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  1. I numeri da soli non bastano a parer mio, basta vedere come Cristiano ripiegava (contro la penultima in classifica) per aiutare i compagni. Per gli altri sarà solo un divo, per noi un vero guerriero.
  2. Ronaldomania è poco per descrivere il fenomeno che ha visto scomparire dagli store bianconeri la scorta di magliette che dovevano bastare per un anno. In poco più di tre settimane, da quando c'è stato l'annuncio che Ronaldo era diventato un giocatore della Juve e la maglia bianconera numero 7 è diventata oggetto di culto. E' praticamente impossibile da trovare, a meno rinunciare alla "authentic home" (prezzo 140 euro, la versione più vicina a quella indossata dai giocatori) e di acquistare la "home" (prezzo 90 euro in un tessuto differente), della quale restano comunque pochi pezzi. L'effetto Ronaldo è un tornado, che ha spazzato via l'ordine che la Juventus aveva stabilito con il produttore Adidas affinchè le scorte bastassero per un anno, più o meno 55 mila magliette. Poca lungimiranza degli addetti bianconeri? No, perchè quando l'ordine è stato comunicato all'azienda tedesca,, esattamente un anno fa come da protocollo, i responsabili commerciali non potevano immaginare che CR7 avrebbe firmato per la Juventus.Quindi hanno aumentato il numero di magliette prevedendo la crescita della vendita,ma in linea con l'incremento degli anni passati. Insomma,erano erano abbastanza sicuri che non sarebbero bastate per far fronte all'assalto degli appassionati di Cristiano Ronaldo e dei tifosi della Juventus esaltati dall'acquisto, ma forse neppure loro si aspettavano un successo così clamoroso da bruciare in meno di un mese le scorte che dovevano durarne dodici. Con un calcolo così si può può approssimare che le maglie complessive possa aver sfiorato i 6,5 milioni e mezzo. E in proiezione si può calcolare che il ricavato lordo della sola vendita delle magliette potrebbe toccare una cifra tra i 55 e i 65 milioni di euro. Fonte: Tuttosport
  3. La nuova top­-ten è sempre più in bianconero: alle spalle del portoghese resiste il solo Higuain (il re spodestato) che con la buonuscita ha ottenuto uno stipendio da 9,5 milioni netti dal Milan. Seguono le altre star juventine: Dybala con 7 milioni, poi Pjanic che ha appena firmato il rinnovo a 6,5 insieme a Douglas Costa e Gigio Donnarumma (altro intruso milanista) con 6 milioni. Invece Bonucci per tornare a Torino si è quasi dimezzato lo stipendio: era a 10 con i bonus, è sceso a 5,5. Bisogna tornare indietro davvero di tanti anni per trovare spese così ingenti. Ma allora l’Inter di Moratti dovette vendere Ibrahimovic mentre il Milan di Berlusconi rinunciò a Kakà e via via a tutte le altre stelle. Era il tramonto del calcio dei mecenati. Stavolta la Juve si è concessa il lusso del penta Pallone d’Oro a ragion veduta. In questa corsa all’oro anche i tecnici hanno la loro parte (al netto percepiscono 35,9 milioni di euro, 71,8 a livello fiscale per le società). Così il più pagato (ovvio) è Max Allegri (7,5), seguito come un’ombra da Ancelotti (6,5), non tanto più dietro Spalletti (4,5). La nostra indagine mette nel conto le spese dei club anche per gli allenatori, fattore determinante per la concorrenza. Proprio De Laurentiis, infatti, ha razionalizzato le uscite per i calciatori, preferendo investire di più, in percentuale, sul successore di Sarri. È significativo che le spese per i cartellini dei calciatori vadano di pari passo con il record per i loro ingaggi. Se la Juve tocca quota 219, le milanesi sono in aumento: Milan a 140 e Inter a 116. Ma anche la Roma arriva a 100 e il Napoli a 94. Il trend verso l’alto è generalizzato. Attenzione alle trattative in corso per alcuni dei top player del campionato. La Juventus è al lavoro con Alex Sandro, Cuadrado e Rugani. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. Orgoglio e ambizioni. Dal record di punti al quarto doblete: fame sempre al Max. Nessuna festa prevista oggi in caso di scudetto: c’è il Milan nel mirino. L’obiettivo oltre al settimo titolo: nessuno ha mai vinto 4 Coppe Italia di fila. Lo scudetto, il settimo di fila, andrebbe festeggiato davvero perché la Juve sta per battere se stessa prima ancora degli altri: sarebbe una vittoria sulla paura che ha paralizzato le gambe nell’ultimo miglio, che ha reso umana e fragile una squadra che pareva disumana e indistruttibile. Si sa, nelle stanze di Madama si brinda il giusto: il successo in campionato, in fondo, è un sollievo per aver fatto il proprio dovere. Ma questo titolo varrebbe uno strappo al cerimoniale: le spiegazioni stanno nella vertigine raggiunta e nella fatica lunga mesi per arrampicarsi lassù. I bianconeri hanno sofferto come mai nell’era Allegri e la partita di ieri è la fotografia di una stagione sulle montagne russe. TRAGUARDI DA CENTRARE (E CENTRATI) 91 ● Il record di punti di Allegri in Serie A centrato con la Juve nelle ultime due stagioni: stavolta ha raggiunto la stessa quota a due turni dal termine 97 ● I punti che potrebbe ottenere la Juve con altri due successi: dietro al record dei 102 dello stesso club nel 2014, eguaglierebbe l’Inter 2006/07 22 ● I gol in campionato di Paulo Dybala: l’unico bianconero a fare meglio nelle ultime dieci stagioni in una singola Serie A è stato Higuain (24) nel 2016/17 15 ● Le vittorie dei bianconeri sulle 18 partite giocate all’Allianz in questa A (un pari e due k.o. gli altri risultati): nessuno ha fatto meglio in casa. Con altri due successi, il torneo di Allegri sarebbe il 2° nella storia della A. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Sono 81 le reti segnate fin qui dai bianconeri, quota mai toccata nell’era dei tre punti (dal 1994-95) ma non solo. Per trovare un bottino di gol superiore, in tornei a venti squadre, bisogna riavvolgere il nastro fino agli anni Cinquanta: nelle tre stagioni tra il 1949 e il 1952, la Juve segnò rispettivamente 91 (nel 1949-50) e 93 gol (nel 1950-51 e 1951-52). Erano gli anni d’oro di un attacco composto da una leggenda come Giampiero Boniperti, da John e Karl Hansen, da Ermes Muccinelli. Adesso è l’epoca di Gonzalo Higuain e Paulo Dybala, di Mandzukic e Khedira, il cannoniere che non ti aspetti. Sono 14, per ora, gli uomini andati in gol in questo campionato: la Joya è il bomber con 21 reti (25 in totale), davanti al Pipita con 16 (23 in tutto in stagione). Poi Khedira con 8 centri: il centrocampista tedesco li ha segnati tutti in serie A, stabilendo così il suo record nei tre anni italiani ma anche nella sua carriera. Mai aveva segnato tanto in campionato: si era fermato a 7 nello Stoccarda. Nella speciale classifica figurano poi Mandzukic con 5 gol, Pjanic, Douglas Costa, Bernardeschi e Alex Sandro con 4 e via via tutti gli altri. Il totale è di 81, quindi: già 10 in più dello scorso anno a questo punto del campionato e 6 in più rispetto alla cavalcata del 2013-14, quando i bianconeri avevano totalizzato 75 reti. CHE NUMERI. Non ci sono solo i gol, però, a spiccare nel confronto che parte dalla prima stagione tricolore di questo ciclo, il 2011-12. La squadra di Allegri vanta finora una media di 2,51 punti a match; aveva fatto meglio soltanto nel 2013-14 quando, dopo 35 turni, era di 2,66. Nella gestione di Max è stato un crescendo: 2,29 punti a partita nel 2014- 15, 2,43 nel 2015-16 e nel 2016-17. E poi i punti: con la vittoria fondamentale di San Siro, la Juve guida la classifica con 88 punti. E’ il bottino migliore degli anni di Allegri (i precedenti sono 80 nel 2014-15 e 85 nel 2015-16 e 2016-17), secondo solo al top raggiunto sempre nell’anno contiano dei record: 93 all’epoca. Non è ancora finita, in ogni caso: mancano tre partite, ci sono uno scudetto da conquistare e le statistiche da aggiornare. Fonte: Corriere dello Sport
  6. Tre zampate del leone ferito, Dybala non si spezza: ha dentro di sé la forza per reagire e resuscitare. L’incubo di martedì sera allo Stadium si trasforma in un sabato pomeriggio di gloria a Benevento: certo, le due sfide possiedono appeal e coefficienti di difficoltà opposti, ma per la Joya è importante ritrovarsi e riassaporare il piacere di trascinare la Juventus alla vittoria firmando una tripletta, cosa accaduta quest’anno soltanto a inizio stagione nelle trasferte contro Genoa e Sassuolo. Senza Higuain in campo, schiera Dybala nell’insolito ruolo di centravanti con il compito di fare da raccordo tra i reparti, una sorta di regista avanzato che collega centracampo e attacco. Si tratta dell’ennesima trasformazione del numero 10 da quando ha lasciato Palermo: in Sicilia faceva la punta centrale, ma il tecnico livornese ha più volte ribadito che non può ricoprire lo stesso ruolo nella Juventus perché per esprimersi al meglio ha bisogno di avere davanti 40 metri. Così inizia come seconda punta, a fianco di Mandzukic o Morata, prima che alla Juventus approdi l’amico Higuain, e talvolta Allegri lo arretra al ruolo di trequartista nel 4-2-3-1. Non è più l’uomo più avanzato della squadra, l’attaccante che allunga e dilata le difese avversarie: adesso ha almeno un compagno davanti a sé, cuce il gioco e attacca gli spazi creati dai compagni, concentrandosi sulle ricezioni tra le linee e sugli inserimenti profondi. Con la tripletta del Vigorito Dybala ha superato il suo record di gol stagionali in serie A, 19 reti nella stagione 2015- 16, la prima in bianconero. Ora ha toccato quota 21 in campionato, che diventa 25 a livello stagionale, e si è laureato capocannoniere della Juventus superando Higuain, fermo a 22 gol. Non solo. Ha eguagliato anche una leggenda come Giampiero Boniperti, che prima di ieri era l’unico ad aver segnato in serie A tre triplette in trasferta in una sola stagione (1949-50). Fonte: Tuttosport
  7. Dopo che sabato scorso il cassiere ha festeggiato il nuovo primato d’incasso per la Serie A (2.362.934 euro), stasera complice l’ennesimo tutto esaurito è atteso il record per la Champions, una cifra che supererà gli oltre 4 milioni di euro messi insieme per Juventus-Barcellona dello scorso 11 aprile (4.001.076). Le grandi di Spagna a Torino fanno sempre registrare numeri clamorosi e non a caso ieri, quando la formazione di Zidane è arrivata nell’hotel torinese in pieno centro che a settembre era stato il ritiro anche del Barcellona, il traffico è andato in tilt. Stasera saranno le 20 telecamere che riprenderanno il confronto: la produzione sarà affidata a Mediaset che detiene i diritti della Champions per l’Italia fino a fine stagione e la qualità delle immagini sarà superiore rispetto ai big match della Serie A nei quali vengono impiegate 16 camere. Mediaset per la “sua” produzione italiana ne aggiungerà altre 3. Le emittenti presenti all’Allianz Stadium saranno 24, ma il segnale dell’incontro raggiungerà 98 Paesi in tutto il mondo. Oltre al presidente Perez, che oggi parteciperà al pranzo di gala insieme al collega Agnelli, sull’aereo che ha portato la squadra in Italia hanno viaggiato anche Raul e Butragueño, che hanno ruoli dirigenziali nel club, e Roberto Carlos, voce tecnica per Real Madrid tv. A Torino il Madrid non vince da quasi 60 anni: l’ultima volta è successo nel 1961- 62 e da allora ha totalizzato 6 sconfitte e 1 pari. Se a questo aggiungete che nelle 32 partite giocate nelle coppe europee allo Stadium la Juventus ha perso solo contro il Bayern Monaco, capirete perché il popolo bianconero ci crede. Fonte: Il Corriere dello Sport
  8. Come usa dire spesso Allegri: la Juventus ai record preferisce i trofei, che lo avrà pensato anche ieri notte dopo il pari beffa di Ferrara, ma negli ultimi anni le due cose sono andate di pari passo. Basta pensare alla “nuova era” in cui sono entrati i bianconeri. Un’era in cui fanno la corsa sui propri, di primati. Il caso più lampante è quello della difesa e della porta blindata. Ieri sera Gigi Buffon e compagni hanno inanellato la decima partita consecutiva senza incassare reti eguagliando un'altra Juventus, quella 2015-16. Un record dal retrogusto amarognolo per almeno due motivi: con lo 0-0 contro la Spal oggi la Juventus rischia di ritrovarsi il Napoli a meno 2; e nel finale della partita del Mazza, Giorgio Chiellini ha lasciato il campo per infortunio. Un cambio dettato da un problema muscolare al flessore che genera ansia. Il centrale non andrà in Nazionale: tra oggi e domani gli esami per capire se sarà a disposizione contro Milan e Real. Il problema di Chiellini macchia il record, ma non lo cancella. Molti dei protagonisti sono gli stessi del 2016, in panchina c'è sempre Allegri e come questa volta la blindatura della porta ha condotto a braccetto i campioni d'Italia verso una rimonta. Quella del 2016 è stata molto più clamorosa, dal momento che la Juventus iniziò il campionato con l'handicap. Ieri sera a Ferrara è stato raggiunto il primato e dopo la sosta la Juventus ha l'occasione di migliorarlo. Uno stimolo in più nella volata col Napoli. Il fatto che tanto nella Juventus 2016 quanto in quella attuale ci sia Allegri in panchina è tutt'altro che un caso. Il “Conte Max”, pratico e pragmatico, sottolinea spesso – e lo ha fatto anche di recente, che «non c'è da vergognarsi nel fare una buona difesa perché il calcio è fatto di due fasi e quando bisogna difendersi, bisogna farlo al meglio». C’è un altro aspetto che dà l’idea del primato eguagliato: la Juventus attuale lo ha raggiunto nell’anno in cui, con la cessione estiva di Leonardo Bonucci al Milan, erano in molti a pensare che la difesa bianconera si sarebbe indebolita e che non sarebbe stata più ermetica come negli anni d’oro della BBC azzurra. Buffon anche nel momento in cui a inizio stagione la Juventus vinceva le partite 4-2 e 6-2 o prendeva gol ogni domenica dispensava ottimismo ripetendo un ritornello: «Non è una questione di uomini, bensì di atteggiamento di squadra». Fonte: Tuttosport
  9. Il dato è in assoluto clamoroso, seppur noto: la Juve ha subìto un solo gol nelle ultime 13 partite ufficiali. Ma lo diventa ancora di più se confrontato con i gol incassati, nello stesso parziale, dalle migliori squadre dei primi cinque campionati d’Europa, quelle qualificate agli ottavi di Champions League (con una piccola deroga per il Napoli, che completa il confronto anche per la Serie A). Dal conteggio delle ultime 13 partite ufficiali (vale a dire campionato, coppe nazionali e Champions League), la difesa della Juve diventa il muro d’Europa, puro cemento armato. Dopo Chiellini e compagni c’è la difesa dei campioni d’Inghilterra del Chelsea, non a caso guidati da un ex juventino, Antonio Conte, che ha subìto 7 gol quanti il Barcellona e uno meno del Napoli. Poi tutte le altre, a chiudere col Siviglia e poco prima col Real Madrid che in questo parziale ha incassato 16 gol, la bellezza di 15 in più della Juve. Tutto è cominciato con la sconfitta di Marassi (3-2) contro la Samp. Quel pomeriggio Allegri era molto preoccupato, la Juve sembrava aver rinnegato la sua tradizione, la sua storia di squadra capace di vincere gli scudetti attraverso la miglior difesa del campionato. Era la 13ª giornata, i campioni d’Italia avevano già subìto 14 gol. Oggi siamo alla 22ª e i gol incassati si sono fermati a 15. L’unico è stato realizzato da un ex bianconero, Martin Caceres, a quei tempi veronese, al Bentegodi. E se il giorno di Marassi la difesa della Juve era distante dal suo standard e anche da quello delle sue concorrenti allo scudetto, oggi è di nuovo al secondo posto, con appena una rete subita in più rispetto al Napoli: 15 a 14. In casa, detto per inciso, ha già la miglior difesa: 4 per la Juve, 7 per il Napoli. Per restituire solidità alla squadra, per proteggerla di più, Allegri era passato alla difesa a tre subito dopo la sconfitta di Genova. Poi, ritrovati gli equilibri, di nuovo e sempre a quattro. La soluzione del dopo-Bonucci, con i problemi che ne sono derivati, non è stata breve, ma alla fine Allegri ha individuato il giocatore su cui poteva e doveva puntare: Benatia. La sua crescita all’interno della difesa bianconera è stata decisiva. L’altra novità grossa, per la Juve, è la sostituzione di Buffon che per infortunio ha lasciato il posto a Szczesny. Il capitano tornerà in campo stasera a Bergamo, contro l’Atalanta, una partita in cui la solidità della difesa juventina sarà messa a dura prova, ma l’ex romanista non ha fatto rimpiangere il capitano. Fonte: Il Corriere dello Sport
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