Jump to content

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

giacheto99

Utenti
  • Content count

    60
  • Joined

  • Last visited

Everything posted by giacheto99

  1. Gli episodi della partita di ieri hanno fatto riaffiorare un dilemma che mi affligge da sempre: perché si gioca in quel modo col portiere che riceve la palla, spesso nello specchio della porta, dopo un controllo coi brividi aspetta che l'attaccante porti la pressione, conta fino a 3, chiude gli occhi e la spara su alla cieca? Che senso ha? Analizzando le dinamiche della partita si può vedere chiaramente che i benefici di questi fraseggi col portiere portano più problemi che benefici. Capisco un alleggerimento da parte di un terzino pressato, uno scambio col centrale per perder tempo e mantenere la palla lontana dagli avversari, ma con 3 avversari in aerea é da squilibrati uscire dall'area piccola per fare l'uno due. E tra l'altro uscendo pochissime volte in palleggio senza rischi. Di solito l'epilogo é un rilancio totalmente a caso, o una verticalizzazione coi brividi. "Eh ma non é mai successo di subire un gol solo per colpa di una giocata del portiere". D'accordo, non capita spesso, ma non vedo perché continuare con queste abitudini sapendo che comunque i benefici per il gioco non ci sono e i portieri che abbiamo non sono questi grandi fenomeni coi piedi (Neuer o Ter Stegen al contrario sono un vero e proprio uomo in più quando riescono ad entrare in partita). Cosa ne pensate?
  2. è proprio quello il punto... Quante volte usciamo palla al piede dalla nostra trequarti? Il mio pensiero è: perchè non cercare il lancio lungo subito, cercando per quanto sia possibile di raggiungere uno dei nostri smarcato, invece di aspettare di avere l'avversario a 2 metri e spazzarla comunque? è solo quella la motivazione. Ovvio che sarebbe molto più bello partire sempre da dietro col portiere...
  3. giacheto99

    Scudetto a tavolino: sì o no?

    In questi giorni se ne é parlati molto... Premetto che la situazione sembra permettere il proseguo e la conclusione del campionato di Serie A, anche se con modalità differenti. Aggiungo che all'inizio mi sembrava assurdo che non ci sia una regola per queste situazioni. Domanda secca: se lo assegnassero senza giocare altre partite lo accettereste? Da un lato credo che il campionato 2019/2020 sia stato giocato fino a quando era possibile, e la Juve ha dimostrato di essere la più forte (almeno nei risultati). Inoltre abbiamo dimostrato di saper reggere anche quando ci hanno messo pressione (scontro diretto con l'Inter a porte chiuse). Da un'altra prospettiva qualcuno potrebbe affermare che in una situazione d'emergenza come quella che stiamo vivendo sia giusto, nel rispetto di chi ha sofferto, non assegnare il titolo. Provocazione finale: i giornali parlano di nobiltà, di stile Juve, ma se in testa ci fosse l'Inter se ne parlerebbe così? Ovviamente tutta Italia aspetta il momento in cui questa serie di vittorie bianconere finisce, ma allora non si parla più in generale e si entra nella situazione attuale. A voi...
  4. Ci siamo abituati, diciamoci la verità. Fra 2016, 2018 e quest’anno, raggiungeremo le nove settimane circa di angoscia legata a risultati deludenti, che – se non chiudono totalmente la porta del passaggio del turno – lasciano solo quel tipo di consapevolezze negative, della serie “avremmo potuto, avremmo dovuto, eccetera eccetera”. Il problema è che nel calcio, come nella vita, non puoi tornare indietro, premere il tastorewind e correggere gli errori fatti; no, conta l’adesso, l’oggi, il qui e subito, e devi essere in grado di fare del tuo meglio per ottenere il meglio che ha da offrirti la situazione che ti si è parata davanti. “Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai” si ripete il buon Santiago, alle prese con gli squali che divorano la carcassa del marlin appena pescato; e questo è ciò che, ormai, siamo abituati a dover fare quando sentiamo quell’arrangiamento in chiave post-moderna di Zadok The Priest di Handel. Non so esattamente quello che dovremmo fare sul rettangolo di gioco, quale modulo adottare, chi schierare, dove e perché e come tutto questo possa influenzare le nostre possibilità di passare il turno. Con un pizzico di demagogia calcistica, azzardo a dire che tutto ciò conta poco, conta relativamente: se il calcio fosse una scienza esatta, basata solo su valori assoluti dei giocatori e sul loro ottimale posizionamento in campo, con moduli che possano far rendere al massimo e schemi che esaltino singolarmente le capacità, giocato in ambienti asettici e privi di possibilità di influenzare le forze (raddoppiando le energie per i padroni di casa o intimidendo avversari e direttori di gara), non avrei avuto dubbi: Atletico – Juve 0 – 4, sempre, comunque e dovunque. Il calcio per fortuna (altrimenti non avrebbe il seguito che ha), non è una scienza esatta; è un gioco con una palla che rotola ed 11 che provano coi piedi a spedirla nella porta difesa dagli altri 11, e viceversa. Il fatto che non siamo riusciti a mettere quel dannato pallone in porta, pur schierando il miglior realizzatore dai tempi di Pelé, è forse l’unico vero rammarico che si può avere; giocare sui 180’ vuol dire gestire i 180’, di cui 90’ in casa dell’Atletico, con ciò che ne consegue in termini di “Cholismo”, e può voler dire mettere in conto anche la sconfitta. È nell’ordine delle cose, è anche accettabile (a meno che qualcuno non pensasse di poter andare al Wanda e dettare legge), ma segnare sarebbe stato fondamentale per facilitarsi il lavoro al ritorno. E’ quello che ha pensato Allegri, se non altro perché è in tal senso che ci ha abituati: se andata – ritorno si giocano sui 180’, è sui 180’ che bisogna ragionare. Per cui con un Barcellona a Torino che schiera un terzino non esattamente al top della forma, puoi permetterti di spingere di più, mettere in saccoccia il risultato e schierare il pullman davanti a Buffon al Camp Nou; con un Dortmund non impossibile può andar bene un pareggio in casa, per andare poi in Germania a spaccare la gara da subito; con un Porto fuori casa puoi permetterti lo 0-2, vista l’ampia differenza di valori; così come col Monaco, ecc. ecc. Tutti precedenti positivi dove però ciò che poteva andare per il verso giusto è andato per il verso giusto: come col Real, quando a Torino vincemmo, e al Bernabeu resistemmo. Perché non puoi vincerle tutte a prescindere: in UCL passi e vinci soprattutto se sai soffrire. E di questo siamo maestri, modestamente. Sappiamo come si fa. Sappiamo com’è rimontare, leggasi Monaco di Baviera 2016 e Madrid 2018. Se c’è una cosa di cui possiamo essere sicuri, è proprio questa: la nostra squadra non solo sa reagire, sa rimontare, sa mettere alle corde l’avversario e mettere sul prato la grinta necessaria a prevalere su chi ci ha sopraffatto. E se c’è un’altra cosa di cui possiamo essere sicuri, è che questa squadra è in grado di imparare dagli errori fatti e rimediare. Loro lo sanno, sanno cosa vuol dire accarezzare l’impresa, sfiorarla e poi perderla per un soffio, per una palla persa o una spinta di troppo. Sanno come si fa, ci hanno provato e ci sono quasi riusciti; quello che noi, nelle prossime tre settimane scarse possiamo e dobbiamo fare (se non altro per riuscire a prendere sonno la notte, evitare problemi di stomaco e proseguire con le faccende quotidiane senza un pensiero fisso che ci accompagna le giornate), è provare ad avere fiducia in loro: nel mister, nella squadra, negli undici che scenderanno in campo e che proveranno a regalarci ancora un’emozione forte, vada come vada. “È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato”. di Gianmarco Iaria Fonte: Juventibus
  5. giacheto99

    Pensandoci bene: noi sappiamo come si fa!

    Io ci credo. Siamo scesi in fondo al pozzo per darci la spinta necessaria per saltare fuori e andare a vincere la coppa. Vediamola così. Se passiamo questo ostacolo nulla ci spaventerà.
×

Important Information

We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.