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10AlexDelPiero10

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  1. Cabal ha vissuto una stagione davvero sfortunata: tra prestazioni condizionate e infortuni, non ha mai avuto l’opportunità di mostrare il suo reale potenziale. Discorso simile per Holm che, per quel poco che si è visto, aveva lasciato intravedere qualità interessanti, ma non sembra nemmeno destinato al riscatto. Gatti, invece, ha attraversato una flessione comprensibile dopo il brutto infortunio, ma nel finale era già in crescita. E soprattutto, una qualità che alla Juventus conta sempre: la grinta e il carattere bianconero non gli sono mai mancati.
  2. 10AlexDelPiero10

    Carnesecchi, nome nuovo per la porta Juve

    Carnesecchi va benissimo, ma la porta della Juventus non è una porta qualunque. Per questo vedrei benissimo Buffon come preparatore o figura di riferimento, come accadde con coppie storiche come Tacconi-Zoff e Rampulla-Peruzzi: talento sì, ma accompagnato da esperienza, personalità e in stile Juventus.
  3. Daffara andrebbe mandato in prestito solo a condizione che giochi titolare; in caso contrario, meglio trattenerlo come terzo portiere, inserendolo gradualmente in prima squadra per garantirgli continuità di crescita. Sul mercato, Di Gregorio potrebbe essere valutato come possibile pedina di scambio per arrivare a profili più funzionali agli obiettivi del club. Giocatori come Pellegrino o Bernabé, pur utili per profondità, alla Juventus resterebbero comunque soluzioni da rotazione, senza reali garanzie di titolarità. Il punto è questo: alla Juventus serve alzare il livello dei titolari, non aumentare semplicemente il numero delle alternative. Le seconde linee ci sono già; ciò che manca è qualità nelle prime scelte.
  4. Sembra che il mercato stia puntando alla “crème de la crème” degli estremi difensori prossimi alla pensione. L’esperienza è importante, ma la Juventus dovrebbe guardare avanti, non allo specchietto retrovisore. I profili su cui costruire il futuro ci sarebbero pure: Carnesecchi e Caprile rappresentano soluzioni credibili e di prospettiva, mentre Daffara potrebbe crescere gradualmente in prima squadra nel ruolo di terzo portiere. E perché non affidare a Buffon la crescita dei numeri uno bianconeri, come accadde quando Zoff accompagnò i primi passi di Tacconi alla Juventus? Fu così anche con Rampulla per Peruzzi. Proprio per il peso del ruolo, oggi Buffon sarebbe una scelta super in linea con la tradizione del club: programmazione, competenza e visione a lungo termine. Insomma, una vera programmazione in stile Juventus.
  5. Per Di Gregorio il passaggio dal Monza alla Juventus si è rivelato un azzardo pagato a caro prezzo. Vicario almeno potrebbe garantire maggiore esperienza e affidabilità immediata. Quanto a Carnesecchi, punterei su di lui, magari dopo un’altra stagione a Bergamo per verificare che confermi quanto di buono ha mostrato finora. Se ci si fissa troppo su Kolo Muani, il rischio è quello di inseguirlo fino alla fine del mercato e pure di strapagarlo rispetto al suo reale valore. Il calcio africano, nel frattempo, è cresciuto enormemente. In questo Mondiale mi hanno impressionato positivamente soprattutto il centrocampista Ayyoub Bouaddi e l’ivoriano Christ Inao Oulaï: giovanissimi, ma già dotati di personalità, qualità tecnica e maturità tattica. La Costa d’Avorio, in particolare, sta producendo diversi talenti che uniscono struttura fisica, tecnica e ampi margini di crescita.
  6. Alla fiera dell’est, per tre soldi, un Dybalino mio padre comprò… e venne la società che lo lasciò andar via, il Dybalino che al mercato mio padre comprò… E venne poi la società che comprò Vlahović, che tolse il posto al Dybalino che per tre soldi al mercato mio padre comprò… “Chiamala se vuoi programmazione…”
  7. Muharemovic, Huijsen, Dragusin. E prima ancora Demiral e Romero. Avevamo già tutto in casa: giovani, talento, prospettiva e valore economico. Li abbiamo lasciati andare e adesso ci ritroviamo a inseguire sul mercato gli stessi giocatori, pagando il quadruplo per rimediare ai nostri errori.
  8. 10AlexDelPiero10

    (TS) "Juventus: idea Zaniolo come alternativa a Brahim Diaz"

    Zaniolo è riuscito a rilanciarsi dopo anni segnati da infortuni pesanti e da una certa discontinuità, sia fisica che caratteriale. Alla Juventus sarebbe potuto arrivare molto prima: in un contesto diverso avrebbe probabilmente incanalato e disciplinato meglio il suo talento. Fa il paio con Berardi: due nomi che tornano ciclicamente accostati alla Juventus, alimentando aspettative e discussioni, ma che alla fine non arrivano mai. Due operazioni che, visto il momento che stiamo attraversando, porterei anche a termine: potrebbero trovare nell’ambiente giusto l’occasione per rilanciarsi definitivamente e, allo stesso tempo, dare pure uno slancio alla Juventus attuale.
  9. 10AlexDelPiero10

    (Video) "La tripletta di David in Canada-Qatar"

    David, di certo, non è una punta pura, un centravanti o un vero uomo d’area. Almeno in Serie A ha spesso giocato di sponda, quasi deresponsabilizzandosi nelle situazioni potenzialmente più pericolose e decisive. L’algoritmo lo ha portato a primeggiare nel campionato francese e oggi contro il Qatar in nove uomini. Forse, a mio avviso, sarebbe stato più utile interpretarlo come supporto a Vlahović anziché come sua alternativa. Ma tant’è. Considerando che David è arrivato a parametro zero, si può comunque pensare di ricavarne una plusvalenza, anche minima. Tanto vale allora che continui pure ad “algoritmizzare” il suo tabellino: almeno, alla fine, qualcosa si potrà monetizzare.
  10. Certo. Non si possono applicare criteri uguali per tutti i giocatori e per tutte le squadre: ogni società fa le proprie valutazioni, come a scuola o nella vita. Nel calcio, però, conta sempre il campo. Una stagione sottotono può essere anche un’occasione di riscatto l’anno successivo, e questo deve essere uno stimolo. Ma se un giocatore si adagia sull’ultimo contratto o sullo stipendio già acquisito, senza mantenere il livello o addirittura senza provare a migliorarsi, allora il rendimento cala inevitabilmente e, di conseguenza, si scende di categoria. È semplice: nel calcio si va avanti solo se si continua a dimostrare il proprio valore.
  11. Le società sono ormai ostaggio dei giocatori, o peggio ancora dei loro procuratori. Servirebbero contratti basati su prestazione/rendimento: più produci - più guadagni; meno produci - meno guadagni. Semplice.
  12. 10AlexDelPiero10

    Flop Koopmeiners in nazionale contro il Giappone

    Appena è entrato, Holly e Benji hanno trovato il pareggio. Però, per capire davvero Koopmeiners, vale la pena riascoltare l’amico De Roon che non parla di un fuoriclasse, ma di un giocatore che per rendere deve lavorare tantissimo ogni giorno. Una cosa che Gasperini aveva capito perfettamente.
  13. Ricordo (forse in una intervista) che il nome di Tacconi cominciò a circolare in orbita Juventus già durante la stagione 1982-83, quando non era ancora certo il ritiro di Zoff. Poi nell’1983-84 passò direttamente alla Juve.
  14. Boga in rosa ci può stare. Quando è stato chiamato in causa, soprattutto a partita in corso, ha dimostrato di poter dare il suo contributo, pur attraversando a volte periodi meno incisivi. Per far rifiatare Yildiz e garantire alternative di qualità nel reparto offensivo, può essere una soluzione utile. Inoltre, è il profilo giusto per chi accetta il proprio ruolo senza pretendere la titolarità e mostra riconoscenza e voglia di mettersi al servizio della Juventus. Per questo, a mio parere, il riscatto è anche meritato: non un titolare imprescindibile, ma una risorsa preziosa all’interno della rosa.
  15. Il salto di Di Gregorio dal Monza alla Juventus è stato probabilmente troppo brusco per affidargli subito la titolarità assoluta, senza avere accanto una figura esperta che ne accompagnasse la crescita. Il ruolo del portiere è diverso da tutti gli altri: richiede tempo, gestione della pressione e una maturazione particolare. Basti pensare a Stefano Tacconi: la Juventus lo acquistò dall’Avellino con anticipo, permettendogli un inserimento graduale prima di raccogliere l’eredità di Dino Zoff. E, una volta arrivato il momento del passaggio di consegne, poté contare proprio su Zoff come preparatore e guida. Per questo, forse con Marco Carnesecchi (che mi ricorda un po’ Tacconi) si potrebbe seguire una strada simile: affiancargli un portiere di grande esperienza o un preparatore che abbia vissuto il ruolo ad altissimi livelli (Buffon?). Perché il portiere non è un giocatore come gli altri. Lo spiegava perfettamente Dino Zoff nel docufilm realizzato dalla Rai.
  16. Non si tratta di sparare nomi di giovani a caso. Se basta una stagione da titolare in Serie A per trasformare un giocatore nel nome del momento, allora si sta semplicemente inseguendo la moda. Oggi tocca a Palestra, ieri toccava ad altri. Torricelli arrivava dall’Interregionale e non lo considerava nessuno; Barzagli era finito in Germania quasi nell’indifferenza generale prima di essere riconosciuto per quello che era davvero. Il valore spesso va individuato prima che diventi evidente a tutti. Lucumí, personalmente, non mi convince né per il prezzo né per le prestazioni mostrate finora. Se poi si preferisce l’“esperienza” a un profilo più giovane con margini di crescita, allora abbiamo semplicemente una visione diversa. Il punto è che gli acquisti di prospettiva non sono soldi buttati: spesso diventano patrimonio tecnico ed economico. Con Ogbonna e Porrini si è fatta cassa, con Rugani si sarebbe potuto monetizzare molto meglio nel momento giusto e oggi si può fare lo stesso con Gatti. La Juventus vincente è stata spesso quella che ha saputo vedere prima degli altri: Carrera, Montero, Iuliano, Torricelli, Porrini, Barzagli (solo per menzionare i difensori). Giocatori che all’arrivo non erano certo i nomi che facevano sognare le folle. Lo stesso principio vale oggi: Romero e Demiral sono stati valorizzati altrove, De Ligt ha comunque generato una plusvalenza importante, Bremer con ogni probabilità ne genererà un’altra. Al contrario, operazioni come Huijsen e Muharemović lasciano la sensazione di aver ceduto troppo presto giocatori che avrebbero potuto aumentare sensibilmente il proprio valore. Gli investimenti a perdere, semmai, sono quelli fatti su giocatori già maturi, costosi e con scarse prospettive di rivalutazione. Perché quando un giocatore convince tutti, di solito costa già troppo. La bravura sta nel riconoscerne il valore prima degli altri.
  17. C’è una lunga lista di giocatori per quel ruolo, ma almeno Comuzzo rappresenta una buona riserva, con margini di crescita. Lucumí, invece, sarebbe un investimento troppo oneroso e poco sostenibile in prospettiva, anche in ottica futura rivendita.
  18. Leoni andava preso quando era alla Sampdoria, quando il costo dell’operazione era ancora alla portata e la Juventus lo aveva già visionato. Oggi si parla di cifre ben diverse per un ragazzo che, per quanto promettente, arriva da un infortunio importante. Basta guardare i casi di Scalvini e Bremer: entrambi hanno avuto bisogno di tempo per ritrovare condizione, ritmo e continuità. Il talento non si discute, ma certi investimenti andrebbero fatti prima che il mercato ne moltiplichi il prezzo. Il caso Palestra è la dimostrazione di come il mercato si surriscaldi in fretta: una sola stagione positiva in Serie A e il prezzo vola. Oggi basta poco per passare da prospetto interessante a giocatore fuori portata, con valutazioni che esplodono e rendono ogni operazione sempre più complicata per chi arriva tardi.
  19. È anche giusto che un calciatore senza certezze contrattuali valuti le opportunità sul mercato: sarebbe strano il contrario. Ma a un certo punto anche l’entourage dovrebbe fare i conti con la realtà. I soldi contano, certo, ma per un giocatore conta soprattutto giocare e sentirsi al centro di un progetto. Tirare troppo la corda per motivi economici rischia di essere un errore, perché restare senza squadra o senza continuità difficilmente è la scelta migliore per la carriera di un professionista.
  20. 10AlexDelPiero10

    (TS) "Juventus: Modesto ai saluti, Tognozzi verso il ritorno"

    La cordata di francesismo Comolli-Modesto non mi è mai piaciuta. Tanto fumo negli occhi e una fiducia cieca negli algoritmi, come se bastassero dei numeri per capire un calciatore da Juventus. Bisognerebbe riprendere e preferire gli scout veri: quelli che trovavano giocatori da Juventus sui campi della Serie B o dell’Interregionale, armati di competenza e passione, non di database. Oggi si rincorrono nomi da figurine e operazioni da salotto, spacciandole per genialate, o progetti fantasiosi (cit. Danilo). Ma il calcio si capisce e si capirà solo sul campo, non certo davanti a un foglio Excel.
  21. Visti i nomi e le cifre che circolano, ho votato favorevole confidando soprattutto nella volontà del giocatore. Se Dusan è davvero convinto di restare e non si lascia condizionare dal suo entourage, allora si può ragionare su un rinnovo a cifre più in linea con il suo reale valore e con il rendimento espresso finora. Parliamo comunque di un calciatore di 26 anni, che conosce l’ambiente e ha ancora margini importanti. Se invece dovessero prevalere richieste fuori misura, allora è giusto che ognuno vada per la propria strada. Del resto, la Juventus ha saputo andare avanti anche senza giocatori ben più importanti.
  22. Dusan può anche essere disposto a fare qualche passo indietro, ma il vero ostacolo resta l’entourage che lo rappresenta. A certe cifre diventa difficile persino sedersi a un tavolo e trattare. La Juventus, in questi anni, ha già investito tantissimo sul giocatore, senza ricevere in cambio prestazioni all’altezza delle aspettative: qualche picco importante, ma anche troppi bassi, con un bilancio complessivamente deludente rispetto a quanto ci si attendeva da lui. Se dovesse trovare l’ingaggio che il suo entourage pretende, difficilmente accadrà in Italia. Lo ha lasciato intendere chiaramente, seppur con rammarico, Chiellini.
  23. Peccato che in quel Lille-Juventus di qualche anno fa, oltre ai già noti Zhegrova e David (che confezionarono pure un gol), tra gli osservati speciali ci fosse anche Bouaddi, allora giovanissimo.
  24. Certamente. Abbiamo avuto centrocampisti migliori, anche ai tempi di Trapattoni per dire.
  25. Va bene che Frattesi possa incarnare il prototipo del centrocampista spallettiano, ma non sarà certo l’unico sulla faccia della terra. Tra l’altro è da almeno due anni che non gioca con continuità una partita intera ed è sparito perfino dai radar della Nazionale. Se poi l’alternativa è Lobotka, allora Carnevali non ha ancora capito qual è il vero problema di questa squadra: da dieci anni manca un centrocampo degno di questo nome. Dall’epoca del poker d’assi Pirlo-Vidal-Marchisio-Pogba non si è più riusciti a costruire un reparto all’altezza. Continuare a rincorrere soluzioni di corto respiro non basta: serve ingegno, visione e il coraggio di mettere insieme un nuovo centrocampo capace di fare la differenza, non di limitarsi a tamponare le lacune di quello attuale.
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