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Mark Caltagirone

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  1. Mark Caltagirone

    Montero ora è libero. Vi piacerebbe vederlo alla Juve? Dite la VoStra!

    a proposito, ieri in centro a torino ho avvistato iuliano con un piccolo codazzo, era stato il vice di tudor mi pare all'udinese.
  2. Mark Caltagirone

    Ufficiale: Rugani in prestito al Rennes

    a me sembra semplicemente un comunicato scritto con i piedi: "dal prossimo anno" "per un anno" = nel corso di questa stagione "in prestito" : che tipi di prestito? siamo quotati in borsa, è una informazione sensibile per gli investitori "si chiude così una storia" : si chiude? ma se è in prestito! contrattualmente non si chiude un bel niente!
  3. la lista degli atleti operati da Mariani per anno https://www.topphysiospecialist.it/professor-mariani-atleti-operati-2020
  4. Pino per gli amici.
  5. Uffa a me piace vedere la scenetta del jet privato che atterra e il giocatore che scende dalla scaletta, così non c'è poesia
  6. Non lo cacciano a mercato in corso, a ottobre magari si
  7. Per capire il vero valore di Totti occorrerebbe decontestualizzarlo, cosa impossibile a livello pratico. A livello accademico, bisogna prendere atto che ha fatto una carriera - per nulla straordinaria e per sua esplicita scelta - in un contesto assolutamente atipico nel resto del calcio europeo, con la parziale eccezione della vicina città partenopea. L'atipicità è data dal brodo primordiale che lo ha circondato e che ha fatto anche da prisma relativamente alla percezione del medesimo. Brodo primordiale, formato da tante cose: dal non essersi mai spostato dalla sua città e dalla squadra in cui è cresciuto, dall'ambiente romanico in senso lato che lo ha elevato altro che ottavo re di roma bensì a semidio pagano, robe che in Europa si possono vedere solo a Roma appunto o a Napoli... le sceneggiate dei tifosi dopo l'ultima partita, a maggior ragione quelli vip delle tribune e dei salotti, sono l'emblema, lo zenith, di un paese che stra traslando verso il terzo mondo senza neanche rendersene conto. Per non parlare del "doping" mediatico dei media e giornalisti orbitanti intorno all'Urbe, a partire dalla Rai. Tra l'altro parliamo di uno che ha avuto per letteralmente decenni come consulenti alla comunicazione personaggi come Costanzo e indirettamente altri come Verdone, con ridicole operazioni simpatia come il libro delle barzellette sul Totti medesimo. Ora, se si prosciugasse il Totti da tal brodo e gli si facesse fare una normale carriera da top player in un altra, o altre, grandi squadre in Italia o in Europa, sarebbe arrivato a godere a fine carriera di tale considerazione? Altrove gli avrebbero concesso di stare in campo e dettare legge negli spogliatoi fino a 40 e passa anni? Nessuno lo potrà mai sapere. La mia tesi è NO, assolutamente no. Penso che al grande talento tecnico che si ritrovava tra i piedi, sostenuti da un fisico molto forte, non corrispondesse una testa adeguata a livello di carattere, maturità, forse anche intelligenza tout court, quindi adeguata per essere in grado di uscire dalla propria zona di confort (mamma roma e l'ambiente romanista e romano-centrico), adeguata per sapersi inserire in modo vincente nelle nuove realtà, accettando di non essere il "pupo(ne)", ma uno dei tanti. Perchè se vai alla Juve, al Real, al Milan dei tempi per quanto forte ce ne sono parecchi in squadra davvero forti e nessuno ti tratterà da semi-dio a cui tutto è concesso o perdonato. Penso che il primo a saperlo sia lui stesso. Penso che la storia di non aver mai lasciato la Roma non sia per la pantomima dell'"amore" verso la società e città ma per mancanza di autostima (le chiamiamo palle?) nell'affrontare sfide professionali di un livello o due superiori o magari più probabilmente una corretta stima di se stesso e dei propri limiti. Il che mi porta a dire che in realtà Totti è stato un mezzo bluff, ottimamente gestito, gli va dato atto di questo e anche parecchio fortunato. Mezzo bluff perchè il vero campione, quello con la C maiuscola, sa abbinare piedi di altissimo livello ad una testa adeguata alla sfida. A lui la parte caratteriale invece è mancata quasi totalmente. Tutta una serie di azioni e reazioni scomposte, palesemente violente, reiterate più volte nella carriera anche in età "avanzate" stanno a testimoniare il piccolo cabotaggio. Un apporto in nazionale (cioè fuori dal suo guscio di bambagia romanesca) quasi sempre, per non dire proprio sempre, deludente e al di sotto delle aspettative pure. Del Piero, invero, è stato più equilibrato nel rapporto testa-piedi. Pur essendo juventino non sono un fan "senza se e senza ma" di Del Piero. Ad esempio, la storia di Del Piero vero leader penso sia una sonora baggianata anch'essa ben comunicata. Penso che Del Piero fosse probabilmente qualcosa di meno rispetto a Totti da un punto di vista squisitamente tecnico ma fosse, nonostante tutto, parecchio più forte, maturo, affidabile da un punto di vista caratteriale. Al di là del palmares, quindi, reputo, nel complesso e tenuto conto della gravità dell'infortunio, Del Piero meglio di Totti. Fermo restando che entrambi sono stati inferiori a tanti altri attaccanti della loro epoca: i due Ronaldi, Messi, forse Ibra, Zidane, Ronaldinho.
  8. Andrea Pirlo Paul Pogba Andrea Barzagli
  9. ha poco da sputtanare, la frittata l'ha fatta lei, che poi i giornalisti nostri le vadano dietro è un naturale di cui, ma di certo non è prerogativa dei media italiani, gli inglesi sono ben peggio. visto il personaggio anche io sono very happy she leaves.
  10. Corriere di Torino, di oggi Ma a Torino in fondo non si sentiva a casa Una città indietro vent’anni, razzista e discriminatrice, dove veniva scrutata come se fosse una ladra nei negozi o marcata dai cani antidroga come se fosse Pablo Escobar in aeroporto, senza un’offerta culturale in grado di soddisfare il suo bisogno di cittadina del mondo. Questa era sostanzialmente la città di Torino secondo Eniola Aluko, o quantomeno anche questa era la Torino di Aluko leggendo il suo ultimo editoriale per il Guardian, prima della parziale retromarcia di ieri su Instagram («Mi sento privilegiata di aver incontrato italiani di mentalità aperta. Non lascio la Juve per colpa del razzismo»). Ma la Torino di Aluko è stata per diciotto mesi una città che fino a questi ultimi giorni lei aveva vissuto e raccontato attraverso i propri profili social anche in maniera diversa, senza denunce o malesseri lamentati a compagne di squadra o alla Juventus. Una Torino che ha visto Aluko cambiare spesso casa: agli appartamenti in affitto ha sempre preferito AirB&B, ogni trequattro mesi un mini trasloco, restando sempre al Quadrilatero romano. Una delle zone più multietniche di Torino e allo stesso tempo una delle aree della movida, quella dell’aperitivo più che della notte in discoteca. Il prossimo trasloco porterà Aluko nuovamente a Londra, nella sua Inghilterra. Ma in questi diciotto mesi la si poteva incontrare spesso per le vie del centro, sotto i portici di via Roma o in piazza San Carlo, a fare shopping in quei negozi dove si sentiva non esattamente accolta. Più facile trovarla in un museo di giorno che la sera in qualche locale, chi l’ha conosciuta racconta di come non sia mai stata abitudinaria nemmeno nella scelta di bar o ristoranti: molto riservata, serviva un evento speciale per vederla insieme alle altre JWomen, specialmente dopo la partenza di Lianne Sanderson e Ashley Nick, tanti i pranzi in piazza Vittorio Veneto come le passeggiate con loro a Moncalieri. Cittadina del mondo più che di Torino, per motivi professionali e personali Aluko appena possibile tornava nella sua Londra o continuava a viaggiare, anche in Italia. La Juve è stata la sua squadra, forse la sua ultima squadra. Ma Torino non è mai diventata la sua città. Nicola Balice Cioè arrivi in una città per starci, in teoria, un paio di anni e non ti cerchi una casa e te ne sbatti di socializzare con l'ambiente sociale che frequenti quotidianamente... e poi il problema di integrazione sarebbe degli altri? dai su.
  11. sì. perchè capita anche a me. mi fanno posare lo zaino al supermercato, una volta hanno preteso di controllarmi perchè siccome ero uscito da un supermercato senza aver comprato nulla pensavano che mi fossi imboscato qualcosa, alla stazione di Porta Susa sono stato controllato dalla polfer senza che avessi fatto nulla di strano, stavo semplicemente fermo ad aspettare. così come all'imbarco dei traghetti di Porto Torres il 90% delle volte la Gdf mi ferma per controlli, così come all'aeroporto di Schipol siccome ai controlli mi ero dimenticato di togliere dallo zaino un innocuo aggeggio elettronico sono immediatamente stato affiancato da un energumeno in divisa ritrovandomi un Mp5 a 30 cm dal rene . cosa dovrei dedurre? che il mondo ce l'ha con me? che gli olandesi sono razzisti nei confronti degli italiani? che le forze dell'ordine mi prendono di mira perchè sono maschio, bianco, italiano, etero, trentenne o semplicemente che sono cose che capitano o possono capitare a chiunque? basta trovare giustificazioni al paraculismo. la signora l'ha semplicemente fatta fuori dal vaso.
  12. diciamo anche che la signora vive in un ambiente diverso da quello tipico degli expat medi, le stesse italiane sono quasi tutte di fuori Torino/Piemonte (a suo modo sono expat pure loro) e diverse hanno fatto anche esperienze all'estero, lo stesso lavoro poi è un attività internazionale per definizone tra amichevoli, coppe, nazionali, sponsor, media. Da instagram mi pare di avere capito che poi, vedasi l'esempio Salvai-Ekroth, durante i ritiri/trasferte cerchino di abbinare una italiana ad una straniera, proprio per incentivare l'integrazione. diciamo anche che, a differenza dell'expat medio che va all'estero per fare un lavoro normale che è per sua natura stabile e stanziale, l'essere una calciatrice professionista ti porta a dover cambiare squadra/città con una certa frequenza ergo una certa flessibilità e la volontà di ambientarsi dovrebbero far parte del concetto stesso di professionalità, che non è solo prendere soldi per tirare calci ad un pallone. sia le ekroth che questa sono due anagraficamente nella parte calante della carriera e fino all'arrivo alla Juve avevano sempre giocato in patria, magari pure nella città di cui sono originarie o poco ci manca. Ambiscono ad essere equiparate in tutto e per tutto agli uomini ma la sensazione è che di strada a livello di mentalità l'ambiente femminile debba ancora farne parecchia, a partire magari proprio da chi come la Aluko ne è una delle esponenti più mediaticamente in vista. magari poi pensano anche che il calcio femminile in italia sia più arretrato che a casa loro e quindi per il solo fatto di essere straniere debbano essere portate in palmo di mano e vivere di rendita, poi scoprono che il mondo è un po' più complesso e nessuno gli regala nulla e da qui frustrazione e risentimento. poi c'è questa nuova moda, spesso paracula, per cui ci si riempe la bocca con grande nonchalance con termini quali razzismo, sessismo, maschilismo, per cui ogni qual volta c'è qualcosa che urta la tua sensibilità è perchè il cattivone di turno è per l'appunto un uomo o la società in generale che è razzista, maschilista ecc. a volte è effettivamente così, ma molto spesso è solo il normale attrito che il mondo pone nei confronti della vita di chiunque. solo che se sei maschio, etero e bianco non hai diritto a fare la vittima e lo vedi per quello che è, tutti le altre categorie invece hanno assunto negli ultimi anni un istinto pavloviano e paraqulo all'ergersi vittima anche quando non lo si è manipolando la realtà delle cose. e fare leva su questa manipolazione per fare carriere o ottenere cose che non meriterebbero. insomma, siamo al razzismo al contrario.
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