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  1. Bane

    Analisi del singolo: Emre Can

    Analisi del singolo: Emre Can Le voci che vogliono Emre Can alla Juventus sono sempre più insistenti, a prescindere dal suo eventuale arrivo chi è davvero il giocatore tedesco e che caratteristiche ha? Questa è la mia breve analisi sul giocatore Analisi realizzata da Match Analyst riconosciuto: Fase Possesso dal basso: 1) superamento agevole della prima pressione(quindi a formazione avversaria schierata) per l'innata capacità di spostamento del pallone in situazioni di 1 vs 1. 2) superamento del primo pressing(quindi con squadra avversaria alla ricerca del recupero della sfera) grazie all'ottimo scatto sia nel breve che nel lungo. 3) arretramento a ridosso dei difensori quando è il giocatore deputato alla regia. Fase Possesso alta: 1)continua ricerca verticalizzazione, sia tramite lanci sulla punta/esterno, sia tramite palloni spesso serviti di prima sui piedi del 9 di riferimento. 2)strappo verticale importante, grazie ad un fisico perentorio e allo stesso tempo molto agile. Non è raro vedergli fare dei box to box molto veloci più con la sfera che senza. 3)ricerca dello spazio utile in aera. Non intralcia mai la prima punta, cercando spesso di trovarsi alle spalle dell' esterno per essere servito in una posizione agevole per il tiro/cross. 4)granatiere dalla distanza. Specialista con il piede destro, catch and shoot davvero notevole e ottime percentuali realizzative. 5)è colui a cui viene affidato il pallone preventivamente nelle transizioni offensive per l'innata capacità di lancio rasoterra e filtrante. 6)colpo di testa sul possesso alto scaturito dal portiere. 7)ottima capacità di scambio di prima. 8)utilizza spesso il colpo di tacco e la "ruleta" per uscire da situazioni quantomeno ostiche. Regista, mediano o mezz'ala? Partiamo con il chiarire che non è un giocatore tutta fase di non possesso, anzi. Possiede doti tecniche sopra la media per un centrocampista delle sue dimensioni. Mediano sarebbe depotenziato, in quanto gli sarebbe preclusa l'eccellente fase di realizzazione a cui ci ha abituato a Liverpool. non che non lo possa fare, in non possesso si rende spesso utile alla causa come vedremo in seguito. Da regista potrebbe dire la sua: il lancio in verticale è la sua principale caratteristica(amplificata di certo dal "ball in the hole", il long kick tutto di stampo inglese) e si sposerebbe con tale ruolo, tuttavia lo vedremmo poco in area di rigore e potrebbe essere un peccato in quanto darebbe alla Juventus soluzioni simili al Khedira attuale. Probabilmente più no che si in Italia e più si che no in Europa, dove spesso sono gli attaccanti a rendersi protagonisti. Mezz'ala è probabilmente il ruolo a lui più congeniale: possibilità di effettuare cross dalla trequarti laterale nelle cosiddette "half zones", possibilità di sfruttare in modo sistematico il tiro da fuori, inserimenti in area coperti dal regista. Oltre che i suoi famosi box to box, per i quali potrebbe recuperare dalle sfuriate offensive con più calma essendo comunque un calciatore pesante. Giocatore pratico o giocoliere? Credo che quando giochi Can pensi ad una sola cosa e la ripeta come un mantra: verticalità. Fare arrivare la sfera da una zona A ad una zona B del campo nel minor tempo possibile coniugando efficacia ed efficienza. Paradossalmente cerca la giocata di fino, la giocata rischiosa, il trick, quasi sempre a ridosso della propria trequarti...passata la linea di centrocampo si trasforma in un killer freddo che meccanicamente ha a sua disposizione 5/6 giocate e decide in un attimo la più efficacie. Giocatori a cui possa essere paragonato? Molti lo paragonano a Khedira per somiglianza fisica e piedi. Tuttavia credo ci sia un giocatore molto più simile che milita all'AS Roma, Radja Naingollan. Non ha sicuramente l'esuberanza e l'eccentricità del belga in campo, tuttavia per diversi modi ricorrenti di scegliere le giocate da realizzare in determinate situazioni, per tiro da fuori, transizioni offensive e box to box e calcio del pallone spesso tagliato. Anche sicuramente nelle fasi di non possesso il tedesco si caratterizza per i tackles duri non dissimili da quelli del romanista. Come si integra nel sistema Juventus? La più classica delle risposte: dipende. Da cosa? Dal 9 e dal trequartista/esterno. Non mi sentirei di dire che eccella nel gioco di manovra e con gli attuali giocatori della nostra rosa potrebbe trovare parecchie difficoltà all'inizio. Come giocatore, anche per via dei suoi allenatori precedenti, è portato a cercare di rendere l'azione fluida. Pochissimi tocchi con squadra schierata, è deputato a portare il pallone dal punto x al punto y. Sicuramente si troverebbe meglio con giocatori che cerchino costantemente, in modo scientifico, la profondità. Curiosità? Ha tirato in carriera 5 rigori. 2 segnati e 3 sbagliati. Da questo punto di vista non potrà essere il nuovo Alex Del Piero.
  2. *Th3 Joker*

    Wojcieck Szczesny: quando nascere non basta

    Diciamoci la verità: se qualche anno fa ci avessero detto "Szczesny sarà il futuro portiere della Juventus, nonché erede di Gigi Buffon" probabilmente avremmo risposto con una grassa risata ed una serie non precisata di insulti. Per comprendere a pieno le ragioni di questa uscita occorre fare un viaggio indietro nel tempo, quando un giovane Wojciech vestiva prima la maglia dell'Arsenal e poi quella della Roma. "Sì ma i portieri solitamente escono fuori a 27-28 anni". Verissimo, lo stesso Szczesny sembra aver seguito questa legge non scritta. Tuttavia quello di Wojciech non è tanto un processo di miglioramento, quanto piuttosto un processo evolutivo che lo ha portato a rivedere e a tratti cambiare certi fondamentali tecnici. In altre parole, l'estremo difensore polacco non è solo migliore dello Szczesny di anni fa, ma è anche diverso. E' il 2011 quando Wally si prende per la prima volta la titolarità globale della porta dell'Arsenal, dopo un anno (quello precedente) che lo vede alternarsi con Fabianski. Il 21enne polacco mette in mostra buone qualità individuali, è esplosivo tra i pali, reattivo nell'andare giù ed ha una buona dose di coraggio, che per un portiere non fa mai male. Caratteristiche, queste, che lo rendono protagonista di una serie di parate importanti nonché spettacolari in termini stilistici. Tuttavia molti dei difetti manifestati nella sua passata stagione ritornano a galla: errori di posizionamento, letture imprecise e quel coraggio che molto spesso si trasforma in imprudenza. La stagione successiva (iniziata con qualche infortunio che lo ha tenuto fuori nelle prime uscite) Wojciech conferma quanto di buono fatto intravedere negli anni passati palesando tuttavia ancora dei limiti di concentrazione e di continuità, oltre all'ormai marchio di fabbrica del difetto nelle uscite a croce iberica che molte volte, già in passato, hanno causato contatti da rigore. Se da una parte la croce iberica permette infatti di aumentare il volume e ridurre la luce della porta, dall'altro aumenta la staticità del portiere che risulta pressoché impotente di fronte ad una soluzione dell'attaccante diversa dalla conclusione. Non a caso Szczesny il più delle volte ha commesso fallo quando l'offendente ha spostato il pallone. Anno nuovo, abitudini vecchie: la stagione 2013-2014 è iniziata da appena 21 minuti quando Wally si esibisce in un'altra uscita spericolata concedendo il calcio di rigore che darà il via alla rimonta dell'Aston Villa (i Gunners conducevano 1-0, la partita terminerà 1-3). La nuova annata procederà praticamente come quella precedente, con parate sensazionali alternate a topiche clamorose, a testimonianza di un livello di continuità e concentrazione che non riesce ancora a stabilizzarsi su vette elevate. Peccato, perchè quando Wojciech è sul pezzo mette in mostra pezzi di repertorio non indifferenti: la rapidità con cui va giù nonostante i suoi 195cm è un plus che pochi portieri hanno, la spinta che riesce a dare sulle gambe gli consente slanci importanti, l'autorità nelle uscite a dominare l'area piccola risparmia diverse grane ai suoi difensori. Si arriva così all'anno più difficile per Szczesny, quello relativo alla stagione 2014-2015. Oltre a confermare i progressi tecnici maturati nel corso delle ultimi anni, Wojciech palesa ancora quei momenti di blackout a tratti inspiegabili per un portiere dal repertorio tecnico così vasto. Il riferimento non può che andare alla partita della discordia: Southampton-Arsenal. Szczesny si renderà protagonista di una delle sue peggiori apparizioni con la maglia dei Gunners con due errori clamorosi che permetteranno ai padroni di casa di imporsi per due reti a zero. Come se non bastasse, al termine del match il polacco viene sorpreso mentre fuma nervosamente una sigaretta: in seguito agli eventi di quella partita, Wojciech perderà la titolarità a vantaggio di Ospina e verrà relegato a portiere di FA Cup. Quasi a sorpresa è la Roma ad approfittare del suo status di "esiliato" per rilevarlo in prestito dalla squadra di Londra e farne il portiere titolare per la stagione 2015-2016. Wally si presenta al suo pubblico come meglio non poteva: il suo esordio ufficiale all'Olimpico coincide con Roma-Juventus, sentitissima dal pubblico giallorosso desideroso di sottrarre lo scettro ai campioni in carica dopo aver combattuto, l'anno precedente, fino alle ultime giornate. Siamo nei secondi finali del match quando il polacco, con un colpo di reni, nega il gol del pareggio sul colpo di testa di Bonucci, permettendo agli uomini di Garcia di portare a casa la vittoria. Quando tutto sta andando per il meglio, ecco l'ennesimo spartiacque: nella gara casalinga contro il Barcellona, Szczesny si fa male alla mano in seguito ad un contrasto con Suarez, costringendolo a saltare le successive tre partite. Al suo rientro, l'ex Arsenal sembra un lontano parente di quello che era velocemente diventato un beniamino della tifoseria: contro il Bate Borisov (seconda partita del girone di Champions) commette verosimilmente l'errore più evidente della sua esperienza romana, facendosi trovare fuori posizione e concedendo il gol su una conclusione dalla lunga distanza. Da quel giorno, Szczesny imbocca il tunnel di una mini-crisi (durante la quale non riesce a mantenere inviolata la propria porta) che ha come secondo apice il gol subito in Inter-Roma, dove sulla conclusione dalla distanza di Medel sembra partire con un attimo di ritardo. Alle accuse mossegli dai media, dai tifosi e dal suo allenatore (!!!), Szczesny risponderà “So che devo migliorare molto, ma lavoro ogni giorno per farlo e dare il massimo". Da quel giorno, il livello prestazionale di Wojciech andrà livellandosi verso l'alto partita dopo partita, trovando curiosamente un nuovo punto di svolta (stavolta positivo) proprio nel match di ritorno contro il Bate Borisov nell'ultima giornata del girone di Champions: la stessa squadra che aveva determinato l'inizio della sua crisi ne sancisce adesso il punto di svolta per la rinascita. Contro i bielorussi, al minuto 70, Szczesny compie un miracolo su Gordejchuk evitando lo 0-1 che avrebbe spinto, almeno momentaneamente, la Roma all'ultimo posto del girone e fuori dalla Champions. La partita terminerà 0-0, risultato che permette ai giallorossi di accedere agli ottavi di finale. Il suo primo anno alla Roma è quello in cui osserva sensibili miglioramenti sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista mentale. Wojciech infatti rivoluziona completamente la sua tecnica nelle uscite basse, praticamente abbandonando la croce iberica che in passato aveva causato una lista interminabile di rigori e cartellini ed imparando a scegliere i casi in cui rispolverarla. Al termine della stagione, la Roma riesce ad ottenere il rinnovo del prestito e Szczesny inizierà un percorso di maturazione che lo porterà ad esser considerato come il miglior portiere di quella Serie A anche dal numero uno dei numeri uno: Gigi Buffon. Wally, infatti, sarà autore di numerosi interventi che hanno permesso alla Roma di salvare il risultato o di rimanere a galla in certi momenti della partita (vedasi Juventus-Roma, in cui il polacco ha effettuato almeno 2-3 interventi che hanno permesso alla Roma di rimanere in partita con un solo gol di svantaggio). E' la sua prima stagione "pulita": per la prima volta le sue doti tecniche non sono oscurate da errori da principiante. Stagione che gli apre le porte della squadra campione d'Italia, che lo rileva dall'Arsenal (ancora proprietario del cartellino) per poco più di 12mln. Il messaggio della Juve è chiaro fin dai primi respiri torinesi del polacco: "Wojciech è il dopo Buffon". Parole pesanti ma pur sempre più leggere dell'eredità che Gigi Buffon ha scritto nel suo testamento sportivo, un lascito tecnico solo per i forti di cuore. La risposta dell'ormai ex Roma nelle prime uscite bianconere è da alti e bassi: da inviolato (Chievo e Fiorentina) e incolpevole (Spal) a responsabile in prima persona (Benevento e Sampdoria). Gli errori tecnici (barriera mal posizionata ed incertezza in uscita), arrivati in due partite consecutive, pongono immediatamente la madre di tutte le domande: "Siamo sicuri che Szczesny sia in grado di rilevare il posto di Buffon oppure la Juve sta facendo una grande stronz...ehm...sciocchezza?". Domanda più che legittima, del resto la Juve è da sempre abituata ad avere una sicurezza a protezione della propria porta. Proprio in questo momento di totale scetticismo Buffon è costretto a defilarsi causa infortunio, cosicché il polacco diventa momentaneamente il titolare della porta della Juventus. Le prove generali di quella che sembra un'anticipazione della prossima stagione hanno esito quasi inaspettato: Szczesny, criticato e messo virtualmente alla porta d'uscita fino a poche settimane fa, diventa una delle colonne su cui si fondano i risultati utili (7 vittorie ed un pareggio in 8 partite) arrivati da quel momento in poi. Ancor prima che per i suoi gesti tecnici in sé e per sé, emerge che Wally è utile alla causa bianconera per le sue caratteristiche. In una squadra abituata a difendersi bassa facendo talvolta grande densità dentro l'area, un portiere autoritario che cerca di dominare l'intera area di rigore uscendo costantemente sui palloni alti toglie le castagne dal fuoco ai suoi difensori evitando situazioni scaturite da palle sporche e/o rimpalli. Un esempio su tutti: Juventus-Roma. Nell'ultima azione di una partita interminabile, ovvero un calcio d'angolo in favore dei giallorossi, Wojciech sancisce virtualmente la fine del match intercettando in uscita la battuta di Under. In secondo luogo, ma non meno importante, per una squadra che cerca sempre di iniziare l'azione dalle retrovie, un portiere dalla pulizia tecnica come Szczesny si rivela estremamente utile nelle situazioni di pressing avversario: talvolta è proprio il polacco ad eludere la prima linea di pressing andando a pescare i terzini con palloni morbidi e precisi; inoltre i compagni di reparto in condizioni di difficoltà sanno di potersi appoggiare sul portiere, avendo di fatto una soluzione in più per gestire il possesso della palla. Non tralasciando ovviamente il fatto, in fin dei conti, un portiere deve pur sempre parare, e come dimenticare la parata su Schick allo scadere o le opposizioni contro il Cagliari. Insomma, il numero 23 sembra essersi pienamente immerso nella realtà bianconera con tutti gli onori e gli oneri ad essa connessa. Soltanto il tempo ci dirà se potrà concretamente essere l'erede di Buffon non solo nelle idee ma anche nei fatti. Nel frattempo le premesse sembrano esserci tutte. C.G.
  3. Che sarebbe arrivato un centrocampista, Marotta, ha avuto modo di ripeterlo in almeno due occasioni. I nomi che circolavano erano ormai noti: Emre Can, N'Zonzi e Matuidi. Ed esattamente come un anno fa la scelta è ricaduta sul centrocampista di proprietà del PSG, stavolta però l'epilogo è diverso: superate le divergenze con la proprietà qatariota legate allo scippo Coman, Blaise può vestire la maglia bianconera. Quello che, a detta di molti (se non tutti), era il reparto più arido di elementi di spessore potrà dunque contare nell'esperienza del francese in vista della prossima stagione. Chi è Matuidi? Pur avendo spesso giocato interno in una mediana a 2, sia al PSG che con la Nazionale, Matuidi riesce ad esprimersi al meglio nel ruolo di mezzala sinistra in un centrocampo a 3, analizzeremo presto i motivi. L'ex numero 14 dei parigini è un centrocampista dalla spiccata verticalità in entrambe le fasi di gioco: le sue abilità d'inserimento nei territori ostili sono ben note già dai tempi del Saint Etienne, ma è anche nella fase di non possesso che Matuidi preferisce difendere correndo in avanti piuttosto che assorbire passivamente il possesso dell'avversario. Non deve ingannare la sua costante proposizione offensiva: dall'alto delle sue imponenti capacità aerobiche, Blaise è in grado di ripetere con continuità ed insistenza corse profonde per accompagnare il possesso del proprio compagno e creare scompiglio nell'area di rigore facendo dunque saltare i piani tattici della difesa avversaria, ma è prima di tutto una mezzala dal pronunciato istinto difensivo. Matuidi è un equilibratore vero, le sue doti di contrasto ed anticipo si rivelano essenziali per il centrocampo del PSG, spesso imbottito di tanta tecnica con Verratti-Rabiot ma povero di dinamismo e capacità di recupero sul lungo, soprattutto per una squadra come quella parigina che tende ad imporsi con prepotenza nella metà campo rivale esponendosi ad eventuali ripartenze. Concetto intrinseco di "doppia fase" Blaise è bravo nel recuperare l'avversario sulla corsa ed andare al corpo a corpo in maniera quasi sempre pulita, il che lo rende un elemento adatto praticamente ad ogni situazione difensiva, sia essa mirata al recupero da una situazione di pericolo che al recupero della sfera in pressing alto per essere immediatamente in proiezione offensiva. Di seguito tutto l'arsenale difensivo del dipartimento della difesa di Matuidi. Copertura preventiva dello spazio, tempistica d'intervento e tackle pulito Da solo "ruba" 20 metri al Barcellona. Era juventino già all'epoca La palla non c'è più L'importanza di saper coprire spazi ampi Il suo grande dinamismo e la sua grande capacità di resistere agli sforzi ne fanno in fase di spinta un giocatore prima di tutto generoso: come si accennava poc'anzi, Blaise accompagna l'azione ogni qualvolta è possibile, non risparmiandosi mai e riuscendo a conservare un rendimento costante per l'intera durata della gara. Questa sua attitudine ad inserirsi con regolarità lo mette spesso e volentieri in condizioni di ricevere palla all'interno dell'area e di provare la conclusione verso lo specchio della porta o servire il compagno meglio posizionato. In 6 anni di permanenza all'ombra della Tour Eiffel saranno 35 i gol siglati da Matuidi. Almeno 3-4 volte a partita, Blaise riesce a crearsi occasioni come queste Il ruolo di interno in un centrocampo a 2 tende a soffocare le due doti migliori e a far emergere i limiti tecnici del giocatore, ma intendiamoci: Blaise ha una buonissima capacità di giocare di dialogo con i compagni per ciò che concerne l'appoggio medio-corto, e se ha tempo e spazio è anche in grado di servire palle a tasso di difficoltà superiore. Tuttavia il primo controllo talvolta meccanico, la limitata visione d'insieme e l'affanno nella gestione sotto pressione limitano (o quanto meno condizionano) il rendimento del giocatore che comunque interpreta il ruolo con dedizione sulla base delle proprie caratteristiche offrendo continuamente soluzioni di appoggio ai compagni. Insomma, il centrocampo della Juve si arricchisce di un ventaglio di caratteristiche di cui era completamente sprovvista. Spetterà a Max Allegri trovare ancora una volta la quadra, in quanto Matuidi porta con sé non solo caratteristiche singolari ma anche un certo grado di incertezza riguardo la compatibilità con il 4231. Blaise, ad onor del vero, ha giocato in una mediana a 2 già col PSG in coppia con Motta o Beckham e continua a farlo nella Nazionale francese. Vista la sua propensione ad un gioco verticale e dinamico, il suo utilizzo in questo contesto è quasi limitato alla compresenza di un compagno con un'attitudine più puramente posizionale (tradotto: Matuidi-Pjanic sì, Matuidi-Khedira nì) onde evitare il rischio di lasciare troppo spazio alle spalle del centrocampo. Pjanic, Khedira, Marchisio e adesso Matuidi: chissà se Allegri non cambierà ancora abito alla signora.
  4. “Non posso, io, eh…Non posso ché sennò mi ammanettano!” . Così parlò Bernardeschi all’apertura del Torneo di Viareggio di fronte ad una sciarpa bianconera che, per una simpatica (mica tanto, per qualcuno sponda viola) gag, stava per essergli messa al collo. Si trattava di un semplice rinvio, perché adesso, a distanza di qualche mese, quella sciarpa si appresta a diventare stendardo del suo nuovo schieramento. Un trasferimento irreale, impronosticabile, a tratti irrazionale quello del numero 10 della Fiorentina, colui che per i tifosi viola era ormai diventato simbolo di un romanticismo calcistico ormai troppo obsoleto ma comunque alimentato in passato dal giocatore stesso ("La mia idea è diventare un simbolo della Fiorentina e di Firenze"). Qualcosa probabilmente si era rotto già al termine della passata stagione, con Paulo Sousa che ad inizio campionato lo relega in panchina con l’affermazione “E’ un po’ confuso, dentro e fuori dal campo”. E chissà se alla base di quella confusione ci fosse proprio la Juve: le frasi di Buffon lasciano più di qualche dubbio… Chi è Bernardeschi? Con Paulo Sousa, Bernardeschi ha ricoperto un numero inverosimile di posizioni: seconda punta, trequartista, ala destra, ala sinistra, addirittura tornante di una difesa a 3. Appare immediatamente evidente che quello del tornante sia il ruolo in senso assoluto più limitativo per il rendimento del talento di Carrara, troppo incatenato dai vincoli della fase di non possesso che molto spesso finivano per toglierlo dagli ultimi 30 metri, specie contro avversari che obbligavano ad una partita di contenimento. Le migliori prestazioni arrivano quando Bernardeschi può liberare la sua qualità in ambiti più puramente offensivi, quando cioè Bernardeschi può esprimersi nelle posizioni di esterno e mezzapunta. Le partite in cui Sousa lo schiera a destra si contano sulle dita di una mano, senz'altro più copiose sono le apparizioni da esterno sinistro e mezzapunta. Quella di esterno sinistro è verosimilmente la posizione in cui il giocatore riesce ad essere più nel vivo del gioco ed allo stesso tempo a mascherare alcune imperfezioni, come la difficoltà di svincolarsi da una marcatura spalle alla porta. A differenza dell'ala pura, Federico da Carrara assume una posizione intermedia tra il trequartista e l'esterno. Quando il portatore si trova sul centro-destra, Federico viene dentro il campo per creare soluzioni di passaggio ai compagni ed incaricarsi egli stesso della rifinitura dell'azione. Bernardeschi è un giocatore puramente associativo, poche volte lo si può vedere nelle vesti dell'ala pura tutta corsa e verticalità sulla linea laterale. Predilige, piuttosto, generare tracce pulite per favorire lo sviluppo della manovra ponendosi a supporto dei compagni. Il suo essere regista nel suo io più profondo lo porta ad avere nel passaggio l'opzione numero uno, il dribbling invece diventa il piano B qualora la superiorità numerica debba essere generata materialmente piuttosto che essere ricercata. Quando chiamato a giocare sulla destra, Bernardeschi non ha difficoltà nell'accettare l'isolamento contro il terzino tanto che predilige ricevere palla da posizione di partenza molto più defilata rispetto a quella in cui tende a ricevere giocando sulla corsia opposta. In queste condizioni può provare l'uno contro uno per liberarsi una mattonella per il cross a rientrare o cercare lo specchio della porta. Da mezzapunta, Federico ha la possibilità di dare libertà a tutte le sue doti di regia: le possibilità che gli si aprono una volta ricevuta palla sono molteplici, può aprire il gioco sugli esterni o provare l'imbucata centrale sulla punta o ancora chiedere l'uno-due. In questa posizione si dedica in misura maggiore nel lavoro di collante tra attacco e difesa, catalizzando l'uscita della palla e lo sviluppo della manovra dalla difesa, a differenza di quando giostra nel ruolo di esterno in cui fa emergere maggiormente la sua natura di rifinitore. Come precedentemente accennato, però, in questa posizione il giocatore manifesta difficoltà nel riuscire ad aggirare una marcatura diretta, situazione in cui, seppur ad alto contenuto qualitativo, si limita a giocare di sponda. Tant'è che le sortite offensive fronte alla porta si limitano ai casi in cui riceve palla da posizione arretrata priva di marcatura ad hoc. Alla Juventus, Bernardeschi, troverà parecchio affollamento nel reparto offensivo destinato a rifornire Gonzalo Higuain. Max Allegri potrà fare affidamento sul talento toscano in diverse porzioni di campo. Una valutazione potrebbe essere l'inserimento a destra (da pesare il gioco delle coppie col terzino), porzione di campo in cui ha giocato più da tornante che da esterno "puro" manifestando però di avere tutte le carte in regola per poterci giocare. A sinistra troverebbe un giocatore molto più rodato, con un bagaglio di movimenti e riferimenti già consolidato che si sposerebbe meglio con un assaltatore come Alex Sandro. Insomma, dopo una stagione chiusa con una preoccupante penuria di elementi offensivi, Allegri si appresta a dover gestire un parco attaccanti di assoluto livello. Ad avercene di questi problemi...
  5. Douglas Costa è il primo vero acquisto della sessione estiva messo a segno dalla ditta Marotta & Co. Dopo due stagioni al Bayern Monaco si conclude dunque l’avventura del numero 11 in Bundesliga, con un bilancio di 14 reti e 27 assist in 77 apparizioni, condite da due Meisterschale, due Coppe di Germania ed una Supercoppa di Germania. A termine di una lunghissima trattativa (durata oltre 45 giorni, stando alle parole dell’intermediario Branchini), l’esterno brasiliano approda alla corte di Max Allegri andando a rinforzare un reparto tanto fondamentale quanto malnutrito. Douglas Costa è un esterno offensivo dotato di capacità tecniche sorprendenti congiunte a doti atletiche notevoli, capace di disimpegnarsi egregiamente su entrambe le fasce ed, all’occorrenza, a supporto della punta in zona centrale. A seconda della corsia di competenza, le attitudini dell’ex n°11 bavarese cambiano in maniera intrinseca. Giocando sulla fascia destra, a piede invertito, ha la possibilità di puntare la porta avversaria partendo da posizione defilata, da cui rientra grazie alla velocità ed alla precisione con cui controlla la sfera, che rimane sempre vicina al piede nonostante un motore che sviluppa importanti velocità di punta. Questa sua dote, associata alla grande elasticità muscolare ed articolare, gli permette di tagliare fuori l’avversario per mezzo di sterzate perentorie che gli aprono la luce dello specchio avversario, che prova a trafiggere attraverso soluzioni di potenza o con una più signorile conclusione a giro. Costa però non è un giocatore lineare e monotematico: la sua creatività gli porta in dote un’ottima visione di gioco. Questa sua caratteristica gli conferisce imprevedibilità, perché oltre alla soluzione personale può sfruttare la delicatezza del suo sinistro per cercare l’imbucata per il compagno. Sulla corsia mancina, Douglas subisce una metamorfosi, trasformandosi in un elemento che assicura maggiore profondità alla corsia. Convergere verso l’interno significherebbe infatti andare sul piede destro, che non è malvagio ma intendiamoci…non è il sinistro. Motivo per il quale il brasiliano in questa sede è un giocatore più verticale, dedito maggiormente a dribblare l’avversario per raggiungere il fondo e crossare, con traversoni sempre tesi e pericolosi. La caratteristica più sgargiante del brasiliano è senz’altro il dribbling: la rapidità nel breve e la velocità nel lungo si sommano ad un bagaglio tecnico ampio e di prima qualità. Non serve aggiungere altro Ma una delle caratteristiche più importanti di Douglas è il primo controllo: tralasciando la sensibilità con cui addomestica i palloni più iracondi, la postura è tale da non fargli perdere né equilibrio né tempi di gioco, il che gli consente di superare l’uomo già sul primo controllo o creare il presupposto per il dribbling successivo. Pallone che si spegne dopo un lancio di 40 metri e Costa è già pronto alla giocata successiva Primo controllo ed avversario già fuori dai giochi Gli anni di lavoro con Lucescu in quel di Donetsk hanno inoltre maturato una maggiore consapevolezza dello spazio, il giocatore non è vincolato alla fascia ma sia a destra che a sinistra sa muoversi, anche venendo dentro il campo, per creare soluzioni di passaggio ai compagni. Le caratteristiche di Douglas si rivelano concrete fin da subito per l’idea di calcio posizionale di Guardiola: il giocatore sa stare in campo, ha capacità di dialogo con i compagni e garantisce continuamente superiorità numerica. Il passaggio da un contesto di transizione come quello dello Shakhtar ad un contesto oppressivo e dispotico come il calcio dell’ex tecnico del Barcellona non viene minimamente avvertito da Douglas. Trovarsi in posizione avanzatissima con pochi metri da aggredire non è per lui un problema, le sue capacità nel dribbling sono tali da permettergli di aggirare l’avversario anche nello stretto. Poco campo a disposizione, ma Douglas se lo fa bastare e mette dentro una palla velenosissima La stagione agli ordini di Guardiola si concluderà con ben 17 assist e col maggior numero di dribbling riusciti, facendo emergere un dettaglio molto importante: l’atto funambolico di Douglas è subordinato al calcio associativo. Il dribbling non è puro virtuosismo fine a se stesso, ma finalizzato a creare spazi di manovra utili a mettere il compagno nelle migliori condizioni per far male. Douglas salta 3 uomini non per puro estetismo, ma per guadagnare spazio di giocata per servire Alaba sulla corsa In queste ore Douglas Costa sta sostenendo i consueti accertamenti fisici al J|Medical, dove di fatto inizia l’avventura del brasiliano in maglia bianconera, con la quale sarà chiamato a rendere più imprevedibile e spregiudicato il 4231 di Max Allegri che, per caratteristiche degli interpreti, si era dimostrato molto ortodosso ma molto (forse troppo) lineare e conformista.
  6. Per la quarta volta in stagione, la Juventus trova di fronte a sé l’ostacolo Milan con la possibilità di bissare la vendetta già impartita ai rossoneri per la sconfitta di Doha. L’assetto Pur cambiando gli interpreti, la Juventus si dispone secondo il consueto 4231 Buffon Barzagli Bonucci Benatia Asamoah Pjanic Khedira D.Alves Dybala Pjaca Higuain Movimenti chiave Avvio coraggioso degli uomini di Montella che provano a tenere bassa la Juventus attraverso un pressing alto ottenuto alzando di volta in volta 4-5 elementi. L’apprezzabile idea dei rossoneri di aggredire la Juventus per recuperare subito il pallone (e per indirizzare la partita da un punto di vista psicologico) deve però fare i conti con l’abilità degli uomini di Allegri nell’aggirare la pressione avversaria con un giropalla rapido e pulito, supportato dalla pulizia di fraseggio di Bonucci e dal doppio pivot Pjanic-Khedira, in virtù del quale i difensori bianconeri hanno sempre una soluzione di passaggio. Dopo esser andati ad un passo dallo svantaggio (rigore non concesso a Dybala e contestuale conclusione a fin di palo di Pjaca), il Milan passa ad un atteggiamento meno temerario e si dispone fin dalla prima impostazione avversaria con un pragmatico 451. La Juventus da quel momento avrà totale libertà d’impostazione bassa, anche se lo sviluppo centrale è rallentato dal fatto che Sosa e Bertolacci vanno a schermare la linea di passaggio su Dybala tra le linee, motivo per cui lai bianconeri dovranno provvedere ad un aggiramento laterale. Con Dybala a svariare lungo l’intero fronte offensivo nel tentativo di divincolarsi dalla schermatura degli interni milanisti, è Dani Alves che taglia verso l’interno con l’obiettivo di creare densità in una porzione di campo che, talvolta, è di totale colonizzazione rossonera. Le marcature con riferimento sull’uomo dei difensori milanisti avevano garantito fino a quel momento una discreta tenuta (derivante non dall’aver annullato gli avanti juventini, quanto piuttosto dall’avergli impedito una conclusione pulita). Tenuta che è venuta a mancare quando dentro l’area appare una figura per la quale non era (e non poteva essere) prevista marcatura: dopo aver anticipato Bacca, Benatia scarica il pallone e punta l’area di rigore; Zapata e Paletta, che fino a quel momento avevano avuto riferimenti precisi (Zapata-Pjaca, Paletta-Higuain, lasciano Benatia privo di alcun impedimento. L’1-0 è naturale conseguenza di un tocco delizioso di Alves. Dopo 43 minuti di dominio tecnico e territoriale da parte della Juventus, il Milan pesca il jolly grazie alla complicità dei difensori bianconeri. Romagnoli libera una situazione di pressione complicata calciando la sfera in avanti e pescando Sosa sulla traiettoria: Deulofeu aggira Barzagli scappandogli dietro dopo esser venuto incontro, Bonucci forza l’uscita sull’ex Napoli pur non avendone tempi e spazi liberando Bacca che può attaccare la porta. Questa serie concatenata di eventi genera una voragine alle spalle della difesa della Juventus che si trova a dover rincorrere tutti gli avversari. L’ingresso di Lichtsteiner al posto di Barzagli, ad inizio secondo tempo, consente di sfruttare maggiormente l’ampiezza e la profondità del campo grazie alle sovrapposizioni dello svizzero e, al contempo, livella il deficit di passo che il numero 15 bianconero concedeva a Deulofeu. Il Milan invece dopo circa 10 minuti sostituisce Bacca inserendo Kucka, cercando quindi maggiore solidità in fase di non possesso e privilegiando il contropiede come unica risorsa a cui fare riferimento. La compagine di Allegri continuerà a produrre un’enorme mole di gioco ed occasioni fino al 94’, culminando poi nel calcio di rigore che ha consegnato la vittoria che fa volare i bianconeri momentaneamente a +11 sulla Roma.
  7. La prima semifinale di andata di Coppa Italia mette a confronto Juventus e Napoli nella cornice dello Juventus Stadium. L'assetto La Juventus si dispone teoricamente con un 442 Neto Barzagli Bonucci Chiellini Asamoah Lichtsteiner Pjanic Khedira Mandzukic Dybala Higuain Movimenti chiave La partita inizia con non poche sorprese, perché già all’atto delle formazioni ufficiali si scopre il ritorno in campo della BBC nonostante il nuovo modulo proposto nell’ultimo mese e mezzo avesse dato ampie garanzie di risultati e solidità. L’idea era probabilmente quella di conservarne comunque i connotati base nonostante il cambio degli interpreti, cosa che tuttavia non è particolarmente riuscita. Nell’ambito della prima frazione ci sono state due partite differenti all’interno dello stesso contesto: sulla prima impostazione del Napoli, la Juventus ha provato ad ostacolare la ricezione andando a prendere alto i primi ricevitori. Se questo è un lavoro riuscito bene ad Higuain Dybala e Mandzukic lo stesso non si può dire per gli esterni che hanno sbagliato molti tempi di uscita, per cui il Napoli ha aggirato il pressing alto cercando in prima battuta lo scarico esterno per poi tornare in mezzo al campo approfittando della pressione errata dei nostri esterni e puntare di fatto i 3 difensori rimasti arretrati. La seconda situazione è quella che avviene a possesso palla avversario consolidato, perché in queste circostanze è evidente la riproposizione del 442 con Lichtsteiner e Mandzukic esterni di centrocampo. Il punto focale è che all’interno di questo secondo contesto Lichtsteiner abbassava eccessivamente la sua posizione portandosi in linea con i 4 difensori (Barzagli Bonucci Chiellini Asamoah), finendo per caratterizzare una difesa a 5, il che consentiva a Strinic di poter guadagnare tanto campo sia col pallone che senza pallone. Questa attitudine di Lichtsteiner di fatto ha finito per creare i presupposti per i tanti movimenti di Insigne prima incontro e poi a scappare verso la porta: nello specifico, il fatto che Lichtsteiner sia bassissimo costringe Pjanic a doversi aprire per andare a disturbare la restante parte della catena mancina napoletana (ovvero Hamsik-Strinic); a quel punto Insigne, attraverso un movimento incontro, andava ad occupare lo spazio lasciato libero da Pjanic il che costringeva uno dei centrali ad uscire per prendere Insigne. Ma nel momento in cui il difensore esce, Insigne anticipa il movimento correndo verso la porta nello spazio lasciato libero dal difensore. Qualcosa di analogo succede in occasione del gol: su una palla avversaria sulla fascia sinistra juventina, ovviamente la squadra bianconera scivola verso il fronte sinistro a protezione di quello che è in quel momento il lato debole. Tuttavia Lichtsteiner non segue il movimento, rimane molto aperto, non cuce le distanze con Pjanic per cui, quando il Napoli gira palla in zona centrale, Insigne va a prendersi lo spazio tra Pjanic e Lichtsteiner, Barzagli esce a prenderlo scoprendo la protezione dell’area e dalla conseguente triangolazione con Milik arriverà il gol di Callejon. Ad inizio ripresa Allegri ripristina gli antichi equilibri di squadra introducendo Cuadrado al posto di Lichtsteiner e da quel momento la partita cambia. A risentirne in maniera positiva è la fase di non possesso, perché con Cuadrado si è configurato un 442 puro che non ha lasciato spazi all’avversario né in zona centrale né in quelle esterne. Dal punto di vista della fase offensiva, l'ingresso della Vespa migliora il giropalla, migliora l’occupazione degli spazi e dell’ampiezza, il pressing alto diventa molto più efficace grazie a migliori tempi di uscita garantiti dal colombiano che hanno fatto sì che il Napoli fosse quasi sempre impossibilitato a trovare un’uscita pulita e, soprattutto, abbassa la linea difensiva del Napoli andando a creare spazi e non a caso nel secondo tempo Khedira si è inserito con maggior frequenza.
  8. Il posticipo domenicale della 24sima giornata mette di fronte Cagliari e Juventus, con i bianconeri chiamati a vincere per ristabilire le distanze dalle dirette concorrenti. L'assetto La Juventus si dispone secondo l'ormai consueto 4231 Buffon Lichtsteiner Bonucci Chiellini A.Sandro Marchisio Khedira Cuadrado Dybala Mandzukic Higuain Movimenti Chiave Cagliari-Juventus per certi aspetti ricorda un po’ Crotone-Juventus: Rastelli, infatti, prepara la gara in maniera analoga ma diversa rispetto alla preparazione di Nicola. Analoga perché, così come il collega del Crotone, Rastelli si dispone con due linee da 4 (quindi 442) andando ad abbandonare quello che è stato finora il modulo di riferimento del Cagliari (ovvero il 4321) e lo fa conservando i centrocampisti principi con l'apertura di Barella a sinistra. Un altro punto di contatto risiede nel fatto che entrambi gli attaccanti, Sau e Borriello, vanno a schermare la linea di passaggio sui due mediani. La differenza rispetto al Crotone sta invece nell’atteggiamento, perché se da una parte i calabresi hanno scelto una difesa posizionale ad oltranza mirata esclusivamente alla chiusura degli spazi, dall'altra il Cagliari difende a uomo all’interno della zona: ciò vuol dire che ogni giocatore ha come riferimento una porzione di campo da coprire e si muove in funzione di essa. Arriva il giocatore della Juve all’interno della zona ed ecco che il giocatore preposto va a marcarlo a uomo, sia per ostacolarne la possibile ricezione sia per provare a strappare il possesso. Lavoro che è riuscito particolarmente bene a Di Gennaro su Dybala, Murru su Cuadrado e Pisacane su Mandzukic. Il risultato complessivo è che le fasce risultano sostanzialmente bloccate, ragion per cui sullo sviluppo palla a terra l’azione non riesce ad avere sfogo sulle zone esterne. Se da una parte c’è Mandzukic che sulla costruzione a doppia linea schierata offre soluzioni limitate, dalla parte opposta c’è Cuadrado che può offrire qualche soluzione in più, ed in tal senso arrivano le direttive di Allegri che in fase offensiva a tratti inverte la posizione di Lichtsteiner e Cuadrado, portando lo svizzero alto fin dal primo possesso e l’ex Chelsea più arretrato ed interno per svincolarlo dalla marcatura di Murru. Con Lichtsteiner alto ad impedire l’uscita di Murru, Cuadrado ha la possibilità di puntare Barella sfruttando la notevole differenza di passo. Motivo per il quale Di Gennaro deve uscire in raddoppio sul colombiano: di conseguenza Dessena deve occuparsi di Dybala e si libera contestualmente la ricezione centrale per uno dei due mediani. In questo modo la transizione del pallone dalla zona esterna di destra verso il centro del campo risulterà più fluida e meno meccanica e forzata. Situazione completamente differente accade invece sul versante sinistro, dove Mandzukic (esattamente come in occasione della sfida al Crotone) ha mostrato qualche insofferenza quando chiamato a giocare contro avversari che si dispongono a contenimento. Costantemente raddoppiato da Dessena (sia sulle palle alte che sullo sviluppo), poche volte riesce ad emergere e, quando riesce, è costretto a giocare una torre sporca (quasi sempre recuperata da un terzo giocatore del Cagliari) o ad appoggiarsi all’indietro. Le posizioni medie dei giocatori in fase di attacco (squadra asimmetrica verso destra) ed il bilanciamento offensivo (sbilanciato in favore della zona centro-destra) testimoniano come la Juventus abbia avuto qualche problema nello sviluppo dell’azione sulla fascia mancina, individuando altresì la corsia di destra come settore d’attacco privilegiato.
  9. In un insolito turno infrasettimanale, Crotone e Juventus recuperano la gara del girone d'andata rinviata causa finale di Supercoppa Italiana. L'assetto La Juventus si schiera secondo l'ormai consueto 4231 Buffon Alves Bonucci Rugani Asamoah Rincon Khedira Pjaca Dybala Mandzukic Higuain Movimenti chiave Il Crotone approccia il match con il suo canonico 442. L’andamento della partita segue quello che è il copione previsto, ovvero avversari che si compattano a protezione della propria area di rigore: nello specifico la squadra calabrese avrà una lunghezza media di 25 metri ma è un dato che risulta alterato dal fatto che i due attaccanti conservavano una posizione più alta rispetto al resto della squadra al fine di sfruttare eventuali situazioni di ripartenza. Per cui, tenendo conto di questo coefficiente correttivo, possiamo dire che il Crotone presentava 8 uomini distribuiti su due linee da 4 distanti poco più di 5-6 metri. La strategia difensiva dei calabresi è chiara fin da subito, perché i due attaccanti rimarranno quasi sempre alti sia per sfruttare la ripartenza sia per schermare la linea di passaggio dei difensori verso i due centrocampisti interni sulla prima impostazione bassa. La naturale conseguenza di ciò è il fatto che i veri registi della Juventus finiscano per essere Bonucci-Rugani e Dani Alves, tranne alcune situazioni in cui Khedira riesce a svincolarsi dal controllo dell’attaccante per abbassarsi sulla linea dei difensori ad impostare (classica salida lavolpiana di una difesa a 4). Per quanto riguarda le altre due linee avversarie, la prima linea (quella composta dai difensori) si piazza sulla linea d’area di rigore già sul primo possesso della Juventus, con la seconda linea (quella dei centrocampisti) a quei 5-6 metri di distanza cui si accennava in precedenza. Durante lo sviluppo offensivo dell’azione della Juventus, la linea dei difensori entra in area e va a difendere ad altezza dell’area piccola mentre la linea dei centrocampisti si abbassa fino all’altezza del dischetto. Di fronte a questo contesto difensivo, la profondità risulterà essere completamente privata ed allo stesso modo risulta difficile trovare una fluidità di gioco per vie centrali, tant’è che per forzare la profondità la Juventus ha sbagliato tante verticalizzazioni e tante giocate centrali, il che ha prodotto un dato di 29 palle perse, uno dei valori più alti che raggiunti. Per far fronte a questa situazione, considerando la totale sterilità offensiva dell’avversario, intorno al 30’ Allegri porta Mandzukic in zona centrale, apre Dybala a destra e sposta Pjaca a sinistra, al fine di sfruttare maggiormente l’ampiezza del campo. Ed è una mossa che riesce a metà, nel senso che l’attitudine di Pjaca e Dybala ad entrare verso il centro del campo fa sì che i diretti marcatori possano seguirne il movimento e liberare contestualmente Asamoah ed Alves per l’1vs1, tuttavia un giropalla non particolarmente fluido e veloce farà sì che questa situazione possa essere sfruttata pochissime volte. Una di queste sarà quella che porterà al gol del vantaggio. Dybala infatti dalla posizione di ala rientra verso il centro del campo, Stojan tiene d’occhio il movimento di Dybala e si perde Dani Alves alle sue spalle: Bonucci premia la linea di passaggio sul brasiliano che può andare 1vs1 con Mesbah che gli concede spazio per calibrare il cross da cui poi nascerà il gol di Mandzukic. L’ingresso di Pjanic è la pietra tombale sulla partita: il bosniaco infatti migliorerà sia la qualità del fraseggio sia la velocità del giropalla grazie alla sua capacità di giocare di prima. Cosa che risulta evidente e decisiva in occasione del raddoppio quando ancor prima di ricevere il passaggio di Asamoah guarda la posizione di Rincon, elude l’intervento dell’accorrente Falcinelli anticipando il tocco di mezzo esterno per Tomas che servirà la verticale su Higuain. Giocatori Chiave Nessun elemento particolamente degno di nota, si annovera Dybala per il fatto che la sua attitudine a rientrare verso il centro ha creato i presupposti per il gol del vantaggio
  10. Dopo la convincente prestazione messa in scena contro la Lazio, la Juventus è chiamata a dare continuità di rendimento nella sfida contro il Milan valida per l'accesso alla semifinale di Tim Cup. L'assetto Per l'occasione, Allegri conferma il modulo esibito contro la Lazio pochi giorni prima Buffon Barzagli Bonucci Rugani Asamoah Pjanic Khedira Cuadrado Dybala Mandzukic Higuain Movimenti chiave Per quanto concerne la fase di non possesso, contro il Milan si è osservato un atteggiamento a due facce: nella situazione di 0-0 abbiamo visto l’atteggiamento difensivo proprio del 4231, con gli esterni che si trovavano praticamente sulla trequarti avversaria a togliere luce al possesso avversario. (Dopo 8 secondi di gioco il Milan ha già perso palla) Dopo il gol dell’1-0 qualcosa cambia perché si passa a difendere secondo un 4411, in quanto Mandzukic e Cuadrado stavolta non vanno in uscita quasi preventiva ma stazionano leggermente sotto la linea di centrocampo, aspettano che l’avversario entri nel loro raggio di azione e solo a quel punto portano pressione. Parliamo di 4411 piuttosto che 442 classico perché Dybala non disturba il secondo centrale bensì ostruisce la linea di passaggio su Locatelli. Questa soluzione consente di schermare il metodista avversario e, quindi, la giocata centrale costringendo l’avversario a giocare una palla esterna, per la quale le chiusure risultano molto più semplici. Per quanto riguarda la fase di possesso, abbiamo visto una manovra molto più preponderante sulla sinistra, laddove Suso è poco presente in fase di non possesso ed è più frequente il 2vs1 in favore dei bianconeri. La convivenza Mandzukic-Asamoah dà origine a due tipi diversi di situazioni di gioco: 1) quando il pallone è sui difensori bianconeri ed il centrocampo avversario è eccessivamente slegato dalla difesa (può essere il caso di un pressing offensivo andato a vuoto), Bonucci o Rugani si appoggiano lungo su Mandzukic che, approfittando dello strapotere fisico nei confronti di Abate, fa sponda o prolunga su Asamoah 2) sul giropalla, da posizione defilata Mandzukic taglia in diagonale verso l’area di rigore, questo costringe Abate a stringere la posizione e di riflesso si libera completamente la fascia per la corsia di Asamoah che si troverà più volte a poter calibrare il cross privo di opposizione. Dopo l’espulsione di Locatelli la Juventus congela il possesso palla e riesce a creare diverse situazioni di pericolo fino al momento del cambio di Dybala, perché a quel punto Mandzukic va in mezzo insieme ad Higuain e viene a mancare un raccordo tra centrocampo ed attacco Allegri porrà rimedio a questa disfunzione chiedendo ad Higuain di giocare alle spalle di Mandzukic Giocatori chiave Mandzukic: la sua presenza fisica e la precisione nelle spizzate garantiscono alla Juventus di poter approfittare pienamente della superiorità numerica in quella zona di campo, creando costantemente i presupposti per pungere il Milan
  11. Una Juventus reduce da 4 vittorie consecuitive in campionato, condite dal passaggio del turno in Coppa Italia ai danni dell'Atalanta, affronta la trasferta di Firenze. L'assetto La Juventus si dispone in fase di possesso secondo un 352 Buffon Barzagli Bonucci Chiellini Cuadrado Khedira Marchisio Sturaro Sandro Dybala Higuain che diventa 532 in fase di non possesso Buffon Cuadrado Barzagli Bonucci Chiellini Sandro Khedira Marchisio Sturaro Dybala Higuain Movimenti chiave L’andamento di Fiorentina-Juventus è stato chiaro fin dai primi minuti e la chiave di lettura del match è data dai due modi differenti di interpretare moduli relativamente simili. Nel dettaglio, la Fiorentina si schiera con un 3421 che diventa 4231 in non possesso mentre la Juventus sceglie un 352 che diventa 532. Ma al di là dei numeri parlavamo di interpretazione, per cui analizziamo i due approcci differenti. La Juventus in fase di non possesso predilige in prima battuta una difesa posizionale, ma il fatto che in impostazione bassa i 3 centrali avversari siano in superiorità rispetto alle due punte bianconere fa sì che, a seconda del portatore, si alzi Sturaro o Khedira. A quel punto a centrocampo la superiorità numerica avversaria diventa enorme, perché troviamo Badelj-Vecino-Valero-Bernardeschi contro soli due centrocampisti. Situazione che diventa ancora più ingestibile quando sul giro palla tra i difensori viene risucchiata fuori anche la seconda mezzala, per cui ci saranno situazioni di gioco in cui Marchisio sarà solo contro 4 avversari. In entrambe le circostanze, alla Fiorentina è bastato alzare la palla ad eludere la prima linea di pressing (o ad appoggiarsi sulla punta) per trovarsi in enorme superiorità numerica a centrocampo, non tralasciando comunque gli scenari in cui il giropalla viola smuoveva la mediana bianconera fino a far saltare le posizioni dei giocatori. Al contrario, la Fiorentina in fase di non possesso ha scelto un mix di pressing alto e marcature preventive: Kalinic disturba Bonucci, Chiesa e Borja vanno rispettivamente su Chiellini e Barzagli, mentre Bernardeschi si accentra e prende Marchisio. Ne deriva che l’impostazione bassa è praticamente impedita, ma anche quando la palla riesce a transitare tra i difensori la Juventus quasi mai riesce a servire Marchisio, sia per lo schermo di Bernardeschi sia per la pressione che costringe i centrali a disimpegnare lungo o sull’esterno. Ed in entrambi i casi si manifestano delle criticità: nel primo caso, Higuain è isolato nella morsa dei centrali perché la squadra è bassa e Dybala scende per provare a ricevere; nel secondo caso, i terzini viola si alzano immediatamente sul primo possesso della Juventus e vanno a prendere a uomo Sandro e Cuadrado impedendogli di guadagnare campo dopo aver ricevuto palla e cercando, contestualmente, dei recuperi alti nella trequarti difensiva della Juventus. Allegri proverà a cambiare le carte ad inizio ripresa spostando Barzagli a destra per comporre una difesa a 4, tuttavia la situazione non cambierà per via dell’intensità dell’avversario che, nonostante il cambio di schema della Juventus, ha continuato a pressare tenendo il riferimento sull’uomo all’interno della zona. Sul finale di gara la Fiorentina ha accusato una lieve flessione atletica ma è stata comunque brava a chiudere le linee di passaggio, tant’è che l’unico rischio corso su azione manovrata si è verificato in occasione della serpentina di Pjaca che ha superato i diretti oppositori. Giocatori chiave ...
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