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Juventus_addicted

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  1. Juventus_addicted

    Stavolta è diverso

    Capisco lo sconforto. Davvero. Ma permettimi di dire che stiamo sottovalutando il progetto artistico contemporaneo chiamato Juventus. Non è una squadra. È un’esperienza immersiva. “Fuori da tutto a febbraio” non è un fallimento, è minimalismo competitivo. È la sottrazione come forma d’arte. Mentre le altre si affannano tra coppe, trasferte e obiettivi stressanti, noi abbiamo scelto il benessere. La mindfulness. Il distacco materiale dalle classifiche. Terza fascia? Ma per favore. È una posizione zen. Né troppo in alto da creare illusioni, né troppo in basso da generare adrenalina. Equilibrio perfetto. Buddha con la maglia bianconera. “Istanbul” dici? Ma quello è storytelling europeo. Le grandi squadre creano notti epiche. Noi le regaliamo agli altri. Generosità storica. E la cosa meravigliosa è che, nonostante tutto, siamo ancora qui. A discutere, a scrivere papiri, a indignarci per l’orgoglio smarrito. Perché la verità è una sola: noi tifosi siamo strutturalmente più competitivi della squadra. Noi abbiamo memoria storica, senso di appartenenza, standard altissimi. Noi non accettiamo la mediocrità. Noi siamo ancora affamati. Loro sembrano in modalità “gestione traffico”, noi in modalità “assedio medievale”. Forse il paradosso è proprio questo: la parte più forte della Juventus oggi non scende in campo. Sta sugli spalti, nei forum, nei bar. Siamo noi. Tranquilli però. Prima o poi anche la squadra capirà che deve provare ad essere all’altezza dei propri tifosi. Non il contrario.
  2. Non avete capito un *. Ragazzi, ma vogliamo parlare della visione strategica illuminata di John Elkann? Un uomo capace di trasformare ogni stagione della Juventus in un esperimento sociologico sul concetto di pazienza. Un innovatore, un filosofo del pallone, un artista della ricostruzione permanente. Mentre noi comuni mortali ci limitiamo a guardare il risultato, lui guarda oltre: al bilancio emotivo dei tifosi, alla resilienza psicologica degli spettatori, alla capacità di accettare l’imprevedibile come stile di vita. Altro che progetto tecnico, qui siamo al progetto esistenziale. Ogni scelta è coerente con un disegno superiore che noi, evidentemente, non siamo ancora pronti a comprendere. Allenatori che vanno, dirigenti che cambiano, strategie che si evolvono… è dinamismo puro, è avanguardia gestionale! Altro che immobilismo: qui si reinventa il concetto stesso di “ciclo”. E poi diciamolo: mantenere viva la speranza anno dopo anno è un talento rarissimo. Creare aspettative per poi sorprenderci sempre in modo nuovo richiede creatività, dedizione e un certo gusto per il colpo di scena. Per questo credo sia giusto riconoscergli ciò che merita: un proprietario così visionario, così determinato a lasciare il segno nella storia del calcio italiano, è senza dubbio il migliore presidente della storia… dell’Inter!
  3. A Lukaku la squalifica l’hanno tolta perché fu riconosciuto il contesto e la provocazione subita. Giusto o sbagliato che fosse, quella è stata la linea. Bene. Adesso c’è il caso Kalulu. Se non gliela tolgono: "è il regolamento", ma due pesi e due misure. Se gliela tolgono: “eh ma il potere della Juve”, “le telefonate”, “i palazzi”, la solita solfa. È fantastico: qualunque cosa succeda, per noi è sempre un processo alle intenzioni. La verità? Qui non si tratta di fare le vittime, ma di avere un criterio chiaro. Se esiste un precedente, va applicato. Se non è lo stesso caso, lo si spiega bene e si chiude lì. Invece no: ogni volta si entra nel teatrino mediatico. Io, a naso, penso che non gliela tolgono. Così evitano polemiche. Perché quando c’è di mezzo la Juve, la soluzione più semplice è sempre quella che fa meno rumore… contro di noi. E alla fine rimane sempre quella sensazione fastidiosa: non tanto per una giornata in più o in meno, ma per il fatto che la coerenza nel calcio italiano sembra un concetto facoltativo. Poi oh, magari mi sbaglio. Ma intanto preparo il popcorn.
  4. Saranno stati fuoco e fiamme. Me li immagino così: Senatore 1 (tono da film drammatico): “Ragazzi, basta alibi. Niente stanchezza, niente infortuni. Se giochiamo come nel secondo tempo a Istanbul, in Champions non ci andiamo.” Giocatore giovane: “Ciao, sono nuovo… e pensavo che la Champions fosse una leggenda metropolitana. Tipo quelle cose che raccontano i senatori per motivarci” Senatore: “No, esiste davvero.” Giocatore giovane: “Ah. Quindi possiamo andarci anche noi? Davvero noi possiamo entrare lo stesso? o serve prenotazione?” Entra Yildiz, sguardo serio. Yildiz: “Ragazzi, io corro, dribblo, provo a tirare… ma ogni volta che segno, voi dietro fate una colletta per pareggiare.” Difensore: “Non è vero! Sul quarto gol ho anche alzato la mano.” Portiere: “Sì, per chiamare il taxi.” Poi parte il momento “verità”. Capitano: “Guardiamoci negli occhi. Cosa sta succedendo?” Silenzio. Voce in fondo allo spogliatoio: “Possiamo smettere di fare il pressing a turno? Perché ieri sembrava ‘chi se la sente oggi?'” Immagino anche l’analisi tattica surreale. Giocatore A: “Ragazzi, ma il loro numero 10 lo marcava qualcuno?” Giocatore B: “Pensavo fosse tuo.” Giocatore A: “No, io avevo quello veloce.” Giocatore C “Erano tutti veloci.” Psicologo improvvisato (che in realtà è Spalletti): “Bene ragazzi, oggi parliamo delle nostre emozioni dopo il 5-2 col Galatasaray. Chi vuole iniziare?” Difensore: “Io. Ogni volta che un avversario mi punta, sento una voce dentro che dice: ‘Lascia stare, magari sbaglia da solo’.” Portiere: “Io invece ormai non mi butto più. Mi accovaccio e rifletto sulla vita.” E poi l’ultima scena, quella più surreale. Allenatore (entrando): “Ragazzi, credete ancora nella rimonta?” Tutti in coro: “Sì mister!” Portiere sottovoce: “Basta che non tirino.” Scherzi a parte, il messaggio è giusto: niente alibi. La maglia della Juve pesa. E noi tifosi siamo stanchi di figure così. Vogliamo rabbia, orgoglio, facce sporche d’erba. Se dobbiamo uscire, usciamo lottando. Non facendo sembrare ogni avversario il Real Madrid. Perché perdere può capitare. Sparire no.
  5. Juventus_addicted

    Una Best Practice per la Juve, per ripartire

    Grande! Titolo: “Una Best Practice per la Juve, per ripartire”. Testo: “Non facciamo mapazzoni.” Cioè, in tre righe siamo passati da Harvard Business Review a osteria di provincia con briscola sul tavolo. “Best practice” evoca KPI, benchmark, stakeholder engagement. “Mapazzoni” evoca sugo della domenica buttato a caso nel piatto. È la perfetta sintesi della Juve attuale: lessico da multinazionale quotata e resa in campo da torneo parrocchiale. E, a ben pensarci, è l’unica cosa coerente della stagione: inglesismi altisonanti sopra, confusione sotto.
  6. Già, Pierre, è proprio un peccato. Pensa a noi, che vorremmo anche qualche soddisfazione ogni tanto, e invece ci inculano da tutte le parti. E mentre voi cercate di capire cosa è successo, noi l'abbiamo già bene in testa: non siete all'altezza. In campo e fuori. Grazie per l'ennesima serata da schifo
  7. Vabbè, Comolli è la prima volta che si fa notare, finalmente aggiungo, non è che entreremo in crisi di astinenza. Il Chiello tra 10 giorni potrà decidere se tornare a sparare * su "breakeven" o "c'è di peggio", oppure se prendere per il * tutto il sistema ironizzando su questo sistema paramafioso.
  8. mi ricordano il messicano ubriaco in "Lo chiamavano Trinità": Voi gringos siete dei bastàrdi... volete le nostre donne e se uno vi dà una coltellata vi offendete
  9. Cari amici, vedo che in molti di voi oggi prevale la consapevolezza di avere una squadra che vuole e sa giocare un calcio di qualità. Evidentemente, la rabbia ha lasciato il posto alla passione per i nostri colori. Tuttavia, mi permetto di chiedermi: con quale spirito pensiamo che, con qualche innesto, possiamo competere davvero per la vittoria finale? L'altra sera ne abbiamo avuto una prova chiara e incontrovertibile: quando vogliono impedirti di fare risultato, usano ogni mezzo per farlo. Chi ci dice che, comprando grandi giocatori (cosa tra l'altro tutta da verificare, visto il contesto economico), questo sistema, palesemente favorevole ai nerazzurri, verrà finalmente scardinato? La verità è che serve una riforma profonda, non solo della classe arbitrale, ma dell'intero sistema: federazione, lega, giustizia sportiva, media ostili. Io, sinceramente, non ho la vostra stessa fiducia.
  10. Juventus_addicted

    La Penna, Kalulu e il punto di rottura: così il calcio si sta stancando

    Mah, a leggere sembra che il problema sia solo arbitrale... Ieri sera, invece, c'era la combo perfetta: Delinquenti a strisce nerazzurre, sicario a dirigere e complici al var, vittima prescelta e preferita a strisce bianconere. E nonostante tutto, a momenti non vincono nemmeno in questa occasione. * schifose
  11. Juventus_addicted

    Il pre-partita di VecchiaSignora: inter-Juventus

    Olimpiadi a Torino nel 2006, Olimpiadi a Milano nel 2026. Per me possono anche a vincere; a patto che quest' estate siano loro a finire in serie b, come noi 20 anni fa. Si, solo in quel caso direi che si può fare. Ma dato che non abbiamo la certezza che tutto ciò si possa avverare, preferisco vincere stasera
  12. Vedo che hai già corretto il tiro, meno male. Infatti avevo scritto 'DI quelle parti', non 'DA quelle parti'... sottigliezze che cambiano il mondo. Un po' come disquisire se un tizio piuttosto famoso venisse da Nazareth solo perché poi ci ha vissuto, dimenticando che era nato a Betlemme! Al di là della lezione di grammatica e geografia, l'importante è che Jérémie, da marsigliese a marsigliese, riesca a portarci un decimo dei trofei e delle magie dell'immenso Zizou. Dove devo firmare?
  13. Ma quanto ci vuole per vedere Zhegrova in condizione? È alla Juve da settembre e ancora non ha più di mezz'ora nelle gambe, forse anche meno. Ieri la Brignone ha vinto l'oro a meno di un anno dal brutto infortunio, passando sempre per il J Medical. Due sport diversi, d'accordo, ma qualche domanda sulla ripresa del kosovaro viene spontaneo farsela... Boga, invece, che a Nizza non giocava a causa probabilmente di un infortunio "diplomatico", mi pare decisamente più "sul pezzo"
  14. Ragazzi, su Jeremie continuo ad avere una fiducia niente male. Sarà che viene da Marsiglia, e l'ultima volta che abbiamo preso uno di quelle parti non è andata esattamente malissimo... (Zizou mon amour). Rispetto a Zhegrova, uno a caso, che dopo due scatti ha già bisogno della bombola d'ossigeno, questo sembra avere un altro motore. Forza Jeremie, facci sognare e... sempre W LA BOGA!
  15. Hai ragione, forse avrei dovuto esprimermi meglio, dicendo che è meglio non affezionarsi a nessuno in assoluto, visto che nel calcio tutto può cambiare in un attimo. Però, riflettendoci, credo che la differenza stia nel fatto che i dirigenti, anche se possono andarsene, hanno una visione di lungo termine e sono in grado di costruire qualcosa che resista nel tempo, mentre i giocatori, pur essendo talentuosi, sono sempre soggetti a decisioni personali, infortuni, o evoluzioni del loro percorso. Tra le grandi capacità di un Moggi o persino di un Marotta, che sanno creare squadre vincenti, e quelle di molti (forse tutti) dei giocatori che negli ultimi 5 anni hanno vestito la maglia bianconera, preferisco sempre i primi. Perché alla fine sono i dirigenti che creano le condizioni per il successo, mentre i giocatori vanno e vengono.
  16. Ho visto andarsene Vialli e Ravanelli, Zizou, Vieri, ho visto scappare campioni durante la Grande Farsa, in tempi più recenti ci hanno salutato Tévez, Vidal, CR7. Se la storia mi ha insegnato qualcosa, è di non affezionarsi troppo ai giocatori, ma piuttosto a grandi dirigenti che sappiano fare mercato. Nel caso, quindi, tanti auguri a Kalulu
  17. Dunque, dopo mesi di “discussioni nell’interesse del calcio europeo”, che già detta cosi fa sorridere, UEFA, EFC e Real Madrid trovano un accordo “per il benessere del calcio”. Traduzione dal diplomatico: tutti per il bene comune… soprattutto di chi conta davvero, loro. Il Real dirà addio alla causa da 4,5 miliardi contro la UEFA e “rientrerà nel calcio europeo”. Come se fosse mai uscito davvero dal tavolo che conta... Ridicoli. Semplicemente si alza, fa un po’ di rumore, ottiene qualche concessione e poi torna a sedersi con un piatto più pieno di prima. Una vera e propria resa, la Waterloo in salsa madrilena... ma per piacere! E noi dovremmo credere che sia una resa? Adesso bisognerà capire quali concessioni verranno garantite dalla UEFA. Eh già, perché quando il club più potente del mondo tratta, difficilmente torna a casa a mani vuote. Magari qualche riformina qua, un peso politico là, una formula che casualmente premia chi fattura di più e ha più appeal globale. Tutto ovviamente nel nome del “merito sportivo”. "Sostenibilità a lungo" termine: certo, me li vedo proprio a Madrid parlare di "breakeven" come invece ha fatto il nostro prode guerriero Chiellini. E noi juventini? Noi che abbiamo fatto da apripista, che abbiamo pagato sanzioni, esclusioni e processi mediatici? Rischiamo di guardare la spartizione del bottino dalla finestra. Con la differenza che mentre a Madrid probabilmente stappano champagne, a Torino ci tocca sperare di non restare fuori dalla festa. Ancora una volta, sembra che chi ha più potere riesca a trasformare uno scontro in un affare. E noi, come al solito, a fare i romantici del progetto… ma senza invito al tavolo dei grandi.
  18. Ma "fa specie" a chi? A noi tifosi, e a qualche testata giornalistica in cerca di lettori juventini. Della società non c'è traccia, "acqua passata" oppure "c'è di peggio". Contenti loro... Non fatevi il sangue amaro
  19. Oggi punta il dito contro i vertici della società, lamentandosi della gestione e della presenza dei francesi (facendo chiaramente riferimento all’era Comolli/Elkann). Bene, bravo, tutto bellissimo, peccato che la memoria gli giochi brutti scherzi. Dovrebbe ricordarsi bene di quel giugno 2006, quando accettò di sedersi nel "CdA della restaurazione" insieme a Sant'Albano, Cobolli Gigli e proprio a Jean-Claude Blanc, un francese che oggi sembra tanto dargli fastidio. Mentre la Juventus veniva smembrata e spedita in Serie B con una difesa praticamente inesistente nelle sedi giudiziarie, lui era lì, messo in vetrina come "garante" della nuova etica. Invece di criticare oggi da fuori, perché non ci racconta cosa si dicevano tra loro in quegli uffici in quel periodo? Qual era il piano di quegli italiani "di fiducia" mentre noi tifosi vedevamo svanire scudetti e campioni? Detto da uno, il sottoscritto, che Comolli e Elkann li prenderebbe a randellate sulle ginocchia...
  20. No, non mi sono “fermato al video”, stai sereno. Ho seguito trasmissioni intere, letto articoli, ascoltato interviste, guardato format ovunque possibile. Ed è proprio per questo che la perplessità è totale. Dopo giorni di hype da “crollano le certezze del mondo filo-interista”, il grande annuncio è fuffa confezionata bene, aria fritta e concetti che girano da mesi, se non anni. Se questo per te è un annuncio clamoroso, il problema non è che io mi sia fermato al video, ma che tu ti sia fermato al contenuto. Per me è solo l’ennesimo tentativo di acchiappare like facendo scena. E a proposito del tizio nudo: magari non solo lui, ma qui qualcuno di argomenti si è spogliato parecchio. Buona giornata.
  21. Fatemi capire: giorni di attesa, curiosità coltivata con cura, aspettative vagamente sensate… e oggi il risultato è un tizio nudo, con trapani in sottofondo e bambini urlanti, che solennemente enuncia cose che ci ripetiamo da mesi, se non da anni. Il tutto presentato come rivelazione. Mah. Sono oltre la perplessità. Continuerò a sperare nella distruzione delle blatte, ma a questo punto rivaluto seriamente Pompilio e Chirico.
  22. Juventus_addicted

    Tifo e incapacità di essere razionali

    Però, complimenti a lui. Il Rocco Siffredi dei calciatori
  23. Juventus_addicted

    Moretto: "L'Inter ha chiesto informazioni per McKennie a zero"

    Ma basta con questo peracottaro. Moretto, non McKennie...
  24. Che dispiacere, davvero. Se ne va un altro volto di quel 90° minuto che per noi non era solo una trasmissione, ma un rito della domenica pomeriggio, poco prima di cena. Ricordo che già allora, da spettatore curioso e Juvedipendente (nel senso di droga, non di stipendio...), mi chiedevo come mai i collegamenti da Torino durassero sempre pochissimo: trenta secondi, un minuto scarso… mentre altri inviati storici sembravano avere il tempo infinito. Luigi Necco da Napoli poteva raccontare mezzo romanzo, Gianni Vasino non finiva più, Ferruccio Gard sembrava avere sempre qualcosa in più da aggiungere, e poi Tonino Carino da Ascoli, con quel suo stile unico, fuori dal tempo, o Giorgio Bubba, che quando partiva non lo fermavi più. Da Torino invece via rapidi, asciutti, quasi di corsa. Misteri di palinsesto che allora facevano sorridere. Eppure, nonostante tutto, quel calcio, e soprattutto quel contorno televisivo, lo preferivo di gran lunga. Poche immagini, poche parole, poche urla, niente sovraesposizione. Dovevi immaginare, aspettare, ascoltare. E sperare che i 45 minuti di partita che trasmettevano subito dopo, fossero proprio quelli della Juventus. Oggi siamo in overdose continua: partite ovunque, dibattiti infiniti, polemiche h24. Allora bastavano una sigla, la voce di Valenti, e quei volti lì. Castellotti era parte di quel mondo. E con lui se ne va un altro pezzetto di un calcio che forse non tornerà, ma che resta il più caro nella memoria
  25. Cattivoni questi datori di lavoro. Io uguale: convocato per MasterChef, assaggio superato… poi mi chiedono se so cucinare e io rispondo “pasta in bianco”. Fine progetto Chi l'avrebbe mai detto
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