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Juventus_addicted

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  1. La vera domanda è: quanti soldi guadagna questo Romano (così come l’altro citato, Moretto) ogni volta che spara una notizia di mercato? Perché, a naso, questa su MIN_gueza ha tutta l’aria di trasformarsi nell’ennesima MIN_chiata.
  2. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Il 5 gennaio non è una data qualunque per chi è juventino. È il giorno in cui ricordiamo Gianluca Vialli, uno che alla Juventus non ha semplicemente giocato: ha rappresentato un modo di essere. Nessun tono pietoso, perché non gli sarebbe appartenuto. Vialli era fatto di responsabilità, carattere e rispetto per la maglia, sempre. Arrivato in un momento delicato, si è imposto con il lavoro e con l’esempio. Capitano vero, prima ancora che per la fascia. Gol pesanti, sacrificio, leadership mai urlata. Roma ’96 resta una delle immagini più forti della nostra storia: non solo una coppa alzata, ma il simbolo di cosa significa essere pronti a reggere il peso della Juventus. Vialli quel peso lo ha cercato, non lo ha mai evitato. Non si è mai nascosto, né in campo né nella vita. Ha affrontato tutto con dignità, senza alibi, insegnando che vincere è importante, ma conta soprattutto il modo in cui ci arrivi. È questo che lo rende ancora oggi un riferimento per chi ama questi colori. E se oggi qualcuno indossa questa maglia senza capirne fino in fondo il significato, farebbe bene a rivedere le immagini di Gianluca Vialli: per capire cosa voglia dire avere carattere, assumersi responsabilità e onorare davvero la Juventus. Oggi non lo piangiamo: lo onoriamo. Perché certi uomini restano. Restano nella cultura della Juventus, in quell’idea di serietà, fame e orgoglio che ci distingue. Gianluca Vialli è stato uno di noi. E lo sarà per sempre. Fino all’ultimo. Fino in fondo.
  3. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Capisco lo stupore, ma non lo leggerei come mancanza di rispetto. Il mio intento non era misurare l’affetto in pagine o commenti, ma ricordare cosa abbia rappresentato Vialli per la Juventus. Anche per chi non lo ha visto giocare, ricordarlo serve proprio a questo: capire che questa maglia pesa, e perché pesa. Gli apprezzamenti ricevuti (tanti, grazie a tutti) forse, sono un modo silenzioso di dire “ci sono”, soprattutto per chi certe emozioni le ha vissute davvero. E anche se il tempo passa, alcuni esempi restano attuali proprio perché parlano di valori, non di epoche. Di nuovo grazie, buona serata
  4. Juventus_addicted

    Su Sky il primo episodio di "1996, l'anno di Del Piero"

    Che emozioni… anch’io ero lì quella sera all’Olimpico, una di quelle notti che ti restano addosso per tutta la vita. Hai citato giustamente tanti protagonisti, ma secondo me ne manca uno che fece una partita mostruosa, un vero gigante in campo: Moreno Torricelli. Correva per due, non mollava un centimetro, incarnava perfettamente quella Juve operaia che ci portò la Coppa. Per quanto mi riguarda, ero talmente in tensione che ai rigori andai completamente in confusione: quando Jugovic segnò quello decisivo… io non me ne accorsi nemmeno. Avevo perso il conto e aspettavo solo che Peruzzi ne parasse il più possibile Furono gli altri con cui ero andato allo stadio a riportarmi alla realtà, travolgendomi in un abbraccio pazzesco, il più bello della nostra amicizia juventina. Davvero, che bei ricordi. Una Coppa bellissima, vinta da uomini veri.
  5. Juventus_addicted

    Chi è il/i content creator che seguite di più?

    Sarà l’età (over 50), ma leggendo “content creator” ho pensato al nuovo regista che aspettavamo… gaio e felice!
  6. Caro @dissidente, siamo alla fine dell'anno: perché vuoi farmi andare di traverso il cotechino con le lenticchie che per altro devo ancora mangiare? Non potevi aspettare un paio di giorni?😀 Da buon juventino, leggendoti ho avuto due reazioni: prima ho controllato se fosse già uscita la lista dei convocati dell’infermeria, poi ho cercato il numero verde per il supporto psicologico pre-mercato di gennaio. La situazione che descrivi, vera, è talmente delicata che più che “mercato di riparazione” sembra “mercatino dell’usato, reparto fine serie”. FFP che ci guarda come l’occhio di Sauron, budget da gratta e vinci (perdente) e rosa che scricchiola manco fosse un parquet degli anni ’70. Se Kalulu starnutisce, a Vinovo scatta l’allarme rosso. Perin in partenza, Mandas (non sapevo manco chi fosse, colpa mia) trattato come se fosse Buffon ad inizio carriera, Bremer e Cabal gestiti con la stessa cautela con cui si maneggia la porcellana della nonna, Weston che prepara le valigie per la MLS come uno studente Erasmus… manca solo un'epidemia di cagotto alla Continassa. Frattesi a 30 milioni? Certo, subito dopo aver venduto la Continassa su Subito.it. Miretti alla Lazio? Ottimo, così Sarri ce lo fa diventare Pirlo e noi lo rimpiangiamo per i prossimi dieci anni, come da tradizione. Kenan da rinnovare a peso d’oro, Dusan che se ne va a zero come se niente fosse… insomma, un quadro rassicurante. Però oh, vuoi mettere: stringere i denti è il vero DNA bianconero. Resistiamo. E se piove? Amen. Siamo la Juve: sopravviviamo anche ai mercati deludenti, ai bilanci creativi e alle speranze ridotte. Alla fine, se Ottolini e Spalletti collaborano davvero, magari non vinciamo tutto, ma almeno evitiamo di dover schierare Pinsoglio regista. E già sarebbe un successo. Buon Anno
  7. Pivelli. L’arancione si abbina benissimo al verde. Talmente bene che infatti la soluzione era ovvia: prato d’arancione e pallone verde. Così non vedevi più nulla, ma con grande equilibrio cromatico. Un calcio moderno, concettuale, che avrebbe attratto milioni di followers: non segui l’azione, interpreti l’opera. Del resto, come avrebbe detto Groucho Marx: “Non importa dov’è il pallone. L’importante è che sia vestito meglio del campo.”
  8. E che ti devo dire… ormai sono arrivato a quello stadio (e a quell’età) in cui il cibo, se non ci sono alternative davvero irresistibili, gioca facile e si piazza al primo posto. Sarà che ho una moglie che mi tiene perennemente a stecchetto, sarà che vivo in simbiosi con un cane che, oltre a macinare chilometri, e a farmeli macinare, ha una filosofia di vita incentrata sul mangiare… fatto sta che, alla fine, quando si parla di cibo drizzo le orecchie molto più volentieri che quando si parla di cose che conosco già a menadito. Torino, per esempio, è una città splendida (l’ho anche scritto in un messaggio successivo a quello che citi) e ho pure la fortuna di andarci per lavoro e per la Juve cinque o sei volte l’anno… ma una buona forchetta resta sempre un argomento imbattibile.
  9. Juventus_addicted

    Tanti auguri Bobby Gol!

    In realtà il mio intento era semplicemente citare quei giocatori che, come Bettega, non solo hanno vinto tantissimo con la maglia bianconera, ma erano anche juventini fin da bambini. Ammetto però che, scrivendo di fretta, ho commesso una dimenticanza non da poco: mi sono scordato di citare un altro gigante come Beppe Furino, che incarna perfettamente questo spirito. E sono sicuro che, scavando ancora un po’, salterebbero fuori anche altri nomi meritevoli. Chiedo venia
  10. Juventus_addicted

    Tanti auguri Bobby Gol!

    Credo sia giusto fermarsi un attimo a ricordare che giocatore (e che uomo Juve) sia stato. Bettega è stato un grandissimo attaccante, ma soprattutto un calciatore che aveva nella testa il suo vero punto di forza: testa intesa sia come abilità straordinaria nel gioco aereo, sia come intelligenza calcistica, lettura delle situazioni, senso del gol e del collettivo. Dotato anche di grande tecnica, non faceva mai una cosa fuori posto. È stato uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus, uno di quelli che ha vinto tantissimo in bianconero e che, cosa ancora più rara, era anche un vero tifoso della Juve. Un club che non ha solo rappresentato, ma che ha sentito come casa propria. In questo senso lo metto senza esitazioni accanto a pochi altri nomi speciali: Boniperti, Del Piero, Marchisio, e andando più indietro Bertolini e Ferrero (ricordi da Hurrà Juventus,, non personali, ovviamente). Giocatori che non solo hanno fatto la storia della Juve, ma la amavano davvero. (Scirea grandissimo di tutti i tempi, mi pare da giovane tifasse un'altra squadra, quindi è un discorso diverso). Proprio per questo, personalmente, rimane l’amarezza per come Bettega sia stato trattato e/o ignorato dalla proprietà negli ultimi anni. Una figura così importante, così juventina, meritava ben altro rispetto e considerazione. Certi uomini non dovrebbero mai essere messi da parte come se nulla fosse. Auguri a Roberto Bettega, campione vero e juventino autentico. Uno di quelli che oggi mancano più che mai.
  11. Juventus_addicted

    L'esultanza di Manchester

    Dieci anni fa c’era una Juve giovane, forte e affamata: Dybala, Cuadrado, Morata, Pogba che esultavano in Champions come se fosse normale, come se fosse consuetudine. Tranquilli però: presto rivedremo la stessa esultanza, giovani talenti pronti a conquistare l’Olimpo del calcio europeo… Solo un dettaglio: non indosseranno la nostra maglia. Dammi una lametta, cantava qualcuno...
  12. Eccomi, perdona il ritardo ma i doveri culinari post-natalizi e quelli canini non sono ancora del tutto archiviati… diciamo che Attila continua a lasciare tracce, tra cucina e passeggiate. Detto questo, concordo in pieno con te su Torino: è una città molto bella ed elegante, mai urlata, che ti conquista piano piano. Poi è chiaro, io trovo una Grande Bellezza in tutte le città del nostro Paese, ognuna con la sua anima e le sue contraddizioni, però Torino ha davvero qualcosa di unico, quel mix di discrezione e solidità che la rende speciale. E per restare in tema Juve (evitiamo l’off topic che poi ci tirano le orecchie), credo anch’io che una parte della forza storica della Juventus nasca proprio da lì. Una città riservata, non caciarona, poco incline al protagonismo fine a sé stesso: l’ambiente ideale per lavorare, crescere e concentrarsi. Non è un caso se Campioni come Del Piero hanno potuto vivere e maturare lì quasi “protetti”, lontani dal frastuono, mettendo sempre il campo al centro di tutto. In fondo, Torino è un po’ come la Juve migliore: sobria, concreta, elegante. E forse è anche per questo che ce ne siamo innamorati.
  13. Dopo un lauto pranzo natalizio e un pomeriggio passato a zonzo sotto la pioggia con il cane, la vera impresa epica della serata era una sola: riuscire a restare sveglio davanti al programma di Alberto Angela. Al primo balletto nella Reggia di Venaria ho davvero lottato contro l’istinto di puntare dritto verso il letto, ma l’arrivo di Alex la moglie mi ha gentilmente strappato al torpore: "svegliaaa! Che c'è il tuo mito" Che dire: allo stadio ho visto il suo primo gol, ho visto anche l’ultimo e una valanga di altri nel mezzo. Ho visto una Champions vinta e una persa. In pratica, sono cresciuto guardando le gesta di questo fenomeno, che ha solo quattro anni in meno del sottoscritto (dettaglio che fa riflettere…). Forse proprio perché di lui so e ho visto ormai (quasi) tutto, alla fine la parte che mi ha davvero tenuto sveglio è stata quella sulla bagnacauda raccontata dalla Littizzetto. E questo, onestamente, dice molto più su di me che sulla trasmissione
  14. Juventus_addicted

    Uefa Champions League • Finale: PSG-Inter 5-0

    Oggi mi è arrivata questa. Se l'avevate già postata, scusatemi:
  15. Juventus_addicted

    (La Stampa) "Caccia al regista: 8 i nomi valutati dalla Juventus"

    Quante parole al vento, quante sparate si inventano i giornalisti pur di raccattare click o riempire pagine. Ora siamo alla solita telenovela sui registi per il mercato di gennaio. Come se i club che hanno giocatori forti fossero lì pronti a regalarli. Visto che la fantasia non ha limiti, tanto vale prepararsi ai prossimi nomi che inevitabilmente usciranno. A questo punto io punto su questi: Federico Fellini Vittorio De Sica Sergio Leone Bernardo Bertolucci E per dare un tocco internazionale al progetto: Alfred Hitchcock Stanley Kubrick Steven Spielberg Martin Scorsese Altro che mercato, piuttosto che qualche altro bidonazzo è molto meglio la Mostra del Cinema.
  16. Juventus_addicted

    Letterina per Babbo Natale

    A Babbo Natale io chiederei una cosa semplice semplice: 30 anni di meno. Così io tornerei ad avere 26 anni e la Juve starebbe per vincere la Champions. A maggio festeggeremmo di nuovo la Vittoria di Roma contro l’Ajax e tutto tornerebbe magicamente al posto giusto. Nel mio caso però la vedo durissima. Dovrei iniettarmi ettolitri di siero ringiovanente distillato da unicorni bianconeri e ingoiare chili di pillole miracolose da fantascienza per reggere certi standard. Per la Juve invece il discorso è diverso. Madama se volesse avrebbe tutto per restare eternamente giovane. La storia il fascino le risorse e un popolo che non smette mai di crederci. Serve solo qualcuno che la difenda davvero e la guidi con amore e passione. Perché la Vecchia Signora non è vecchia dentro. Ha solo bisogno di qualcuno ai vertici che la faccia tornare a volare.
  17. Juventus_addicted

    Buon compleanno, Presidente Andrea Agnelli!

    Cinquant’anni e un pezzo di storia bianconera cucito addosso. Sotto la tua guida, dal 2010 al 2022, abbiamo vissuto una delle ere più vincenti di sempre: 9 scudetti consecutivi, un qualcosa che non si è mai visto e che parla più di qualsiasi discorso. E non solo: 5 Coppe Italia e 5 Supercoppe, per un totale di 19 trofei del settore maschile (e se guardiamo il femminile… beh, dovrei ripassare l'albo d'oro, anche lì roba da enciclopedia). Hai rimesso in piedi una Juve che usciva da anni difficili, le hai ridato orgoglio, identità e ambizione. Hai cambiato il club, lo hai modernizzato, strutturato, trasformato in una macchina da competizione: dallo stadio alla visione aziendale. Hai lasciato il segno, punto. È vero: il finale è stato burrascoso. Proteste, inchieste, scelte complicate, critiche feroci. Qualcuno non ti ha perdonato nemmeno gli errori di mercato o sogni europei sfiorati e poi svaniti. Ma da juventino-irrimediabile lo dico forte: solo chi fa, sbaglia. E solo chi sogna in grande vince nove scudetti di fila. La passione non ti è mai mancata. L’amore per la maglia nemmeno. E questo, per me, vale ancora rispetto. Il 6 dicembre non è solo il tuo compleanno. È la scusa perfetta per dire: “Andrea… un giorno, torna. Facci tornare a volare.” Perché per molti di noi non saresti “solo un presidente”: saresti il simbolo di una nuova rinascita, di un futuro che può tornare grande come quello che ci hai regalato. Per gli haters che stanno già affilando la tastiera… Lo sappiamo: arriveranno i vostri “troppi errori”, “era tutto finito”, “eh ma le inchieste”. A loro dico: fate un bel respiro e guardate la storia. Guardate cosa abbiamo vissuto. Nove scudetti. Diciannove trofei. Una Juve rinata, rispettata e temuta. Se proprio non vi va di fargli gli auguri… almeno evitate flame e tragedie greche. Un minimo di rispetto per la storia del club non guasta mai. Perché le vittorie rimangono. E la memoria dei tifosi… ancora di più. Fino alla Fine
  18. Maestri di morale altrui… loro, i napoletani, campioni di signorilità e sportività, puri come cristallo. C'è da dire, però, che se fosse successo in casa Juve, con l'allenatore avversario che insulta un nostro rappresentante, probabilmente la società avrebbe detto “acqua passata” o “siamo abituati a cose peggiori”, oppure non avrebbe detto nulla, come al solito. E poi il riferimento alle 33 telecamere è davvero patetico: ci fu un giocatore piuttosto famoso, di una squadra di Milano, che bestemmiò platealmente davanti ad una telecamera, non venne squalificato, e segnò pure il gol vittoria nella partita che per regolamento avrebbe dovuto saltare. Per coerenza, quindi, a Max Allegri dovrebbe essere comminata solo una multa. Grande
  19. Senza entrare nel merito di sentenze di trent'anni fa (che poi sono 20...), basti pensare a quelle più recenti sulle plusvalenze: il punto sollevato dall'Avvocato generale riguarda la possibilità di controllo giurisdizionale sulle sanzioni sportive, indipendentemente dal tempo trascorso. Non stiamo parlando di "revisionare" tutto il passato, ma di capire se esiste il diritto di annullare o modificare una sanzione se ritenuta illegittima, a prescindere dalla data in cui è stata inflitta. Personalmente, pur riconoscendo le perplessità legate all'interpretazione delle leggi in Italia, credo che affermare certezze su un tema così complesso senza una conoscenza approfondita possa portare a conclusioni troppo affrettate. Vedremo cosa accadrà, ma sicuramente le "vittime" di sanzioni ingiuste avrebbero tutto l'interesse a una revisione o annullamento, se mai venisse ritenuto necessario.
  20. Da dove nasce questa tua certezza che il parere della CGUE influirà solo sulle decisioni future e non su quelle passate? Personalmente, non conosco leggi che impediscano che sanzioni già inflitte, se ritenute illegittime, possano essere annullate, invece di applicarsi solo alle decisioni future. Certo, in Italia la legge viene spesso interpretata in modo un po' "creativo", ma a livello europeo non mi risulta che ci siano regole che diano per scontato quanto stai affermando. Potresti chiarire?
  21. Juventus_addicted

    Diciannove anni senza Ale e Ricky

    Sono passati 19 anni. Un’eternità e, allo stesso tempo, un attimo. La memoria torna inevitabilmente a quella sera. Molti di noi ricordano perfettamente dove si trovavano, cosa stavano facendo, quando arrivò la notizia. A me, ancora oggi, provoca quasi un dolore fisico. Davanti a tragedie del genere, se sei “bravo” (scusate il termine) riesci a non lasciarti travolgere, a tenere a distanza l’abisso di dolore che avranno vissuto i loro familiari. Se non ci riesci, invece, finisci per provare a immaginare. A chiederti cosa abbiano sentito, cosa abbiano pensato Ale e Ricky in quegli ultimi momenti. Per un attimo ho provato a guardare quella sera con gli occhi di uno di loro, a capire cosa hanno dovuto affrontare. Fa un freddo cane. Un freddo che entra nelle ossa e non se ne va più. L’aria è gelida, l’acqua del laghetto lo è ancora di più. È buio pesto qui a Vinovo. Gli allenamenti sono finiti da poco, le voci e le risate degli altri si sono spente in fretta. Siamo rimasti per una stupidaggine: recuperare quei palloni finiti oltre la rete, come tante altre volte. Riccardo scivola per primo. La sponda è viscida, maledettamente ripida, senza protezioni. Non faccio nemmeno in tempo a dire “stai attento” che è già dentro, nell’acqua scura. Sento solo il tonfo sordo. «Ricky! Ricky, dove sei? Resisti, arrivo!» Urlo cercando un appiglio, ma non c’è niente: solo fango e melma. Il freddo è un pugno nello stomaco. Non si vede nulla, l’acqua è gelata. Provo ad allungarmi, forse a entrare per un istante, a tirarlo fuori. Scivolo anch’io. Le nostre voci si perdono nella notte. «Aiuto! Aiuto! Qualcuno!» Ma chi può sentirci? Il centro sportivo è deserto. Tutti sono tornati a casa, al caldo, a pensare al Natale che sta arrivando. Noi due siamo rimasti indietro per un’inezia. L’ipotermia ti spegne lentamente. Prima l’intorpidimento, poi le forze che se ne vanno. Cerco di non mollare, di tenerlo su, o almeno di restargli vicino. Eravamo promettenti. Sognavamo la Serie A, lo scudetto con la Juve: io in porta, lui a centrocampo. Sogni spezzati in un attimo, per una tragica fatalità, o forse per incuria. Non lo so. Ricordo solo le nostre mani che si cercano nel buio, mentre il gelo ci porta via, senza che nessuno possa sentirci o aiutarci. Solo un silenzio assordante. Scusatemi
  22. Cari juventini, amici... oggi John Elkann ci ha rassicurati. La Juventus non è in vendita. Grazie John, davvero. Stavamo tutti vivendo con l’ansia che qualcuno potesse comprarla e magari farla funzionare. “La nostra storia e i nostri valori non sono in vendita”, ha detto. Ottimo. Perché venderli sarebbe difficile, considerando che da anni non sappiamo dove siano finiti. Se qualcuno li avvista, magari tra un consiglio di amministrazione e una difesa mai fatta davanti agli scandali, ce lo faccia sapere. La Juve è parte della famiglia da 102 anni. E infatti si vede. È trattata come il parente anziano che si ama molto, si nomina spesso, ma che si lascia seduto in salotto mentre fuori il mondo corre. Ogni tanto si passa, gli si sistema la cravatta, una carezza, una frase motivazionale, e poi si richiude la porta. Non è in vendita, ma nemmeno in ristrutturazione. È in una specie di limbo mistico dove tutto è sempre “un nuovo inizio”, ma niente inizia mai davvero. Cambiano gli allenatori, cambiano i dirigenti, cambiano i progetti, ma il risultato è sempre lo stesso. La Juve come concetto filosofico. Esiste, resiste, ma non compete. I valori. Ah, i valori. Parola magica. Si tirano fuori quando perdiamo, quando non c’è una spiegazione sportiva credibile. Mai quando servirebbe alzare la voce. Mai quando servirebbe difendere il club con la stessa ferocia con cui noi tifosi lo difendiamo al bar, in ufficio, in famiglia. E poi il futuro. Guardiamo al futuro da così tanto tempo che il futuro ha già fatto carriera, messo su famiglia e cambiato squadra. Noi invece siamo ancora qui a chiederci se il progetto è biennale, triennale o semplicemente immaginario. Rifiutata l’offerta. Atto nobile. Applausi. Adesso però sarebbe interessante capire cosa succede dopo. Perché non vendere è una scelta solo se segue un’azione. Altrimenti è immobilismo con una bella frase sopra. Io non voglio che la Juve venga svenduta a chiunque passi con una valigetta. Ma non voglio nemmeno che venga custodita come una reliquia, buona solo per ricordare quanto eravamo forti una volta. La Juventus non è un museo, anche se ultimamente vive molto di esposizioni permanenti. La Juventus non è in vendita. Perfetto. Allora usiamola. Difendiamola. Ricostruiamola. Perché tenerla così, immobile, silenziosa, quasi timida, non è amore. È solo paura di sbagliare di nuovo. E noi di errori ne abbiamo visti tanti. Ma di coraggio, ultimamente, molto meno. Forza Juve. Sempre. Anche quando fa male. Anche quando ci viene da ridere per non piangere. Un tifoso juventino che c'ha messo tutto il pomeriggio per scrivere sta *, la cui pazienza è agli sgoccioli, ma non in vendita
  23. I soldi di uno sceicco non farebbero certo schifo. Però faccio fatica a immaginare Mohammed bin Salman entrare nel cda della Juventus come semplice socio di minoranza e accettare che la rotta la tracci Elkann. E, già che ci siamo, ricordiamo che su costui gravano accuse internazionalmente note e molto pesanti, dal caso Khashoggi (omicidio) alle repressioni interne: non proprio il profilo che definiremmo uno stinco di santo. A me, onestamente, creerebbe un minimo di disagio, come fu all'epoca con Gheddafi. Bah, sempre più perplesso
  24. Juventus_addicted

    (Video) Auguri a Gonzalo Higuain

    “Vattene!” No, non è un mio invito. È la parola che qualche idiota gli urlò fuori dalla sede. Quel video me lo ricordo benissimo: un disagio profondo, non solo per lui, ma per chi aveva l’arroganza di disprezzare un giocatore del suo calibro. Dopo tutto ciò che aveva dato con la maglia bianconera. E ricordo anche il resto: il Pipita che, entrando in sede, sfiorò con delicatezza lo stemma della Juventus. Un gesto d’amore, forse. O forse il saluto di chi sente che la propria storia in bianconero sta per chiudersi. Auguri, Pipita. Degno erede di una lunga tradizione di centravanti juventini.
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