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  1. Un piccolo dato statistico di cui si sta parlando molto, inevitabilmente, in queste ore, ma avendo preso come paragone di riferimento la stagione scorsa. Ecco. E' bene dire che i numeri della Juve fino a Natale dello scorso anno erano qualcosa di irreale, quasi extra-statistici per QUALUNQUE altra squadra passata e futura. Se noi prendessimo l'Ajax di Michels, la Juve di Lippi, il Grande Torino o il Manchester di Ferguson, probabilmente tutte o quasi avrebbero numeri peggiori o al massimo in linea (parliamo di "freddi" numeri eh). La scorsa stagione, a Natale, la media punti in A, per dire, era sopra il record dei 102 del 2013/14, avendo raccolto dopo 17 partite 16 vittorie e 1 pareggio! Avevamo, infatti, 49 punti, mentre nell'anno dei 102 pt 46! Ecco perchè un raffronto con lo stesso periodo dello scorso anno ne uscirà sempre perdente. Ma se oggi dopo 23 partite i gol TOTALI subiti sono 24, basta tornare appena a due anni fa per scoprire che allora erano 22, però con un assetto tattico più conservativo e con Chiellini titolare, che è "leggermente" un fattore, perchè è inutile ricordarne il rendimento, le toppe in situazioni che ormai sembravano perse, i veri e propri "gol" realizzati con dei salvataggi disperati, oltre che il semplice apporto dato con la sua presenza sia in termini difensivi che di personalità, ecc! Con tutto il rispetto per De Ligt (che considero un potenziale fenomeno e che sta facendo bene, le polemiche sui tocchi di mano sono stati per settimane un "non tema") e Demiral (che sgrezzandosi potrà diventare un top), ancora troppo giovani per poter vantare quel bagaglio di letture e di esperienza. Più nello specifico, prendendo in esame le 17 gare di campionato, le 6 del girone di Champions e la Supercoppa Italiana, i numeri erano i seguenti: Gol subiti --- A --- CL --- SI --- TOT 2017/18: -- 14 --- 5 --- 3 --- 22 2019/20: -- 17 --- 4 --- 3 --- 24 Anche i punti in campionato sono in linea (come peraltro con tutte le 9 stagioni di questo nuovo ciclo): quest'anno 42 (che tolta la scorsa "irreale" stagione e l'anno dei 102 punti è il terzo risultato in assoluto), all'epoca 41. E' il nostro avversario che per reggere questo ritmo ha dovuto stabilire il record della propria intera storia in fatto di partenze in Serie A. Chiaramente si parla di "fase difensiva" perchè il tema è ed è stato quello; se analizzassimo i gol fatti scopriremmo che risultano di meno se si considera il solo campionato, mentre sarebbero un po' più in linea considerando il dato complessivo con Champions e Supercoppa, visto che quest'anno ne abbiamo fatto quasi il doppio rispetto ad allora (12vs7) accorciando la "forchetta". Ovviamente tutto ciò al netto dei miglioramenti che dobbiamo fare, di un maggior equilibrio da trovare, del come, quando (e "se") centellinare un tridente che lo stesso Sarri aveva ammesso poterci permettere solo in alcune partite e contro alcuni avversari, e dal quale forse si è fatto prendere la mano sia a Genova (spremendo la squadra a fronte di una Lazio che avrebbe riposato due giorni in più), sia in Supercoppa (valutando erroneamente la condizione nell'ultimo allenamento, dopo che in conferenza aveva ammesso essergli sembrata non al massimo). Ma d'altronde noi in questi anni con le Supercoppe non è che abbiamo avuto sempre un rapporto idilliaco, anche contro avversari di molto inferiori (il Milan di Montella). Ora al lavoro per migliorare. E noi, possibilmente, a sostenere una squadra che per ragioni risapute fa fatica anche ad essere sostenuta allo stadio col tradizionale supporto, e che quest'anno fa una corsa contro un dirimpettaio che conosciamo bene. - Leevancleef - EDIT: Avevo già accennato al miglioramento da fare nei gol fatti, ma visto che molti hanno risposto toccando questo punto (che non era l'oggetto specifico del topic, rispondo autoquotando il dato dei gol realizzati nel quinquennio di Allegri, coi quali siamo perfettamente in media:
  2. Siamo nell'anno domini 1915 quando Franz Kafka pubblica il suo Die Verwandlung, ovvero Le Metamorfosi, allegoria della difficoltà, a tratti incapacità, di adattarsi ad un'alterazione dello status quo che rende gravoso l'abituarsi a qualcosa di diverso. Metamorfosi, quella che non si è manifestata nella Juventus nel match rivincita contro la Lazio, a distanza di poco più di quindici giorni dalla debacle bianconera all'Olimpico. Stesso epilogo, stesso scarto, stesso risultato. E sì che la partita è stata comunque differente dalla trasferta in terra romana, soprattutto per un copione differente posto in essere dalla squadra bianconera. La sfida di campionato ci aveva raccontato di una Juve aggressiva, avida nell'ostacolare la prima impostazione laziale, diametralmente differente rispetto alla squadra compassata e che ha messo in scena ritmi blandi in quel di Riyadh. Ritmi blandi che hanno incanalato la partita verso binari estremamente favorevoli alla difesa posizionale della squadra allenata da Simone Inzaghi, abile a modellare la propria architrave tattica sulla base dei punti critici bianconeri già denudati in occasione della vittoria casalinga. La Juventus, schierata col tridente Cristiano-Dybala-Higuain, ha (come ormai consolidato) cercato di sviluppare la manovra per vie centrali, ricercando la pulizia di fraseggio garantito dall'asse Pjanic-Bentancur-Dybala, per cercare l'associatività del Pipa o la finalizzazione di Cristiano. Nessuna sorpresa per Inzaghi, che ancora una volta ha deciso di schierare i suoi operando una prepotente densità in zona centrale grazie a Correa che chiudeva luce su Pjanic e alle mezzali Alberto-Milinkovic che collassavano ai fianchi di Leiva. Più volte la Juve ha provato la percussione centrale, finendo però nell'imbuto biancoceleste, che ha fatto sì che la Lazio potesse riconquistare il pallone in seconda battuta se non in prima. I ritmi compassati di cui sopra hanno senz'altro favorito la difesa posizionale laziale, mai veramente colta di sorpresa né sovraccaricata su di un lato per sfruttarne le lacune sul lato opposto. Paradossalmente la manovra degli uomini guidati da Sarri ha avuto maggior respiro le poche volte che si è riusciti a trovare l'ampiezza con i terzini, spesso e volentieri anche loro calamitati verso l'interno del campo. Sandro e De Sciglio collassano verso il centro del campo, lasciando le corsie completamente vuote De Sciglio si spinge in avanti guadagnando lo spazio incustodito dalla Lazio Concreta conseguenza di un giropalla che non riusciva a sfogarsi in avanti, i giocatori ad aver toccato più palloni sono Bonucci (90), Sandro (97), Pjanic (95), più De Sciglio (64 tocchi in 54', quindi in linea con gli altri nella proiezione dei 90 minuti). Alla prima impostazione biancoceleste la Juventus si oppone alzando Pjanic su Leiva, Dybala su Acerbi e aprendo Cristiano-Higuain sui terzi difensori. Manovra di disturbo che, tuttavia, viene eseguita poco e male, dal momento che la passività dei tre davanti permette al portatore di palla di avere sempre soluzioni relativamente semplici, grazie anche agli esterni di centrocampo quasi mai realmente disturbati. Dybala e Higuain in ritardo sul primo pressing, Acerbi è libero di impostare scegliendo la soluzione migliore Lo sviluppo dell'azione ha sempre portato la Lazio a prediligere le corsie laterali, sfruttando tutta l'ampiezza del campo grazie alle sovrapposizioni costanti di Lulic e Lazzari, assorbite a fatica (o non assorbite affatto) dalla Juve, orfana del contributo difensivo di due terzi dell'attacco e delle mezzali che non riescono a trovare i giusti tempi per scivolare in raddoppio sull'esterno. Guadagnato il dominio delle corsie esterne, il leit motiv della formazione biancoceleste è stata la ricerca del lato debole, legittimata dall'inserimento di Milinkovic che occupava lo spazio alle spalle di Sandro andando a creare un importante mismatch col difensore brasiliano, situazione da cui arriverà peraltro il gol del momentaneo vantaggio laziale. La doppia sfida con la Lazio ha evidenziato con arroganza quelle che sono le criticità e le contraddizioni della squadra bianconera, ancora alla ricerca della giusta configurazione che si sposi al meglio con le attitudini degli uomini in campo. A Maurizio Sarri l'arduo compito di risolvere questa situazione kafkiana.
  3. La Juventus fatica a tenere il pallone, non riesce a fare un possesso orientato alla fase offensiva, i passaggi sono spesso arretrati e danno così la possibilità agli inglesi di aggredire e andare in pressing. La differenza tra il Tottenham e la Juve sta proprio in questa difficoltà dei bianconeri nel momento della costruzione. Dembélé ed Eriksen, invece, in mezzo al campo tocchettano, avanzano e hanno sempre due o tre soluzioni di appoggio. Quando Pjanic è in possesso di palla, al contrario, non sa che fare: non ci sono movimenti di smarcamento, nessuno attacca la profondità. Higuain e Dybala vengono chiamati raramente in causa. Nella ripresa cambia il canovaccio perché Allegri ha il coraggio di correggersi. In avvio aveva scelto Barzagli come terzino destro, in chiara difficoltà contro il velocissimo Son. Ora il tecnico decide che per tentare la grande rimonta è necessario ritrovare l’equilibrio e lo fa buttando dentro Lichtsteiner e Asamoah) al posto di un centrale (Benatia) e di un centrocampista (Matuidi). Può sembrare strano che una partita venga rivoltata come un calzino perl’inserimento di due terzini, ma questo accade. E una spiegazione c’è: in questo modo la Juve ritrova le giuste distanze tra i reparti, Lichtsteiner ha l’energia per contrastare Son, Alex Sandro scivola in zona più offensiva, Asamoah si occupa di chi scende dalla sua parte e in mezzo Pjanic e Khedira contrastano Dembélé ed Eriksen. Poi, a facilitare la Juve, cisi mette il Tottenham con due clamorosi errori difensivi che spalancano la porta per i gol di Higuain e Dybala. Al resto, una volta fissato il risultato sul 2­1, pensano i marcantoni là dietro che si immolano su tutti i palloni, proprio come i soldati italiani sulla linea del Piave. Il baricentro della Juve è molto basso (41 metri) e ciò testimonia della volontà dei bianconeri di aspettare ai limiti della propria area e poi ripartire per sorprendere il nemico. Atteggiamento che paga se di fronte ci si trova questo Tottenham inesperto e farfallone in fase difensiva. Ma quando il livello del nemico sale, e salirà presto, qualcosa di nuovo bisognerà trovare. Fonte: La Gazzetta dello Sport
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