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  1. Nel 2418° giorno di un ciclo di vittorie unico (giorno più, giorno meno… però duemilaquattrocentodiciotto! Mica pizze e fichi!), proviamo a mettere in ordine alcune questioni sulle quali ognuno potrà trarre le proprie considerazioni. La Juve di quest’anno ha il 2° miglior punteggio di questi 7 anni (inferiore solo all’anno dei 102pt); un numero di gol subiti in linea con i precedenti; nettamente il miglior numero di gol fatti e la miglior differenza reti. Ognuno può prendere questi dati come vuole nei suoi giudizi, ma questi sono. Fino ad una settimana fa il resoconto di questi numeri era persino maggiore, prima delle ultime due deludenti uscite della squadra. Chiariti i dati, si può dire come, forse, più che ricoprire di colpe la Juve, che comunque ha per aver dilapidato 5 punti (hanno i loro difetti tutti i vincitori), si debbano ascrivere i dovuti meriti al Napoli, autore di un percorso, fino ad ora, strepitoso. Entrambe le squadre “rischiano” di superare i 90 punti: praticamente un campionato pazzesco! Ma non perché una delle due abbia rallentato il suo passo (anzi), ma perché l’altra ha tenuto un ritmo martellante, frutto di un calcio più solido, concreto e molto, ma molto meno bello rispetto agli altri anni (il numero di vittorie con un gol di scarto o di partite “risolte” anche quando non pienamente meritate è di molto superiore alle stagioni precedenti). Per mantenere questo ritmo (e tenere fede ad un patto “della vita”), il Napoli ha dovuto e potuto (a differenza nostra) rinunciare a tutto il resto. Fuori nei giorni di Champions, fuori subito in Europa League, fuori in Coppa Italia. Si dirà: per una questione di rosa. Beh, non è esattamente vero! Perché quella del “Napoli che ha 12 giocatori” sta diventando una leggenda che fa comodo a tanti giornalisti nazionali, ma che persino alcuni tra quelli napoletani smentiscono. Senza entrare nel merito di quale ai punti sia la rosa più forte (la nostra), discutiamo sulla profondità. Il Napoli ha due portieri di livello (il secondo era un titolare l’anno scorso in Serie A). Inizia la stagione con 5, cinque centrali difensivi. Dietro ad un ex del Real Madrid (Albiol) e a Koulibaly, stazionavano in panca Chiriches (capitano di una nazionale e prelevato dal Tottenham, all’epoca ricercato anche da altri importanti club italiani, più volte entrato anche nelle chiacchiere bianconere), Maksimovic (che dopo essersi “rivelato” benissimo nel Torino al pari di altri compagni di squadra, venne acquistato quasi in pompa magna) e Tonelli, un fedelissimo del “gioco di Sarri”, come quinto. A destra oltre ad un altro fedele di Sarri, Hysaj, staziona Maggio. Ovvero quello che fino a qualche anno fa si giocava la palma di “miglior terzino destro del campionato” insieme a Lichtsteiner, che è ancora alla Juve anche lui. A sinistra lo sfortunato Ghoulam (gli infortuni purtroppo fanno parte delle annate, loro ne hanno avuto due più seri sul lungo termine, noi molti di più sul breve termine) ed un altro fedelissimo di Sarri, quel Mario Rui che una volta fatto giocare è ri-entrato presto nei meccanismi del suo tecnico. La Juve ha ripescato una buona stagione di Asamoah. Profondità pari dunque, anche in rapporto alla proporzione sulla qualità tra titolari e panchinari (non si parla di chi abbia la difesa più forte, ma della “profondità”). A centrocampo vediamo le riserve accanto ai tre “titolarissimi”. Zielinski è quasi un titolare aggiunto, il “quarto”, che nel rendimento ha forse superato persino Hamsik. Il “quarto” della Juve è Marchisio, reduce da un infortunio come quello di Ghoulam e sempre alla ricerca della giusta condizione. Poi c’è il giovane di talento, Rog, che ha debuttato con la nazionale croata 4 anni fa, molto prima del suo omologo bianconero (Bentancur, che però Allegri non fatica a far giocare di più), e che si è fatto anche l’Europeo in Francia nel 2016. Quindi, a fare il paio con Sturaro, rimane Diawara, che in realtà lo scorso anno, ad un certo punto, aveva persino scalzato Jorginho dalla titolarità. Anche qui possiamo dire che la proporzione (non il peso sul bilancino tra un Khedira e un Allan, o tra Pjanic e Jorginho, non si sta parlando di quello) sia pari. Veniamo all’attacco. Qui la Juve quest’anno ha sicuramente arricchito il suo parco giocatori comprando due esterni di qualità. E supera quindi, in proporzione, un Napoli le cui riserve, però, ci fanno arrivare al succo del discorso. In realtà gli azzurri iniziano la stagione con Giaccherini come riserva (ex Juve, acquistato dopo un ottimo Europeo), e Milik, che inizialmente doveva essere il titolare, relegando Mertens (!) al ruolo di riserva. Poi sappiamo come sono andate le cose, gli infortuni, ecc, sorvolando su Ounas. Ma sappiamo anche che Giaccherini (che quasi fa lo scherzetto ai suoi ex compagni in Napoli-Chievo) è dovuto scappare per disperazione. Già, perché non giocava mai. Così come Pavoletti. Così come Gabbiadini. Così come fu fatto capire a Zapata (oggi titolare alla Samp). Così come ha capito Maksimovic, partito a gennaio insieme a Giaccherini. Così come ha capito Strinic, prossimo terzino del Milan, che aveva quasi pensato di ritirarsi. Ecco, se tu i giocatori li hai, ma non li ruoti mai, nemmeno quando vinci 3-0 contro il Benevento, poi forse sì… all’occhio del commentatore distratto sembrerà sempre che “il Napoli ha 12 giocatori”, come da refrain ormai consumato. Ricordiamo che già due anni fa si iniziò a dire, in estate, che “ora il Napoli ha anche la rosa, non più solo gli undici”, e che lo scorso agosto, invece, veniva incensato dalla critica per aver tenuto tutti i giocatori (oltre ad esser visto dichiaratamente come favorito per lo scudetto, prime pagine manent). Ecco, questo giusto per chiarire alcuni punti su cui spesso si discute facendo un po’ di confusione. Lasciando a voi le riflessioni su tali considerazioni (che era opportuno quantomeno rimettere in ordine), va detto che queste, ovviamente, nulla tolgono alle ultime due recenti prestazioni deludenti della Juve. L’ultima, in generale, è stata nel complesso una brutta partita. Ma una Juve deludente nell’approccio e nella gestione, e visibilmente sulle gambe, con troppi giocatori in condizione precaria, non è stata però “dominata” dal Napoli. A “Dybala nullo” è corrisposto infatti un “Mertens nullo”, così come Callejon e Milik non hanno fatto più di Higuain. Il Napoli però ha saputo meglio interpretarla, soprattutto difensivamente, chiudendo ogni soluzione offensiva. Ma senza strafare. Solo per fare un esempio, lo scorso anno pareggiammo al San Paolo soffrendo il quadruplo, così come abbiamo patito maggiormente molto di più altri finali di partita in cui l’effetto-barricata è stato decisamente superiore. E’ stata decisa al 90° da un macroscopico, assurdo, errore di un singolo (nettamente il migliore dei nostri, non nuovo però a disattenzioni dell’ultimo minuto), prontamente punito dal gran gesto tecnico dell’avversario. Fino a quel momento i commentatori dicevano che dal Napoli, per vincere la gara della vita, ci si sarebbe dovuto aspettare qualcosa di più, visto che, dovendo per forza fare i 3 punti, non aveva impensierito troppo la porta della Juve. Lo stesso, presumibilmente, avrebbero detto i loro tifosi se fosse finita 0-0, e si sarebbe lodata la “gestione della sofferenza” bianconera, il “saper tenere il +4 pur essendo cotti”, e menate varie. Questo per dire come siano spesso loro, i commentatori, i primi seguaci del risultato che cambia tutto. Ad ogni modo gli errori fanno parte delle partite. Stavolta abbiamo sbagliato noi e ci teniamo la sconfitta. Sconfitta che, però, inizia tre giorni prima, a Crotone. Perché gli scontri diretti si vincono e si perdono, mentre su certi campi, se sei in vantaggio, perdere punti diventa pesante, e può far girare, psicologicamente, il vento in poppa. Questa è forse la cosa che lascia più rammarico. E tutto ciò al netto di una forma psico-fisica mediocre, che è la prima cosa assolutamente da recuperare per provare a giocarsela veramente DA JUVE. Ora è difficilissima, sappiamo perché (calendario, pressione, spinta generale affinché lo vinca il Napoli, ecc). Il punto di vantaggio forse non corrisponde, visti i rischi, ad un vantaggio reale. Ma rimane un torneo la cui somma dei punti (o della media punti) tra prima e seconda risulterà probabilmente la più alta nella storia dei campionati a 3pt per vittoria, in Italia! Da record. P.S.: Se il nostro allenatore avesse dovuto mostrare il dito medio per ogni volta che siamo stati accolti “male” in trasferta, con vetri del pullman rotti da pietre (non da dai “vaffa” avversari) eccetera, Crozza avrebbe il repertorio pieno per i prossimi 3 anni! A delineare certe differenze c’era invece un capitano che è andato a complimentarsi con ognuno dei nostri avversari sotto un settore ospiti aperto! Non chiuso. Aperto! Grazie all’impegno mellifluo di alcuni giornalisti che hanno messo in piedi una campagna mediatica unilaterale. Uno di questi giornalisti, ovvero Marino Bartoletti, in tutta risposta ad un segno di civiltà che ancora non abbiamo visto dall’altra parte, ieri non solo ha nuovamente accusato Buffon per il post Real, ma ha aggiunto che gli è sembrato forzato il suo gesto di complimentarsi con i giocatori del Napoli (lui che lo fa sempre). L’altro ieri, nel frattempo, in alcune tv nazionali, ci veniva detto che il dito medio di Sarri ai tifosi della Juve non era così grave, perché “se l’avesse fatto Mourinho avremmo detto che era un capolavoro”. Sempre ieri, l’account twitter di tgcom24 risponde ad un tweeet di Sandro Piccinini infamando le vittime dell’Heysel, salvo poi cancellare subito dopo il post. Ecco, se già l’amore per la nostra squadra è infinito, e quindi sufficiente per tifarla sempre e comunque (sempre e comunque)... le solite bastardate di certi mentecatti impongono sostenerla il triplo! Ammesso che esista il triplo di infinito.
  2. Parte oggi questa nuova iniziativa del nostro forum. Un topic nel quale potete trovare tutti i dati della partita giocata dalla Juve con i riferimenti statistici sia individuali che di squadra. Quale giocatore ha tirato di più in porta? Quale ha recuperato più palloni? Chi ha percorso più km? Quali sono state le posizioni medie durante la partita? E quali quelle tenute in fase di possesso e non possesso? E così via... Da oggi trovate tutto in un unico topic! COME LEGGERE I DATI: Per leggere i dati basta scorrere le pagine del file sottostante con il vostro mouse o cliccare sulle freccette in basso. Cliccando su + o - potrete zoommare avanti o indietro, mentre l'iconcina con le freccette oblique serve per visualizzare il file a tutto schermo. A seguito del file una tabella con i numeri riassuntivi principali del match. COSA POTETE TROVARE NEL FILE Nell'ordine: Formazioni, cronologia della partita, statistiche, ranking e performance dei giocatori, performance di squadra, heatmap, posizioni medie, posizioni medie possesso palla (proprio e avversario), mappe sul baricentro, sul bilanciamento offensivo, sulle zone di tiro, sui cross in gioco, sulle palle recuperate, gli mvp delle due squadre in base alla combinazione dei dati. E infine, subito sotto il file, una tabella con i numeri riassuntivi principali dell'incontro. Potrà capitare di trovare ulteriori integrazioni prese da altre fonti a seconda delle partite. Potete consultare, analizzare, dibattere, o postare altre statistiche per contribuire alla discussione. A voi Numeri riassuntivi Torjuv from Old Lady
  3. Veniamo da due partite irrazionali, che andranno giudicate con molta, molta razionalità. Come? Provando a fare un quadro più ampio della situazione attuale della Juve, al di là della singola partita, ma inquadrandola nel contesto delle prime 8 giornate di campionato. Cosa succede alla Juve? Tira poco in porta? Gioca poco palla a terra? Trova pochi sbocchi? Subisce troppi tiri? Qual è il problema? Otto giornate iniziano ad essere uno step accettabile (NON definitivo, ma accettabile) per analizzare qualche dato. Due anni fa, per esempio, dopo lo stesso numero di gare nelle quali la Juve aveva maturato un distacco ancora maggiore di quello attuale, le statistiche sul gioco della squadra erano in netta controtendenza (cioè a vantaggio della Juve) rispetto ai punti in classifica. Vediamo quelle di quest’anno. Che tipo di calcio fa la Juve? Come arriva al gol? La Juve, forse per la sorpresa di molti, risulta essere la squadra che ha segnato il maggior numero di gol attraverso azioni manovrate, una in più del decantato (comprensibilmente) Napoli di Sarri. Se la Juve è prima come numero di gol, lo è ancor di più, rispetto alle altre big, per la percentuale TOTALE sul numero di proprie segnature. In pratica la Juve, attualmente, segna quasi esclusivamente grazie al gioco di manovra. Per la precisione: Juve: 17 su 21, 81% dei gol totali Roma*: 11 su 14, 78% Napoli: 16 su 26, 61% Inter: 10 su 17, 59% Lazio: 11 su 21, 52% Milan: 5 su 12, il 41% Un dato questo che era emerso già nelle primissime giornate, ne discutemmo qui iniziando a parlare di calcio per sbollire i postumi del calciomercato. Questa percentuale denota anche una maggiore precisione dei nostri attaccanti rispetto, ad esempio, a quelli del Napoli (parliamo di gol su azione). Se infatti scorporiamo i gol su rigore delle due squadre (che come sappiamo avrebbero da soli ridotto il gap di punti, se segnati tutti) otteniamo un parziale di 22 a 20 gol realizzati a favore del Napoli. Scopriamo quindi che gli azzurri, pur tirando di più in porta, hanno una percentuale realizzativa inferiore rispetto a noi. Hanno cioè “bisogno” di tirare molto di più in porta per avere più o meno gli stessi nostri numeri. Infatti, prendendo spunto dal dato dei tiri totali a partita… … vediamo come i tiri totali delle due squadre dopo 8 giornate siano rispettivamente 155 (Napoli) e 133 (Juve). La Juve quindi, tolti i rigori, segna un gol ogni 6,65 tiri, il Napoli uno ogni 7,04. Se poi togliamo dal novero anche i gol su calcio piazzato (2 per la Juve, 3 per il Napoli) e l’autogol a testa, il differenziale aumenta. Un gol ogni 7,82 tiri per la Juve, uno ogni 8,6 tiri per il Napoli. Probabilmente qualcuno, per ciò che si annusa in giro, si aspettava non solo un vantaggio dei “terribili” attaccanti del Napoli, ma anche una differenza netta. Da notare, a margine, la poca efficacia, rispetto ai tiri, dell’attacco della Roma, orfana di Salah, e soprattutto del Milan, che, pensate, è uguale a quella della Juve dei primi due anni di Conte (che concretizzava poco, con gli attaccanti, la mole di gioco che creava prima dell’arrivo di Tevez). Se volessimo dilungarci potremmo dire che questo stesso discorso vale anche per i nostri centrocampisti. La precisione dei passaggi è, infatti, quasi la stessa, leggermente a favore del Napoli (che ho sentito dire essere "impressionante"), che però fa un numero di passaggi corti (quindi un po' più "facili") molto superiore rispetto alla Juve, che prevale anche nei passaggi lunghi. Anche il dato sul possesso palla (per quello che vale, cioè poco, ma serve solo per un paragone) è abbastanza simile (60,2 Napoli, 58,1 Juve). Mediamente il Napoli “tiene palla” più alto, ma in realtà da quest’anno stiamo assistendo ad una modifica delle abitudini rispetto alle ultime due stagioni, ovvero una Juve che ha alzato un po’ il baricentro del gioco ed un Napoli che invece ha imparato a difendere più basso, alcune volte posizionandosi in area a tutela del risultato, cosa che gli scorsi anni faceva meno (e male). Veniamo alla difesa. Se i dati sul “gioco” e sull’attacco segnano un avvicinamento in un senso, quelli sulla difesa li segnano nell’altro. Il Napoli infatti subisce una paio di tiri in meno a partita rispetto alla Juventus, cosa mai successa negli ultimi anni. Questo è un dato importante per chi mira ad avere la miglior difesa a fine anno, non solo perché nelle scorse stagioni si è sempre verificato che chi subiva meno gol era anche il migliore nel subire meno tiri, ma anche perché, a questo punto della stagione, ha sempre costituito un parametro confermato nel proseguo del campionato (persino, come detto, quando la Juve iniziò malissimo trovandosi a -12 dalla prima). Ecco: QUESTO è il parametro più importante da invertire! Peraltro la Juve, oltre a subire più tiri, paga anche in termini di efficacia. Dei 61 tiri subiti in totale dal Napoli contro i 75 della Juve, i partenopei subiscono un gol ogni 12,2, la Juve uno ogni 10,7. Un tiro e mezzo di “efficacia” a partita di differenza, non tantissimo, ma alla lunga potrebbe diventare tanto se moltiplicato per il numero di gare, restando così le cose. Anche qui, a margine, come per gli attaccanti del Milan, sorprende la scarsa efficacia dei difensori rossoneri, che subiscono sì pochi tiri, ma in quei pochi tiri difendono malissimo, dato che prendono un gol ogni 6,15 conclusioni. E’ emersa quindi in queste prime 8 giornate una sorta di “juventinizzazione” del Napoli, che alle caratteristiche degli ultimi due anni ha aggiunto una maggiore attenzione difensiva, già solo nella posizione media in campo, anche quando si tratta di rinunciare ad essere sempre “belli”, e per contro una “napolizzazione” della Juventus, che risulta essere meno concreta in difesa ma che segna di più attraverso azioni manovrate rispetto a prima. Per fare un passettino in avanti proviamo ad andare oltre i numeri, o a cercare di capire da “cosa” questi scaturiscano. La capacità di soffrire e la gestione dei momenti. Prendendo sempre in esame le partite di Juventus e Napoli (le favorite per il titolo) notiamo che il Napoli ha sofferto l’avversario per molti più sprazzi di partita rispetto alla Juve, ma ha “saputo” soffrire di squadra (talvolta anche con un po’ di fortuna). Come riferimento prendiamo momenti “prolungati” di sofferenza col risultato di parità o di svantaggio. Quand’è che, in questi casi, il Napoli ha subìto l’avversario? - Alla 2^ giornata soffrì moltissimo per un’ora in casa contro l’Atalanta, andando addirittura sotto, prima di trovare un eurogol di Zielinski che li rimise sui binari. - Alla 3^ giornata, a Bologna, fu messo sotto dalla squadra di Donadoni per un’altra ora prima che il Bologna si suicidasse, praticamente, concedendo dei gol quasi comici (e loro bravi ad approfittarne, ovviamente). - Alla 5^ andò sotto a Roma contro la Lazio, forse senza soffrire così tanto, ma “irretita” dal gioco della Lazio (un po’ quanto successo anche a noi), prima che la Lazio subisse un’ecatombe di infortuni (gli aquilotti rimasero addirittura in 10), soprattutto difensivi, che facilitarono la rimonta al Napoli. - Alla 6^, a Ferrara contro la Spal, subì molto il gioco della squadra di Semplici, che andò anche in vantaggio e li riprese sul 2-2 a 10 dalla fine, prima del gol in azione solitaria di Ghoulam. - E infine potremmo aggiungere il secondo tempo contro la Roma all’8^, ma trattandosi di uno scontro diretto di quelli tosti la lasciamo da parte, pur ricordando i 2 legni della squadra di Di Francesco (edit: e come dice Sylar, anche l'assist "di rimpallo" di De rossi a Insigne). Diciamo che in metà delle partite il Napoli ha patito molto l’avversario, e non ha vinto con facilità, ma sapendo “come” soffrire e gestendo bene i momenti difficili. Quand’è che la Juve ha subìto il proprio avversario? Tenendo presente gli stessi parametri (cioè “in modo prolungato” o “col risultato di parità o svantaggio”), praticamente mai. Potremmo citare il Genoa alla 2^giornata, anche se in quel caso si trattò di due situazioni estemporanee che portarono al doppio vantaggio rossoblu (autogol dopo pochi secondi e un rigore dopo qualche minuto), non di una sofferenza sul gioco, tant’è che la Juve reagì da subito prendendo possesso della partita (a differenza dello scorso anno). Quindi potremmo dire che la Juve (in base a quei parametri) ha “subito” l’avversario in nessuna o al massimo in una situazione. PERO’… Però ha sofferto o è andata in difficoltà nelle situazioni in cui si è trovata in vantaggio (o doppio vantaggio) e ha dovuto difenderlo o gestirlo, ed è avvenuto spesso. - Nella 1^ contro il Cagliari, quando dopo il nostro vantaggio loro sfiorarono il pari e Buffon parò un rigore. - A Genova nella 2^ (in quel caso più comprensibile, vista la rimonta) quando, dopo averli letteralmente “ribaltati”, ci siamo trovati a difendere il minimo vantaggio, sul 2-3, con Lapadula che ebbe un paio di occasioni pericolose prima del gol finale di Dybala. - Alla 3^ in Juve-Chievo, quando nonostante il vantaggio di 1-0 giocammo male e rischiammo fino all’ingresso di Dybala dopo un’ora che cambiò la gara. - Alla 4^ a Sassuolo, quando dopo un meritato doppio vantaggio ci rilassammo e subimmo l’1-2 che riaprì la partita. - Alla 5^ contro la Fiorentina, in vantaggio 1-0 e con un uomo in più, li subimmo troppo negli ultimi 20 minuti rischiando la beffa. - Alla 7^ a Bergamo, dopo aver letteralmente dominato l’Atalanta (ricordiamo che il Napoli ci soffrì per un’ora, andando sotto, al San Paolo), riaprendo la partita da un doppio vantaggio, anche con un po’ di episodi che girarono storti, sinceramente. - All’8^, l’ultima, contro una Lazio che nel 1°T era stata ordinata e nulla più, andando sotto, e che nei primi 8 minuti del 2°T ci ha trovato molli ribaltando il risultato. E una squadra come la Juve non può concedersi leggerezze del genere. Una, due tre volte può succedere, ma se capita troppo spesso bisogna correggere qualcosa (che poi è quello a cui si riferisce spesso Allegri). Anche da queste cose si intravede una commistione nelle abitudini classiche delle due squadre, sintetizzate nel titolo. E per il Napoli è un bene, perchè significa aver fatto un passo in avanti. Meglio giocare "bene" che giocare solo "bello". In sintesi: a differenza del Napoli, che soffre più spesso in situazioni di 0-0 o quando si trova sotto, la Juve non ha problemi a sbloccare e ad andare in vantaggio, ma subisce troppo quando deve gestirlo. Quando il Napoli va in vantaggio è dura riprenderlo, anche se magari fino a quel momento ha subìto l’avversario per un’ora. La Juve forse arriva ad un’ora sommando i minuti di tutti gli avversari, ma quando va in vantaggio subisce il momento della partita, e quindi l’avversario. C’è quindi, al momento, una differenza nell’attitudine a “SAPER SOFFRIRE DI SQUADRA”, tutti insieme, quando la partita lo richiede (cosa nella quale siamo tradizionalmente maestri). Una differenza “di testa” che vede loro, al momento, focalizzati sull’obiettivo della vita, e noi su una certa leggerezza di GESTIONE (più che su un errato approccio alle gare), quasi come se pensassimo che il compito sia già finito lì (o forse per una difficoltà a calibrare il giusto mood dopo 6 anni di vittorie). Per questo motivo la caccia al singolo responsabile lascia un po’ il tempo che trova. Si tratta di un atteggiamento complessivo che deve migliorare, da parte di TUTTI. Mentre dalla loro parte forse è Hamsik quello che, girando al 100%, può dare qualcosa in più ad un Napoli che ha raggiunto la piena maturità, da parte nostra c’è persino qualche margine ulteriore, ammesso però che non prevalga la rilassatezza nei momenti delicati. Tralasciando episodi e casualità (nei quali ognuno può vederci ciò che vuole), che al momento spingono dalla loro parte (l’ecatombe laziale sull’1-0, gli infortuni e i pali della Roma, le partite in cui hanno “subìto” più del dovuto…) rispetto alla nostra (sbagliamo 2 rigori di seguito con Dybala, perdiamo 5 punti in due gare nelle quali subiamo 4 gol con 5 tiri in porta complessivi, prendiamo i legni sullo svantaggio invece di subirli sul vantaggio, ecc), e pur considerando ASPETTI e ASSETTI tattici che andrebbero approfonditi, il saper individuare i margini di miglioramento all’interno di queste mancanze, conservando i pregi, farà la differenza sulla prosecuzione del nostro campionato. A voi. - Leevancleef -
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