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  1. https://youtu.be/bQOmWf2RBCo Fonte: La Stampa Fonte: CorSera Fonte: La Repubblica Buffon: "Brutti i caroselli per la vittoria del Real" TORINO, 11 giugno 2017 - Gigi Buffon sulla sconfitta della Juventus a Cardiff: "Nel Real il più “stupido” aveva il triplo delle mie partite importanti. Nel pre-gara troppo ottimismo. I caroselli per la sconfitta della Juve? Orgoglioso di non essere come loro". Fonte: GdS
  2. BUFFON 5.5 BARZAGLI 4.5 BONUCCI 4.5 CHIELLINI 5 ALEX SANDRO 5.5 PJANIC 6,5 MARCHISIO 5 KHEDIRA 4,5 DANI ALVES 5 DYBALA 4 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 4,5 CUADRADO 5 ALL. ALLEGRI 4,5 Fonte: GdS BUFFON 5.5 BARZAGLI 5.5 BONUCCI 5.5 CHIELLINI 5 ALEX SANDRO 5.5 PJANIC 5 MARCHISIO 5,5 KHEDIRA 5 DANI ALVES 6 DYBALA 5 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 5 CUADRADO 4 ALL. ALLEGRI 5 Fonte: Tuttosport BUFFON 5 BARZAGLI 5 BONUCCI 5.5 CHIELLINI 5,5 ALEX SANDRO 6 PJANIC 6 MARCHISIO 5,5 KHEDIRA 5 DANI ALVES 5 DYBALA 4 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 5 CUADRADO 5 ALL. ALLEGRI 5 Fonte: CorSport Fonte: La Stampa Fonte: CorSera Fonte: La Repubblica Fonte: Libero Fonte: Il Giornale
  3. VIDEO Pre Juve-Real Madrid. Alves: "Un onore essere qui". Buffon: "La spinta dei tifosi si sente". Allegri "Domani bisogna portare a casa la Coppa" TuttoJuve.com
  4. La vittoria del 6° scudetto consecutivo che ci fa entrare (per l’ennesima volta eh… non siamo mica nuovi all’argomento) nella Leggenda del calcio è coincisa, per quanto mi riguarda, con uno di quei festeggiamenti old style che ti portano a passare la notte in bianco per strada, leggermente alticci, diciamo. Di conseguenza ho potuto seguire solo fino ad un certo punto il post-vittoria, risparmiandomi le trasmissioni sportive così come gran parte degli articoli scritti a margine del trionfo. Poi però per curiosità qualcosa vai a spulciare, vai a rivedere, vai a leggere… e così scopri e trovi di tutto! Dai soliti tweet VERGOGNOSI di chi paragona la Juve agli imprenditori che esultavano per il terremoto, pennivendoli infami che dovrebbero chiedere scusa prima al calcio e poi al genere umano, (oltre al fatto che sarebbero dovuti essere già stati espulsi dall’Ordine dei giornalisti, se ne esistesse uno… ma il sindacato esiste solo quando deve proteggere Varriale da Zuliani), a chi, molto più “innocentemente” (doveroso sottolinearlo per prendere le distanze da certi infami), ma con una forte dose di comicità, entra anch’egli nella Leggenda rompendo la tradizione, e per la prima volta, dacché io ricordi, invece di iniziare la trasmissione serale post-scudetto parlando della squadra Campione d’Italia (e che a latere ha giusto un po' riscritto la storia del calcio), preferisce dedicare i primi 40 minuti di trasmissione all’Inter che aveva appena vinto una partita inutile contro la Lazio, salvo poi celebrare la Juve nientedimenoche per 20 minuti abbondanti con spunti che nemmeno il miglior Woody Allen (la perla: “Cuadrado e Mandzukic rendono perché la Serie A è povera di terzini adatti a contrastarli, altrimenti la musica sarebbe diversa. Fino a quando le dirigenze delle altre squadre ragioneranno così…” - poco conta che Cuadrado e Mandzukic siano anche in finale di Champions…). Firmato: Caressa & Sky Calcio Club, che in pratica dedicarono alla Juve molto più tempo quando si trattò di approntare le moviole (“che noi non trattiamo, ma questa volta dobbiamo farlo…”) dopo Juve-Inter e Juve-Milan. Ad ogni modo… roba divertente, algominchiateritmiche, in sintesi. Così come quando scopri che se alcuni giornalisti danno il meglio di sé durante l’anno (inutile citarli, li conosciamo tutti), altri aspettano proprio la fine del campionato per sfogare quell’amarezza che deriva dal vedere sempre gli altri vincere titoli, o come piace dire a loro, tituli. Con tutto il bailamme sul numero 6, sul “sesto” scudetto, sugli hashtag che sfruttano (giustamente!) le assonanze grafiche per sottolineare l’impresa, è giusto rimarcare un aspetto che dà fastidio ancora a molti (il che a noi dispiace…), ovvero che questo è sì il sesto tricolore consecutivo, è sì un’impresa leggendaria, ma costituisce lo scudetto numero 35, TRENTACINQUE, per chi è poco bravo in aritmetica (cit. Crosetti sugli juventini). La Juve vincendoli consecutivamente sta facendo in realtà un favore a tanti media che non sanno come districarsi dalla matassa, e che si salvano “neutralmente” in corner citando sempre “la serie” e non “il totale”. Per alcuni è anche un atteggiamento comprensibile, sotto certi punti di vista, perché piuttosto che impelagarsi in una lotta sanguigna si mantengono al di sopra delle parti citando la dicitura più diplomatica. Non che a me (e, credo, a voi) interessi più di tanto chi o cosa ce ne attribuisce due in più o due in meno. Sentire, per l’appunto, Crosetti che fa un’affermazione come quella di cui sopra non mi fa né caldo né freddo, così come vedere su alcuni portali parlare di 33° scudetto (in altri addirittura di 32°… ma vabbè, non è la cosa peggiore che c’è toccata sentire da quei siti ) ha per me la valenza di un tweet di Pistocchi: il nulla mischiato al niente! Anzi, a parte il senso di viscido che scatenano alcuni, si prova quasi piacere a sbattergli in faccia il numero esatto. Certo… spiace che persino su Tuttosport del lunedì per trovare una foto col 35 si debba arrivare a pagina 13 (ed è la foto di Licht con Chiello, non una grafica del giornale) quando in altri momenti il numero degli scudetti lo si sbatteva trionfalmente in copertina. Che lo stesso giornale faccia scrivere ai soliti noti un pezzo di completamento sul perché gli scudetti siano comunque 35… insomma… sì, ci sta, ma l’impatto “visivo” è diverso, e non vorremmo che si stesse strizzando l’occhio all’andazzo “neutrale” in voga da altre parti. Ma insomma… anche questa è roba soppiantata dalla goduria pornografica che stiamo vivendo. Diverso è il caso di un articolo del Corriere della Sera (cioè del primo quotidiano nazionale) a firma di Tommaso Pellizzari che scrive (“senza polemica”) una lettera di risposta a Buffon, il quale aveva affermato, sin da pochi minuti dopo il trionfo, che questo appena vinto è il suo 10°scudetto (motivandone anche le ragioni in un equilibrato articolo su La Stampa). Pellizzari (sempre “senza polemica”) dice chiaramente a Buffon non avrebbe dovuto scrivere quanto ha scritto, che ha commesso un errore. Ma va oltre. Gli dice anche (sempre “senza polemica”) che non sono frasi degne del Capitano della Nazionale. Arriva cioè alla delegittimazione di un monumento dello sport (ma facendolo “senza polemica” eh) solo perché ha affermato che questo è il suo 10°scudetto vinto (tra l’altro affermazione correttissima anche da un punto di vista logico-grammaticale, perché persino per chi pensa il contrario è impossibile negare che lui ne abbia vinti 10 e che poi 2, dal -LORO- punto di vista, gli siano stati tolti dall’ingiustizia sportiva). Per fare ciò Pellizzari usa dei paragoni che per gentilezza possiamo definire senza senso: “che cosa penserebbe se l’ambasciatore statunitense in Italia dicesse che il suo presidente è Hillary Clinton, perché ha preso più voti?” Paragone che ovviamente c’entra come Carlo Alvino in una facoltà universitaria, dato che nelle elezioni americane non vince chi prende più voti totali (a differenza dei punti totali di un campionato di calcio che premiano il vincitore); sarebbe come se io paragonassi Bruno Peres a Dani Alves, ma questo passava il convento, un paragone più sensato non è riuscito a partorirlo. Poi Pellizzari va oltre, e spara la cartuccia del tormentone molto in voga: “A togliere gli scudetti del 2005 e del 2006 alla Juventus sono stati i tribunali della giustizia sportiva, cioè quelli facenti capo alla Federcalcio e al Coni, di cui la nazionale italiana di calcio è in qualche modo l’emanazione diretta. Attribuendosi due scudetti cancellati, lei nega valore e legittimità agli organi giudiziari delle strutture per le quali lei stesso lavora.” Ecco Buffon, siccome “lo dice una sentenza” (questo è il tormentone), lei non può dire che quegli scudetti li sente suoi. Siccome “lo dice una sentenza” (di un processo fatto in 20 giorni in modo osceno, non ribaltabile 5 anni dopo pena il crollo di tutto il calcio italiano), nessuno ha il diritto di urlare la propria innocenza. Nemmeno se leggendo le carte, (consiglio che dovrebbe valere sempre) viene detto che quei campionati risultano regolari. Siccome “lo dice una sentenza”… in tutti i casi giudiziari del mondo chi crede nella propria buonafede non può continuare a farlo, non può professarla, no. Ce lo dice Pellizzari. Devono uniformarsi al “pensiero” di quella sentenza. Non conta se ti sei fatto la Serie B dando seguito (quello sì, doverosamente, secondo la legge) ad una sentenza, così come non conta se ti fai il carcere ingiustamente (anche lì obbedendo alla legge, anche se ti senti vittima di un’ingiustizia). E mi fermo qui per non arrivare ad esempi ben più gravi, purtroppo. No, anche in quei casi non puoi continuare a professare ciò in cui credi, nonostante tu abbia pagato. Non puoi dire al mondo che non sei un assassino, non puoi dire che non credi al modo in cui ti viene “raccontata” la morte di un tuo caro, non puoi dire che non hai rubato, non puoi dire di essere vittima di un torto, non puoi dire al mondo, rapportandolo al calcio, che quegli scudetti li senti tuoi. Perché “lo dice una sentenza”. La frase che nasconde tutte le ipocrisie. E’ inutile elencare la lunga sfilza di sentenze ingiuste degli “organi giudiziari” secondo le quali, per Pellizzari, dovremmo stare muti difronte al supremo giudizio… “umano”! Si va da stupri giustificati perché una donna portava i jeans, a mancati risarcimenti ai familiari di morti sul lavoro che fanno accapponare la pelle (e in mezzo c’è il mondo, ovviamente). Con alcune, o tante, di queste bestialità giuridiche sarà in disaccordo lo stesso Pellizzari, ma quando si parla di calcio no, non si riesce a discernere, non si riesce a fare la differenza tra il “dare seguito” ad una sentenza (quindi giocare in Serie B nonostante un processo-farsa, lo smembramento della squadra, ecc), e il dover essere d’accordo con la stessa. Il lato pruriginoso di questo modo di pensare emerge nell’ultima parte dell’articolo (ricordiamolo: del principale quotidiano nazionale, uno dei più importanti al mondo), da cui traspare come l’essere tifoso spesso venga prima del buon senso. Peccato che mentre noi questo atteggiamento lo conosciamo, la gran parte dei lettori del Corriere della Sera non lo consideri affatto (e dietro questa “autorevolezza” della fonte, che la si reputi tale o meno, cresce e si fomenta il sentimento antijuventino e le * che ne conseguono). Pellizzari conclude così: “Rivendicare le vittorie della Juve moggiana (ora diventa tutta la “Juve moggiana”, non più quella dei due scudetti revocati, ndr) non è il modo migliore di celebrare i trionfi del ciclo di Andrea Agnelli. Nell’era dei sei scudetti consecutivi, gli episodi arbitrali discutibili si contano sulle dita di una mano - quelle che non bastano per enumerare le vostre vittorie recenti. Tanto che nessuno si sogna di metterne in dubbio la legittimità. Non a caso, questa Juve è diventata una grande d’Europa, in grado di giocarsi due possibili triplete in tre stagioni. Quella di Moggi vinceva molto in Italia, ma i triplete non li ha mai nemmeno sfiorati. Nemmeno con lei fra i pali. Qualcosa vorrà dire. Lo hanno detto le sentenze di Calciopoli. Sportive e della magistratura ordinaria”. Ecco… a testimonianza dell'ignoranza di questo pezzo basti ricordare che quella Juve "fuori dall'Italia" fece 6 finali europee di cui 5 consecutive (4 di Champions, record assoluto nella storia), venendo più volte nominata squadra più forte al mondo in quel decennio e fungendo da ispirazione per un certo Alex Ferguson e il suo Manchester United (ammesso che Pellizzari li conosca). Detto così, "senza polemica”, Tommaso, ma solo basandosi sui fatti: sei tu a non meritarti uno come Gigi Buffon Capitano della Nazionale! E detto sempre così, “senza polemica”: è anche grazie al grande calderone giornalistico in cui viene “cucinato” questo modo di trattare la Juve, nel quale si trovano tutti gli ingredienti possibili… dall’odio spudorato di alcuni infami, al viscidume di chi ha forse paura che i colleghi lo mettano da parte in redazione, alla parzialità mediatica su tv e giornali, al livore fomentato sui media locali (e l’Italia è una “summa” di media locali), al prurito ipocrita o finto-intellettuale di alcune firme che non conoscono nemmeno ciò di cui parlano… Ecco: è anche per tutto questo che noi godremo sempre il triplo ad ogni nostra vittoria! Ma sempre facendolo “senza polemica”. - Leevancleef - --------------- Nello spoiler il delir… l’articolo di Pellizzari. In quest'altro spoiler i tweet di un esponente di quel giornalismo italiano (scrive regolarmente su un quotidiano nazionale) che dovrebbe chiedere scusa al calcio, e poi al genere umano per l'aria sottratta al prossimo In quest’altro spoiler… la realtà dei fatti.
  5. Vincere è difficile, ripetersi lo è di più. Farlo per sei volte di fila, come voi, è leggendario! Grazie Gigi! Grazie Giorgio! Grazie Claudio! Grazie Andrea! Grazie Leonardo! Grazie Stephan! Un grazie speciale a voi 6, magnifici protagonisti di 6 anni di imprese straordinarie
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