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  1. Damien Comolli, che a breve sarà ufficializzato come nuovo dirigente della Juventus, si è raccontato ai microfoni dell'Excellent Leadership Podcast condotto da Chad Beagen, ripercorrendo le tappe della sua carriera e spiegando la filosofia che lo guida nel suo lavoro. La filosofia di Damien Comolli L'IMPORTANZA DELLO SCOUTING - "La transizione da allenatore a osservatore è stata quasi nulla. E ho fatto fatica, all'inizio. Ricordo delle conversazioni quando ero all’Arsenal in cui dicevo: “La persona più importante in un club è l’allenatore o l’allenatore delle giovanili, perché è lui a sviluppare i giocatori”. E le persone mi rispondevano: “No, è l’osservatore. Perché se lo scouting non è buono, se il reclutamento non è buono, puoi anche avere il miglior allenatore del mondo… non potrà sviluppare nulla. Se prendi i giocatori sbagliati, prendi i giocatori sbagliati”. Ci ho messo un po’ a capire quanto fosse importante il reclutamento. Quando sono cresciuto, idolatravo Arsène [Wenger] e altri allenatori come Sacchi e altri, e pensavo che fossero le persone più importanti. E lo sono, ma solo se gli fornisci la materia prima giusta all'inizio. Quando sono stato assunto da Saint-Étienne e poi dal Tottenham, quello che apprezzavano molto del mio profilo era proprio l’aspetto del reclutamento. Perché all’epoca ero noto – spero di non sembrare troppo arrogante – per il successo nel reclutamento che avevamo avuto all’Arsenal. E, a torto o a ragione, ero associato a quel successo". IL LAVORO AL TOLOSA - "Abbiamo creato altri gruppi, per dipartimenti: finanza, contabilità, settore giovanile, ecc. Abbiamo chiesto: “Su cosa volete lavorare?”. E loro: “Su questo, quello e quell’altro”. Abbiamo creato 54 progetti immediati, cose da fare in un giorno, in una settimana, al massimo nel breve. Poi abbiamo distinto tra progetti strutturali (a lungo termine) e progetti fisiologici (sulla cultura e l’identità). Tutto il club è stato coinvolto. A febbraio abbiamo completato tutti e 54 i progetti. Tra i progetti strutturali, ad esempio, c’era la costruzione di un nuovo centro di allenamento per la prima squadra: abbiamo iniziato il 4 gennaio e stiamo investendo 20 milioni di euro. Solo per la prima squadra. Tra i progetti fisiologici: “Come costruiamo una cultura vincente?”. E questo, come puoi immaginare, è un lavoro continuo. Durante questo processo, abbiamo detto: “Non vogliamo ancora definire dei valori”. Perché il club non era ancora pronto. Quattro anni fa, quando l’abbiamo acquistato in Ligue 2, non sapevamo nemmeno chi eravamo. Quindi abbiamo rimandato la definizione dei valori". LA SELEZIONE DEI GIOCATORI - "I dati ci danno un’indicazione sul carattere e la personalità del giocatore, ma non tutto. Noi non mandiamo scout a visionare i giocatori, praticamente mai; lasciamo che siano i dati a fare il lavoro. Guardiamo qualche video, ma non usiamo scout come fanno altri club. Il nostro capo del reclutamento passa 3-5 giorni con ogni obiettivo finale: va a casa loro, esce a cena, chiede di essere portato al loro ristorante preferito, al locale notturno se ce l’hanno, chiede di incontrare la mamma, il papà, i fratelli, per capire se la loro cultura si integra con la nostra. Parte della nostra cultura è il nostro stile di gioco: siamo molto rigorosi su come giochiamo perché crediamo che il modo in cui giochiamo ci aiuti a sovraperformare. Per farti capire, quando siamo saliti di categoria eravamo la terza miglior squadra in termini di expected goals, e abbiamo vinto la lega. L’anno scorso siamo arrivati 13esimi, quest’anno 11esimi, abbiamo raggiunto gli ottavi di finale di Europa League per la prima volta nella storia del club. Quindi lo stile di gioco è un pilastro fortissimo della nostra cultura. Una volta che i dati ci dicono che lo stile di gioco del giocatore si adatta al nostro, dobbiamo capire se la sua cultura personale si adatta alla nostra. Per questo facciamo tutta questa ricerca di background e raccolta di informazioni". LA CULTURA DEL CLUB - "Dico sempre al nostro capo dei giocatori che, quando sceglie un giocatore, questo deve capire chi siamo fin dal primo momento, appena arriva in aeroporto. Ogni membro dello staff che ha contatto con i giocatori deve conoscere la nostra cultura, deve essere un “culture builder” o “culture architect”, e cerchiamo giocatori che siano anch’essi “builders” o “architects”. Una cosa bellissima che ho sentito nello spogliatoio negli ultimi quattro anni è stato un giocatore olandese che abbiamo preso dalla seconda divisione, eletto miglior giocatore della lega, che era stato scartato dall’Ajax a 14 anni. È tornato alla porta principale dell’Ajax qualche anno dopo, ma lui è olandese, non parla francese e non sapeva bene cosa lo aspettasse nel club. Ricordo che a metà di una partita l’anno scorso ha detto “ragazzi, questo non è un club di calcio come gli altri”. E ho pensato che avevamo fatto centro, perché lui non era abituato allo stile di gioco, non era contento dell’impegno richiesto. Quando i giocatori sono fattori e comunicatori della cultura e dei valori, vinci, soprattutto se non hanno nessun legame con la città o il club. Questi sono gli “architects” e i “builders” che cerchiamo, anche se a volte sbagliamo. È frustrante quando i dati ti dicono che un giocatore è valido, ma non si adatta culturalmente. Quando succede, rivediamo tutto e approfondiamo ancora di più. Per lo staff, la chiave è capire se quella persona servirà il club o se si serve solo da sé stessa; se è un “giver” o un “taker”. Se è un “giver”, ha ottime possibilità di rimanere; se è un “taker”, molto probabilmente se ne andrà presto. Questo è un aspetto che cerchiamo di valutare molto durante i colloqui, specialmente a livello esecutivo o di consiglio". ANCORA SULLA SCELTA DEI GIOCATORI - "Quando intervistiamo i giocatori, una domanda che faccio è “Che partita hai visto ieri sera?” o “Qual è stata l’ultima partita che hai visto in TV?”. Se il giocatore non ha risposta, so subito che non ama il calcio, ed è un campanello d’allarme per noi. Se non ami il calcio, sarà difficile migliorare, e oggi la parola chiave nel calcio è “allenabilità” (coachability). È molto difficile allenare qualcuno che non vuole essere allenato, che non vuole migliorare, che non è dedicato e impegnato ogni giorno. Se non è allenabile, è molto difficile che abbia successo. Se non è appassionato, è ancora meno probabile. Abbiamo anche un set di domande sviluppate con lo psicologo del club che chiediamo ai giocatori per valutare indirettamente la loro personalità, anche se loro non si rendono conto di essere valutati psicologicamente". DIRIGENTI E MANAGER - "Per i leader senior cerco persone più intelligenti di me, più esperte, che siano umili e vogliano imparare da me e dagli altri. Cerco persone aperte, trasparenti, inclusive, che abbiano un forte senso etico, che amino lavorare in squadra e che non pensino che il lavoro sia solo un modo per guadagnare soldi. Perché se vedi solo il denaro, il successo e la cultura non possono esistere. Sono le persone che sono motivate dall’obiettivo, dal valore, da una visione più grande, che alla fine costruiscono qualcosa di duraturo [...]. Non sopporto la mediocrità. Se intorno a me ci sono persone mediocri, non possono restare. Non capisco come si possa non essere lavoratori, semplicemente non è nel mio DNA, nel mio “software hardware”, scusa, non c’è modo di capirlo" ilbianconero Lunga intervista a quello che sarà un nuovo dirigente della Juve dove parla della sua carriera e di come vede e vive il calcio https://youtu.be/fEdNXPMscLE?si=rRJS__7yAsVbyO-H
  2. Il weekend di Taormina non è stato una semplice comparsata: Elkann, sempre più presente, ha scelto di vedere Lecce-Juve accanto a Platini, davanti a centinaia di tifosi. Un gesto troppo simbolico per essere casuale. Nel suo discorso ha citato Spalletti come punto fermo e indicato Yıldız e Locatelli come volti del futuro. Mai nominato Comolli. E spesso, nel calcio, contano anche le assenze. Poi il messaggio di Spalletti nel post-partita: “Quando sono arrivato ho chiesto un centravanti fisico. Non è stato preso. Il mercato lo fanno altri”. Più che uno sfogo, sembra una presa di distanza pubblica. Tradotto: se qualcosa non ha funzionato, le responsabilità non sono sue. I segnali convergono tutti nella stessa direzione: Comolli è in bilico, e con lui Modesto. La qualificazione in Champions può cambiare i tempi e i toni, non necessariamente il finale: con la Champions si esce in modo elegante, oppure con Comolli demansionato. Senza si accelera tutto. L’impressione è che la prossima Juve verrà costruita attorno a un asse chiaro: Elkann, Spalletti e Chiellini come garante dell’identità. La narrazione sembra stia cambiando. E quando cambia la narrazione, spesso le decisioni sono già state prese.
  3. La Juventus rilanciata da Luciano Spalletti non vuole fermarsi alla vittoria di Bergamo. Primo obiettivo conquistare il pass per la prossima Champions League, ma il mercato estivo non dipenderà solamente da quello. La conferma arriva direttamente dall'Ad bianconero, Damien Comolli, che ha parlato a margine di un evento di Juventus One, la squadra paralimpica del club di Torino: "Il mercato estivo della Juventus sarà ambizioso a prescindere da come finirà questo campionato. Sappiamo e sentiamo che la Juve attrae giocatori importanti, che vogliono venire qui perché siamo la Juve, non solo se ci qualifichiamo in Champions. A livello finanziario è meglio se ci andiamo, ma saremo ambiziosi a prescindere". Dopo Spalletti, Vlahovic il prossimo rinnovo? Comolli frena, ma apre ad altre novità: "Potremmo avere delle news nei prossimi giorni per quanto riguarda un nuovo rinnovo, ma non di Vlahovic. Su Dusan ho sempre detto che avremmo parlato a fine stagione e così sarà. Ci sono stati dei colloqui, ma niente accadrà prima della fine della stagione". Il dirigente sottolinea il grande lavoro dell'allenatore: "Tutto sta andando in modo positivo, adesso abbiamo davanti sei finali e dobbiamo continuare a giocare. Ma da quando Luciano è arrivato stiamo ottenendo dei risultati. Con lui abbiamo ottenuto 48 punti in 24 partite, un rendimento da secondo posto nel periodo. I giocatori sono molto vicino a Luciano, ora vogliamo stabilità e continuità. Non si può garantire che vinceremo, ma faremo tutto ciò che possiamo per farlo". Fonte: Sportmediaset
  4. La Juventus dà il benvenuto a Damien Comolli, che, dal 4 giugno 2025, entra in Società assumendo il ruolo di Direttore Generale, con riporto diretto al Chief Executive Officer Maurizio Scanavino. Leader di consolidata esperienza internazionale, Damien Comolli porta con sé un bagaglio importante di competenze tecniche, gestionali e strategiche, maturate in oltre trent’anni di esperienza ai vertici del calcio europeo. Ha ricoperto ruoli chiave in club prestigiosi come Arsenal, Tottenham Hotspur, Liverpool, Fenerbahçe e, più recentemente, Tolosa, dove ha guidato il club alla promozione in Ligue 1 e alla vittoria della Coupe de France. Damien Comolli avrà la responsabilità dell’Area Sportiva maschile e delle Direzioni Marketing e Commerciale. A suo riporto opererà Giorgio Chiellini, figura storica della Società che da sempre incarna i valori e lo spirito di Juventus, nel ruolo di Director of Football Strategy. Con questa nomina, Juventus rafforza ulteriormente la propria struttura organizzativa, nell’ottica di un percorso di crescita mirato ad affrontare le nuove sfide con forte determinazione e rinnovata ambizione. Maurizio Scanavino: «Diamo il benvenuto e auguriamo buon lavoro a Damien Comolli. La sua professionalità e la sua esperienza saranno fondamentali nel percorso di rafforzamento della Juventus». Damien Comolli: «Sono felice e onorato di entrare a fare parte di una Società unica, per storia, identità e prospettive. Metterò a disposizione di Juventus la mia esperienza fin dal primo giorno con l’obiettivo di essere vincenti come deve essere la Juventus e come meritano i nostri tifosi». Benvenuto Direttore,il lavoro da fare è tanto,tantissimo,ma noi siamo con te...cerca di onorare la storia del nostro glorioso club.
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