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  1. Fabio Paratici ha parlato ai microfoni di Alessandro Alciato di Sky Sport. Ecco le sue parole riportate da TuttoJuve.com: Quando è nata l'idea folle? "L'idea folle è nata dopo la prima partita qua, quando Cristiano ha ricevuto la standing ovation, dopo il gol in rovesciata. Durante la settimana ci siamo sentiti con il suo agente. Ha detto: 'Guarda, lui è rimasto colpito da tutta questa attenzione che ha ricevuto. E' rimasto colpito e vorrebbe venire a giocare alla Juve un giorno'. E io ho detto: va bene, sì, capisco, nei sogni di tanti, ci sono tanti sogni, ma pochi si avverano. Poi invece quando ci siamo rincontrati per Cancelo, mi ha spiegato bene la situazione che c'era, noi abbiamo recepito l'idea. Io ne ho parlato col presidente in primis, perchè giustamente bisognava far quadrare i numeri, che erano la parte più difficile dell'operazione. Lui ha preso tempo qualche ora, poi mi ha detto: 'Guarda, vai avanti, prova a vedere se veramente c'è questa opportunità'. L'opportunità era concreta, era un'occasione unica di portare un giocatore che è universalmente riconosciuto come il più forte giocatore del mondo, il più determinante, anche quello che ha vinto più titoli, quindi quando le trattative sono fatte tra due grandi, neanche club, ma quasi istituzioni come la Juve e il Real Madrid, e hai una terza parte che è la volontà del giocatore, e una grande professionalità da parte degli agenti del giocatore, è chiaro che poi diventa più facile fare business e fare i trasferimenti". Date una stella a quest'uomo!
  2. Inanzitutto non rimprovero nulla ai ragazzi che hanno dato tutto e di piu, facendo una rimonta che per molti (in parte anche il sottoscritto), non ci credevano. Detto questo pero, credo che Allegri poteva fare meglio, e non e solo in questa partita, ma in troppe partite dove abbiamo subito troppo il possesso palla degl'avversari. Ricordo ad esempio, a Torino contro il Tottenham dove andiamo avanti 2-0 e facciamo 60 minuto davanti alla nostra area di rigore. Quasi stesso discorso al ritorno, quando solo due singole giocate del pipita riescono a sollevarci. E in certi lunghi tratti a Torino contro il Real e anche al ritorno. Parlo di 3 fattori fondamentali secondo me a questi livelli: 1. Mancanza di pressing di tutta la squadra, e non di 2 o 3 giocatori soli, 2. Mancanza di intensita di gioco, e 3. L'abbassare troppo il nostro baricentro. Secondo me se non miglioriamo sotto questi 3 aspetti, ci compliciamo la vita da soli, perche regalare 70 metri di campo a questi livelli puo risultare fatale. Nel mio concetto di calcio, si deve sempre giocare la palla, anche quando non c'e l'hai, e quindi non indietreggiare quando l'avversario prende palla, ma aggredirlo subito, sopratutto il portatore di palla, chiudendo ogno linea di passaggio corto, con tutto il collettivo, per minimizzare gli spazi dei passaggi corti, e costringere l'avversario a giocare palla lunga. Intendiamoci il pressing lo dobbiamo fare anche nelle gare di campionato, perche non si puo cambiare modo di giocare in 2 giorni, ma bisogna farla diventare un abbitudine regolare. Pultroppo aime le insufficienze di certe squadre in campionato non aiutano, perche ci rilassiamo e abbassiamo anche l'intensita, e quindi e molto difficile a volte cambiare marcia in Champions. Ecco pero forsi il nocciole tattico e proprio questo, cioe non sentirsi appagati in campionato su un 2-0, o un 3-1, ma continuare a pressarli alti e ettaccare con alta intensita. Ecco forse soli cosi si arriva a giocare con piu intensita, con piu pressing alto e un baricentro alto, contro squadre di alto livello in Champions. Stessa cosa aveva fatto Heynckes con il Bayern, tanto per fare un espempio, quando aveva vinto il triplete, pur giocando in un campionato come strafavoriti, gia ma vincendo con dei risultati pazzeschi in campionato.
  3. Arrivano dai giornalisti francesi alcune delucidazioni sulle parole usate da Benatia. Il termine "viol" in lingua francofona è comune nel gergo calcistico (come da noi "c'hanno ammazzato", "c'hanno fottuto", ecc), e non ha lo stesso senso "tout court" che può avere in Italia. Così come il "vaffa" lì assume un significato molto più pesante rispetto a quello usato nel nostro Paese. È una questione di peso e abitudine gergale data alle varie terminologie, che tradotte (perchè Benatia ha parlato in francese) possono indurre in errore. L'ha chiarito il giornalista Valentin Pauluzzi, dicendo come lì la cosa sia passata, appunto, inosservata, e che non sarebbe MAI montato un caso del genere. Alla luce di questo ognuno potrà trarre le proprie conclusioni. Certo è che se già prima la satira appariva pesante (ma in un certo senso aveva qualcosa a cui agganciarsi per poter rivendicare il diritto di esserlo), ora lo sembra molto di più, anzi, potremmo dire che è un buco nell'acqua dovuto ad un significato storpiato delle parole. Un non-sense insomma. Per intenderci... immaginate di vedervi imputati in una querelle pubblica solo per aver detto che "quel gol c'ha ammazzati", magari da qualcuno che in tutta risposta vi mette al pubblico ludibrio dicendo "sparati un colpo in faccia". Ecco... al di là della reazione più o meno istintiva che si possa avere, trovarcisi non deve essere proprio bellissimo. A questo punto, per stemperare, diciamo a Crozza che se oggi ha visto in giro una foto di Benatia con accanto un "31"... stia tranquillo, si tratta degli anni!
  4. Questa doppia sfida col Real ci ha dimostrato due cose: fino a che punto possiamo essere umani, con i nostri limiti, e quanto possiamo essere giganti, nel superarli. L’orgoglio che ne scaturisce è di quelli senza tempo, di quelli che contraddistinguono un’identità. Stiamo vivendo un romanzo fantastico, siamo anche noi protagonisti quotidiani di un libro magnifico. Lo siamo da sempre, tutti i giorni, col nostro semplice amare la maglia. Ma quando assisti ad imprese che si ripetono nel tempo, negli anni, portate avanti da una squadra che non molla mai nulla (nulla!), credendoci anche quando sembra davvero impossibile, allora non si tratta più del “semplice” risultato di una partita o di una competizione, si entra nell’ambito delle lezioni di vita. Ed è un vero peccato che ci sia qualcuno che non riesca nemmeno a recepirle queste lezioni di vita, perso quotidianamente dietro vessilli personali o paturnie da difendere. Non so voi ma personalmente mi sono avvicinato a questa partita con uno spirito diviso a metà. Da una parte la solita voglia di scendere in campo e vincere che avevo già sin dopo la gara d’andata (troppo bistrattata quando invece in parità numerica fu assolutamente buona); quindi il solito nervosismo, i soliti riti, la gente che ti fa delle domande e tu ovviamente non rispondi, perso con lo sguardo nel vuoto, eccetera. Dall’altra una vocina, forse per la prima volta, mi suggeriva di non illudermi troppo per non soffrire dopo. Mi diceva “ma hai visto che scemi i giocatori della tua squadra a postare dichiarazioni d’intenti sui social? Hai visto Marchisio, che nemmeno sta giocando, come parla di lottare perché ancora non è tutto perso? Hai sentito Allegri che chiede di non salire sull’aereo a chi non ci crede o Pjanic dire che ok, sarà difficile, ma non impossibile?” Sì, tu li hai visti e sentiti. E pensi che dev’essere questo, probabilmente, che negli ultimi anni ha fatto sì che la Juve andasse spavalda in tutti gli stadi d’Europa (tutti)! E’ questo che l’ha fatta andare al Westfalen Stadion di Dortmund a fargliene 3; è questo che le ha permesso di andarsi a prendere una qualificazione al Bernabeu, unica negli ultimi 5 anni ad eliminare quelli là; è questo che l’ha fatta andare all’Allianz Arena di Monaco e vincere la partita fino alla mancata spazzata finale; è questo che le ha permesso di vincere (non di uscire con un “buon pareggio”, ma ancora di vincere) al City of Manchester, al Sánchez-Pizjuán, o al Do Dragao; è questo che le ha permesso di farne 3 al Barça riuscendo nell’impresa di essere una fra le sole tre squadre in Europa negli ultimi 10 anni a non perdere al Camp Nou (senza subire reti contro un trio fuori categoria); è questo che le ha permesso di vincere nel tempio di Wembley quando sembrava un pugile alle corde. Tutto ciò (e molto altro) raccolto in quattro anni, non in 15! Vittorie, esaltazioni europee, emozioni, momenti straordinari di juventinità tutti compressi in successione, come raramente successo. E’ questo che, nell’infuocato post partita del Bernabeu, deve aver fatto dire a Buffon (mi inchino, oh mito), alla sua ultima, perfetta, partita internazionale, una frase passata in secondo piano nel marasma dell’adrenalina e delle recriminazioni: “Sono orgoglioso perché sapevo che se c’era una squadra al mondo capace di compiere un’impresa del genere, venendo a rimontare 3 gol al Bernabeu contro il Real Madrid, quella poteva essere solo la Juventus”. Già, una grande squadra europea, in grado di vincere oltre ogni confine, OVUNQUE! Ovvio che essere privati a 20 secondi dalla fine di una delle più grandi imprese della storia del calcio fa incazzare, specie per com’è scaturita l’eliminazione. Anche perché pensavi di averle viste tutte, ma davvero TUTTE! Episodi ed accadimenti unici, e pure quei pochi che unici non sono… lo diventano nell’aggiungersi a tutti gli altri in un loro maledetto susseguirsi degli “eventi”. Ma quest’ultimo mancava. Mancava a quella collezione di bastardate del destino che possiamo vantare solo noi. Una fantastica doppia sfida del genere decisa a 20 secondi dalla fine da un episodio che definire grigio è dire poco, visto che persino la maggiorparte di ex arbitri o di ex giocatori (compresi quelli non certamente “juventini” come Maradona e Batistuta) lo ha condannato. Poi certo, a fare da contraltare a chi ne parla in buonafede ci sono anche tanti professionisti dell’ipocrisia… mi piacerebbe sentirli esprimersi se lo stesso episodio dovesse decidere un’ipotetica finale di Coppa del Mondo in Germania con l’Italia protagonista e vittima proprio contro i padroni di casa, a 20 secondi dalla fine! Ci sarebbe da ridere! Ma detto ciò l’impresa rimane tale. Bastano un paio di dati: 1) in tutta la storia della Coppa Campioni e Champions League il Real non aveva mai perso in casa con 3 gol di scarto, e solo 4, solo 4 volte in 62 anni, con 2 gol di scarto (contro Bayern, Ajax, Barcellona e Juventus, che diventa la prima, dunque, ad esserci riuscita per due volte); 2) il Real era andato in gol in 110 delle precedenti 114 partite. Ecco perché addirittura “lamentarsi”, puntando il dito contro qualcuno, lascia il tempo che trova. Perché quel qualcuno aveva realizzato ciò che non era MAI riuscito a nessuno! Per questo motivo non mi viene ancora da parlare di tattiche e roba simile, perché per quanto mi piaccia parlarne, o per quanto mi piacerebbe riportare cosa ho esclamato 10 secondi prima dell'azione del rigore, do precedenza all’emozione di una serata magica, quasi perfetta. L'amarezza provata alla fine è di quelle che percuote l'anima, dannatamente, ma tatuandole addosso l’ennesima dichiarazione d’amore. Tempra il cuore. Ma forse è proprio tutto questo a renderci ogni giorno più forti e ad avere voglia di rigiocare (e rigiocarla) subito! Forse è proprio questa l’ennesima lezione. E spiace per chi non sa godersi pienamente certe emozioni solo al fine di puntellare di continuo il proprio steccato. Sì, è un vero peccato che questa squadra meravigliosa spesso non venga trattata come merita, sia all’esterno che all’interno del suo habitat. L’esterno lo conosciamo, fatto da chi si lamenta da 20 o 30 anni ancora per un singolo episodio; da chi non si presenta alle premiazioni e si reputa un tartassato quando qualsiasi ricerca li indica come i più favoriti in assoluto; da chi lo scorso anno imbrattò gli spogliatoi del nostro stadio per un punto in campionato che spostava zero, non per una mancata semifinale di Champions che sposta decine di milioni; dal solito tristissimo pennivendolismo italiota che sta seriamente rovinando la cultura calcistica di questo paese; e così via. Ora, che attrezzi del genere facciano la morale a chi non ha mai utilizzato i loro mezzucci lascia il tempo che trova, è come sentire Varriale dare lezioni di imparzialità: un comico controsenso. Che però negli ultimi tempi si sia palesato un andazzo che anche tra di noi è andato oltre la normale critica, sfociando in parossismi ai limiti dell’inspiegabile, in accuse e fazionismi verbalmente violenti contro questo o quel singolo, è molto meno comprensibile. Si è letto di tutto, dalle analisi psicologiche delle conferenze stampa che ti farebbero vincere o perdere le partite (roba che in confronto Guardiola non dovrebbe più vincere nemmeno una coppa di quartiere, per come parla in conferenza) alla mancanza di palle dell’allenatore che sarebbe succube di Tizio o Caio (dimenticando che lo scorso anno era talmente un succube che sgabellò Sempronio). Dal profetizzare che “se giocano Questo o Quello abbiamo già perso” al voler vedere ceduti, per un singolo errore, pilastri della squadra che stanno esprimendosi a livelli altissimi da anni. Dall’esaltazione perenne del prossimo alla derisione continua dei nostri, in taluni casi basandosi su deduzioni che diventano mode o su elementi quali “l’andatura”, “lo sguardo”… roba da riportare alla mente “l’occhio della madre” di fantozziana memoria. Ecco: questa partita ha rappresentato l’ennesima risposta a certi rosari. Perché le critiche basate su qualcosa di concreto sono necessarie per migliorare, sono nel nostro dna; ma trascendere fino a certi livelli, smontando e infamando chiunque in favore di questo o quel preconcetto, di questo o quel dogma, talvolta fa pensare che alcuni, questa squadra che va ovunque in Europa a testa altissima, non la meritino. Alla fine anche una delusione sportiva offre sempre un'opportunità: quella di imparare qualcosa. Soprattutto per “aiutarsi”, per cercare di maturare da soli le proprie risposte ai tanti (troppi) luoghi comuni che circondano il calcio. Chi è disposto ad apprendere apprende. Gli altri troveranno sempre nelle frasi fatte e nei preconcetti le risposte a tutto. Prendiamola allora come l’occasione per ripartire. Sia come squadra, che mi auguro possa trarre nuovamente fiducia per l’avventura del prossimo anno (esattamente come la Champions del 2016/17 iniziò dalla partita di Monaco dell’anno prima); partite del genere fanno acquisire sempre nuove consapevolezze, perchè si è dimostrato ancora una volta di poter guardare in faccia chiunque, e di poterlo fare cercando di essere “più bravo” rispetto a chi è “più forte” di te. E sia come tifoseria, che spero non abbia mai un pensiero unico, che non rinunci mai alla propria capacità di autocritica… ma che quantomeno provi a nutrirsi un po’ più di orgoglio stemperando alcuni pregiudizi, cercando di marciare, dunque, un po’ più compatta contro chi ci vuole male e accanto ad una squadra che sta segnando un’epoca, in Italia come in Europa. - Leevancleef -
  5. invio richiesta qui http://sport.aworldofevents.net Prezzi PACCHETTO HOTEL 4* & BIGLIETTO PARTITA Pacchetto Hotel+Biglietto 290,00 Euro a persona in Camera Doppia/Matrimoniale 380,00 Euro a persona in Camera Singola Costo Notte Supplementare da aggiungere 130,00 Euro a persona a notte in Camera Doppia/Matrimoniale 230,00 Euro a persona a notte in Camera Singola *Camere TRIPLE NON DISPONIBILI 1: Non è prevista la vendita del solo biglietto partita. Il biglietto può essere venduto solo se abbinato a un servizio turistico. 2: come da regolamento e indicazioni UEFA, AWE – A World of Events, avendo a disposizione solamente biglietti partita nel Settore Ospiti, può vendere gli stessi a tutti i tifosi ad esclusione dei residenti o dei cittadini di nazionalità SPAGNOLA, ovvero della squadra di calcio che ospita la Juventus in occasione della partita in oggetto. 3: il pacchetto hotel 4* + biglietto partita non include nessun trasferimento, ogni spostamento sul posto, da/per l’aeroporto, da/per lo stadio, etc. rimane a cura, organizzazione e carico di ogni singolo cliente. 4: i voli da/per l’Italia per raggiungere MADRID non sono inclusi nel pacchetto e rimangono a cura e carico di ogni singolo partecipante. 5: Per ragioni di sicurezza, ogni biglietto (fa fede la matrice dello stesso) è associato ad un nominativo. I biglietti partita che verranno presentati all'ingresso allo stadio dovranno combaciare con i nominativi fornitici in fase di prenotazione, in quanto potrebbero avvenire in loco dei controlli sulla corrispondenza tra quanto trasmesso alla polizia locale e il detentore fisico del biglietto che si presenta allo stadio. - La consegna dei biglietti per la partita avverrà per tutti in loco. Luogo e orari di distribuzione verranno comunicati successivamente. Si consiglia pertanto di recarsi nella città di destinazione entro la mattina del giorno della partita. - Il biglietto per la partita è nominativo e verrà consegnato solo ed esclusivamente all’intestatario mostrando il documento di identità corrispondente. I minori non possono ritirare direttamente ma dovranno essere insieme ad un genitore e sempre presenti. INFORMAZIONI PER I J1897 E B&W MEMBER Real Madrid v Juventus 11.04.2018 - h. 20.45 Prezzo €105 (per biglietto) I biglietti riservati agli Juventus Member sono allocati nel Settore Ospiti. La selezione avverrà in base all’ordine di arrivo delle candidature sino ad esaurimento dei posti disponibili e i J1897 Member avranno la precedenza. Ti informiamo inoltre che, al momento dell'acquisto dei biglietti, dovrai fornire tutti i dettagli del tuo viaggio. Invia la tua candidatura entro il 25/03/2018. Ogni J1897 o Black&White/Premium Member potrà acquistare fino a 2 biglietti a condizione che anche l'accompagnatore sia J1897, Black&White/Premium o Junior Member. Non è necessario essere in possesso della Tessera del Tifoso e non è in alcun caso consentito il cambio nominativo. Si ricorda che la candidatura sarà considerata valida se la Membership risulterà attiva alla data dell’evento.
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