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  1. Il centrocampista fresco campione del mondo promette: «Ora titoli con la Juve, con l'aiuto di CR7» TORINO - «Sarò sempre un campione del mondo ed è un orgoglio enorme. Ma ora mi aspetta una grande stagione alla Juve, è appena arrivato Cristiano Ronaldo per aiutarci a vincere dei titoli». Così Blaise Matuidi ha parlato ai microfoni di 'Premium Sport HD' a pochi giorni dal suo rientro a Torino. Il centrocampista francese si aggregherà domani al gruppo di Massimiliano Allegri. E poi dovrà trovare il tempo per quel fioretto pre-Mondiale, in caso di vittoria della Coppa del Mondo sarebbe dovuto andare in bici da Parigi a Torino: «Mi tocca, ma occorrerà che trovi il tempo perché non sarà semplice». Fonte: Tuttosport
  2. «Allegri ha dimostrato amore per la Juventus dicendo di no al Real Madrid e per noi tutto questo è super». Parla così Blaise Matuidi, centrocampista della Juventus e della Francia, impegnato ieri nell’esordio Mondiale contro l’Australia. I francesi hanno faticato ma hanno vinto grazie a un gol nei minuti conclusivi di Paul Pogba: «Non siamo stati perfetti ma abbiamo vinto. Con l’Australia ci attendeva una sfida complicata e noi abbiamo vinto: al Mondiale conta solo vincere». Blaise Matuidi ha parlato del possibile arrivo di Aleksandr Golovin, protagonista con la Russia con due assist e un gol, e ha dato un consiglio alla Juventus: «Non sono io a fare il mercato – dice a La Gazzetta dello Sport – e non dovete chiedere a me. Io ho visto la partita della Russia e posso dire che Golovin mi ha impressionato: mi è sembrato un giocatore molto forte, un giocatore super, mi è piaciuto davvero tantissimo». A proposito di nuovi acquisti: «Emre Can? Ha esperienza e qualità. Del resto è un giocatore della Germania nel giro della Nazionale. Farà molto bene alla Juve e lo accoglieremo a braccia aperte. Pogba alla Juve? Dovete chiederlo a lui». calcionews24.com
  3. «Essere progredito in questo modo è stata una sorpresa, mi sento di essere passato ad un livello». E' questo il pensiero del centrocampista della Juventus Blaise Matuidi. Il calciatore francese si è detto felice del suo passaggio in maglia bianconera: «E' proprio quello che mi serviva, qualcuno che mi prendesse per mano. E' quello che è successo a Torino. Alla Juve ci sono molti elementi che ti portano a performare ogni giorno. E questo poi sul campo lo senti - ha detto Matuidi durante un'intervista al canale YouTube Bros. Stories -. La prima volta che sono entrato in campo con la Juventus, ho provato un grande orgoglio, la fierezza nell'indossare questa maglia, perché penso a tutti i fuoriclasse che l'hanno portata prima di me, da Platini a Zidane, da Thuram a Del Piero, fino a Nedved, Baggio e tutti gli altri fuoriclasse. Se pensi alla storia della società ti vengono quasi le vertigini». Matuidi ha poi parlato di come la sua famiglia si sia splendidamente integrata a Torino: «Il cambiamento dei miei figli è stato in meglio. Loro sono felici e posso parlargli in francese, in italiano e in inglese. Tra l'altro ora ho l'opportunità di vivere in centro città, un aspetto che non ho conosciuto ai tempi di Parigi. Per girare la città usiamo le bicilette e facciamo un giro tutti insieme. Penso di aver ritrovato questa vita di famiglia proprio qua e questo mi rende davvero soddisfatto. Cosa mi ha sorpreso di più dell'Italia? L'amore per il calcio che dura tutti i giorni, tutto l'anno. Sono veramente tutti appassionati e lo senti nello stadio ma anche fuori», ha concluso Matuidi. Tuttosport.com
  4. Può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e Higuain manda a referto il decimo gol del 2018 (oltre che il terzo assist consecutivo nelle ultime tre partite), che nessuno si accorga di Blaise Matuidi, tranne che in occasione del gol che chiude i giochi e relega i dieci minuti finali a puro garbage time. Eppure in una partita più complessa di quanto non dica il 2-0 finale (merito di quell’Atalanta che avrebbe dovuto scansarsi, ma non pretendiamo che chi proprio non vuole capire capisca dopo la nona W di fila in Serie A dall’inizio dell’anno, la dodicesima contando gli ultimi scampoli di 2017), in cui si è giostrato per il 49% del tempo effettivo a centrocampo e con la Juve che ha concentrato il 51% della sua produzione offensiva, il francese è stato un fattore tutt’altro che trascurabile: 94.6% di pass accuracy su 69 palloni giocati (e al netto di quella sanguinosa apertura che stava mandando in porta Ilicic, oltre che di qualche scelta troppo cervellotica in fase di ribaltamento dell’azione), quattro duelli aerei vinti, due contrasti e altrettanti intercetti a dimostrazione di un’ubiquità completa e totale sul terreno di gioco: Così come può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono, Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018 e Matuidi fa la differenza in tutto quel che resta facendosi notare solo al momento del gol, che detto gol appartenga, almeno al 50%, a Mattia De Sciglio, un altro di quelli che sta ricominciando a fare le cose per bene e in silenzio (nonostante di motivi per rimarcare ogni singola buona giocata ne avrebbe, eccome), compreso un cambio di campo a 60 metri, di estro e di sinistro, che mette Dybala e Higuain in condizioni di riesibirsi nel compañerismo già visto contro l’Udinese e a Matuidi di battere comodamente a rete. Poi, certo, continueremo a parlare di Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e di Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018. Ma questo campionato, che sembrava sfuggito via alle 19.58 di un sabato qualunque appena dieci giorni fa, è passato, passa e passera da queste cose. Che nessuno nota ma che sono importanti lo stesso. Anzi, forse più importanti. Di Claudia Pellecchia - juventibus.com
  5. I l ritorno dell'Avvoltoio. La Juve ritrova Matuidi per la semifinale di ritorno di coppa Italia. Il francese - che in patria è stato così soprannominato perchè in campo non si risparmia, non si arrende mai, e che quando segna mima appunto un avvoltoio - ha bruciato le tappe, tornando a disposizione già per la gara di domenica scorsa, poi non giocata per neve, recuperando più in fretta del previsto dall'infortunio muscolare patito a inizio febbraio contro il Sassuolo. Ora è pronto a riprendere in mano le redini del centrocampo, con Pjanic e Khedira, anche se i tre non giocheranno insieme contro l'Atalanta. L'obiettivo è puntato su Lazio e Tottenham, dove i bianconeri si giocheranno una fetta di scudetto e il futuro in Champions League. All'Olimpico e a Wembley, Allegri riproporrà il centrocampo delle meraviglie. Per oggi pomeriggio, l'ipotesi è di una staffetta tra Blaise e Khedira, al rientro dopo il turno di riposo di cui aveva usufruito per la gara di campionato non disputata contro i bergamaschi. Unico e imprescindibile nello scacchiere tattico di Allegri che, infatti, non ha esitato a cambiare modulo, passando al 4-3- 3, proprio per sfruttare la sua forza fisica e la sua potenza e le sue qualità. E' arrivato con un anno di ritardo in bianconero, Blaise, già inseguito nell'estate 2016, ma ci ha messo pochissimo a diventare una pedina insostituibile. I numeri lo dimostrano: finora ha collezionato 29 presenze su 36 gare stagionali, 21 delle quali da titolare, completando 18 gare intere, per un totale di 1.924 minuti in campo e 2 gol (entrambi in trasferta, a Bologna e a Verona). Con lui in campo e con il nuovo sistema di gioco, la Juve è diventata ermetica, la difesa è più protetta e non subisce gol (uno nelle ultime 17 partite di campionato), Matuidi assicura equilibrio, corsa, recuperi, interdizione, strappi offensivi. Fonte: Tuttosport
  6. 20 milioni spesi bene (più bonus. ) Blaise Matuidi, da dosare benissimo in vista del rush finale della stagione. Meglio averlo che rimpiangerlo. Il francese è tornato ad allenarsi da giorni con i compagni e semmai solo un eccesso (comprensibile) di cautela porterà il tecnico a non impiegarlo subito, domani, nel primo scontro con l’Atalanta, quello di campionato. Per poi capire se la semifinale di Coppa Italia – sempre con i bergamaschi, mercoledì prossimo – diventerà il campo di battaglia per il Grande Rientro. Quello definitivo. La cautela è comprensibile perché uno come Matuidi, in squadra, non c’è. E lo si è avvertito proprio in Champions League contro il Tottenham quando la Juventus. – complice anche la furba e tecnica ragnatela degli Spurs – ha via via abbassato il proprio raggio d’azione. L’esperienza di Blaise – abbinata agli strappi e alle rincorse e alla pressione che solo lui sa dare – è mancata nel momento in cui il Tottenham ha saputo schiacciare la Juve in quell’andata di Champions, teatro in cui Blaise sa stare e governare. Imprescindibile, se al meglio. Perché Blaise fa l’incontrista, la mezzala, all’occorrenza anche l’esterno sinistro (come successo al San Paolo di Napoli).Ed è proprio la ricerca della condizione migliore che porterà Allegri a dosare il suo Equilibrista di stampo europeo: la lesione di grado lieve medio ai flessori della coscia sinistra riportata dal francese il 4 febbraio scorso merita attenzione e nessuno sforzo eccessivo ma la sostanza è che il suo rientro a disposizione è già notizia di rilievo per chi comincia ad entrare nella fase calda della stagione e oltretutto in tre competizioni, scudetto, Champions League e Coppa Italia. Già il fatto che Blaise abbia rimesso piede in campo per giocare è motivo di sorriso per Allegri. La versatilità esperta del francese è nota, lui che sale spesso ai limiti dell’area, lui che sia in serie A che in Champions ha medie superiori a quelle di ruolo sia nei passaggi positivi (33,67) sia nei palloni intercettati (1,17) e ancora nelle verticalizzazioni (11,15). Lui che, infine, potrebbe costare un massimo di 10,5 milioni in più: lo dice il comunicato ufficiale stilato dalla Juventus nel momento dell’acquisto dal Psg. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  7. Estratto intervista di Tuttosport a Matuidi. Cos’è per me la Juventus? Orgoglio. E' un club con una grande storia, ma anche un presente glorioso: ha vinto gli ultimi sei scudetti di fila, ha fatto delle finali di Champions… E’ un onore vestire questa maglia. Forse la prima volta che ho sentito parlare della Juventus, avevo dieci anni e la squadra di Zidane venne a vincere a Parigi, contro il Psg per 6-1. Proprio l’altro giorno ho visto un video su YouTube di quella incredibile vittoria. Se penso alla Juventus mi viene in mente quella di Platini, anche se l’ho vista solo nei video o quella di Zidane per rimanere nei grandi francesi della storia del club. Poi mi vengono in mente nomi come Baggio o Del Piero, che ho avuto l’onore di incontrare. Ci sono talmente tanti campioni e momenti storici nella storia di questo club, che se ci pensi ti rendi conto quale onore sia farne parte. Dybala? Il prodigio. Perché ha una facilità pallone-piede con la quale può fare veramente qualsiasi cosa. Higuain. Le “finisseur”. Il finalizzatore, quello che concretizza tutto: punta sempre la porta, ha un senso del gol unico. Pjanic. L’intelligenza. E’ uno dei migliori al mondo. Con il pallone fra i piedi fa sempre cose intelligenti: ha un grande piede, ma ha fatto eccellenti progressi anche nel recupero del pallone: crea gioco, assist, segna su punizione sbloccando partite difficili, batte dei corner micidiali! L’avevo già notato in Francia quando ci siamo affrontati nella Ligue 1: io nel Saint Etienne, lui prima nel Metz, poi nel Lione. Aveva grande talento, ma è cresciuto moltissimo in Italia, alla Roma, ma soprattutto alla Juventus. Gigi… E’ straordinario. Vi confesso che quando l’ho incontrato per la prima volta ero un po’ in ansia, quasi intimidito da quello che rappresentava, ma poi lui è aperto, ti parla con simpatia, mettendoti a tuo agio, il che lo rende ancora più grande, perché lui è veramente un monumento. Che impatto ho avuto con il campionato italiano? Sono rimasto molto colpito dalla difficoltà. Non me lo aspettavo così dal punto di vista tattico. Da fuori non te ne rendi conto, ma poi scendi in campo contro qualsiasi squadra e c’è un’organizzazione pazzesca. E’ un campionato difficile: qui le vittorie contano tanto perché sono tutte sudate. Vorrei proprio vincere questo scudetto perché varrebbe tanto per me. Mi piace come gioca la Juventus? Sì, mi piace davvero molto. E’ il calcio che amo, mischia giocatori di forza a giocatori di grande tecnica. Mi trovo benissimo, mi sono ambientato facilmente perché è proprio il calcio che mi piace. Possiamo sempre migliorare, ma già abbiamo fatto cose notevoli. Fonte: Tuttosport
  8. La rivoluzione è iniziata ad agosto, con l’acquisto di Blaise Matuidi, ed è stata portata a compimento a fine 2017. Il nuovo anno della Signora si è aperto con una certezza: con tre uomini nella terra di mezzo la Juventus non solo vince, ma ha ritrovato la solidità difensiva dei tempi migliori. La parola d’ordine è protezione: da quando Allegri è tornato stabilmente all’antico, ovvero ai tre uomini a centrocampo (che erano stati il punto cardine delle sue prime tre stagioni bianconere), si è passati da 22 gol subiti nelle prime 22 gare (tra Supercoppa, campionato e Champions League) a uno solo nelle ultime 7 (tra campionato e Coppa Italia). Dai numeri passiamo agli uomini: il denominatore comune è l’utilizzo di Khedira, Pjanic e Matudi, i tre moschettieri della mediana di Allegri. Il primo ci mette tempi e inserimenti, il secondo creatività e colpi a sorpresa e ilterzo fisico e sostanza. L’equilibrio che ci voleva per sigillare il muro bianconero. Matuidi, come Khedira, sa muoversi bene anche a due, ma nella linea a tre può permettersi di proteggere di più Pjanic e dargli più libertà d’impostare. Khedira è lo stratega, l’emanazione di Allegri in campo, quello che dribbla, fa tackle, si butta in area:sempre al posto giusto nel momento giusto. Matuidifa per tre: l’allenatore l’ha definito un vagabondo, perché corre per tutto il campo andando in aiuto di chi ne ha più bisogno; Pjanic si è calato nella nuova veste di regista: ama essere nel vivo del gioco e dà il meglio se è assistito dai compagni. Per questo il terzetto funziona. I tre hanno giocato insieme 460 minuti e, dato molto significativo, con la mediana al completo la Juventus non ha mai subito gol. Fonte: La Gazzetta dello sport
  9. Fonte: GdS Fonte: Tuttosport Fonte: CorSport Fonte: La Stampa Fonte: CorSera Fonte: La Repubblica Fonte: Il Giornale Fonte: Libero Fonte: Il Secolo XIX
  10. In occasione della seconda giornata del campionato di Serie A 2017/2018, la Juventus torna a Marassi dopo la catastrofica debacle della passata stagione. Tutti fuori i nuovi arrivati, da Costa a Matuidi passando per Bernardeschi e De Sciglio. Ed alzi la mano chi, dopo due gol in appena sei minuti, non ha pensato "Questo stadio è maledetto". Diciamoci la verità: il Genoa si trova sopra di due gol in maniera quasi casuale (autogol su doppio rimpallo, rigore non concesso-anzi sì ma non c'era), il doppio vantaggio non è indicativo di un dominio totale come quanto accaduto la stagione scorsa. I rossoblu, sotto l'attenta maestria di un Juric che si dimostra sempre molto minuzioso nella preparazione delle gare contro la Juventus, fanno una gara ordinata, fatta di grandissima intensità e dedizione. Il piano è chiaro fin dai primissimi minuti: eccezion fatta per Galabinov, dedito ad ostacolare la ricezione di Pjanic, tutti i restanti 9 effettivi operano marcatura a uomo in ogni zona del campo. Sì, anche Pandev su Alex Sandro, avete capito bene. Analizziamo nel dettaglio: i difensori genoani hanno seguito i loro rispettivi attaccanti in ogni loro movimento, trovandosi spesso e volentieri a marcare nella metà campo bianconera; Lazovic ha francobollato Mandzukic assecondandone ogni sovrapposizione e/o taglio verso il centro; Bertolacci ha operato un'oppressione quasi molesta ai danni di Khedira, seguendolo e pressandolo in maniera continuativa; Veloso, una volta che il possesso palla juventino era consolidato, ha gestito le uscite alte su Pjanic al fine di disturbarne l'impostazione ed orientare il giropalla verso l'esterno. Di fronte ad un contesto di questo tipo, ci sono due possibilità di fuga: la prima (banalmente) è una giocata individuale volta a disinnescare il diretto marcatore; la seconda consiste nel portare fuori posizione il diretto marcatore in modo da creare uno scompenso nel reparto che fa crollare il castello difensivo. Sintesi perfetta di quest'ultimo punto è il gol di Cuadrado che porta il risultato sul 2-3 in favore dei bianconeri. La Juventus ha mostrato qualche leggera difficoltà nel fare uscire la palla in maniera pulita dalla difesa. La presenza di Marchisio nel match contro il Cagliari aveva ovviato a questa problematica in quanto Claudio si è comportato in tutto e per tutto da secondo regista garantendo una soluzione di regia anche quando Pjanic veniva disturbato dagli avversari. Contro il Genoa la coppia di interni di centrocampo era composta da Pjanic e Khedira, e col tedesco più incline a muoversi in verticale verso la metà campo avversaria, il numero 5 bianconero era quasi sempre l'unico a potere (e dovere) impostare l'azione. Risulta chiaro che, una volta disturbato il bosniaco, il Genoa riesce a rallentare l'iniziativa della Juventus. L'ingresso di Matuidi nella ripresa, più dinamico rispetto a Sami, assicura una maggior presenza in fase di costruzione bassa, garantisce più soluzioni e linee di passaggio ai centrali permettendo di tagliare fuori l'attaccante avversario eludendone la pressione. L'ex PSG inoltre riesce a coprire grandi porzioni di campo sia in fase offensiva che in fase difensiva, capacità questa che gli ha permesso di recuperare diversi palloni in ripiegamento. Pertanto, una maggiore capacità di recupero palla e una maggiore possibilità di eludere le linee di pressing in impostazione bassa hanno consentito alla Juventus di congelare la partita per ampi tratti, concedendo solo una conclusione nello specchio della porta nonostante il forcing genoano. La gestione degli uomini di Max Allegri culminerà nel gol del 4-2 che chiude definitivamente la partita.
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