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    Juventus
  1. La visione del calcio di Allegri

    Mi sa che siamo rimasti in pochi a pensare che una bella prestazione calcistica sia anche quella in cui una squadra difende al meglio delle sue possibilità. la sfida tra Arsenal e atletico, per la mia concezione del calcio, mi è sembrata molto più interessante di Liverpool Roma perché penso che fare 13 gol in un turno di semifinale di champions significa che si fronteggiavano due squadre piuttosto difettate. Temo però che il calcio stia andando sempre in questa direzione ad alto tasso di spettacolarizzazione televisiva perché economicamente è quella più redditizia. Con l’ovvia conclusione che se si disimpara a difendere, alla fine dei conti vinceranno le squadre più ricche con i giocatori più forti e si perderà quella che è storicamente una delle caratteristiche più avvincenti del calcio, e cioè poter smentire molto di più che negli altri sport la legge del più forte.
  2. Secondo me Lippi poteva fare decisamente di più di quello che fatto, Allegri poco di più.
  3. Lippi aveva una squadra stratosferica e quella Juve giocava in anni in cui Sammer vinceva il pallone d’oro. Allegri ha avuto a disposizione una squadra con meno qualità e un paio di marziani in giro per l’Europa
  4. Non è il migliore, perchè Trapattoni è fuori concorso, ma di tutti gli altri è certamente il migliore....
  5. Perché esistono gli intoccabili

    La predominanza televisiva nel calcio ha imposto una concezione del calcio fondata pressochè esclusivamente sull'estetica; il mio amore per il calcio nasce quando immagini di partite in tv ce n'erano ben poche e mi è rimasta l'idea che la ragione della fortuna planetaria del calcio sia il fatto che esso condensi mirabilmente una serie di qualità umane, tra cui la dimensione estetica è solo una delle tante, e forse nemmeno la più importante. Mandzukic riassume alcune di queste grandi qualità: vigoria, determinazione, coraggio, e anche non trascurabili doti tecniche. Ma, anche se sei un calciatore tecnicamente raffinatissimo, se non hai almeno qualcuna di quelle che possiede in sommo grado Marione, salvo che tu non sia Messi e pochissimi altri, sei destinato a rimanere un calciatore di secondo livello. Ogni riferimento a persone conosciute non è puramente casuale...
  6. Non mi pare che nella storia della Juventus ci siano tanti allenatori con curriculum europei scintillanti. L'unico è stato Trapattoni che, con l'eccezione di Atene, ahimè tragica per il suo valore di origine di tutte le maledizioni in Champions, ha vinto tutte le finali internazionali; lo stesso Lippi ha vinto una finale di Champions su 4 e solo ai rigori quando avrebbe potuto vincerne almeno 2 in più, disponendo di una squadra fortissima e giocando in finale con squadre abbordabili; e sono le sue finali quelle che suscitano oggi i maggiori rimpianti, non certo le finali perse da Allegri. Per non parlare poi delle miserevoli performance europee della squadra allenata da Capello. Allegri è un allenatore straordinariamente intelligente e capace, purtroppo gli manca quel pizzico di visionarietà, e di fortuna che tanto servirebbero alla Juventus per andare contro questa ormai conclamata maledizione. E' un allenatore perfetto per il Real: come per Zidane che non è stato mai decisivo da calciatore alla Juve come lo è stato nel Real, Allegri al Real riuscirebbe nelle imprese finali che non gli sono riuscite alla Juve, perchè lì quello che gli manca lo mette la società.
  7. Per carità, so bene che le finali perse (tante, troppe e io le ricordo tutte, tranne quella del 1973, come molti sul forum) non sono certo imputabili ad Allegri, penso solo che il suo carattere, molto concreto e realista, possa non essere l'ideale per far scattare quel qualcosa in più che ti fa andare in certe occasioni oltre la soglia del possibile. E non penso nemmeno che quello di prima (pure bravo) sia l'allenatore giusto a farci fare questo salto, essendo peraltro incrementata nel tempo la sua tendenza a commiserare la squadra che allena (e su questo mille volte meglio Allegri). Scopro l'acqua calda dicendo che un profilo psicologico giusto per questo aspetto potrebbe essere Klopp; un altro potrebbe essere Simeone. Per giocarsela fino in fondo con chi è più forte di te, ci vuole sempre un po' di sfrontatezza e mi sembra che questa caratteristica sia mancata in questa Juve pure così forte.
  8. Tranquillo, non è la tv la mia fonte di approvvigionamento di dati, informazioni, opinioni. Posso ricambiare il consiglio, suggerendoti di far combaciare l'esperienza diretta con qualche dato storico per andare anche oltre l'ambito strettamente calcistico.
  9. Cercherò di tradurre con parole e concetti più familiari alle tue orecchie: 1) allegri non ha la garra giusta per far fare alla Juve un'impresa da sogno; 2) hai mai sentito parlare di Torino con una doppia identità, città matematica e città nera (e come si direbbe a Roma vagamente mortaccina, sperando che oltre alla commedia fiorentina, tu conosca anche quella romana); 3) quanto all'ossessione champions, basta ripassare un po' di discussioni su questo forum.
  10. Hai perfettamente ragione; da tempo penso che Allegri sia un ottimo allenatore, molto intelligente, cerebrale, lucido, razionale, pragmatico, cartesiano. Quello che gli manca è però una dimensione agonistica, visionaria, di tipo dionisiaco: difficilmente lo vedo capace di un discorso motivazionale, del tipo alla Al Pacino in Ogni maledetta domenica per intenderci. Sorriderebbe di se stesso e non si prenderebbe troppo sul serio; probabilmente è così anche perchè non è stato un calciatore ad altissimi livelli (e viceversa); sembra troppo disincantato per credere a ciò che la ragione gli impedisce di credere. E certo anche il contesto non lo aiuta, anche se è vero che lui ha fatto di tutto per bilanciare una certa cupezza tipica dell'ambiente torinese, anche con riferimento all'ossessione Champions, ma lo ha fatto sempre con le armi taglienti della razionalità, senza mai un impeto di vitalità passionale. Nella scelta del successore di Allegri, bisognerebbe anche fare attenzione a questi elementi caratteriali.....
  11. È ipotizzabile una Juve senza Dybala?

    Posto che Dybala non è Messi (e questa è ormai un'ovvietà) il problema di Dybala mi pare essenzialmente mentale e non legato alla sua posizione in campo; in genere i grandi calciatori si cercano da sè la posizione giusta in campo e sono loro ad illuminare anche a prescindere dall'esistenza di un' organizzazione ferrea di gioco e di squadra. Si tratta allora di capire se è un problema mentale transitorio, legato ad una fase di passaggio e anche di evoluzione umana e calcistica, oppure, come ahimè temo, se il ragazzo comunque difetta di quelle indispensabili doti caratteriali di determinazione e ambizione che spesso fanno la differenza tra un grande campione e un fuoriclasse. L'età è già tale da non ammettere molte prove d'appello, perchè 24 anni sono un 'età non tanto giovane come si tende normalmente a credere oggi. A 24 anni Del Piero aveva già rivelato pienamente il suo talento calcistico e caratteriale, e così altri campioni ai quali Dybala può essere accostato. Spero che abbia accanto le persone giuste per fargli fare il salto di qualità definitivo.
  12. Dal mio punto di vista quando Chiellini rende queste affermazioni, così come quando parla del fatto che non appartiene al dna della Juve vincere con punteggi roboanti, non vuole certo rimarcare un limite, ma semplicemente affermare un'identità calcistica. Dal momento che l'Italia e la Juventus non sono esattamente gli ultimi arrivati del calcio mondiale, Chiellini ribadisce l'esigenza di non dismettere patrimoni di conoscenze e pratiche calcistiche anche piuttosto redditizie, per inseguire le mode calcistiche del momento. Non esiste un unico modo per giocare bene a calcio e, soprattutto, per vincere. L'Italia storicamente ne ha creato uno suo proprio, che ha avuto nel tempo una certa non banale efficacia, mi sembra. E il problema, secondo me, è stato non aver seguito una linea di sviluppo ed evolutiva della scuola calcistica italiana. Certamente all'origine di questa sorta di deragliamento ci sono le teorie del vate di Fusignano. Senza voler togliere nulla agli oggettivi meriti di Sacchi, soprattutto per l'aggiornamento dei sistemi di allenamento e l'evoluzione sempre più professionale della gestione dei calciatori, è inaccettabile pensare - come lui tende a far credere - che al di fuori della filosofia sacchiana il calcio sia il nulla e che, per questo, occorre rifondare il movimento calcistico nazionale. Un paese che ha avuto una grande tradizione calcistica non può ripudiare la sua tradizione per abbracciare credo calcistici estranei e che non possono essere impiantati in laboratorio, pena la perdita della sua forza e della sua specificità. E con questo non c'entrano niente il fatto che la Juve non riesca a vincere le finali di Champions, nè il fatto che la juve di Allegri non faccia strabuzzare calcisticamente gli occhi.
  13. Il percorso di crescita mentale del calciatore è stato, secondo me, piuttosto deludente rispetto a quello che ci si poteva aspettare. Due anni fa, appena arrivato, alla Juve ebbi l'impressione di un giovane talentuoso, ambizioso e determinato. E il primo anno sembrò confermarmi questa impressione: dopo il proverbiale periodo allegriano di dosaggio nell'impiego, il ragazzo contribui considerevolmente alla rincorsa della Juve per il 5° scudetto consecutivo. Già l'anno scorso questa determinazione mi è parsa invece scolorire in atteggiamenti presuntuosi e immaturi. La sensazione è che l'eccessiva esposizione mediatica lo abbia distolto dalla crescita come calciatore e lo tenga molto più impegnato nella cura dell'immagine di personaggio pubblico fuori dal campo; insomma lo distrae e gli ha dato un po' alla testa. E' vero che al giorno d'oggi un calciatore molto famoso deve essere attrezzato a gestire perfettamente la sua immagine pubblica, anche per lucrare contratti sempre più vantaggiosi, ma la prima cosa se vuoi essere un vero fuoriclasse, come dimostrano Cristiano Ronaldo e Neymar, è coltivare ferocemente l'ambizione prettamente calcistica. E per essere così occorre avere una ferrea determinazione a primeggiare a qualsiasi costo sul campo, e anche essere, diciamolo esplicitamente, un po' stronzi. Esemplare di una certa mollezza che sembra invece rivelare Dybala è la vicenda di domenica delle punizioni lasciate ai compagni, quando solo poco tempo fa abbiamo letto che Neymar (al quale, forse imprudentemente almeno in termini di personalità, Dybala è stato accostato) avrebbe pagato Cavani perchè gli lasciasse tirare i rigori. Un altro elemento che forse non lo aiuta è, ovviamente a sensazione, l'ambiente da clan familiare (fratelli, madri,, etc...) tipico di alcuni calciatori argentini (v. anche Higuain) che rallenta la maturazione di questi calciatori, perchè ovviamente in famiglia tutti tendono a darti ragione e non ti fanno mai critiche costruttive. Un tempo l'educazione e il contesto generale rendevano più difficile per un calciatore, ricco e privilegiato, comportarsi da eterno peter pan, come invece accade oggi piuttosto frequentemente. Se infatti ti ricordano che hai solo 24 anni (e non 23, visto che li compie tra pochissimi giorni), è facile pensare che hai ancora tanto tempo per crescere. Ma 24 anni per un calciatore che vuole fare la storia e non limitarsi ad essere un comprimario è già un tempo sufficientemente lungo per rivelare la vera pasta di cui sei fatto.
  14. Un presidente, di nome Agnelli, di una società il cui nome Juventus è storicamente associato alla parola stile queste sortite dovrebbe risparmiarsele per rispetto di sè, della sua famiglia e della società. Quanto al giudizio su Conte, penso che a distanza di quattro anni ci possano essere le condizioni per dare del suo operato alla Juve come allenatore un giudizio più lucido e meno emotivo. E questo giudizio, secondo me, è racchiuso nel differenziale tra la Juve che lui ha preso nell'estate del 2011 e quella che ha lasciato nell'estate del 2014. Tutti quanti conosciamo bene questa differenza, anche se forse non ricordiamo bene la sensazione di frustrazione e di umiliazione nella quale la tifoseria juventina si trovava dopo due stagioni orripilanti, alla spasmodica ricerca di un allenatore che potesse risollevare le sorti di una squadra e di una società in declino e in difficoltà, dopo vari esperimenti totalmente fallimentari (Ferrara, Zaccheroni, Del Neri), uno dei quali anche nella reggenza della attuale dirigenza. Al di là della discutibilità delle sue modalità di abbandono e di molte sue affermazioni (e più in generale del suo modo di comunicare), resta il fatto che Conte non ha lasciato dietro di sè macerie e disgregazione, come pure è accaduto per qualche allenatore pure molto vincente. Ha lasciato calciatori evoluti, un gruppo coeso e una squadra che aveva una precisa identità di gioco, tant'è che nel suo primo anno Allegri, per sua stessa ammissione, non ha toccato quasi nulla. E pure nel secondo anno, quando all'inizio del campionato la squadra infilò una serie di prestazioni non all'altezza, una delle risorse per risalire la china fu il ritorno ad un sistema di gioco conosciuto, il famigerato 3-5-2, su richiesta, se non ricordo male, di molti calciatori. E con questo non voglio certamente dire che Allegri non abbia a sua volta fatto fare un ulteriore upgrade, come si usa dire oggi; grazie ad Allegri in buona parte la squadra si è liberata di una serie di scorie ansiogene in Europa trasmessele dallo stesso Conte. L'uscita di Conte, pure in modo traumatico, è stata al fondo un fattore positivo, perchè forse con lui quel lavoro non poteva essere continuato e anche per questo la stoccata di Agnelli mi è parsa totalmente inappropriata.
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