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Hakuna Mateta

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Tutti i contenuti di Hakuna Mateta

  1. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Toth-Zhang, il segno cancellato col piede e il ritiro a Budapest Dopo una fugace verifica viene confermato l'out, la cinese invece si dispera, sbraccia e implora la giudice di sedia di tornare sul posto a guardare, perché la pallina ha lasciato il proprio segno sulla terra rossa quando ha battuto sulla riga esterna. Mentre avviene questa conversazione, Toth, furtivamente, cancella le prove col piede. Zhang ci prova a mettersi tutto alle spalle e continuare a giocare, ma perde rapidamente il break, va sotto 6-5, chiama un medical time-out ed esplode in una crisi di pianto. Quindi, col morale a terra e bersagliata dai fischi del pubblico ungherese, si ritira, regalando all'avversaria la qualificazione agli ottavi. La quale, invece, viene ripresa dalle telecamere mentre - con un sorriso beffardo - si dirige verso le tribune, prima di lasciarsi andare ad un'esultanza forse eccessiva. Almeno secondo gli utenti dei social, che hanno aspramente criticato il comportamento della magiara.tuttosport.
  2. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Daniele Azzolini tuttosport T re “C” se l’è fatte tatuare sull’avambraccio in occasione della vittoria di un anno fa agli US Open. L’unico tattoo che si sia mai concesso. Rappresentano il motto di casa Alcaraz, una frase che il nonno utilizzava come chiosa di ogni discorso importante rivolto alla famiglia. È come un punto esclamativo, lo è in termini figurati, commentati, dunque vale di più. Cabeza, Corazòn y *. Testa, Cuore e Palle. È il motore, la spinta vitale che sembra rendere inesauribile e invasivo il processo di appropriazione tennistica che il ragazzo di El Palmar sta conducendo sui resti lasciati da Federer, Nadal e Djokovic.
  3. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Stupido figlio di put****, ti auguro il *, ritardato, fot***o bast****, idiota, vaff***** a tutta la tua famiglia, pezzo di me***". Sono questi gli insulti che Francesco Maestrelli, giocatore italiano numero 202 del mondo, ha ricevuto sul suo profilo Instagram dopo la sconfitta di ieri nelle qualificazioni del torneo di Bastad in Svezia (6-4, 2-6, 7-6 da Dzumhur). Il classe 2002 è stato sommerso da ogni tipo di impropero, a sottolineare ancora una volta la scarsissima cultura sportiva italiana e mondiale. Ciao ragazzi, sono Francesco Maestrelli e questo è tutto quello che mi arriva ogni volta che perdo una partita da gente che non sa chi sono, non sa come sono fatto e tantomeno come gioco a tennis. Queste persone periodicamente scommettono sull'esito delle mie partite e si permettono di scrivere tutto questo soltanto perché non hanno vinto la loro scommessa. Io spero tanto che le cose cambino e niente... anche noi siamo delle persone, oltre a degli sportivi. Eurosport
  4. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Carlitos batte Djokovic in cinque set e quasi cinque ore di gioco. L’erba era la sola superificie su cui faticava: adesso l’ha dominata Alcaraz è l’erede di Federer Vent’anni dopo la prima vittoria di Roger, lo spagnolo pone il suo sigillo: è il nuovo padrone del tennis, destinato a dominare il futuro Becker: «Mi aspetta vo una s volta del genere, doveva succedere » «Un sogno diventato realtà, mi sono innamorato dell’erba» Daniele Azzolini tuttosport È un’erba giovane, quella di Carlos Alcaraz, che splende per intensità tra le striature aride del Centre Court, un’erba che sa di novità, di svolte sorprendenti, di colpi irripetibili. Un po’ irriguardosa, per l’alto nome della vittima il cui sacrificio permetterà il rinnovamento, e quasi maliziosa nel concedersi già dalla prima finale al ventenne che mostra la sicurezza, i pensieri ordinati e risoluti, la capacità estrema di sopravvivere a tutto e a tutti, di un adulto. È l’erba che manda in archivio gli ultimi venti anni dello Slam più antico, che fa tornare con i ricordi a quel 2003 di Federer, nato però sotto ben altri presupposti. Era Roger il favorito di quella finale che inaugurò la sua lunga Era nei Championships, mentre non lo era Alcaraz contro Novak Djokovic. Uguali, però, restano le sensazioni del cambiamento ormai definitivo, di una vittoria che trascende il valore stesso del torneo, e si pone come un ceppo, una pietra miliare, a ricordarci che nel giorno 16 luglio 2023, il tennis ebbe un nuovo padrone. È giusto che Carlos si rotoli sull’erba, quando l’ultimo colpo di Djokovic si perde nel nulla. Non ha avuto paura neanche lì, in quel game finale che l’ha visto giungere con un break di vantaggio sul Djoker, dopo un match lungo quasi cinque ore che ha fatto da contenitore a un game di 27 minuti (sul 3-1 della terza partita, Djokovic al servizio) lungo come un set. Era una situazione talmente colma di tensioni da essiccare la gola e i pensieri a tutti, anche ai tennisti di più lunga militanza, e che Alcaraz ha risolto andandosi a prendere (dopo lo 0-15 iniziale) tutti i punti che servivano. Gliene dà atto, Nole: «Pochi sarebbero riusciti a mantenere i nervi saldi, Alcaraz ha dimostrato anche in questo di essere un campione ormai pronto». I 36 sono i nuovi 26 anni? E i venti di Carlos, allora, quanto valgono? Ecco Alcaraz che si rotola felice sulla superficie che sembrava la più lontana dal suo tennis. Quasi sconosciuta fino al mese scorso. Aveva giocato due volte Wimbledon, battuto la prima da Medvedev in secondo turno, la seconda da Sinner negli ottavi, l’anno scorso. Quest’anno ha scelto il Queen’s per aggiungere qualche grammo di esperienza, «e ora me ne sono innamorato, di questa erba», fa sapere, serio serio. Ha vinto il torneo della Regina, ora il Campionato che ha ormai 146 anni di storia. Dodici partite consecutive, una striscia tutta in verde, brillante. Scala in fretta le tribune, Carlitos e si getta nelle braccia di Juan Carlos Ferrero, ex numero uno che fa da coach al nuovo numero uno. È commosso JCF, piange lacrime che non avevamo visto nemmeno quando vinceva il Roland Garros, poi l’abbraccio con i genitori e i due fratelli più piccoli, l’applauso al team avversario. È una vittoria che fa piangere tutti, meno Carlos. Anche Nole cede alla tensione, quando gli chiedono dei figli, che sono lì, e la mattina gli hanno gettato sulle spalle un bicchier d’acqua, un antichissimo gesto augurale del mondo serbo. «È un sogno che diventa realtà», dice Alcaraz. La frase gli piace e la ripete quattro volte. Ma gli hanno insegnato che non si piange per la realtà, la si guarda negli occhi, la si affronta per quella che è, magari si tenta di cambiarla. «Avevo una speranza di farcela, ma sapevo che sarebbe stata la finale a darmi o meno le ultime certezze. Non è cominciata bene, ero ansioso. Poi l’inizio della seconda partita mi ha dato qualche certezza in più». È il terzo spagnolo a vincere il torneo sull’erba, dopo Santana nel 1966 e Nadal, nel 2008 e nel 2010. Ma Alcaraz ha i colpi per diventare un ospite fisso sul podio più alto dell’All England Tennis and Croquet Club, dove da ieri è membro onorario, con tanto di giacca viola a righe verdi fatta su misura. È anche il terzo più giovane a vincerlo. Il primo resta Boris Becker, tre volte campione, la prima nel 1985, a 17 anni. «Mi aspettavo una svolta del genere», argomenta il tedesco, «prima o poi doveva succedere, Wimbledon mi sembra il palcoscenico più giusto». Sono stati 66 i vincenti firmati dallo spagnolo. Appena 32 quelli di Djokovic. Vinto il secondo set con un tie break in rimonta e dopo aver annullato un set point a Nole (che sarebbe andato sul 2-0), poi il terzo addirittura con tre break, Alcaraz ha perso il filo nel quarto, ma ha reagito subito e si è portato in testa nel quinto con un break nel terzo game, che ha tenuto fino alla fine. Solo due i punti di differenza (168 a 166), in 4 ore e 43 minuti. Djokovic ha avuto troppi momenti d’incertezza, dal secondo set in poi la sua partita è stata quasi sempre di grande sofferenza. «Carlos ha colpi potenti, particolari, che muovono da tutte le zone del campo. Sapevo che avrei avuto grandi problemi con lui, ma me li aspettavo sul cemento, sulla terra, il suo gioco da erba invece mi ha davvero sorpreso. Sono deluso del mio rovescio, nel tie break del secondo set mi ha abbandonato». Niente Grand Slam, niente ventiquattresimo titolo Major per il momento. E niente numero uno. Ma dite, si può criticare un tennista che in questa stagione da 36 anni che ne valgono 26, ha vinto Australian Open e Roland Garros, ed è stato finalista a Wimbledon? Paga, il Djoker, la voglia di cambiamento, che era nell’aria, si avvertiva. Alcaraz ne è l’interprete principale, il capo branco nella muta degli inseguitori. Wimbledon ha avuto due ragazzi della nuova generazione in semifinale (l’altro, lo sapete, è Sinner), occorreva porre solo l’ultima pietra. L’ha portata Alcaraz, il più forte, il ragazzo che sa giocare ovunque, che fa correre la palla all’impazzata grazie alle accelerazioni imprevedibili. Quello che più di tutti ricorda Federer.
  5. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Speriamo che non sarà rune l’antagonista principale del futuro che mi sta troppo sulle balle
  6. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Alcaraz batte il vero djokovic e fa la storia
  7. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Allungo alla panatta e si riporta in vantaggio lo spagnolo
  8. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Alcaraz abusa di palla corta e parte male nel game decisivo
  9. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Non dire joker se non l’hai nel sacco.
  10. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Tipo che rimarrà alcaraz contro 99 pippe quando smetterà djokovic
  11. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Arrivano buone notizie per l’Italtennis in rosa anche dagli ultimi tornei sul green prima dei Championships. Una versione deluxe di Camila Giorgi ha centrato di slancio i quarti nel Wta 500 di Eastbourne dominando la tunisina Ons Jabeur, n.6 del mondo (6-3 6-2 lo score in un’ora e 12 minuti). Si tratta della 17ª vittoria su una top 10 - la prima stagionale - per la 31enne di Macerata, chiamata a misurarsi alle 17 con la lettone Jelena Ostapenko (diretta su SuperTennis) per raggiungere la terza semifinale di fila al Devonshire Park. È tra le migliori otto sull’erba per la prima volta in carriera Lucia Bronzetti, che al 2° turno del Wta 250 tedesco di Bad Homburg si è imposta in rimonta, per 1-6 7-6 (2) 6-3 dopo quasi tre ore, sull’egiziana Mayar Sherif, a cui non sono bastati 24 ace. La 24enne riminese sfida alle 12 (live SuperTennis) Varvara Gracheva, 22enne moscovita in procinto di ottenere la cittadinanza francese. tuttosport
  12. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Confronto alla Davis di una volta è come paragonare la champions con la conference,ma mi farebbe lo stesso piacere vederla alzare.
  13. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Sorteggiato il calendario delle Finals di Coppa Davis: l'Italia debutterà il 13 settembre alla Unipol Arena di Bologna affrontando i campioni in carica del Canada. Il 15 la sfida al Cile, due giorni dopo si chiude con la Svezia. Accedono alle Final 8 di Malaga le prime due di ogni girone. Capitan Volandri: "Avversari insidiosi, ma il nostro gruppo ha talento e qualità per centrare l'obiettivo".skysport
  14. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    𝗔𝗹𝗰𝗮𝗿𝗮𝘇 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲 𝗮𝗹 𝗤𝘂𝗲𝗲𝗻'𝘀 𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗻.𝟭 𝗮𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 Primo titolo sull’erba in carriera e gradino più alto del ranking riconquistato: Carlos Alcaraz batte Alex De Minaur nella finale del Queen’s in due set.
  15. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Intanto Matteo Arnaldi vede sempre più vicino il main draw del terzo Slam stagionale. Con il forfait di Karen Khachanov a causa di una frattura da stress all’osso sacro il 22enne di Sanremo è ora il primo degli esclusi e dunque entrerà direttamente in tabellone se un altro giocatore dovesse cancellarsi dalla lista degli iscritti. tuttosport
  16. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Sinner è da juve
  17. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Musetti, la scoperta «Sì, l’erba mi piace» Ad Halle oggi c’è Sinner-Gasquet Per Sonego il lucky loser Karatsev perché Kyrgios ha dato forfait Lorenzo festeggia il best ranking (16°) superando la wild card locale Choinski Lorenzo Musetti, 21 anni Getty Gianluca Strocchi tuttosport Cresce il feeling di Lorenzo Musetti con l’erba. Dopo i quarti di finale raggiunti la settimana scorsa a Stoccarda, dove ha ceduto in tre set con qualche rimpianto a Frances Tiafoe (poi vincitore del titolo), il talento di Carrara ha cominciato con il piede giusto l’avventura sui campi verdi dello storico Queen’s Club di Londra, sede del tradizionale Atp 500 che precede il grande appuntamento di Wimbledon. L’unico azzurro in gara, dopo il forfait di Matteo Berrettini per una recidiva del problema agli addominali manifestatasi domenica nell’ultimo allenamento, ha bagnato il suo esordio sul Centrale e il nuovo best ranking (al 16° posto della classifica mondiale) lasciando le briciole alla wild card locale Jan Choinski, piazzato oltre 160 posizioni dietro al talento toscano. Anche se ha messo in campo solo il 52% di prime di servizio, il Next Gen toscano ha saputo convertirle in punti nell’80% dei casi (20 su 25) e anche con la seconda ha raccolto il 65% dei punti. Musetti ha concesso una sola palla break, quella che ha consentito all’avversario di riagganciarlo sul 2-2, ma poi l’allievo di Simone Tartarini ha riallungato, controllando l’incontro senza problemi (da migliorare l’efficacia della smorzata, soluzione preziosa su questa superficie) per chiudere 6-2 6-4. «È stata bellissima la prima esperienza su questo campo - ha sottolineato Lorenzo a caldo -. Dodici mesi fa mi ero dovuto ritirare per infortunio contro Bublik e mi era dispiaciuto molto. Quest’anno ho fatto un bel passo in avanti sull’erba: gioco in maniera più aggressiva e credo che il mio rovescio slice sia un’arma importante. E poi mi piace giocare e guardare il tennis sull’erba». Quindi anche un passaggio sul momento del tennis tricolore: «Non solo in Davis siamo un bel gruppo, Matteo, Jannik ed io: fin da ragazzi abbiamo guardato Fabio Fognini e Simone Bolelli e speriamo anche noi di ispirare le generazioni future». Al secondo turno Musetti dovrà vedersela per la prima volta in carriera col 20enne statunitense Ben Shelton. Un’occasione per dimostrare che il progresso di adattamento al green prosegue. «Devo confermare l'aggressività e la strategia di gioco che sto adottando per arrivare al meglio a Wimbledon» per usare le sue parole. Da Londra ad Halle, dove a mezzogiorno debuttano nel 500 tedesco Jannik Sinner e Lorenzo Sonego. Il n.1 d’Italia apre il programma sul Centrale (diretta tv su SuperTennis) affrontando il francese Richard Gasquet che battendo Tsitsipas al secondo turno a Stoccarda ha festeggiato le 600 vittorie in carriera. Il 21enne di Sesto Pusteria si è aggiudicato l’unico precedente con il 37enne di Beziers, quest’anno al 1° turno del “1000” di Indian Wells. «Al momento non mi sento troppo sicuro sui prati, ma la fiducia si costruisce ogni giorno in allenamento e la speranza è quella di aumentarla con delle vittorie» ha detto l’altoatesino ai microfoni dell’Atp. È cambiato l’avversario del 27enne torinese visto che si è ritirato l’australiano Nick Kyrgios, rientrato la scorsa settimana in Germania dopo otto mesi di stop: al suo posto il lucky loser Aslan Karatsev, il russo che ha vinto tre dei quattro confronti con Sonego. In caso di successo di entrambi sarà derby tricolore fra Lorenzo e Jannik
  18. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Perdendo praticamente tutti i punti delle vittorie di Stoccarda e del Queen's dello scorso anno, Matteo Berrettini uscirà dalla top 30 per la prima volta dopo 4 anni e rischia di non essere testa di serie a Wimbledon (qualora lo giocasse). Al momento l'azzurro è #79 della Race.
  19. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Pensare che Spalletti dopo una vittoria di uno scudetto è andato in burnout.il serbo ha una forza mentale impressionante
  20. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Primo set da 90 minuti,sinner si sarebbe già ritirato per stanchezza e problemi vari.
  21. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Stavolta sembra che la colpa sia di un'intossicazione alimentare, o di un virus, di cui sarebbe stato vittima anche il coach Simone Vagnozzi (oggi assente nel box del giocatore) ma è un'indiscrezione da confermare. "Mi gira la testa" ha detto al suo angolo sul 4-4 del primo set preso per i capelli al tie break prima di crollare.
  22. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Quante stecche sta prendendo sinner nel secondo set mamma mia
  23. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    I ceffoni di Fabyan stendono Alcaraz Marozsan: «Gioco così da sempre Non guardo mai chi ho di fronte Mi ha insegnato papà. Amo l’Italia» Mai giocato a Parigi e Wimbledon, il suo torneo preferito finora era Bergamo P uò essere memorabile una stagione che prenda le mosse da una vittoria su Palaphoom Kovapitukted? Sembra di sì, a patto di avere un animo da sparviero e amicizie nei posti giusti… Davvero volete sapere quali? Beh, il tennis l’ha inventato il diavolo, sostiene Panatta nel darci una traccia per rispondere convenientemente alla domanda. Fabyan Marozsan dello sparviero non ha solo l’animo, anche l’aspetto. Alto, magro, ossuto, Fabi lascia i sorrisi nei quali nasconde la propria timidezza appesi all’immagine della sua gioventù, e porta in campo gesti serrati e sguardi che inceneriscono, da autentico fighter. Se esiste una storia opposta a quella del ritratto di Dorian Gray, il ragazzo di Budapest - ventitré anni in buona parte trascorsi nell’anonimato di tornei come Szekesfehervar e Ottignies-Louvain-la-Neuve -, può aiutarci a metterla a fuoco. Palaphoom, 728 Atp, è stato (il 2 gennaio scorso a Nonthaburi, Tailandia) la prima vittima tennistica di una vicenda che porta dritti alla vittoria ottenuta ieri su Carlos Alcaraz, anche detto Alcatraz per come ha ingabbiato il tennis che conta. Il numero uno. Il ragazzo appena ventenne (lo scorso 5 maggio) che quest’anno ha già vinto quattro titoli, due Masters “1000” (Indian Wells, Madrid) e non aveva mai perso prima delle semifinali. Fino a ieri, sulla terra umida del Foro, molto ben sostenuto da un pubblico che dal suo gioco di colpi che somigliano a sportellate attendeva di sorprendersi e di avere qualcosa da raccontare agli amici. Ne avrà altre, invece, ugualmente sorprendenti. Marozsan (la pronuncia è Marosciàn, più o meno) ha impiegato 33 match per avere coscienza di sé e del proprio talento. Diciannove vittorie, 14 sconfitte, 53 mila dollari guadagnati al lordo di tasse e viaggi (quasi niente, dunque) che vanno a sommarsi ai 120 mila scarsi racimolati negli anni precedenti. Nei primi mesi di questo 2023, Fabi si sbatteva con giocatori come Vit Kopriva, Mili Poljicak e Alvaro Lopez San Martin, ma a Roma ha superato le qualifiche, e ha ottenuto il primo successo su un tennista classificato tra i primi cento, il ceco Jiri Lehecka. «Davvero non me lo aspettavo. Vivo con la valigia pronta per andare chissà dove, figurarsi se ritenevo possibile un successo sul numero 37 del mondo». Però, è venuto, e la cosa ha finito per produrre una magia. Marozsan ne ha preso atto, ha studiato come fosse stato possibile, e ha pensato che il suo modo di giocare potesse creare fastidi a tutti, anche ai più forti. È sceso in campo contro Alcaraz e lo ha preso a ceffoni. Lo sapete, i ceffoni tennistici sono quei colpi tirati a tutto braccio, la palla colpita - come si dice in gergo - di piatto, che è arte difficile il suo, dato che esiste un solo modo per non doverla poi rincorrere fino a Piazza Venezia: colpirla sempre al centro. Fabyan questo lo sa fare davvero bene. «Non solo - ammette un Alcaraz parecchio abbacchiato -, lo fa di continuo, senza apprensione alcuna. Non credevo potesse durare così a lungo, mentre non c’è stato un solo momento del match in cui il suo tennis sia venuto meno. Mi ha sorpreso. Non pensavo di perdere, e nemmeno di essere costretto a dire che è giusto che abbia perso». Capperi se c’è rimasto male, il nino di El Palmar, avviato sulle tracce di Nadal con il quale condivide quasi tutto ciò che si possa vincere nel biennio dai diciotto ai venti. Ma si può comprendere… La gente ti incensa, ti ricorda ogni momento quanto siano spavaldi, potenti, e belli quei colpi tirati con tutto il peso del corpo, sostenuti da una vitalità degna di un ballerino de L’Opera, e d’improvviso spunta un satanasso che tira sprangate e le alterna a smorzate che nemmeno rimbalzano tanto sono morbide. C’è di che farsi venire i nervi, no? «Gioco così. Ho sempre giocato così - fa Marozsan -. Mi ha insegnato papà. Sapete com’è, si va in campo le prime volte, si vince qualche partita… Lì mi sono detto che forse avrei potuto continuare. Ma non sono abituato a guardare chi ho di fronte. Vado e gioco. E mi pongo obiettivi minimi, qui a Roma speravo di poter vincere almeno un match delle qualificazioni. Invece, eccomi qua… Salve a tutti, mi chiamo Fabyan», e se la ridacchia di gusto. «Il primo set è venuto via facile - riprende -, un break e via. Ma nel secondo mi è venuta un po’ d’ansia. Nel tie break ero sotto 1-4, e ho pensato che se gli restavo attaccato, magari l’ansia veniva anche a lui. Non so se è andata così, però ho recuperato e vinto. Bello, no? Qui è tutto magnifico, l’Italia mi piace. L’anno scorso ho giocato uno dei vostri campionati con il Match Ball di Firenze. La considero un po’ casa mia. Idoli? Mah, ho sempre pensato che Nadal fosse il più forte. Gran testa. Il mio tennis è diverso dal suo, ma Rafa era davvero uno spettacolo». Best ranking al numero 128, oggi Fabi è intorno al 114. La strada è lunga. Non ha mai giocato a Wimbledon né a Parigi, e se gli chiedete quale sia il suo torneo preferito risponde Bergamo. Ma da ieri è entrato di diritto tra i possibili campioni del futuro. A suon di ceffoni. tuttosport
  24. Hakuna Mateta

    ATP e WTA - il topic del TENNIS maschile e femminile

    Arnaldi, a Madrid finisce la favola: ko con Munar in tre set Il giovane tennista azzurro, dopo aver eliminato Ruud, è stato sconfitto dallo spagnolo con il risultato finale di 6-3 3-6 1-6
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