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gypsyola

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  1. Visto quello che sta succedendo in giro mi ritengo una persona molto fortunata. Per me è cambiato poco a livello pratico. Sono di rientro in Italia dall'estero da non più di un paio d'anni e lavoro in remoto da allora. Non ho molti amici qui a Roma né l'età in cui di solito si sta sempre fuori a conoscere gente. Viaggio moltissimo nel mondo per lavoro e questo è l'unico cambiamento radicale, ma con i miei soliti incessanti ritmi, questo stop forzato è stato addirittura un toccasana. Ho anche due cani, per cui le mie passeggiatine quotidiane insieme a mia moglie sono concesse, anche se ristrette. I cani sono giovani e molto energetici e questo ci impone di giocare con loro molto più del solito in casa. Mi mancano molto i miei viaggi a Torino, quello si. Sarei dovuto essere allo Stadium per le * e per il Lione.. ma tant'è. L'unico periodo di crisi è stato all'inizio, quando ho avuto un paio di sintomi poco rassicuranti che però sono spariti nel giro di 2 giorni (temperatura un po più alta del solito, ma senza febbre, spossatezza e un mal di testa atroce.) Mi sono isolato per 2 settimane nello studio e quella è stata una prova difficile sia per me che per mia moglie. Ansia a gogo. È andato tutto bene però. Abbiamo un supermercato vicino casa da cui è possibile ordinare e ricevere entro una mezz'oretta tramite Glovo.. costoso ma ideale. Il mio tempo è trascorso lavorando, ascoltando i miei dischi, bevendo del buon whisky e guardando raisport che sta dando parecchie trasmissioni storiche molto piacevoli, leggendo, guardando film, vecchie partite, giocando con la mia Juve a pro evo sul telefono, anche di tanto in tanto concedendomi guilty pleaures in stile evasione pura.. come qualche cartone della mia infanzia, Goldrake, Lupin, anche Heidi.. regressione pura ai miei 4 anni di vita, meglio dell'ipnosi! 😂 All'inizio era tutto un informarsi e vivere in un bunker mentre ti raccontano che il mondo sta per finire ti distrugge la testa. Ho rivalutato l'evadere mentalmente, e questa è una lezione che cercherò di non dimenticare mai.
  2. Raisport sta davvero facendo una programmazione sontuosa per gente anzianotta come me.. in questo periodo di ansie e incertezze, niente di meglio che concedersi un ritorno all'infanzia quasi tutte le sere - ma con whisky e sigaro al posto delle merendine 🙂
  3. Neanche. Klopp non è un "giochista", è un verticalista assatanato. Il "bel gioco" di Klopp non è pre-requisito estetico. E' la risultante delle sue strategie per ottenere l'obiettivo. Infatti ha cominciato a vincere quando ha imparato ad assorbire il dominio altrui in modo molto pragmatico...quasi Allegriano may I say! Quella squadra è ingiocabile al momento perchè unisce, al pressing asfissiante e alla velocità vertiginosa oltre che al talento dei suoi giocatori, una consapevolezza dei momenti della partita che in Klopp io non avevo mai visto prima d'ora. Non vince sempre dando spettacolo il Liverpool (proprio la finale di CL dello scorso anno ne è un esempio). Ma vince sempre. Questa questione del "bel giuoco" che ti fa vincere la CL (o che ti fa vincere tout court) è un mito pigro e totalmente sganciato dalla realtà. Mi sbilancio: secondo me l'ultima annata al Chelsea ha contato moltissimo nella scelta della Juve di affidare a Sarri la panchina. In quel frangente, Sarri ha fornito la prova provata di sapersi mettere in discussione abbandonando i suoi princìpi, princìpi poi solamente percepiti quando era al Napoli. Che poi sul fatto che Sarri sia un giochista talebano, io ho sempre avuto dubbi. Quello che ha fatto al Napoli era probabilmente invece proprio il risultato della sua capacità di adattare il vestito al corpo di chi lo indossa, sapete bene che era arrivato con una idea di gioco totalmente diversa e dovette prendere atto (piuttosto velocemente) che la cosa non funzionava. Dovrebbe essere evidente a tutti che Sarri al Napoli voleva vincere, era l'unica cosa che lo motivava. In modo "feroce" come dice lui. Non ci è riuscito perchè aveva davanti una Juventus molto più forte, ed in questa considerazione ci metto pure l'allenatore di quella Juventus. Non era lì a fare estetica, Sarri. Che poi gli Adani di turno non siano capaci di leggere la realtà ma vogliano a tutti i costi omologarla alla propria visione delle cose è un altro discorso. E così, grazie ad Adani ed anche ad Allegri che si fece trascinare in quella questione in modo sorprendente, perchè non avrei mai immaginato si sarebbe fatto coinvolgere in questo conflitto sbagliato, si è creata questa polemica stucchevole tra "giochisti" e "pragmatisti" che non sta nè in cielo nè in terra e che non è, e non è mai stato, il nocciolo della questione, così come non è stato il motivo dell'esonero di Allegri e della scelta di Sarri. IMHO.
  4. Questo post è molto salutare, in quanto finalmente permette un po' a tutti di discutere il professionista in questione senza isterismi, e con una certa obiettività agevolata dal tempo. Per quanto mi riguarda, Allegri ha fatto un lavoro semplicemente straordinario alla Juventus. Ha sprovincializzato un ambiente che sembrava aver smarrito l'eredità di decenni di aristocratico dominio, ed ha ottenuto risultati strepitosi con quella squadra che il suo predecessore (egli si, provinciale) marchiava come bollita. Nella migliore delle evoluzioni, questo lavoro sarebbe stato coronato dalla vittoria della Champions nel 2017. Purtroppo non è andata così, e non gli imputo colpe specifiche, se non quella di non essere riuscito a tenere la squadra per 90 minuti quella sera (a differenza di molti altri che vedono nel cambio conservativo di Barzagli terzino e Alves trquartista il motivo della nostra sconfitta - io non sono d'accordo, non è li che siamo stati massacrati in quel secondo tempo, nè la Juve scese in campo con remore reverenziali quella sera). Purtroppo, dopo quella finale persa, la parabola di Allegri con noi ha iniziato una china discendente che, secondo me, è perfettamente organica. Nell'ultimo anno le rotture nello spogliatoio, i casi di insubordinazione, la mancanza di stimoli, il fallimento in CL a fronte del potenziamento della rosa con il miglior giocatore al mondo, a mio avviso anche un certo rilassamento dell'allenatore stesso che - magari mi sbaglio - sembrava avere altre cose per la testa, insomma tutto ciò ha finito per sancire una separazione che a quel punto sembrava inevitabile. Ed io la sostenevo, e speravo avvenisse. Certo non volevo Sarri sulla nostra panchina, ma ero certo del fatto che la nostra storia con Allegri fosse al capolinea per fatti oggettivi. Ora è inutile star qui a rimpiangere ciò che si era già scritto chiaramente tra le pieghe della scorsa stagione: la nostra partnership era finita. Detto ciò, l'ondata di odio personale nei suoi confonti, su queste pagine e su tante altre, negli ultimi mesi della scorsa stagione è semplicemente disgustosa e non fa onore alla storia di questa società gloriosa. Qui Allegri non c'entra niente, punterei invece il dito verso un cambiamento antropologico di parte della nostra tifoseria (che non è altro che lo specchio della nostra società) cui guardo con sgomento e anche un po di disgusto. Quello che si è visto qui e altrove è un linciaggio virtuale - una proiezione moderna della classica lapidazione nel villaggio. Una cosa che non merita nessuno (neanche Sarri), meno che mai Allegri.
  5. Immaginate quei 2 rigori NON dati alla fiorentina o all'Inter o al Napoli contro di noi.. le polemiche sarebbero state esattamente le stesse. E nessuno che glie lo faccia notare! Non vale più neanche la pena stare a discutere di ste cose.
  6. La differenza tra noi e loro è antropologica. Abbiamo valori, estetica, storie e miti all'opposto gli uni dagli altri. Vedere "no alibis" scritto sui muri del loro tunnel a luci ultraviolette (dio che tamarrata) quando escono sul campo fa ridere, perché l'alibi sta a loro come il sudore e la sobrietà sta a noi. È parte integrante e fondativa del loro sistema di valori. Lei ha perfettamente ragione in tutto quello che scrive, personalmente ricordo di non avere mai avuto nulla di particolare contro l'Inter - squadra tifata da mio nonno, grande appassionato di pallone, compagno di tante partite viste insieme in tv da bambino, alcune epiche (i mondiali dell'82...) - e mai una rivale se non sporadicamente, fino alla fine degli anni 90 quando le loro retoriche si sono fatte tossiche ed hanno avvelenato l'ambiente intero, spalleggiate dai vari media made in Milano. Da allora le cose sono cambiate per me, sono cambiate per tanti, e quel processo è poi esploso in farsopoli che non può non aver provocato sentimenti di odio tribale - appunto la degenerazione delle differenze antropologiche e culturali. E questo perché ci hanno fatto del male brutalizzando lo spirito stesso del gioco e su quel male ci si sono seduti tronfi, essendone anche orgogliosi quando se ne dovrebbero vergognare. È una questione identitaria che con il campo di calcio non c'entra nulla per quanto mi riguarda. E, notare bene, con loro è sempre impossibile sfottersi come si fa amabilmente con i tifosi di altre squadre. Da loro arriva prima o poi la bordata di veleno puro, come quel mio amico di una vita che mi disse una volta "quando vincerete una coppa senza dover passare sopra decine di morti o senza drogarvi allora ne parliamo". Una frase che mi ha fatto venire voglia di vomitare, letteralmente. Una amicizia di una vita che è finita lì, in quel momento, nella presa di coscienza ulteriore di questa differenza antropologica che può solo risolversi nella completa incomunicabilità per evitare sviluppi più gravi.
  7. Con l'Amburgo fu esattamente così. Una partita già vinta sulla carta giocata contro una squadra di vecchi da uno squadrone che aveva schiacciato la concorrenza (tra cui i detentori dell'Aston Villa, battuti sia a Birmingham che a Torino con un 5-2 aggregato) fino alla finale, che contava 6 campioni del mondo titolari più Bettega, Platini e Boniek in squadra. Prestazione legata e imbolsita, per il ragazzino che ero allora ed anche per il quasi 50enne di oggi semplicemente inspiegabile. L'Amburgo se la meritò, la Juve non entrò mai in partita. Ricordo molto bene la sensazione a fine partita che questo sarebbe stato un unicum. Non avrei mai immaginato di vedere tante finali perse dopo quella, in una specie di enciclopedia delle casistiche (sfiga, squalifiche, errori arbitrali, sliding doors varie, casini nello spogliatoio, chi più ne ha...)
  8. gypsyola

    Juventus - Udinese 3-1, commenti post partita

    È la prima volta che commento il post partita anche se lo leggo sempre religiosamente. Il mio è un commento costruttivo volto al miglioramento dell'umanità. Il commento è rivolto a chi, chi sa da quale pulpito (l'ufficio o la cameretta?) ha bombardato Dybala di insulti e critiche per un anno e a chi solo un paio di settimane fa andava urlando che Ronaldo fosse un vecchio finito, addirittura un problema di cui liberarsi. Il consiglio fraterno, forse in alcuni casi paterno vista la mia età, è: fate una riflessione. Tutto qui. Fino alla fine.
  9. Spero che finalmente si riconosca che Allegri aveva perso buona parte dello spogliatoio durante un annus horribilis (per quanto mi riguarda, l'unico dei suoi 5 - e non sono mai stato un suo fan). Ecco perchè è stato allontanato, ha lavorato male nel 2018/19 ed ha sperperato un patrimonio enorme, costruito negli anni a cui si era aggiunta la ciliegiona di Madeira (scusate l'orribile espressione). Gli è mancata lucidità, polso, forse anche fame, forse anche voglia. Non mi stupirebbe che si fosse concentrato sulla sua vita privata, cosa che per uno come lui sembra perfettamente logica. Si è stravinto lo scudetto, ma l'outlook era piuttosto proccupante.. Si è dovuto prendere atto che l'esperienza di Allegri alla Juve era finita, secondo me lo sapeva anche Max che, da buon para*, ha pensato bene di farsi pagare l'anno sabbatico. Le disquisizioni estetiche non c'entrano nulla, certamente non c'entra nulla quel lupo mannaro formato Arbre Magique che sta su Sky. Alla Juve contano solo i trofei, giustamente. My 2 cents.
  10. Prima volta in trasferta contro la Lazio per me. Ho un biglietto settore ospiti e sono da solo. So che da tempo non c'è animosità con loro, ma so anche che i loro ultrà sono fuori di testa. Se qualcuno volesse darmi dei consigli di sicurezza ne sarei grato. L'unica cosa che farò è quella di esporre i miei vessilli una volta arrivato nell'area della curva sud e non prima andando in giro in città (dove tra l'altro da poco vivo), semplice buonsenso. Più che altro sono preoccupato dal dopo, vivo a san giovanni e non ho idea di che tipo di situazione ambientale troverò fuori dallo stadio e nel percorso verso casa coi mezzi. Ho amici del Celtic che qualche settimana fà mi hanno raccontato cose terrificanti, roba di inseguimenti coi machete. Ma è anche vero che con loro se l'erano giurata fin dall'andata e che sono alle opposte fazioni proprio...
  11. Sarà che quel 2-2 acciuffato per un pelo in campionato e quella umiliazione in coppa italia me li ricordo solo io, o sarà che i risultati ormai non contano più nulla? Senza polemica, ma direi che si vede molto di nuovo: a Bergamo lo scorso anno non abbiamo vinto, anzi...e questa è la squadra che ha fatto tremare il City qualche settimana fà. Se non cambia niente allora ho sbagliato sport.
  12. Infatti. Per chi ha la possibilità di passare un po di tempo in Asia, come faccio da anni per lavoro, la cosa si spiega da sola dopo qualche giorno. Basta guardarsi intorno o entrare in un posto pubblico per provare a vedere la Juve mentre c'è una partita di premier (anche la più inutile). Se poi si hanno amici di li, la cosa è ancora piu evidente. Saranno pure migliaia di km lontani e non saranno mai stati allo stadio, ma posso assicurarvi che sono tifosi agguerritissimi che si alzano alle 4 la mattina per vedere la loro squadra del cuore, tutte le partite. In Malesia ed altre nazioni prima di CR7 la Serie A avevano smesso di trasmetterla tra l'altro. Ad ogni modo, la presenza di maglie della Juve dopo CR7 è visibilmente aumentata anche da quelle parti. Ma gli Inglesi li ci sono stati per anni a livello coloniale per cui cultulramente molti di loro nel Sud Est asiatico sentono l'affinità con l'Inghilterra. E poi, come ben sappiamo, la EPL è un gioiello di branding e di marketing ormai da due decenni. Chi è nato nei primi anni 90 (target demografico per eccellenza) in Asia a malapena conosce altro calcio.
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