Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

Juventus_addicted

Utenti
  • Numero contenuti

    1.154
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni con più "mi piace"

    3

Tutti i contenuti di Juventus_addicted

  1. Al momento, me ne vengono in mente almeno 5, ma solo perché non ho ancora collegato tutti i neuroni mattutini. La domanda è: ma chi è che se lo piglierebbe? A quali cifre, poi? Comunque, sarei per concedergli un'altra opportunità. Meglio lui della pippa canadese e del pippone belga.
  2. Bravo, bene, bis. Hai ragione su tutto. Vaneggiamenti alla Capezzone puoi tranquillamente infilarteli nel *. Se vuoi parlare con me, usa un tono adatto. Altrimenti ti rispondo da cafone.
  3. Ciao precisetti, è un pò che non ti trovavo... Guarda che il mio era sarcasmo proprio per dire che "una rondine non fa primavera". Dopo sei mesi di nulla cosmico e zero segnali di continuità, vorrei evitare che i fenomeni in società pensino minimamente che questo possa reggere il peso della maglia juventina o, peggio, che sia un elemento su cui costruire il futuro. Anche noi tifosi dovremmo evitare di farci abbindolare da una mezza prestazione buona. Incisivo? Ma quando mai? Io di Zhegrova, finora, ricordo solo il gol che si è divorato contro il Galatasaray: un errore che, a conti fatti, poteva valere il passaggio del turno (di certo non l'unico, anche altri hanno le loro responsabilità). Lì non è questione di "essere poco concreti", è che se porti la maglia della Juve certi palloni li devi buttare dentro, punto. Quella sera mi ha fatto tirare un bestemmione medievale che ancora si sente echeggiare tra le mura del mio condominio. E onestamente, 14 milioni e rotti per uno che non ha nemmeno mezz'ora di autonomia nelle gambe non mi sembrano pochi, mi sembrano un investimento su cui, al momento, c'è ben poco da stare allegri.
  4. Una partita buona dopo 6 mesi di nulla. Rinnoviamo a 10 milioni, mi raccomando
  5. Guarda, il punto è semplice: io non sto chiedendo il tribunale sportivo permanente né l’algoritmo al posto dell’arbitro. Sto dicendo che dove l’oggettività è possibile, andrebbe applicata fino in fondo. Tutto qui. Se introduci tecnologia e protocolli, ma poi l’innesco resta “quando si ritiene”, il rischio è che la discrezionalità non venga ridotta, ma solo spostata. Sul VAR non chiedo di rivedere ogni rimessa dal primo minuto. Dico solo che il sistema evolve sempre dopo che il problema esplode. È successo prima, succederà ancora. E una cosa permettimela, senza polemica: è curioso chiedere massima oggettività nel giudicare il sistema arbitrale, ma poi gestire il confronto in modo un po’… selettivo. Se parliamo di coerenza e uniformità, vale anche nelle dinamiche del forum (poi l'autore della sorpresina retroattiva che ho trovato, magari non sei tu) Detto questo, il mio punto resta lo stesso: meno zone grigie procedurali, più criteri chiari dove si può. Non è estremismo, è semplicemente cercare di rendere il gioco un po’ meno interpretabile fuori dal campo. Buon pomeriggio, senza fini provocatori
  6. Il problema è che si pretende l’oggettività assoluta in uno sport essenzialmente interpretativo. Il calcio non è l’atletica con il fotofinish. È contatto, dinamica, contesto, intenzione. Se vuoi eliminare totalmente la discrezionalità arbitrale, l’unica soluzione è sostituire l’arbitro con un algoritmo e trasformare la partita in un processo amministrativo. Poi c’è il paradosso del VAR. Prima ci si lamentava perché non c'era, poi perché non interveniva abbastanza, o meglio non poteva intervenire in determinati casi. Ora che si amplia l’intervento su secondo giallo chiaramente errato, non va bene perché non si rivede anche il primo. Se domani permettono di rivedere anche il primo, non andrà bene perché non si può rivedere ogni fallo laterale del 12° minuto. È la rincorsa infinita alla perfezione retroattiva. La parte sul “conto alla rovescia visivo”: ci si indigna perché parte “quando l’arbitro ritiene”. Ma chi dovrebbe farlo partire? Il quarto uomo, un altro giudice? Un sensore nel pallone? L’IA? Purtroppo, o fortunatamente, in qualsiasi norma sportiva esiste una soglia di valutazione. L’alternativa è scrivere un manuale di 800 pagine con decine di sottocasi. E poi la simulazione. Qui sembra che abbiamo scoperto l’acqua calda: “È una condotta fraudolenta!”. Davvero? Grazie, non lo sapevamo. Si propongono sanzioni automatiche, retroattive, giurisprudenza forte, magari anche commissioni settimanali che analizzano al microscopio ogni caduta in area. Sai che serenità ambientale. Il punto più curioso però è la lamentela sulla “centralità eccessiva dell’arbitro”. Tradotto: quando l’arbitro decide in un modo che non mi piace, è protagonista; quando lascia correre, è coerente e sobrio. Il miglior arbitro è quello che non si nota? Sì, finché non c’è un episodio dubbio contro la tua squadra. Lì improvvisamente deve notarsi eccome. E poi la chiusura: “Una partita deve essere ricordata per come è stata giocata, non per come è stata diretta.” Verissimo. Ma guarda caso, questo tipo di post nasce quasi sempre dopo partite in cui la direzione non è stata gradita. Il calcio è cambiato, in peggio. Indietro non si può tornare, e all'orizzonte si intravede un calcio che non sarà più quello bellissimo che (quasi) tutti abbiamo giocato nel campetto dietro casa, ma un calcio pieno di polemiche e dettato dall'interesse economico, peggio di quello che stiamo vedendo adesso. Una volta non ci dormivo, adesso lo prendo per quello che è: uno spettacolo di bassa categoria
  7. Ragazzi, io sarò malpensante, ma questa intervista dell’AD (fate una ricerca in rete) mi sa tanto di operazione fumo negli occhi. Qui il punto è semplice: siamo a fine febbraio e, ancora una volta, la stagione è un fallimento per una squadra come la Juventus. Fuori da tutto, senza uno straccio di prospettiva concreta, e con il rischio reale di chiudere l’anno senza nemmeno il paracadute economico della qualificazione alla Champions League. E per una società con i nostri costi e le nostre ambizioni sarebbe un colpo durissimo. E allora mi chiedo: perché parlare dell’arbitro solo oggi? Perché protestare solo nell’intervallo della partita contro l'inter e non prima, non dopo, non sempre? Sono anni che nei momenti chiave veniamo presi a pesci in faccia da decisioni arbitrali quantomeno discutibili. Episodi che spostano partite, stagioni, milioni. Se davvero la società vuole farsi sentire, non può farlo a intermittenza. Non può svegliarsi solo quando fa comodo o quando la pressione diventa insostenibile. Le denunce degli obbrobri devono arrivare ogni maledetta domenica, con comunicati chiari, prese di posizione forti, richieste ufficiali di spiegazioni. E durante la settimana bisogna andare nelle sedi istituzionali a pretendere parità di trattamento, non mandando il Chiello a fare dichiarazioni morbide davanti ai microfoni. Perché altrimenti il sospetto resta: che questa uscita serva più a spostare l’attenzione dall’ennesima stagione vergognosa che a difendere davvero la squadra. No, caro AD, io non ci casco. Le parole non bastano più. Voglio i fatti. Voglio una società che protegga la Juventus sempre, non solo quando è troppo tardi. Aggiungo un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso. Quando parla di “continuità”, spero davvero che non sia la solita parola buona per tutte le stagioni. Continuità significa tenere un progetto tecnico, ma soprattutto significa non smontare ogni estate quei 4-5 giocatori buoni che abbiamo, magari per fare cassa o per inseguire l’ennesima rifondazione. Perché se ogni anno ripartiamo da zero, poi non lamentiamoci se a febbraio siamo già fuori da tutto. E poi il capitolo John Elkann. Sinceramente, quando sento parlare di “incredibile coinvolgimento finanziario ed emotivo” mi viene da sorridere amaramente. Se questo è il modo di proteggere un investimento così importante e una passione così profonda, allora c’è qualcosa che non torna. Perché proteggere la Juventus significa metterci la faccia nei momenti difficili, alzare la voce quando serve, pretendere competenza e risultati, non limitarsi a slogan o dichiarazioni di circostanza. Io voglio credere alla continuità, voglio credere che ci sia un piano vero. Ma dopo anni di scelte sbagliate, di rivoluzioni a metà e di stagioni buttate, la fiducia non si chiede: si riconquista. Con i fatti, non con le interviste.
  8. Vabbè, l'arbitro sarà anche stato scarso... Ma io ancora faccio fatica a digerire le 5 pappine da sti kebabbari all'andata. Caro gira mestolone, chiediti anche come mai abbiamo degli scarponi strapagati
  9. Juventus_addicted

    Ma la Champions League...

    Probabilmente, visto come stanno andando le cose, non vedrò mai più la nostra amata Juventus vincere la Champions. La delusione più grande è quella di aver vissuto un’era in cui ci arrivavamo quasi sempre, ma incredibilmente non siamo mai riusciti a centrare il colpo finale. A volte perché arrivavamo sfiniti, altre volte per errori arbitrali, altre ancora per paura di osare. E poi c’è il dolore di vedere che, ovunque ci giriamo, sembra che anche il destino ci stia voltando le spalle. Negli ultimi anni siamo stati eliminati ai supplementari, mentre gli avversari compivano vere e proprie imprese che coronavano ciò che avevamo visto nei 90 minuti. Noi invece arrivavamo ai supplementari dopo prestazioni che avremmo meritato di chiudere in gloria, ma ci mancava sempre l’ultimo passo. E quante volte siamo stati eliminati per quella maledetta regola del gol che vale doppio? Ieri, con la vecchia regola, saremmo passati senza problemi, ma invece siamo andati ai supplementari, come sempre. Gli arbitri, quando c'è il dubbio, non ci favoriscono mai, come se ci fosse una sorta di "maledizione". E il tutto, con una società che non alza mai la voce, permettendo che si crei una narrazione ostile nei nostri confronti. A forza di non reagire, ci hanno dipinti come quelli che "rubano" o "hanno sempre rubato", e dunque non dobbiamo lamentarci. E quindi, cosa dovremmo fare? Arrenderci, accontentarci della mediocrità per non soffrire più? No, io da tifoso innamorato, continuerò a guardare e ad amare la Juve, perché questi colori scorrono nelle vene. E partite come quella di ieri mi rendono ancora più fiero di essere bianconero.
  10. Juventus_addicted

    Serve maggior equilibrio nei giudizi

    Brutta gente 'sti fanatici. Hai perfettamente ragione, dobbiamo essere equilibrati. La misura è tutto. La ponderazione. Il distacco emotivo. Adesso però scusami, devo scendere a lucidare la Lamborghini prima di accompagnare il cane a fare pipì in smoking, poi rientro, medito 12 minuti in posizione del loto cantando l’inno della Champions al contrario e, con assoluta serenità interiore, lancerò un anatema medievale contro il primo che sbaglia un passaggio a cinque metri. Naturalmente sempre con equilibrio, eh. Dopo pranzo mi commuoverò come un bambino guardando una lumaca attraversare la strada perché mi ricorda la nostra costruzione dal basso, poi salirò sul tetto a sventolare la bandiera gridando “SIAMO TORNATI” se vinciamo un’amichevole col Pinerolo, e chiederò l’esonero immediato di chiunque respiri nell’area tecnica dopo un pareggio a novembre. Ma con distacco. Con lucidità. Con analisi strutturata del progetto tecnico. Anzi, ora preparo un grafico in PowerPoint per dimostrare che siamo contemporaneamente in pieno ciclo vincente e sull’orlo del baratro sportivo, così posso esaltarmi e disperarmi nello stesso minuto, che è la vera essenza del tifo scientifico. Equilibrio sì. Ma urlato dal balcone. Fino alla fine.
  11. Il fatto che Mck sia costantemente uno dei migliori, fa capire la pochezza degli altri.
  12. Così, per curiosità, sono andato a vedere i risultati di questo squadrone chiamato Aston Villa, convinto di trovare una serie di vittorie roboanti degne del Manchester City dei tempi d’oro. E invece, nelle ultime 5 partite in cui il fenomenale Douglas Luiz ha illuminato il campo: 1 vittoria (contro i marziani del Brighton), 2 pareggi, 2 sconfitte. Roba che Pirlo dovrebbe proprio preoccuparsi: “Andrea, spostati che arriva colui che sarà ricordato come il nuovo faro del centrocampo mondiale”. In 4 partite su 5 è stato anche sostituito. Evidentemente volevano preservarlo… magari per non farlo notare troppo agli osservatori delle big europee pronti a strapparcelo con un’asta milionaria. La domanda è: in cosa esattamente starebbe convincendo? E la seconda domanda è: ma davvero Tuttosport deve venderci ogni settimana queste narrazioni epiche? Perché va bene l’ottimismo, ma qui siamo oltre la fantascienza
  13. Juventus_addicted

    Progetto 2027: qui le idee per far tornare grande la Juve

    La verità è che noi tifosi possiamo fare tutte le liste metodiche del mondo: portiere forte ma sostenibile, 2-3 leader veri, un allenatore con identità chiara, stop agli acquisti random, monte ingaggi razionalizzato. Tutto giusto. Tutto sensato. Ma se fosse davvero così semplice, credo (ma non voglio sbilanciarmi troppo) che alla Continassa avrebbero già trovato la formula magica. Nel frattempo noi continuiamo a discutere, soffrire, arrabbiarci, perché alla fine è questo che significa essere juventini: pretendere sempre il massimo, anche quando in campo vediamo il minimo indispensabile. E sperare che, prima o poi, qualcuno lassù capisca che la Juve non è un asset. È una responsabilità.
  14. Tutto giusto, tutto condivisibile. Un post lunghissimo e ben scritto che alla fine dice una sola cosa: la Juventus oggi è in grande difficoltà, in campo e fuori, insomma: fa *. Fuori dal campo veniamo costantemente osteggiati, mentre in campo, appena il livello si alza, veniamo messi alle corde. Quando per caso riusciamo a giocare una partita decente, puntuale arriva l’episodio arbitrale che spezza il ritmo e rimette tutto in discussione. E intanto la narrazione dominante resta sempre la stessa, che la Juve ruba. Se qualcuno dei nostri prova ad alzare la voce, subito viene zittito perché "tanto abbiamo sempre rubato noi". La sensazione è che, da qualunque parte ti giri, la prendiamo sempre noi. La tramvata nel sedere, intendo. La prospettiva di restare fuori dalla Champions, mentre per altro siamo sotto controllo UEFA per il fair play finanziario, non fa che rendere il quadro ancora più preoccupante. Se all’algido lungagnone dal cognome straniero questa situazione sta bene, oppure se non ha la forza e la voglia di difendere il club nonostante il potere finanziario e le relazioni di cui dispone, io non posso certo cambiare le cose. Posso però decidere di non farmi consumare dalla rabbia. Nel mio piccolo proverò a ridicolizzare tutto e tutti. Forse è l’unico modo per sopravvivere a questo momento: ridere per non piangere.
  15. Juventus_addicted

    Stavolta è diverso

    Capisco lo sconforto. Davvero. Ma permettimi di dire che stiamo sottovalutando il progetto artistico contemporaneo chiamato Juventus. Non è una squadra. È un’esperienza immersiva. “Fuori da tutto a febbraio” non è un fallimento, è minimalismo competitivo. È la sottrazione come forma d’arte. Mentre le altre si affannano tra coppe, trasferte e obiettivi stressanti, noi abbiamo scelto il benessere. La mindfulness. Il distacco materiale dalle classifiche. Terza fascia? Ma per favore. È una posizione zen. Né troppo in alto da creare illusioni, né troppo in basso da generare adrenalina. Equilibrio perfetto. Buddha con la maglia bianconera. “Istanbul” dici? Ma quello è storytelling europeo. Le grandi squadre creano notti epiche. Noi le regaliamo agli altri. Generosità storica. E la cosa meravigliosa è che, nonostante tutto, siamo ancora qui. A discutere, a scrivere papiri, a indignarci per l’orgoglio smarrito. Perché la verità è una sola: noi tifosi siamo strutturalmente più competitivi della squadra. Noi abbiamo memoria storica, senso di appartenenza, standard altissimi. Noi non accettiamo la mediocrità. Noi siamo ancora affamati. Loro sembrano in modalità “gestione traffico”, noi in modalità “assedio medievale”. Forse il paradosso è proprio questo: la parte più forte della Juventus oggi non scende in campo. Sta sugli spalti, nei forum, nei bar. Siamo noi. Tranquilli però. Prima o poi anche la squadra capirà che deve provare ad essere all’altezza dei propri tifosi. Non il contrario.
  16. Non avete capito un *. Ragazzi, ma vogliamo parlare della visione strategica illuminata di John Elkann? Un uomo capace di trasformare ogni stagione della Juventus in un esperimento sociologico sul concetto di pazienza. Un innovatore, un filosofo del pallone, un artista della ricostruzione permanente. Mentre noi comuni mortali ci limitiamo a guardare il risultato, lui guarda oltre: al bilancio emotivo dei tifosi, alla resilienza psicologica degli spettatori, alla capacità di accettare l’imprevedibile come stile di vita. Altro che progetto tecnico, qui siamo al progetto esistenziale. Ogni scelta è coerente con un disegno superiore che noi, evidentemente, non siamo ancora pronti a comprendere. Allenatori che vanno, dirigenti che cambiano, strategie che si evolvono… è dinamismo puro, è avanguardia gestionale! Altro che immobilismo: qui si reinventa il concetto stesso di “ciclo”. E poi diciamolo: mantenere viva la speranza anno dopo anno è un talento rarissimo. Creare aspettative per poi sorprenderci sempre in modo nuovo richiede creatività, dedizione e un certo gusto per il colpo di scena. Per questo credo sia giusto riconoscergli ciò che merita: un proprietario così visionario, così determinato a lasciare il segno nella storia del calcio italiano, è senza dubbio il migliore presidente della storia… dell’Inter!
  17. A Lukaku la squalifica l’hanno tolta perché fu riconosciuto il contesto e la provocazione subita. Giusto o sbagliato che fosse, quella è stata la linea. Bene. Adesso c’è il caso Kalulu. Se non gliela tolgono: "è il regolamento", ma due pesi e due misure. Se gliela tolgono: “eh ma il potere della Juve”, “le telefonate”, “i palazzi”, la solita solfa. È fantastico: qualunque cosa succeda, per noi è sempre un processo alle intenzioni. La verità? Qui non si tratta di fare le vittime, ma di avere un criterio chiaro. Se esiste un precedente, va applicato. Se non è lo stesso caso, lo si spiega bene e si chiude lì. Invece no: ogni volta si entra nel teatrino mediatico. Io, a naso, penso che non gliela tolgono. Così evitano polemiche. Perché quando c’è di mezzo la Juve, la soluzione più semplice è sempre quella che fa meno rumore… contro di noi. E alla fine rimane sempre quella sensazione fastidiosa: non tanto per una giornata in più o in meno, ma per il fatto che la coerenza nel calcio italiano sembra un concetto facoltativo. Poi oh, magari mi sbaglio. Ma intanto preparo il popcorn.
  18. Saranno stati fuoco e fiamme. Me li immagino così: Senatore 1 (tono da film drammatico): “Ragazzi, basta alibi. Niente stanchezza, niente infortuni. Se giochiamo come nel secondo tempo a Istanbul, in Champions non ci andiamo.” Giocatore giovane: “Ciao, sono nuovo… e pensavo che la Champions fosse una leggenda metropolitana. Tipo quelle cose che raccontano i senatori per motivarci” Senatore: “No, esiste davvero.” Giocatore giovane: “Ah. Quindi possiamo andarci anche noi? Davvero noi possiamo entrare lo stesso? o serve prenotazione?” Entra Yildiz, sguardo serio. Yildiz: “Ragazzi, io corro, dribblo, provo a tirare… ma ogni volta che segno, voi dietro fate una colletta per pareggiare.” Difensore: “Non è vero! Sul quarto gol ho anche alzato la mano.” Portiere: “Sì, per chiamare il taxi.” Poi parte il momento “verità”. Capitano: “Guardiamoci negli occhi. Cosa sta succedendo?” Silenzio. Voce in fondo allo spogliatoio: “Possiamo smettere di fare il pressing a turno? Perché ieri sembrava ‘chi se la sente oggi?'” Immagino anche l’analisi tattica surreale. Giocatore A: “Ragazzi, ma il loro numero 10 lo marcava qualcuno?” Giocatore B: “Pensavo fosse tuo.” Giocatore A: “No, io avevo quello veloce.” Giocatore C “Erano tutti veloci.” Psicologo improvvisato (che in realtà è Spalletti): “Bene ragazzi, oggi parliamo delle nostre emozioni dopo il 5-2 col Galatasaray. Chi vuole iniziare?” Difensore: “Io. Ogni volta che un avversario mi punta, sento una voce dentro che dice: ‘Lascia stare, magari sbaglia da solo’.” Portiere: “Io invece ormai non mi butto più. Mi accovaccio e rifletto sulla vita.” E poi l’ultima scena, quella più surreale. Allenatore (entrando): “Ragazzi, credete ancora nella rimonta?” Tutti in coro: “Sì mister!” Portiere sottovoce: “Basta che non tirino.” Scherzi a parte, il messaggio è giusto: niente alibi. La maglia della Juve pesa. E noi tifosi siamo stanchi di figure così. Vogliamo rabbia, orgoglio, facce sporche d’erba. Se dobbiamo uscire, usciamo lottando. Non facendo sembrare ogni avversario il Real Madrid. Perché perdere può capitare. Sparire no.
  19. Juventus_addicted

    Una Best Practice per la Juve, per ripartire

    Grande! Titolo: “Una Best Practice per la Juve, per ripartire”. Testo: “Non facciamo mapazzoni.” Cioè, in tre righe siamo passati da Harvard Business Review a osteria di provincia con briscola sul tavolo. “Best practice” evoca KPI, benchmark, stakeholder engagement. “Mapazzoni” evoca sugo della domenica buttato a caso nel piatto. È la perfetta sintesi della Juve attuale: lessico da multinazionale quotata e resa in campo da torneo parrocchiale. E, a ben pensarci, è l’unica cosa coerente della stagione: inglesismi altisonanti sopra, confusione sotto.
  20. Già, Pierre, è proprio un peccato. Pensa a noi, che vorremmo anche qualche soddisfazione ogni tanto, e invece ci inculano da tutte le parti. E mentre voi cercate di capire cosa è successo, noi l'abbiamo già bene in testa: non siete all'altezza. In campo e fuori. Grazie per l'ennesima serata da schifo
  21. Vabbè, Comolli è la prima volta che si fa notare, finalmente aggiungo, non è che entreremo in crisi di astinenza. Il Chiello tra 10 giorni potrà decidere se tornare a sparare * su "breakeven" o "c'è di peggio", oppure se prendere per il * tutto il sistema ironizzando su questo sistema paramafioso.
  22. mi ricordano il messicano ubriaco in "Lo chiamavano Trinità": Voi gringos siete dei bastàrdi... volete le nostre donne e se uno vi dà una coltellata vi offendete
  23. Cari amici, vedo che in molti di voi oggi prevale la consapevolezza di avere una squadra che vuole e sa giocare un calcio di qualità. Evidentemente, la rabbia ha lasciato il posto alla passione per i nostri colori. Tuttavia, mi permetto di chiedermi: con quale spirito pensiamo che, con qualche innesto, possiamo competere davvero per la vittoria finale? L'altra sera ne abbiamo avuto una prova chiara e incontrovertibile: quando vogliono impedirti di fare risultato, usano ogni mezzo per farlo. Chi ci dice che, comprando grandi giocatori (cosa tra l'altro tutta da verificare, visto il contesto economico), questo sistema, palesemente favorevole ai nerazzurri, verrà finalmente scardinato? La verità è che serve una riforma profonda, non solo della classe arbitrale, ma dell'intero sistema: federazione, lega, giustizia sportiva, media ostili. Io, sinceramente, non ho la vostra stessa fiducia.
  24. Juventus_addicted

    La Penna, Kalulu e il punto di rottura: così il calcio si sta stancando

    Mah, a leggere sembra che il problema sia solo arbitrale... Ieri sera, invece, c'era la combo perfetta: Delinquenti a strisce nerazzurre, sicario a dirigere e complici al var, vittima prescelta e preferita a strisce bianconere. E nonostante tutto, a momenti non vincono nemmeno in questa occasione. * schifose
  25. Juventus_addicted

    Il pre-partita di VecchiaSignora: inter-Juventus

    Olimpiadi a Torino nel 2006, Olimpiadi a Milano nel 2026. Per me possono anche a vincere; a patto che quest' estate siano loro a finire in serie b, come noi 20 anni fa. Si, solo in quel caso direi che si può fare. Ma dato che non abbiamo la certezza che tutto ciò si possa avverare, preferisco vincere stasera
×

Informazione Importante

Utilizziamo i cookie per migliorare questo sito web. Puoi regolare le tue impostazioni cookie o proseguire per confermare il tuo consenso.