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  1. Io non penso affatto che i giocatori siano robot, al contrario. E proprio perché non sono robot hanno risorse insospettabili (non programmabili o programmate da qualcuno), come ad esempio Di Gre col Genoa. Sulle giornate-no io non le concepisco perché per me è un alibi che io non concedo. Soprattutto nel calcio dove non è un singolo ma c’è una squadra fatta di persone (non di robot) che possono accorgersi delle difficoltà del compagno e fare uno sforzo in più per aiutarlo. E dove l’allenatore, ad esempio, dovrebbe cercare di pescare i giocatori giusti e più in forma in quel momento. Poi capisco che ci sia la stanchezza di squadra (ma giocando una partita a settimana, appena dopo la sosta, contro una squadra nelle tue condizioni, se non peggio?) o altri elementi negativi esterni che incidano (ieri però direi che hanno inciso quelli positivi, leggi mira degli attaccanti atalantini), ma dal mio punto di vista si dovrebbe reagire meglio a fronte della difficoltà di ieri (per me non insormontabile).
  2. Beh, ma le variabili possono essere anche positive no? Prende DiGRe. Sembrava finito e poi entra a freddo e para il rigore e ieri ancora bene. 1000 variabili tutte negative?
  3. Ecco, vedi, forse è qui la nostra divergenza di vedute. Per me non esistono giornate negative. Soprattutto in un lavoro di squadra, ci sono 25 giocatori (o giù di lì) per cui si può e si deve lavorare per scongiurare l'idea che possa esserci una giornata nera. Io di questa cosa sono convinto già a livello personale (per la mia vita privata da individuo) ma, quando c'è un'equipe per lavorare in modo sussidiario, è un elemento che non tengo mai in considerazione. Per me non ci sono giornate-no. Come detto, ho le mie miopie.
  4. Ma no, penso di averlo colto. Solamente io ho una considerazione della difficoltà della gara di ieri in rapporto alla sua importanza, diversa dalla tua. Tu, in questo discorso, hai citato le finali. Per me l'atalanta non è squadra forte ma, evidentemente, sbaglio io visto come ci ha schiacciato. Non apprezzo un singolo giocatore della loro squadra, e nemmeno mi piace come giocano. Miopia mia, evidentemente.
  5. Se per bellezza intendiamo la spettacolarità, d'accordo. Ma una gara è fatta anche di intensità e, da quel punto di vista, le finali sono tutte bellissime. Poi c'entra anche chi hai davanti. L'italia in finale 2006 non sarà stata scintillante ma aveva di fronte una squadra probabilmente più forte o comunque forte uguale e forte in senso assoluto. Giocare bene (in modo apprezzabile dal pubblico), spesso non ti è concesso dall'avversario, e in finale è difficile che ci siano avversari scarsi. Poi, da juventino, so bene, aimè, che in finale è difficile giocar bene. E' ben per questo che io, nella ormai assai remota ipotesi di tornare ad una finale che non sia la coppa italia, vorrei giocare bene e vincere e non vincere con un gollonzo e sperare nella dea bendata. In ogni caso, se il nostro livello oggi è quello di sfangare una partita come quella di ieri, contro un atalanta così, penso che il problema non si pone ne si porrà per lungo tempo.
  6. In linea generale posso essere anche d'accordo. Ma con alcuni distinguo. Io, quello che imparo, voglio metterlo in pratica proprio nel momento decisivo. E' così che voglio vincere. Voglio vincere facendo quello che so fare e che ho lavorato per imparare a fare. (La storia di lavorare, di rimboccarsi le maniche, è sempre citata dai giocatori, da locatelli in giù, poi si scopre che vinciamo perchè scalvini colpisce il palo e quell'altro fa una rovesciata da dentro l'area piccola e la manda fuori). Se no mi sembra che passi la linea che avevamo in aviazione quando ho fatto la naja. Durante la fase di addestramento, c'era da tirare la bomba a mano: ore di teoria sulle tecniche di tiro e poi altre ore di pratica. Quando si arrivò al poligono, ultime raccomandazioni di rito: mi raccomando, ricordate questo e quello ecc. ecc. Poi, al momento del lancio, l'istruttore del poligono, ci consegnò l'ordigno e ci disse: "avete mai tirato un sasso? Ecco, dimenticate tutte le ca**ate che vi hanno detto, e tirate questo aggeggio come si tira un sasso, il più lontano possibile". Per finire, vincere così non sarà facile ma mi pare che il difficile l'abbia fatto l'atalanta e io non amo appropriarmi dei meriti (o demeriti) altrui. Bene per il morale? Speriamo. Però non vorrei che passasse il concetto che si può vincere anche così perchè è senz'altro vero (ieri si è appunto vinto) ma allora l'ambizione deve essere giocare contro avversari di questo tipo. Mi scuso, per l'evidente vena polemica che mi esce, ma in nessun modo posso essere soddisfatto di una gara del genere. Manco avessimo giocato contro il bayern.
  7. Chiedo: David è davvero una punta? Giocava da punta in Francia o ci gioca col Canada? Non è una domanda retorica perchè David esula dal mio modo di concepire il calcio. Ieri, ad esempio, credo siano suoi tre tra i cinque nostri migliori passaggi (posto che a 5 ci siamo arrivati) che abbiamo fatto (vado a memoria, eh). Però poi, in un momento chiave, appoggia di testa una palla, nelle intenzioni in modo forse anche intelligente, peccato che la metta sul fondo. Cioè, io lo trovo un giocatore avulso dal contesto. Ingiudicabile.
  8. Gli insulti sono da stigmatizzare sempre e comunque. Io però un portiere così decisivo in negativo mica lo ricordo, alla juve. C'è quella statistica dei gol presi al primo tiro (che non tiene nemmeno conto che alcuni non erano nemmeno veri tiri) che lascia poco spazio alle interpretazioni, almeno secondo me. Van der sar venne crocefisso per un paio di sbavature che non ci costarono lo scudo perchè lo scudo ce lo costò la politica. Di Gre è un bravo portiere, se vuol giocare alla juve deve passare i suoi momenti difficile, come ha fatto, e reagire, come sta facendo. Io non so a che livello di portiere può arrivare, ma credo sia una storia ancora da scrivere. Ha dei punti di forza (vedi ieri) e di debolezza, vedremo. Però le critiche (gli insulti no) se le è meritate tutte, secondo me. Senza cattiveria.
  9. Io onestamente riesco a turarmi il naso fino a un certo punto. L'atalanta è una squadra non irresistibile tra u cui giocatori non invidio nessuno - ma proprio nessuno - allenata da un tecnico giovane che magari diventerà bravo. E ci è stata nettamente superiore, ma in modo imbarazzante. Chiedo: ma se Milik va in panca, possibile che non possa fare neanche un tempo? Secondo me il primo tempo, che è quello in genere dove ci sono meno spazi, un centravanti è indispensabile, specie a una squadra priva dei requisiti minimi di palleggio come la nostra. Poi nel secondo magari Boga gli spazi li trova. Dal mio punto di vista, questo è il momento clou. Se giochiamo così, buonanotte.
  10. E' troppo severo pensare che Capello sia stato solo un allenatore che, tatticamente, capitalizzasse in modo spregiudicatamente utilitaristico il lavoro degli allenatori precedenti? Al milan arrivò dopo Sacchi, alla Roma dopo Zeman, alla juve dopo Lippi (all'estero ammetto di non averlo seguito in modo continuo). Cioè, tornando alla mia "distinzione" tra allenatori (c'è chi prevalentemente semina e c'è pensa solo a raccogliere) io lo catalogo (ma non ho la pretesa di essere nel giusto, solo un'impressione) come uno dei più utilitaristici speculatori mai visti. Ad esempio, Allegri che poi nel tempo si inaridirà sempre più, ai primi tempi mi stupì anche in positivo. Se ricordo bene, a differenza di conte o Prandelli in nazionale, non si fece troppi (non troppissimi, insomma) a mettere Bonucci nella linea di difesa a 4. Prandelli, ad esempio, preferì nazionalizzare Paletta piuttosto che rischiare di doverlo schierare in linea. Tornando a capello, io non è un tecnico che chiamerei mai ad argomentare di tattica, per quanto non possa realmente sapere se dica cose giuste o meno a sky perchè, su qualunque tv io stia guardando la partita, spengo subito dopo il triplice fischio. Rimpiango i tempi in cui vedevo la TSI, quella sì interessante nei commenti del post-gara. Comunque poi, sui social, si recuperano le sue "perle" di saggezza, e c'è anche qualche comico che sostanzialmente non fa che diffondere il suo pensiero. Ma forse sono troppo caustico nei suoi confronti.
  11. Ti rispondo solo ora, sperando di non essere troppo fuori tempo. Comunque esprimo la mia opinione. Io penso che tatticamente in Italia nel complesso siamo arretrati, da un punto di vista tattico. Cioè, c’è anche un certo fermento, ma la maggioranza degli allenatori usa il concetto ripetuto più volte da Jouvans, e riferito a Sarri, per cui si difende a tre perché questo implica automaticamente difendere a 5 nel lungo periodo della gara. In pratica, secondo me, gli allenatori lo sanno (mi pare ovvio, se lo sappiamo qui) ma non lo ritengono un limite, ma un escamotage comodo per evitarsi il lavoro di insegnare alla squadra come adeguarsi dentro la partita. Se gioco con la difesa a tre, so che, in automatico, sotto la pressione degli avversari i quinti arretrano, trovando spazio a fianco dei centrali (che sempre in automatico tendono ad accentrarsi, difendendo la porta). Di conseguenza, il centrocampo, vedendo una linea dietro che si abbassa, arretra per tenere le distanze tra i reparti. Praticamente la fase difensiva (passiva, d’accordo) risulta già fatta senza bisogno (o quasi) di allenare (ovvero lavorare) gli automatismi: manna per l’italico pensiero. Questa tua frase “confondiate la cura ossessiva della difesa con l’estremismo tattico” è il focus del problema. Ma la cosa è, secondo me, più scivolosa e viscida di così. Cioè, ora, a fronte della disfatta nazionale, si accusa la tattica come radice del problema. In realtà è la mancanza di tattica, perché la difesa a tre e tutto il solito discorso, sono concetti legati... boh... agli anni 90 (?), o comunque giù di lì, e quindi non si può accusare una dottrina (la tattica) se quelli che la applicano ne usano una versione superata da decenni e di cui sfruttano il conclamato difetto (il già ribadito J’accuse di Sarri) appositamente per cercare di ottenerne effimeri benefici. La cosa infida è che chi accusa l’italia di tatticismo sono proprio i fautori di questa applicazione, quelli che esaltano le squadre che applicano il concetto “primo non prenderle”. Sono anche gli stessi che esaltano il gioco gasperiniano, che secondo me è la negazione della tattica, perché spezza la gara in un 10 vs 10 che di tattico non ha nulla se non la autodistruzione della tattica stessa. Cagni, particolarmente attivo sui social in queste ore (sembra un brav’uomo simpatico, non ce l’ho con lui, per carità) che si toglie i sassolini della scarpa accusando il tiki-taka come * che ha distrutto il calcio italiano, è un altro esempio di come ognuno tiri l’acqua al suo mulino. Io non sono mai stato un fan del tiki taka estremo, sia chiaro, e certo credo anche io che si sia scimmiottato quel sistema senza comprenderlo fino in fondo. Per farlo devi essere preparato tecnicamente al massimo, come gli spagnoli, mentre noi abbiamo creduto che con le triangolazioni non servisse più dribblare (un altro lavoro in meno da fare in allenamento). Questo è il problema, e non il tiki-taka e la sua idea in sé e dispiace che chi fa opinione cerchi solo rivincite personali. Come anche Capello che parla ossessivamente di ritmo basso: i portoghesi han sempre giocato sotto-ritmo e han sempre detto la loro. Dipende da chi impone il ritmo alla gara, in sé non è un handicap assoluto. Il punto è che se giochiamo sotto-ritmo perché stiamo rintanati senza scoprirci, ci passiamo ripetutamente la palla all’uomo libero a fianco (nostra idea di tiki taka), non stiamo giocando tatticamente ma stiamo negando qualsivoglia concezione tattica. Volendo, si potrebbe osservare che l’italia è sempre stata maestra negli strappi di ritmo e questi, per funzionare, necessitano di abbassare il ritmo medio della gara. Questo per dire che il problema è proprio nella disinformazione, in parte mirata (vedi la gazza, mediaset, Rai) in parte per motivi di ego personale di chi ha il prestigio per commentare (Capello, Sabatini, ecc). Come anche la battaglia ossessiva contro la costruzione dal basso (che se esagerata è esagerata, quello è il limite). La bosnia ci ha eliminato pur prendendo un gol di costruzione dal basso, mentre la svolta negativa per noi è avvenuta in modo similare (negli esiti, con l’espulsione di bastoni) ma applicando un concetto diametralmente opposto, ovvero il rinvio lungo del portiere. Anche per questo evidente passaggio (oltre a quello plateale del Bastoni scorretto che stavolta viene espulso lui e non l’avversario) non serve nemmeno inventarsi metafore perché sono già metafore i fatti. Eppure dopo che a milano, con l’inter che era avanti 10 punti, la juve gioca 10 vs 11 e domina, in Bosnia, nelle stesse situazioni di inferiorità numerica e di campo, facciamo catenaccio anni 60 contro una squadra modesta, e si da la colpa alla tattica.
  12. Ovviamente sono d’accordo con te che i rigori non li tira l’allenatore. Come anche che sul fatto che i rigori li ha sbagliati anche Baggio, come ho letto sopra. Però un conto è sbagliare a segnare, e un altro è sbagliare a tirare. In parte come ha fatto ieri Locatelli, ma l’esempio migliore è David col Lecce. L’Arsenal sta mostrando come, anche ad altissimi livelli, l’organizzazione dei piazzati e dei dettagli fa la differenza. I gol come quello di Yldiz ieri, con l’esterno che rimane alto da angolo degli avversari, dimostra questa tendenza, propria anche di spalletti, di curare questo tipo di situazioni. Ma i rigori, secondo me, richiedono un lavoro del tutto particolare. Che, questo va detto, alla juve non è semplice da fare perché ce ne danno pochi (in rapporto al tempo in cui stiamo in area avversaria) e quindi abbiamo poche occasioni su cui lavorare. Secondo me, ieri il rigore era un mezzo everest per la Juventus, dal punto di vista psicologico. Vediamo nel dettaglio. Locatelli: veniva da tre realizzazioni dal dischetto, tra cui quella di Venezia che ha valso il 4° posto, e quest’anno col Gala in Champions. Per cui, a rigor di statistica, ci può stare che lo tiri lui. Però, secondo me, non si vuol davvero bene al ragazzo se lo si carica di queste responsabilità. Locatelli non ha la personalità di un Neeskens o di un Pirlo, ma è un buon giocatore che sta trovando, giusto ora, una dimensione che gli può permettere di giocare nella juve (in una juve ridimensionata come da programma attuale, sia chiaro. Il suo è un ruolo chiave e per una juve top, servirebbe altro, secondo me). In ogni caso, io credo che non può essere lui l’uomo che debba salvare la champions della juve tutti gli anni; questo è ingiusto, ma prima di tutto nei suoi confronti. Poi è sacrosanto: i rigori si sbagliano. Ma vanno tirati per segnare e quello di ieri non è tra questi (mia opinione). Yldiz: ha sbagliato l’ultimo, ma ha poi rimediato. Situazione un po’ critica, dal punto di vista psicologico, ma il giocatore ha stigmate più evidenti di locatelli e forse è meglio lavorare su di lui. Anche perché la stampa nemica, cercando di seminare zizzania, sottolinea che non segni mai su punizione. In risposta a ciò noi manco i rigori gli facciamo tirare. Vlahovic e Milic: rientravano e, in passato, ne hanno sbagliati anche loro in modo un po’ goffo, segno di una non tranquillità nel campo specifico. David era fuori ma il suo errore ha già fatto epoca. Secondo me esiste un problema rigori alla juve e anche quel palleggiarsi il pallone al momento decisivo è sintomo di poca serenità, dissimulata da una sicurezza che si rivela poi effimera. Il rigore è una cosa per gente dura e decisa ma che abbia sempre un occhio aperto sul possibile errore. E comunque gli errori rimarranno, del resto sono indispensabili: pensate alla pressione che aveva balotelli quando non sbagliava mai. Un errore, ogni tanto, fa da valvola da sfogo, e riporta la soglia tra sicurezza/timore di sbagliare al suo punto esatto di equilibrio. Alla juve, però, sembra che tutto ciò non sia minimamente curato e ci si affidi alle paturnie del momento: oggi tiralo tu così ti ripigli, oggi lo tiro io che sono l’uomo della salvezza. Non li tirerà Spalletti ma, stante la mia articolata opinione nel merito, il suo modo di gestire i rigoristi non mi convince mica.
  13. Premetto che non sto chiedendo la testa di spalletti. Io non distinguo gli allenatori in giuochisti e risultatisti ma in seminatori e raccoglitori. Alla juve abbiamo avuto allegri che è il profeta dei raccoglitori, mentre prima Conte è stato (ed è) un seminatore/raccoglitore ma pratica un’agricoltura di tipo troppo intensivo. Necessita costantemente nuova linfa perché tende ad esaurire quello che ha a disposizione in pochi anni. Sarri è un seminatore che ha però nelle corde un tipo solo di coltura. Quella di Motta è invece troppo sofisticata. Pirlo mi sembrò acerbo e Tudor e un contadino onesto che, di fronte ad una tenuta agricola troppo vasta e ambiziosa, non ha mostrato di essere all’altezza, andando, alla lunga in confusione. Spalletti è, e qui arrivo al dunque, un buon seminatore: conosce la sua professione e ama sperimentare, trovare soluzioni adeguate al contesto. (Per vincere? Beh, così facendo temo che sia dura, perché è un sistema troppo dispersivo.) Alla juve mi è sembrato acqua nel deserto, perché finalmente si vedono dei concetti di gioco proposti, cosa che da troppo tempo mancava. Ma la sua storia in serie A, scudetto al Napoli a parte, che parla di tanti secondi posti e piazzamenti vari, non mi fa pensare sia l’allenatore che ci porti alla vittoria. E a sto punto neanche al quarto posto, che è la nostra vittoria stagionale. E’ un allenatore che quando fa 30, raramente fa 31, e alla juve quest’anno sta facendo uguale. Fa tre gare buone, napoli, Monaco -va be- e Parma, e naufraga contro l’atalanta (non il real madrid). Ritrova il filo e indovina Gala-Roma-Pisa-Udinese e sbatte contro il sassuolo con partita già bella infiocchettata da un favorevole avvio. Avendo Comolli e Chiellini, credo ancora sia il caso di confermare spalletti; insegnerà un po’ di calcio ai giocatori e questo è quello che può dare. Ma, in ottica di risultati concreti, è lui stesso un scommessa e non quotata particolarmente bene, direi. Ma è un brav'uomo, competente e anche simpatico, per cui, non salgo certo sul carro dell'hastagh Spalletti-out. In merito a Juve - Sassuolo Personalmente, confesso che se dovessi seguire il mio stato d’animo emotivo, non sarei adeguato allo stile British del Cafè. Farò però uno sforzo e cercherò di attenermi agli aspetti tecnico/tattici del dopo Juve-sassuolo. Per me è un po’ arduo dire che si è perso per via della rosa. Se l’allenatore afferma di avere 4 prime punte a disposizione e sceglie liberamente di giocare con un esterno adattato come centravanti, ci sono poche scuse. Se giocavano David o Openda e fallivano, allora è la rosa; se facevano un tempo a testa Milik e Vlahovic e si falliva, allora è la rosa, e/o la sfortuna (rientravano dagli infortuni, ecc ecc). Ma se metti Milik e Vlahovic a 10’ dalla fine, allora si tratta di scelte meramente tecniche. Che non hanno funzionato e che sono riconducibili in toto a spalletti. Così come presentare cambiaso-kelly-bremer-kalulu, che, è un dato di fatto, non reggono volpati-pinamonti-berardi e già lo si dovrebbe sapere. Come anche che Mkennie non è un giocatore che si può realmente, al di là dei proclami, mettere dove si vuole perché ieri era palesemente un pesce fuor d’acqua. Se prendiamo tutto ciò come scuola, come esperimenti, che è ciò che fa spalletti costantemente per verificare i giocatori e farli crescere, questo è anche un buon modo. Ma non per concretizzare. Per cui la juve sciupona che vediamo, in fondo, è esattamente lo specchio del suo allenatore.
  14. Ho guardato il video, molto interessante. Su Sarri, per come lo ricordo io, anche questi piccoli accorgimenti mi sembrano tanto (anche se imposti da rosa e condizioni ambientali) perchè per me una certa ingessatura di pensiero era il suo limite più grosso. Secondo me, il gioco uomo-contro-uomo (orrore, IMO) di cui parla Cariglia è nato proprio per far saltare le squadre che giocano di squadra (quelle dei famosi "giochisti") e l'esempio (nefasto, dal mio personalissimo punto di vista in chiave tattica, almeno) è la finale uefa atalanta - levercusen. Sarri ha probabilmente modificato un po' il suo gioco per adeguarsi ai tempi e alla situazione della lazio, ma, se io l'ho lodato, l ho nel senso in cui si può lodare un dinosauro che si è fatto il maglione per stare al passo coi mammiferi (non so se il paragone è efficace 😊) . Cioè, Spalletti, a confronto (a parte che è in un'altra situazione, ma è entrato in corsa e i problemi ce li ha anche lui) sta facendo vedere un calcio liquido che lascia stupefatti. La seconda parte del video certamente interessante. Sulle fasi di gioco che sono più di due concordo. Per me, personalmente, anche quando giocavo, la cosa più importante è non perdere palla in impostazione. Più l'azione è promettente, nel crearsi, e più stai, allo stesso tempo, rischiando grosso, perchè tutti i tuoi compagni sono portati a pensare positivo e andare in avanti. Siccome è proprio lì che si crea l'azione incisiva, facciamo un esempio a caso, tipo da una giocata di cambiaso che ci apre il campo, chiaro che se poi c'è l'errore siamo fritti. Questo un po' al di là degli schemi di gioco. Chiaro che, con i sistemi più speculativi si rischia di meno. Tuttavia, Spalletti ha ammesso che ha chiesto troppo ai suoi giocatori e quindi li ha esposti all'errore, eppure la strada è quella. Gerard gettò alle ortiche una Premier, tuttavia rimane uno dei giocatori più forti che io abbia visto. Gli errori fanno parte dell'esperienza.
  15. Quoto l'idea che Sarri stia facendo più del previsto. La cosa però che più mi stupisce (e dal mio punto di vista in modo positivo) è che ha smesso i panni dell'integralista. Alla juve lo ricordo piuttosto ancorato, almeno finchè ebbe in mano realmente la squadra, ai suoi concetti, al suo gioco. Ora, sia contro di noi a torino, sia ieri col milan (gara che ho guardato solo perchè speravo che i rossoneri rompessero le uova nel paniere all'inder) ha giocato molto di rimessa. Ieri, magari mi sbaglio, ma mi sembravano invertite le panchine: allegri che spingeva e Sarri che rinculava per ripartirgli. In questo riconosco a Sarri un'elasticità che mi pare non avesse.
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