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  1. MILANO - Dopo, si può dire che la Juve sa aspettare e che, salvo cicloni, ha già passato il turno. Durante la partita sembrava che però si accontentasse del minimo sindacale. Contro il Porto in 10 dal 27’pt avrebbe potuto chiudere in anticipo. Un allenatore prepara le partite in un certo modo, poi c’è l’imprevisto. Il migliore della Juve è stato Telles, due falli da giallo e conseguente rosso su cui nemmeno il capo degli ultrà del Porto può eccepire. Nuno decide di difendere lo 0-0, toglie l’attaccante migliore, André Silva, per un difensore, Layun. A questo punto la partita è a senso unico. Dei due portieri-monumento, Buffon è messo in difficoltà solo da un bizzarro retropassaggio di Chiellini, a campanile. Se la sbriga di testa. La difesa non risente dell’assenza di Bonucci, in castigo in tribuna, nero di vestito e di faccia, ma dipende anche dalla rinuncia ad attaccare del Porto, qualche guizzo di Brahimi e tutti gli altri dietro a fare mucchio. La Juve in 11 fa la partita, com’è suo dovere. Una parata di Casillas su tiro di Higuain deviato da Felipe, un palo di Dybala. Cuadrado non è in serata. Non solo cerca raramente l’uno contro uno, ma sbaglia molti passaggi. Su un errore da matita blu s’innervosisce Higuain che tira con forza il pallone verso la panchina del Porto e la passa liscia. Allegri capisce che è tempo di cambiare, che il possesso di palla (alla fine il 77%) non vale nulla, senza gol, e che uscire senza gol da una partita che s’era messa così nettamente in discesa sarebbe una colpa grave. Toglie prima Cuadrado poi Lichtsteiner, che un merito l’hanno avuto, lo stesso: i due gialli Telles li aveva beccati in due minuti per due sconsiderati interventi sulla caviglia del colombiano e sulle gambe dello svizzero. E quelli che subentrano, prima Pjaca poi Dani Alves, battono da pochi passi un Casillas senza colpe. Pjaca bravo su un rimpallo di Layun, Dani Alves a controllare un cross di Alex Sandro. E Khedira poi è andato vicino al 3-0. Psicologicamente e calcisticamente, il Porto è crollato dopo il gol di Pjaca. La Juve l’ha sfiancato, a volte parcheggiare il pullman davanti alla porta funziona, ieri no. Allegri ha predicato calma e calma ha avuto. Poche occasioni per le punte di ruolo in un’area molto affollata. Resta il fatto, non secondario, di avere affrontato anche il Porto, in Champions, con una formazione estremamente offensiva. Che ha passato l’esame di maturità, regalo di Telles a parte, e può ancora migliorare . Gianni Mura - Repubblica TORINO - Sulla formazione di partenza si può discutere. Per la rinuncia disciplinare a Bonucci, l’azzardo dei due senatori convalescenti al centro della difesa, quel modulo tutto punte e mezze punte che rinforza l’attacco ma depaupera il centrocampo, contro una squadra quadrata come il Porto. Ma poi ci sono i cambi. E se il primo cambio va in gol dopo cinque minuti scarsi, e il secondo al primo pallone che tocca, beh, tutto quello che precede diventa un rischio calcolato. E ci si può seriamente cominciare a interrogare sulla bacchetta magica di Allegri, che cambiando la catena di destra ha cambiato anche l’esito di un match che pareva essersi incartato. E il Porto stava gestendo in ossequio all’antico teorema di Liedholm, secondo cui ci si difende meglio in dieci che in undici. Certo, niente a che vedere con i fuochi d’artificio di Manchester e Leverkusen la sera prima. Partita bloccata, da Coppa vecchia maniera, con il Porto più disinvolto in avvio e poi, già dopo un quarto d’ora, palesemente disposto a contrare il gioco altrui più che a costruirne in proprio. E se questo era l’atteggiamento mentale e tattico in parità numerica, figurarsi con l’uomo in meno dopo la doppia sciocchezza di Telles. Non capita spesso, a questi livelli, di veder compiere due falli così duri e così gratuiti, in particolare il primo, nel giro di un solo minuto. Buon per la Juve, che non sembrava sino a lì in gran serata, e che ha potuto dedicarsi completamente alla fase offensiva senza più doversi preoccupare di guardarsi alle spalle. Ha sfiorato il palo Cuadrado, ha salvato un’autorete Casillas, ha preso un palo sensazionale Dybala, che aveva armato il sinistro in un fazzoletto di terra impattando il pallone come insegnano nei manuali del grande calcio. Ma la manovra non aveva la velocità sufficiente a cogliere gli avversari scoperti. È andata allo stesso modo per un’altra, interminabile mezz’ora. In cui ha pesato più che mai l’assenza di Bonucci: non certo come leader difensivo, ma da regista offensivo aggiunto, da costruttore di gioco capace di dettare le cadenze e di pescare gli attaccanti in profondità. Sino a che non è arrivato il primo e unico errore difensivo del Porto, prontamente castigato da Pjaça. E doppiato da Dani Alves, che della serie non è mai troppo tardi aveva finalmente preso il posto di Lichtsteiner. Gigi Garanzini - LaStampa
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