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Nate Fisher

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Everything posted by Nate Fisher

  1. Nate Fisher

    Playstation 5

    Il 4 giugno entreremo di diritto nella next gen, aspettando poi anche la presentazione della console. Stiamo per entrare nel futuro.
  2. Nate Fisher

    Playstation 5

    Calcola che il dollaro vale meno dell'euro e quindi venderla a 399 euro significherebbe venderla già ad un prezzo superiore. Comunque in linea generale di solito i prezzi sono identici quando ci sono queste uscite mondiali.
  3. Nate Fisher

    Playstation 5

  4. Nate Fisher

    Playstation 5

    Secondo Digital Foundry la standard verrà lanciata a 500 euro mentre la digital a 450. A queste cifre venderebbe come l'acqua
  5. Nate Fisher

    Playstation 5

    No ma infatti al 99% sarà più alto. Per me la digital verrà lanciata a 450/500 e quella con lettore a 550/600.
  6. Nate Fisher

    Bologna - Juventus 0-2, commenti post partita

    Si, avevo dimendigado il gondoddiero
  7. Nate Fisher

    Bologna - Juventus 0-2, commenti post partita

    Paratici.
  8. Nate Fisher

    Bologna - Juventus 0-2, commenti post partita

    In effeddi avevo dimendigado il gondoddiero
  9. Nate Fisher

    Bologna - Juventus 0-2, commenti post partita

    Aspetta che sta per pagare Arthur 80 milioni
  10. Nate Fisher

    Bologna - Juventus 0-2, commenti post partita

    Contento per Berna, De Sciglio e Bonucci che troppo spesso vengono massacrati ingiustamente. Per il resto solita roba, buoni i 3 punti, il gol di Dybala e poco altro. Sinisa è l'unico allenatore al mondo che non ha capito come si affronta la Juve di Sarri
  11. Se cerchi delle risposte, la storia ti è sempre buona consigliera. Anche nelle vicende del pallone. Il faticoso e zoppicante cammino della Juve sarriana ci rimanda alla storia stessa del club bianconero, in cui se c’è una ciambella che mai è venuta fuori col buco, è quella delle rivoluzioni. Due i casi più eclatanti, quello di Luis Carniglia alla fine degli anni sessanta e l’altro di Gigi Maifredi trent’anni fa. Correva il 1969, e a sostituire dopo cinque anni Heriberto Herrera sulla panchina bianconera fu chiamato un pittoresco argentino giramondo, Luis Carniglia; questi imboccò la via della rivoluzione, che presto si tradusse in un vicolo cieco. «Heriberto faceva el movimiento? Io lo abolirò. Non mi piacciono i giocatori muscolari. Io adoro gli artisti, detesto chi sa solo correre» disse al suo arrivo. Non gli andò bene. Finì che nessuno lo seguì, litigò con mezza squadra, e lo licenziarono dopo sei partite chiamando al suo posto Ercole Rabitti. Dopo di lui la Juventus non avrebbe più esonerato più nessuno fino al 2009 quando fu dato il benservito a Claudio Ranieri. Stesso trattamento fu riservato al suo sostituto Ciro Ferrara nel gennaio della stagione seguente. Nessuna rivoluzione in entrambi i casi: va detto infatti che era quella una Juventus che annaspava nella traversata del deserto di Calciopoli. Carniglia, Ranieri e Ferrara condividono il podio sul quale nessuno vorrebbe mai stare: sono gli unici allenatori ad aver subito l’esonero nella lunga storia della Juventus. La scorsa estate Maurizio Sarri è stato chiamato alla corte di Madama, essenzialmente per due motivi; vincere, la Champions in primis (ormai un’ossessione), e divertire. Massimiliano Allegri ha fatto man bassa di trofei in Italia, ma non ha portato in bacheca quello più ambito, nonostante abbia condotto la squadra a due finali continentali in tre anni. Fatali, un anno fa, i secondi 45 minuti dei quarti di Champions nel match di ritorno a Torino contro l’Ajax. Quanto al gioco, i palati fini gli imputavano fosse un votato machiavellico e assai poco spettacolare. Troppo asciutto, troppo calvinista il suo credo. E allora grazie e arrivederci. In Sarri, la dirigenza ha individuato l’uomo della svolta, capace di implementare la rivoluzione del calcio spettacolo. Peccato che il tutto sia finora rimasto ancorato ai proclami del campionato d’agosto, quello delle parole che conosce solo vincitori, e che del decantato sarrismo a Torino non si sia vista che qualche fugace e impercettibile traccia qua e là. Lo stesso, ma è ancora prematuro dire se finirà nello stesso modo, fece la Juve di Luca Cordero di Montezemolo nel 1990, quando seguì il modello del Milan stellare di Arrigo Sacchi sulla via del calcio spettacolare e vincente. A un monumento come Dino Zoff non bastarono le vittorie in Coppa Italia e Coppa Uefa: Montezemolo scelse Gigi Maifredi come l’uomo della rivoluzione per lanciare la sfida a Berlusconi. Era quella una squadra che poteva contare sui due eroi delle notti magiche: Roberto Baggio, arrivato a Torino a pochi giorni dal mondiale tra i tumulti nelle strade di Firenze, e Totò Schillaci, che con Zoff in panchina era esploso. Come Sacchi aveva portato da Parma Mussi e Bianchi a Milanello, da Bologna Maifredi arrivò a Torino con Luppi e De Marchi; lo statuario, nella pura accezione del termine, libero brasiliano Julio Cesar, e il funambolo tedesco Tommasino Hassler i due rinforzi stranieri. E poi l’integralismo della zona, e l’idea di un calcio spensierato, arioso e offensivo. Che qualcosa non funzionasse, lo si capì subito, quando la Juve fu fatta a polpette dal Napoli in Supercoppa al San Paolo; per uno come Stefano Tacconi, non dev’essere stato tanto piacevole raccogliere cinque palloni dal sacco quella sera. Si parlò allora di lavori in corso, e si sostenne come Maifredi avesse bisogno di tempo. Lui prometteva champagne d’alto lignaggio come il Veuve Cliquot che, prima di fare dell’allenatore la sua professione, da rappresentante di vini e liquori vendeva a enoteche e ristoranti del bresciano; nei calici di quel campionato, tuttavia, la sua Juve non servì alla fine che un vinello assai sbiadito e disarmonico, bocciato su tutti i fronti alla prova dell’assaggio. Maifredi non fu esonerato, fu lasciato al suo posto, ma sempre più solo in compagnia di un destino segnato e di uno spogliatoio che gli aveva ormai girato le spalle. L’ultima fetta della stagione fu per lui un calvario, e la sua avventura sulla panchina della Juventus si tradusse in colossale fallimento. Fu così che la mancata rivoluzione generò la restaurazione; Montezemolo passò alla Ferrari, e al timone di Piazza Crimea tornò Giampiero Boniperti che volle di nuovo al suo fianco Giovanni Trapattoni, fedelissimo uomo dell’Ancien Règime. La storia è fatta di cicli, che si ripetono attraverso un susseguo di corsi e ricorsi. La storia dice come la Juve sia da sempre voce di palazzo e mai urla di piazza, sia forza di governo e mai di opposizione, sia un partito conservatore e mai radicale. Ecco perché le rivoluzioni sono le uniche ciambelle che da quella casa mai son uscite col buco. Presto sapremo se sarà così anche stavolta. Contrasti.it
  12. Nate Fisher

    Playstation 5

    Va beh penso che il prezzo della Pro da settembre in poi crollerà, quindi basarsi sul costo attuale ha senso fino ad un certo punto.
  13. Nate Fisher

    La Juventus non è fatta per le rivoluzioni

    Non erano certo delle rivoluzioni filosofiche, anzi. Quelle sono l'emblema del modus operandi della Juve.
  14. La sorella di Cristiano Ronaldo, Elma Aveiro, la tocca decisamente piano su Instagram. Difesa a spada tratta del fratello e attacco senza mezzi termini al gioco della Juve. "Cosa altro può fare? Da solo non riesci a fare miracoli. Non capisco come si possa giocare così comunque... Testa alta, di più non poteva fare". TuttoJuve
  15. Nate Fisher

    Playstation 5

    Uscirà al 100% in bundle con la console a questo punto.
  16. Nate Fisher

    Playstation 5

  17. Nate Fisher

    Playstation 5

  18. Per me se non cambia la dirigenza è tutto inutile. Il pesce puzza dalla testa.
  19. Io sono per fare una bella rivoluzione, a partire dai dirigenti.
  20. Le minestre riscaldate non vanno mai bene, nonostante sia innamorato di Max. Con questa squadra ha già dato tutto quello che poteva dare, bisogna guardare avanti e non indietro. Prima di cambiare Sarri bisogna capire che fine faranno Paratici e Nedved. Quando il pesce puzza bisogna partire dalla testa.
  21. Nate Fisher

    Playstation 5

    Daje Banane in frigo.
  22. A proposito di intervalli, molto si è parlato di quello di Cardiff nella famosa finale di Champions 2017 persa contro il Real Madrid. Ebbene, non accadde proprio nulla di clamoroso. Eravamo solo stanchi. Perché mai avremmo dovuto litigare o addirittura menarci subito dopo avere raggiunto il pareggio? A che scopo? Mica stavamo perdendo 3-0, e comunque anche in quel caso non avrebbe avuto senso. Siamo rientrati nello stanzone molto provati. Mandzukic malandato sul lettino che quasi non camminava, Pjanic lo stesso, tutti e due che si facevano sistemare il ginocchio mentre il mister (Allegri, ndr) parlava. Avevamo il fiatone, altro che litigare. Ci siamo detto cose banali: 'Proviamo a stare su, non ci disuniamo, sarà dura, loro adesso verranno fuori' La cosa peggiore è che non siamo riusciti a gestire la partita, e dopo il secondo gol preso in quel modo abbiamo pensato che fosse già finita, io in primis, e questo non si fa. Perché non era assolutamente finita. Anche se dallo stupido gol di Casemiro, quello del 2-1, passammo al 3-1 in un amen, come degli sprovveduti: Mandzukic che si fa anticipare in quel modo, Alex Sandro che si fa infilare bellamente a fondo campo, io e Leo (Bonucci, ndr) che restiamo lì come due mammalucchi a guardare Ronaldo che insacca. Eppure, sul 3-1 per loro abbiamo comunque rischiato di fare gol, e se ci fossimo riusciti si sarebbe riaperto tutto, perché il Real può smarrirsi in un momento. Quella volta ero proprio convinto che l'avremmo vinta, la Champions: un mese prima eravamo nettamente i più forti d'Europa. Purtroppo le finali arrivano sempre troppo tardi per noi. Eurosport
  23. Gattuso grande uomo e grande allenatore. Si merita tutti i complimenti possibili.
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