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Mark Caltagirone

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  1. Mark Caltagirone

    [Topic Unico] L'Angolo del Guru

    Intanto Raiola è diventato procuratore anche di Franco Tongya
  2. Mark Caltagirone

    [Topic Unico] L'Angolo del Guru

    Pogba+Martial in cambio di Dybala +2/3 giocatori tra Costa, Rabiot, Sandro, Ramsey... lo farei subito
  3. Non lo cacciano a mercato in corso, a ottobre magari si
  4. Mark Caltagirone

    La straordinaria carriera di Maurizio Sarri

    L'altro giorno Col senno di poi tale dichiarazione di pochi giorni fa, che fece scalpore perchè fece incazzare quelli della lega dilettanti, assume un significato alquanto diverso, verosimilmente Sarri sapeva già la fine a cui era destinato e li ha insultati platealmente, dandogli - di fatto - dei dilettanti. Chissà come si sono incazzati alla Continassa. 😁
  5. Per capire il vero valore di Totti occorrerebbe decontestualizzarlo, cosa impossibile a livello pratico. A livello accademico, bisogna prendere atto che ha fatto una carriera - per nulla straordinaria e per sua esplicita scelta - in un contesto assolutamente atipico nel resto del calcio europeo, con la parziale eccezione della vicina città partenopea. L'atipicità è data dal brodo primordiale che lo ha circondato e che ha fatto anche da prisma relativamente alla percezione del medesimo. Brodo primordiale, formato da tante cose: dal non essersi mai spostato dalla sua città e dalla squadra in cui è cresciuto, dall'ambiente romanico in senso lato che lo ha elevato altro che ottavo re di roma bensì a semidio pagano, robe che in Europa si possono vedere solo a Roma appunto o a Napoli... le sceneggiate dei tifosi dopo l'ultima partita, a maggior ragione quelli vip delle tribune e dei salotti, sono l'emblema, lo zenith, di un paese che stra traslando verso il terzo mondo senza neanche rendersene conto. Per non parlare del "doping" mediatico dei media e giornalisti orbitanti intorno all'Urbe, a partire dalla Rai. Tra l'altro parliamo di uno che ha avuto per letteralmente decenni come consulenti alla comunicazione personaggi come Costanzo e indirettamente altri come Verdone, con ridicole operazioni simpatia come il libro delle barzellette sul Totti medesimo. Ora, se si prosciugasse il Totti da tal brodo e gli si facesse fare una normale carriera da top player in un altra, o altre, grandi squadre in Italia o in Europa, sarebbe arrivato a godere a fine carriera di tale considerazione? Altrove gli avrebbero concesso di stare in campo e dettare legge negli spogliatoi fino a 40 e passa anni? Nessuno lo potrà mai sapere. La mia tesi è NO, assolutamente no. Penso che al grande talento tecnico che si ritrovava tra i piedi, sostenuti da un fisico molto forte, non corrispondesse una testa adeguata a livello di carattere, maturità, forse anche intelligenza tout court, quindi adeguata per essere in grado di uscire dalla propria zona di confort (mamma roma e l'ambiente romanista e romano-centrico), adeguata per sapersi inserire in modo vincente nelle nuove realtà, accettando di non essere il "pupo(ne)", ma uno dei tanti. Perchè se vai alla Juve, al Real, al Milan dei tempi per quanto forte ce ne sono parecchi in squadra davvero forti e nessuno ti tratterà da semi-dio a cui tutto è concesso o perdonato. Penso che il primo a saperlo sia lui stesso. Penso che la storia di non aver mai lasciato la Roma non sia per la pantomima dell'"amore" verso la società e città ma per mancanza di autostima (le chiamiamo palle?) nell'affrontare sfide professionali di un livello o due superiori o magari più probabilmente una corretta stima di se stesso e dei propri limiti. Il che mi porta a dire che in realtà Totti è stato un mezzo bluff, ottimamente gestito, gli va dato atto di questo e anche parecchio fortunato. Mezzo bluff perchè il vero campione, quello con la C maiuscola, sa abbinare piedi di altissimo livello ad una testa adeguata alla sfida. A lui la parte caratteriale invece è mancata quasi totalmente. Tutta una serie di azioni e reazioni scomposte, palesemente violente, reiterate più volte nella carriera anche in età "avanzate" stanno a testimoniare il piccolo cabotaggio. Un apporto in nazionale (cioè fuori dal suo guscio di bambagia romanesca) quasi sempre, per non dire proprio sempre, deludente e al di sotto delle aspettative pure. Del Piero, invero, è stato più equilibrato nel rapporto testa-piedi. Pur essendo juventino non sono un fan "senza se e senza ma" di Del Piero. Ad esempio, la storia di Del Piero vero leader penso sia una sonora baggianata anch'essa ben comunicata. Penso che Del Piero fosse probabilmente qualcosa di meno rispetto a Totti da un punto di vista squisitamente tecnico ma fosse, nonostante tutto, parecchio più forte, maturo, affidabile da un punto di vista caratteriale. Al di là del palmares, quindi, reputo, nel complesso e tenuto conto della gravità dell'infortunio, Del Piero meglio di Totti. Fermo restando che entrambi sono stati inferiori a tanti altri attaccanti della loro epoca: i due Ronaldi, Messi, forse Ibra, Zidane, Ronaldinho.
  6. Andrea Pirlo Paul Pogba Andrea Barzagli
  7. ha poco da sputtanare, la frittata l'ha fatta lei, che poi i giornalisti nostri le vadano dietro è un naturale di cui, ma di certo non è prerogativa dei media italiani, gli inglesi sono ben peggio. visto il personaggio anche io sono very happy she leaves.
  8. Corriere di Torino, di oggi Ma a Torino in fondo non si sentiva a casa Una città indietro vent’anni, razzista e discriminatrice, dove veniva scrutata come se fosse una ladra nei negozi o marcata dai cani antidroga come se fosse Pablo Escobar in aeroporto, senza un’offerta culturale in grado di soddisfare il suo bisogno di cittadina del mondo. Questa era sostanzialmente la città di Torino secondo Eniola Aluko, o quantomeno anche questa era la Torino di Aluko leggendo il suo ultimo editoriale per il Guardian, prima della parziale retromarcia di ieri su Instagram («Mi sento privilegiata di aver incontrato italiani di mentalità aperta. Non lascio la Juve per colpa del razzismo»). Ma la Torino di Aluko è stata per diciotto mesi una città che fino a questi ultimi giorni lei aveva vissuto e raccontato attraverso i propri profili social anche in maniera diversa, senza denunce o malesseri lamentati a compagne di squadra o alla Juventus. Una Torino che ha visto Aluko cambiare spesso casa: agli appartamenti in affitto ha sempre preferito AirB&B, ogni trequattro mesi un mini trasloco, restando sempre al Quadrilatero romano. Una delle zone più multietniche di Torino e allo stesso tempo una delle aree della movida, quella dell’aperitivo più che della notte in discoteca. Il prossimo trasloco porterà Aluko nuovamente a Londra, nella sua Inghilterra. Ma in questi diciotto mesi la si poteva incontrare spesso per le vie del centro, sotto i portici di via Roma o in piazza San Carlo, a fare shopping in quei negozi dove si sentiva non esattamente accolta. Più facile trovarla in un museo di giorno che la sera in qualche locale, chi l’ha conosciuta racconta di come non sia mai stata abitudinaria nemmeno nella scelta di bar o ristoranti: molto riservata, serviva un evento speciale per vederla insieme alle altre JWomen, specialmente dopo la partenza di Lianne Sanderson e Ashley Nick, tanti i pranzi in piazza Vittorio Veneto come le passeggiate con loro a Moncalieri. Cittadina del mondo più che di Torino, per motivi professionali e personali Aluko appena possibile tornava nella sua Londra o continuava a viaggiare, anche in Italia. La Juve è stata la sua squadra, forse la sua ultima squadra. Ma Torino non è mai diventata la sua città. Nicola Balice Cioè arrivi in una città per starci, in teoria, un paio di anni e non ti cerchi una casa e te ne sbatti di socializzare con l'ambiente sociale che frequenti quotidianamente... e poi il problema di integrazione sarebbe degli altri? dai su.
  9. sì. perchè capita anche a me. mi fanno posare lo zaino al supermercato, una volta hanno preteso di controllarmi perchè siccome ero uscito da un supermercato senza aver comprato nulla pensavano che mi fossi imboscato qualcosa, alla stazione di Porta Susa sono stato controllato dalla polfer senza che avessi fatto nulla di strano, stavo semplicemente fermo ad aspettare. così come all'imbarco dei traghetti di Porto Torres il 90% delle volte la Gdf mi ferma per controlli, così come all'aeroporto di Schipol siccome ai controlli mi ero dimenticato di togliere dallo zaino un innocuo aggeggio elettronico sono immediatamente stato affiancato da un energumeno in divisa ritrovandomi un Mp5 a 30 cm dal rene . cosa dovrei dedurre? che il mondo ce l'ha con me? che gli olandesi sono razzisti nei confronti degli italiani? che le forze dell'ordine mi prendono di mira perchè sono maschio, bianco, italiano, etero, trentenne o semplicemente che sono cose che capitano o possono capitare a chiunque? basta trovare giustificazioni al paraculismo. la signora l'ha semplicemente fatta fuori dal vaso.
  10. diciamo anche che la signora vive in un ambiente diverso da quello tipico degli expat medi, le stesse italiane sono quasi tutte di fuori Torino/Piemonte (a suo modo sono expat pure loro) e diverse hanno fatto anche esperienze all'estero, lo stesso lavoro poi è un attività internazionale per definizone tra amichevoli, coppe, nazionali, sponsor, media. Da instagram mi pare di avere capito che poi, vedasi l'esempio Salvai-Ekroth, durante i ritiri/trasferte cerchino di abbinare una italiana ad una straniera, proprio per incentivare l'integrazione. diciamo anche che, a differenza dell'expat medio che va all'estero per fare un lavoro normale che è per sua natura stabile e stanziale, l'essere una calciatrice professionista ti porta a dover cambiare squadra/città con una certa frequenza ergo una certa flessibilità e la volontà di ambientarsi dovrebbero far parte del concetto stesso di professionalità, che non è solo prendere soldi per tirare calci ad un pallone. sia le ekroth che questa sono due anagraficamente nella parte calante della carriera e fino all'arrivo alla Juve avevano sempre giocato in patria, magari pure nella città di cui sono originarie o poco ci manca. Ambiscono ad essere equiparate in tutto e per tutto agli uomini ma la sensazione è che di strada a livello di mentalità l'ambiente femminile debba ancora farne parecchia, a partire magari proprio da chi come la Aluko ne è una delle esponenti più mediaticamente in vista. magari poi pensano anche che il calcio femminile in italia sia più arretrato che a casa loro e quindi per il solo fatto di essere straniere debbano essere portate in palmo di mano e vivere di rendita, poi scoprono che il mondo è un po' più complesso e nessuno gli regala nulla e da qui frustrazione e risentimento. poi c'è questa nuova moda, spesso paracula, per cui ci si riempe la bocca con grande nonchalance con termini quali razzismo, sessismo, maschilismo, per cui ogni qual volta c'è qualcosa che urta la tua sensibilità è perchè il cattivone di turno è per l'appunto un uomo o la società in generale che è razzista, maschilista ecc. a volte è effettivamente così, ma molto spesso è solo il normale attrito che il mondo pone nei confronti della vita di chiunque. solo che se sei maschio, etero e bianco non hai diritto a fare la vittima e lo vedi per quello che è, tutti le altre categorie invece hanno assunto negli ultimi anni un istinto pavloviano e paraqulo all'ergersi vittima anche quando non lo si è manipolando la realtà delle cose. e fare leva su questa manipolazione per fare carriere o ottenere cose che non meriterebbero. insomma, siamo al razzismo al contrario.
  11. Quello che dice la signora Aluko probabilmente ha molto di vero, sia sul fronte "razzismo" che sul fronte scarsità, da un certo punto di vista, dell'offerta di eventi e similia da parte della città di Torino. E non nego che come torinese le sue parole mi facciano male, ma non tanto perchè le dice la signora Aluko, che poi in fondo chissenefrega, quanto semmai che compaiono sul The Guardian, che piaccia o meno è un quotidiano di rilevanza mondiale. Detto ciò da una signora che, da curriculum, non è più una pischella ma donna adulta, laureata, avvocato, titolare di prestigioso master, scrittrice di libri, editorialista del prestigioso The Guardian, consulente della League statunitense ecc. ecc. mi aspetterei, prima di scrivere o all'interno dello scritto stesso una minore superficialità e maggiore capacità di analisi. In estrema sintesi, circa le due questioni di fondo: - razzismo - siamo indietro di 20 anni: siamo indietro di non 20 ma 30-40 anni non nell'integrazione ma nelle dinamiche demografiche circa l'immigrazione dal terzo mondo rispetto alla Gran Bretagna, ma anche Francia, Olanda, Blegio o Germania. Nei primi 4 casi, perchè paesi con forte tradizione coloniale che al superamento di quella fase storica sono stati naturali poli attrattivi dalle ex colonie, nel caso della Germania perchè economia industriale potentissima leader in europa che aveva necessità di manodopera che non aveva in casa quando noi come Italia eravamo ancora poveri e fonte di emigrazione più che punto di arrivo di immigrati (e vale comunque anche per gli altri paesi citati, vedasi ad esempio la strage di italiani nelle miniere belghe) per cui, in Italia popolazione nera,benestante, borghese, inserita a livelli medio-alti nella società è sostanzialmente inesistente. gli unici sono sostanzialmente atleti professionisti (calcio, basket), che li conti sulle dita di un paio di mani in una città italiana. Non è questione di razzismo, e questione di tempi. - Torino che non offre chissà cosa come eventi ecc.: da un lato dipende cosa ti interessa, dall'altro è ovvio che una città di medie dimensioni come è Torino avrà meno offerta rispetto a Londra, da dove proviene, che è una delle 2-3 caput mundi presenti oggi su scala globale. Per cui se pensi di arrivare a Torino (ma vale per il 99% delle città del mondo) e poter avere lo stesso stile di vita che avevi a Londra sei fondamentalmente un cretino o un pavernu, alla faccia della donna di mondo che vuol far credere di essere. Dall'altro lato ancora mi chiedo come una persona che è già impegnatissima facendo allo stesso tempo a) l'atleta professionista, b) la studentessa in un master in un terzo paese, c) la scrittrice/editorialista/consulente, d) pendolare di lusso, visto che la sua famiglia si divide tra Uk e Nigeria... trovi ancora chissà quanto tempo ed energie per dedicarsi a chissà che vita mondana; detto francamente qualcosa non torna. Ergo, una certa superficialità posso comprenderla dalla Petronella di turno, aspirante soubrette e influencer che usa il calcio come leva per farsi notare ma poi sotto il mascara c'è il nulla, ma da una donna con il curriculum della Aluko mi sarei aspettato maggiore moderazione negli argomenti. Perchè se hai "testa", come sembrerebbe avere la signora in questione, non puoi limitarti a guardare la faccia della medaglia che più ti fa comodo, ma dovresti avere la capacità, addirittura l'istinto, di analizzare le cose e capire il perchè delle cose, andando oltre alla superficialità. Quindi delle due l'una: - la signora non è poi tutto questo "genio" che lo storytelling mediatico ci racconta - la signora non è cretina e si rende perfettamente conto dei miei due punti precedenti ma siccome la nouvelle vague dominante sui mass media mainstream, soprattutto se di sinistra come nel caso del Guardian, è buttare tutto in caciara puntando sul razzismo e magari pure sul #metoo (strano che non abbia detto che siamo tutti porcelloni che le mettevano le mani sul * in ogni dove), è un modo per fare notizia (chi l'avrebbe calcolata se si fosse limitata a scrivere che si era stufata e voleva fare altro?), magari pure ergersi a paladina dei diritti ecc. e usare cose del genere come leva per la sua carriera mediatica/dirigenziale/politica. Insomma siamo al classico chiagnere e fottere. Siccome a pensar male si fa peccato e spesso ci si azzecca, probabilmente la signora è probabilmente un mix di entrambi i punti precedenti. Aggiungo poi che, seguendo su instagram la suddetta ma anche la Ekroth e altre, ho notato che nel periodo trascorso qui, le straniere (di nazionalità differenti) stanno sempre tra di loro nel tempo libero, la sensazione è che tendano ad isolarsi dalle italiane. Non so di chi sia colpa, forse di tutti e di nessuno, certo che se sei in terra straniera e passi poi il tempo solo o quasi esclusivamente tra stranieri è un po' difficile integrarsi. Un po' di impegno umano fuori dal campo e di autocritica dalle ultime due straniere andate via in modo polemico forse non guastava. Al netto delle eventuali colpe della Juve, di Torino, dell'Italia, persone così meglio perderle che trovarle.
  12. Egregio, a proposito di non capire e merito. Negli ultimi anni abbiamo avuto la famosa BBC, uno era Bonucci, il più giovane, gli altri due si chiamano Barzagli e Chiellini. Due difensori che in quanto a valore nulla hanno da invidiare a Bonucci, semmai potrebbe essere il contrario. Nessuno di questi ultimi due, all'attuale età di Bonucci, godeva di un contratto così a lunga scadenza come quello di cui attualmente gode Bonucci, che, ricordiamolo, ha ancora 4 anni di contratto e lo copre già fino a 36 anni compiuti. Chiellini, oggi ha 35 anni ed è in scadenza. L'ultimo rinnovo l'ha firmato a 33 anni, quando era di nuovo in scadenza, e valeva per due stagioni. Barzagli anche a 33 anni, in scadenza, firmò un rinnovo biennale e poi di nuovo in scadenza firmò un ultimo rinnovo annuale. Non erano grandi difensori? Non avevano forse mercato? E allora come mai li si è fatti rinnovare all'ultimo quando ormai erano in scadenza, per di più per non più di 1-2 anni mentre Bonucci lo si fa con parecchi anni di anticipo? Dove sta la differenza? La differenza c'è ed è una sola. E non ha nulla a che fare con il merito. Ha a che fare, molto prosaicamente, con il peso dell'ammortamento. Chiellini e Barzagli hanno/avevano un ammortamento pari a 0, Bonucci invece ha un pesante 7 milioni/anno, oltre ad uno stipendio in proporzione molto più anch'esso pesante rispetto agli altri due. Con il rinnovo limeranno il peso dell'ammortamento di 1-1,5 milioni e visto che poi non dicono le cifre è probabile che parallelamente, in cambio dell'estensione, gli limeranno leggermente al ribasso anche lo stipendio spalmandolo su un anno in più portando ad un risparmio totale, a bilancio, di circa 2 milioni l'anno. Hanno scelto un beneficio contabile di breve termine in cambio di un amento del rischio (fisicologico calo delle prestazioni e maggiore probabilità di infortunio dovuto all'età) nel lungo. Da un punto di vista gestionale è discutibile ma è comprensibile se nel breve si hanno problemi a far quadrare i conti. Tutto qui. Poi, se tra una letterina a babbo natale ed una alla befana, piace credere che si rinnovi ad un quasi 33enne un contratto fino a 37 anni, perchè oggi gioca bene quando la curva fisiologica anagraficamente non porterà che ad un peggioramento delle prestazioni e ad un maggiore tasso di indisponibilità, Barza docet, fate pure. Idem con la storia dell'ultimo mega contratto altrove, non solo abbiamo visto quanto la Juve è stata impressionata da questo rischio sempre con Chiellini e Barzagli ma abbiamo visto anche la figura tragicomica di Bonucci quando è andato altrove a prendersi un contratto più ricco. E' ritornato con la coda tra le gambe un anno dopo, e nel frattempo faceva il pendolare con Torino visto che moglie e figli non avevano sloggiato da qui neanche col marito che giocava altrove. Cordialità.
  13. ragazzi avrà 37 anni, ma di cosa stiamo parlando? rinnovo da proporgli al massimo l'anno prima della scadenza se ancora integro e decente in campo
  14. Matias Soulé a Torino Diventa bianconero, da gennaio giocherà con gli Under17 E da qualche giorno Torino è diventata la sua nuova casa. Già da mesi aveva rifiutato il primo contratto da professionista offerto dal suo ormai ex club, il Velez Sarsfield, per anticipare i tempi del suo salto in Europa, restando a lungo a Barcellona con la famiglia per sbloccare le pratiche legate al suo passaporto comunitario, ottenuto grazie a dei parenti di sua mamma. Il Monaco in particolare aveva tentato il sorpasso sulla Juve, senza successo. Soulé comincerà in Under 17, con vista sulla Primavera, aspettando che tutti i vari passaggi burocratici legati al tesseramento si completino Corriere di Torino
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