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Sergione

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  1. Luciano Spalletti e la Juventus, un matrimonio che si sta consolidando. Arrivato a Torino a fine ottobre, l’allenatore ha rimesso ordine e idee in un contesto che ne aveva urgente bisogno. A distanza di settimane, il club guarda al lavoro svolto con soddisfazione crescente: la squadra è risalita nella corsa Champions, ha dato segnali concreti anche in Europa e ha proseguito il proprio cammino in Coppa Italia. In società, inoltre, viene apprezzato anche il modo in cui il tecnico si è presentato e ha comunicato: equilibrio, lucidità e personalità. E così, inevitabilmente, prende forma il tema del futuro. Non c’è fretta di definire il rinnovo, ma il percorso intrapreso ha già messo fondamenta robuste per continuare insieme. EVOLUZIONE OGGETTIVA Spalletti si è calato in un contesto che chiedeva una svolta e, soprattutto, ordine. La Juve veniva da settimane turbolente, con identità sfocata e classifica in salita. L’ex c.t. ha rimesso subito al centro un’idea chiara: lucidità, cultura del lavoro e ambizione. E alla Continassa la sensazione è una sola: scelta centrata. La dirigenza ne apprezza l’impatto, la lettura dell’ambiente e la capacità di riallineare tutti, senza proclami e con la concretezza di chi sa esattamente dove intervenire. FIDUCIA E STIMA Alla Continassa c’è fiducia in Spalletti e non è una frase di circostanza. E’ una fiducia che nasce dall’esperienza, perché ha attraversato pressioni, spogliatoi complessi, piazze esigenti e momenti delicati. Costruendosi un bagaglio che oggi torna prezioso alla Juventus. Il club ne apprezza le conoscenze, la capacità di dare un’identità alla squadra e di trasmettere concetti chiari. Conta anche la gestione quotidiana, il saper tenere la barra dritta quando serve e, allo stesso tempo, accompagnare il gruppo con sensibilità nei passaggi più delicati. In sintesi, Spalletti non è soltanto un tecnico preparato, ma un allenatore completo, con qualità riconosciute e spendibili ad altissimo livello. LA SVOLTA Il punto chiave, inevitabilmente, è il percorso della Juve. Da quando Spalletti è approdato sotto la Mole, i bianconeri hanno risollevato la situazione in campionato, sono in linea con l’obiettivo playoff Champions e hanno staccato il pass per il turno successivo anche in Coppa Italia. Con lui la squadra ha ritrovato continuità, ha limitato i passaggi a vuoto e ha dato un taglio diverso alle partite, con più attenzione e solidità. E’ cambiata la percezione: non più una Juve che rincorre e si disunisce, ma un gruppo che sa cosa vuole fare e come arrivarci. Anche quando arrivano risultati meno favorevoli, spesso condizionati da episodi o sfortuna, emerge una struttura riconoscibile e una maggiore capacità di restare dentro la partita senza perdere la testa. IL VALORE DELLA COMUNICAZIONE Un capitolo importante riguarda il lato comunicativo, spesso sottovalutato ma decisivo in un club come la Juve. La società è molto contenta delle dichiarazioni: Spalletti ha un modo di porsi che tutela il gruppo e al tempo stesso non scappa dalle responsabilità. E’ diretto, coerente e credibile. Quando c’è da difendere la squadra lo fa, quando c’è da mandare un messaggio lo manda, senza trasformare ogni conferenza in un caso. E questo, internamente, viene considerato un elemento di stabilità. Perché in una stagione piena di rumore la Juve aveva bisogno anche di un condottiero capace di guidare la narrazione. L’OPZIONE A FAVORE DEL CLUB Sul piano contrattuale, la Juve ha un’opzione a proprio favore per rinnovare il contratto di Spalletti a giugno. Non c’è un obbligo automatico legato alla qualificazione Champions: quindi, formalmente, non esiste un vincolo che scatti al raggiungimento dell’obiettivo. Ma il punto, oggi, è un altro: le parti sono molto soddisfatte di questo matrimonio. La Juve apprezza il lavoro e l’impatto, Spalletti si sente al centro del progetto e percepisce fiducia reale. L’opzione, in questo scenario è uno strumento che rende naturale la sempre più probabile prosecuzione. Il bianconero
  2. Pierre Kalulu ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la gara contro il Pisa: È stata una partita molto difficile... "È vero che non era un goal bellissimo, è un goal che fa molto bene, È molto importante. Poi, quando le partite sono difficili come quella di oggi, io penso che nel calcio non ci sia mai fortuna, ma c'è sempre l'impegno che paga. Dobbiamo migliorare certe cose, ma stiamo bene". La Juventus adesso è molto in alto in classifica... "È vero che con questa vittoria siamo comunque messi bene. Adesso dobbiamo solo andare a casa a riposare bene e goderci questa domenica tranquillissima e poi avremo il tempo per pensare al resto". Pierre Kalulu, l'uomo che ha stappato la sfida dell'Arena Garibaldi, ha commentato la vittoria della sua Juventus ai microfoni di DAZN. Le parole del difensore bianconero: Hai sistemato una situazione che si stava facendo bella complicata... "E vero che è sempre una partita complicata, ancora di più a dicembre, su un campo difficile da giocare. Queste partite devi comunque vincerle così perchè sono le partite che non si ricordano tanti, ma sono comunque tre punti molti importanti, fa bene anche me personalmente, andiamo bene avanti". La conferma che la Juve sa anche soffrire? "Sì, queste partite sono molto importanti a livello caratteriale per la squadra, così abbiamo tutti la consapevolelzza di sapere quanto è difficile, ma possiamo anche vincere. Sappiamo soffrire, ma abbiamo le qualità davanti per fare paura anche se subiamo".
  3. Kenan Yildiz ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la gara contro il Pisa: Cosa vi lascia questa vittoria dopo una partita così? "Questa vittoria è importante per noi. Perché adesso abbiamo altre tre partite in cui dobbiamo vincere al 100%. Dobbiamo dare il 100% in allenamento. Oggi è stato molto molto importante, abbiamo visto il primo tempo dove è stato molto difficile giocare con loro. Lauren ha fatto un buon primo tempo e nel secondo tempo abbiamo fatto molto bene. Sono molto contento per la squadra e anche per Pierre che ha fatto una grande partita". Come mai avete faticato nel primo tempo? "Il Pisa come ha detto è stato bravo ma una partita dura 90 minuti. I primi 45 minuti non abbiamo fatto bene, ma nel secondo tempo abbiamo avuto un buon atteggiamento, un po' di aggressività e abbiamo fatto un buon secondo tempo". Kenan Yildiz, autore del secondo gol bianconero all'Arena Garibaldi, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per commentare il successo sul Pisa. Le sue parole: Abbraccio molto bello con Spalletti al momento del cambio. Voleva toglierti ma ti ha tenuto quel minuto in più in campo, decisivo. "Sono stato fortunato che la palla non è uscita prima, ho fatto il gol, il mio gol più facile, posso dirlo. Lui è un grande allenatore, sono contento con lui. Lui spinge con me un po', ma mi piace". Era tutta la partita che diceva, 'dai Kenan, batti meglio gli angoli, stai più dentro il campo'. Lui conta tantissimo su di te. "Certo, mi piace questa, perchè mi deve spingere tutte le partite, non so come spiegarlo,va benissimo se mi urla, perchè so di essere un giocatore importante per la Juventus, io ho il carattere per sopportare quelle urla, mi piace che mi sproni".
  4. L'edizione odierna di Repubblica titola così stamattina: "Ricci alla Juve, Gatti al Milan. Gennaio è il mese degli scambi". I rossoneri sono alla ricerca di un difensore e Max Allegri vorrebbe Federico Gatti, giocatore della Juventus che può giocare in tutti e tre i ruoli della difesa. Un tentativo verrà fatto e non è da escludere che i bianconeri, che stanno cercando un regista, propongano uno scambio con Samuele Ricci. Arrivato a Milanello in estate dal Torino per 25 milioni di euro, l'ex centrocampista granata sta faticando a trovare spazio nella mediana milanista dove i titolarissimi sono Fofana, Modric e Rabiot
  5. «Se qualcuno vuole vendere, secondo le regole di mercato, noi possiamo comprare e non ritiriamo l’offerta», ha spiegato il manager del colosso delle stablecoin. «Riteniamo che la Juventus possa fare molto meglio e vorremmo contribuire a un cambiamento positivo, anche senza necessariamente controllarla interamente». Lo ha detto il CEO di Tether Paolo Ardoino, in una intervista rilasciata al quotidiano svizzero Il Corriere del Ticino. «Io e Giancarlo Devasini siamo grandi tifosi della Juventus, ma crediamo anche che oggi abbia un enorme potenziale inespresso: 200 milioni di fan nel mondo, molti nei mercati emergenti che noi serviamo con Tether – ha aggiunto -. Possiamo aiutare il club a interagire meglio con questi fan e portare tecnologie avanzate, al pari dei grandi big della tecnologia, dall’intelligenza artificiale all’analisi delle performance. Se qualcuno vuole vendere, secondo le regole di mercato – la Juventus è una società quotata in Borsa – noi possiamo comprare e non ritiriamo l’offerta. Riteniamo che la Juventus possa fare molto meglio e vorremmo contribuire a un cambiamento positivo, anche senza necessariamente controllarla interamente». Calcio e Finanza
  6. McKennie ha parlato a margine di un evento all’oratorio Salesiano Michele Ru, le parole riprese da Tuttojuve: “E’ un grande momento per me, per la mia famiglia, per la gente in America, per tutti. Soprattutto per me, sono molto felice alla Juventus che è un grande club. È difficile stare qua e fare 200 presenze, però l’ho fatto, meno male. Speriamo di fare altro pezzetto. Rinnovo? Non lo so, io lascio fare questo al mio agente, lui parla con me. Però speriamo rimanere qua. Spalletti? E’ sempre bene quando il tuo allenatore parla bene da te. Io sono sempre disponibile per la mia squadra, per l’allenatore e per la mia squadra. Sì, speriamo che quest’anno vada bene”.
  7. Juventus-Roma sarà un crocevia importantissimo per la stagione di entrambe le squadre. I padroni di casa dovranno dare seguito ai tre punti ottenuti a Bologna per continuare nella rincorsa europea, mentre i giallorossi (approfittando della Supercoppa) proveranno ad agganciare l'Inter in testa alla classifica. Gasperini questa estate era tra i nomi caldi per prendere il posto di Tudor sulla panchina dei bianconeri, ma alla fine l'ex Atalanta ha scelto la Roma: "Qui la sfida era più difficile. Sono contento di quello che poi è cominciato. La Juventus rimane una grandissima squadra, sicuramente forte, che ha sempre la possibilità di continuare a rinforzarsi", ha dichiarato in conferenza stampa Sportmediaset
  8. Nessuna intenzione di disimpegnarsi dalla Juve, ritenuto da sempre un gioiello di famiglia. Dal quartier generale di Exor, la holding della famiglia Agnelli, arriva una secca smentita rispetto alle ultime indiscrezioni circolate: "Non sono in corso negoziazioni riguardanti la vendita di una quota della Juventus", il chiarimento di un portavoce del maggior azionista del club bianconero, al fine di annullare "categoricamente recenti rumors di stampa". GdS Il principe ereditario Mohammed Bin Salman sarebbe pronto a investire nella Juventus. L’indiscrezione arriva dal quotidiano “Domani”, che sta seguendo da vicino le trattative per la cessione del gruppo editoriale Gedi all’imprenditore greco Theo Kyriakou. Per il momento i rumor non scaldano il titolo della Juve, che a Piazza Affari cede lo 0,7%. BIN SALMAN INTERESSATO ALLA JUVENTUS? Il quotidiano cita “fonti a conoscenza del dossier” la famiglia Elkann starebbe cercando di alleggerire il peso della Juventus nella holding di famiglia Exor. Tra i possibili compratori ci sarebbe, appunto, il principe saudita. Voci che, secondo il quotidiano, troverebbero conferma anche dal fatto che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita (Pif) possiede una quota di minoranza di Antenna, il gruppo greco che sta trattando l’acquisizione delle testate di Gedi. GLI INVESTIMENTI DI PIF NEL CALCIO L’interesse dell’Arabia Saudita per il calcio è noto ed è parte del progetto Vision 2030, pensato per aprire il Paese al mondo e superare la storica dipendenza dell’economia dal petrolio. La Fifa ha assegnato i mondiali del 2034 all’Arabia Saudita e la Saudi Premier League ha investito miliardi di dollari per portare nel campionato locale campioni come Cristiano Ronaldo e Neymar. Inoltre, nel 2021 Pif ha acquisito il Newcastle, club di prima fascia della ricchissima Premier League inglese. Un investimento nel mondo del calcio e nella Juventus, quindi, non sarebbe una novità. GLI INDIZI PER L’AFFARE JUVENTUS-BIN SALMAN Guardando in casa Juventus, nell’ultima assemblea dei soci (che ha votato un bilancio in rosso di 58 milioni di euro) John Elkann ha ribadito che la società non è in vendita. Ma ha anche dichiarato che la Juve è “aperta a collaborazioni con altri investitori”. E visto che attualmente Exor detiene il 65% delle quote, lo spazio per far entrare altri soci di minoranza non manca. L'eventuale investimento del fondo sovrano saudita andrebbe ad aggiungersi alla quota di circa il 10% detenuta dal colosso cripto Tether. Inoltre, fa notare sempre “Domani”, tramite il Jmedical la Juventus ha già messo in piedi una partnership con il ministero della Sanità dell’Arabia Saudita.
  9. Weston McKennie ha parlato ai microfoni di Sky Sport: Nel secondo tempo c’è stato uno scatto di orgoglio? “No penso che il mister ha cambiato un po’ a livello tattico ed è stato un bene per noi. Abbiamo giocato un po’ di più, abbiamo avuto più occasioni. Trovare il goal contro una squadra così apre il campo, dopo noi ci abbiamo provato di più, loro ci hanno lasciato più spazio e dopo è arrivato il secondo goal che è stato troppo importante”. Ci racconti il tuo goal? “Andrea è un grande giocatore, lui riesce a vedere questo buco e mi dà bene la palla sul mio piede sinistro, così ho potuto girarmi e tirare. Sì è stata una bella azione”.
  10. Sergione

    Bollettino medico: Vlahovic, intervento riuscito

    Bollettino medico | Vlahovic, intervento riuscito Questo pomeriggio Dusan Vlahovic è stato sottoposto ad intervento chirurgico di riparazione dell’avulsione tendinea dell’adduttore sinistro. L’intervento, eseguito dall’equipe dei prof. Ernest Schilders e Rowena Johnson, alla presenza del medico del Club Marco Freschi, presso Mayo Clinic Healthcare di Londra e il Wellington Hospital è perfettamente riuscito e da domani il calciatore inizierà il programma riabilitativo Juventus.com
  11. L'ex terzino e difensore della Juventus Danilo, oggi è protagonista in Brasile con la maglia del Flamengo, ma concedendo un'intervista ai microfoni del portale brasiliano Globo è tornato a parlare dell'addio ai colori bianconeri, di come la società sia stata una parte fondamentale della sua carriera, ma che sia finita male per colpa, a suo dire, delle persone e non del club. Ecco le sue parole. "JUVE CLUB PIÙ IMPORTANTE DELLA MIA VITA" "Per ovvie ragioni, da professionista ti affezioni ad altri mondi e ad altre maglie. Certamente, il club più importante della mia vita è la Juventus, non l'ho mai nascosto. Per tutto quello che ho vissuto lì, per il club, la città e la storia. La passione per il Flamengo è rimasta lontana, ma pensavo che non sarebbe più successo (giocando lì)" "PENSAVO DI CHIUDERE LA CARRIERA ALLA JUVE" "Pensavo che la mia carriera fosse destinata a trascorrere i miei ultimi anni alla Juventus, e la vita è folle, le cose hanno preso una piega diversa. Vale la pena ricordare che se si ripensa alla mia infanzia e giovinezza al Flamengo, le cose sono cambiate molto nel calcio brasiliano. È molto più strutturato in generale, e il Flamengo non fa eccezione. È un club che si è strutturato in modo molto importante per accogliere giocatori come Jorginho, Arrascaeta, Bruno, Pedro, Alex Sandro, Filipe...". "AL FLAMENGO SI È RIACCESA LA FIAMMA" "Combinando il momento della mia vita alla Juventus, quando ho preso la decisione di trasferirmi, con la ristrutturazione del Flamengo, si è riaccesa quella fiamma. La mia famiglia diceva: "Dai, vieni al Flamengo". A un certo punto, ho chiamato uno dei miei fratelli e gli ho detto: "Ho questo, questo, questo e il Flamengo". Lui ha risposto: "Amico, sai già cosa vuoi. Mi chiami, ma sai già dove vuoi andare". L'INFLUENZA DI AGNELLI "Chi mi ha influenzato? Andrea Agnelli, della Juventus, l'ex presidente, mi ha insegnato molto su come si può essere professionisti, vivere per il proprio club, la propria azienda, ma con amore, passione, dedizione e sentimento. Lui ha vissuto così per la Juventus. E un atleta che considero il mio idolo è Buffon. Quando sono arrivato alla Juventus, lui era già in una fase diversa, era andato al PSG ed era tornato, ma non ha smesso di essere se stesso. Spesso, quando lasciamo il calcio, ci trasformano in stelle più grandi, ma lui, nel suo umile stile di vita, nel suo approccio alla vita, ignorava le cose che ho menzionato: dove lavoravi, dove giocavi, quale università frequentavi. Ti guardava come persona, come energia. Era un grande maestro. Ogni volta che ho bisogno di una parola, di qualcosa sul calcio, e ho bisogno di ascoltare qualcuno, lo ascolto. Lo chiamo o mi manda un messaggio audio". L'ULTIMA COPPA VINTA CON ALLEGRI "Nell'ultima finale di Coppa Italia che abbiamo vinto, venivamo da brutti risultati e dovevo dare qualcosa al gruppo. Avremmo affrontato l'Atalanta, che stava giocando incredibilmente bene, e dovevo ottenere qualcosa in più dal gruppo. Abbiamo avuto una riunione il giorno prima, ma non è bastata. Ho mandato messaggi a Del Piero e Gigi, e lui mi ha mandato un messaggio audio. Quando l'ho sentito per un minuto o giù di lì, era tutto ciò di cui avevo bisogno, mi ha fatto venire la pelle d'oca. La sua voce, il suo timbro, è il mio grande idolo calcistico e uno dei più grandi della vita". L'ADDIO ALLA JUVE "Prima ho pianto quando Alex Sandro se n'è andato. Dico a tutti che Alex Sandro è la mia controparte. Spesso sono più comunicativo, espansivo; quando sono più arrabbiato nello spogliatoio, inizio a parlare. E Alex dice: 'Amico, calmati. E se la pensassi così?' Quando se n'è andato, ho pensato a come avrei vissuto senza Alex. Ma sì, la Juventus è una questione di famiglia. È dove sono cresciuti i miei figli, il club in cui mi sono ritrovato come persona e come atleta. Ho abbracciato la causa e ho creato un legame incredibile. Sono sempre stato una specie di figura paterna per i ragazzi, per tutto il gruppo. Molte volte penso di spendere molte energie per aiutare, ma è così che so come farlo. Quando ho lasciato la Juventus, il modo in cui me ne sono andato è stato molto difficile. Ma stiamo parlando di persone, non dell'istituzione. Quando ho rivisto i miei compagni di squadra quando ero negli Stati Uniti con il Flamengo, sentivo ancora la pressione di essermene andato e tutto il resto, ma il mio cuore si è confortato. Mi ha detto che avevo fatto un buon lavoro."
  12. Lo scorso 8 novembre, in occasione della partita Juventus-Torino disputata presso l’Allianz Stadium, quattro persone situate nei settori Est e Nord hanno mimato ripetutamente, verso il settore ospiti, il gesto dell’aeroplano con evidente riferimento alla tragedia di Superga. Oltre a quanto emerso attraverso i social media, il Club ha infatti individuato altri tre soggetti che si sono resi protagonisti di questo gesto oltraggioso. Juventus si è fin da subito attivata, collaborando con le forze dell’ordine per individuare e identificare i responsabili. Il Club, infatti, condanna con fermezza ogni manifestazione e comportamento di oltraggio e discriminazione, riaffermando ancora una volta che non c’è spazio per tali gesti dentro e fuori dal campo, all’interno di tutti gli ecosistemi bianconeri. Per questo motivo, una volta avvenuta l’identificazione da parte delle forze dell’ordine, Juventus ha deciso di applicare nei loro confronti il "Gradimento" ai sensi del "Codice di Condotta", che prevede il divieto di accesso alle manifestazioni calcistiche dalla stessa organizzate. Ancora una volta, si sono rivelati fondamentali il sistema di videosorveglianza all’avanguardia dell’Allianz Stadium - che comprende le telecamere di sicurezza multifocali Panomera, deterrente efficace contro comportamenti contrari ai valori del Club - e la tempestiva collaborazione con le forze dell’ordine, grazie alla quale è stato possibile individuare e identificare i responsabili. Juventus.com
  13. A margine del Social Football Summit, Mattia Perin ha parlato ai microfoni di Sky per analizzare il momento vissuto dalla Juventus L'ARRIVO DI SPALLETTI "Il mister sta provando a portarci dei nuovi concetti a livello tecnico, è meticoloso, attentissimo, quasi maniacale. Ci serviva una scossa da questo punto di vista, dal punto di vista emotivo sta cercando di farci capire che se indossiamo questa maglia è perché lo meritiamo e dobbiamo dimostrarlo un po' di più" PERIN SULL'ESONERO DI TUDOR "Sono momenti difficili perché non so se da fuori si percepisce ma quando un allenatore viene cambiato ci sentiamo i primi responsabili, perché l'allenatore conta molto ma in campo ci andiamo noi. E' un fallimento, ma da questi si può rinascere e costruire qualcosa di importante se si hanno delle basi solide". il bianconero Le parole di Mattia Perin, intervenuto al Social Football Summit in corso di svolgimento a Torino, allo Juventus Stadium. IMPORTANZA DELLA MENTE - "Questo è un tema cui sono affezionato. Ho capito quanto possa essere importante l'aspetto mentale non solo nello sport ma nella vita quotidiana. Ho iniziato con Nicoletta Romanazzi grazie al mio agente Alessandro Lucci. Stavo attraversando un periodo delicato, pensavo di smettere dopo tanti infortuni e non trovavo più la felicità nel giocare a calcio. Lucci mi disse: 'Appoggio questa tua scelta, datti una possibilità e fai una chiacchierata con Nicoletta'. Da quel giorno è iniziato un viaggio, un sentiero. Ho imparato a conoscermi, so quello di cui ho bisogno, so come trovare l'equilibrio. Nicoletta riesce spesso a trovare la chiave di volta per sbloccarmi e permettermi di essere performante nello sport e nella vita. Episodi? Ce ne sono tanti. Quello che ci permette di raggiungere gli obiettivi è quanto siamo determinati a lavorare su di noi. Durante gli infortuni che ho avuto, le volte che credevo di meritare di giocare e non venivo messo in campo, trovare l'equilibrio, accettare la frustrazione e le emozioni che percepiamo come negative. Ho imparato che tutte le emozioni con equilibrio possono portarci qualcosa di buono. Quello che ho imparato cerco di metterlo a piccole dosi nella vita dei miei figli e mi riempie di orgoglio vedere come funzioni. Ogni volta che commettevo un errore, pur di non pensare, guardavo ore di documentari su qualsiasi cosa: dagli Egizi all'arte. Adesso accetto l'errore e lo analizzo. Lo accetto e cerco la soluzione per risolverlo". RUOLO DI PORTIERE - "Io sono il mio più grande critico e il più grande fan. Ho scavato in profondità, sono arrivato ad avere un'intimità, mi conosco come non mi conosce nessun altro. Quando fai questo ti metti davanti a situazioni che ti fanno conoscere come non ti conoscevi prima. Quando ti conosci così, qualsiasi critica può essere un feedback. Io so quando faccio grandi partite o degli errori. Sui social media, prima quando giocavo bene postavo una foto e se sbagliavo no. Poi ho capito che ormai i commenti non mi toccavano più. Quello che voglio dire è che questo mi ha dato la libertà, sono libero dai condizionamenti esterni. Mi trovo spesso con i compagni più giovani che magari sono giù di morale dopo i commenti e le critiche della stampa: io cerco sempre di fargli capire questa cosa. Devi fare un percorso. Mi sono meritato questa libertà dopo il percorso che ho fatto e di questo sono molto felice. La parola è una magia. Uno dei problemi della società è che siamo meno empatici e dialoghiamo meno, i non detti creano frizioni, poi allontanamenti. Lo stesso vale nello spogliatoio e l'ho detto anche ai miei colleghi più giovani. C'è stato un grandissimo passo indietro. Quando ho iniziato giocavo con gente del 74-75-76, ora del 2005, 2006... c'è stato un passo indietro dello standing umano. Adesso si fa fatica a trovare il tempo e il momento per dialogare tra noi, per condividere gli stati d'animo. Anche solo, beviamo un caffè insieme. Stiamo perdendo dialogo ed empatia tra di noi". JUVE - "La Juve mette a disposizione Beppe Vercelli, un grandissimo psicologo e anche nel settore giovanile ci sono degli psicologi. Un consiglio per i più giovani? Può far la differenza essere affamati, non perdete la voglia di guardare le cose da diverse prospettive. Appassionatevi a più cose possibili, non rimanete fermi. L'importante è non rimanere fermi e fare azione. Se abbiamo la forza di muoverci arriverà il premio. L'obiettivo è la ciliegina sulla torta, il trofeo è il cambiamento durante il percorso". calciomercato.com
  14. La Juventus ha chiuso un aumento di capitale lampo da 97,8 milioni di euro a sostegno del piano strategico. Sono state emesse 37.912.181 nuove azioni, pari a circa il 9,1% del capitale sociale: Il prezzo di emissione delle azioni, riservare a investitori istituzionali, è stato fissato a 2,58 euro per azione. Ai soci Exor e Tether, che detengono rispettivamente circa il 65,4% e l'11,5% del capitale sociale della Juventus, (pari a circa il 78,9% e il 7% dei diritti di voto), sono state allocate nuove azioni pro quota alla rispettiva partecipazione. Il collocamento sarà regolato, mediante consegna dei titoli e pagamento del corrispettivo, il 25 novembre. Dei 97.813.426,98 euro di controvalore complessivo lordo delle nuove azioni, ci sono 1.516.487,24 euro di valore nominale e 96.296.939,74 euro a titolo di sovrapprezzo, ammesse a quotazione e alle negoziazioni dalla data di emissione su Euronext Milan. Il capitale sociale complessivo della società risulta così di 16.731.359,80 euro, suddiviso in 417.033.996 azioni ordinarie, prive dell'indicazione del valore nominale. I proventi dell'aumento di capitale saranno utilizzati dalla società per la realizzazione del piano strategico 2024/2025 - 2026/2027 volto al rafforzamento della struttura patrimoniale, al sostegno del raggiungimento degli obiettivi, tra cui l'ulteriore rafforzamento del brand a livello internazionale e la progressiva riduzione dell'indebitamento, infine al mantenimento della massima competitività sportiva a livello italiano e internazionale. UniCredit Bank, Milan Branch ha agito quale global coordinator e sole bookrunner. Juventus ha assunto un impegno di lock-up nei confronti di UniCredit di 90 giorni in linea con la prassi di mercato in operazioni analoghe. Sky Sport La Juventus, tramite una nota ufficiale, ha comunicato che il Cda bianconero ha approvato un nuovo aumento di capitale: "Juventus F.C. S.p.A. – si legge nella nota del club bianconero -, comunica che il Consiglio di Amministrazione, riunitosi in data odierna, ha deliberato di dare esecuzione alla delega di cui all’art. 2443 cod. civ. conferita dall’assemblea straordinaria in data 7 novembre 2025, aumentando, in via scindibile, a pagamento, il capitale sociale per un importo massimo nominale di Euro 1.516.487,24, mediante emissione di massime n. 37.912.181 nuove azioni ordinarie di Juventus, prive di valore nominale espresso, pari a circa il 10% delle azioni emesse (pre-aumento), con esclusione del diritto di opzione ai sensi dell’art. 2441, quarto comma, secondo periodo, cod. civ., da offrire in sottoscrizione a investitori qualificati (come definiti ai sensi dell’art. 2, paragrafo 1, lettera e), del Regolamento (UE) 2017/1129, come successivamente modificato e integrato, ovvero del Regolamento (UE) 2017/1129 in quanto trasposto nella legge nazionale del Regno Unito in forza dello European Union Withdrawal Act del 2018) in Italia, nello Spazio Economico Europeo e nel Regno Unito; a investitori istituzionali all’estero, con esclusione di Stati Uniti d’America, Canada, Giappone, Australia e di qualsiasi altro Paese o giurisdizione nei quali l’offerta o la vendita delle azioni oggetto del Collocamento (come infra definito) siano vietate ai sensi di legge o in assenza di esenzioni, nonché negli Stati Uniti d’America esclusivamente a investitori istituzionali qualificati c.d. “QIBs” in applicazione delle esenzioni dagli obblighi di registrazione ai sensi della normativa statunitense”. La Juventus lancia un aumento di capitale da circa 100 milioni e, secondo indiscrezioni, anche Tether parteciperà al rafforzamento patrimoniale. Il club ha annunciato l’operazione che verrà effettuata attraverso un accelerated bookbuilding, ossia tramite una vendita accelerata di azioni sul mercato che potrebbe concludersi già in serata. A curarla è Unicredit. Il collocamento dei titoli sarà riservato a investitori istituzionali ed Exor, controllante della Juventus, si è detta disponibile a coprirlo integralmente e, comunque, intende sottoscriverlo in misura almeno sufficiente a mantenere l’attuale quota del 65,4% nel capitale del club. A differenza di quanto emerso nei giorni scorsi, tuttavia, la holding degli Agnelli-Elkann lascerà spazio anche ad altri investitori. Fra questi Tether, il gruppo emittente della più diffusa stablecoin, che detiene l’11,5% del capitale del club e potrebbe anche incrementare la sua quota se gli altri investitori dovessero lasciare «libera» una parte dell’aumento di capitale (corriere della sera)
  15. "Oggi è importante che la Juventus vinca e un allenatore come Spalletti, con la sua esperienza, deve portarla a vincere. Che è quello che tutti i tifosi si aspettano". Così John Elkann, presidente di Stellantis e di Exor, a margine della presentazione della partnerhip del gruppo auto con Milano Cortina, parla della Juventus e del suo rapporto familiare con la società bianconera: "Il rapporto della mia famiglia con la Juve è il più duraturo che esiste nel mondo. Nasce dal mio bisnonno, è stato un rapporto forte. La mia generazione con Andrea Agnelli ha dato tanto, gli sono riconoscente e anche le nuove generazioni sono molto coinvolte." SkySport
  16. Al Social Football Summit, evento dedicato all’innovazione e alla strategia nel mondo del calcio svoltosi a Torino, ha preso la parola Giorgio Chiellini, Director of Football Strategy della Juventus. L’ex difensore bianconero ha condiviso la propria visione sulla gestione sportiva e le scelte strategiche del club bianconero. “Non sono un amante dei titoli, quello che mi sento e un supporto di quello che è stata la Juventus e quella che deve continuare a essere, a livello trasversale”, ha esordito. Sul ruolo: “C’è Vinovo, che è il nostro futuro: ci teniamo e sappiamo che il futuro della Juventus dipende molto da ciò che facciamo a Vinovo. Ho persone che mi aiutano a crescere, se la Juventus è stata così vincente il merito è delle persone che ci hanno lavorato per tutti questi anni. Sono qui da 20 anni tolta una parentesi di due anni di distacco, anche per non cadere da zero a cento dal campo alla scrivania; quello stacco è stato molto importante per vivere le partite in modo diverso”. I momenti difficili ci sono: “Prendere le scelte fa parte delle responsabilità, non si fidi a che uno non sia dispiaciuto per le scelte. Sono stato parte delle scelte condivise, non sono il numero uno, ma Damien (Comolli, ndr) è una persona che condivide, c’è bisogno di un confronto di idee per arrivare a certe decisioni: i prossimi saranno mesi difficili ma anche stimolanti. Dopo un decennio d’oro, l’ultimo triennio è stato più difficile di altri, ma c’è la luce. Secondo me questa società riuscirà a superare tutti i cambiamenti, c’è una luce molto più grande di ciò che si può vedere ora. Per forza è più faticoso, ma vedo fino alla fine di questo percorso un treno che va lontano e che riporterà la Juventus a quella normalità del saper vincere, accettare la sconfitta e apprendere da quello stimolo”. Su Luciano Spalletti: “Voler vincere è già un passo importante, Spalletti l’ha detto a tutti dal primo giorno e lo sta ribadendo. Se uno guarda la classifica uno dice “perché no?”. Ci sono ancora due terzi di campionato, tutto è in ballo: consapevoli delle difficoltà ma anche delle opportunità, se ci guardiamo intorno tutti abbiamo difficoltà, nessuno sta prendendo una via verso uno scudetto in solitaria come magari abbiamo fatto noi negli anni scorsi”. Parentesi anche sul rinnovo di Kenan Yildiz: “Con calma, c’è la volontà di tutti di farlo. Manca il DS? Ci penseranno Comolli e Modesto”. Sull’allenatore bianconero ha continuato: “È uno che abbraccia tutti, ha bisogno di trasferire questo suo affetto a tutte le persone. C’è una persona che si prende cura di noi in mensa, la prima cosa che ha fatto è abbracciarla. Ha questa empatia verso le persone, a prescindere che siano più o meno importanti in un’organizzazione. Ci siamo visti nel 2024 in una tournée americana, quando lui era CT, e mi ha detto: “Faresti una riunione ai difensori?” Allora ha chiamato 8-10 difensori e mi ha detto di parlare con i ragazzi. Poi siamo rimasti a parlare di calcio e mi ha chiesto se ci saremmo potuti risentire”. Sulle parole di Perin: “In spogliatoio c’è meno dialogo rispetto a prima, ma ci sta: i ragazzi vivono un mondo diverso, sono più raggiungibili, hanno più strumenti su mental health, nutrizione, performance… Prima c’era solo conoscenza diretta. La cosa più importante è l’adattabilità: più ti adatti in fretta, meglio performerai. Io ho imparato da persone diverse per migliorare e sono arrivato a giocare a 37 anni in un modo che a 25 non avrei potuto. Mi mancano ancora skill manageriali che voglio sviluppare con calma; la fretta spesso è cattiva consigliera. Sport e vita non sono paralleli”. GDM
  17. Il nuovo amministratore delegato della Juventus, Damien Comolli, è stato ospite principale a Hudl Performance Insights 2025, prestigiosa conferenza londinese dedicata all’analisi dei dati nello sport. Intervenendo sul palco – come riportato da La Gazzetta dello Sport – ha affrontato i temi centrali della sua filosofia gestionale: cultura, metodo e uso avanzato dei dati. Comolli ha spiegato come la trasparenza iniziale sia fondamentale nel rapporto con un nuovo tecnico: «Durante i colloqui, tutti gli allenatori presentano il loro progetto come ideale, salvo cambiare idea una volta iniziato a lavorare. Per questo oggi inserisco nel contratto ciò che dichiarano in fase di colloquio, così se lo ricordano. Io dico subito: questo è il nostro modo di lavorare, i processi sono chiari, i dati guidano mercato, calci piazzati, prevenzione degli infortuni e molto altro. Se va bene, bene; altrimenti ci stringiamo la mano e ci salutiamo. Il coach deve abbracciare questa filosofia». Il dirigente francese ha insistito sul peso della cultura come leva per i risultati: «Dedico il 30% del mio tempo a pensare alla cultura del club, perché senza cultura non si vince. Ho chiesto a ex calciatori come Matuidi e Trezeguet quale sia il DNA della Juve, e tutti hanno risposto: vincere. Ma la cultura è un’altra cosa: non arriva dall’alto, si costruisce dal basso. Nel meeting di questa mattina ho detto a tutti: siamo noi a decidere chi siamo; io posso solo dare delle linee guida, ma i valori vengono dal gruppo. La cultura è l’insieme dei valori che condividiamo». Parlando del suo metodo, Comolli ha ricordato l’esperienza al Tolosa sotto la proprietà RedBird: «Mi scelsero per guidare il club attraverso i dati. La Juventus sapeva perfettamente quale fosse il mio approccio. Per usare i dati in modo efficace serve allineamento dall’amministratore delegato in giù. Il vero punto critico è spesso la relazione tra management e allenatore: serve un ponte, una figura che conosca i dati ma sappia parlare il linguaggio del coach. Se l’allenatore è aperto, tutto funziona; altrimenti no». Ha raccontato inoltre pratiche innovative adottate in Francia: «Al Tolosa misuravamo quotidianamente lo stato mentale dello staff: stress, motivazione, voglia di lavorare. Ci ha permesso di non assumere persone non motivate. In campo, avevamo vietato cross e tiri da lontano». Comolli ha sottolineato quanto sia importante l’esempio quotidiano: «Se entri in ufficio con un atteggiamento negativo, lo trasmetti. Voglio persone che mi correggano. Dicevo sempre al mio staff: se esco dalla cultura del club, ditemelo; se compro un giocatore che la tradisce, ditemelo. La coerenza è fondamentale». Il dirigente ha anche parlato del suo metodo di studio e di lavoro su di sé: «Non sono un grande scrittore, forse per un trauma passato. Ho persone che cercano innovazioni per me, e io studio costantemente: ho paura di perdere un’evoluzione dell’industria. Non leggo di calcio, è noioso; leggo articoli scientifici sui dati, sul recupero dagli infortuni, libri sulla leadership o sulla negoziazione. Imparo dagli altri sport, non dal calcio. In una riunione voglio essere il meno intelligente nella stanza: se sono io quello con le idee migliori, c’è un problema. Non sopporto l’arroganza: ho visto tante persone fallire perché talentuose ma prive di umiltà».
  18. Luciano Spalletti porta a Torino la stessa filosofia di lavoro che lo ha accompagnato a Napoli: vivere immerso nel proprio ambiente professionale, vicino al centro sportivo, per concentrarsi al massimo sulla squadra e sugli obiettivi. La scelta del J|Hotel: concentrazione e vicinanza al lavoro A soli quindici giorni dalla firma del contratto con la Juventus, Spalletti ha deciso di stabilirsi al J|Hotel, struttura direttamente collegata al centro sportivo della Continassa. Una scelta che ricorda la sua esperienza a Napoli, dove la cameretta di Castel Volturno era diventata il quartier generale della sua quotidianità di allenatore: «Vivere vicino al campo ti permette di respirare il lavoro in ogni momento. Per me è una necessità, non un lusso». Contratto breve, ma dedizione totale La permanenza dell’allenatore di Certaldo al J|Hotel è legata anche alla durata iniziale del suo contratto: 8 mesi fino a giugno 2026, rinnovabili in caso di qualificazione alla Champions League. Questa vicinanza al centro sportivo consente a Spalletti di gestire al meglio allenamenti, riunioni tattiche e osservazione dei giocatori, in vista di un calendario fitto e impegnativo. Prossimità al centro sportivo, immersione totale nel lavoro e massima concentrazione. È così che l’allenatore prepara le imprese e cerca di portare la Juventus ai vertici in tutte le competizioni, con l’obiettivo di lasciare un’impronta indelebile già dal primo capitolo torinese. GdS
  19. «Per il mio carattere, quando ho affrontato questa situazione avevo vergogna di difendermi. Perché ci si difende quando si fa qualcosa di male: io dentro di me ho sempre sentito che non avevo fatto nulla». Fabio Paratici torna a parlare e lo fa ai microfoni di Sky Sport. L’ex dirigente della Juventus lo scorso luglio ha finito di scontare i 30 mesi di inibizione per il caso plusvalenze ed è stato reintegrato dal Tottenham nel ruolo di direttore sportivo. Un nuovo inizio che però non cancella quello che è successo. «È stata una vicenda molto lunga, ti devi confrontare con argomenti mai affrontati, con situazioni che non avresti mai pensato di dover affrontare. Alla fine, ti senti quasi migliorato come persona. Ma nessuno ha mai spiegato che la Juventus, io e le persone coinvolte siamo stati condannati non per la valutazione “artificiale” o distorta dei calciatori, ma per un principio contabile che non è mai stato utilizzato prima. E neanche dopo». Paratici, in particolare, ha ribadito che «ci sono decine di criteri per cui la valutazione dei giocatori cambi. Altrimenti non staremmo a parlare di occasioni di mercato. Esistono dei range per valutare un giocatore? Certo, un range logico ci deve essere per gli operatori di mercato. Ma poi si entra in una situazione di soggettività assoluta». La scelta di patteggiare è stata «responsabile: questa vicenda è durata 4 anni e mezzo, la squalifica sportiva era già stata scontata e il processo penale era solo all’udienza preliminare. Per gli anni a venire non avremmo avuto nessuna certezza di come si sarebbe conclusa. Anche dal punto di vista lavorativo, va a inficiare delle possibilità. E quindi si decide in maniera responsabile di fare questa richiesta di applicazione della pena e abbiamo chiuso la vicenda». A questo proposito, Paratici ha confermato che la scorsa estate è stato molto vicino al Milan ma «se non si è concluso il matrimonio non sto qui a chiedermi perché». E allora ecco il ritorno al Tottenham, «perché loro mi hanno fatto veramente sentire a casa. Qui non mi hanno mai giudicato ma sempre sopportato e aiutato. Non c’è mai stato un momento in cui abbia sentito dubbi su di me». Fra i dirigenti italiani che hanno vinto di più, Paratici ammette che «quando vinci, ti sembra tutto quasi normale. Penso alla Juve: il ripeterci per 9 anni di fila è difficile. Se fai 365 per 9 è un calcolo pazzesco: vuol dire che più o meno per 3500 giorni siamo stati primi in classifica». Si parla poi del rapporto con i tecnici («ho sempre discusso molto di calcio con i miei allenatori e ho imparato moltissimo da loro: sono preparatissimi. I dirigenti devono supportarli e sopportarli in quello che pensano sia la cosa giusta per loro. Siamo lì per aiutarli, non per metterli in discussione») e della differenza fra la Premier e tutto il resto: «L’approccio è totalmente differente, è un’istituzione, un brand globale pazzesco pari all’NBA. È vista in tutto il mondo, i diritti sono venduti ovunque tranne in quattro paesi. Questo fa sì che ci sia tutta una serie di cose che si possa prendere come esempio. Cose diverse da quelle che facciamo noi in Italia. Come si può migliorare il prodotto del calcio italiano? Come prima cosa bisogna lavorare sulle infrastrutture: gli stadi e i centri sportivi sono fondamentali. Partiamo da questo e poi vediamo cosa succede». Calcio e Finanza
  20. Una sfida tra leggende. Un roster di altissimo livello. Juventus, Bayern Monaco, Real Madrid, Celtic e Eintracht Francoforte sono pronte a scendere in campo. Quello che andrà in scena al SAP Garden di Monaco di Baviera domenica 18 gennaio 2026 sarà un evento straordinario, un vero e proprio viaggio nella memoria calcistica, dove le glorie del passato si ritroveranno per scrivere un nuovo e affascinante capitolo. Stiamo parlando della "Legends Cup" e a confrontarsi saranno icone del calcio mondiale del passato che hanno fatto sognare intere generazioni di appassionati. Questa competizione promette di regalare spettacolo e, soprattutto, emozioni e ricordi fortissimi, riportando in auge la magia del calcio indoor. La partecipazione del nostro Club a questo esclusivo appuntamento testimonia la volontà di onorare e tramandare la nostra ricca storia, permettendo ai tifosi di rivedere in azione alcuni dei grandi calciatori che hanno inciso il loro nome nei libri di storia bianconera. Ulteriori dettagli sulle modalità di acquisto dei biglietti e sui protagonisti che scenderanno in campo per la Juventus saranno annunciati nelle prossime settimane. Juventus.com
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