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serafinociolino

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  1. serafinociolino

    [Video] Bordocam Atalanta Juventus

    ho notato il Loca un po' nervoso e polemico, ma forse interpreto male
  2. serafinociolino

    Nuovo infortunio per Milik: stagione finita

    è una barzelletta oramai
  3. ma questa infiammazione al ginocchio se la sta trascinando da diversi mesi... com'è possibile? come si può risolvere definitivamente? immagino che la risposta sia un mese di riposo
  4. non mi capacito di come poche settimane fa (con quella maglia orrenda a strisce orizzontali) non siamo riusciti a fare in casa nemmeno un gol a quella difesa del como che sembrano dei scappati di casa...
  5. serafinociolino

    (TS) "Goretzka si offre a caro prezzo, la Juve sogna Ederson"

    questo pensa di essere Iniesta
  6. serafinociolino

    Le nostre serie tv preferite

    Bellissima serie Silo... ti consiglio Paradise su Disney + e poi ci serebbero anche: The night Agent From Lioness Scissione Teheran Condor Deep State The Agency
  7. già era un bradipo prima, figurarsi ora dopo l'arabia...
  8. serafinociolino

    875 milioni spesi in 5 anni: 0 scudetti vinti, 0 progetti centrati

    ho trovato in rete questo articolo di juventino 100x100 e volevo condividerlo con voi in quanto fa un'analisi lucida e competente secondo me: Il Como merita la Champions League. La merita per la visione, per il coraggio, per la qualità del gioco, per la ferocia agonistica, per la serietà del progetto. La merita perché ha un allenatore visionario come Fabregas, uno che il calcio non lo amministra: lo immagina. E la merita perché dietro non c’è improvvisazione, ma una società organizzata, competente, lucida, moderna e una proprietà (cordoglio sincero alla famiglia Hartono per la scomparsa del patron Michael). In Serie A ce ne sono poche così. Forse pochissime. La Roma ha battuto il Lecce, soffrendo, da squadra vera. Con Gasperini i giallorossi hanno assunto una fisionomia precisa, una solidità riconoscibile. Sono saliti a 54 punti, agganciando la Juventus che però rimane quinta per gli scontri diretti. Intanto il Como sta lì davanti, a +3, con il vento in poppa e con la sensazione sempre più netta che recuperargli quattro punti sia un’impresa vera. E allora viene spontaneo dirlo: dopo l’Atalanta di Gasperini, Sartori e Percassi, la favola più bella del nostro calcio è questa negli ultimi 20 anni. A me ricorda la prima Sampdoria di Mantovani: non ancora il potere, ma già il profumo dell’idea. Non ancora il trionfo, ma già il romanticismo del possibile. E nel calcio di oggi, dove quasi tutti ragionano da ragionieri, sentire ancora odore di romanticismo è quasi una notizia rivoluzionaria. Il Como è compatto, lineare, pulito. Non sembra avere quei centri di potere interni che invece altrove condizionano tutto. Nella Juventus e nella Roma, Spalletti e Gasperini devono evidentemente convivere anche con gli equilibri di spogliatoio, con le gerarchie non scritte, con i pesi politici dei gruppi interni. Altrimenti diventa difficile spiegare certe epurazioni tecniche, certe esclusioni di fatto, certe gestioni assurde: da David a Openda, da Koopmeiners a Douglas Luiz, da Joao Mario fino al caso Zhegrova, che resta incomprensibile. Ma il nodo, per la Juventus, è più profondo. Molto più profondo. A Exor interessa il quarto posto. Punto. Non il salto di qualità, non il rischio dell’ambizione, non la voglia di andare oltre. Il quarto posto. Che poi è l’orizzonte di quasi tutte le proprietà straniere o finanziarie nel calcio europeo: qualificarsi alla Champions, incassare, stabilizzare, contenere i costi, evitare follie. Tutto molto sensato per un fondo, per una holding, per una multinazionale. Tutto molto poco juventino, però. Perché alla Juventus, storicamente, il quarto posto non era un traguardo. Era una malattia. Spalletti, a quanto pare, sta provando a forzare la mano. Ma intanto ha già accettato di proteggere quello che, risultati alla mano, può essere definito il gruppo più perdente della storia recente bianconera. E allora la domanda è inevitabile: si può davvero pensare di ricostruire senza mettere in discussione i simboli del fallimento? Si può avere fiducia in questa società? In questi dirigenti? In questi azionisti di maggioranza? La risposta, purtroppo, la suggeriscono i fatti. Oggi i club controllati da grandi gruppi stranieri o da proprietà con mentalità industriale non vogliono vincere a tutti i costi. Vogliono stare dentro il recinto giusto. La Champions basta e avanza. Andare oltre significa aumentare il monte ingaggi, gonfiare le aspettative, aprire la porta agli assalti dei procuratori, moltiplicare i costi. Molto meglio costruire una squadra da terzo o quarto posto, possibilmente sostenibile, possibilmente disciplinata, possibilmente priva di slanci. Ed è qui che nasce il paradosso juventino. Locatelli, McKennie — appena rinnovato fino al 2030 — Vlahovic e compagnia vengono considerati pilastri non di una Juve che sogna, ma di una Juve che amministra. Non di una Juve che vuole dominare, ma di una Juve che vuole qualificarsi. Non di una Juve costruita per vincere, ma di una Juve pensata per non spendere troppo e per massimizzare il flusso di cassa. Una mediocrità razionale, e dunque ancora più grave. Così il gruppo più perdente della storia recente bianconera diventa intoccabile. Non per meriti. Non per futuro. Ma per convenienza. Perché una proprietà mediocre nelle ambizioni e nella competenza preferisce conservare il gestibile piuttosto che inseguire l’eccellenza. Anche il Milan di Cardinale va in quella direzione, sia chiaro. Anche lì l’obiettivo è la Champions, non la luna. Però almeno, nel suo caso, si è scelto di affidarsi a un manager vero come Igli Tare. La differenza, nel calcio, non la fanno solo i soldi. La fanno soprattutto le persone che decidono come spenderli. E qui arriviamo al cuore del disastro juventino. Elkann questa volta ha esagerato. Il 28 maggio ha innescato una rivoluzione societaria che ha spaventato tutti, Conte compreso. È stato mal consigliato. Chiellini a sua volta è stato esposto, trascinato dentro giochi più grandi di lui, rassicurato da chi evidentemente aveva altri interessi e altri obiettivi. Aveva garantito l’arrivo del tecnico del Napoli, poi l’irruzione di Comolli ha sparigliato tutto, ha disorientato i protagonisti, ha confuso l’ambiente, ha reso il quadro ancora più caotico. Lo stesso Chiellini ha poi spinto per la conferma di Tudor. E nel frattempo si sono susseguiti i soliti pasticci: il rinnovo di Gatti, quello di Rugani, poi McKennie, domani forse Vlahovic e Locatelli. Una gestione che sembra figlia non di un piano, ma di una serie di toppe messe male. E mentre a Torino si naviga a vista, il Como arriva da dietro. In silenzio. Quasi invisibile. Senza le fanfare, senza i proclami, senza i titoloni di regime. E fa paura. Perché ha idee. Perché ha ordine. Perché ha competenza. Perché dimostra che nel calcio non serve sempre spendere di più: serve capire di più. E allora sì: se il Como andrà in Champions, se davvero riuscirà a fare questo scherzo magnifico alle nobili decadute, io dirò che se lo è meritato. Tutto. Fino in fondo. E aggiungerò, da tifoso juventino, una cosa molto semplice: del quarto posto, sinceramente, non me ne importa nulla. Se quei 60 milioni devono finire nelle mani di questa dirigenza per finanziare altre operazioni insensate come Openda o per blindare ancora il gruppo che ha fallito tutto, allora preferisco perfino arrivare sesto. Perdere la Champions sarebbe un danno economico. Ma continuare così è un danno storico. Ed è molto peggio.
  9. serafinociolino

    Quota 54: L'agonia lenta e silenziosa dell'impero bianconero

    esatto. Dai a spalletti la rosa che aveva Pirlo e probabilmente vinceva lo scudetto
  10. serafinociolino

    [Highlights] Udinese - Juventus: 0 - 1 (2025/2026)

    quante occasioni mangiate * miseria!!!!
  11. serafinociolino

    Uefa Champions League • Ottavi - Andata: Atalanta-Bayern Monaco 1-6

    impressionanti i bavaresi che sul 6-0 cercano ostinatamente il settimo gol...... siamo distanti anni luce (tutti i club italiani) tudor ha le ore contate...
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