Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

Dale_Cooper

Moderatori
  • Numero contenuti

    20.949
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni con più "mi piace"

    41

Tutti i contenuti di Dale_Cooper

  1. Dale_Cooper

    [Live] Milan - Juventus 0-0

    Che deriva il calcio italiano Una partita molto triste.
  2. Capisco tutto ma dipingere AA come il male assoluto mi sembra una lettura molto superficiale. Ha commesso errori? Certo che li ha commessi. Anche gravi. Non lo nego. Ma da qui a riscrivere la storia e far passare il Presidente più vincente della nostra storia come il responsabile di ogni disgrazia ce ne passa... tanto anche. Parliamo di AA... AA che prende una Juventus reduce da macerie sportive, economiche e d'immagine, una società che era stata spedita in Serie B dalla "giustizia sportiva", e l'ha riportata a dominare in Italia in modo forse irripetibile. Abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere in Italia, siamo tornati stabilmente tra le grandi d'Europa, abbiamo giocato due finali di Champions, siamo arrivati a un passo dal tornare sul tetto del mondo. Meno di DIECI anni dopo il disastro Farsopoli. A volte sembra che ci si dimentichi da dove siamo partiti. Dalla Serie B ad avere CR7 in squadra. Poi, ha sbagliato? Sì. Alcune scelte sportive nel finale sono state discutibili, alcune strategie societarie si sono rivelate errate e la gestione degli ultimi anni ha avuto problemi direi evidenti. Ma questo VERAMENTE cancella tutto il resto? Davvero riduciamo un ciclo storico a "ha rovinato la Juve"? Dai ragas... I grandi dirigenti si giudicano sul complesso. E nel complesso AA è stato un grandissimo presidente, uno dei più importanti della nostra storia recente. Ha alzato l'asticella, ha restituito prestigio internazionale al club e ha dato alla Juventus un'identità vincente. Poi certo che ha commesso errori, come ogni essere umano. Ma francamente questo continuo revisionismo per cui si cancella tutto il bene fatto appena le cose vanno male lo trovo un esercizio puerile, infantile e pure parecchio ingeneroso.
  3. Mah, a me sembra che con Allegri abbia vissuto i suoi anni migliori da noi (le prime due sue stagioni dal 2017 al 2019), segnando reti e giocando molto bene (coronando la seconda stagione con la partita con l'Atletico). Si perse un po' dalla stagione di Sarri in poi. Quindi più che un problema di contesto tattico credo fosse un problema di continuità.
  4. Dale_Cooper

    De Laurentiis e il supercampionato europeo

    Ovvio che non esistano ufficialmente due superleghe... ma è veramente difficile negare che di fatto Premier League e CL siano ormai i due poli dominanti del calcio europeo (e di conseguenz mondiale). Basta guardare cosa sta succedendo negli ultimi due anni... rischi seriamente di trovarti ogni anno letteralmente MEZZA Premier nelle coppe europee, con addirittura SEI (!!!) squadre inglesi in Champions League. E si vuole parlare di equilibrio competitivo? E infatti l'Europa calcistica ha bisogno di stabilità, perché se le big, che operano già in deficit strutturale che è destinato ad ampliarsi, non ce la faranno a tirare avanti alla fine imploderà il tutto. Ecco perché quando la UEFA se ne renderà conto pian piano scemerà la Champions in una sorta di Eurolega. Ma basterebbe vedere la storia della competizione per capire che quello è dove si andrà inevitabilmente a parare.
  5. Trivenetogoal.it Wikipedia Per dare un'idea... quando Fresco diventò allenatore della Virtus, Ferguson era a 4 anni dal diventare allenatore del Manchester United, Johan Cruijff a 3 anni dal diventare tecnico dell'Ajax, Maradona a 5 anni dal vincere il Mondiale, Ancelotti a 10 anni dal chiudere la carriera da calciatore e il PSG aveva appena 12 anni di vita.
  6. Dale_Cooper

    De Laurentiis e il supercampionato europeo

    La Superlega esiste già. Anzi, ce ne sono due: Premier League e la Champions in cui ai quarti arrivano sempre le stesse. Che il calcio abbia bisogno di stabilità non ci voleva certo ADL per capirlo, vediamo quanto ci mettono i parrucconi della UEFA... L'unica federazione che punta ad innovare il calcio facendo fallire decine di squadre all'anno
  7. Il regolamento da alla FIFA discrezione di scelta in caso di ritiro di una squadra.
  8. Dale_Cooper

    Le parole di Comolli - CLONE

    Usate i topic aperti, grazie.
  9. "Tifo contro l'Italia così la FIGC si riforma"
  10. Se ti dimentichi di marcare i calciatori avversari pure dopo averne preso i goal ne meriti anche 8 di goal subiti con 1.20 xG
  11. Complimenti ancora a Gattuso per aver chiamato roba come Retegui e Chiesa con Zaniolo e Bernardeschi a casa.
  12. Fondi, multiproprietà, squadre-stato, proprietari che intrallazzano dappertutto... Il far west. Però l'importante è fare il mazzo duro per il "fair play finanziario". Io guardo il Chelsea e non mi spiego come una persona possa tifare per una roba del genere, ad esempio. Il PSG che ha evidentemente fatto la propria coreografia con l'AI, boh
  13. Non proprio. Queste partite non vedevo l'ora di gustarmele, qualsiasi fosse la squadra. Adesso boh, mi pare tutto iper-patinato, solite robe, boh.
  14. Ah già che il PSG si è fatto pure posticipare la gara di campionato dell'ultimo weekend
  15. Adesso sono peggio, ti qualifichi con 9 punti in 8 gare, prima manco ti bastavano a momenti per superare il turno
  16. Vi posso dire una cosa? A me la Champions sinceramente mi da una noia assurda ultimamente. Mi sembra di vedere le stesse 5-6 squadre ogni anno con le altre 2-3 che si danno il cambio... Tipo una volta il Chelsea, una volta il Borussia, una volta l'Arsenal...
  17. Per i fan più accaniti dei Nine Inch Nails, come me, le avvisaglie c'erano tutte, quindi non si tratta di una vera e propria "news". Sappiamo bene che Trent, Atticus e Alex (Boys Noize) collaborano ormai dai tempi della colonna sonora di Challenger e che, più di recente, hanno lavorato alla soundtrack di Tron. Eppure, devo essere sincero, un intero album in uscita proprio non me l'aspettavo. L'ultimo tour è stato di una bellezza semplicemente allucinante. Il vero fulcro dello show era la sezione centrale del concerto, con Trent, Atticus e Boys Noize rinchiusi in un cubo in mezzo all'arena, a suonare riarrangiamenti e remix dei loro pezzi in una potentissima e martellante chiave EDM/Electro-Industrial. (A proposito, vi lascio qualche preview qui sotto). E ora non solo saliranno sul palco del Coachella tra appena tre giorni, ma ci piazzano un disco nuovo di zecca. Così, letteralmente dal nulla. Pazzesco.
  18. Amico mio, hai avuto otto anni per fare anche la metà di 'ste cose.
  19. C'è un numero che suona come un campanaccio da morto in casa Juventus: 54. Cinquantaquattro sono i miseri punti raccolti in trenta giornate nell'attuale campionato, da una squadra passata con troppa disinvoltura e troppa confusione dalle mani di Tudor a quelle di Spalletti. Un bottino imbarazzante, che certifica una regressione tecnica e di risultati, ma anche un totale svuotamento identitario. Le lancette dell'orologio sono tornate indietro di quindici anni, ma la sensazione è che il buio odierno possa durare ancora un po'. I numeri hanno il pregio e la virtù di non mentire mai. Quindi, per comprendere la gravità di questi 54 punti, è necessario guardare allo storico della Juventus alla trentesima giornata, partendo dal biennio più buio della storia recente per arrivare al disastro attuale. Stagione Allenatore Punti alla 30esima 2009/10 Ferrara/Zaccheroni 48 2010/11 Delneri 45 2011/12 Conte 62 2012/13 Conte 68 2013/14 Conte 81 2014/15 Allegri 70 2015/16 Allegri 70 2016/17 Allegri 74 2017/18 Allegri 78 2018/19 Allegri 81 2019/20 Sarri 75 2020/21 Pirlo 62 2021/22 Allegri 59 2022/23 Allegri 59 (sul campo) 2023/24 Allegri 59 2024/25 Motta/Tudor 55 2025/26 Tudor/Spalletti 54 Leggere questa tabella fa venire i brividi... Dagli 81 punti toccati da Conte e poi eguagliati da Allegri, la Juventus si è lentamente sgretolata, in un'agonia pluriennale che ha portato a questi inesorabili 54 punti. Si è passati dal lento declino dell'Allegri-bis (che sembrava aver fissato un "pavimento" invalicabile di 59 punti) al caos totale e auto-distruttivo degli ultimi due anni. Ma limitarsi ad analizzare i nomi in panchina, rincorrendo filosofie diverse con Motta, gestori di transizione con Tudor o maestri come Spalletti, significa guardare il dito e non la luna. Il vero grande imputato di questo disastro siede "behind the scenes". Questa Juventus è lo specchio reale di una dirigenza assente, silente e asettica. Un management che negli anni ha palesemente deciso di spostare il proprio business dal rettangolo verde alle logiche aziendali. Si è preferito inseguire il "brand", le partnership commerciali, i like sui social network e le espansioni di mercato, dimenticando tragicamente che il motore di un club calcistico è, e sarà sempre, il risultato sportivo. Senza vittorie, il castello del marketing crollerà miseramente. Perché il campo canta sempre. E il paragone con la stagione di Delneri è un atto d'accusa verso chi ha costruito questa squadra. Se nel 2011 si scendeva a compromessi con i Traore, i Martinez, gli Aquilani e i Motta, oggi ci troviamo di fronte a una rosa strapagata ma qualitativamente non da Juventus. Una squadra di sopravvalutati, tecnicamente approssimativi e caratterialmente fragili.. molti dei titolari che oggi vestono il bianconero sarebbero stati, al massimo, delle modeste riserve nella Juve di dieci anni fa. Come nel 2011, la maglia è tornata a pesare tonnellate e tonnellate, ma chi la indossa oggi non ha le spalle abbastanza larghe per reggerne il peso, ne la qualità per onorarla. Non c'è guida tecnica che tenga di fronte a una mancanza di pianificazione societaria così palese e a una rosa così mediocre. I 54 punti in 30 partite non sono colpa (solo) di Spalletti, ne erano colpa (solo) di Tudor o Motta. Sono il capolavoro in negativo di un club che ha smarrito la sua anima calcistica per rincorrere un'illusione aziendale. Le fondamenta si costruiscono con competenza calcistica, presenza forte della società e giocatori degni di questo nome. Noi non sembriamo avere niente di simile al momento. La Juventus, intesa come squadra di calcio, è tornata al vero Anno Zero. Per il quarto anno di fila.
  20. Ci sono leggi non scritte nel gioco del calcio, una sorta di codice invisibile che sfugge all'occhio del VAR, alle statistiche xG e alle tattiche degli allenatori. Come la legge del goal dell'ex, oppure "goal sbagliato, goal subito"... Ma è la legge della compensazione, quel tribunale presieduto dagli Dei del pallone che, prima o poi, pareggia sempre i conti. E se per Douglas Adams il 42 era la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto, per Alessandro Bastoni, difensore nerazzurro e della Nazionale, è diventato il numero di un'impeccabile e spietata sceneggiatura karmica. Il primo atto va in scena in quel di San Siro, in un Inter-Juve nel bel mezzo di febbraio. Sul punteggio di 1-1, l'Inter ha una occasionassima su corner. Non la sfrutta e la Juventus parte in contropiede. Siamo al 42esimo. Miretti sbaglia un passaggio e Bastoni (già ammonito) anticipa Kalulu. Il difensore dell'Inter vola per terra e un inadeguato La Penna sventola il secondo cartellino giallo e, di conseguenza, il rosso al povero ed incredulo Kalulu. Ma il vero peccato originale non è la caduta in se, quello ahimè fa parte del gioco del calcio. È quello che succede dopo. Bastoni non si limita ad averla fatta franca ma esulta. Nel suo sguardo c'è il compiacimento di chi sa di aver fregato il sistema, di aver regalato un vantaggio inestimabile alla propria squadra con l'inganno. Quell'esultanza per l'espulsione di un collega, quel pugno stretto e quell'urlo mentre l'avversario prova a dire all'arbitro di non aver commesso fallo, è un atto di hybris, di arroganza suprema che il destino calcistico non può tollerare. E infatti... arriviamo al secondo atto. Il secondo atto cambia scenario, maglia e posta in palio, ma non il tempismo. Siamo in campo internazionale, Bosnia-Italia. Spareggio per l'accesso alla fase finale dei mondiali giocato a Zenica. Partita ruvida e spigolosa. L'Italia è in vantaggio per 1-0. Al 42esimo, Donnarumma rinvia il pallone. Il pallone viene intercettato da un centrocampista bosniaco e la difesa azzurra si fa sorprendere da una ripartenza letale. L'attaccante bosniaco Memic scappa via verso la porta. Bastoni, colto alla sprovvista, insegue disperatamente un pallone e un uomo che ormai sono lontani. Non c'è spazio per la malizia, non ci sono trucchi a cui appellarsi, c'è solo un fallo goffo e inevitabile da ultimo uomo. L'arbitro fischia, la mano va al taschino. Rosso diretto. Ed è proprio in questo istante che il cerchio karmico si chiude in modo fatale. Mentre Bastoni realizza la gravità del suo errore, il difensore bosniaco Katic si gira e fa la cosa più umana e crudele possibile, esulta per l'espulsione dell'azzurro. Il bosniaco festeggia quel cartellino rosso sventolato in faccia a Bastoni con la stessa identica foga, con la stessa viscerale soddisfazione che il difensore dell'Inter aveva provato ai danni di Kalulu. Il carnefice è diventato vittima, costretto a guardare negli occhi di un avversario il riflesso della propria passata arroganza. La simmetria di questi due eventi è talmente perfetta da sembrare finta. L'inganno calcolato e festeggiato contro l'errore disperato e punito, fusi insieme nello stesso identico momento della partita. Eppure, in questa ironia della sorte non c'è neanche troppa cattiveria, c'è solo una profonda umanità. Noi tifosi, comodamente seduti sul divano, tendiamo a giudicare questi ragazzi come macchine infallibili, ma la verità è che il prato verde è solo uno specchio della vita reale. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo peccato di superbia credendo di essere più furbi degli altri, ed esattamente come Bastoni, tutti noi abbiamo poi dovuto incassare il colpo quando la vita ci ha rimesso al nostro posto, magari proprio mentre qualcun altro sorrideva delle nostre sfortune. Bastoni rimane un ragazzo che continuerà a vincere e a cadere. Ma c'è da scommettere che questa lezione gli rimarrà incollata addosso per sempre. Da oggi in poi, è facile immaginare che, arrivati al 41esimo minuto, un brivido gli correrà lungo la schiena, ricordandogli che nel calcio si può ingannare l'arbitro, si può ingannare l'avversario, ma non si può mai, in nessun caso, ingannare il destino.
×

Informazione Importante

Utilizziamo i cookie per migliorare questo sito web. Puoi regolare le tue impostazioni cookie o proseguire per confermare il tuo consenso.