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  1. "Vi sono dei limiti oltre i quali l'idiozia dovrebbe essere controllata". - Heinrich Böll Oooops, they did it again Era un tranquillo sabato di giugno dalle temperature molto alte (brutto segnale…), quando il giornalismo sportivo italiano (naturalmente non tutto, ma una parte di esso) dava prova del suo straordinario stato di salute. Ricordate il Pistogate (o #PistoFake), quello straordinario esempio di sano giornalismo sportivo di cui ci diede prova Maurizio Pistocchi, che nel giro di poche ore riuscì a spacciare un meme falso di Ranieri per vero, e poi a bersi pure la nostra successiva trollata? Se non la ricordate la trovate QUI. Ecco, voi non ci crederete (o al contrario non farete affatto fatica a crederlo ), ma è successo di nuovo! Stavolta, per completare “la coppia” (di giornalisti... che avete capito!…), all’appello ha risposto “presente” Paolo Ziliani, la cui unica scusante è che aver spacciato per vero un meme preso a caso dal web (“a caso”… purchè antijuventino, of course) non rappresenta certo il punto più basso della sua carriera, avendo già subito una condanna per diffamazione per un suo libro su Calciopoli ed essendosi prestato ad associare “in allegria” la Juventus... ora ad Hitler, ora ai pedofili, ora agli imprenditori che esultavano per il terremoto. Volendo potremmo chiamarlo #PistoFake 2 la vendetta, ma saremmo ingiusti con Ziliani, che stavolta se lo merita tutto (anche perchè, forte del disagio calcistico antijuventino, ha ottenuto tantissimi RT): eccolo qui, lo #ZiliaFake, corredato da queste struggenti, sentite… commoventi parole dell'autore: “La cosa triste è che per sentire la verità, in Italia…” ( … scusate, mi commuovo) “bisogna aspettare che a parlare siano campioni e giornali stranieri” Chissà se i giornali stranieri stanno dando notizia dei rapporti Galliani-Infront, delle intercettazioni per “dare una botta ad Agnelli” e mettergli i bastoni tra le ruote, o della telefonata di Berlusconi al boss Graviano! Diciamo che di queste cose che non sono, poi, così fake, a chi prende o ha preso soldi per tanto tempo dalla casa madre interessa poco. In compenso agli stessi interessava rilanciare quotidianamente la bufala di “Agnelli ndranghetista”, anche dopo che il Procuratore Federale aveva collezionato figure ridicole in quantità industriale. Sì ma… che ce ne frega di Ziliani? Una beneamata mazza, vero. E fino a qui tutto normale. Il fatto è che la cosa è andata avanti, e siccome Ziliani, nonostante non applichi la prima regola del giornalista (ovvero la verifica delle fonti)… ha il tesserino da giornalista ed è regolarmente iscritto all’Ordine (Ordine che però rimprovera pubblicamente i propri iscritti solo quando c’è da difendere Varriale), è successo che qualche organo d’informazione gli abbia dato retta! Naturalmente non stiamo parlando di testate quali il New York Times o Le Monde, ma di tutto quel coacervo di sitarelli d’informazione che ruotano intorno al Napoli e alle cui perle siamo già abituati. E già qua dici… vabbè, l’uno vive in funzione della Juve per dare un senso alla sua esistenza, e lo conosciamo, gli altri… pure, certo che se nessuno di loro, proprio nessuno, si presta a verificare la fonte… allora ci si inizia a spiegare perché nelle classifiche sulla credibilità della stampa mondiale poi siamo così indietro! Ma mentre te lo ripeti, a quel punto il treno è ormai partito! E così, da un meme fake (tra l’altro vecchio) di qualche pagina facebook napoletana è partito un corto circuito che piano piano, di sito in sito, è arrivato a coinvolgere persino… udite udite… SportMediaset e Tuttosport (il pensiero va a chi, di capace, lavora lì e deve sopportare queste… “negligenze”). Ormai quella che senza troppi eufemismi potremmo tranquillamente definire una * era diventata una “notizia”. Quindi... eccola riportata sui social e sui relativi siti, per il trionfo della verità: Sportmediaset twitter: Sportmediaset sito: Tuttosport twitter: Tuttosport sito: Naturalmente sta ancora tutto lì eh, ancora adesso mentre scrivo. Persino in homepage: Anzi! Sportmediaset in home page ci fa anche un sondaggio! Come farsi perdere l’occasione di chiedere all’Italia antijuventina, nella settimana post finale di Champions , se è meglio il Napoli o la Juve? Chissà se Walter de Maggio, ammesso che non sia impegnato in una “conferenza a due” con De Laurentiis, ne sappia qualcosa… mah… Dai, vista la settimana in cui il sondaggio capita, e la percentuale di Italia antijuventina, un 40% non è nemmeno male! Naturalmente SportMediaset e Tuttosport sono solo i due esempi più conosciuti, a corredo ci sono tanti altri siti meno importanti che rilanciano in automatico le notizie altrui o le pubblicano sulla fiducia. Ad accrescere la colpa della negligenza va detto che, per onestà, quasi da subito sono arrivate agli account di quelle testate una marea di segnalazioni che indicavano come quella news fosse in realtà un fake, con inviti, di conseguenza, a prendere le dovute misure: cancellarlo per non far proliferare il falso. Niente! Chi vende bigiotteria per gioielleria non sta a guardare il capello. Altrimenti come fai ad ottenere centinaia e centinaia di commenti (da frustrati) sotto l’articolo? Come fai a sfruttare un po’ di click? Così, siccome l’altra volta m’ero divertito a creare il contro-meme di Ranieri per Pistocchi, non potevo mancare all’appello nemmeno per Ziliani! E quindi, utilizzando lo stesso criterio (e le sue stesse commoventi parole verso la stampa italiana)… sono in grado di darvi la “vera” intervista di Sergio Ramos a Marca! Sì, sono le parole vere. VERE! Come ho fatto ad averle? Facile, ho preso una foto di Sergio Ramos, ho pensato io a cosa fargli dire, ho aggiunto la dicitura "S.R. a Marca", e il gioco è fatto. Tanto… fake per fake vale tutto! (spero che ora sia chiaro anche per quelli che inizialmente avevano pensato fosse vera). Chiaramente questa cosa, oltre ad ottenere in poche ore un numero di condivisioni incredibile, ha generato confusione, soddisfazione, proteste, rivalse dei napoletani… di tutto! “Scusate ma sono le parole vere?” – “Uè, lote juventine, leggete qua, l’intervista vera sta su SportMediaset” – “Ah, mi sembrava strano che avesse detto quelle cose, grazie per aver riportato la vera intervista”. E naturalmente tanti l’hanno segnalata in giro, compreso allo stesso Ziliani. Il panico! Perché i tifosi, OVVIAMENTE, sebbene possano (e debbano) cercare di essere avvezzi a distinguere il vero dal falso, specie nell’era dei social, non hanno IL DOVERE di verificare le fonti, quantomeno non subito. Reagiscono da tifosi. Il problema è di chi li indottrina, specie se si tratta di testate che hanno un certo seguito (per quelle locali, che condizionano anche quelle nazionali più di quanto si immagini, bisognerebbe fare un discorso socio-culturale che rovinerebbe la poesia del momento ). Già, perché una news di mercato finta (lo sono praticamente la maggiorparte di quelle che si trovano in giro) è un conto, mentre attribuire dei virgolettati a qualcuno e farci i titoli, senza verificare, beh, è un altro, è “leggermente” diverso, ma forse qualcuno, quando quel giorno spiegavano questo concetto a lezione, era assente. Il colmo è che in serata, quando l’arcano si stava iniziando a svelare (anche se non sappiamo, al momento, se ce la ritroveremo oggi su qualche quotidiano… e quello sì che sarebbe il colmo)… sapete chi è che è dovuto arrivare addirittura a smentire la notizia, mentre sui siti “nazionali” citati, come detto, campeggia ancora in homepage? TuttoNapoli! Cioè… TuttoNapoli smentisce SportMediaset e Tuttosport che riprendevano i siti napoletani che riprendevano Ziliani che al mercato mio padre comprò. Ecco. Questo sabato di giugno ha reso bene l’idea del circolo vizioso che è diventato non solo il giornalismo sportivo italiano, ma soprattutto l’ambito d’informazione che ruota intorno alla Juve! Naturalmente è un andazzo che stra-conosciamo, e che noi perculiamo a nostra volta. Ma quando una coppia di… "iscritti all’albo" (operanti su testate nazionali di rilievo) ti fa un uno-due del genere, e in nome del proprio ruolo facilita la diffusione di certe vaccate… capisci che o cambia l’approccio di "un certo" giornalismo sportivo, o il calcio italiano rimarrà inquinato da questo modo di fare. Il tutto per l’antipatia (diciamo pure per l’odio) che si nutre verso una squadra, odio in nome del quale si arriva a calpestare la propria professionalità, la propria deontologia e, in alcuni casi, come quello del twittatore compulsivo, la propria dignità. Sempre ammesso che se ne sia avuta una. “Tu puoi sembrare un idiota e parlare come un idiota, ma non devi stupirti: sei realmente un idiota” - Groucho Marx - Leevancleef - ---- EDIT: Persino a 2 giorni di distanza Anna Billò su Sky Sport, nel post gara delle qualificazioni mondiali, cita le false parole di Sergio Ramos agli ospiti in studio! ... ma da professionista ha quantomeno il buon gusto di scusarsi SUBITO non appena le viene segnalato l'errore. EDIT 2: Il sito di Sportmediaset, due giorni dopo, finalmente rettifica, ammettendo che la notizia era un fake N.B.: Questo non è un topic "SU" Ziliani e basta, altrimenti dovremmo aprirne 20 al giorno per le boiate che spara, e difatti soprassediamo. Quindi prego volersi astenere da commenti sullo "spazio" concessogli. Questo è un topic su come un pennivendolo che non dovrebbe nemmeno essere definito giornalista, in pieno impeto antijuventino arrivi ad usare espedienti che mettono in in circolo delle fake news riprese addirittura da testate sportive "ufficiali". Si unisce al topic su Pistocchi linkato dopo poche righe per come, guardacaso, la "coppia" si approcci a certe cose. Ma se nel primo caso c'era il gusto della trollata di rimando, alla quale Pistocchi cascò, stavolta la funzione è diversa, ovvero quella di segnalare una bufala che era finita anche qui su VS in altri topic, e sulla quale persino molti juventini iniziavano a discutere. Oltre, naturalmente, a tutte le motivazioni già espresse nel post. Sembra banale doverlo puntualizzare, ma è sempre meglio farlo.
  2. La vittoria del 6° scudetto consecutivo che ci fa entrare (per l’ennesima volta eh… non siamo mica nuovi all’argomento) nella Leggenda del calcio è coincisa, per quanto mi riguarda, con uno di quei festeggiamenti old style che ti portano a passare la notte in bianco per strada, leggermente alticci, diciamo. Di conseguenza ho potuto seguire solo fino ad un certo punto il post-vittoria, risparmiandomi le trasmissioni sportive così come gran parte degli articoli scritti a margine del trionfo. Poi però per curiosità qualcosa vai a spulciare, vai a rivedere, vai a leggere… e così scopri e trovi di tutto! Dai soliti tweet VERGOGNOSI di chi paragona la Juve agli imprenditori che esultavano per il terremoto, pennivendoli infami che dovrebbero chiedere scusa prima al calcio e poi al genere umano, (oltre al fatto che sarebbero dovuti essere già stati espulsi dall’Ordine dei giornalisti, se ne esistesse uno… ma il sindacato esiste solo quando deve proteggere Varriale da Zuliani), a chi, molto più “innocentemente” (doveroso sottolinearlo per prendere le distanze da certi infami), ma con una forte dose di comicità, entra anch’egli nella Leggenda rompendo la tradizione, e per la prima volta, dacché io ricordi, invece di iniziare la trasmissione serale post-scudetto parlando della squadra Campione d’Italia (e che a latere ha giusto un po' riscritto la storia del calcio), preferisce dedicare i primi 40 minuti di trasmissione all’Inter che aveva appena vinto una partita inutile contro la Lazio, salvo poi celebrare la Juve nientedimenoche per 20 minuti abbondanti con spunti che nemmeno il miglior Woody Allen (la perla: “Cuadrado e Mandzukic rendono perché la Serie A è povera di terzini adatti a contrastarli, altrimenti la musica sarebbe diversa. Fino a quando le dirigenze delle altre squadre ragioneranno così…” - poco conta che Cuadrado e Mandzukic siano anche in finale di Champions…). Firmato: Caressa & Sky Calcio Club, che in pratica dedicarono alla Juve molto più tempo quando si trattò di approntare le moviole (“che noi non trattiamo, ma questa volta dobbiamo farlo…”) dopo Juve-Inter e Juve-Milan. Ad ogni modo… roba divertente, algominchiateritmiche, in sintesi. Così come quando scopri che se alcuni giornalisti danno il meglio di sé durante l’anno (inutile citarli, li conosciamo tutti), altri aspettano proprio la fine del campionato per sfogare quell’amarezza che deriva dal vedere sempre gli altri vincere titoli, o come piace dire a loro, tituli. Con tutto il bailamme sul numero 6, sul “sesto” scudetto, sugli hashtag che sfruttano (giustamente!) le assonanze grafiche per sottolineare l’impresa, è giusto rimarcare un aspetto che dà fastidio ancora a molti (il che a noi dispiace…), ovvero che questo è sì il sesto tricolore consecutivo, è sì un’impresa leggendaria, ma costituisce lo scudetto numero 35, TRENTACINQUE, per chi è poco bravo in aritmetica (cit. Crosetti sugli juventini). La Juve vincendoli consecutivamente sta facendo in realtà un favore a tanti media che non sanno come districarsi dalla matassa, e che si salvano “neutralmente” in corner citando sempre “la serie” e non “il totale”. Per alcuni è anche un atteggiamento comprensibile, sotto certi punti di vista, perché piuttosto che impelagarsi in una lotta sanguigna si mantengono al di sopra delle parti citando la dicitura più diplomatica. Non che a me (e, credo, a voi) interessi più di tanto chi o cosa ce ne attribuisce due in più o due in meno. Sentire, per l’appunto, Crosetti che fa un’affermazione come quella di cui sopra non mi fa né caldo né freddo, così come vedere su alcuni portali parlare di 33° scudetto (in altri addirittura di 32°… ma vabbè, non è la cosa peggiore che c’è toccata sentire da quei siti ) ha per me la valenza di un tweet di Pistocchi: il nulla mischiato al niente! Anzi, a parte il senso di viscido che scatenano alcuni, si prova quasi piacere a sbattergli in faccia il numero esatto. Certo… spiace che persino su Tuttosport del lunedì per trovare una foto col 35 si debba arrivare a pagina 13 (ed è la foto di Licht con Chiello, non una grafica del giornale) quando in altri momenti il numero degli scudetti lo si sbatteva trionfalmente in copertina. Che lo stesso giornale faccia scrivere ai soliti noti un pezzo di completamento sul perché gli scudetti siano comunque 35… insomma… sì, ci sta, ma l’impatto “visivo” è diverso, e non vorremmo che si stesse strizzando l’occhio all’andazzo “neutrale” in voga da altre parti. Ma insomma… anche questa è roba soppiantata dalla goduria pornografica che stiamo vivendo. Diverso è il caso di un articolo del Corriere della Sera (cioè del primo quotidiano nazionale) a firma di Tommaso Pellizzari che scrive (“senza polemica”) una lettera di risposta a Buffon, il quale aveva affermato, sin da pochi minuti dopo il trionfo, che questo appena vinto è il suo 10°scudetto (motivandone anche le ragioni in un equilibrato articolo su La Stampa). Pellizzari (sempre “senza polemica”) dice chiaramente a Buffon non avrebbe dovuto scrivere quanto ha scritto, che ha commesso un errore. Ma va oltre. Gli dice anche (sempre “senza polemica”) che non sono frasi degne del Capitano della Nazionale. Arriva cioè alla delegittimazione di un monumento dello sport (ma facendolo “senza polemica” eh) solo perché ha affermato che questo è il suo 10°scudetto vinto (tra l’altro affermazione correttissima anche da un punto di vista logico-grammaticale, perché persino per chi pensa il contrario è impossibile negare che lui ne abbia vinti 10 e che poi 2, dal -LORO- punto di vista, gli siano stati tolti dall’ingiustizia sportiva). Per fare ciò Pellizzari usa dei paragoni che per gentilezza possiamo definire senza senso: “che cosa penserebbe se l’ambasciatore statunitense in Italia dicesse che il suo presidente è Hillary Clinton, perché ha preso più voti?” Paragone che ovviamente c’entra come Carlo Alvino in una facoltà universitaria, dato che nelle elezioni americane non vince chi prende più voti totali (a differenza dei punti totali di un campionato di calcio che premiano il vincitore); sarebbe come se io paragonassi Bruno Peres a Dani Alves, ma questo passava il convento, un paragone più sensato non è riuscito a partorirlo. Poi Pellizzari va oltre, e spara la cartuccia del tormentone molto in voga: “A togliere gli scudetti del 2005 e del 2006 alla Juventus sono stati i tribunali della giustizia sportiva, cioè quelli facenti capo alla Federcalcio e al Coni, di cui la nazionale italiana di calcio è in qualche modo l’emanazione diretta. Attribuendosi due scudetti cancellati, lei nega valore e legittimità agli organi giudiziari delle strutture per le quali lei stesso lavora.” Ecco Buffon, siccome “lo dice una sentenza” (questo è il tormentone), lei non può dire che quegli scudetti li sente suoi. Siccome “lo dice una sentenza” (di un processo fatto in 20 giorni in modo osceno, non ribaltabile 5 anni dopo pena il crollo di tutto il calcio italiano), nessuno ha il diritto di urlare la propria innocenza. Nemmeno se leggendo le carte, (consiglio che dovrebbe valere sempre) viene detto che quei campionati risultano regolari. Siccome “lo dice una sentenza”… in tutti i casi giudiziari del mondo chi crede nella propria buonafede non può continuare a farlo, non può professarla, no. Ce lo dice Pellizzari. Devono uniformarsi al “pensiero” di quella sentenza. Non conta se ti sei fatto la Serie B dando seguito (quello sì, doverosamente, secondo la legge) ad una sentenza, così come non conta se ti fai il carcere ingiustamente (anche lì obbedendo alla legge, anche se ti senti vittima di un’ingiustizia). E mi fermo qui per non arrivare ad esempi ben più gravi, purtroppo. No, anche in quei casi non puoi continuare a professare ciò in cui credi, nonostante tu abbia pagato. Non puoi dire al mondo che non sei un assassino, non puoi dire che non credi al modo in cui ti viene “raccontata” la morte di un tuo caro, non puoi dire che non hai rubato, non puoi dire di essere vittima di un torto, non puoi dire al mondo, rapportandolo al calcio, che quegli scudetti li senti tuoi. Perché “lo dice una sentenza”. La frase che nasconde tutte le ipocrisie. E’ inutile elencare la lunga sfilza di sentenze ingiuste degli “organi giudiziari” secondo le quali, per Pellizzari, dovremmo stare muti difronte al supremo giudizio… “umano”! Si va da stupri giustificati perché una donna portava i jeans, a mancati risarcimenti ai familiari di morti sul lavoro che fanno accapponare la pelle (e in mezzo c’è il mondo, ovviamente). Con alcune, o tante, di queste bestialità giuridiche sarà in disaccordo lo stesso Pellizzari, ma quando si parla di calcio no, non si riesce a discernere, non si riesce a fare la differenza tra il “dare seguito” ad una sentenza (quindi giocare in Serie B nonostante un processo-farsa, lo smembramento della squadra, ecc), e il dover essere d’accordo con la stessa. Il lato pruriginoso di questo modo di pensare emerge nell’ultima parte dell’articolo (ricordiamolo: del principale quotidiano nazionale, uno dei più importanti al mondo), da cui traspare come l’essere tifoso spesso venga prima del buon senso. Peccato che mentre noi questo atteggiamento lo conosciamo, la gran parte dei lettori del Corriere della Sera non lo consideri affatto (e dietro questa “autorevolezza” della fonte, che la si reputi tale o meno, cresce e si fomenta il sentimento antijuventino e le * che ne conseguono). Pellizzari conclude così: “Rivendicare le vittorie della Juve moggiana (ora diventa tutta la “Juve moggiana”, non più quella dei due scudetti revocati, ndr) non è il modo migliore di celebrare i trionfi del ciclo di Andrea Agnelli. Nell’era dei sei scudetti consecutivi, gli episodi arbitrali discutibili si contano sulle dita di una mano - quelle che non bastano per enumerare le vostre vittorie recenti. Tanto che nessuno si sogna di metterne in dubbio la legittimità. Non a caso, questa Juve è diventata una grande d’Europa, in grado di giocarsi due possibili triplete in tre stagioni. Quella di Moggi vinceva molto in Italia, ma i triplete non li ha mai nemmeno sfiorati. Nemmeno con lei fra i pali. Qualcosa vorrà dire. Lo hanno detto le sentenze di Calciopoli. Sportive e della magistratura ordinaria”. Ecco… a testimonianza dell'ignoranza di questo pezzo basti ricordare che quella Juve "fuori dall'Italia" fece 6 finali europee di cui 5 consecutive (4 di Champions, record assoluto nella storia), venendo più volte nominata squadra più forte al mondo in quel decennio e fungendo da ispirazione per un certo Alex Ferguson e il suo Manchester United (ammesso che Pellizzari li conosca). Detto così, "senza polemica”, Tommaso, ma solo basandosi sui fatti: sei tu a non meritarti uno come Gigi Buffon Capitano della Nazionale! E detto sempre così, “senza polemica”: è anche grazie al grande calderone giornalistico in cui viene “cucinato” questo modo di trattare la Juve, nel quale si trovano tutti gli ingredienti possibili… dall’odio spudorato di alcuni infami, al viscidume di chi ha forse paura che i colleghi lo mettano da parte in redazione, alla parzialità mediatica su tv e giornali, al livore fomentato sui media locali (e l’Italia è una “summa” di media locali), al prurito ipocrita o finto-intellettuale di alcune firme che non conoscono nemmeno ciò di cui parlano… Ecco: è anche per tutto questo che noi godremo sempre il triplo ad ogni nostra vittoria! Ma sempre facendolo “senza polemica”. - Leevancleef - --------------- Nello spoiler il delir… l’articolo di Pellizzari. In quest'altro spoiler i tweet di un esponente di quel giornalismo italiano (scrive regolarmente su un quotidiano nazionale) che dovrebbe chiedere scusa al calcio, e poi al genere umano per l'aria sottratta al prossimo In quest’altro spoiler… la realtà dei fatti.
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