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  1. In diretta sulle frequenze di Radio CRC, Christian Maggio, calciatore del Benevento ha parlato così del rapporto con Sarri e del campionato perso contro la Fiorentina dopo aver battuto la Juventus qualche giorno prima. Secondo il tecnico, uno Scudetto "perso in albergo": “Io penso che sono state chiacchiere fuori dal comune. La partita l’abbiamo vista e commentata, ma credo sia stata una giornata storta. Dire che l’abbiamo persa in albergo è stato esagerato. È stata montata un po’ troppo la cosa. È normale che quando vedi certi episodi lì per lì le commenti, ma è finita lì. Poi è chiaro che ogni giocatore la vive diversamente. È stato un mix di cose. La partita è iniziata male. È stata una giornata storta ed è andata così. Il Napoli ci crede quest'anno? Io sono convinto che il Napoli debba crederci sempre. La Juve ha un super squadrone, oltre a vincere Coppa Italia e Scudetto vuole la Champions. Ad ora sono otto punti, però, l’importante è essere sempre lì sotto. Sarri? Non so perché non me l’ha concessa quella giornata, non mi interessa. Io non ci ho più parlato. Dopo la partita mi sono goduto quel bel giro di campo. È un segno positivo. La cosa più importante per me è quello di essere ricordato dai tifosi con grande affetto. Ancora oggi mi fermano e me lo ricordano". tmw
  2. Corretto l’intervento della Var sull’entrata di Vecino e ok il successivo cambio di cartellino (da giallo a rosso) deciso da Daniele Orsato. E’ questo il responso unanime di tutti i vertici arbitrali chiamati in causa non solo sulla valutazione del fallo, ma soprattutto sulla corretta applicazione del protocollo Ifab (ancora in fase di sperimentazione) per la tecnologia. Su quest’ultimo passaggio i dubbi potevano arrivare da un fatto: Orsato in diretta aveva visto l’entrata dura subita da Mandzukic, fischiando il fallo e soprattutto ammonendo l’interista. Era da considerare un «chiaro errore» aprendo la via alla revisione oppure no? Sabato sera a partita ancora in corso c’è stato un giro di telefonate che avevano come terminale Roberto Rosetti, responsabile del progetto Var per l’Italia e anche per la Fifa in vista del Mondiale in Russia. E gli eventuali dubbi sono stati spazzati. E allora spieghiamo quali sono le direttive in casi simili: preservare l’integrità fisica del calciatore è un imperativo categorico per gli arbitri. Non sono ammesse entrate con malizia che potenzialmente possono causare un grave danno all’avversario. Una discriminate importante è la posizione del pallone: più è distante (e quindi non c’è la possibilità di prenderlo), più il fallo diventa pericoloso e quindi da rosso. In più a livello di Fifa e Uefa c’è un’aggravante: la presenza del sangue e di una ferita. Dopo il giallo, Orsato ha un doppio binario per andare a rivedere l’episodio: chiama lui la Var perché ha un dubbio se il fallo sia da espulsione diretta, sospetto che può aumentare una volta che si accorge delle conseguenze riportate da Mandzukic; oppure c’è un confronto con il Var (Valeri nell’occasione) che gli spiega come il pallone non sia giocabile da Vecino e quindi l’entrata meritasse la review. Certo, Orsato dopo il passaggio al monitor poteva anche confermare la scelta fatta live (giallo) perché da protocollo spetta sempre all’arbitro in campo l’ultima parola. Forse c’era il margine per farlo, ma l’espulsione è considerata dai vertici arbitrali la decisione giusta, l’unica da fare in presenza di un’entrata brutta (tacchetti piantati tra tibia e caviglia), pericolosa e con palla non giocabile. Ma la Var poteva pure intervenire sul mancato se condo giallo a Pjanic? No, per due motivi. Detto che la scelta di non ammonirlo di nuovo è stata considerata una svista non giustificabile (e in generale la serata di Orsato nel complesso è stata sotto la sufficienza. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. TORINO – JUVENTUS h.12.30 AE: ORSATO Daniele (Schio) AA1: DI FIORE Riccardo (Aosta) AA2: TEGONI Alberto (Milano) IV: BANTI Luca (Livorno) VAR: IRRATI Massimiliano (Pistoia) AVAR: VUOTO Gianluca (Livorno) Giornata opaca per il Direttore di gara. I granata fino al vantaggio di Sandro la buttano sull’intimidatorio, e trovano appoggio nel metro di giudizio di eccessivamente permissivo dal punto di vista tecnico e troppo clemente da quello disciplinare. Il concetto di fluidità di gioco viene portato avanti sino all’esasperazione, in maniera poco opportuna: giusto esimersi dal sanzionare contrasti ruvidi e prese di posizione particolarmente fisiche, ma parecchi fischi non arrivano, generando più di qualche mugugno in campo e fuori. Gestione disciplinare così così: strano come un’arbitro della caratura di Orsato non ravveda imprudenza in un contrasto che tende al grave fallo di gioco, e come il suo autore Ansaldi possa finire la partita senza essere ammonito nonostante i falli ripetuti. La giornata no del veneto si sintetizza nella sua passività alle proteste di Pjanic: è un atteggiamento rivedibile, tanto più se arriva da un arbitro che ha costruito l’intera carriera sull’autorevolezza. Se, nella sfida contro il Napoli, il modo in cui si è fatto rispettare da Higuain era da registrare e far vedere al corso arbitri, la gestione odierna è da dimenticare al più presto.
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