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  1. I numeri da soli non bastano a parer mio, basta vedere come Cristiano ripiegava (contro la penultima in classifica) per aiutare i compagni. Per gli altri sarà solo un divo, per noi un vero guerriero.
  2. La nuova top­-ten è sempre più in bianconero: alle spalle del portoghese resiste il solo Higuain (il re spodestato) che con la buonuscita ha ottenuto uno stipendio da 9,5 milioni netti dal Milan. Seguono le altre star juventine: Dybala con 7 milioni, poi Pjanic che ha appena firmato il rinnovo a 6,5 insieme a Douglas Costa e Gigio Donnarumma (altro intruso milanista) con 6 milioni. Invece Bonucci per tornare a Torino si è quasi dimezzato lo stipendio: era a 10 con i bonus, è sceso a 5,5. Bisogna tornare indietro davvero di tanti anni per trovare spese così ingenti. Ma allora l’Inter di Moratti dovette vendere Ibrahimovic mentre il Milan di Berlusconi rinunciò a Kakà e via via a tutte le altre stelle. Era il tramonto del calcio dei mecenati. Stavolta la Juve si è concessa il lusso del penta Pallone d’Oro a ragion veduta. In questa corsa all’oro anche i tecnici hanno la loro parte (al netto percepiscono 35,9 milioni di euro, 71,8 a livello fiscale per le società). Così il più pagato (ovvio) è Max Allegri (7,5), seguito come un’ombra da Ancelotti (6,5), non tanto più dietro Spalletti (4,5). La nostra indagine mette nel conto le spese dei club anche per gli allenatori, fattore determinante per la concorrenza. Proprio De Laurentiis, infatti, ha razionalizzato le uscite per i calciatori, preferendo investire di più, in percentuale, sul successore di Sarri. È significativo che le spese per i cartellini dei calciatori vadano di pari passo con il record per i loro ingaggi. Se la Juve tocca quota 219, le milanesi sono in aumento: Milan a 140 e Inter a 116. Ma anche la Roma arriva a 100 e il Napoli a 94. Il trend verso l’alto è generalizzato. Attenzione alle trattative in corso per alcuni dei top player del campionato. La Juventus è al lavoro con Alex Sandro, Cuadrado e Rugani. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. Orgoglio e ambizioni. Dal record di punti al quarto doblete: fame sempre al Max. Nessuna festa prevista oggi in caso di scudetto: c’è il Milan nel mirino. L’obiettivo oltre al settimo titolo: nessuno ha mai vinto 4 Coppe Italia di fila. Lo scudetto, il settimo di fila, andrebbe festeggiato davvero perché la Juve sta per battere se stessa prima ancora degli altri: sarebbe una vittoria sulla paura che ha paralizzato le gambe nell’ultimo miglio, che ha reso umana e fragile una squadra che pareva disumana e indistruttibile. Si sa, nelle stanze di Madama si brinda il giusto: il successo in campionato, in fondo, è un sollievo per aver fatto il proprio dovere. Ma questo titolo varrebbe uno strappo al cerimoniale: le spiegazioni stanno nella vertigine raggiunta e nella fatica lunga mesi per arrampicarsi lassù. I bianconeri hanno sofferto come mai nell’era Allegri e la partita di ieri è la fotografia di una stagione sulle montagne russe. TRAGUARDI DA CENTRARE (E CENTRATI) 91 ● Il record di punti di Allegri in Serie A centrato con la Juve nelle ultime due stagioni: stavolta ha raggiunto la stessa quota a due turni dal termine 97 ● I punti che potrebbe ottenere la Juve con altri due successi: dietro al record dei 102 dello stesso club nel 2014, eguaglierebbe l’Inter 2006/07 22 ● I gol in campionato di Paulo Dybala: l’unico bianconero a fare meglio nelle ultime dieci stagioni in una singola Serie A è stato Higuain (24) nel 2016/17 15 ● Le vittorie dei bianconeri sulle 18 partite giocate all’Allianz in questa A (un pari e due k.o. gli altri risultati): nessuno ha fatto meglio in casa. Con altri due successi, il torneo di Allegri sarebbe il 2° nella storia della A. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. Sono 81 le reti segnate fin qui dai bianconeri, quota mai toccata nell’era dei tre punti (dal 1994-95) ma non solo. Per trovare un bottino di gol superiore, in tornei a venti squadre, bisogna riavvolgere il nastro fino agli anni Cinquanta: nelle tre stagioni tra il 1949 e il 1952, la Juve segnò rispettivamente 91 (nel 1949-50) e 93 gol (nel 1950-51 e 1951-52). Erano gli anni d’oro di un attacco composto da una leggenda come Giampiero Boniperti, da John e Karl Hansen, da Ermes Muccinelli. Adesso è l’epoca di Gonzalo Higuain e Paulo Dybala, di Mandzukic e Khedira, il cannoniere che non ti aspetti. Sono 14, per ora, gli uomini andati in gol in questo campionato: la Joya è il bomber con 21 reti (25 in totale), davanti al Pipita con 16 (23 in tutto in stagione). Poi Khedira con 8 centri: il centrocampista tedesco li ha segnati tutti in serie A, stabilendo così il suo record nei tre anni italiani ma anche nella sua carriera. Mai aveva segnato tanto in campionato: si era fermato a 7 nello Stoccarda. Nella speciale classifica figurano poi Mandzukic con 5 gol, Pjanic, Douglas Costa, Bernardeschi e Alex Sandro con 4 e via via tutti gli altri. Il totale è di 81, quindi: già 10 in più dello scorso anno a questo punto del campionato e 6 in più rispetto alla cavalcata del 2013-14, quando i bianconeri avevano totalizzato 75 reti. CHE NUMERI. Non ci sono solo i gol, però, a spiccare nel confronto che parte dalla prima stagione tricolore di questo ciclo, il 2011-12. La squadra di Allegri vanta finora una media di 2,51 punti a match; aveva fatto meglio soltanto nel 2013-14 quando, dopo 35 turni, era di 2,66. Nella gestione di Max è stato un crescendo: 2,29 punti a partita nel 2014- 15, 2,43 nel 2015-16 e nel 2016-17. E poi i punti: con la vittoria fondamentale di San Siro, la Juve guida la classifica con 88 punti. E’ il bottino migliore degli anni di Allegri (i precedenti sono 80 nel 2014-15 e 85 nel 2015-16 e 2016-17), secondo solo al top raggiunto sempre nell’anno contiano dei record: 93 all’epoca. Non è ancora finita, in ogni caso: mancano tre partite, ci sono uno scudetto da conquistare e le statistiche da aggiornare. Fonte: Corriere dello Sport
  5. Il dato è in assoluto clamoroso, seppur noto: la Juve ha subìto un solo gol nelle ultime 13 partite ufficiali. Ma lo diventa ancora di più se confrontato con i gol incassati, nello stesso parziale, dalle migliori squadre dei primi cinque campionati d’Europa, quelle qualificate agli ottavi di Champions League (con una piccola deroga per il Napoli, che completa il confronto anche per la Serie A). Dal conteggio delle ultime 13 partite ufficiali (vale a dire campionato, coppe nazionali e Champions League), la difesa della Juve diventa il muro d’Europa, puro cemento armato. Dopo Chiellini e compagni c’è la difesa dei campioni d’Inghilterra del Chelsea, non a caso guidati da un ex juventino, Antonio Conte, che ha subìto 7 gol quanti il Barcellona e uno meno del Napoli. Poi tutte le altre, a chiudere col Siviglia e poco prima col Real Madrid che in questo parziale ha incassato 16 gol, la bellezza di 15 in più della Juve. Tutto è cominciato con la sconfitta di Marassi (3-2) contro la Samp. Quel pomeriggio Allegri era molto preoccupato, la Juve sembrava aver rinnegato la sua tradizione, la sua storia di squadra capace di vincere gli scudetti attraverso la miglior difesa del campionato. Era la 13ª giornata, i campioni d’Italia avevano già subìto 14 gol. Oggi siamo alla 22ª e i gol incassati si sono fermati a 15. L’unico è stato realizzato da un ex bianconero, Martin Caceres, a quei tempi veronese, al Bentegodi. E se il giorno di Marassi la difesa della Juve era distante dal suo standard e anche da quello delle sue concorrenti allo scudetto, oggi è di nuovo al secondo posto, con appena una rete subita in più rispetto al Napoli: 15 a 14. In casa, detto per inciso, ha già la miglior difesa: 4 per la Juve, 7 per il Napoli. Per restituire solidità alla squadra, per proteggerla di più, Allegri era passato alla difesa a tre subito dopo la sconfitta di Genova. Poi, ritrovati gli equilibri, di nuovo e sempre a quattro. La soluzione del dopo-Bonucci, con i problemi che ne sono derivati, non è stata breve, ma alla fine Allegri ha individuato il giocatore su cui poteva e doveva puntare: Benatia. La sua crescita all’interno della difesa bianconera è stata decisiva. L’altra novità grossa, per la Juve, è la sostituzione di Buffon che per infortunio ha lasciato il posto a Szczesny. Il capitano tornerà in campo stasera a Bergamo, contro l’Atalanta, una partita in cui la solidità della difesa juventina sarà messa a dura prova, ma l’ex romanista non ha fatto rimpiangere il capitano. Fonte: Il Corriere dello Sport
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