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  1. Il portiere bianconero: «Con lui abbiamo fatto un notevole salto di qualità» TORINO - "Cristiano è un grande giocatore e ha aggiunto notevole qualità alla squadra. Sfortunatamente non ha segnato all'esordio con il Chievo ma segnerà il suo primo gol in una partita molto presto, ne sono sicuro". Così il portiere della Juventus Szczesny in un'intervista concessa al sito internet Sportsmail. I successi in campionato - osserva il portiere polacco - sono viatico per le ambizioni in Europa. "Per far un'ottima stagione in Champions League dobbiamo per forza giocare bene il campionato Solo in questo modo possiamo acquisire fiducia". Fonte: Tuttosport
  2. Szczesny è il numero uno, ma dire che Perin sia il numero 2 (o 12) risulta forse improprio. Spieghiamo meglio: il polacco partirà come titolare della stagione, come da accordi presi con la società un anno fa, quando appunto ha scelto di fare praticantato con Gigi Buffon, aspettando di raccoglierne il testimone. Non dimentichiamo che stiamo parlando di colui che, quando giocava alla Roma, era stato da molti considerato (Buffon compreso) come il miglior portiere della Serie A, e oltretutto lo scorso anno Szczesny s’è ben comportato quando è stato chiamato in causa. Ma è cosa buona e giusta sottolineare anche che l’ex genoano abbia intenzione di giocarsi tutte le sue carte prer provare a sovvertire le gerarchie. «Il Mondiale mi ha deluso ma il bello del calcio è che, dopo una sconfitta, hai sempre l’occasione di rifarti. Ora per me ci sono nuovi obiettivi, con la Juventus, e bisogna ripartire subito bene in campionato. Dunque non c’è tempo per pensare al passato», spiega subito Szczesny. Che poi, su specifica domanda, va al nocciolo del discorso: «Se mi sento titolare? Sì. E’ molto importante che sia arrivato un portiere molto forte. Mattia è uno dei più forti, magari anche il più forte portiere italiano giovane. Ma ora mi sembra di essere un po’ avvantaggiato anche se, ripeto, lui mi sembra veramente di altissimo livello». Parla l’ex rossoblù: «Dite che non sono un semplice numero dodici. Beh, ringrazio. Se posso dare una mano al gruppo sono contento. Qui alla Juventus mi è piaciuta l’umiltà dei miei compagni di squadra: anche se sono tutti campioni affermati, vedo che sono i primi ad andare in palestra, a curare anche i minimi dettagli: questo ti fa capire che il talento non basta, che bisogna sempre lavorare. E questo è anche un mio modo di fare. Spero di migliorare anche grazie a loro. Fonte: Tuttosport
  3. «Alla Juventus il portiere prende il numero uno». La risposta era stata data a Gigi Buffon che aveva ipotizzato di prendere una maglia più originale, ma si adeguò volentieri a una tradizione di asuterità che sapeva molto di Zoff e dei suoi maglioni grigi. Da quel momento in poi, Gigi è diventato il “Numero uno” per antonomasia e di cambiare numero non ci ha mai pensato. I suoi vice hanno avuto qualche libertà in più, per quanto la tendenza a dare loro la numero 12 è stata prevalente. A Szczesny, per esempio, è stato concesso di utilizzare il 23, ma la sua prossima maglia sarà la uno. Insomma, il polacco eredita pure il numero dal suo amico Gigi. D’altra parte il 23 che aveva scelto non è legato a nessuna iniziativa commerciale: è infatti la prima volta nella sua carriera che lo indossa. Carriera nella quale ha indossato il 53, il 13, il 25 e spessissimo il numero uno, che ha caratterizzato la sua stagione da titolare alla Roma e l’ultima all’Arsenal. Insomma, nessuno problema per lui ad adeguarsi alla tradizione juventina. E Mattia Perin? La trattativa si è conclusa ieri sera (ma non è stata ancora ufficializzata) e quindi tra oggi e domani verrà posto il problema. Il portiere genoano potrebbe prendere il 12, oppure rinverdire uno dei numeri che ha indossato in passato. Se da cinque stagioni ha infatti portato l’uno, prima ci sono il 77 (a Pescara), l’88 e il 92 (al Genoa Primavera). Al di là di cabala e numerologia, resta un messaggio: Szczesny viene considerato il titolare, Perin il suo vice. Per quanto di lusso, ma sempre vice. Come si organizzeranno non è chiaro. Fonte: Tuttosport
  4. Estratto intervista a Szczesny da Tuttosport: "L’obiettivo è vincere tutto. Ci sono squadre più forti in Europa, però noi abbiamo qualità, umiltà nel difendere ed essere compatti. In campionato e Coppa Italia invece dobbiamo per forza vincere, non c’è altra strada. Vincere il primo scudetto sarebbe una gioia, ma anche e soprattutto fiducia. Ho 28 anni, è arrivato il tempo per vincere trofei importanti. Se qualcuno me lo chiedesse, direi sempre che venire alla Juve sarebbe un passo molto importante perché qui devi vincere tutto. Direi che è la squadra giusta per una grande giocatore. Poi Florenzi, non lo so... Io non ho parlato con nessuno, ma per un giocatore che vuole diventare più forte di quello che è la Juve sarebbe un passo perfetto. Sono consapevole di aver conquistato i tifosi? Non ho vinto niente e il rapporto con i tifosi si crea con i trofei. Mi aspettavo di venire qui e lottare fino alla fine per conquistare trofei. Ho avuto anche la fortuna di giocare un po’ di più di quanto pensassi e credo di aver fatto abbastanza bene. Quindi sono molto contento. Imparo molto da Gigi a livello tecnico, ma la cosa più importante è la leadership nello spogliatoio e nel comandare la difesa. Una volta capito che era tempo di andare via dall’Arsenal, è subito arrivata l’offerta della Juve e a quel punto la scelta è stata molto facile. Da una parte, è vero, sapevo che c’era Gigi che è una leggenda della storia del calcio, però per me era anche un’opportunità di allenarmi con il portiere più forte del mondo. Se continuasse sarebbe un bene per lui e per la squadra. Perché la squadra ha ancora bisogno di Gigi: come capitano e come grande portiere. L’età è solo un numero: anche negli ultimi anni è stato il portiere più forte, o tra i più forti, in serie A e con il suo status di leggenda aiuta molto la squadra e sarebbe una soluzione perfetta".(...) Fonte: Tuttosport
  5. «Ogni giorno ci capita di pensare che abbiamo una responsabilità diversa. Noi dobbiamo per forza vincere, dobbiamo vincere tutto». È uno Szczesny carico e ambizioso quello intervenuto durante l'evento "Innovazione, tecnologia e tocco umano" all'Allianz Stadium. «E per farlo - continua il portiere della Juventus - dobbiamo fare più degli altri. Per noi vincere è la normalità, quindi c'è questa responsabilità da parte di tutti per fare fatica, correre e fare più degli altri. Questo credo abbia portato la Juve in tutti questi anni a vincere trofei importanti. Sei scudetti di fila è una cosa pazzesca, mai visto. Credo che soltanto il Lione l'abbia fatto soltanto. Molto importante per noi, dobbiamo vincere il prossimo e poi ancora uno. Almeno dieci dobbiamo vincerli». BUFFON - «Che significa lavorare con Buffon? Incredibile. Sono arrivato qui - prosegue l'ospite d'onore dell'evento - sapendo che lui fa l'ultimo anno o gli ultimi due. E mi sono detto che era un'esperienza che poteva succedere una volta nella vita. Mi aspettavo un grandissimo portiere, ma l'uomo che è una cosa incredibile. Grande leader della squadra, grande amico per tutti. È una persona a cui tutti vogliono bene: lui aiuta tutti e tutti lo aiutano. È una persona pazzesca. Poi del livello del portiere non devo parlare, lo sappiamo tutti. Ed è una fantastica esperienza di vita e spero possa continuare ancora, ma un altro anno (ride,ndr)». VAR - «Il Var è una cosa nuova molto importante per il futuro del calcio. Va migliorata, ma è una grande novità. Aiuta i giocatori, aiuta gli arbitri, è importante. Poi ci aiutano tanto i GPS che usiamo in allenamento, perché il preparatore sa chi deve lavorare di più, chi deve recuperare. Ora siamo atleti al 100% più che mai. Anni fa giocava a livello top Gascoigne, grandissimo giocatore, ma atleta un po' meno (ride, ndr). In questa epoca qui si deve essere concentrati e fisicamente al massimo. Si deve giocare ogni tre giorni, correre 12 chilometri, io no per fortuna (ride, ndr), ma comunque si fa palestra. Si fatica» Tuttosport.com
  6. L’Uefa ha redatto la statistica prendendo in considerazione soltanto i portieri che hanno mantenuto inviolata la porta per almeno 10 partite in tutte le competizioni. E il polacco vanta una media impressionante: con il 71,4 per cento di inviolabilità supera mostri sacri come Ter Stegen, portiere del Barcellona, o David de Gea, che difende la porta del Manchester United, Jan Oblak dell’Atletico Madrid e Thibaut Courtois del Chelsea, ma anche l’enfant prodige del calcio italiano Gigi Donnarumma, soltanto 14° con il 40%. Del resto, nelle nove partite consecutive - tra dicembre e gennaio - in cui ha difeso la porta bianconera Szczesny ha subito appena una rete, dall’ex Martin Caceres in Verona-Juventus alla vigilia di San Silvestro. E nelle cinque partite precedenti in cui ha preso il posto di Buffon, è stato superato 5 volte, per un totale di 6 reti subite in 14 presenze a dispetto delle 17 reti incassate dal capitano bianconero in 16 partite. Non solo. Szczesny continua a stupire e conquistare la fiducia di tutti, dalla dirigenza allo staff tecnico ai tifosi della Juventus. Dopo il successo per 1-0 contro il Genoa, il polacco è diventato il portiere che, nella storia del club bianconero, ha ottenuto 10 “clean sheet” (gare senza subire gol) nel minore numero di partite, 14 in tutte le competizioni della stagione. Insomma, è bastato poco a Szczesny per imporsi sul palcoscenico internazionale, ma adesso che torna Gigi Buffon il polacco rivede la panchina. Su questo punto Massimiliano Allegri è stato chiaro («Quando tornerà, il titolare è Buffon»). Una concorrenza che può fare bene a entrambi, anche se il polacco dimostra di avere una grande umiltà nonostante i numeri della sua stagione. «Non c’è nessuna vergogna nel fare il secondo di Buffon - ha detto in una recente intervista -. Ho fatto una scelta non per questa stagione, anche se sto giocando più di quel che pensassi, ma per i prossimi dieci anni. E’ una grande esperienza di vita allenarmi insieme con Gigi, ma io non sono ancora alla sua altezza, devo alzare il mio livello. I due portieri sono amici: in questo periodo proprio Buffon è stato il primo sostenitore di Szczesny, dandogli preziosi consigli e supportandolo nel periodo in cui è stato titolare. Il capitano ha pure speso parole importanti per il suo vice, di fatto indicandolo come suo erede alla Juventus quando lui deciderà di ritirarsi. Fonte: Tuttosport
  7. Diciamoci la verità: se qualche anno fa ci avessero detto "Szczesny sarà il futuro portiere della Juventus, nonché erede di Gigi Buffon" probabilmente avremmo risposto con una grassa risata ed una serie non precisata di insulti. Per comprendere a pieno le ragioni di questa uscita occorre fare un viaggio indietro nel tempo, quando un giovane Wojciech vestiva prima la maglia dell'Arsenal e poi quella della Roma. "Sì ma i portieri solitamente escono fuori a 27-28 anni". Verissimo, lo stesso Szczesny sembra aver seguito questa legge non scritta. Tuttavia quello di Wojciech non è tanto un processo di miglioramento, quanto piuttosto un processo evolutivo che lo ha portato a rivedere e a tratti cambiare certi fondamentali tecnici. In altre parole, l'estremo difensore polacco non è solo migliore dello Szczesny di anni fa, ma è anche diverso. E' il 2011 quando Wally si prende per la prima volta la titolarità globale della porta dell'Arsenal, dopo un anno (quello precedente) che lo vede alternarsi con Fabianski. Il 21enne polacco mette in mostra buone qualità individuali, è esplosivo tra i pali, reattivo nell'andare giù ed ha una buona dose di coraggio, che per un portiere non fa mai male. Caratteristiche, queste, che lo rendono protagonista di una serie di parate importanti nonché spettacolari in termini stilistici. Tuttavia molti dei difetti manifestati nella sua passata stagione ritornano a galla: errori di posizionamento, letture imprecise e quel coraggio che molto spesso si trasforma in imprudenza. La stagione successiva (iniziata con qualche infortunio che lo ha tenuto fuori nelle prime uscite) Wojciech conferma quanto di buono fatto intravedere negli anni passati palesando tuttavia ancora dei limiti di concentrazione e di continuità, oltre all'ormai marchio di fabbrica del difetto nelle uscite a croce iberica che molte volte, già in passato, hanno causato contatti da rigore. Se da una parte la croce iberica permette infatti di aumentare il volume e ridurre la luce della porta, dall'altro aumenta la staticità del portiere che risulta pressoché impotente di fronte ad una soluzione dell'attaccante diversa dalla conclusione. Non a caso Szczesny il più delle volte ha commesso fallo quando l'offendente ha spostato il pallone. Anno nuovo, abitudini vecchie: la stagione 2013-2014 è iniziata da appena 21 minuti quando Wally si esibisce in un'altra uscita spericolata concedendo il calcio di rigore che darà il via alla rimonta dell'Aston Villa (i Gunners conducevano 1-0, la partita terminerà 1-3). La nuova annata procederà praticamente come quella precedente, con parate sensazionali alternate a topiche clamorose, a testimonianza di un livello di continuità e concentrazione che non riesce ancora a stabilizzarsi su vette elevate. Peccato, perchè quando Wojciech è sul pezzo mette in mostra pezzi di repertorio non indifferenti: la rapidità con cui va giù nonostante i suoi 195cm è un plus che pochi portieri hanno, la spinta che riesce a dare sulle gambe gli consente slanci importanti, l'autorità nelle uscite a dominare l'area piccola risparmia diverse grane ai suoi difensori. Si arriva così all'anno più difficile per Szczesny, quello relativo alla stagione 2014-2015. Oltre a confermare i progressi tecnici maturati nel corso delle ultimi anni, Wojciech palesa ancora quei momenti di blackout a tratti inspiegabili per un portiere dal repertorio tecnico così vasto. Il riferimento non può che andare alla partita della discordia: Southampton-Arsenal. Szczesny si renderà protagonista di una delle sue peggiori apparizioni con la maglia dei Gunners con due errori clamorosi che permetteranno ai padroni di casa di imporsi per due reti a zero. Come se non bastasse, al termine del match il polacco viene sorpreso mentre fuma nervosamente una sigaretta: in seguito agli eventi di quella partita, Wojciech perderà la titolarità a vantaggio di Ospina e verrà relegato a portiere di FA Cup. Quasi a sorpresa è la Roma ad approfittare del suo status di "esiliato" per rilevarlo in prestito dalla squadra di Londra e farne il portiere titolare per la stagione 2015-2016. Wally si presenta al suo pubblico come meglio non poteva: il suo esordio ufficiale all'Olimpico coincide con Roma-Juventus, sentitissima dal pubblico giallorosso desideroso di sottrarre lo scettro ai campioni in carica dopo aver combattuto, l'anno precedente, fino alle ultime giornate. Siamo nei secondi finali del match quando il polacco, con un colpo di reni, nega il gol del pareggio sul colpo di testa di Bonucci, permettendo agli uomini di Garcia di portare a casa la vittoria. Quando tutto sta andando per il meglio, ecco l'ennesimo spartiacque: nella gara casalinga contro il Barcellona, Szczesny si fa male alla mano in seguito ad un contrasto con Suarez, costringendolo a saltare le successive tre partite. Al suo rientro, l'ex Arsenal sembra un lontano parente di quello che era velocemente diventato un beniamino della tifoseria: contro il Bate Borisov (seconda partita del girone di Champions) commette verosimilmente l'errore più evidente della sua esperienza romana, facendosi trovare fuori posizione e concedendo il gol su una conclusione dalla lunga distanza. Da quel giorno, Szczesny imbocca il tunnel di una mini-crisi (durante la quale non riesce a mantenere inviolata la propria porta) che ha come secondo apice il gol subito in Inter-Roma, dove sulla conclusione dalla distanza di Medel sembra partire con un attimo di ritardo. Alle accuse mossegli dai media, dai tifosi e dal suo allenatore (!!!), Szczesny risponderà “So che devo migliorare molto, ma lavoro ogni giorno per farlo e dare il massimo". Da quel giorno, il livello prestazionale di Wojciech andrà livellandosi verso l'alto partita dopo partita, trovando curiosamente un nuovo punto di svolta (stavolta positivo) proprio nel match di ritorno contro il Bate Borisov nell'ultima giornata del girone di Champions: la stessa squadra che aveva determinato l'inizio della sua crisi ne sancisce adesso il punto di svolta per la rinascita. Contro i bielorussi, al minuto 70, Szczesny compie un miracolo su Gordejchuk evitando lo 0-1 che avrebbe spinto, almeno momentaneamente, la Roma all'ultimo posto del girone e fuori dalla Champions. La partita terminerà 0-0, risultato che permette ai giallorossi di accedere agli ottavi di finale. Il suo primo anno alla Roma è quello in cui osserva sensibili miglioramenti sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista mentale. Wojciech infatti rivoluziona completamente la sua tecnica nelle uscite basse, praticamente abbandonando la croce iberica che in passato aveva causato una lista interminabile di rigori e cartellini ed imparando a scegliere i casi in cui rispolverarla. Al termine della stagione, la Roma riesce ad ottenere il rinnovo del prestito e Szczesny inizierà un percorso di maturazione che lo porterà ad esser considerato come il miglior portiere di quella Serie A anche dal numero uno dei numeri uno: Gigi Buffon. Wally, infatti, sarà autore di numerosi interventi che hanno permesso alla Roma di salvare il risultato o di rimanere a galla in certi momenti della partita (vedasi Juventus-Roma, in cui il polacco ha effettuato almeno 2-3 interventi che hanno permesso alla Roma di rimanere in partita con un solo gol di svantaggio). E' la sua prima stagione "pulita": per la prima volta le sue doti tecniche non sono oscurate da errori da principiante. Stagione che gli apre le porte della squadra campione d'Italia, che lo rileva dall'Arsenal (ancora proprietario del cartellino) per poco più di 12mln. Il messaggio della Juve è chiaro fin dai primi respiri torinesi del polacco: "Wojciech è il dopo Buffon". Parole pesanti ma pur sempre più leggere dell'eredità che Gigi Buffon ha scritto nel suo testamento sportivo, un lascito tecnico solo per i forti di cuore. La risposta dell'ormai ex Roma nelle prime uscite bianconere è da alti e bassi: da inviolato (Chievo e Fiorentina) e incolpevole (Spal) a responsabile in prima persona (Benevento e Sampdoria). Gli errori tecnici (barriera mal posizionata ed incertezza in uscita), arrivati in due partite consecutive, pongono immediatamente la madre di tutte le domande: "Siamo sicuri che Szczesny sia in grado di rilevare il posto di Buffon oppure la Juve sta facendo una grande stronz...ehm...sciocchezza?". Domanda più che legittima, del resto la Juve è da sempre abituata ad avere una sicurezza a protezione della propria porta. Proprio in questo momento di totale scetticismo Buffon è costretto a defilarsi causa infortunio, cosicché il polacco diventa momentaneamente il titolare della porta della Juventus. Le prove generali di quella che sembra un'anticipazione della prossima stagione hanno esito quasi inaspettato: Szczesny, criticato e messo virtualmente alla porta d'uscita fino a poche settimane fa, diventa una delle colonne su cui si fondano i risultati utili (7 vittorie ed un pareggio in 8 partite) arrivati da quel momento in poi. Ancor prima che per i suoi gesti tecnici in sé e per sé, emerge che Wally è utile alla causa bianconera per le sue caratteristiche. In una squadra abituata a difendersi bassa facendo talvolta grande densità dentro l'area, un portiere autoritario che cerca di dominare l'intera area di rigore uscendo costantemente sui palloni alti toglie le castagne dal fuoco ai suoi difensori evitando situazioni scaturite da palle sporche e/o rimpalli. Un esempio su tutti: Juventus-Roma. Nell'ultima azione di una partita interminabile, ovvero un calcio d'angolo in favore dei giallorossi, Wojciech sancisce virtualmente la fine del match intercettando in uscita la battuta di Under. In secondo luogo, ma non meno importante, per una squadra che cerca sempre di iniziare l'azione dalle retrovie, un portiere dalla pulizia tecnica come Szczesny si rivela estremamente utile nelle situazioni di pressing avversario: talvolta è proprio il polacco ad eludere la prima linea di pressing andando a pescare i terzini con palloni morbidi e precisi; inoltre i compagni di reparto in condizioni di difficoltà sanno di potersi appoggiare sul portiere, avendo di fatto una soluzione in più per gestire il possesso della palla. Non tralasciando ovviamente il fatto, in fin dei conti, un portiere deve pur sempre parare, e come dimenticare la parata su Schick allo scadere o le opposizioni contro il Cagliari. Insomma, il numero 23 sembra essersi pienamente immerso nella realtà bianconera con tutti gli onori e gli oneri ad essa connessa. Soltanto il tempo ci dirà se potrà concretamente essere l'erede di Buffon non solo nelle idee ma anche nei fatti. Nel frattempo le premesse sembrano esserci tutte. C.G.
  8. https://youtu.be/bQOmWf2RBCo Fonte: La Stampa Fonte: CorSera Fonte: La Repubblica Buffon: "Brutti i caroselli per la vittoria del Real" TORINO, 11 giugno 2017 - Gigi Buffon sulla sconfitta della Juventus a Cardiff: "Nel Real il più “stupido” aveva il triplo delle mie partite importanti. Nel pre-gara troppo ottimismo. I caroselli per la sconfitta della Juve? Orgoglioso di non essere come loro". Fonte: GdS
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