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10AlexDelPiero10

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  1. C’è una lunga lista di giocatori per quel ruolo, ma almeno Comuzzo rappresenta una buona riserva, con margini di crescita. Lucumí, invece, sarebbe un investimento troppo oneroso e poco sostenibile in prospettiva, anche in ottica futura rivendita.
  2. Leoni andava preso quando era alla Sampdoria, quando il costo dell’operazione era ancora alla portata e la Juventus lo aveva già visionato. Oggi si parla di cifre ben diverse per un ragazzo che, per quanto promettente, arriva da un infortunio importante. Basta guardare i casi di Scalvini e Bremer: entrambi hanno avuto bisogno di tempo per ritrovare condizione, ritmo e continuità. Il talento non si discute, ma certi investimenti andrebbero fatti prima che il mercato ne moltiplichi il prezzo. Il caso Palestra è la dimostrazione di come il mercato si surriscaldi in fretta: una sola stagione positiva in Serie A e il prezzo vola. Oggi basta poco per passare da prospetto interessante a giocatore fuori portata, con valutazioni che esplodono e rendono ogni operazione sempre più complicata per chi arriva tardi.
  3. È anche giusto che un calciatore senza certezze contrattuali valuti le opportunità sul mercato: sarebbe strano il contrario. Ma a un certo punto anche l’entourage dovrebbe fare i conti con la realtà. I soldi contano, certo, ma per un giocatore conta soprattutto giocare e sentirsi al centro di un progetto. Tirare troppo la corda per motivi economici rischia di essere un errore, perché restare senza squadra o senza continuità difficilmente è la scelta migliore per la carriera di un professionista.
  4. La cordata di francesismo Comolli-Modesto non mi è mai piaciuta. Tanto fumo negli occhi e una fiducia cieca negli algoritmi, come se bastassero dei numeri per capire un calciatore da Juventus. Bisognerebbe riprendere e preferire gli scout veri: quelli che trovavano giocatori da Juventus sui campi della Serie B o dell’Interregionale, armati di competenza e passione, non di database. Oggi si rincorrono nomi da figurine e operazioni da salotto, spacciandole per genialate, o progetti fantasiosi (cit. Danilo). Ma il calcio si capisce e si capirà solo sul campo, non certo davanti a un foglio Excel.
  5. Visti i nomi e le cifre che circolano, ho votato favorevole confidando soprattutto nella volontà del giocatore. Se Dusan è davvero convinto di restare e non si lascia condizionare dal suo entourage, allora si può ragionare su un rinnovo a cifre più in linea con il suo reale valore e con il rendimento espresso finora. Parliamo comunque di un calciatore di 26 anni, che conosce l’ambiente e ha ancora margini importanti. Se invece dovessero prevalere richieste fuori misura, allora è giusto che ognuno vada per la propria strada. Del resto, la Juventus ha saputo andare avanti anche senza giocatori ben più importanti.
  6. Dusan può anche essere disposto a fare qualche passo indietro, ma il vero ostacolo resta l’entourage che lo rappresenta. A certe cifre diventa difficile persino sedersi a un tavolo e trattare. La Juventus, in questi anni, ha già investito tantissimo sul giocatore, senza ricevere in cambio prestazioni all’altezza delle aspettative: qualche picco importante, ma anche troppi bassi, con un bilancio complessivamente deludente rispetto a quanto ci si attendeva da lui. Se dovesse trovare l’ingaggio che il suo entourage pretende, difficilmente accadrà in Italia. Lo ha lasciato intendere chiaramente, seppur con rammarico, Chiellini.
  7. Peccato che in quel Lille-Juventus di qualche anno fa, oltre ai già noti Zhegrova e David (che confezionarono pure un gol), tra gli osservati speciali ci fosse anche Bouaddi, allora giovanissimo.
  8. Certamente. Abbiamo avuto centrocampisti migliori, anche ai tempi di Trapattoni per dire.
  9. Va bene che Frattesi possa incarnare il prototipo del centrocampista spallettiano, ma non sarà certo l’unico sulla faccia della terra. Tra l’altro è da almeno due anni che non gioca con continuità una partita intera ed è sparito perfino dai radar della Nazionale. Se poi l’alternativa è Lobotka, allora Carnevali non ha ancora capito qual è il vero problema di questa squadra: da dieci anni manca un centrocampo degno di questo nome. Dall’epoca del poker d’assi Pirlo-Vidal-Marchisio-Pogba non si è più riusciti a costruire un reparto all’altezza. Continuare a rincorrere soluzioni di corto respiro non basta: serve ingegno, visione e il coraggio di mettere insieme un nuovo centrocampo capace di fare la differenza, non di limitarsi a tamponare le lacune di quello attuale.
  10. La metto così: con Locatelli in rosa, spendere per Lobotka è un accanimento tattico; puntare su Bouaddi è invece una prospettiva.
  11. Lucumi non mi dice nulla. A quel punto ci sarebbero pure Scalvini, Bertola, Camuzzo o Coppola; oppure Leoni in prestito, anche se esce da un infortunio serio. Kim solo se affiancato a Bremer. Muharemovic era già nostro, insieme a Huijsen. Con i soldi incassati dalla cessione di quest’ultimo abbiamo speso una fortuna per Kelly, che il Newcastle aveva preso a parametro zero. Quella generazione di giovani talenti andava valorizzata in prestiti vari, non smantellata per fare cassa e finanziare due mercati pieni di errori e acquisti deludenti. Prima che la concorrenza si muova, punterei con decisione su Bouaddi: talento, margini di crescita e profilo perfetto per costruire il futuro del centrocampo.
  12. Vlahović, per me, non è IL problema. Il vero ostacolo è chi lo rappresenta e le richieste economiche fuori mercato. Se accettasse un ridimensionamento dell’ingaggio, in una rosa competitiva potrebbe tranquillamente giocarsi il posto: conosce l’ambiente, ha esperienza e a 26 anni ha ancora molto da dimostrare. Le priorità sono altre. In attacco bisogna trovare una soluzione per David, Openda e Milik, cercando di limitare le perdite economiche. E non finisce lì: ci sono nodi da sciogliere anche a centrocampo, sulle fasce, al centro della difesa, per non dire in porta. Per questo faccio fatica a considerare Vlahović un problema. Anzi, la sua lunga assenza per infortunio durante la stagione si è fatta sentire e ha avuto un peso ben preciso sul rendimento della squadra. Né credo che, allo stato attuale, possa arrivare un attaccante del livello di Osimhen. Sorloth può essere una valida alternativa all’interno di un reparto offensivo ben strutturato, ma non può rappresentare la punta di diamante della Juventus. Una squadra che punta a tornare ai vertici ha bisogno di diversi centravanti in grado di fare la differenza.
  13. Parlare per paradossi non mi è mai piaciuto, né tantomeno fare la Cassandra. Questa stagione non è stata una sorpresa: è stata il naturale epilogo di anni di investimenti sbagliati e di una programmazione confusa. Il Como, spesso liquidato come una realtà minore, ha speso con criterio e ha ottenuto il massimo dai propri mezzi. La Juventus, invece, negli ultimi anni ha vissuto di tutto: vicende extracampo, cambi di allenatore, rivoluzioni societarie e qualificazioni in Champions League conquistate sempre sul filo. Pensare che tutto questo non avrebbe presentato il conto era illusorio. Non serve perdere la bussola né buttare via tutto: la rosa non è da rifondare completamente. Serve però tornare a investire su profili da Juventus, giocatori di spessore e affidabilità, non su figurine o scommesse vendute come colpi di mercato. Il Titanic non è affondato in un giorno, ma per una lunga serie di errori culminati nell’impatto finale. Allo stesso modo, non si esce da questa situazione con soluzioni improvvisate o cambi di rotta continui. I progetti seri richiedono almeno tre anni, una visione chiara e coerenza nelle scelte. Finora, più che un progetto, si è visto un circo. Ed è proprio questo il problema, cioè uscire definitivamente da questo circo.
  14. Thuram ha ancora ampi margini di crescita e in progressione spacca le difese come pochi. Cederlo avrebbe senso solo davanti a un’offerta davvero irrinunciabile. Però la priorità è un’altra: liberarsi degli esuberi a centrocampo. Da Koopmeiners a Douglas Luiz, Gonzalez passando per Arthur e tutta la compagnia cantante.
  15. In termini di gioco direi che Spalletti una sterzata l’ha data. Poi senza attaccanti che vuoi fare?! Non è che possiamo cambiare ogni stagione l’allenatore. Sennò facciamo la fine di quelle squadre che han fatto così per anni senza mai vincere nulla e che hanno rasentato il ridicolo.
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