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Lohengrin

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  1. La Juve ieri ha mostrato l'impronta di Spalletti. Ha giocato alla pari, da squadra di grande personalità. E lo ha fatto, come auspicavo ieri in un post, proprio nel modo più razionale e cioè sfruttando i suoi punti di forza: la catena di destra (Kalulu in sovrapposizione, McKennie negli spazi, Conceicao a puntare l'uomo), nonché un monumentale Locatelli. Non avevo dubbi perché, e anche qui mi ripeto, è contro le squadre più forti, che si aprono e lasciano spazi, che il calcio di Spalletti è bello e al tempo stesso letale. Mi spingo addirittura ad azzardare che ieri, se (oltre a un arbitro all'altezza al posto di quel vile) ci fossero stati giocatori da Juve in luogo dei tre calciatori inadeguati che costituivano la spina dorsale (Di Gregorio, Miretti e David), l'avremmo tranquillamente portata a casa.
  2. Personalmente sarei sorpreso - anzi: deluso - se l'allenatore tornasse alla difesa a tre con una linea a cinque a centrocampo. Davvero. Tanti discorsi sull'identità, sulla riaggressione, sulla occupazione degli spazi e poi torniamo proteiformi? Cambiamo impostazione perché giochiamo contro i prescritti e perché manca Thuram? Veramente vogliamo schierarci con Cabal a sinistra e Cambiaso a destra? Con Koopmeiners a centrocampo? E caso mai Openda di punta... Personalmente, se la catena di sinistra è il loro punto forte, farei il mio gioco e contrapporrei la catena di destra (con Kalulu in sovrapposizione, Chico a far venire il mal di testa a Bastoni e McKennie tra le linee). Locatelli e Miretti i due di centrocampo (sfalzati con Loca più basso). Questa è una partita dal forte valore segnaletico: conta quasi più per l'immagine e il messaggio che per i tre punti.
  3. Molte cose sono state scritte sull'argomento (anche in questo topic da altri utenti). Il primo (e irreversibile) passo fu fatto quando si consentì alle società sportive di adottare lo scopo di lucro (se non erro a metà anni '90). Questa innovazione ha segnato il passaggio a un modello di gestione imprenditoriale (cioè alla produzione di utili) e soprattutto ha aperto la strada alla quotazione in borsa. La quotazione segna l'ingresso in un mondo completamente diverso, fatto di regole stringenti, di trasparenza informativa e di bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali (quelli, per intenderci, utilizzati dalla procura sportiva e dalla Consob per inchiodarci proprio facendo leva sulla - per loro - falsa applicazione delle norme sullo scambio di giocatori). Già questo aspetto crea una inaccettabile sperequazione tra società (quotate) e società (non quotate), una sorta di svantaggio competitivo per la Juve. Il FPF nasce con un intento giusto - e cioè che le società devono autofinanziarsi con i ricavi generati dalla gestione caratteristica (merchandising, stadio, pubblicità, etc.) e non con il player trading o con immissioni di capitale a fondo perduto da parte della proprietà - ma ha finito con il subire le solite distorsioni a vantaggio dei club più influenti politicamente. Nel nostro caso è inutile pensare di tornare indietro o ripensare nostalgicamente agli anni 1980'. Le strade sono: ferrea selezione dei dirigenti; delisting.
  4. Sulla conclusione non posso che essere d'accordo al 100 per cento Jouvans. E anzi era proprio questo il senso del mio messaggio: andare avanti sulla strada intrapresa anche se comportasse il rischio di non entrare tra le prime quattro. Per me questo rischio è concreto: perché le difficoltà non le abbiamo con Inter, Napoli o Roma - né paradossalmente (ma nemmeno troppo) in CL - cioè quando affrontiamo squadre che si aprono e lasciano spazi (in cui perfino David può inserirsi e riuscire a tirare in porta...). No, le difficoltà le abbiamo con le squadre che si chiudono a riccio, ci costringono a produrre una mole infinita di tiri come la fatica di Sisifo (in mancanza di un attaccante centrale degno di questo nome) e ci castigano alla prima ripartenza (in mancanza di Buffon in porta). E la storia insegna che gli scudetti si vincono (e i quarti posti si strappano) battendo queste squadre. Detto ciò, mi ripeto: chi se ne infischia del quarto (o del terzo o del secondo) posto se finalmente acquisiamo una mentalità che ci porta a giocare nella metà campo altrui (senza ovviamente perdere le distanze). Perché - se è vero, come è vero, che stiamo seminando - l'anno prossimo sarà quello decisivo per la dirigenza, per Spalletti e quindi per noi che abbiamo a cuore la Juve.
  5. Pur essendo un sostenitore di Dusan (e caldeggiando il suo rinnovo a ingaggio ridotto) devo ammettere che la tua battuta è letale...
  6. Nel caso di specie non vedrò la mia Juve contro la prescrittese perché sarò a cena fuori. Ma non riesco a disdire: per me (seguo la Juve da troppo tempo per rinunciarci) e soprattutto per mio figlio nel quale ho inculcato il culto della Juve e che subirebbe una violenza emotiva se gli togliessi da un giorno all'altro i colori bianconeri.
  7. Sentimento largamente condiviso (soprattutto da chi, come me, segue la Juve dal 1975). La spiegazione dell'Aia (intesa come spiazzo antistante il pollaio) rasenta l'indecenza intellettuale. Ma se la dirigenza nulla dice e i tifosi allo stadio nulla dicono (se non far piovere salve di fischi ai propri giocatori quando sbagliano) che possiamo fare noi utenti di VS?
  8. Chirurgico. Hai plasticamente messo in luce quello che avevo confusamente intuito in qualche post precedente. La domanda è: si può arrivare al quarto posto giocando ogni partita in modo "folle" (Jouvans, op. cit.) con preventive a centrocampo per 90 minuti e 35 tiri in porta per segnare un gol? La risposta, in considerazione della rosa della Juve, è no. Ma se serve a radicare finalmente una identità dopo anni di afasia calcistica (e cioè a consentirci di giocare il nostro calcio indipendentemente dall'avversario) ben venga il quinto (o sesto o settimo) posto. Nella consapevolezza però che si ridurrà il fondo cassa per acquistare i giocatori di cui avremo bisogno (a partire da un attaccante prolifico) e che ancora più importante sarà allora avere una dirigenza competente che sappia fare di necessità virtù.
  9. Magari fosse dolo (o, peggio, premeditazione). Perché vorrebbe dire che contiamo ancora qualcosa e che ci temono. Invece la semplice, nuda verità è che siamo "retrocessi" al rango di una Lazio, di una Fiorentina o di un Bologna a livello di peso specifico, finanche di una Atalanta (non penso ci sia bisogno di ricordarvi quanto combinarono nella finale di Coppa Italia). La verità è che ai tempi d'oro di proprietà e dirigenza non c'era bisogno di lamentarsi pubblicamente: perché il potere si esercitava in silenzio. Oggi restiamo in silenzio perché non abbiamo potere. Ed ecco Rocchi, Guida, Maresca, Doveri, e tutta la consorteria del Var: i vampiri di Sinners.
  10. Condivido il senso complessivo del post ma non identificherei Spalletti con un "giochista a ogni costo" contrapponendolo all'onnipresente (nei nostri dibattiti) Allegri. A mio avviso Spalletti ha dato finalmente un'impronta riconoscibile a questa squadra (una "identità", direbbero quelli bravi); e ha anche migliorato nettamente la resa atletica, la capacità di pressare e occupare gli spazi con più giocatori. Il che non vuol dire che muovergli qualche appunto sia un delitto di lesa maestà. Questo ovviamente no. Se si critica Guardiola, si critica anche Spalletti. Ad esempio ricordo come, proprio contro la Lazio all'andata, ci fu il sesquipedale errore di David che innescò l'azione conclusa dal gol di Basic (grave quanto quello di ieri di Locatelli sul primo gol e di Cambiaso sul secondo gol). E ricordo come in quella occasione diversi utenti, anche in questo magnifico cafe, parlarono di "errore di squadra" (di Perin nel rilancio e prima ancora di Gatti), alcuni addirittura derubricando l'errore di David a semplice "gesto tecnico". Il tutto ovviamente per criticare Tudor e la sua incapacità di allestire un sistema di gioco che "minimizzasse" l'impatto di errori di questo tipo. Ecco, senza voler istituire alcun parallelismo tra Spalletti e Tudor, onestà intellettuale vorrebbe che si sottolineasse come anche ieri la squadra si sia trovata sbilanciata nei due gol e che, se dopo mezz'ora di dominio incontrastato gli avversari fanno gol alla prima vera occasione (e di recente non è la prima volta: v. Lecce e Cagliari), un tema di riflessione si pone anche nel caso di Spalletti.
  11. Lohengrin

    Di Gregorio e i tiri: un problema per la Juve

    Penso ci sia un salto logico in tutta questa discussione. Di Gregorio ieri ha commesso un "errore" sul secondo gol? Secondo me no: il tiro era violento e ravvicinato. Di Gregorio è un grande portiere, un asset? Secondo me no: il tiro era comunque centrale e Buffon (o, appunto, Donnarumma, visto che è stato più volte evocato) sì. Questo è il modo in cui vedo la questione. Di Gregorio è un buon portiere ma non ti farà mai fare quei dieci punti in più in campionato che distinguono i buoni portieri dai topnotch (nel nostro campionato direi solo Svilar e Maignan e, tra gli italiani, forse il solo Carnesecchi).
  12. Lohengrin

    [Live] Juventus - Lazio 2-2

    Ed eccoci qui. Modalità Lecce, modalità Cagliari. Dominio nostro. Primo tiro degli avversari: gol. Deprimente.
  13. Lohengrin

    [Live] Juventus - Lazio 2-2

    Ed eccoci qui. Modalità Lecce, modalità Cagliari. Dominio nostro. Primo tiro degli avversari: gol. Deprimente.
  14. Pensa il Var in Juve - Inter dell'aprile 1998.... (e ancora si gode...).
  15. Che è esattamente il motivo per cui qualsiasi tifoso sfegatato juventino che vive a Roma (come il sottoscritto) continuerà a sperare che quei peperoni non vincano una mazza (indipendentemente da chi sia l'antagonista di turno): perché sono talmente ottusi che anche se gli viene sottratto uno scudetto da malandrini patentati (come nel 2008) non se la prenderebbero troppo visto che in fondo, per loro, solo "la Juve rubbba".
  16. Sono sei anni che corriamo nella ruota come i criceti. Campionato altalenante, usciamo dalle coppe (CL e coppa Italia, tranne l'anno di Allegri contro l'Atalanta), ci consoliamo dicendo che tanto non saremmo andati avanti, quindi buttiamo il sangue nel rush finale per arrivare quarti in campionato e accedere alla CL, quindi usciamo l'anno dopo sia dalla CL (dicendo che tanto non saremmo andati avanti) sia dalla Coppa Italia (dicendo che è una coppetta...), facciamo il disperato rush finale per sopravanzare la Roma di turno, arriviamo quarti, etc. Si può spezzare per favore questo "eterno ritorno" alla Nietzsche? Forse è meglio arrivare ottavi e resettare tutto. Fare piazza pulita dei giocatori mediocri, concentrarsi su 14/15 giocatori dando una identità come quella che Spalletti sta imprimendo adesso. Perché al Napoli e al Milan stare un anno a secco è servito, eccome se è servito. Certo, avremmo bisogno di una dirigenza che sia in grado di fare acquisti mirati e sensati...
  17. Lohengrin

    Atalanta-Juventus 3-0, commenti post partita

    Con Dusan l'avremmo (stra)vinta. E adesso aapetto i soliti noti a gettare fango.
  18. Guarda, insegnare principi ai ragazzi è una delle cose più affascinanti perché non puoi escludere che uno tra i mille che incontri ne farà tesoro e supererà il maestro (poi ricordandosene). Questo in qualunque campo (non solo di gioco...).
  19. Chiamala baracca... A questo punto sarei veramente curioso di veder giocare una delle tue squadre - secondo me c'è anche un tocco di Darth Vader visto che il lato oscuro genera la luce ("No, I am your father"...).
  20. Pensa tu che avrei eletto la categoria 5 ma proprio quel riferimento al lato oscuro della forza invece mi fa propendere quasi per la categoria 4...(Darth Vader: il cattivo inarrivabile). E poi c'è lui, la crasi tra 4 e 5: Marcello Lippi.
  21. Il dato si riferisce alla PFN (indebitamento finanziario lordo - e cioè debiti verso banche, obbligazionisti, leasing, factoring con clausola di regresso - meno liquidità a breve) e dà una misura dell'equilibrio finanziario e della solvibilità dell'impresa, appunto, nell'esercizio. È una delle grandezze usate per valutare un'azienda nelle operazioni di acquisizione o dalle banche per stabilire se erogare finanziamenti; tipicamente viene comunicata al mercato dalle società quotate in sede di "guidance" vale a dire di previsioni per l'anno al fine di consentire agli investitori e agli analisti (coloro che pubblicano ricerche e raccomandazioni sui titoli) di fare le proprie valutazioni. Ed è una grandezza che viene altresì indicata nel prospetto informativo, quando la società emette nuove azioni per cercare capitale di rischio. Come tale la PFN è un indicatore certamente da non sottovalutare ma che da solo non è decisivo. Ad es., altrettanto (se non più importanti) sono i ricavi e l'Ebidta (e cioè il margine di rendimento della gestione caratteristica della società) che segnalano la capacità della società di ripagare quel debito corrente. Il riferimento ad asset immobilizzati come lo stadio di proprietà, invece, non ha molta importanza perché ovviamente non è un asset liquido. È come se Tizio avesse uno splendido appartamento a piazza di Spagna a Roma ma si fosse poi indebitato al punto di non riuscire a far fronte alle rate di mutuo. Dovrebbe svendere la casa per evitare il pignoramento. Peraltro mi chiedo se questi valori riportati da Calcio e Finanza sono stati calcolati su base omogenea visto che la Juve e la Lazio applicano i principi contabili internazionali e le altre squadre no. In ogni caso sorprendente la posizione del Napoli (che avrebbe decine di milioni di liquidità utilizzabile).
  22. Se Dusan abbassasse le pretese economiche sarebbe esattamente la punta che cerca Spalletti. Speriamo capisca che può essere la sua grande occasione e non si faccia traviare dai mefitici procuratori. Altrimenti: buona Arabia Saudita.
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