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Pietro Carmignani

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Pietro Carmignani nasce ad Altopascio, in provincia di Lucca, il 22 gennaio 1945; la svolta calcistica avvenne a Firenze, quando è ancora una giovane promessa, a diciotto anni. Lo visionò Pandolfini e, l’ex mezzala della Nazionale, diede il suo parere favorevole; la Fiorentina, però, nicchiò ed il talent scout Franceschini, se lo portò a Como. Tre anni in riva al lago e poi il trasferimento a Varese, da dove comincia la sua ascesa; l’affermazione, la promozione in serie A e l’acquisto delle doti necessarie per difendere i pali di una squadra che lotta disperatamente per la salvezza. Volente o nolente, deve fare i miracoli, ma lui è uno che ha un fisico di ferro; trentotto partite su trentotto in serie B, trenta su trenta in serie A, dove subisce più di trenta goals, ma fa almeno il triplo di miracoli.

Allodi, e quindi la Juventus, lo vede una volta a “S.Siro” prendere una palla ad Hamrin che già i rossoneri si abbracciavano e l’arbitro indicava il centrocampo; lui, invece, deviò quella palla e ci rimasero tutti male. Allodi andò a congratularsi con lui e gli propose di indossare la maglia numero uno della Juventus, per la stagione 1971-72.

Soprannominato “Gedeone”, doveva essere il portiere del futuro ed invece, si fece notare per alcune prestazioni opache ed un rendimento altalenante; è diventata storica la “papera” di Cagliari quando, allo scadere della partita, si fece scivolare fra le mani un innocuo traversone di Domenghini, permettendo a “Bobo” Gori di insaccare ed agli isolani di vincere quella partita.

Così, nonostante lo scudetto vinto e le 37 presenze, fra campionato e coppe, Carmignani viene ceduto al Napoli, dove resterà per cinque stagioni, vincendo anche la Coppa Italia del 1976, per poi passare e chiudere la carriera alla Fiorentina, prima di intraprendere la carriera di allenatore, con alterne fortune.

Il suo passaggio al Napoli, permise il trasferimento a Torino di Dino Zoff, l’uomo leggenda. Peccato, comunque, per “Gedeone” che, in precedenza e più precisamente a Como ed a Varese, aveva mostrato notevoli doti che, alla Juventus, pochi ebbero la fortuna di ammirare.

 

 

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