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Dale_Cooper

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  1. Secondo i dati pubblicati da Gradient, Manuel Locatelli è il primo giocatore nei top 5 campionati europei della stagione in corso per passaggi tra linee completati (12.43 ogni 90 minuti), davanti a gente come Vitinha, Aleix Garcia, Rodri, Pedri, Modric e Kimmich. Dato che, a mio parere, fa capire benissimo quanto sia importante, ad oggi, avere Locatelli in campo in fase di costruzione nella Juve. Spesso viene sottovalutato, però questi numeri dicono che sta performando, per quanto riguarda questi dati, da top europeo. Bravo Manuel.
  2. Di leggendarie metterei: Budapest Honved 1950-1954. Steaua Bucarest 1985-1989 Dinamo Kiev 1973-1980 Juventus 1958-1961 Real Madrid 1955-1960 Ajax 1971-1973 Milan 1988-1990 Santos 1960-1970 Barcellona 2008-2012
  3. Dale_Cooper

    Tiferete contro l'Italia?

    Con i due pesi e due misure della giustizia sportiva apriamo un discorso che andrebbe approfondito bene (ma molto bene) e ovviamente sono d'accordo con te. Detto ciò il senso del mio paragone rimane esattamente lo stesso, perché il punto non è chi sia il "burattinaio", ma il concetto di scindere la maglia da chi la gestisce. Pensala così.. se domani la Juventus venisse comprata da un presidente o da un fondo palesemente ostile, che se ne frega della storia del club, tu smetteresti di tifare Juve? Smetteresti di esultare ad un goal solo per sperare che quel presidente fallisca? Non credo. Odieresti la dirigenza con tutto te stesso, ma i colori li ameresti lo stesso. La Nazionale, per me, è la stessa identica cosa. La FIGC, Gravina, i giudici sportivi sono solo inquilini "pro tempore", la maglia azzurra è roba di noi tifosi e non sto qui a regargliela a quei tentacoli da poltrona, facendomi un dispetto e tifando contro il mio Paese e la mia Nazionale. Per me la Nazionale è l'urlo di Berlino e l'abbraccio di Londra, non la scrivania di Gravina. Poi, come sempre, rispetto e, come detto prima, ognuno la vive come meglio crede.
  4. Dale_Cooper

    Tiferete contro l'Italia?

    Ti rispondo volentieri e senza alcuna polemica. Ritengo che gufare la nazionale per fare un dispetto a chi la amministra sia puro autolesionismo. Perché alla fine ci rimettono solo i tifosi. Ai dirigenti federali cambia poco.. le loro carriere, le loro poltrone e i loro stipendi vanno avanti lo stesso. Per me, non tifare la Nazionale o sperare che perda solo perché è gestita da questa FIGC o da certi personaggi, è esattamente come non tifare la Juventus o sperare che vada male perché non ci va a genio Elkann. Poi ognuno la vive a modo suo.
  5. C'è un numero che suona come un campanaccio da morto in casa Juventus: 54. Cinquantaquattro sono i miseri punti raccolti in trenta giornate nell'attuale campionato, da una squadra passata con troppa disinvoltura e troppa confusione dalle mani di Tudor a quelle di Spalletti. Un bottino imbarazzante, che certifica una regressione tecnica e di risultati, ma anche un totale svuotamento identitario. Le lancette dell'orologio sono tornate indietro di quindici anni, ma la sensazione è che il buio odierno possa durare ancora un po'. I numeri hanno il pregio e la virtù di non mentire mai. Quindi, per comprendere la gravità di questi 54 punti, è necessario guardare allo storico della Juventus alla trentesima giornata, partendo dal biennio più buio della storia recente per arrivare al disastro attuale. Stagione Allenatore Punti alla 30esima 2009/10 Ferrara/Zaccheroni 48 2010/11 Delneri 45 2011/12 Conte 62 2012/13 Conte 68 2013/14 Conte 81 2014/15 Allegri 70 2015/16 Allegri 70 2016/17 Allegri 74 2017/18 Allegri 78 2018/19 Allegri 81 2019/20 Sarri 75 2020/21 Pirlo 62 2021/22 Allegri 59 2022/23 Allegri 59 (sul campo) 2023/24 Allegri 59 2024/25 Motta/Tudor 55 2025/26 Tudor/Spalletti 54 Leggere questa tabella fa venire i brividi... Dagli 81 punti toccati da Conte e poi eguagliati da Allegri, la Juventus si è lentamente sgretolata, in un'agonia pluriennale che ha portato a questi inesorabili 54 punti. Si è passati dal lento declino dell'Allegri-bis (che sembrava aver fissato un "pavimento" invalicabile di 59 punti) al caos totale e auto-distruttivo degli ultimi due anni. Ma limitarsi ad analizzare i nomi in panchina, rincorrendo filosofie diverse con Motta, gestori di transizione con Tudor o maestri come Spalletti, significa guardare il dito e non la luna. Il vero grande imputato di questo disastro siede "behind the scenes". Questa Juventus è lo specchio reale di una dirigenza assente, silente e asettica. Un management che negli anni ha palesemente deciso di spostare il proprio business dal rettangolo verde alle logiche aziendali. Si è preferito inseguire il "brand", le partnership commerciali, i like sui social network e le espansioni di mercato, dimenticando tragicamente che il motore di un club calcistico è, e sarà sempre, il risultato sportivo. Senza vittorie, il castello del marketing crollerà miseramente. Perché il campo canta sempre. E il paragone con la stagione di Delneri è un atto d'accusa verso chi ha costruito questa squadra. Se nel 2011 si scendeva a compromessi con i Traore, i Martinez, gli Aquilani e i Motta, oggi ci troviamo di fronte a una rosa strapagata ma qualitativamente non da Juventus. Una squadra di sopravvalutati, tecnicamente approssimativi e caratterialmente fragili.. molti dei titolari che oggi vestono il bianconero sarebbero stati, al massimo, delle modeste riserve nella Juve di dieci anni fa. Come nel 2011, la maglia è tornata a pesare tonnellate e tonnellate, ma chi la indossa oggi non ha le spalle abbastanza larghe per reggerne il peso, ne la qualità per onorarla. Non c'è guida tecnica che tenga di fronte a una mancanza di pianificazione societaria così palese e a una rosa così mediocre. I 54 punti in 30 partite non sono colpa (solo) di Spalletti, ne erano colpa (solo) di Tudor o Motta. Sono il capolavoro in negativo di un club che ha smarrito la sua anima calcistica per rincorrere un'illusione aziendale. Le fondamenta si costruiscono con competenza calcistica, presenza forte della società e giocatori degni di questo nome. Noi non sembriamo avere niente di simile al momento. La Juventus, intesa come squadra di calcio, è tornata al vero Anno Zero. Per il quarto anno di fila.
  6. Se a qualcuno fa male il ginocchio destro e nel referto c’è scritto sinistro non serve essere scienziati per accorgersi che qualcosa non torna... è semplice buon senso, che c'entra il piano scientifico o fidarsi della scienza?
  7. Tridente leggero o pesante? L'anomalia tattica che ha ridisegnato la Juve di marzo Un'analisi post-traumatica di un mese (quasi) intero vissuto senza prime punte di ruolo e senza seconde punte affidabili. Per necessità o per intuizione, la Juventus ha vissuto un suo impero di transizione tattico che merita di essere sviscerato. Tutto ha inizio al settantesimo minuto del match di ritorno contro il Galatasaray. La Juventus è in dieci uomini e deve recuperare due goal per portare la gara ai supplementari, Spalletti decide di mischiare le carte in tavola e compie una mossa che appare un po’ azzardata: fuori David, dentro Boga. L’attacco cambia pelle - dal tridente “canonico” Yildiz-David-Conceicao con McKennie a supporto si passa ad un inedito e fluidissimo Boga-Yildiz-Zhegrova (che entra al posto di Conceicao). Da quel preciso istante la Juventus cambia marcia e sfiora una vera e propria impresa. È proprio nelle ore di quella notte che passai insonne che, per evitare di incavolarmi per arbitraggio e per goal mangiati, mi sono focalizzato sul tridente visto nell’ultima parte di gara e ho pensato: credo che Spalletti riproporrà questo tridente leggero dal primo minuto prima o poi, con Conceicao al posto di Zhegrova. La risposta, seppur parziale, arriva quattro giorni dopo, nella trasferta di Roma. Spalletti si presenta all’Olimpico con David nuovamente titolare. Le cose non girano e il mister decide di riproporre le stesse sostituzioni di coppa: Boga per David e Zhegrova per Conceicao. Risultato? La Juventus riacciuffa la partita che stava perdendo 3-1 per portarla ad un rocambolesco 3-3, trascinata da due assist di Zhegrova e un goal di Boga. Il copione si ripete contro il Pisa. Anche qui David fatica molto e viene sostituito stavolta già all’intervallo per far spazio alla batteria dei “leggeri”, con risultato un 4-0 maturato interamente nella ripresa. L’esperimento diventa poi sistema in Udinese-Juventus, la prima vera partita in cui il tridente leggero parte titolare, con Yildiz in mezzo prima di uno scambio posizionale con Boga che si rivelerà vincente. Ho riflettuto a lungo su questa soluzione e il motivo per cui mi affascinava molto non era solo per un vezzo estetico o statistico, ma la ricerca di un attacco più dinamico e funzionale. La formula Boga-Yildiz-Conceicao ha dato linfa vitale ad una squadra a cui spesso mancava imprevedibilità negli ultimi trenta metri e mobilità tra le linee. Quindi, il vero punto di svolta di questo sistema, è stato Yildiz posizionato internamente proprio come riferimento tecnico avanzato. Nonostante non abbia sempre funzionato, credo che Yildiz abbia le caratteristiche per seguire una parabola evolutiva simile a quella che Luis Enrique ha costruito con Dembele al PSG: un giocatore che nasce largo, fa dell’uno contro uno il suo marchio di fabbrica, ma il cui impatto esplode se portato nel cuore del campo. A mio parere, da esterno puro, Yildiz rischia di essere troppo limitato. La ricezione lo porta spesso a subire raddoppi immediati, con il campo ridotto e quasi l’obbligo di forzare la giocata. Può e fa comunque la differenza, certo, ma contro difese ben organizzate che chiudono bene e lo “accompagnano” sul fondo, il suo talento rischia di essere parzialmente sprecato, soprattutto in questi anni in cui c'è l’evidente assenza di una catena laterale in grado di supportarlo costantemente e degnamente. Al centro la musica potrebbe cambiare. Kenan potrebbe ricevere tra le linee, girarsi fronte alla porta e mettere in crisi i centrali difensivi, creando in loro un dubbio: esco forte rischiando di farmi saltare netto o temporeggio concedendogli lo spazio per alzare la testa e inventare? Spostare il baricentro qualitativo della Juve verso il centro del campo ovvensivo, liberandolo dal confinamento sulle corsie laterali per me ha risolto in gran parte il problema della prevedibilità che ci stava un po’ bloccando. Abbiamo smesso un po’ di sviluppare l’azione con il monotono schema “palla all’esterno, tentativo di saltare l’uomo, sovrapposizione del terzino, cross o ritorno indietro”. Con Yildiz centrale, fiancheggiato da due esterni come Boga e Conceicao abbiamo visto una (piccola) moltiplicazioni delle nostre soluzioni. Abbiamo visto ricezione tra le linee e ultimo passaggio più immediato. Abbiamo visto una conduzione più centrale per attirare la pressione difensiva e liberare gli esterni. Abbiamo visto (pochi) scambi corti in fraseggio. Abbiamo visto un pelo più di imbucate delle mezzali e tagli degli esterni. Abbiamo visto anche un attacco più diretto dell’area di rigore. Un tridente leggerco ci ha anche aiutato in fase di non possesso. Certo, non siamo diventati una macchina da pressing ma abbiamo avuto tre giocatori che potevano schermare il vertice basso, tentando di portare il portatore di palla verso un lato cieco, perché Boga e Conceicao aggredivano i braccetti/terzini avversari. Non è stato ovviamente tutto rose e fiori. Come ogni rattoppo tattico, anche questa ha avuto il suo prezzo da pagare. Se da un lato ci hai guadagnato ad avere più imprevedibilità e fluidità, dall’altro ci siamo esposti a certi difetti strutturali. Il primo, ovvio, è quello che giochi senza un centravanti di ruolo e quindi manca il peso in area. Abbiamo sofferto spesso i blocchi bassi e compatti, perché andavano quasi fisiologicamente ad intasarsi. Inoltre, chiedere a Yildiz o Boga di ricevere costantemente spalle alla porta significava esporre i due ad un lavoro che non hanno nelle loro corde - farsi sentire e giocare di contrasto con i centrali. Infine abbiamo perso anche nel fatto che ci siamo appiattiti troppo spesso, perché non avevamo quel giocatore che allungava la squadra avversaria, attaccando lo spazio. E quindi, tutto ha una fine. E le emergenze, prima o poi, rientrano. Ventiquattro giorni dopo l’inizio di questo esperimento, all’ottantesimo minuto di Juventus-Sassuolo, Spalletti richiama in panchina Boga e Kelly per far entrare Milik e Vlahovic. È la fine ufficiale del tridente leggero e la restaurazione dell’artiglieria pesante. La fine di una parentesi tattica durata quasi un mese che però ha definito la duttilità e certo potenziale inespresso della Juventus. Buona pausa nazionali a tutti.
  8. Dale_Cooper

    Quota 54: L'agonia lenta e silenziosa dell'impero bianconero

    Ramsey-Frabotta contro Hakimi-Lautaro
  9. “Signor curato,” disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. “Cosa comanda?” rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo. “Lei ha intenzione,” proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, “lei ha intenzione di maritar domani il quarto posto e la Juventus! “Cioè....” rispose, con voce tremolante, don Abbondio: “cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c’entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi.... e poi, vengon da noi, come s’anderebbe a un banco a riscotere; e noi.... noi siamo i servitori del comune.” “Or bene,” gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, “questo matrimonio non s’ha da fare, nè domani, nè mai.” Viene quasi naturale, oggi, rileggere l'attualità della nostra cara Vecchia Signora attraverso le pagine (immortali) di Alessandro Manzoni. In questa sorta di trasposizione calcistica, la Juventus veste i panni di una afflitta Lucia, promessa sposa di un traguardo - il quarto posto, il nostro Renzo Tramaglino - che appare ogni domenica sempre più tenue, sbiadito e imprendibile all'orizzonte. A impedire queste nozze, in questa sceneggiatura sportiva, non c'è una sorta di signorotto prepotente ma una sorta di schiera di "bravi" invisibili eppure onnipresenti. Questi bravacci hanno anche dei nomi ben precisi, si chiamano discontinuità di rendimento, preoccupante fragilità mentale, cronica sterilità offensiva e improvvise amnesie difensive. Il pareggio maturato contro un Sassuolo presentatosi senza alcune pedine importanti è l'esatta fotografia di questa stagione. La Juventus sembra essere sempre sul punto di poter e voler compiere quel salto di qualità, pronta a celebrare questo sospirato matrimonio. Eppure, puntuale come un orologio svizzero, si ferma e si perde nei momenti cruciali. Come se ad ogni match più o meno decisivo l'ombra di questi bravi si avvicinasse ai giocatori per sussurrare che questo matrimonio "non s'ha da fare". Il problema però non è ovviamente solo tecnico, ma la Juventus ultimamente è in una profonda crisi identitaria. Questa Juventus ha completamente perso le capacità, un tempo chiamatasi DNA, di trasformare le partite "sporche" in vittorie pesantissime per la classifica. In campo ormai si vedono le stesse cose, diventate monotone e frustranti. La squadra crea occasioni ma manca di cinismo e non conclude. Incassa magari il colpo e prova a reagire d'orgoglio e di inerzia, ma non riesce ad assumere il controllo vero della gara. Passa in vantaggio, ma non la chiude. Una formazione e una rosa in costante balia degli eventi, molto più di quanto sia in grado di determinarli. E la classifica inesorabilmente si definisce sempre più. La metafora manzoniana quindi calza alla perfezione: è una somma di paure, limiti e contraddizioni interne a ostacolare questa unione tra la Juventus e il quarto posto. Non c'è un unico capro espiatorio, un "cattivo" antagonista della situazione, ma una catena di responsabilità che sono ben diffuse all'interno della squadra. Perché siamo anche quel Don Abbondio esitante e timoroso di fronte ai propri doveri. Nel capolavoro di Manzoni sappiamo benissimo come la storia si evolve: l'intreccio trova la sua via d'uscita. Nel calcio, però, il tempo è una sorta di giudice molto meno indulgente e la Provvidenza, ahimè, non segna goal. Quindi la vera curiosità adesso è vedere se ci sia questo margine per dei colpi di scena sportivi. Se la Juventus vuole DAVVERO riscrivere il finale del suo campionato, deve smetterla di essere la vittima dei propri fantasmi e tornare ad indossare i vestiti della protagonista. Deve avere il coraggio e l'umiltà di affrontare i propri limiti. Altrimenti il sipario cala al primo capitolo e questo matrimonio, semplicemente, non s'ha da fare.
  10. Dale_Cooper

    Cosa succede a Federico Chiesa?

    Convocare un giocatore che non fa una partita intera da un anno e in più non sapere le sue condizioni fisiche (e di testa) da l'idea di come siano state fatte queste selezioni. Che disagio
  11. Il dato sul secondo attacco preso così, isolato, può essere fuorviante racconta una mezza verità. Una squadra davvero solida non è solo quella che segna tanto ma quella che trasforma meglio. Ho usato "sterilità offensiva" non solo per contare i goal segnati (anche perché i dati possono essere gonfiati in giornate in cui hai sforato 5-0, 4-0, ecc.) ma per capire come sono segnati questi goal e quanto sei capace di trasformare le occasioni in goal. Tu hai, oggi, 681 tiri in porta per arrivare a 52 goal, sesto per conversione (e con mezza Serie A che deve ancora giocare). L'anno scorso arrivammo settimi. Ecco dov'è la sterilità offensiva.. non nella quantità ma nell'efficienza e nella qualità. Poi che segnare tanto perché produci tantissimo è positivo, certo. Ma se per fare un goal ti servono molte più occasioni rispetto alle concorrenti significa o che sprechi troppo, o che non sei cinico, o che non hai qualità o che non trasformi la tua superiorità.
  12. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Sto parlando di gestione del gruppo, non di ruoli in campo. Che Spalletti abbia una gestione del gruppo più sana rispetto a Tudor e Motta si nota, è palese.
  13. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Ma io mica lo metto in dubbio. E anzi ripeto che Tudor non è mai stato un profilo giusto per aprire un ciclo alla Juventus. Il punto è un altro - se tu decidi di tenerlo devi metterlo nelle condizioni di lavorare bene e soprattutto di difenderlo quando le cose iniziano a scricchiolare, cosa mai successa. Perché poi il campo sta dimostrando che molte delle difficoltà che venivano imputate a Tudor non erano "colpa dell'allenatore". Gli stessi problemi si ripresentano, al terzo allenatore in due anni, segno che c'è qualcosa di più profondo da analizzare. Inoltre, sinceramente, non vedo questi grandi consensi in ampi numeri verso Tudor, anzi.. mi sembra una difesa molto minoritaria...
  14. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Non ho detto SOLO però. Guarda Spalletti come ti rigenera Kalulu, Chico e anche Locatelli (tolto stasera). Quello che intendo è che se ho la rosa da quarto posto, non posso pretendere che cambiando moduli o modo di giocare si arrivi primi, tutto qui.
  15. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Con Tudor eri entrato in una spirale in cui stava perdendo controllo del gruppo. Ahimè non credo sarebbe finita bene. Diversa, ma simile, la situazione con Motta, che aveva invece perso tutto lo spogliatoio proprio. Che Spalletti invece li abbia dalla sua credo sia ovvio.
  16. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Perché Spalletti è molto più navigato ed è, a mio parere, un allenatore più "forte" di Tudor. Ma se le carte in tavola sono le stesse puoi mischiarle quanto vuoi ma magicamente un quattro di picche non ti diventa un re di cuori.
  17. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Parto da una premessa importante: Tudor avrebbe dovuto lasciare dopo il Mondiale per Club, in accordo già con la Juventus dopo Venezia, perché sarebbe stata la cosa più logica e giusta da fare. Però, tra il reset tecnico a livello dirigenziale (AG/DG/DS) e le poche idee davvero strutturate sul "poi", si è deciso di tenerlo.Bene. Però, dal momento che lo confermi, cambiano le responsabilità. Devi costruirgli una squadra o quantomeno metterlo nelle condizioni di lavorare. Invece gli si è fatto un mercato indegno - e la conferma indiretta arriva anche dalle prestazioni dei nuovi con Spalletti - e gli si è detto "oh, tu guida questi" ma senza dargli gli strumenti. Non è stato MAI difeso dalla società. MAI. E ha avuto, ahimè, giocatori che palesemente gli remavano contro. Quello che succede a Roma, contro la Lazio, con Cambiaso che per 25 minuti fa l'opposto di quello che gli chiede Tudor (con Igor che manda a scaldare sostituti dopo 12 minuti) è stato semplicemente imbarazzante. Tudor è stato trattato come uno straccio e un incapace.. lasciato solo dopo la sconfitta di Roma a prendersi le responsabilità davanti alla stampa, per poi essere silurato il giorno dopo con un comunicato di due righe. Adesso, i risultati imputati furono la striscia senza goal segnati: pareggio in casa con il Milan e tre sconfitte di fila con Como, Real e Lazio. Oggi, in controprova hai il pareggio al ritorno con la Lazio al 96esimo, sconfitta identica con il Como (entrambe in casa), in Champions esci prendendo cinque pere a Istanbul e a Milano ci devi ancora giocare contro il Milan. Poi oh, non voglio fare revisionismo eh. Tudor, ripeto, non andava confermato. Ma è altrettanto vero che se certi risultati consecutivi fossero arrivati con lui (0-3 a Bergamo, 2-2 con la Lazio, 2-3 con l'Inter, 2-5 con il Gala, 0-2 contro il Como) sarebbe stato cacciato, credo. Detto questo contentissimo di avere Spalletti oggi e non voglio che questo messaggio venga preso per "voglio l'esonero di Spalletti". E per me, tutto quello detto sopra, funziona semplicemente giusto far notare che questa squadra è stata mediocre con tre allenatori diversi e quindi c'è poco da dire e da fare. Sono purtroppo non da Juve e c'è da rifondare in qualsiasi posizione finale ci ritroveremo.
  18. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Anton, sei qua dentro da anni. Non farmi ricominciare con la roba che la vittoria genera meno traffico di un risultato negativo perché se no non finiamo più.
  19. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    In quell'azione c'è Thuram che perde palla ciabattando un passaggio semplice, poi la difesa che ci mette un lustro a risistemarsi, Cambiaso che dice a Berardi "fai pure, io sto qui, tu crossa e vai" e Bremer che si perde l'uomo.
  20. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Ci stava come idea perché a Udine ti ha fatto vincere la partita ma oggi si vedeva dopo 20 minuti che non avrebbe funzionato stasera. Stasera sono stati sbagliati anche i cambi, con una punta l'avresti, per me, vinta in qualche modo. Non voglio credere che sia Milik che (soprattutto) Vlahovic avessero 15 minuti CONTATI stasera...
  21. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Sono entrambi problemi. Pigli l'ennesimo (siamo a 15 ormai?) goal sul primo tiro in porta. Sono dati, ahimè, da squadre che poi fanno 35 punti totali a fine campionato.
  22. Dale_Cooper

    Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita

    Ma guarda, oggi non dovevi difenderti proprio. O meglio, non era questione di stare bassi o alti, dovevi fare la tua partita e controllarla, gestirla con equilibrio. E in realtà ci abbiamo anche provato. Paradossalmente però il goal è arrivato in contropiede, volendo gli spazi c'erano per chiuderla già nel primo tempo. Il problema è che non li abbiamo sfruttati, siamo diventati sufficienti e, ciliegina, come nostro solito, siamo rientrati in campo tutti storti mentalmente e abbiamo preso il goal su disattenzione generale. Alla fine gira sempre sulle solite questioni... se davanti non concretizzi e dietro al primo tiro in porta becchi goal, pesa tutto il triplo. Questa squadra pecca TROPPO di qualità.
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