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Dale_Cooper

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  1. Se venisse assolto allora ci sarà remunerazione al Benfica. È lo stesso principio delle misure cautelari nella giustizia ordinaria, eh... Uno in base all'accusa può essere sospeso, allontanato o sottoposto a un provvedimento prima della sentenza definitiva. Se poi viene assolto, significa che non era colpevole ma non puoi pensare retroattivamente... Facciamo che accusano un impiegato di aver minacciato un collega e l'azienda, in attesa di chiarire, sospende l'impiegato per una settimana. Poi salta fuori che non avevi fatto nulla e vieni assolto. Però quella settimana l'hai comunque passata a casa. Puoi chiedere i danni, ecc. ma non puoi tornare indietro nel tempo. Qui è la stessa cosa... se poi Prestianni fosse assolto, si potrebbe dire che la cautelare era sbagliata e si farà ovviamente ricorso, ma sarà un risarcimento monetario.
  2. Mi sembrano invenzioni. Una roba del genere è vietata dalla FIFA. Non si possono creare contratti che diano al club venditore la capacità di influenzare l’indipendenza del nuovo club in materia di trasferimenti. Sarebbe assurdo. Adesso vado a prendere l'articolo. Art. 18 - FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players
  3. Mah, sinceramente di questi atteggiamenti da sir a fine partita me ne faccio ben poco, dopo aver passato 120 minuti a vedere atteggiamenti ignobili facilitati da un arbitro assurdo. Il primo tempo è stato ALLUCINANTE... sempre per terra, sceneggiate a ripetizione, spezzettare il gioco ogni due azioni. Una schifezza che col calcio c'entra poco o niente. Ha detto tutto Spalletti: "si va a casa così, si va a casa e si fa prima."
  4. Quando un arbitro da la prima ammonizione per perdita di tempo al 110' minuto, allora c'è poco da dire, al di là della ridicola espulsione e cartellini dati a caso. Inadeguato, poco preparato, poco sveglio.
  5. Hmm non c'è un cortocircuito ... provvisoria non vuol dire mica senza effetti.. vuol dire non definitiva. La misura cautelare è fatta apposta per essere immediatamente efficace (quindi ti può far saltare questa o altre partite), ma resta provvisoria perché: -l'indagine disciplinare è ancora aperta e la decisione arriverà dopo;, -per regolamento la misura provvisoria può durare fino a 30 giorni e poi viene scalata dall'eventuale sanzione finale.
  6. Sui tempi la UEFA è proprio costruita così... per le decisioni del CEDB il termine standard per presentare l'appello è 3 giorni dalla notifica della decisione motivata (e possono perfino accorciarlo per esigenze di calendario... ). Per me, se davvero l'obiettivo fosse stato fermare Prestianni a priori, la mossa più semplice sarebbe stata il giorno dopo l'andata, quando avevi più margine per far correre i termini e bloccarlo senza altre storie... Farla uscire a ridosso del ritorno sembra molto più coerente con una cosa procedurale, imho... Anche perché i tempi e misure furono, se non ricordo male, simili per l'incidente con Kamara qualche anno fa. Sulle curve è vero, ma è un altro ordinamento (FIGC).
  7. Ti ringrazio e mi fa piacere discutere in maniera civile e rispettosa. Poi ti do ragione sull'effetto pratico perché è pesante, soprattutto dato che 'sta gara è effettivamente da dentro-fuori... e quindi capisco la sensazione di "punizione anticipata". Ma rimane, diciamo, una sorta di paradosso tempistico. Se la stessa identica situazione fosse capitata nel mega-girone con il Benfica che magari incontrava il Qarabaq la giornata successive alla partita con il Real non sarebbe saltato fuori il polverone mediatico, credo.
  8. Hmm, per me stai mescolando due piani diversi, quello disciplinare (cautelare) e quello sportivo (validità della partita). Questa non è una condanna definitiva, è un provvedimento provvisorio.. come in tribunale, per prendere misure cautelari non serve la colpevolezza.. prenderle serve per gestire un rischio mentre si accertano i fatti. Se poi non regge, si revoca e basta. Per dire, se qualcuno denuncia minacce, il giudice può dare un divieto di avvicinamento anche prima del processo. Non perché l'imputato sia già colpevole ma per evitare rischi mentre si fanno le indagini, ecc.. Poi la UEFA non si basa di certo su cosa dice Mbappe o Rui Costa (spero )... di solito si basa su rapporti ufficiali (arbitro, delegati, osservatori, ispettori, ecc.), testimonianze, e su ciò che emerge ascoltando le parti. Ad oggi, l'unico fatto davvero certo è che UEFA ha ritenuto di avere elementi sufficienti almeno per fermarlo provvisoriamente. Questo non prova che sia colpevole, certo, ma rende (per me) poco credibile l'idea che si siano esposti a caso senza nulla in mano. E se alla fine Prestianni venisse prosciolto, non scatterebbe la ripetizione... una cautelare (anche sbagliata) non può rendere nulla la gara. Anche qui, simile in giustizia ordinaria... Il rimedio è nei canali d'appello contro la cautelare (che avranno già inoltrato) e poi nel merito disciplinare (richiesta danni eventuale), non nel rigiocare la partita.
  9. Perché UEFA e FIGC hanno regolamenti diversi. La UEFA credo abbia proprio un articolo in cui può disporre misure provvisorie quando lo ritiene necessario (non può farlo a casaccio ma deve avere in mano diverse ragioni). In Italia la prova TV si limita per condotta violenta o blasfemia non vista da arbitro o VAR. Per insulti verbali sono bloccati e non possono agire, purtroppo.
  10. A quanto pare però la ricostruzione non è che non abbia detto nulla, ma che Prestianni avrebbe ammesso di aver detto "maricón" (quindi un epiteto omofobo, non razzista). E qui cade un po' in generale tutto il castello.. omofobia e razzismo, nei regolamenti, stanno sullo stesso piano quanto a gravità e sanzioni. Quindi non è che nel dubbio ti sospendono per una cosa campata in aria... se a quanto pare davvero c'è un'ammissione, la squalifica preventiva ha una logica sensata...
  11. A quanto pare, sembra abbia ammesso di usare un epiteto omofobo ma non razzista. Ma probabilmente si è dimenticato che la pena è uguale - almeno dieci giornate.
  12. Come preventivabile, crolliamo. Crolliamo e ci auto-neghiamo le chance di poterci giocare al meglio questo finale di stagione. E la cosa peggiore non è nemmeno perdere. Perché perdere fa parte del gioco. Ma la cosa peggiore è perdere "da Juve", ma nel senso sbagliato, cioè "da questa Juve", ovvero con quella miscela tossica di errori gratuiti, reazione semi-fredda e facce che non spostano nulla e non ci dicono niente. Il Como ci batte 0-2 a Torino, ci toglie l'imbattibilità interna in campionato (non che contasse chissà che cosa ma era comunque un dato incoraggiante), e soprattutto ci sbatte in faccia una verità: se ti togli il vestito buono (in questo caso ritmo, fiducia, gamba, uomini al 100%), sotto non c’è un'ossatura di qualità e leadership che regga. Per usare metafore cinematografiche mi vengono in mente il Mago di Oz, dove il mago alla fine è solo un uomo che tira delle leve. The Truman Show, tutto bello ma poi, quando salta la cucitura, vediamo la realtà delle cose. Parasite, la bella casa ordinata e di facciata crolla quando vedi cosa c'è sotto il pavimento... E qui mi tornano utili due topic che avevo aperto mesi fa, perché oggi sono praticamente un promemoria. Il 6 ottobre aprii un topic in cui denunciavo un tasso tecnico basso, al di là delle colpe del mister (in quel periodo Tudor). In quel thread il punto era uno: questa Juve produce volume, ma non produce qualità. Tanti tiri, tanto possesso, tanta “presenza” nella metà campo avversaria ma pochissima pulizia tecnica negli ultimi 30 metri, ovvero il tocco che mette l’uomo davanti al portiere, il controllo che apre il corridoio giusto, il passaggio teso/filtrante giusto, la conclusione fatta bene, ecc. La diagnosi era strutturale. Ovvero che -avevamo una rosa piena di giocatori utili, fisici, di gamba anche a momenti, ma pochi passatori veri, pochi specialisti dell’ultimo passaggio, pochi "professori". -fasce con volume più che precisione. -attacco numeroso ma spesso dipendente dal rifornimento più che da chi crea. -e persino dietro si difende, sì, ma spesso senza qualità di gestione (recuperi che non diventano possesso sicuro e partita che resta sempre aperta a episodi ed errori). Praticamente, non è che non arrivavamo in zona tiro; è che ci arrivavamo male, e quando serviva qualità ci scioglievamo come neve al sole. Il 26 gennaio aprii "Spallettone mi sbagliavo" in cui dicevo che l'allenatore può fare la differenza, e Spalletti l'aveva fatta soprattutto mentalmente. Avevo visto più coraggio, più identità, più responsabilità nelle scelte (meno palla orizzontale per non sbagliare), e soprattutto una leadership "esterna" che compensava l’assenza di leader veri in campo, ovvero uno Spalletti presente, pesante, chiaro nelle gerarchie e nel messaggio. Dissi anche che i difetti strutturali sarebbero tornati. Ma per un periodo la Juve dava finalmente l'idea di essere una squadra. Oggi, 22 febbraio, ne apro un terzo, che non avrei mai voluto aprire. Oggi siamo al punto in cui quei due discorsi si fondono: Spalletti può ricostruirti fiducia e cornice, ma se sotto manca qualità e leadership, appena arriva la fatica o la pressione, ricadi. Il Como è la cartina tornasole: vai sotto (di nuovo) subito, provi a fare la partita, ma senza mordente e quando dovresti accenderti e reagire, non succede niente. Zero situazioni da "mi prendo sta squadra e vi porto fuori dalla melma". Oltre a non essere un caso isolato, la partita di ieri è quasi fotocopia alla prima sconfitta con il Como, in trasferta. Goal preso al primo tiro, contropiede difeso malissimo per il secondo. Ecco, oggi quei due topic e la partita di ieri mi sono utili per dire una cosa: che Spalletti lo rinnoverei oggi, con tanto di comunicato e interviste. Non perché sia Guardiola o intoccabile eh, attenzione. Lo rinnoverei perché si, ha dimostrato di saperci fare e di dare una direzione chiara alla Juventus, ma soprattutto perché gli alibi per questi giocatori devono finire. Basta parafulmini. Basta “colpa del mister", "colpa dell'arbitro" o "colpa del singolo". In questi giorni abbiamo avuto pure tutto il contorno tossico (polemiche, squalifiche, clima) , ma col Como non c'entra nulla di nulla., Ieri c'entrava solo cosa sei. E cosa siamo, ciclicamente, da tre anni? Siamo una squadra che nei momenti storti non ha leader in campo (leader veri), siamo una squadra che non ha abbastanza qualità per trasformare controllo in vantaggio e siamo una squadra che si aggrappa a Yildiz e a qualche fiammata, e quando te lo disinnescano finisce la benzina mentale. E allora basta. Basta davvero. Mi spiace dire certe cose ma purtroppo nessuno mi ha smentito in tre stagioni. Nessuno mi ha fatto vedere le reazioni. Semplicemente non sono giocatori da Juventus. Se subiamo 13 goal in 25 partite al primo tiro in porta, vuol dire che non abbiamo un portiere (e una difesa) da Juventus. Se ci vogliono 10 tiri per fare un goal, vuol dire che non abbiamo un attacco da Juventus. Se il centrocampo non fa filtro e non sa giocare la palla, vuol dire che non abbiamo un centrocampo da Juventus. Se sugli ultimi 10 goal subiti, 7 vengono da errori individuali nostri, vuol dire che non abbiamo giocatori da Juventus. Se il nostro miglior marcatore in attacco è McKennie, vuol dire che non abbiamo attacco da Juventus. È semplice eh. Poi certo, che la dirigenza (anzi, le dirigenze) si prendano le proprie responsabilità con mercati che non hanno alzato davvero il tasso tecnico nei reparti chiave e hanno sprecato valore svenduto al primo offerente. Ma ci sarebbe da aprire un topic a parte... Ora do un'occhiata ai giocatori: Di Gregorio: malissimo: continuano errori inspiegabili. Purtroppo non può fare il titolare alla Juventus. Perin: quando gioca dà più sensazione di ordine e mestiere, ma non può essere lui a salvare una stagione. Al momento andrebbe comunque messo in campo al posto di Di Gregorio. Pinsoglio: s.v. Bremer: il nostro vero pilastro quando c'è, senza di lui perdi fisicità e sicurezza. Il problema è che le assenze iniziano a pesare come macigno. Kalulu: Lucido è prezioso, soprattutto in velocità e anticipo. Uno dei migliori quest'anno. Gatti: cuore e duelli ok ma però tecnicamente e nelle letture ha troppe sbavature Kelly: fisico, mancino, per me utile nelle rotazioni. Troppo poco incisivo nella gestione. In certe gare sembra sempre un mezzo secondo in ritardo. Cabal: tecnicamente dovrebbe avere gamba e aggressività, in realtà arriva in ritardo spesso, causando rigori ed espulsioni. Locatelli: equilibrio, ordine, cuore. Non è (e non diventerà) il pianista che alza il tasso tecnico negli ultimi 30 metri. Non deve essere lui il faro creativo. Thuram: uno dei pochi che sposta per intensità e anta sostanza. Ma deve migliorare nella scelta finale, troppo spesso passaggi calibrati malissimo. McKennie: il simbolo della Juve "di gamba, non di piede". Utilissimo per strappi, presenza, ecletticismo, ma tecnicamente è altalenante. Miretti: sprazzi interessanti, però poco continuo e ancora leggero nei momenti pesanti. Deve crescere di personalità. Cambiaso: vaga per il campo, difende malissimo, errori grossolani. Non deve essere il nostro terzino. Kostic: in una Juve povera di qualità, lui non te la alza. Koopmeiners: doveva essere uno che trascina tecnicamente, invece quando manca non te ne accorgi. Avulso e mai incisivo. Adzic: giovane, qualche lampo, ma inevitabilmente ancora acerbo per essere ua soluzione. Va protetto e accompagnato. Yildiz: il migliore e quello che si prende più responsabilità. Ma se deve fare tutto lui, sei già finito. Conceicao: ti crea superiorità e può accendere la partita, però vive di fiammate: deve crescere in concretezza. Zhegrova: piede e 1vs1 ci sarebbero anche, ma tra adattamento e discontinuità non è diventato quel riferimento tecnico fisso che serviva. Boga: arrivato da poco, è uno che può darti strappo e imprevedibilità. Openda: una seconda punta presa per fare la prima punta. Non riesce a far niente nel nostro gioco. Vlahovic: troppo spesso è nervoso, scollegato e intermittente. Se non sei "killer" nelle serate storte, non sei da Juve. David: associativo, si muove, lega, ok... ma in una squadra che crea poco lui tende a spegnersi. Se non lo metti in condizione, diventa un attaccante normalissimo. Questa Juve ha troppi giocatori che possono stare alla Juve solo come contorno, e troppo pochi che possono essere la Juve. Bremer, Kalulu e Yildiz, stop. Locatelli può essere utilissimo, ma non come punto centrale tecnico. Il resto, ad oggi, o è rotazione o è incastro sbagliato o è rendimento insufficiente. Ci sono ancora tre mesi per smentirmi, di nuovo. Io, da scemo quale sono, vi guarderò, vi sosterrò e come sempre spererò di vedervi cambiare marcia. Ma capisco benissimo chi oggi si stacca. Forza Juve.
  13. Perché vincere è diverso da trascinare. Un conto è far parte di un gruppo che vince, un altro è essere quello che nei 10 minuti di casino cambia l'inerzia della partita (chiede palla, alza la linea, si prende un fallo, urla, si mette addosso la partita, rompe le palle all'avversario, ecc.). I trofei nel curriculum certificano che sei stato in un contesto vincent, ma non certifica che sei tu a rendere vincente il contesto. A noi serve chi ha peso specifico, chi si prende responsabilità anche quando sbaglia, chi non sparisce, chi gioca da Juve. Perché la Juve, oggi, non ha un ecosistema da Juve Non abbiamo una società presente e credibile, non abbiamo una struttura chiara (ruoli, gerarchie, scelte coerenti), non abbiamo un gruppo con 2-3 giocatori d'esperienza che dettano standard ogni giorno. Per dire, Bosingwa ha vinto due Champions. Eppure nessuno lo ricorderebbe come quello che ti instilla la mentalità vincente.
  14. Ciao carissimo! Sono d'accordo con te su tantissime cose, e infatti Spalletti non lo assolvo. Anzi, alcune scelte non le considero un dettaglio, soprattutto nelle ultime due gare. Detto questo, il senso del mio discorso sul rinnovo non è che Spallettone sia perfetto. È un'altra cosa.. voglio togliere la scorciatoia ai giocatori. Voglio che passi questo messaggio, anche brutale, che stavolta non scappa nessuno dietro il parafulmine. Perché da tre anni vedo lo stesso schema: -quando le cose vanno male -> i giocatori si nascondono dietro il colpevole unico (allenatore) -si azzera tutto -> nuovo ciclo tecnico, nuova narrativa, nuovi alibi -gli stessi atteggiamenti di prima tornano identici dopo due mesi. Sul tema identità, la tua domanda è giusta, è difficile parlare di identità. Io la distinguo (anche) così: -identità come principi (aggressione, coraggio, stare alti, voler fare la partita) -meccanismi come ruoli e distanze (che sono quelli che saltano se cambi continuamente e se i giocatori non leggono) Il punto è che questa squadra, che già è fragile nelle letture, se la fai vivere di adattamenti rischia di diventare una sorta di compilation di equivoci. Quindi concordo, come detto, che Spalletti debba un po' capire il da farsi... Ma appunto il motivo per cui io dico "rinnovo" oggi è politico e di responsabilità, per smettere di dargliela vinta ai giocatori. Rinnovo per me significa che la direzione resta questa, ora vediamo chi è da Juve e chi no. Poi a giugno si fa pulizia vera (nel limite del possibile, so che non puoi cambiare 12 giocatori ), e si riparte sul serio.
  15. Concordo. La via d'uscita è meno "romantica" di quanto vorremmo, imho. Perché non vendi mai 12 giocatori per rifarti la squadra.. non succede nel calcio reale. Quindi se mi chiedi come ne usciamo, la risposta per me è: chirurgia, lucidità e identità. Ma prima ancora del mercato c'è una cosa che manca sempre nella Juve recente: decidere che Juve vuoi essere. Perché aggiungere gente da curriculum senza creare l'amalgama giusto vale meno di zero. Se non scegli un'idea (non per forza di gioco), finisci a mettere insieme profili scollegati.. 3 che giocano in transizione, 2 che giocano solo in palleggio, 4 che rendono solo in un sistema ... e poi ci stupiamo se diventa tutto episodi e scazzo. Quindi: vuoi essere una Juve che controlla e schiaccia, o una Juve che aggredisce e va in verticale? O una che aspetta e riparte? TUTTE sono legittime. Ma devi sceglierne una e costruire coerente con quell'idea. Ad esempio, perché in estate abbiamo comprato due seconde punte quando non abbiamo il centrocampo per supportare un gioco a due davanti? Poi, ripartire da un'ossatura ferma (5-6 affidabili) e fare gerarchie impopolari Se mi chiedessero ad oggi l'ossatura almeno sufficiente è questa: Kalulu, Bremer, Kelly, Locatelli, McKennie, Yildiz. Non perché siano perfetti o intoccabili, ma perché hanno tenuta fisica/mentale più affidabile di altri e hanno un livello base da cui puoi ripartire. E gerarchie impopolari ... che inizino panchine per chi non dà continuità, e punizioni sportive quando molli (minuti, ruolo, status, ecc.). È l'unico modo per creare leader se non li hai. Io ricordo Bonucci (non Di Gregorio eh, non Cambiaso, con tutto il rispetto per loro) sullo sgabello ... questi stanno tranquillamente in campo la volta dopo e anzi, parlano pure nel dopo-partita. Poi, se i soldi sono pochi, non fai mercato in entrata senza liberare spazio e salari. Quindi devi tagliare doppioni e scelte incoerenti. Esempi pratici: uno tra Conceicao e Zhegrova... stesso slot funzionale, se li tieni entrambi spesso finisci per farli pestare. Uno tra David e Openda: due profili che chiedono contesti diversi. Se decidi di giocare più associativo e tra le linee, uno, se decidi transizione e profondità, l'altro. Tenerli entrambi e alternare a sensazione crea solo confusione. Questa è la parte che i tifosi odiano, ma è la più realistica: 3-4 uscite mirate per fare 3-4 entrate vere, non acquisti tappabuchi il 30 agosto. Non ti servono necessariamente quattro campioni. PER ME ti servono due ruoli chiave che abbassano il caos e alzano la qualità: Un giocatore che alzi la qualità negli ultimi 30 metri. Uno che: riceve orientato, vede prima, pulisce le scelte, mette tempi e ultimo passaggio ripetibile (non solo la giocata estemporanea). In pratica: un rifinitore vero, o un interno con piede e letture da trequarti. Un gestore/ordinatore (anche dietro o in mezzo). Ovvero uno che: quando la partita si incasina la raffredda, ti riduce la percentuale di partita sporca, trasforma recuperi in possesso sicuro e campo guadagnato.. È il profilo che oggi non hai quello che non vive di nervi, ma di controllo. Esperienza. Se proprio ne prendi solo uno, devi sceglierlo in base all'identità: se vuoi controllare e schiacciare, prima il gestore, se vuoi verticalità e finalizzazione, prima la qualità negli ultimi 30. Ma in un mondo ideale te ne servono entrambi. Sullo scouting hai ragione, poco altro da dire.
  16. Ma guarda, io la parola identità non la uso per fare filosofia o per attaccarmi a concetti vaghi. La uso in modo molto pratico. Identità = capacità di restare squadra anche quando sei in emergenza. Perché sì, è vero che gli impegni ravvicinati e le assenze spiegano tantissimo. E non lo nego. Però non possono giustificare tutto. Ci sono squadre che quando sono contate almeno trovano una forma di partita sporca, si mettono in modalità sopravvivenza e la portano a casa con mestiere (ritmo più basso, letture conservative, falli intelligenti, gestione dei momenti, palle buttate dove serve, scelte pulite anche banali, ecc.). Noi invece, quando siamo corti, spesso facciamo un passo oltre la difficoltà tecnica e andiamo su un piano peggiore, perdiamo anche il controllo emotivo e tecnico delle cose semplici. Non posso crede che quello che fa ieri Koopmeiners sia una cosa di campo. Te lo insegnano quando hai 8 anni di non fare una roba del genere. Come posso giustificarlo con la stanchezza? Lì perdi il controllo di testa e non ne esci più. E aggiungo anche un’altra cosa: non è nemmeno vero che crolliamo solo quando si addensano gli impegni. Due anni fa non avevamo nemmeno le coppe europee, eppure i blackout li abbiamo visti lo stesso. L'anno scorso il crollo definitivo arriva dopo le eliminazioni sia dalla Coppa Italia che dalla Champions, cioè quando in teoria avresti dovuto avere più energie mentali e fisiche. A ottobre il disastro con Tudor arriva dopo la pausa nazionali. Poi sullo stare vicino sono d’accordo con te. Ma stare vicino non significa non vedere: significa sostenere senza smettere di pretendere che almeno le basi (testa, ordine, gestione) restino in piedi. E infatti io non sto facendo liste "degni/indegni" a casaccio, ne mi diverte fare processi. Io vedo e commento. Tutto qua.
  17. Ieri la riassumo così: la Juve ha avuto più fasi di possesso e pressione territoriale ma il Como ha controllato meglio dove si giocava davvero la partita: zona centrale, transizioni e momenti chiave. Non è stata una gara vinta per caso dal Como e persa per modulo dalla Juve... è stata semplicemente una gara in cui una squadra ha eseguito con lucidità un piano semplice e l'altra ha pagato errori e bassa qualità negli ultimi metri. Oggi l'analisi tecnica la riassumo in sei righe: Ieri solita struttura 3+2 in costruzione e, teoricamente, avremmo dovuto cercare di risalire puliti, portare palla sugli esterni, far lavorare i tre davanti tra le linee e in area. Bene, questo, sulla lavagna, è coerente: se l'avversario difende basso, l'ampiezza ti serve per allargare la linea e aprire corridoi centrali. Il Como però è stato sveglio e non è caduto nella trappola di inseguire la palla a casaccio. Invece ha deciso di fare densità al centro, proteggendo il corridoio centrale con distanze corte, e lasciare alla Juve due alternative per noi scomode: o giocare fuori (cross, traversoni, seconde palle), o forzare dentro (passaggi rischiosi, filtranti, ecc.). E quando una squadra fa come ha fatto il Como ieri succede spesso una dinamica ovvia: tu hai possesso, ma non hai vantaggio. Giri palla, arrivi sulle fasce, magari metti anche diversi palloni in area ma se non entri con tempi giusti e qualità di rifinitura, crei volume ma non occasioni pulite. Risultato? 0-2. Ecco, basterebbe quello sopra. Ieri male tutto. La Juve ha sofferto tipicamente in tre aspetti. -gioco tra le linee poco organizzato e continuo: se i trequartisti ricevono spalle alla porta e subito pressati, o non ruotano abbastanza con la punta, diventa difficile creare superiorità interna. -area attaccata male e non in maniera cattiva: tanti palloni arrivano, pochi diventano tiri davvero pericolosi (timing, occupazione del primo e secondo palo, seconde pallem ecc.) -scelte e pulizia tecnica: quando forzi la giocata centrale o perdi un controllo, contro squadre organizzate concedi transizioni che valgono oro. Easy and simple.
  18. Vero, ma quella è la spiegazione più ovvia, non la spiegazione definitiva. Perché l'identità c’entra eccome se da tre anni vediamo sempre lo stesso copione, con o senza assenze... ovvero: -primo schiaffo -> blackout: vai sotto e la partita diventa emotiva e non la controlli più. -volume senza qualità: tanto giro palla, tante mezze situazioni, poche cose pulite. -errori tecnici che pesano il doppio: controlli sporchi, passaggi sbagliati, letture in ritardo che trasformano un'azione innocua in un goal subito. -assenza di leader in campo quando devi "sporcare" la partita (alzare la linea, gestire la pressione, rallentare l’avversario, guadagnare falli, ecc.) non c'è NESSUNO che se la prende. Le assenze spiegano quanto sei vulnerabile. L'identità spiega perché quella vulnerabilità diventa ciclicamente crollo. Se fosse solo "manca Bremer", allora la Juve avrebbe sconfitte fisiologiche, ma con una reazione.. magari perdi, ma da squadra. Invece noi perdiamo spesso nello stesso modo, quasi come fosse un'abitudine mentale e tecnica. Poi certo, rosa corta, impegni, assenze, tutto vero. Ma se per tre anni, con quattro direttori d'orchestra differenti vedi sempre agli stessi difetti, allora vuol dire che manca un'identità forte a questa squadra.
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