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Juventus_addicted

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  1. Juventus_addicted

    Mourinho: "Allenare la Juventus? Certo"

    Fonte: Tuttosport Io dico che senza la Grande Farsa del 2006, in un paio d'anni ce lo saremmo ritrovati in panca. E le blatte avrebbero continuato a navigare nella melma. Se succedesse adesso, prendo il primo treno e vado a Torino a riempirli tutti di mazzate
  2. Peccato, a 1 miliardo e mezzo ci provavo io...
  3. Juventus_addicted

    Al cinema: Juventus primo amore

    "Non si scherza, si gioca per vincere, non si discute". Michel "Le Roi" Platini "l’obiettivo è arrivare al breakeven entro il 2026-27, puntando su sostenibilità e risultati". Giorgio Chiellini (Juventus 25-26)
  4. Spero tu abbia ragione, davvero lo spero con tutto il cuore. Creare e subire poco è già un passo avanti, su quello nulla da dire. Eravamo abituati al nulla, all'abbiocco da sterilità. Il problema è che ho sempre quella vocina maligna che mi sussurra: “bello tutto, ma chi fa lo step finale?” Perché senza un vero terminale offensivo, uno col famoso killer instinct, rischiamo di fare tante belle azioni da raccontare al bar il lunedì, ma pochi gol da festeggiare la domenica. Il timore è che la mole di gioco resti: mole, e non sostanza. E poi sì, va detto: finora Pisa, Cremonese, Lecce e Cagliari. Bene, benissimo, anche se con queste squadrette abbiamo perso 5 punti, ma quando arrivano le prime della classe ho il terrore di rivedere quella sterilità cronica che ci perseguita da anni: tanto controllo, passaggini infiniti, zero sangue freddo, zero gol. Insomma, io firmo subito per togliere quel “forse” finale; però qualcuno davanti (e anche in panca) deve iniziare a fare il cattivo, non il filosofo
  5. Insomma: riaggressione feroce, dominio del gioco, consapevolezza intatta; manca solo il dettaglio irrilevante: buttarla dentro. Siamo diventati una squadra di powerpoint: pressing alto, concetti chiari, analisi complete, poi in area avversaria improvvisamente cala la nebbia padana. Il gioco lo dominiamo, il pallone pure, ma la porta avversaria resta un oggetto misterioso, tipo Area 51. Alla fine il calcio è semplice: chi segna vince. E noi, al momento, sembriamo più bravi a riconquistare palla che a farle capire dove deve finire. Va bene la filosofia, va bene la riaggressione, però qualcuno avvisi i nostri attaccanti che il gol non è facoltativo. Dai, continuiamo a dominare, prima o poi domineremo anche il tabellino. Forse
  6. Capisco chi dice che oggi conti soprattutto avere giocatori forti, ed è ovviamente vero. Nessuno dovrebbe chiedere di rinunciare alla qualità per la lingua. Però secondo me il punto non è “italiano sì / italiano no”, ma identità e leadership. La Juve migliore aveva sempre un gruppo di giocatori forti, carismatici e perfettamente integrati nel contesto, molti dei quali italiani o comunque capaci di comunicare senza filtri. La leadership non passa solo dal campo, ma da: riunioni, momenti di tensione, rapporti con arbitri, media, ambiente. Se i leader non parlano la lingua del contesto, il peso specifico si riduce. Tevez e Mandzukic non parlavano italiano, giusto, ma erano inseriti in uno spogliatoio guidato da Buffon, Chiellini, Pirlo, Marchisio, Barzagli, Bonucci, ma anche stranieri come Vidal e Lichtsteiner, che parlavano molto bene. C’era un nucleo che trasmetteva cosa fosse la Juve, dentro e fuori dal campo. La lingua non rende più forti, ma aiuta a essere leader, a rappresentare il club, a parlare ai tifosi (sentire sempre mediatori o traduttori raffredda il legame emotivo), all’ambiente. E una squadra come la Juve non è solo una somma di individualità, è anche immagine, comunicazione, cultura. Oggi invece sembra mancare proprio questo: un gruppo che trascini, che si faccia sentire, che faccia da collante. I tempi sono cambiati, sì, ma certi valori non dovrebbero cambiare mai.
  7. Juventus_addicted

    Koopmeiners: una volta centrocampista totale, ora totalmente inutile

    Il vero errore non è il giocatore in sé, ma la catena decisionale che lo ha preso a quel prezzo, con quelle aspettative, e senza un’idea chiara di cosa dovesse fare alla Juve. E più insisti a farlo giocare per “difendere l’investimento”, più fai danni: come continuare a usare un elettrodomestico sbagliato solo perché l’hai pagato tanto, invece di ammettere l’errore e cambiare strategia. Alla Juve il problema non è mai solo chi scende in campo. È chi decide chi deve scenderci, dove e perché. E finché non si capisce questo, continueremo a discutere degli effetti e mai delle cause.
  8. Juventus_addicted

    (Gds) "Stallo Chiesa, per la Juventus avanza il nome di Maldini"

    Fondamentalmente: possono giocare dove gli pare. Non stiamo parlando dei figli di qualcuno che si possa definire bandiera di una squadra. Del Piero era la Juventus. Maldini era il Milan. Totti era la Roma. E quegli altri… beh… dovresti aver capito 😏
  9. Juventus_addicted

    Dalla Turchia: offerta ufficiale della Juventus per En-Nesyri

    Vai @pablito77!
  10. Juventus_addicted

    È morto Rocco Commisso, proprietario della Fiorentina

    La notizia della scomparsa di Commisso riguarda la sua famiglia e i tifosi viola, a cui va (soprattutto alla famiglia) il rispetto umano dovuto. Detto questo, da juventino non posso dimenticare certi atteggiamenti. Negli anni Commisso si è fatto notare soprattutto per le continue accuse alla Juve, tra arbitri, regole non rispettate e calcio “malato”. Sempre parole, mai fatti, mai risultati. La Juventus ha continuato a vincere sul campo, la Fiorentina a inseguire e a lamentarsi. Per di più da Firenze direzione Torino sono stati venduti una serie di giocatori normali, strapagandoli, permettendo alle casse viola di respirare. Le sue uscite contro la Juve resteranno il classico esempio di vittimismo di chi guarda dal basso una storia che non potrà mai raggiungere. Superiorità non si rivendica, si dimostra. E la Juve lo ha sempre fatto, anche senza rispondere a certe polemiche. Fine delle polemiche, avanti Juve.
  11. Juventus_addicted

    (Gds) "Stallo Chiesa, per la Juventus avanza il nome di Maldini"

    I figli di Maldini devono giocare nel Milan. I figli di Del Piero alla Juventus. I figli di Totti alla Roma. I figli di *, tutti all'Inter. Sono un inguaribile romantico, certe dinamiche vanno preservate.
  12. Caro Stefano,
    ti porgo le mie sincere condoglianze per la perdita della tua mamma. Non riuscendo a scriverti in privato, ti lascio qui un abbraccio sincero, con l’augurio di ritrovarti presto sul forum quando e se te la sentirai.

    1. 29 MAGGIO 1985

      29 MAGGIO 1985

      Fratello bianconero, ho assai apprezzato il tuo graditissimo pensiero

      sei stato oltremodo gentile - Grazie .. Grazie .. ed ancora .. Grazie .. 

       

      Contraccambio il, seppur virtuale, abbraccio .. .salve Stefano !

  13. La vera domanda è: quanti soldi guadagna questo Romano (così come l’altro citato, Moretto) ogni volta che spara una notizia di mercato? Perché, a naso, questa su MIN_gueza ha tutta l’aria di trasformarsi nell’ennesima MIN_chiata.
  14. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Il 5 gennaio non è una data qualunque per chi è juventino. È il giorno in cui ricordiamo Gianluca Vialli, uno che alla Juventus non ha semplicemente giocato: ha rappresentato un modo di essere. Nessun tono pietoso, perché non gli sarebbe appartenuto. Vialli era fatto di responsabilità, carattere e rispetto per la maglia, sempre. Arrivato in un momento delicato, si è imposto con il lavoro e con l’esempio. Capitano vero, prima ancora che per la fascia. Gol pesanti, sacrificio, leadership mai urlata. Roma ’96 resta una delle immagini più forti della nostra storia: non solo una coppa alzata, ma il simbolo di cosa significa essere pronti a reggere il peso della Juventus. Vialli quel peso lo ha cercato, non lo ha mai evitato. Non si è mai nascosto, né in campo né nella vita. Ha affrontato tutto con dignità, senza alibi, insegnando che vincere è importante, ma conta soprattutto il modo in cui ci arrivi. È questo che lo rende ancora oggi un riferimento per chi ama questi colori. E se oggi qualcuno indossa questa maglia senza capirne fino in fondo il significato, farebbe bene a rivedere le immagini di Gianluca Vialli: per capire cosa voglia dire avere carattere, assumersi responsabilità e onorare davvero la Juventus. Oggi non lo piangiamo: lo onoriamo. Perché certi uomini restano. Restano nella cultura della Juventus, in quell’idea di serietà, fame e orgoglio che ci distingue. Gianluca Vialli è stato uno di noi. E lo sarà per sempre. Fino all’ultimo. Fino in fondo.
  15. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Capisco lo stupore, ma non lo leggerei come mancanza di rispetto. Il mio intento non era misurare l’affetto in pagine o commenti, ma ricordare cosa abbia rappresentato Vialli per la Juventus. Anche per chi non lo ha visto giocare, ricordarlo serve proprio a questo: capire che questa maglia pesa, e perché pesa. Gli apprezzamenti ricevuti (tanti, grazie a tutti) forse, sono un modo silenzioso di dire “ci sono”, soprattutto per chi certe emozioni le ha vissute davvero. E anche se il tempo passa, alcuni esempi restano attuali proprio perché parlano di valori, non di epoche. Di nuovo grazie, buona serata
  16. Juventus_addicted

    Su Sky il primo episodio di "1996, l'anno di Del Piero"

    Che emozioni… anch’io ero lì quella sera all’Olimpico, una di quelle notti che ti restano addosso per tutta la vita. Hai citato giustamente tanti protagonisti, ma secondo me ne manca uno che fece una partita mostruosa, un vero gigante in campo: Moreno Torricelli. Correva per due, non mollava un centimetro, incarnava perfettamente quella Juve operaia che ci portò la Coppa. Per quanto mi riguarda, ero talmente in tensione che ai rigori andai completamente in confusione: quando Jugovic segnò quello decisivo… io non me ne accorsi nemmeno. Avevo perso il conto e aspettavo solo che Peruzzi ne parasse il più possibile Furono gli altri con cui ero andato allo stadio a riportarmi alla realtà, travolgendomi in un abbraccio pazzesco, il più bello della nostra amicizia juventina. Davvero, che bei ricordi. Una Coppa bellissima, vinta da uomini veri.
  17. Juventus_addicted

    Chi è il/i content creator che seguite di più?

    Sarà l’età (over 50), ma leggendo “content creator” ho pensato al nuovo regista che aspettavamo… gaio e felice!
  18. Caro @dissidente, siamo alla fine dell'anno: perché vuoi farmi andare di traverso il cotechino con le lenticchie che per altro devo ancora mangiare? Non potevi aspettare un paio di giorni?😀 Da buon juventino, leggendoti ho avuto due reazioni: prima ho controllato se fosse già uscita la lista dei convocati dell’infermeria, poi ho cercato il numero verde per il supporto psicologico pre-mercato di gennaio. La situazione che descrivi, vera, è talmente delicata che più che “mercato di riparazione” sembra “mercatino dell’usato, reparto fine serie”. FFP che ci guarda come l’occhio di Sauron, budget da gratta e vinci (perdente) e rosa che scricchiola manco fosse un parquet degli anni ’70. Se Kalulu starnutisce, a Vinovo scatta l’allarme rosso. Perin in partenza, Mandas (non sapevo manco chi fosse, colpa mia) trattato come se fosse Buffon ad inizio carriera, Bremer e Cabal gestiti con la stessa cautela con cui si maneggia la porcellana della nonna, Weston che prepara le valigie per la MLS come uno studente Erasmus… manca solo un'epidemia di cagotto alla Continassa. Frattesi a 30 milioni? Certo, subito dopo aver venduto la Continassa su Subito.it. Miretti alla Lazio? Ottimo, così Sarri ce lo fa diventare Pirlo e noi lo rimpiangiamo per i prossimi dieci anni, come da tradizione. Kenan da rinnovare a peso d’oro, Dusan che se ne va a zero come se niente fosse… insomma, un quadro rassicurante. Però oh, vuoi mettere: stringere i denti è il vero DNA bianconero. Resistiamo. E se piove? Amen. Siamo la Juve: sopravviviamo anche ai mercati deludenti, ai bilanci creativi e alle speranze ridotte. Alla fine, se Ottolini e Spalletti collaborano davvero, magari non vinciamo tutto, ma almeno evitiamo di dover schierare Pinsoglio regista. E già sarebbe un successo. Buon Anno
  19. Pivelli. L’arancione si abbina benissimo al verde. Talmente bene che infatti la soluzione era ovvia: prato d’arancione e pallone verde. Così non vedevi più nulla, ma con grande equilibrio cromatico. Un calcio moderno, concettuale, che avrebbe attratto milioni di followers: non segui l’azione, interpreti l’opera. Del resto, come avrebbe detto Groucho Marx: “Non importa dov’è il pallone. L’importante è che sia vestito meglio del campo.”
  20. E che ti devo dire… ormai sono arrivato a quello stadio (e a quell’età) in cui il cibo, se non ci sono alternative davvero irresistibili, gioca facile e si piazza al primo posto. Sarà che ho una moglie che mi tiene perennemente a stecchetto, sarà che vivo in simbiosi con un cane che, oltre a macinare chilometri, e a farmeli macinare, ha una filosofia di vita incentrata sul mangiare… fatto sta che, alla fine, quando si parla di cibo drizzo le orecchie molto più volentieri che quando si parla di cose che conosco già a menadito. Torino, per esempio, è una città splendida (l’ho anche scritto in un messaggio successivo a quello che citi) e ho pure la fortuna di andarci per lavoro e per la Juve cinque o sei volte l’anno… ma una buona forchetta resta sempre un argomento imbattibile.
  21. Juventus_addicted

    Tanti auguri Bobby Gol!

    In realtà il mio intento era semplicemente citare quei giocatori che, come Bettega, non solo hanno vinto tantissimo con la maglia bianconera, ma erano anche juventini fin da bambini. Ammetto però che, scrivendo di fretta, ho commesso una dimenticanza non da poco: mi sono scordato di citare un altro gigante come Beppe Furino, che incarna perfettamente questo spirito. E sono sicuro che, scavando ancora un po’, salterebbero fuori anche altri nomi meritevoli. Chiedo venia
  22. Juventus_addicted

    Tanti auguri Bobby Gol!

    Credo sia giusto fermarsi un attimo a ricordare che giocatore (e che uomo Juve) sia stato. Bettega è stato un grandissimo attaccante, ma soprattutto un calciatore che aveva nella testa il suo vero punto di forza: testa intesa sia come abilità straordinaria nel gioco aereo, sia come intelligenza calcistica, lettura delle situazioni, senso del gol e del collettivo. Dotato anche di grande tecnica, non faceva mai una cosa fuori posto. È stato uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus, uno di quelli che ha vinto tantissimo in bianconero e che, cosa ancora più rara, era anche un vero tifoso della Juve. Un club che non ha solo rappresentato, ma che ha sentito come casa propria. In questo senso lo metto senza esitazioni accanto a pochi altri nomi speciali: Boniperti, Del Piero, Marchisio, e andando più indietro Bertolini e Ferrero (ricordi da Hurrà Juventus,, non personali, ovviamente). Giocatori che non solo hanno fatto la storia della Juve, ma la amavano davvero. (Scirea grandissimo di tutti i tempi, mi pare da giovane tifasse un'altra squadra, quindi è un discorso diverso). Proprio per questo, personalmente, rimane l’amarezza per come Bettega sia stato trattato e/o ignorato dalla proprietà negli ultimi anni. Una figura così importante, così juventina, meritava ben altro rispetto e considerazione. Certi uomini non dovrebbero mai essere messi da parte come se nulla fosse. Auguri a Roberto Bettega, campione vero e juventino autentico. Uno di quelli che oggi mancano più che mai.
  23. Juventus_addicted

    L'esultanza di Manchester

    Dieci anni fa c’era una Juve giovane, forte e affamata: Dybala, Cuadrado, Morata, Pogba che esultavano in Champions come se fosse normale, come se fosse consuetudine. Tranquilli però: presto rivedremo la stessa esultanza, giovani talenti pronti a conquistare l’Olimpo del calcio europeo… Solo un dettaglio: non indosseranno la nostra maglia. Dammi una lametta, cantava qualcuno...
  24. Eccomi, perdona il ritardo ma i doveri culinari post-natalizi e quelli canini non sono ancora del tutto archiviati… diciamo che Attila continua a lasciare tracce, tra cucina e passeggiate. Detto questo, concordo in pieno con te su Torino: è una città molto bella ed elegante, mai urlata, che ti conquista piano piano. Poi è chiaro, io trovo una Grande Bellezza in tutte le città del nostro Paese, ognuna con la sua anima e le sue contraddizioni, però Torino ha davvero qualcosa di unico, quel mix di discrezione e solidità che la rende speciale. E per restare in tema Juve (evitiamo l’off topic che poi ci tirano le orecchie), credo anch’io che una parte della forza storica della Juventus nasca proprio da lì. Una città riservata, non caciarona, poco incline al protagonismo fine a sé stesso: l’ambiente ideale per lavorare, crescere e concentrarsi. Non è un caso se Campioni come Del Piero hanno potuto vivere e maturare lì quasi “protetti”, lontani dal frastuono, mettendo sempre il campo al centro di tutto. In fondo, Torino è un po’ come la Juve migliore: sobria, concreta, elegante. E forse è anche per questo che ce ne siamo innamorati.
  25. Dopo un lauto pranzo natalizio e un pomeriggio passato a zonzo sotto la pioggia con il cane, la vera impresa epica della serata era una sola: riuscire a restare sveglio davanti al programma di Alberto Angela. Al primo balletto nella Reggia di Venaria ho davvero lottato contro l’istinto di puntare dritto verso il letto, ma l’arrivo di Alex la moglie mi ha gentilmente strappato al torpore: "svegliaaa! Che c'è il tuo mito" Che dire: allo stadio ho visto il suo primo gol, ho visto anche l’ultimo e una valanga di altri nel mezzo. Ho visto una Champions vinta e una persa. In pratica, sono cresciuto guardando le gesta di questo fenomeno, che ha solo quattro anni in meno del sottoscritto (dettaglio che fa riflettere…). Forse proprio perché di lui so e ho visto ormai (quasi) tutto, alla fine la parte che mi ha davvero tenuto sveglio è stata quella sulla bagnacauda raccontata dalla Littizzetto. E questo, onestamente, dice molto più su di me che sulla trasmissione
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