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ATP e WTA - Il topic del TENNIS maschile e femminile
Hakuna Mateta ha risposto a mercimichel Discussione Altri Sport
𝗔𝗹𝗰𝗮𝗿𝗮𝘇 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲 𝗮𝗹 𝗤𝘂𝗲𝗲𝗻'𝘀 𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗻.𝟭 𝗮𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 Primo titolo sull’erba in carriera e gradino più alto del ranking riconquistato: Carlos Alcaraz batte Alex De Minaur nella finale del Queen’s in due set. -
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Intanto Matteo Arnaldi vede sempre più vicino il main draw del terzo Slam stagionale. Con il forfait di Karen Khachanov a causa di una frattura da stress all’osso sacro il 22enne di Sanremo è ora il primo degli esclusi e dunque entrerà direttamente in tabellone se un altro giocatore dovesse cancellarsi dalla lista degli iscritti. tuttosport -
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Sinner è da juve -
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Musetti, la scoperta «Sì, l’erba mi piace» Ad Halle oggi c’è Sinner-Gasquet Per Sonego il lucky loser Karatsev perché Kyrgios ha dato forfait Lorenzo festeggia il best ranking (16°) superando la wild card locale Choinski Lorenzo Musetti, 21 anni Getty Gianluca Strocchi tuttosport Cresce il feeling di Lorenzo Musetti con l’erba. Dopo i quarti di finale raggiunti la settimana scorsa a Stoccarda, dove ha ceduto in tre set con qualche rimpianto a Frances Tiafoe (poi vincitore del titolo), il talento di Carrara ha cominciato con il piede giusto l’avventura sui campi verdi dello storico Queen’s Club di Londra, sede del tradizionale Atp 500 che precede il grande appuntamento di Wimbledon. L’unico azzurro in gara, dopo il forfait di Matteo Berrettini per una recidiva del problema agli addominali manifestatasi domenica nell’ultimo allenamento, ha bagnato il suo esordio sul Centrale e il nuovo best ranking (al 16° posto della classifica mondiale) lasciando le briciole alla wild card locale Jan Choinski, piazzato oltre 160 posizioni dietro al talento toscano. Anche se ha messo in campo solo il 52% di prime di servizio, il Next Gen toscano ha saputo convertirle in punti nell’80% dei casi (20 su 25) e anche con la seconda ha raccolto il 65% dei punti. Musetti ha concesso una sola palla break, quella che ha consentito all’avversario di riagganciarlo sul 2-2, ma poi l’allievo di Simone Tartarini ha riallungato, controllando l’incontro senza problemi (da migliorare l’efficacia della smorzata, soluzione preziosa su questa superficie) per chiudere 6-2 6-4. «È stata bellissima la prima esperienza su questo campo - ha sottolineato Lorenzo a caldo -. Dodici mesi fa mi ero dovuto ritirare per infortunio contro Bublik e mi era dispiaciuto molto. Quest’anno ho fatto un bel passo in avanti sull’erba: gioco in maniera più aggressiva e credo che il mio rovescio slice sia un’arma importante. E poi mi piace giocare e guardare il tennis sull’erba». Quindi anche un passaggio sul momento del tennis tricolore: «Non solo in Davis siamo un bel gruppo, Matteo, Jannik ed io: fin da ragazzi abbiamo guardato Fabio Fognini e Simone Bolelli e speriamo anche noi di ispirare le generazioni future». Al secondo turno Musetti dovrà vedersela per la prima volta in carriera col 20enne statunitense Ben Shelton. Un’occasione per dimostrare che il progresso di adattamento al green prosegue. «Devo confermare l'aggressività e la strategia di gioco che sto adottando per arrivare al meglio a Wimbledon» per usare le sue parole. Da Londra ad Halle, dove a mezzogiorno debuttano nel 500 tedesco Jannik Sinner e Lorenzo Sonego. Il n.1 d’Italia apre il programma sul Centrale (diretta tv su SuperTennis) affrontando il francese Richard Gasquet che battendo Tsitsipas al secondo turno a Stoccarda ha festeggiato le 600 vittorie in carriera. Il 21enne di Sesto Pusteria si è aggiudicato l’unico precedente con il 37enne di Beziers, quest’anno al 1° turno del “1000” di Indian Wells. «Al momento non mi sento troppo sicuro sui prati, ma la fiducia si costruisce ogni giorno in allenamento e la speranza è quella di aumentarla con delle vittorie» ha detto l’altoatesino ai microfoni dell’Atp. È cambiato l’avversario del 27enne torinese visto che si è ritirato l’australiano Nick Kyrgios, rientrato la scorsa settimana in Germania dopo otto mesi di stop: al suo posto il lucky loser Aslan Karatsev, il russo che ha vinto tre dei quattro confronti con Sonego. In caso di successo di entrambi sarà derby tricolore fra Lorenzo e Jannik -
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Hakuna Mateta ha risposto a mercimichel Discussione Altri Sport
Perdendo praticamente tutti i punti delle vittorie di Stoccarda e del Queen's dello scorso anno, Matteo Berrettini uscirà dalla top 30 per la prima volta dopo 4 anni e rischia di non essere testa di serie a Wimbledon (qualora lo giocasse). Al momento l'azzurro è #79 della Race. -
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Pensare che Spalletti dopo una vittoria di uno scudetto è andato in burnout.il serbo ha una forza mentale impressionante -
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Primo set da 90 minuti,sinner si sarebbe già ritirato per stanchezza e problemi vari. -
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Stavolta sembra che la colpa sia di un'intossicazione alimentare, o di un virus, di cui sarebbe stato vittima anche il coach Simone Vagnozzi (oggi assente nel box del giocatore) ma è un'indiscrezione da confermare. "Mi gira la testa" ha detto al suo angolo sul 4-4 del primo set preso per i capelli al tie break prima di crollare. -
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Quante stecche sta prendendo sinner nel secondo set mamma mia -
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I ceffoni di Fabyan stendono Alcaraz Marozsan: «Gioco così da sempre Non guardo mai chi ho di fronte Mi ha insegnato papà. Amo l’Italia» Mai giocato a Parigi e Wimbledon, il suo torneo preferito finora era Bergamo P uò essere memorabile una stagione che prenda le mosse da una vittoria su Palaphoom Kovapitukted? Sembra di sì, a patto di avere un animo da sparviero e amicizie nei posti giusti… Davvero volete sapere quali? Beh, il tennis l’ha inventato il diavolo, sostiene Panatta nel darci una traccia per rispondere convenientemente alla domanda. Fabyan Marozsan dello sparviero non ha solo l’animo, anche l’aspetto. Alto, magro, ossuto, Fabi lascia i sorrisi nei quali nasconde la propria timidezza appesi all’immagine della sua gioventù, e porta in campo gesti serrati e sguardi che inceneriscono, da autentico fighter. Se esiste una storia opposta a quella del ritratto di Dorian Gray, il ragazzo di Budapest - ventitré anni in buona parte trascorsi nell’anonimato di tornei come Szekesfehervar e Ottignies-Louvain-la-Neuve -, può aiutarci a metterla a fuoco. Palaphoom, 728 Atp, è stato (il 2 gennaio scorso a Nonthaburi, Tailandia) la prima vittima tennistica di una vicenda che porta dritti alla vittoria ottenuta ieri su Carlos Alcaraz, anche detto Alcatraz per come ha ingabbiato il tennis che conta. Il numero uno. Il ragazzo appena ventenne (lo scorso 5 maggio) che quest’anno ha già vinto quattro titoli, due Masters “1000” (Indian Wells, Madrid) e non aveva mai perso prima delle semifinali. Fino a ieri, sulla terra umida del Foro, molto ben sostenuto da un pubblico che dal suo gioco di colpi che somigliano a sportellate attendeva di sorprendersi e di avere qualcosa da raccontare agli amici. Ne avrà altre, invece, ugualmente sorprendenti. Marozsan (la pronuncia è Marosciàn, più o meno) ha impiegato 33 match per avere coscienza di sé e del proprio talento. Diciannove vittorie, 14 sconfitte, 53 mila dollari guadagnati al lordo di tasse e viaggi (quasi niente, dunque) che vanno a sommarsi ai 120 mila scarsi racimolati negli anni precedenti. Nei primi mesi di questo 2023, Fabi si sbatteva con giocatori come Vit Kopriva, Mili Poljicak e Alvaro Lopez San Martin, ma a Roma ha superato le qualifiche, e ha ottenuto il primo successo su un tennista classificato tra i primi cento, il ceco Jiri Lehecka. «Davvero non me lo aspettavo. Vivo con la valigia pronta per andare chissà dove, figurarsi se ritenevo possibile un successo sul numero 37 del mondo». Però, è venuto, e la cosa ha finito per produrre una magia. Marozsan ne ha preso atto, ha studiato come fosse stato possibile, e ha pensato che il suo modo di giocare potesse creare fastidi a tutti, anche ai più forti. È sceso in campo contro Alcaraz e lo ha preso a ceffoni. Lo sapete, i ceffoni tennistici sono quei colpi tirati a tutto braccio, la palla colpita - come si dice in gergo - di piatto, che è arte difficile il suo, dato che esiste un solo modo per non doverla poi rincorrere fino a Piazza Venezia: colpirla sempre al centro. Fabyan questo lo sa fare davvero bene. «Non solo - ammette un Alcaraz parecchio abbacchiato -, lo fa di continuo, senza apprensione alcuna. Non credevo potesse durare così a lungo, mentre non c’è stato un solo momento del match in cui il suo tennis sia venuto meno. Mi ha sorpreso. Non pensavo di perdere, e nemmeno di essere costretto a dire che è giusto che abbia perso». Capperi se c’è rimasto male, il nino di El Palmar, avviato sulle tracce di Nadal con il quale condivide quasi tutto ciò che si possa vincere nel biennio dai diciotto ai venti. Ma si può comprendere… La gente ti incensa, ti ricorda ogni momento quanto siano spavaldi, potenti, e belli quei colpi tirati con tutto il peso del corpo, sostenuti da una vitalità degna di un ballerino de L’Opera, e d’improvviso spunta un satanasso che tira sprangate e le alterna a smorzate che nemmeno rimbalzano tanto sono morbide. C’è di che farsi venire i nervi, no? «Gioco così. Ho sempre giocato così - fa Marozsan -. Mi ha insegnato papà. Sapete com’è, si va in campo le prime volte, si vince qualche partita… Lì mi sono detto che forse avrei potuto continuare. Ma non sono abituato a guardare chi ho di fronte. Vado e gioco. E mi pongo obiettivi minimi, qui a Roma speravo di poter vincere almeno un match delle qualificazioni. Invece, eccomi qua… Salve a tutti, mi chiamo Fabyan», e se la ridacchia di gusto. «Il primo set è venuto via facile - riprende -, un break e via. Ma nel secondo mi è venuta un po’ d’ansia. Nel tie break ero sotto 1-4, e ho pensato che se gli restavo attaccato, magari l’ansia veniva anche a lui. Non so se è andata così, però ho recuperato e vinto. Bello, no? Qui è tutto magnifico, l’Italia mi piace. L’anno scorso ho giocato uno dei vostri campionati con il Match Ball di Firenze. La considero un po’ casa mia. Idoli? Mah, ho sempre pensato che Nadal fosse il più forte. Gran testa. Il mio tennis è diverso dal suo, ma Rafa era davvero uno spettacolo». Best ranking al numero 128, oggi Fabi è intorno al 114. La strada è lunga. Non ha mai giocato a Wimbledon né a Parigi, e se gli chiedete quale sia il suo torneo preferito risponde Bergamo. Ma da ieri è entrato di diritto tra i possibili campioni del futuro. A suon di ceffoni. tuttosport -
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Arnaldi, a Madrid finisce la favola: ko con Munar in tre set Il giovane tennista azzurro, dopo aver eliminato Ruud, è stato sconfitto dallo spagnolo con il risultato finale di 6-3 3-6 1-6 -
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La decisione avrà effetto dal 2025, spazio alla tecnologia Si conclude un’era L’Atp manda a casa i giudici di linea Arriva il sistema chiamato ELC live, il giudice di sedia sarà un notaio A Madrid escono Vavassori e Cecchinato, ma giocando quasi alla pari Oggi gioca Arnaldi, ultimo italiano superstite del torneo con Munar -
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ho disdetto tanto ero in periodo di prova -
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Si dai.aspetta un attimo ma non fanno vedere musetti,ma cosa danno solo le donne non hanno tutti i diritti allora,tristezza -
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Hakuna Mateta ha risposto a mercimichel Discussione Altri Sport
ho fatto abbonamento annuale a supertennix da 35 eu,qualità video appena sufficiente,video che partono bene sul live,mentre sui contenuti on demand registrati alcuni vanno alcuni no.con da ipad funziona meglio che da app delle tv,partono tutti i video. -
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Hakuna Mateta ha risposto a mercimichel Discussione Altri Sport
Ma qualcuno usa la app è abbonato a supertennix? Lèggevo dei commenti su digital forum dicono che è pessima sennò mi abbonavo. -
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però musetti fa dei belli servizi fotografici come modello di moda -
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musetti sa difendere come zeman -
[Topic Unico] La Juventus Women sui social - Lo sguardo social sull'avventura delle ragazze bianconere
Hakuna Mateta ha risposto a Giannij Stinson Discussione Juventus Women
LA PRESENTAZIONE “NUMERO 3, SARA GAMA”: IL DOCU-FILM IN ONDA SU RAI 3 (p.s.) “Numero 3, Sara Gama” è il documentario Rai sulla storia della capitana della Juventus e della Nazionale. È stato presentato ieri a viale Mazzini e andrà in onda su Rai 3 in prima visione il 13 gennaio alle 16. «Il documentario è una testimonianza importante del grande lavoro svolto negli ultimi anni per il movimento – ha commentato il presidente della Figc, Gabriele Gravina, tra gli intervenuti –. Sara ha fatto capire al mondo politico come il professionismo nel calcio femminile non fosse più rimandabile. Adesso va sostenuto, anche a livello fiscale». -
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United Cup: trionfo degli Stati Uniti, 3-0 all’Italia. Fritz impeccabile, fatali i tie-break a Berrettini Hanno vinto i più forti, i grandi favoriti della vigilia. Non basta un buon Matteo Berrettini per arginare Taylor Fritz, più lucido nei momenti chiave sinner è il nuovo de sciglio -
Kiev: colpito il quartier generale del gruppo Wagner nel Lugansk Nella città occupata dai russi di Kadiivka, nella regione di Lugansk, si è verificata un’esplosione in un hotel dove si trovava il quartier generale del gruppo russo Wagner. A sostenerlo è il capo dell’amministrazione militare regionale di Lugansk, Sergei Gaidai, in un messaggio su Telegram riportato da Ukrinform. «A Kadiivka qualcosa è esploso nel quartier generale del gruppo Wagner», ha scritto Gaidai, secondo il quale le perdite per i mercenari sono molto significative.
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Onu, 4,7 mln rifugiati ucraini chiedono protezione Europa Oltre 4,75 milioni di rifugiati ucraini si sono già registrati per la Protezione Temporanea o per simili programmi di protezione nazionale in Europa: lo ha reso noto l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), come riporta Ukrinform. Secondo l’Unhcr, il numero di rifugiati provenienti dall’Ucraina, registrati per la Protezione Temporanea o per analoghi programmi di protezione in Europa, ha raggiunto quota 4.751.065. Nell’Unione europea, il maggior numero di rifugiati è stato registrato in Polonia, Germania e Repubblica Ceca. Ore 01:38 - Il NYT: «Un giorno di guerra in Ucraina costa quanto 30 in Afghanistan» Usa e gli alleati Nato stanno cominciando ad avere difficoltà a mantenere il ritmo di aiuti militari all’Ucraina, dove un «giorno di guerra ne vale trenta di quella in Afghanistan». L’indicazione arriva da un’inchiesta del New York Times in cui si analizzano le richieste di Kiev e quello che gli alleati possono garantire. E dopo nove mesi di conflitto, gli sforzi vengono considerati quasi al limite. L’analisi sembrerebbe un segnale alla stessa Ucraina, proprio nel momento in cui il presidente Volodmyr Zelensky ha chiesto agli alleati un altro sforzo. «Un giorno in Ucraina - commenta Camille Grand, esperto di difesa del think tank European Council ed ex assistente della Nato sugli investimenti di difesa - equivale a un mese o più in Afghanistan». Finora l’Unione Europea ha stanziato più di tre miliardi di euro per compensare gli Stati che hanno aiutato l’Ucraina, soldi che nel novanta per cento sono già stati assegnati. In totale i Paesi Nato hanno fornito aiuti per 40 miliardi di dollari, che è quasi quanto la sola Francia stanzia annualmente per la difesa. Paesi più piccoli hanno quasi esaurito il loro budget. Restano i più grandi, e tra questi viene citata anche l’Italia, insieme a Francia, Germania e Olanda. Allo stesso tempo gli alleati occidentali non potranno rispondere a tutte le richieste di Kiev. Al momento il problema più grosso riguarda la fornitura di proiettili per artiglieria, e quella è una sfida in salita. «Se vuoi aumentare la capacità di produzione - spiega Mark Cancia, ex stratega della Casa Bianca - servirebbe partire quattro o cinque anni prima per cominciare a vedere i risultati».
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«A voi occidentali manca il senso della storia». Esistono le speranze di questa parte del mondo, su fratture e divisioni interne alla politica e agli apparati russi. E poi c’è il ruvido pragmatismo di Pjotr Tolstoj, trisnipote del grande scrittore, vicepresidente della Duma, falco tra i falchi, fedelissimo alla linea più dura, anzi spietata, possibile. Non raccoglie le obiezioni, ripete le sue tesi di matrice ultranazionalista, che a casa propria gli valgono una notevole popolarità, tale da farlo indicare da alcuni analisti come futuro capo di qualche ministero importante. «Basta guardare ai conflitti dei secoli scorsi tra Russia ed Europa per capire». Cosa intende? «Nell’Ottocento eravamo a Parigi, nel Novecento a Berlino. Quindi, l’unico punto di mediazione è la nostra bandiera su Kiev. Poi vedremo».
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«Nel pomeriggio del 15 novembre, la Russia ha effettuato fino a 80 attacchi missilistici a lungo raggio, principalmente contro obiettivi di infrastrutture energetiche in tutta l’Ucraina. Questo è probabilmente il maggior numero di attacchi che la Russia ha condotto in un solo giorno dalla prima settimana dell’invasione». Lo scrive l’intelligence del ministero della Difesa del Regno Unito nel suo report sulla guerra in Ucraina. «Le munizioni sono state lanciate da piattaforme aeree, marittime e terrestri. Anche se una gran parte dei missili è stata intercettata con successo», si legge nel report.
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