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BeppeFurino

Google dichiara guerra a odio e fake news: vita nuova per lʼalgoritmo

Post in rilievo

Il motore online numero uno al mondo fa pesare di più siti autorevoli e pagine web di qualità per abbattere i risultati fuorvianti e offensivi nelle ricerche in Rete. E chiede aiuto ai suoi utenti

 

Google dichiara guerra a fake news e contenuti violenti e offensivi. La strategia passa attraverso cambiamenti "strutturali" all'algoritmo che regola il funzionamento del motore di ricerca, che darà la precedenza a pagine web di qualità. La regola d'oro sarà quella di assegnare un peso maggiore a contenuti legati a fonti autorevoli, facendo sempre più attenzione alle segnalazioni di foto o testi inappropriati.

 

Via i "bachi" dal sistema - L'obiettivo è quello di annientare fake news e contenuti online fuorvianti o messaggi d'odio. Gli utenti vengono coinvolti direttamente in particolare attraverso gli strumenti di feedback su due funzioni del motore: il completamento automatico delle ricerche, finito sotto accusa per aver dato anche suggerimenti razzisti e sessisti; e gli snippet, vale a dire frammenti, che estrapolano dal motore di ricerca brevi contenuti, tratti non sempre da siti pertinenti e autorevoli.

 

In collaborazione con gli utenti - Da ora in poi gli utenti potranno segnalare i testi dei suggerimenti e degli snippet indicando se li valutano violenti, offensivi, sessualmente espliciti, inutili o falsi.

 

Sono poi stati messi in campo cambiamenti riguardanti il sistema di posizionamento di una pagina nel motore stesso, che tiene conto di centinaia di fattori diversi, bilanciandoli tra oro. Anche in questo caso, con un peso maggiore al fattore autorevolezza. Attraverso questi accorgimenti, i contenuti di scarsa qualità saranno retrocessi e si eviteranno così problemi come quello scoppiato qualche mese fa sui risultati che negano l'Olocausto.

 

Privilegiare l'autorevolezza e la qualità - Altri cambiamenti riguardano il sistema di posizionamento di una pagina nel motore di ricerca che tiene conto e bilancia centinaia di fattori diversi. D'ora in poi al fattore dell'autorevolezza sarà assegnato un peso maggiore. Un modo per "far retrocedere contenuti di scarsa qualità" e per evitare "problemi" come quello scoppiato a dicembre sui risultati che negano l'Olocausto.

 

Risultati fuorvianti nello 0,25% delle ricerche - L'obiettivo sarà raggiunto a lungo termine, scrive Techcrunch.com, ma i cambiamenti messi in atto potranno dare qualche risultato anche in tempi brevi. Secondo quanto risulta a Google, si trovano contenuti "offensivi o gravemente fuorvianti" nello 0,25% dei casi di ricerche assolutamente "neutre". Una percentuale apparentemente bassa, ma che riguarda comunque un numero rilevante di naviganti. Ecco perché l'aggiustamento sul fronte della "qualità della ricerca" risulta fondamentale: dare maggiore peso ai siti di qualità significa assicurarsi più credibilità e minimizzare i rischi di "deviare" verso pagine ambigue o comunque poco attendibili. Le segnalazioni degli utenti non hanno riflessi diretti sul sistema di ricerca, ma aiutano chi gestisce il motore a identificare i possibili "bag" in cui l'algoritmo può incorrere dando come risultato contenuti offensivi o fake news

(TGCOM24)

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E le notizie dell'Inter che fine faranno allora?

 

Inviato dal mio A0001 utilizzando Tapatalk

E Pistocchio? sefz

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Cioè questo significa che la scuola obbligatoria ha fallito, perchè non siamo in grado di valutare con la nostra testa, attraverso un lavoro di confronto e di valutazione delle fonti, cosa è (o ci pare) più vero, ma abbiamo bisogno che qualcuno lo faccia per noi... Su che basi poi, non importa...

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Cioè questo significa che la scuola obbligatoria ha fallito, perchè non siamo in grado di valutare con la nostra testa, attraverso un lavoro di confronto e di valutazione delle fonti, cosa è (o ci pare) più vero, ma abbiamo bisogno che qualcuno lo faccia per noi... Su che basi poi, non importa...

 

Basta farsi un giro su Facebook per capirlo...e non parlo solo di gente che condivide fake news abbastanza ignoranti, ma gente ancora convinta che ci siano partite di iPhone d'avanzo nei magazzini che provano a vincere, senza contare la grammatica

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.uhm Morale :

I Poteri Forti si sono accorti che il popolo-bue comincia a non seguire più quello che insegna il mainstream ( vedi la Brexit , l'elezione Trump , il Referendum in Italia , ecc.) ed è corso ai "ripari" .

Il tema della libertà di informazione è un tema importantissimo da difendere , e Chi ha in mano il potere lo sa , adesso si preoccupa di imbavagliare la libera informazione .

 

Io direi che :

negli ultimi anni, nel mondo, chi ha prodotto fake news NON sono tanto i blogger, i siti indipendenti, quelli che cercano come navi corsari, benemerite, di aprire degli spiragli nel pensiero unico cosiddetto mainstream.

Il problema non è lì: il problema è stato spesso di Chi ha fabbricato notizie false, e su questo ha anche costruito guerre, speculazioni finanziarie ai danni dei popoli .

 

Il vero obiettivo della campagna contro le " fake news " non erano certo quei cialtroni che infestano il web di notizie false, razziste e irresponsabili per acchiappare clic, che pure ci sono e da chissà chi sono mossi.

No... , il vero obiettivo politico è ogni forma di dissidenza informativa, ogni voce non inserita in quell’oligopolio che controlla – in sostanziale totalitarismo – la galassia dei media tradizionali, un mainstream in radicale crisi di credibilità . .uffa

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.uhm Morale :

I Poteri Forti si sono accorti che il popolo-bue comincia a non seguire più quello che insegna il mainstream ( vedi la Brexit , l'elezione Trump , il Referendum in Italia , ecc.) ed è corso ai "ripari" .

Il tema della libertà di informazione è un tema importantissimo da difendere , e Chi ha in mano il potere lo sa , adesso si preoccupa di imbavagliare la libera informazione .

 

Io direi che :

negli ultimi anni, nel mondo, chi ha prodotto fake news NON sono tanto i blogger, i siti indipendenti, quelli che cercano come navi corsari, benemerite, di aprire degli spiragli nel pensiero unico cosiddetto mainstream.

Il problema non è lì: il problema è stato spesso di Chi ha fabbricato notizie false, e su questo ha anche costruito guerre, speculazioni finanziarie ai danni dei popoli .

 

Il vero obiettivo della campagna contro le " fake news " non erano certo quei cialtroni che infestano il web di notizie false, razziste e irresponsabili per acchiappare clic, che pure ci sono e da chissà chi sono mossi.

No... , il vero obiettivo politico è ogni forma di dissidenza informativa, ogni voce non inserita in quell’oligopolio che controlla – in sostanziale totalitarismo – la galassia dei media tradizionali, un mainstream in radicale crisi di credibilità . .uffa

 

Quindi per te in sostanza Repubblica, Il Giornale, Libero e Il Manifesto sono la stessa cosa? Perché sono tutti "mainstream"! Eppure io ci leggo cose agli antipodi, se su Repubblica dicono bianco su Libero dicono nero, se Il Manifesto parla bene di una cosa Il Giornale la critica, ecc. Non è che chi la pensa diversamente da te è "schiavo", "manipolato dai media mainstream" e via dicendo, semplicemente ha idee diverse dalle tue. Le fake news sono una cosa chiara e ben definita, sono manipolazione e inganno, è un OBBLIGO combatterle visti i danni che fanno. E nell'era del web e dei social circolano più fake news che notizie vere, tanto che anche i giornali "seri" a volte ci cascano e riportano certe notizie senza andare a verificare. Esempio banale quella del "killer di Facebook" di 10 giorni fa, un afro-americano, con la barba lunga, diventa su alcuni siti di "controinformazione" uno dell'Isis! Uno che si chiama Steve Stephens e che ha perso la testa per un litigio con la compagna, proprio il tipico adepto dell'Isis. E ti assicuro che certi siti di "controinformazione" hanno battuto molto sulla "barba" come "prova" della loro tesi "islamica". Praticamente per questa gente pure Galileo e Marx, viste le barbe, erano islamici! :patpat:

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Che Google sia di parte non è un mistero. Durante la campagna elettorale statunitense venne provato che venivano sistematicamente omessi dati negativi riguardanti Hillary Clinton. Le multinazionali della Silicon Valley sono tra i poteri forti più influenti ed è impressionante il numero di lobbisti che entravano ed uscivano dalla Casa Bianca.

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.uhm Morale :

I Poteri Forti si sono accorti che il popolo-bue comincia a non seguire più quello che insegna il mainstream ( vedi la Brexit , l'elezione Trump , il Referendum in Italia , ecc.) ed è corso ai "ripari" .

Il tema della libertà di informazione è un tema importantissimo da difendere , e Chi ha in mano il potere lo sa , adesso si preoccupa di imbavagliare la libera informazione .

 

Io direi che :

negli ultimi anni, nel mondo, chi ha prodotto fake news NON sono tanto i blogger, i siti indipendenti, quelli che cercano come navi corsari, benemerite, di aprire degli spiragli nel pensiero unico cosiddetto mainstream.

Il problema non è lì: il problema è stato spesso di Chi ha fabbricato notizie false, e su questo ha anche costruito guerre, speculazioni finanziarie ai danni dei popoli .

 

Il vero obiettivo della campagna contro le " fake news " non erano certo quei cialtroni che infestano il web di notizie false, razziste e irresponsabili per acchiappare clic, che pure ci sono e da chissà chi sono mossi.

No... , il vero obiettivo politico è ogni forma di dissidenza informativa, ogni voce non inserita in quell’oligopolio che controlla – in sostanziale totalitarismo – la galassia dei media tradizionali, un mainstream in radicale crisi di credibilità . .uffa

 

Il tentativo di mettere sotto controllo l'informazione è evidente. Molte fake news sono riportate dai giornali più importanti. Su alcune hanno costruito guerre.

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Che Google sia di parte non è un mistero. Durante la campagna elettorale statunitense venne provato che venivano sistematicamente omessi dati negativi riguardanti Hillary Clinton. Le multinazionali della Silicon Valley sono tra i poteri forti più influenti ed è impressionante il numero di lobbisti che entravano ed uscivano dalla Casa Bianca.

 

In America il lobbying è consentito e trasparente, non è mica un segreto di stato. Che la Silicon Valley fosse con la Clinton è a dir poco scontato, un posto che si basa sull'attirare eccellenze e cervelli da tutto il mondo secondo te si va a schierare con uno che parla di muri e di paesi da cui non si può entrare? Forse non avete capito che la Scienza (e gli uomini di scienza) aborrono una visione chiusa e conservativa del mondo, perché ad un matematico interessa la mente del matematico che ha di fronte, non se mangia spaghetti o cous cous o prega in chiesa o in moschea! Leggiti la storia di Ramanujan e Hardy (o guardati il film "l'uomo che vide l'infinito" che ne parla), capirai perché nessun polo di eccellenza al mondo si schiererà mai con certi elementi alla Trump. La prima donna medaglia Fields al mondo (il Nobel per la matematica in un certo senso) è Maryam Mirzakhani, cittadina americana di origini iraniane. Pensa se nel 99, dopo essersi laureata in Iran, ci fosse stato un Trump al governo in USA. Non sarebbe mai andata ad Harvard e a Stanford, il suo genio probabilmente sarebbe rimasto inespresso. E ci sono migliaia di storie così in USA, considera che più del 50% degli studenti Ph.D in USA non sono americani, che poi sono quelli che fanno eccellere le grandi aziende americane con le loro capacità, quindi è ovvio che Google, Microsoft, Apple, Intel, ecc, non potranno mai stare dalla parte di chi vuole stroncare il loro modello di eccellenza con le sue idee di chiusura al mondo! Il modello della Silicon Valley è globalista per definizione, attirare i migliori talenti del mondo e concentrarli in un unico posto. O pensate veramente che le migliori aziende hi-tech sono quasi tutte americane perché gli americani sono più intelligenti degli altri? :patpat:

P.S: quella di Google che ometteva le notizie negative sulla Clinton l'avrai letta su qualche sito di fake news! .ghgh

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In America il lobbying è consentito e trasparente, non è mica un segreto di stato. Che la Silicon Valley fosse con la Clinton è a dir poco scontato, un posto che si basa sull'attirare eccellenze e cervelli da tutto il mondo secondo te si va a schierare con uno che parla di muri e di paesi da cui non si può entrare? Forse non avete capito che la Scienza (e gli uomini di scienza) aborrono una visione chiusa e conservativa del mondo, perché ad un matematico interessa la mente del matematico che ha di fronte, non se mangia spaghetti o cous cous o prega in chiesa o in moschea! Leggiti la storia di Ramanujan e Hardy (o guardati il film "l'uomo che vide l'infinito" che ne parla), capirai perché nessun polo di eccellenza al mondo si schiererà mai con certi elementi alla Trump. La prima donna medaglia Fields al mondo (il Nobel per la matematica in un certo senso) è Maryam Mirzakhani, cittadina americana di origini iraniane. Pensa se nel 99, dopo essersi laureata in Iran, ci fosse stato un Trump al governo in USA. Non sarebbe mai andata ad Harvard e a Stanford, il suo genio probabilmente sarebbe rimasto inespresso. E ci sono migliaia di storie così in USA, considera che più del 50% degli studenti Ph.D in USA non sono americani, che poi sono quelli che fanno eccellere le grandi aziende americane con le loro capacità, quindi è ovvio che Google, Microsoft, Apple, Intel, ecc, non potranno mai stare dalla parte di chi vuole stroncare il loro modello di eccellenza con le sue idee di chiusura al mondo! Il modello della Silicon Valley è globalista per definizione, attirare i migliori talenti del mondo e concentrarli in un unico posto. O pensate veramente che le migliori aziende hi-tech sono quasi tutte americane perché gli americani sono più intelligenti degli altri? :patpat:

P.S: quella di Google che ometteva le notizie negative sulla Clinton l'avrai letta su qualche sito di fake news! .ghgh

 

Non è una fake news: cerca su Google, lo riportano anche "La Repubblica" e "La Stampa", che porti in palmo di mano.

 

Per quanto riguarda i cervelli hai ragione ma non ho contestato questo: ho sempre sostenuto che l'immigrazione qualificata sia una risorsa, portando l'esempio australiano. Diverso è aprire le porte a tutti senza controllo.

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Non è una fake news: cerca su Google, lo riportano anche "La Repubblica" e "La Stampa", che porti in palmo di mano.

 

Per quanto riguarda i cervelli hai ragione ma non ho contestato questo: ho sempre sostenuto che l'immigrazione qualificata sia una risorsa, portando l'esempio australiano. Diverso è aprire le porte a tutti senza controllo.

 

I nemici dell'immigrazione, alla Trump e Salvini, sono nemici di tutta l'immigrazione per motivi ben più profondi, è inutile girarci attorno, è gente che ha ancora idee da supremazia di un'etnia sull'altra, di disprezzo verso gente con la pelle colorata, che prega in modo diverso e via dicendo, non è che ci vuole tanto, basta leggere cosa scrivono i loro sostenitori in giro sul web.

E poi non è che in USA con Obama, Clinton o non so chi si potesse entrare come se nulla fosse!

 

P.S: su Google e Clinton, tanto per cambiare, trattasi di bufala. http://www.butac.it/google-favorisce-hillary-clinton/

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I nemici dell'immigrazione, alla Trump e Salvini, sono nemici di tutta l'immigrazione per motivi ben più profondi, è inutile girarci attorno, è gente che ha ancora idee da supremazia di un'etnia sull'altra, di disprezzo verso gente con la pelle colorata, che prega in modo diverso e via dicendo, non è che ci vuole tanto, basta leggere cosa scrivono i loro sostenitori in giro sul web.

E poi non è che in USA con Obama, Clinton o non so chi si potesse entrare come se nulla fosse!

 

P.S: su Google e Clinton, tanto per cambiare, trattasi di bufala. http://www.butac.it/google-favorisce-hillary-clinton/

 

Nessuna bufala, se leggi l'articolo, non smonta lo studio, sono solo insinuazioni di risentimenti dell'autore della ricerca e del sito che la ha pubblicata. E aggiungo che rosicano di brutto.

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Nessuna bufala, se leggi l'articolo, non smonta lo studio, sono solo insinuazioni di risentimenti dell'autore della ricerca e del sito che la ha pubblicata. E aggiungo che rosicano di brutto.

 

Veramente dice in modo chiaro che lo studio fa affermazioni generiche corrette (tipo che il web influenza la gente, mi pare evidente, non ci vuole un Ph.D in psicologia per dirlo) dalle quali poi, con insinuazioni personali dell'autore, si parla di Google che favorirebbe la Clinton, senza alcuna prova concreta. E poi spiega alcune dinamiche del funzionamento dei motori di ricerca, dove un candidato può risultare "favorito" semplicemente perché il suo team sa il fatto suo in materia di motori di ricerca e come sfruttarli meglio di quello dell'avversario. E in tutto ciò viene fuori che l'autore della ricerca, a quanto pare, è un nemico di vecchia data di Google per motivi personali. Se per te le insinuazioni basate su osservazioni generiche sono notizie allora un palestinese (quindi prevenuto verso Israele) che dice Isis = Israeli Secret Intelligence Service basandosi sulla sigla non sta insinuando, ma sta dando una notizia!

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Basta farsi un giro su Facebook per capirlo...e non parlo solo di gente che condivide fake news abbastanza ignoranti, ma gente ancora convinta che ci siano partite di iPhone d'avanzo nei magazzini che provano a vincere, senza contare la grammatica

.quotone

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Veramente dice in modo chiaro che lo studio fa affermazioni generiche corrette (tipo che il web influenza la gente, mi pare evidente, non ci vuole un Ph.D in psicologia per dirlo) dalle quali poi, con insinuazioni personali dell'autore, si parla di Google che favorirebbe la Clinton, senza alcuna prova concreta. E poi spiega alcune dinamiche del funzionamento dei motori di ricerca, dove un candidato può risultare "favorito" semplicemente perché il suo team sa il fatto suo in materia di motori di ricerca e come sfruttarli meglio di quello dell'avversario. E in tutto ciò viene fuori che l'autore della ricerca, a quanto pare, è un nemico di vecchia data di Google per motivi personali. Se per te le insinuazioni basate su osservazioni generiche sono notizie allora un palestinese (quindi prevenuto verso Israele) che dice Isis = Israeli Secret Intelligence Service basandosi sulla sigla non sta insinuando, ma sta dando una notizia!

 

Ci sono molte prove basta cercare in rete

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Ci sono molte prove basta cercare in rete

 

Prove che uno PSICOLOGO non può dare visto che non può conoscere tecnicamente come funziona un motore di ricerca, non ne conosco l'algoritmo, ecc! Ma secondo te si rimettono a riscrivere gli algoritmi di Google per la Clinton? Dai!

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Basta farsi un giro su Facebook per capirlo...e non parlo solo di gente che condivide fake news abbastanza ignoranti, ma gente ancora convinta che ci siano partite di iPhone d'avanzo nei magazzini che provano a vincere, senza contare la grammatica

Su facebook c'è gentaglia che crede ancora che la terra sia piatta. E ho detto tutto... sefz

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Prove che uno PSICOLOGO non può dare visto che non può conoscere tecnicamente come funziona un motore di ricerca, non ne conosco l'algoritmo, ecc! Ma secondo te si rimettono a riscrivere gli algoritmi di Google per la Clinton? Dai!

E con molta probabilità se vai a toccare le catene markoviane per "truccare" l'algoritmo fai più danni che altro .ghgh

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Prove che uno PSICOLOGO non può dare visto che non può conoscere tecnicamente come funziona un motore di ricerca, non ne conosco l'algoritmo, ecc! Ma secondo te si rimettono a riscrivere gli algoritmi di Google per la Clinton? Dai!

 

Così Google usa i big data per fare campagna pro-Clinton

 

Assange svela l’impegno del colosso web in campagna elettorale

 

Hillary Clinton con Eric Schmidt, presidente di Alphabet, la holding di Google

Hillary Clinton con Eric Schmidt, presidente di Alphabet, la holding di Google

MASSIMO RUSSO09/06/2016

Google vota Hillary Clinton. E non attraverso l’appoggio finanziario, ma con un impegno diretto nella campagna della candidata democratica alle elezioni presidenziali americane 2016. A sostenerlo è il patron di Wikileaks Julian Assange, da quattro anni rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, per sfuggire a un mandato di cattura svedese.

 

L’attivista australiano per la trasparenza, 45 anni, intervenendo l’altro ieri a distanza in un convegno tenutosi a Mosca al quale ha partecipato anche il presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato che l’azienda californiana «è impegnata direttamente per Hillary». E ha aggiunto: il presidente di Alphabet (la holding di Google ndr) Eric Schmidt «ha costruito una società per condurre la parte digitale della campagna della candidata».

 

Che la Silicon Valley sia in grande maggioranza schierata in favore dei democratici, e in particolare di Hillary, non è una novità. Ma l’addebito, pur provenendo dal leader di un’organizzazione impegnata in una vera e propria battaglia dell’informazione contro l’amministrazione americana, ha un significato particolare. Non si parla infatti di sostegno economico, ma di un intervento strutturale nella gara per la Casa Bianca. Come ha dimostrato Barack Obama, attraverso il digitale e internet si possono raccogliere e analizzare enormi quantità di dati, con l’obiettivo di profilare gli elettori dividendoli in nicchie, da convincere poi con messaggi personalizzati ed eventi costruiti ad hoc città per città. Ciò consente di risparmiare fondi - il denaro è il carburante fondamentale della corsa - e di raccogliere ulteriori finanziamenti porta a porta. Di questo si occupa una startup finanziata proprio da Schmidt, di nome Groundwork. A guidarla è Michael Slaby, tecnologo che ha già preso parte alle campagne di Obama del 2008 e del 2012 ed è stato responsabile della strategia per TomorrowVentures, il fondo di investimento di Schmidt. Secondo una ricostruzione del sito Quartz, Groundwork già l’anno scorso è stata uno dei fornitori più importanti della campagna Clinton, con fatture per 177 mila euro nel solo secondo trimestre. Stando alle stime di Elan Kriegel, uno stratega elettorale, nel 2012 l’utilizzo del digitale nella campagna di Obama è stato decisivo, con un peso per due dei quattro punti percentuali di margine che gli hanno consentito di riconquistare la Casa Bianca.

 

Se Google sostiene Clinton con la tecnologia, Facebook nei giorni scorsi è stata accusata di aver manipolato con un intervento umano i propri algoritmi per depotenziare la visibilità di tematiche care ai conservatori nelle bacheche dei propri utenti. In discussione la modalità con la quale è realizzata la classifica degli argomenti di tendenza, che dovrebbe restituire in modo oggettivo i temi più cari ai lettori. Facebook ha dovuto riaffermare la propria neutralità, sostenendo di «non aver mai utilizzato né di aver intenzione di usare i propri prodotti per influenzare il voto dei cittadini». Un caso simile si era verificato mesi addietro con Twitter, a cui era stata addebitata la censura della campagna con la quale Bernie Sanders, l’allora rivale di Clinton per la nomination, voleva dimostrare le contraddizioni della rivale.

 

Se nel ventesimo secolo l’appoggio a un candidato da parte di un grande giornale faceva discutere, nel ventunesimo lo stesso accade per i giganti del digitale. Soprattutto se l’impegno, del tutto legittimo, non avviene con una presa di posizione trasparente, ma rimane tra le pieghe di algoritmi e piattaforme tecnologiche. Motori e social network, per l’importanza che ormai rivestono, farebbero bene ad abituarsi in fretta ad avere col pubblico lo stesso confronto su fiducia, etica e correttezza che da sempre contraddistingue, nel bene e nel male, la vita di editori e giornali.

 

La Stampa

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Così Google usa i big data per fare campagna pro-Clinton

 

Assange svela l’impegno del colosso web in campagna elettorale

 

Hillary Clinton con Eric Schmidt, presidente di Alphabet, la holding di Google

Hillary Clinton con Eric Schmidt, presidente di Alphabet, la holding di Google

MASSIMO RUSSO09/06/2016

Google vota Hillary Clinton. E non attraverso l’appoggio finanziario, ma con un impegno diretto nella campagna della candidata democratica alle elezioni presidenziali americane 2016. A sostenerlo è il patron di Wikileaks Julian Assange, da quattro anni rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, per sfuggire a un mandato di cattura svedese.

 

L’attivista australiano per la trasparenza, 45 anni, intervenendo l’altro ieri a distanza in un convegno tenutosi a Mosca al quale ha partecipato anche il presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato che l’azienda californiana «è impegnata direttamente per Hillary». E ha aggiunto: il presidente di Alphabet (la holding di Google ndr) Eric Schmidt «ha costruito una società per condurre la parte digitale della campagna della candidata».

 

Che la Silicon Valley sia in grande maggioranza schierata in favore dei democratici, e in particolare di Hillary, non è una novità. Ma l’addebito, pur provenendo dal leader di un’organizzazione impegnata in una vera e propria battaglia dell’informazione contro l’amministrazione americana, ha un significato particolare. Non si parla infatti di sostegno economico, ma di un intervento strutturale nella gara per la Casa Bianca. Come ha dimostrato Barack Obama, attraverso il digitale e internet si possono raccogliere e analizzare enormi quantità di dati, con l’obiettivo di profilare gli elettori dividendoli in nicchie, da convincere poi con messaggi personalizzati ed eventi costruiti ad hoc città per città. Ciò consente di risparmiare fondi - il denaro è il carburante fondamentale della corsa - e di raccogliere ulteriori finanziamenti porta a porta. Di questo si occupa una startup finanziata proprio da Schmidt, di nome Groundwork. A guidarla è Michael Slaby, tecnologo che ha già preso parte alle campagne di Obama del 2008 e del 2012 ed è stato responsabile della strategia per TomorrowVentures, il fondo di investimento di Schmidt. Secondo una ricostruzione del sito Quartz, Groundwork già l’anno scorso è stata uno dei fornitori più importanti della campagna Clinton, con fatture per 177 mila euro nel solo secondo trimestre. Stando alle stime di Elan Kriegel, uno stratega elettorale, nel 2012 l’utilizzo del digitale nella campagna di Obama è stato decisivo, con un peso per due dei quattro punti percentuali di margine che gli hanno consentito di riconquistare la Casa Bianca.

 

Se Google sostiene Clinton con la tecnologia, Facebook nei giorni scorsi è stata accusata di aver manipolato con un intervento umano i propri algoritmi per depotenziare la visibilità di tematiche care ai conservatori nelle bacheche dei propri utenti. In discussione la modalità con la quale è realizzata la classifica degli argomenti di tendenza, che dovrebbe restituire in modo oggettivo i temi più cari ai lettori. Facebook ha dovuto riaffermare la propria neutralità, sostenendo di «non aver mai utilizzato né di aver intenzione di usare i propri prodotti per influenzare il voto dei cittadini». Un caso simile si era verificato mesi addietro con Twitter, a cui era stata addebitata la censura della campagna con la quale Bernie Sanders, l’allora rivale di Clinton per la nomination, voleva dimostrare le contraddizioni della rivale.

 

Se nel ventesimo secolo l’appoggio a un candidato da parte di un grande giornale faceva discutere, nel ventunesimo lo stesso accade per i giganti del digitale. Soprattutto se l’impegno, del tutto legittimo, non avviene con una presa di posizione trasparente, ma rimane tra le pieghe di algoritmi e piattaforme tecnologiche. Motori e social network, per l’importanza che ormai rivestono, farebbero bene ad abituarsi in fretta ad avere col pubblico lo stesso confronto su fiducia, etica e correttezza che da sempre contraddistingue, nel bene e nel male, la vita di editori e giornali.

 

La Stampa

Qui si parla di una cosa ben diversa, non di Google (inteso il motore di ricerca) che favorisce questo o quel candidato con la manipolazione (casomai l'accusa, sempre senza prove, è rivolta a Facebook), ma dell'azienda Google che si schiera con la Clinton tramite finanziamenti e aziende specializzate nel digitale, cosa del tutto legittima nel sistema americano! Una cosa è dire, come avevi sostenuto, che Google inganna gli utenti, altra cosa è dire che Google sostiene un candidato!

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Qui si parla di una cosa ben diversa, non di Google (inteso il motore di ricerca) che favorisce questo o quel candidato con la manipolazione (casomai l'accusa, sempre senza prove, è rivolta a Facebook), ma dell'azienda Google che si schiera con la Clinton tramite finanziamenti e aziende specializzate nel digitale, cosa del tutto legittima nel sistema americano! Una cosa è dire, come avevi sostenuto, che Google inganna gli utenti, altra cosa è dire che Google sostiene un candidato!

 

Google piega le ricerche a favore di Hillary Clinton": uno studio riapre la polemica

 

Una indagine dello psicologo e storico critico di Big G Robert Epstein confermerebbe i dubbi diffusi da alcuni mesi e rilanciati anche da Julian Assange: nella funzione di completamento automatico vengono coperte le associazioni negative al nome della candidata dem

 

di SIMONE COSIMI

12 Settembre, 2016

 

Google manipola le ricerche in favore di Hillary Clinton? Se ne era parlato a più riprese, nei mesi scorsi, finendo perfino per paragonare l'eventualità a quanto accade nell'ultima stagione della popolarissima serie tv House of Cards. La questione aveva assunto una certa rilevanza in particolare lo scorso giugno, quando sia il portale SourceFed (con due video visualizzati milioni di volte) che Julian Assange, fondatore di Wikileaks, avevano accusato Big G di fare leva in particolare sulla funzione di completamento automatico delle ricerche.

 

Quando digitiamo qualcosa nella barra del motore di ricerca il sistema ci restituisce una serie di suggerimenti che completano la frase per "trovare più velocemente le informazioni relative alle tue query di ricerca guardando le previsioni di ricerca", come spiega la stessa Mountain View.

 

Secondo una ricerca firmata dallo psicologo Robert Epstein e pubblicata in esclusiva su Sputnik, le denunce dei mesi scorsi sarebbero confermate: l'autocomplete di Big G proteggerebbe Hillary Clinton, affiancando ai termini più ricercati solo elementi positivi e sotterrando ogni suggerimento di tipo negativo o dubbio. Lo stesso trattamento, ovviamente, non sarebbe riservato al suo avversario Donald Trump né ad altre personalità della scena politica a stelle e strisce.

 

Bisogna partire da un presupposto. Google sceglie come completare le ricerche in base a tre elementi: i termini che stiamo digitando in quel preciso momento, le ricerche precedenti che abbiamo svolto e quelle degli altri utenti, incluse le notizie di tendenza, cioè i temi di cui si clicca di più in una certa area geografica e in un certo momento. Si tratta di una funzionalità lanciata nel 2004 e divenuta parte integrante della ricerca nel 2008. Vale a dire che, anche volendo, è impossibile disattivarla.

 

Un esempio dell'autosuggest: come detto, i risultati in Italia non sembrano filtrati

 

Nell'indagine di Epstein e dei suoi colleghi, che lo scienziato dice di aver voluto pubblicare rapidamente prima di transitare da una pubblicazione scientifica proprio per l'importanza delle sue conclusioni e la vicinanza delle elezioni presidenziali, si prova in sostanza uno schema piuttosto semplice da capire: ad alcune "query", cioè parole inserite nella stringa di Google e relative alla candidata democratica, il completamento affianca solo parole positive o, se non ce ne sono, non mostra alcun suggerimento. Lo stesso non accade con Trump così come, durante le primarie, non è avvenuto con lo sfidante della Clinton, Bernie Sanders, o con quelli di The Donald, fra cui Ted Cruz e Marco Rubio.

 

Qualche esempio. All'inserimento della frase "hillary clinton is" Google risponde con due alternative: "winning" e "awesome". Cioè "vincente" e "grandiosa". Yahoo e Bing producono invece altri suggerimenti come "liar", "criminal", "evil" o "lying crook": "bugiarda", "criminale", "diavolo" e "corrotta bugiarda". Tutto questo quando la frase "hillary clinton is a liar" è in effetti ben più popolare nelle Tendenze di Google di "hillary clinton is awesome".

 

Esiti a cui i ricercatori sono arrivati conducendo ricerche schermandosi attraverso proxy anonimi, quindi senza che Google sapesse nulla della loro storia di utenti, e ripulendo continuamente cache, cookie e fingerprint, cioè eliminando le informazioni relative al computer che utilizzavano per navigare. Insomma, ricercando su Big G nel modo più neutrale possibile. Tutto questo, secondo Epstein e soci, proverebbe la manipolazione manuale, cioè l'esclusione, dalle chiavi di ricerca più diffuse in merito alla Clinton, di qualsiasi completamento automatico negativo.

 

Lo schema è lo stesso e si ripete in numerose altre occasioni. L'autore dell'indagine avvisa però i lettori: "Potreste ottenere risultati diversi", racconta Epstein, proprio perché il vostro background di utenti è diverso e la stessa feature di autocompletamento cambia in continuazione. Ma certo gli esempi sono forti e significativi: per "anti hillary" per esempio non escono suggerimenti mentre per "anti trump" il motore propone "songs", "cartoons" o "delegates".

 

Tuttavia se la chiave di ricerca diventa "anti hillary clinton" di risultati negativi ne spuntano. Come mai questa contraddizione? Non è altro che confusione, risponde Epstein. Google proteggerebbe fondamentalmente le ricerche più popolari, lasciando accoppiamenti negativi in quelle meno diffuse. Tentando con questa condotta di accreditarsi quale piattaforma super partes quando in realtà sta guidando il voto degli elettori.

 

Precedenti ricerche di Epstein insieme a Ronald Roberston della Northeastern University avevano infatti confermato come il cosiddetto Seme, Search engine manipulation effect, potesse traghettare fino al 20% degli elettori indecisi verso il candidato "supportato" dal motore di ricerca. Con tassi che salivano fino all'80% in certe fasce di votanti. Si trattava dell'esposizione di risultati favorevoli nelle pagine contenenti i risultati delle ricerche.

 

In questo caso siamo invece a un passaggio ancora precedente: "Il nuovo effetto che ho descritto in questo saggio - aggiunge lo psicologo dell'American Institute for Behavioral Research and Technology sulle nuove scoperte - cioè un effetto di suggestione, è molto diverso dal Seme ma ha le possibilità di aumentarne l'impatto. Se è possibile spingere surrettiziamente le persone a produrre risultati di ricerca che sono intrinsecamente pregiudizievoli e orientati (fin dal termine inserito, ndr), la battaglia è vinta per metà. Includendo o sopprimendo accoppiamenti negativi nei suggerimenti si può condurre gli utenti a produrre ricerche da una parte all'altra come fossero cani al guinzaglio. E si può utilizzare questa sottile forma di influenza non solo per alterarne le opinioni sui candidati a una qualche elezione ma potenzialmente su ogni cosa".

 

A quest'ultima conclusione Epstein è arrivato dopo un test su 300 persone da 44 diversi Stati americani ai quali è stato chiesto quale, fra quattro suggerimenti proposti da un motore di ricerca, avrebbero cliccato se avessero voluto saperne di più di Mike Pence, candidato vicepresidente repubblicano, o del suo omologo Tim Kaine. L'esperimento ha confermato due aspetti molto noti nelle scienze sociali: pregiudizio della negatività ("negativity bias") e pregiudizio di conferma ("confirmation bias").

 

In sostanza le persone tendono a rispondere e memorizzare meglio stimoli negativi così come ad accordare attenzione e approfondimento ad argomenti che confermino appunto le loro preventive condizioni invece di cercare qualcosa che le contraddica. Nelle prove dell'esperimento, senza sorprese, gli utenti cliccavano l'unico suggerimento negativo per il 40% delle volte, almeno il doppio di quanto ci si aspetterebbe disponendo di quattro risultati proposti più un quinto da digitale manualmente. Fra gli elettori indecisi, quelli che stabiliscono l'esito dei voti più in bilico, i suggerimenti negativi hanno attratto 15 volte più clic dei risultati neutrali.

 

Tornando agli esempi portati a testimonianza delle proprie, fortissime accuse, e in base a ricerche effettuate nel mese di agosto, saltano fuori anche le preoccupazioni sullo stato di salute della Clinton, che ha sospeso la campagna elettorale per una polmonite. Se su Yahoo e Bing digitare semplicemente "hill" o "hillary clinton h" ha in effetti condotto a suggerimenti sulla salute della candidata alla Casa Bianca ("hillary clinton health", "hillary clinton illness" e così via) su Google non è accaduto nulla di tutto ciò. Il più cliccato motore di ricerca restituiva opzioni di autocompletamento del tipo "hillary clinton health care", "hillary clinton headquarter". In un nostro test, "house" ed "height".

 

Anche se in lingua italiana non c'è alcuna censura, visto che i primi suggerimenti al nome dell'ex first lady sono "trombosi", "aneurisma", "malata" e "biografia" (anche se ovviamente, come detto, ciascuno di noi potrebbe ottenerne di differenti). In questa come in altre situazioni l'effetto persisteva anche forzando manualmente il completamento fin quasi verso il risultato voluto dagli scienziati.

 

La Repubblica

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