i margini per far migliorare il collettivo e gli stessi singoli da qui in avanti? Un primo aspetto riguarda il modulo. Posto che Douglas Costa aveva avuto un inizio di stagione clamoroso, quanto varrebbe la pena, adesso, ritornare al 4-3-3 (un 4-3-3 spurio, che si trasformava in 4-4-2)? Sicuramente Sarri, in virtù della sua duttilità, saprà alternare le combinazioni a seconda del momento, magari anche all’interno della stessa partita. Certo è che bisognerà confermare l’equilibrio attuale anche col brasiliano al posto di un trequartista (sarebbe bello provare un 4-2-3-1 con questi giocatori per vedere di cosa sarebbero capaci, ma diventa quasi impossibile sia per i troppi centrocampisti che resterebbero fuori, sia per un equilibrio ancora più difficile da trovare, a meno che non si riesca a giocare perennemente con la linea difensiva a centrocampo). L’altro aspetto riguarda specificatamente i singoli. Quello che viene più alla mente è il rendimento di Rabiot, al momento unico strumento davvero “scordato” in rosa. Lo stesso Emre Can, di cui Sarri ha parlato benissimo, ma che ha dovuto sbollire la delusione per il mancato inserimento in lista Champions, ha ben figurato in quei pochi sprazzi in cui è stato chiamato in causa. Anche Bernardeschi, dopo un inizio pessimo (lui che di solito inizia bene le stagioni) ha quantomeno ritrovato la sufficienza sia contro il Bayer (segna e “si costruisce” l’azione del gol con una bella giocata a centrocampo) che contro l’Inter (sacrificato a livello di “quantità” su Brozovic, ha svolto un lavoro tanto enorme quanto utile). Per non parlare di Bentancur, che Sarri elogia da quest’estate. D'altronde basta vedere l’azione del gol di Higuain a San Siro per capire come, dopo il lungo fraseggio a centrocampo, sia stato Don Rodrigo a dare il là alla verticalizzazione dell’azione, dando palla a Pjanic e andando a tagliare verso l’area, dove ha poi fatto l’assist finale per il Pipita. QUALI MARGINI? Quali, dunque, i margini? - Si riesce ad immaginare un Rabiot che, migliorandosi, interpreti il ruolo secondo le sue caratteristiche, ma riuscendo al contempo a “coprire” CR7 com’è capace di fare Matuidi? - E’ ipotizzabile, oltre al ruolo di mezzala, un Rabiot “vice-Pjanic”? - Un Ramsey impostato come mezzala nel 4-3-3? E magari anche nel 4-3-1-2 con Dybala, Cristiano e Higuain là davanti? - E’ plausibile pensare ad Emre Can o Bentancur via via sempre più presenti (da mezzali) nell’11 titolare? - Riusciremmo a rinunciare al contempo sia a Matuidi che a Khedira senza problemi? - E là davanti, avere tre bocche da fuoco come Higuain, Dybala e CR7 (il Real e il Barça vincenti di questi anni schieravano tridenti i cui singoli componenti avevano dai 20 gol a testa in su nelle gambe), sarà mai possibile? - Altro? Continuando ad accordare gli strumenti… a voi! - Leevancleef -
  4. 32 points
    Hai perfettamente ragione, analisi lucidissima, questa è una rosa che ormai funziona senza allenatore da più di due anni. Se avessero messo Pioli sulla nostra panchina avremmo vinto le partite ugualmente anche l'anno scorso, rosa troppo forte. Anzi peccato che lo abbiamo lasciato al Milan, prende pure poco di ingaggio. Direi di non esaltarci ma di accettare sommessamente la triste realtà che non vinceremo nulla e i presagi ci sono tutti. Una vittoria a San Siro STRIMINZITA con una squadra che è stata UMILIATA dallo Slavia Praga, ma dove dobbiamo andare? l'Inter l'abbiamo battuta tantissime volte quindi ormai non conta più, che ci frega di Conte da loro o del fatto che sono una squadra profondamente diversa o che erano primi in classifica. Sti scarsoni INDEGNI. Senza contare che abbiamo pareggiato con la Fiorentina con 3 infortunati durante la gara e con quegli scappati di casa dell'Atletico che in Europa non perdono in casa da anni, uno schifo vomitevole. Ma anche dovessimo vincere qualcosa per pura fortuna (meriti NON POSSONO ESSERCENE SIA CHIARO!!!!1) io direi di non festeggiarlo e di esonerare l'allenatore, che avrebbe CHIARE COLPE A PRESCINDERE. Che schifo sarebbe festeggiare qualcosa che non si chiama Triplete con finale di CL vinta per almeno 3-0, anzi propongo proprio di non considerare gli ultimi scudetti vinti perchè non siamo arrivati nemmeno in semifinale. Assegniamoli all'Inter tanto so che se li prendono e chiediamo anche scusa. I conti si fanno a giugno quindi invito tutti gli juventini a NON godere di vittoria alcuna ma di accettare con infinito dolore che non si è ancora fatto nulla. Non pubblicate NULLA che riguardi la Juventus o una sua OCCASIONALISSIMA VITTORIA, ma piangete e penitenziagite. La vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia.
  5. 30 points
    La differenza che passa tra un uomo di sport e un rosicone... Il primo non cerca scuse...il secondo campa solo di scuse! E chi tra i due è rimasto un idolo di quei tifosi?? Ma naturalmente il secondo...ça va sans dire...
  6. 29 points
  7. 25 points
    Nella vita, e nel " Giuoco del Calcio " in particolare, mai, ma proprio mai, dare qualcosa di scontato ed assodato fino al momento in cui l'Arbitro, e/o Direttore di Gara che dir si voglia, non abbia emesso il triplice " fischio finale " ! Le due partite di cui al titolo di questo topic, seppur temporalmente assai lontane l'una dall'altra, ne sono la " prova provata ", anche se, ed è giusto e doveroso sottolinearlo, alla fine di quei due Campionati, gli " effetti collaterali " per chi uscì sconfitto dal terreno di gioco ebbero un " peso specifico " assai diverso : uno fu un inaspettato ed improvvido " infortunio " nel corso di una fantastica stagione con un'unica. ahimè, assai pesante e sgradevole macchia ( Juve - Milan 1-7 ), nell'altro caso, invece, toni e connotati assursero al ruolo di una vera e propria deflagrante " Waterloo Calcistica " che frustrò e vanificò i " Sogni di Gloria " di chi, troppo presto e con incauta ed eccessiva enfasi, aveva già dato per assodata e certificata la conquista dello SCUDETTO ( il tutto per la serie : " Mai dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco " ... ipse dixit .... il Filosofo " Giuanin Trap " da Cusano Milanino .... ) In entrambi i casi, la nostra Juventus si ritrovò chiamata in causa : in una circostanza in maniera " diretta " nella veste di di perdente, nell'altra, invece, in maniera " indiretta " per ovvia e graditissima " conseguenza " degli eventi di ROMA-LECCE che, di lì a breve, avrebbero portato la " VECCHIA SIGNORA " a fregiarsi dell'ennesimo titolo di CAMPIONI d'ITALIA ! Ma cosa hanno in comune questi due match di veramente particolare, e probabilmente, quasi unico accadimento ? Dai responsabili del " TOTOCALCIO " entrambe le partite furono considerate dall' " ESITO SCONTATO " così " scontato " che, incredibile ma vero, JUVENTUS - LUCCHESE non fu neanche inserita nella " SCHEDINA " , mentre, per ciò che concerne ROMA - LECCE, era previsto, solo ed esclusivamente, il risultato alla fine del " PRIMO TEMPO " ! Prima di addentrarmi in una più approfondita disamina di quelle due " anomali situazioni " mi sia concesso, specie per gli utenti più giovani, di esporre qualche " appunto " riguardo a ciò che rappresentò, anche da un punto di vista " sociale ", la " SISAL " ... che diverrà .... " TOTOCALCIO " nel 1948, in quell' Italia del dopoguerra tutta indaffarata a " leccarsi le ferite ", ma anche e soprattutto, assai attiva nella " ricostruzione " del nostro " Paese " ! Alla " Schedina " milioni e milioni di italiani affidarono sogni e desideri, sia per ciò che riguardava la vittoria della squadra del cuore ( in tanti, se non tantissimi, proprio non riuscivano ad ipotizzare la sconfitta dei loro beniamini,e ciò limitava assai le teoriche possibilità dii poter realizzare qualche, più o meno cospicua, vincita. Lo confesso, io rientro tra costoro : dare la Juve perdente per me era come andare contro natura), sia per, in maniera assai più pragmatica e concreta, augurarsi un auspicabile e benvenuto " Occhio Benevolo " da parte della Dea Bendata per portare a casa quel " gruzzoletto " che avrebbe potuto essere assai utile per , seppur in minima parte, far quadrare il " Bilancio Familiare " ! - Tratto da " Archivio " de " Il Giornale.it " - 2017 - “Hai fatto 13?”. Quando vincere “alla Sisal” cambiava la vita - Massimo della Pergola - Fondatore " SISAL " - A metà pomeriggio di una domenica di tanti anni fa, in un salotto di Milano Emilio Biasetti fece un salto, poi si calmò, guardò con cura i risultati e fece un secondo, e questa volta definitivo, salto.Aveva fatto 12, cioè aveva azzeccato i 12 risultati previsti nella prima schedina del Totocalcio – in realtà allora si chiamava Sisal – e aveva vinto 463.146 lire. Era il 5 maggio 1946, anche allora una domenica, quando uno stipendio medio si aggirava sulle 10mila lire al mese, capo dello Stato era ancora il re Vittorio Emanuele III, presidente del consiglio Alcide De Gasperi con Palmiro Togliatti ministro di Grazia e Giustizia. Un’altra Italia, un altro secolo. Il 1945 per il Paese fu l’anno della rinascita. Ad aprile era finita una guerra sanguinosa e distruttiva, durata cinque interminabili anni. Lentamente si ricominciò a lavorare, ricostruire, divertirsi e giocare a calcio. Il campionato, di fatto sospeso nelle precedenti tre stagioni, riprese anche se in versione “spezzatino” con due Leghe: l’Alta Italia, 14 squadre, e la Centro Sud, 11 formazioni. La formula prevedeva che le prime 4 dei rispettivi gironi venissero ammesse a un secondo torneo, a cui parteciparono Torino, Inter, Juventus e Milan per l’Alta Italia, Bari, Napoli, Roma e Pro Livorno per il Centrosud. La stagione, iniziata il 14 ottobre 1945, si concluse il 28 luglio 1946 con la vittoria del “Grande Torino” che iniziò quell’assoluto dominio, altri tre scudetti, interrotto tragicamente dalla tragedia di Superga. Il campionato è ampiamente iniziato quando Massimo Della Pergola, giornalista della Gazzetta dello Sport, nato a Trieste nel 1912, fonda con altri due colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo, la Sisal, Sport Italia Società a Responsabilità Limitata. L’idea del concorso a pronostici l’aveva avuta e sviluppata nel periodo che aveva trascorso in campo di internamento in Svizzera dove si era rifugiato perché ebreo. E il gioco aveva una finalità importante: quella di far rinascere lo sport italiano e ricostruire gli impianti distrutti o danneggiati dalla guerra. Il primo pronostico del 5 maggio coinvolge solo partite della Lega Alta Italia di A, B e C. Dodici gare in tutto, più due di riserva, 30 lire a colonna, il costo di “un bicchiere di vermouth”. Nei bar vengono distribuite, con molto ottimismo, 5 milioni di schedine. Ne vengono giocate poco più di 34mila. Per sbarazzarsi delle giacenze, la Sisal distribuisce le rimanenze ai barbieri che le impiegano per pulire i rasoi, felice intuizione di marketing perché erano luoghi dove di calcio si parlava in continuazione…Usanza proseguita poi per anni. 1 / 6 La prima schedina del 5 MAGGIO 1946 ! Purtroppo l'esordio della " Juventus " sulla " schedina " non fu dei migliori : sconfitta per 1-0 a Milano contro i nerazzurri ! A seguire la prima schedina, del 21 GENNAIO 1951: da quella data i risultati da indovinare da 12 passarono a 13 ! Dopo la prima vincita di oltre 450mila lire, quattro anni di stipendio medio, la schedina conosce subito un successo clamoroso. I primi milionari arrivano già all’ottavo concorso: un disoccupato di Genova e una casalinga di Bologna intascano 1.696.000 lire a testa. Ma il primo a cambiar vita per davvero è Pietro Aleotti, da Treviso che nella primavera del 1947 vince 64 milioni. La “torta” comincia a far gola allo stato che nel 1948 decide di “nazionalizzare” la schedina e il gioco diventa Totocalcio. Della Pergola chiede l’indennizzo e intenta causa allo Stato, al ministero dello Sport, al Coni senza ottenere nulla. Lui rimane proprietario della Sisal, gestisce solo altri pronostici “inventati” in quegli anni come il Totip, sulle corse dei cavalli. Ma il calcio è andato per sempre. Così nel 1954 molla tutto e torna al giornalismo, caporedattore alla Gazzetta dello Sport diretta da Bruno Roghi. La " Liberalizzazione " delle scommesse è stato l'inevitabile ed irreversibile " De Prufundis " del " Totocalcio " che, peraltro, già da molto tempo ormai, aveva smarrito quel suo particolare e coinvolgente fascino, quella sua innata capacità di aggregare legioni infinite di amanti del " Calcio ", e ciò, indipendentemente da quelli che erano i , più o meno, profondi sentimenti d'affetto che Tizio/Caio/Sempronio avvertivano nei confronti del tale o talaltro Club Calcistico ! Insomma, per usare un termine assai in voga al giorno d'oggi, un " MUST " imprescindibile di un' Epoca di cui si sono smarrite le " coordinate " .. i " principi " .. i " profumi " .. le " regole " .. i " Dogmi " più o meno " Guelfi e/o Ghibellini " e/o " Laici / Cattolici del tipo : La " Schedina " al Sabato - La Messa alla Domenica mattina e qualche " pasticcino " acquistato nella Pasticceria sotto casa - Domenica pomeriggio : Stadio e/o Tutto il calcio minuto per minuto - Domenica tardo pomeriggio un " tempo " di una partita in TV - Domenica sera " La Domenica Sportiva " - e al Lunedì mattina la " Famiglia " si rimetteva in " moto " ognuno con le proprie ineluttabili e doverose incombenze e responsabilità ! - Ed ora veniamo a quelle due partite : cominciamo da JUVENTUS - LUCCHESE del " 1 GENNAIO 1950 " ( sì, perchè, ai Tempi si giocava con la neve .. acqua a catinelle .. nebbia .. ed anche nelle " FESTE COMANDATE " .. e soprattutto .. NESSUNO SI LAMENTAVA ! ) terminata, incredibile ma vero, con la vittoria dei toscani per 1 - 2 ! E' il CAMPIONATO del 1949/50 che la JUVENTUS vincerà con 5 punti di vantaggio sull'assai valido Milan del celeberrimo " GRE-NO-LI " ( la Juve arrivò ad avere 8 punti di vantaggio sui rossoneri, ma ebbe un periodo di " appannamento " ed il Milan, grazie a quel clamoroso 1-7 al Comunale si portò ad un solo punto dai bianconeri ! Al 42° del primo tempo Parola venne espulso. Era il 5 Febbraio del 1950 , e la RAI, per la prima volta, in via del tutto " sperimentale ", e solo per la zona di Torino, trasmise in diretta il match : si vede che, così come è accaduto per la " prima schedina ", la " VECCHIA SIGNORA " con le " prime volte " deve avere qualche problema . Tenete presente che, ai tempi, la TV potevano permettersela solo pochissimi " Eletti " ! Inoltre, in quel Campionato, avvenne un altro evento storico: dopo 100 partite, e cioè a partire dal 17 Gennaio del 1943, la nostra Juve riuscì ad espugnare il " Filadelfia " dei cuginastri granata che, in tutto quel lasso di tempo, nella loro " Casa ", avevano messo insieme ben 89 Vittorie e 11 Pareggi ! Ca va sans dire che era un " TORO " che faticosamente stava cercando di tornare a livelli accettabili, sia fisici che tecnici e mentali dopo la tremenda tragedia di Superga ! ) - PER GIAMPIERO BONIPERTI QUELLA E' STATA LA JUVENTUS PIU' FORTE IN ASSOLUTO DELLA STORIA BIANCONERA - io non so se effettivamente sia stata la " MIGLIORE IN ASSOLUTO ", ma non ho, e mai avrò dubbio alcuno nell'affermare che, un posto su un eventuale " IPOTETICO PODIO ", le spetta a PIENO DIRITTO ! La Lucchese navigava nei bassifondi della classifica, il risultato, in effetti, sembrava scontato, ed invece, sebbene il fuoriclasse argentino Martino portò in vantaggio la Juventus, Mazza riuscì a pareggiare ed il primo tempo terminò sul risultato di 1-1 ! Nella ripresa, ad un minuto dal termine, un nostro ex giocatore, l'Ungherese Kincses mise a segno il gol della vittoria per i toscani : sembrò un perfido sortilegio ... invece ... fu amara realtà ! Kincses è il secondo da sx ... accosciato - Stagione 1947/48 Le squadre partecipanti a quel Campionato furono 20 - Retrocedevano in " B " solo 2 squadre - i 2 punti conquistati a Torino furono fondamentali per la salvezza della Lucchese ! GIORNATA 18 Domenica 1 gennaio 1950 Torino - Stadio Comunale Arbitro: Ferruccio BELLÈ di Venezia JUVENTUS 1 2 LUCCHESE Rinaldo MARTINO 17' 28' Bruno MAZZA 89' Mihaly KINCSES TITOLARI TITOLARI Giovanni VIOLA 1 1 Duilio ZOTTI Alberto BERTUCCELLI 2 2 Giovanni TOPPAN Sergio MANENTE 3 3 Bruno PADULAZZI Giacomo MARI 4 4 Menotti AVANZOLINI Carlo PAROLA 5 5 Rino FERRARIO Alberto PICCININI 6 6 Carlo SCARPATO Ermes MUCCINELLI 7 7 Renato CATTANEO Rinaldo MARTINO 8 8 Ferruccio VALCAREGGI Gian Piero BONIPERTI 9 9 Bruno MAZZA John HANSEN 10 10 Franco MORI Karl Aage PRAEST 11 11 Mihaly KINCSES Nella Lucchese, oltre alla presenza del nostro ex KINCSES, meritano una citazione " ad personam ", altri due giocatori : FERRUCCIO VALCAREGGI ... e soprattutto ... un altro nostro " grande " ( in tutti i sensi ) ex calciatore ... RINO FERRARIO ! - VALCAREGGI : oltre che ad essere stato un più che discreto giocatore, è principalmente ricordato nella veste di Allenatore della Nazionale Italiana ! Sotto la sua guida gli " Azzurri " conquistarono il titolo di " CAMPIONI d'EUROPA " nel 1968 - e nei MONDIALI del 1970 in MESSICO raggiunsero la FINALE- che li vide sconfitti da un immenso, e probabilmente ineguagliato, BRASILE ! Furono i Mondiali del celeberrimo ITALIA - GERMANIA 4-3 ! - FERRARIO : soprannominato il " Leone di Belfast ", indossò la Maglia Bianconera dal 1950 al 1955 .. e dal .. 1957 al 1959 ! Nel suo " Palmerès " : N° 2 Campionati - 1951/52 - e - 1957/58 N° 1 Coppa Italia - 1958/59 Per la sua mole era anche detto ... " MUBILIA " ... e/o ... " MOBILIA " : insomma, un arcigno ed assai valido Stopper con una stazza simile ad un armadio ! Disputò 10 partite in Nazionale - Giocò anche un anno nel Torino ove, in più occasioni, ricoprì il ruolo di punta ( un po' l'inverso di John Charles che terminò la sua carriera italiana ricoprendo il ruolo di stopper nella Roma ) - Ebbe la fortuna/sfortuna di trovare davanti a sè l'immenso Campione CARLO PAROLA che, inutile negarlo, un po' gli " tarpò le ali " visto e considerato che il nostro ineguagliato ed indimenticato centromediano vestì la Maglia Bianconera fino al 1954 ! Ciò non toglie che RINO FERRARIO una " Stella " alla sua memoria se la meriterebbe, e non sarebbe affatto uno scandalo, anzi, si tratterebbe di un giusto e doveroso riconoscimento a chi, senza indugio e remora alcuna, ONORO' LA MAGLIA BIANCONERA .. SEMPRE E COMUNQUE .. CON IL MASSIMO IMPEGNO ! Tratto dal " Corriere della Sera " del 2 Aprile 1994 - a firma ... Fiumi Cesare ... Cesare Ferrario, detto Rino, oggi e' un uomo tranquillo. Un signore dai modi garbati, felicemente indaffarato. Capitano d' azienda (pubblicitaria), capitale ancora intatto di un calcio un po' dimentico di se' , quello grande e generoso, ruvido e buono. Di spalle larghe come le vedute. Di piedi che non facevano melodie, pero' entravano a tempo: sapevano far bene. E anche far male. Ma Cesare Ferrario, detto Rino, un giorno di dicembre del ' 57 fu anche un uomo tranquillo d' altro genere, finendo dentro un remake involontario che consegno' alla storia del calcio azzurro una foto memorabile, un soprannome e una sonora, prodigiosa, scazzottatura. In una gelida serata irlandese Rinone Ferrario rifece John Wayne nella parte del pugile Sean Thornton, come nel film di John Ford, girato proprio in Irlanda, sei anni prima: Un uomo tranquillo. Irlanda del Nord Italia era finita 2 2, con l' invasione di campo e la caccia all' italiano. E Ferrario, mentre guadagnava l' uscita, si trovo' di fronte, stupito, una frotta di VictorMcLaglen su di giri e con una gran voglia di menar le mani. Lui ne usci' con un paio di costole incrinate, ma gli irlandesi al tappeto, respinti con perdite. Gia' allora lo chiamavano Mubilia e non solo perche' era figlio del signor Isacco, mobiliere di Lissone. Ferrario era un pezzo di centromediano da far paura, Mubilia, appunto: un armadio che quel giorno sbatte' le ante in faccia al prossimo, in uno stadio pentolone dove era saltato il coperchio di rancorosi conflitti religiosi. "Cominciavano allora a Belfast le prime sommosse, ma noi ne eravamo all' oscuro: nessuno ci aveva spiegato la situazione, il clima, gli scontri tra protestanti e cattolici. Scoprii tutto dopo la partita, quando lessi i resoconti che spiegarono l' aggressione contro noi italiani, identificati come cattolici e papisti. Ci bastava un pareggio per la qualificazione mondiale, ma l' arbitro designato non arrivo' mai. E noi non accettammo che dirigesse un irlandese. Sbagliammo perche' un arbitro e' sempre un arbitro. Giocammo percio' una partita inutile, e quella vera la perdemmo un mese piu' tardi. Ma forse neppure mi dissero che era diventata un' amichevole, di certo il pubblico lo ignorava. Fu una battaglia dal principio alla fine. Allora non c' era il fallo sul portiere, la carica era lecita, per noi una novita' . E fu piu' difficile difendere Bugatti che giocare la palla. Volarono colpi proibiti. Non c' era recinzione e alla fine il pubblico entro' in campo. Credevo fosse un' abitudine, una cosa normale. Ma di li' a poco arrivarono spinte e pugni. Vidi un poliziotto e corsi a raggiungerlo, facendomi largo, si' , a cazzotti. Chi avrebbe mai immaginato un' aggressione a sfondo religioso..." Storie di un calcio ancora naif, che lambiva appena la Storia, mandato allo sbaraglio, una terra di confine tra ingenuita' e ignoranza. Oggi e' difficile intravvedere in questo raffinato signore di 67 anni, torinese acquisito, il "leone del Windsor Park". La storia di Mubilia Ferrario ne uscirebbe sminuita, se lasciata sotto il lampione fioco di quella pagina oscura fatta di pruriti alle mani e di pruderie di leggenda. Anche perche' Mubilia fu esattamente l' opposto, un Garrone del calcio, un gigante buono che attraverso' la sua stagione di campione . due scudetti con la Juve di Praest e dei due Hansen, e poi di Boniperti e Sivori . senza perdere quell' entusiasmo che gli veniva da un tempo calcistico che s' era perso da un pezzo. Ferrario con quel fisico sembrava catapultato nel calcio degli anni ' 50 da una rovesciata di Parola (l' uomo di cui prese il posto, la maglia, il destino azzurro): avrebbe potuto essere un terzinaccio della Pro Vercelli d' antan. Era, il suo, un calcio semplice e pieno di cuore. E pionieristico nell' animo. "Sbulinato di gambe, con strane asincronie fra gli arti inferiori e superiori, le ginocchia vaccine, le punte dei piedi divergenti", cosi' Brera raccontava Ferrario . e pure aveva a cuore quel "gallo da combattimento" . seguendo il solco tracciato, anni prima, dallo scettico presidente della Pro Lissone: se quello diventa un giocatore sul serio, mi mangio un cavallo. "Non lo disse solo lui. Gipo Viani sentenzio' : "Se fa gol Ferrario e' impossibile". E invece da centravanti del Torino con una rete eliminai il Milan dalla Coppa Italia. E lui si arrabbio' . Sono stati divertenti gli ultimi anni di carriera da mezzala e attaccante. Mi dava un senso di liberta' enorme giocare avanti, avrei pagato di tasca mia per poterlo fare: che fossero gli altri a curarsi di me. Avevo passato tutta la vita calcistica a fare il guardiano. "Il calcio mi ha conquistato quando e' diventato una splendida forma di liberta' . E successo ad Arezzo, alla fine della leva: mi hanno chiesto di rimanere. Di giocare in serie C. Il calcio era correre, l' aria in faccia, vincere. E se non vincevi, pazienza. Si immagini un ragazzo che veniva da giorni difficili ed era fin troppo esuberante". Perche' Mubilia prima di diventare Garrone a suo modo era stato Franti: topi morti nel cassetto della maestra, pece spalmata sulla sua bacchetta punitiva. Poi la guerra si era presa quel ribellismo e gli aveva messo la cavezza. "Mio padre che era un maggiore della guardia di frontiera mi aveva mandato in collegio, a Saronno. Li' ho cominciato a giocare. La guerra si sentiva di riflesso, non bombardavano come a Milano: eravamo protetti. Essere in tanti, fare gruppo, forse mi dava sicurezza. I giorni di guerra lasciarono il segno: persi mio fratello e mia madre. Mio fratello era un ragazzo stupendo, di 21 anni, si chiamava Bruno. Mori' per una peritonite. Bastava che gli americani fossero arrivati un mese prima con la penicillina e si salvava". Dopo la guerra, giorni oziosi e soli, sbandati tra il pallone e le carte: calciatore svogliato a Lissone, giocatore avvelenato nei bar. Poi militare ad Arezzo: spesso consegnato in caserma, raccontano i ricordi. "Pero' ho potuto giocare nella squadra del battaglione, e Hajos, l' ungherese che allenava l' Arezzo, mi prese con se' . Poi arrivo' Andreoli che mi istrui' , mi spiego' il calcio vero. Da terzino diventai centromediano e l' anno dopo ero in A, alla Lucchese. "E quella e' stata una rivelazione, la mia infanzia di calciatore dentro un' Italia che diventava sempre piu' bella. Siamo stati perfino in testa alla classifica, vincemmo anche in casa della Juve. Calcio spensierato. Avevamo voglia tutti di fare conoscenza, di stare insieme, mi ricordo quelle sale da ballo all' aperto, piene di gente, le feste di paese con le lampadine sull' aia a Fucecchio, a Pescia. Giocare al calcio era tornare a giocare. Non pensavo ai soldi. Dal campo tornavo sul biroccio di Quartuccio, gran bevitore di rosso, e la cavalla conosceva la strada. Si immagini la primavera a Lucca, i colori, la partita vinta: un piacere enorme. Sentivo che bisognava godere dei momenti felici e metterli in cascina. "Conobbi un critico d' arte che mi porto' a vedere le chiese e gli affreschi, e poi le gallerie che si inauguravano, i nuovi pittori. E uno dei miei primi lavori, alla fine della carriera, e' stato far cataloghi d' arte. E poi la musica... Vicino a Lucca c' era Tombolo, il deposito degli americani: camion, materiali e sopratutt montagne di dischi. Quando al mattino mettevo un pezzo di Armstrong, ero innamorato del jazz, tutti dicevano: "Si e' svegliato Ferrario". "Il calcio e' stato una scuola e la Toscana il primo giorno, quello dell' entusiasmo e della curiosita' . L' anno seguente venni a Torino: alla Juve. E poi Inter, ancora Juve e Torino. La Toscana era l' anarchia, Torino un taglio netto: serieta' , carriera, risparmio, futuro. Sempre ordinati, educati, precisi. E le gallerie d' arte esponevano pittori piu' severi. Qui arrivo' la maglia azzurra, esordio a Firenze contro l' Inghilterra e il centravanti era ancora Piola, 39 anni, un fenomeno. Qui ho imparato tanto: Charles con la sua generosita' che era un po' la mia, correre per il campo, dove un compagno aveva bisogno di aiuto. E Sivori con una dote e un difetto eccezionali: era il piu' bravo di tutti, anche troppo piu' bravo. Ne approfittava, a volte irrideva: nello sport non e' bene. Con me, in allenamento, sapeva di non poterselo permettere, non era il caso. "Sono uscito dal calcio che ero uomo fatto. E subito un incontro importante: Gianni Mazzocchi, l' editor che aveva inventato l' Europeo e Quattroruote e che mi fece partecipare alla nascita di Quattrosoldi, il primo magazine dalla parte del consumatore. Ho salutato il pallone e preso la mia strada. Ma le regole sono rimaste le stesse: nel calcio e nel lavoro ho sempre creduto al gioco di squadra, perche' l' egoismo finisce per nuocerti. Lo dice la vita, e anche la storia. "Sono un divoratore di volumi di storia, anche se il libro che piu' mi ha affascinato e' stato l' Ulisse di Joyce, ma non mi va di parlarne. Dovrei dire i miei tormenti e non e' giusto perche' tutti hanno i loro. E i miei non sono piu' importanti e forse neppure differenti. Certo, quella lettura mi ha sconvolto". Gli anni sono trascorsi anche per Ferrario, che ha cambiato Mubilia: l' armadio possente di un tempo ha lasciato il posto a un secre' taire pieno di ricordi. "Sono andato a cercare i luoghi di Joyce, mi sono messo davanti alla sua finestra per scoprire cosa vedeva, cosa lo ha spinto a scrivere un libro simile. Il ritorno in Irlanda da ex calciatore era un modo per capire quella terra bellissima e la sua gente". Allora, manco' il tempo di spiegarsi. John Wayne fu di poche parole. Ero robusto mi chiamavano Mubilia: correvo sempre in aiuto dei compagni Sivori? Fin troppo bravo ma irrideva gli avversari ! Non era giusto ! venne a mancare il 19 Settembre del 2012 - R.I.P. - Tratto da " Stampa Sera " del 2 Gennaio 1950 - resoconto andamento match - ( gli errori di battitura che troverete sono imputabili alla ovvia ed inevitabile scarsa qualità di pagine di giornale che risalgono a tanti anni orsono e che, di conseguenza, rendono assai problematica un'eventuale postuma riproduzione e riproposizione ! Tuttavia, da ciò che è narrato e che traspare da queste righe, mi par d'intuire che fu proprio una giornata in cui la " DEA EUPALLA ", non so per quale ragione, era in collera con la " VECCHIA SIGNORA " : fu una di quelle partite in cui tutto ti gira storto, e potresti stare lì per ore ed ore, ma il pallone non ne vuol sapere di violare la porta altrui ... neanche se tu ci provassi con le mani .... ) IL FATTO CLAMOROSO DEL CAMPIONATO - IL FATTO CLAMOROSO DEL CAMPIONATO- Colpo dì coda della Lucchese sul campo dei bianconeri ! E' capitato alla Juventus quello che può accadere al pugile il quale, per abbattere un avversario già barcollante, trascura ogni preoccupazione di difesa e cerca solo il colpo duro che metta fine al combattimento: ad un certo momento lo coglie un violentissimo pugno d'incontro e viene steso sul tappeto. Questo, appunto, è accaduto alla Juventus: è stata colta da un colpo d'incontro. La mazzata di Kincses è caduta sulla squadra juventino a due minuti dalla fine, quindi praticamente in un momento in cui non era più possibile rimediare. Immaginatevi l'ansia di questi due ultimi minuti: giocatori già col fiato corto che tentano l'ultimo arrembaggio, difensori lanciati come catapulte su ogni palla, folla imbronciata e sbalordita che non sa più se incoraggiare o fischiare, la sensazione di trovarsi di fronte ad un grave sinistro. Era infatti deragliata nientemeno che la locomotiva del campionato! - Un minuto prima di questo episodio risolutivo, la Juventus aveva ricevuto un avvertimento che avrebbe dovuto metterla in stato d'allarme. Una fuga di Cattaneo, a difesa del tutto scoperta, era stata neutralizzata da Praest che, avvertito tata, Kineses ebbe forse- l'intenzione di passare al compagno che appariva pure smarcato, ma continuo ad ogni modo da solo, chiuse verso il centro e mentre Viola stava per uscire, scoccò un traversone da una dozzina di metri. Restano poche doti a Kineses, che non è più ormai un giocatore fresco, ma il tiro è ancora il suo «do» di petto. La palla filò come un razzo e andò ad insaccarsi nella rete. Qui appare improvvisamente lo spettro della sconfitta. Chi di voi lo aveva pensato ? Nessuno, nemmeno noi. Eravamo increduli, evidentemente la difesa juventina non dava credito agli attaccanti lucchesi. Fu invece proprio sulla sinistra dello schieramento lucchese, e quindi nel settore di Bertuccélli, che a due minuti dalla fine sfrecciò la volata di Kineses. I lucchesi uscivano da un calcio d'angolo che aveva radunato nella loro metà campo tutta la Juventus. Erano le fasi ultime di un corpo a corpo affannoso, di una stretta che pareva dovesse togliere il respiro agli avversari. Trovatasi dieci volte con l'acqua alla gola, dieci, volte Il centromedlano lucchese Ferrarlo è stato ler.i uno .del migliori in campo nell'Incontro con la Juventus. Eccolo ohe respinge di testa prevenendo Hansen (foto Moisio) tanto abituati a vedere la Juventus uscire vittoriosa dalle situazioni più intricate che aspettavamo anche questa volta lo scoccare del minuto fatale alla squadra ospite. Perchè non bisogna credere che la Juventus abbia giocato così male da meritarsi questa sconfitta. Sarebbe facile e comodo ora farne una stroncatura, perchè di solito succede cosi: ma commetteremmo una la Lucchese era riuscita a ritornare a galla, un poco intontita, come il pugile che avendo già un ginocchio a terra riesce a risollevarsi; ma tenace, ostinata, di una combattività ammirevole. Kineses raccolse il pallone ohe gli era giunto dalle retrovie e scattò in area libera. Dal lato opposto seguiva i suoi movimenti Cattaneo: una coppia sola da- vanti ad una difesa disorien- iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiuiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.'iiiiiiiii imi imi ingiustizia se lo facessimo anche noi. Sapete com'è la Juventus: una partita come quella di ieri ha potuto perderla in casa, ma non l'avrebbe 'perduta in campo avversario. Il gioca troppo confidente diventa un tranello. In casa ci si concedono licenze che fuori sono accuratamente evitate, subisce un rilassamento la vigilanza della difesa, all'attacco si vuol strafare e si perde la cadenza giusta, non tanto ai' fa gioco quanto invece sì fa ressa. Aggiungete che il pubblico di-casa impegna e la Juventus è invece, una squadra che gli impegni distiano, non è una compagine emotiva, ''gioca meglio a freddo, deve restare insomma nel suo clima. Dobbiamo ora- rifarci all'inizio del gioco per completare il quadro della giornata. La Juventus ha premuto fin dai primi minuti. Sembrava tanto facile. Le azioni filtravano, i giocatori irrompevano decisi sulla palla, l'autorità del gioco bianconero prendeva spicco. Al 15' un gol di Hansen era annullato per fuori gioco. Due minuti dopo su una lunga rimessa laterale di Praest, Boniperti deviava dt testa la palla, Martino vi balzava sopra, irrompeva in area e segnava da una decina di metri. Tutto bello nell'azione di Martino: tempestività d'azione, scatto, sicurezza e potenza, di tiro. La Lucchese subiva la pressione bianconera e contrattaccava a strappi, ma ogni contrattacco sembrava celare un pericolo, n palleggio di Mazza e sornione, manca di incisività, ma è morbido, tutto in controtempo, tende a prendere di contropiede l'avversario. Mazza lo si direbbe un uomo capace di palleggiare fino a due metri dalla porta, sempre un po' indeciso. Che volete, ingannano anche i temperamenti che sembrano più scoperti. Al 28' raccogliendo un ' passaggio di Cattaneo, da una trentina di metri, Mazza scagliava improvvisamente un tiro di eccezionale potenza. Viola tentò la parata al'limite della traversa, ma le mani gli si piegarono: gol. A nostro giudizio è stato un po' un infortunio di Viola. Da trenta metri qualunque tiro è parabile. Sarebbe stato sufficiente per Viola deviarlo alto ma l'errore suo è stato forse, di aver voluto non deviarlo ma pararlo. Le conseguenze Ai questo infortunio durarono fino a due minuti dalla fine, poi, come abbiamo visto, venne il peggio. La Juventus tempestò netta ripresa, ebbe occasioni numerose, alcune le mancò per un soffio, altre per caso. Ma era difficile passare attraverso quel muro. La Lucchese si difendeva ordinatissima con un' energìa che sembrava crescere ad ogni minuto. Abbiamo pensato in questi momenti al povero Barbieri. Squadra magnificamente allenata, fresca di slancio, resistente, pronta nei capovolgimenti del gioco. Egli non vote vedere la più bella partita dei suoi uomini, ma il pensiero dei rossoneri è andato certamente a lui nel momento in cui l'arbitro sanzionava, col fischio finale, la magnifica vittoria. Di una squadra c'è generalmente più da dire quando le cose vanno male che non quando vanno bene. Da ieri la Juventus è sotto, il bersaglio delle critiche dei suoi tifosi. Il troppo amore'induce talvolta a essere ingiusti ! Ettore Berrà JUVENTUS: Viola; Berruccelll. Mainente: Mari. Parola. Piccinini; Miicclnelll, Martino, Boniperti. Hansen, Praest. LUCCHESE; ZottI; Toppan, Padulazzl; Avanznllnl. Ferrarlo. Scarpaio; Cattaneo, Valcainggl, Mazza. Mori, Kineses. ARBITRO: Belle, di Venezia. SPETT.: 9100 - INC.: 3.240.000. -Ed eccoci infine a quel ROMA - LECCE di Domenica 20 APRILE del 1986 ! GIORNATA 29 Domenica 20 aprile 1986 Roma - Stadio Olimpico Arbitro: Rosario LO BELLO di Siracusa ROMA 2 3 LECCE Francesco GRAZIANI 7' 34' Alberto DI CHIARA 42' Juan Alberto BARBAS (rig.) 53' Juan Alberto BARBAS Roberto PRUZZO 82' TITOLARI TITOLARI Franco TANCREDI 1 29' 1 Stefano CIUCCI Emidio ODDI 2 2 Rodolfo VANOLI Manuel GEROLIN 3 3 Giuseppe COLOMBO Zbigniew BONIEK 4 4 Giorgio ENZO Sebastiano NELA 5 5 Stefano DI CHIARA Ubaldo RIGHETTI 6 6 Carmelo MICELI Francesco GRAZIANI 7 7 Maurizio RAISE Giuseppe GIANNINI 8 53' 8 Juan Alberto BARBAS Roberto PRUZZO 9 9 Pedro PASCULLI Carlo ANCELOTTI 10 65' 10 Salvatore NOBILE Antonio DI CARLO 11 68' 11 Alberto DI CHIARA A DISPOSIZIONE A DISPOSIZIONE Attilio GREGORI 12 29' 12 Giordano NEGRETTI Settimio LUCCI 13 13 Luigi GARZYA Bruno CONTI 14 53' 14 Franco CAUSIO Stefano DESIDERI 15 65' 15 Ricardo PACIOCCO Sandro TOVALIERI 16 68' 16 Roberto RIZZO ALLENATORE ALLENATORE Sven Goran ERIKSSON (D.T.) Eugenio FASCETTI Tratto dal libro - " Calcio ( poco ) Romantico " di Federico Greco e Daniele Felicetti : CLAMOROSO AL CIBALI, ANZI ALL’OLIMPICO “Clamoroso al Cibali di Catania, l’Internazionale ha perso 2-0! ” La voce di un giovane Sandro Ciotti annuncia dai microfoni di Tutto il calcio minuto per minuto che il campionato 1960/61 si è chiuso prima del previsto: il recupero Juventus-Inter non serve più, il campo da gioco non può essere unico giudice della “sana” rivalità scoppiata tra le due squadre. Sarà per il clamoroso epilogo del campionato, sarà per la particolare enfasi con cui la frase viene pronunciata, sarà forse per quel nome, Cibali, quartiere di Catania che quasi sempre sa di miseria, ma che quel 4 giugno 1961 sa di rivincita, fatto sta che la frase Clamoroso al Cibali diventa emblema di tutti quegli episodi che nel corso della storia della serie A hanno inaspettatamente deciso le sorti di un intero campionato. La sconfitta dell’Inter a Mantova nel 1967 o quella dalla Juventus a Perugia nel 2000 ne sono un esempio. Quanto accaduto all’Olimpico di Roma il 20 aprile 1986 resta, però, l’episodio più clamoroso in assoluto. È la 29° giornata e si gioca Roma-Lecce. La Roma è in formissima, a differenza dell’Inter del 1967, della Juventus del 2000 o, dando un’occhiata oltre confine, del Real Madrid del 1992. Terza alla fine del girone d’andata a -8 dalla Juventus, la compagine capitolina nelle prime tredici partite del girone di ritorno lascia sul campo solo tre punti,[1] tritura gli avversari, asfalta 3-0 la Juventus nello scontro diretto all’Olimpico e la aggancia a due giornate dalla fine in vetta al campionato. Il Lecce, invece, è retrocesso già da settimane e in 14 trasferte ha raccolto la miseria di un punto (2-2 a Verona alla prima giornata), ha segnato 6 gol e ne ha subiti 33. La partita dell’Olimpico sembra segnata, mentre più arduo sembra il compito della Juventus che ospita il Milan. La Roma passa subito con Graziani, ma smette di giocare e alla fine del primo tempo grazie ai gol di Alberto Di Chiara e di Barbas su rigore il Lecce si ritrova incredibilmente in vantaggio. Al 66′ Michael Laudrup porta avanti i bianconeri a Torino. Da Roma arriva finalmente la notizia di un gol, ma è ancora di Barbas: 1-3! La Roma accorcia le distanze, ma non va oltre. Stadio ammutolito e scudetto che se ne va. E pensare che per rendere le cose meno ovvie nella schedina del concorso n°44 del Totocalcio era richiesto solo il risultato del primo tempo di Roma-Lecce. Un po’ quello che era accaduto nel gennaio 1950. Quella volta era stata esclusa dalla schedina dell’allora concorso SISAL la partita Juventus-Lucchese, perché ritenuta dall’esito scontato. E infatti i toscani vinsero 1-2 ! Quel giorno ero sugli spalti del Comunale : non ho parole per descrivervi cosa accadde sui gradoni del nostro caro ... vecchio ...ma mai dimenticato " Stadio Comunale " quando LAUDRUP mise a segno il GOL che, con la successiva nostra VITTORIA proprio in quel di LECCE, ci permise di conquistare il nostro ennesimo titolo di " CAMPIONI d' ITALIA " .... per la precisione ... il NOSTRO 22° SCUDETTO ! Ancora godooooooooooooooooooooo ! E qui mi fermo perchè, oltre al fatto che le mie " sinapsi cerebrali " sono un po' in riserva, con ogni probabilità vi ho oltremodo tediato ! Tuttavia, se qualcuno di voi ha avuto il tempo e la pazienza di arrivare sin qui, merita un sincero " Encomio " da parte di mia, anzi, dirò di più : vista e considerata " L'Eroica costanza ", gli auguro di fare un " 13 " plurimilionario al TOTOCALCIO ! Cosa dite ? IL Totocalcio, in pratica, non esiste più ? Perdonate il " lapsus " avete ragione , e nel tentativo di porre rimedio alla mia gaffe " altro non mi resta da fare che ... RINGRAZIARVI IN ANTICIPO PER LA VOSTRA EVENTUALE GRADITA ED APPREZZATA " ATTENZIONE " A QUESTO MIO ENNESIMO "VIAGGIO A RITROSO " NELLA GLORIOSA STORIA BIANCONERA ... OLTRE CHE ... COM'E' GIUSTO E DOVEROSO CHE SIA, PORGERE A VOI, ED A TUTTI COLORO CHE AVETE A CUORE, I MIEI MIGLIORI E PIU' SENTITI AUSPICI AFFINCHE', QUELLO CHE E' IL BENE PIU' IMPORTANTE IN ASSOLUTO ... CA VA SANS DIRE ... " LA SALUTE " ... SIA AL VOSTRO FIANCO AL PIU' A LUNGO POSSIBILE ! Stefano - ops ... dimenticavo : video da vedere " ASSOLUTAMENTE " ! Trattasi di quel 2-2 del 1957 tra Irlanda del Nord vs Italia a cui ho fatto accenno in precedenza : è il match in cui il nostro RINO FERRARIO diventò il " LEONE di BELFAST " ! Vi consiglio di " GUARDARLO NE VALE VERAMENTE LA PENA " ( tra gli altri " beceri aspetti " è da condannare in maniera assoluta il " vigliacco e violento " comportamento degli Nord-Irlandesi nei confronti del nostro portiere BUGATTI ! )
  8. 25 points
    Sempre parole al miele per la Juve eh?? Giocatore fenomenale ma che non ho mai sentito "mio"... Così come lui non si è mai sentito juventino... Piuttosto milanista o interista ma mai juventino... Ergo...'sticazzi di quello che dice!
  9. 24 points
    Però questo significa mistificare la realtà. Khedira sta giocando molto bene, come riconoscono TUTTI gli osservatori e i tifosi non prevenuti, e come lo stesso mister Sarri ha ribadito. Quindi sta meritando la maglia da titolare. Lo scorso anno ci avete provato dicendo che era il cocco di Allegri, vi è andata male perché Sarri, allenatore e persona intelligente, lo ha di nuovo prescelto e il tedesco lo sta ripagando. La tattica di dire che sta usurpando il posto anche quando sta giocando bene, è prevedibile e non onesta intellettualmente.
  10. 24 points
    Io non posso che dargli ragione, al suo posto anche a me girerebbero tanto vedendo il posto da titolare occupato da Khedira.
  11. 21 points
    Ragazzi capisco che siamo tutti juventini e sentire queste parole ci fa un po' male. Ma a Roberto Baggio, il più grande calciatore italiano di sempre non si può voler male. Basta solo non dar troppo peso a ciò che dice.
  12. 21 points
    A formazioni invertite avrebbe vinto Gonte,non che sia migliore di Sarri ma con la nostra rosa, anche qualunque allenatore decente, magari giocando peggio, avrebbe vinto, contano i giocatori Poi ragazzi abbiamo battuto come mille altre volte l'inter , mica abbiamo fatto chissà che impresa, anche lo Slavia Praga ha preso a quais a pallonate l'inter a san siro... e siamo solo a Ottobre, a giugno sopratutto in Europa, si dovranno tirare le somme non adesso L'obiettivo di Sarri per fare meglio di Allegri è solo uno, vincere la Champions, non vincendo quella, non avrà fatto meglio, al massimo lo pareggerebbe se vincesse le tre competizioni nazionali
  13. 19 points
  14. 15 points
    solito articolo della Cacchetta teso a sollevare polvere dove non ce n'é, che bisogno c'é di pubblicarli nel Forum?
  15. 15 points
    Allora, io non voglio ridicolizzarti o fare ironie sul tuo pensiero. Non lo condivido nel modo più assoluto ma siccome sono una persona educata e tollerante posso dirti che lo rispetto. Se tu ti accontenti solo ed esclusivamente del risultato, buon per te che nel quinquennio di Allegri avrai goduto. Io le ultime due stagioni le ho vissute parecchio male perché pur arrivando a vincere trofei, purtroppo vedevo una squadra senza vitalità, giocavano alla viva il parroco e vincevano spesso per merito di episodi. Subivamo il pressing di squadre come il Chievo o il Frosinone. Insomma, ero arrivato al punto che dopo 20 minuti spegnevo la tv e sbirciavo di tanto in tanto il risultato su qualche app del telefono. Quest’anno, per il poco che ho visto finora, la Juve mi sta molto piacendo, mi si è riacceso l’entusiasmo, la voglia che appena finisce una partita non vedo l’ora che inizi quella successiva. Come dici tu, se Sarri non riuscisse a portarci la CL, ma dovesse vincere “solo” trofei nazionali, avrà al massimo pareggiato Allegri, magari non vincerà nulla, quindi avrà fatto peggio del livornese, ma siccome sono un tifoso che ragiona col cuore, io per il momento Sarri mi sento solo di ringraziarlo perché mi ha ridato indietro la passione, l’entusiasmo e quella voglia matta di vedere la Juventus. Di andare fiero e orgoglioso di commentare le partite con tifosi bianconeri e avversari, di guardare e riguardare stropicciandomi gli occhi quell’azione che ha portato al gol del Pipita a San Siro. Siamo superiori per la rosa a disposizione, ma per fare un piatto prelibato, il grande cuoco a parità di ingredienti, sa come e quanto utilizzarne.
  16. 15 points
    Questo Dybala merita di essere titolare come lo merita questo Higuain. Ci sarà spazio per tutti in una stagione lunga e faticosa. Anche Ronaldo a volte deve riposare.
  17. 14 points
  18. 13 points
    La porcata del 2006 ha solo ritardato di qualche anno l’inevitabile. Lo stadio di proprietà e i contratti con gli sponsor non sono sbucati dal nulla come quadrifogli in un campo d’ortiche. Mentre le cicale scialacquavano, le formiche lavoravano alacremente. E mo’.... sukate!
  19. 13 points
    Ma io mi domando...ma se De Ligt è questo scarpone epocale...com'è che Koeman lo preferisce al "supereroe" De Vrji?? Solo per l'età?? O perchè lo reputa migliore?? Chiedo per un amico di vecchia data...
  20. 13 points
    Basta con questo confronto Allegri e Sarri. Due allenatori con idee diverse. Allegri, ricordo per chi ha la memoria del criceto, è lo stesso allenatore che ci ha fatto vincere 5 scudetti, 4 coppa italia e portato nel cerchio del calcio che conta in Europa. Oggi sembra che abbiamo trovato un degno sostituto. Ma credo che alle prime debacle, tra un anno, due, tre o 5, sarete i primi a criticare. Basta! Allegri verrà ricordato tra gli allenatori più vincenti della storia della Juve. Questo conta. Poi il tempo dirà chi sarà stato il migliore tra il Trap, Lippi, Allegri, Conte o Sarri!!! Il parallelismo non serve a nulla. Chi si siede su quella panchina ha una competenza calcistica di livello. La nostra competenza non va oltre una tastiera al massimo un divano!!!
  21. 13 points
    Da una parte c'è il Calcio, dall'altra quelli che dicono che il ruolo del l'allenatore è solo fare meno danni possibile.... ORGANIZZAZIONE: la forma migliore per far esprimere al massimo il talento dei singoli.
  22. 12 points
    Mi viene da ridere quando alcuni utenti (un paio per la verita) e molti giornali (mi refuso a respondere al articolo della GdS stamattina) dicono che Matthijs "sbaglia tanto", "che deve crescere", "Che vive un momento un po cosi" e "che non sta esprimendo sul suoi migliori standard". Abbiamo discusso insieme nei altri topic il fatto che deve ambientare, parlare la lingua, che ha iniziata a allenarsi a Luglio, sta giocando in una Juve che si sta transformando da una squadra che difendeva bassa a una squadra che pressa e difende alto (tutto questo anche grazie a Matthijs) e che lui deve giocare in una nuova posizione a sinistra. Tutto anche ribadito da Sarri e da Matthijs stesso nei altri topic che ho traduito. Aparte tutto questo, ho trovato questo video che volevo farti vedere. Qui sono tutte azione difensive fatto da Matthijs da Giugno (Nations League) a adesso (Juve e Olanda). Due azioni mi hanno Impressionato tantissimo: 1, l'intervento su Chiesa al minuto 0:55 2, la salvataggio contro la Germania al minuto 2:22 L'ultima cosa che nessuno ha notato e che la nostra giro palla e migliorato e sopratutto velocizzato (perche sa usare il piede destro e sinistra e perche sa anche verticalizzare). Per me tutti hanno paura che quando questo "momento un po cosi" terminera, non c'e ne e per nessuno. Chiedo a Mod di lasciare questo topic aperto, perche l'altro con l'articolo della GdS non merita spazio su questo bellissimo forum
  23. 12 points
    Il più grande italiano di sempre. Un orgoglio averlo avuto da noi ed averlo avuto nel periodo migliore della sua carriera. Peccato essersene disfatti troppo presto, con lui in campo almeno una delle tre finali di Champions perse da Lippi l'avremmo vinta.
  24. 12 points
    Forse sei stato distratto: stiamo fallendo e tra poco porteremo i libri in tribunale
  25. 12 points
    Possiamo riassumere il tutto con "Halma Halma". A me, che ho sostenuto Max fino all'ultimo, poco si addice un sarcasmo del genere, ma quando ci si trova di fronte a interventi grotteschi e pretestuosi come il tuo direi che quel sarcasmo ci sta tutto.
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