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Sergione

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  1. Alla Continassa come un bunker. Il presidente Agnelli sotto assedio, mentre montano gli attacchi alla Superlega delle istituzioni sportive (e non solo). Il progetto è crollato in poche ore perché si è sfaldato il fronte inglese. Un cedimento sorprendente e inaspettato per il presidente della Juventus. Agnelli però conferma "la bontà del progetto", il cui fallimento avrà conseguenze legate all'accordo tra i 12 club. I fuoriusciti come spiegato nel comunicato della Juventus "non hanno completato le procedure necessarie previste in questo caso". Dunque, ci saranno penali e risarcimenti da versare. Le voci sulle dimissioni di Agnelli con un cambio al vertice imminente non trovano riscontro dalle verifiche fatte da Sky Sport finora, e vengono bollate dall’interno come fake news. Agnelli rassicura il suo team all’interno della società, e aspetta che la bufera si calmi. Restano sullo sfondo i problemi di gestione del club zavorrato dai conti in rosso e dalla crisi legata alla pandemia. Uno dei motivi che ha ha portato ad accelerare sul progetto della Superlega. In società ci saranno ristrutturazioni, che potrebbero toccare ogni area, compresa quella sportiva. Di certo, l’ambiente bianconero si sente attaccato, almeno nella stessa misura in cui il club si è esposto in questi giorni: tantissimo. In primo piano c’è il ruolo di Agnelli, il presidente dei nove scudetti consecutivi. Dopo lo strappo della Superlega e i modi con il quale avvenuto, dovranno essere ricuciti i rapporti con le istituzioni sportive. Gli attacchi (anche personali) di Ceferin ad Agnelli hanno scavato un abisso con la Uefa. In Italia, saranno da ricomporre le relazioni all’interno della Lega di serie A. Il fallimento del progetto europeo si porta dietro anche un paradosso: la Juventus si deve aggrappare - al per ora - non scontato obiettivo della qualificazione alla vecchia Champions League. Essenziale, anche dal punto di vista economico. Sky Sport
  2. Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, ha parlato poco prima della gara contro lo Spezia a Sky.: "Questa iniziativa è stata portata avanti dai 12 proprietari dei club, alla luce delle difficoltà di ogni singolo club. Legata principalmente al Covid, i costi sono certi e i ricavi no. Alla luce di questo è che il modello di calcio nazionale ed europeo è superato, quindi bisognava trovare la possibilità per valorizzare meglio le risorse. Questo è stato fatto, alla luce di un sistema calcio a rischio default. Gli stipendi sono al 65-70%, nessuna azienda può sopravvivere”. "Non concepisco l’attacco violento da Urbano Cairo fatto violentemente davanti a tutti. Ho ricevuto minacce pubbliche e private anonime. È un fatto molto grave. Io non ho tradito, non sono Giuda, sono innamorato di questo sport e cercherò sempre di fare il bene”. Antonio Conte, tecnico dell'Inter, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport: "La pressione è inevitabile, tantissimi calciatori stanno lottando per la prima volta per vincere qualcosa. Oggi se avessimo vinto non avremmo rubato nulla. Abbiamo giocato una partita di grande intensità, potevamo essere più qualitativi. Per quello stiamo parlando di un pareggio, ma la partita è stata fatta con la giusta voglia. Va bene così, l’importante è che ci sia la prestazione. Le giornate iniziano a diventare sempre di meno, la pressione è inevitabile. Ma dobbiamo convincerci, dobbiamo recuperare bene anche perché abbiamo speso molte energie. Ora ci aspetta una gara fisica come col Verona". Da uomo di sport cosa ne pensa della Superlega? "Abbiamo avuto solo un giorno di lavoro, chi ha giocato ha fatto defaticante. Ieri abbiamo preparato la gara di questa sera. Abbiamo ascoltato queste notizie che ci sono giunte. Da uomo di sport penso che non bisogna mai dimenticare le tradizioni, vanno sempre rispettate. Appartengono alla storia ed è bello mantenerle. Ci deve essere passione nei confronti dello sport, il tutto deve essere meritocratico. Noi lavoriamo per cercare di vincere, per cercare di guadagnarci qualcosa. La meritocrazia va messa al primo posto. Detto questo, la UEFA deve riflettere. Prendono tutti i diritti, ne riservano una minima parte alle competizioni e ai club. Secondo me devono fare una grande riflessione, le società investono sui giocatori e tra nazionali e competizioni loro vengono spremuti come limoni, ci rimettono solo le società. Credo che gli organismi debbano riflettere bene, le società devono essere premiate in maniera congrua. Loro non investono nulla, le società lo fanno su tutti. Se tu prendi dieci dai diritti e te ne tieni sette non credo sia giusto. Sono le squadre che investono e che ci mettono dei soldi. La proporzione deve essere cambiata". Questa storia pensi che possa aprire un dibattito? "Sinceramente non ho fatto riflessioni sulle nuove formule. La Champions e l’Europa League devono essere disputate da chi merita, se poi devono essere 48 o 52 squadre non lo so. Ma il merito deve prevalere, altrimenti di che parliamo. Lo sport perde la sostanza, il sale. Diventa difficile. La meritocrazia va messa al primo posto, è giusto che gli organismi importanti facciano le loro riflessioni. I club devono avere una fetta più congrua, penso che non sia giusto". Le riporto perchè sono state le parole più sensate dette in merito, bisogna ammetterlo...
  3. Demiral non convocato per affaticamento muscolare
  4. Federico Bernardeschi ha effettuato, come da protocollo, 2 controlli con test molecolare (tampone) per Covid-19 con esito negativo. Il giocatore pertanto guarito e non più sottoposto al regime di isolamento si unirà alla squadra domattina presso il JTC (Juventus.com)
  5. Questa mattina Federico Chiesa è stato sottoposto presso il J Medical ad accertamenti diagnostici che hanno escluso lesioni muscolari ed evidenziato una elongazione a carico dei muscoli ischio-crurali della coscia sinistra, verrà rivalutato nei prossimi giorni (Juventus.com)
  6. "Con un'altra maglia? È fantamercato". Una dichiarazione d'amore alla Juventus firmata da Giorgio Chiellini. Il difensore centrale, che ha un contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, chiude a un futuro con un altro club che non sia quello bianconero: "Sicuramente non in Italia e in Europa - ammette il difensore in un'intervista a Sky Sport -. Non è un tema attuale, adesso sono concentrato su Muriel, Zapata e Malinovskyi. Ho già tanti pensieri, il resto verrà dopo ed è lontano dalla mia concentrazione attuale" Il futuro, però, è un tema che tiene banco perché è in scadenza non solo il contratto di Chiellini, ma anche quello di Gigi Buffon. Due bandiere del club che non saranno mai un problema per la Juventus come sottolineato da Chiellini: "Nel periodo che ero in Nazionale sembrava fosse un problema se io e Gigi avessimo rinnovato o meno - ammette - Non siamo mai stati un problema, non lo siamo e non lo saremo mai" Sky Sport
  7. A tutto campo. Manuel Locatelli, centrocampista del Sassuolo e della Nazionale, si è confessato in un'intervista al Corriere dello Sport. A partire dal rapporto con De Zerbi: "Mi ha aiutato a crescere sotto l’aspetto delle conoscenze tecnico-tattiche, ma anche sotto l’aspetto umano. Con lui sono maturato parecchio. Tra noi non sono state solo rose e fiori, ma ci sono stati anche diverbi. Anzi, vere e proprie litigate. Dopo quei confronti ero arrabbiato con lui, ma con il tempo ho capito: ciò che diceva era per farmi crescere. Quando sei giovane puoi sbagliare e io l’ho fatto: pensavo di dover giocare sempre e invece mi trovavo in panchina, spesso dopo essere stato pure rimproverato in allenamento. Nel 2018 avevo scelto il Sassuolo perché De Zerbi mi aveva voluto e, se non mi schierava tra i titolari, me la prendevo. Non capivo che il problema ero io, non il mister". NAZIONALE - "Ogni volta che indosso la maglia azzurra è il coronamento di un sogno del bambino Manuel. Giocare per l’Italia è sempre stato il mio obiettivo e aver convinto Mancini a chiamarmi è un orgoglio. Io però non mi sento arrivato e so che devo confermarmi un giocatore importante in ogni gara con il Sassuolo". EUROPEI - "Sì, ci penso sempre perché gli Europei sono una competizione importante. Al tempo stesso, però, sono consapevole che la convocazione passerà attraverso un finale di stagione importante con il Sassuolo. Non posso e non voglio mollare un centimetro". FUTURO - "Sono cresciuto e pronto per una grande. Giocare all’estero per me è un’opzione e in questo momento non mi precludo niente. Non mi piace parlare troppo di mercato anche perché di questo si occupano i miei agenti e i dirigenti del Sassuolo. Non so se questo sarà il mio ultimo anno qui o cosa mi riserverà il futuro. Quando e se ci saranno delle opportunità, le valuteremo tutti insieme". MILAN - "Non vorrei tornare su quell’esperienza perché preferisco concentrarmi sul futuro. Ho già detto che è stata positiva perché mi sono allenato con grandi campioni, ho esordito in Serie A con la maglia rossonera e ho provato il brivido lungo la schiena che ti dà segnare a San Siro contro la Juventus. E’ arrivato tutto in fretta, quasi non me lo sono goduto, e per questo il momento dell’addio al Milan è stato molto pesante, una vera delusione. Avevo perso fiducia in me stesso e l’ho ritrovata grazie al Sassuolo" calciomercato.com
  8. "Mercato Juve, Ramsey e Rabiot i primi sulla lista dei partenti". Così titola stamane l'edizione torinese de La Repubblica. Rabiot, Arthur e Ramsey non hanno convinto pur vivendo situazioni completamente diverse: il regista brasiliano avrà altre occasioni per dimostrare che i 72 milioni più bonus spesi nello cambio con Pjanic sono stati dettati dalla fiducia nei suoi confronti più che da questioni di bilancio, mentre per il gallese e il francese si cerca una sistemazione per liberare spazio salariale e tentare l’assalto a Calhanoglu e Locatelli. Il vero problema sono i due stipendi, 7,5 milioni netti, che pesano sulle finanze bianconere: Ramsey ha confermato a sprazzi le sue doti, soffocate dalla fragilità muscolare che l’ha costretto a saltare 18 partite nei due anni in bianconero. Rabiot, più costante del compagno di squadra dal punto di vista fisico e tecnico, nei due anni a Torino non ha mai convinto appieno, specialmente in relazione agli emolumenti percepiti. L'acquisto del cartellino di Sergej Milinkovic-Savic, centrocampista classe 1995 della Lazio e della nazionale serba, potrebbe diventare una priorità per la Juventus: come riportato da "Calciomercato.com", i bianconeri sarebbero già attivi sul giocatore serbo, e sarebbero intenzionati a "sacrificare" sul mercato Ramsey e Bentancur pur di reperire le risorse economiche, o parte di esse, necessarie ad accontentare la Lazio, e battere la concorrenza.
  9. Uno dei giocatori che potrebbe lasciare la Juventus a fine stagione è Alex Sandro. Secondo le ultime indiscrezioni di Calciomercato.com, il brasiliano piace al Chelsea che da parte sua deve liberarsi di Emerson Palmieri. L'ex Roma pertanto potrebbe rientrare nella trattiva, visto che la Juventus lo segue da tempo e sarebbe felice di accoglierlo a Torino. I contatti con il suo entourage sono continui, e a costi fatti Emerson Palmieri peserebbe circa la metà di Alex Sandro, inserendosi anche perfettamente nelle dinamiche di ringiovanimento della rosa. Tuttojuve
  10. Dal calcio al razzismo, fino al razzismo nel calcio. Un Lilian Thuram a tutto campo quello che, in una lunga intervista al nostro Alessandro Alciato affronta diversi temi con la solita intelligenza e grande chiarezza. Vestendo i panni del "difensore" quando si tratta di analizzare l'operato di Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus e andando poi all'attacco quando si parla di razzismo. "Pirlo? Gli serve tempo" Con cinque stagioni alle spalle alla Juventus e una lunga militanza in Serie A considerando anche le cinque al Parma, Thuram può dire di conoscere bene il calcio italiano e le sue "contraddizioni", motivo per cui sorride quando si mette in discussione il lavoro di Pirlo alla Juventus e torna a vestire i panni del "difensore". "Le critiche a Pirlo? Tutto questo mi fa un po’ ridere", dice schierandosi apertamente dalla parte dell'allenatore della Juventus. "Io credo che per diventare un grande allenatore, così come un grande giocatore, un grande cuoco o un grande giornalista, hai bisogno di tempo. Non puoi diventare un grande giocatore alla prima stagione che fai da professionista, e per Pirlo vale la stessa cosa". "Credo che sia la prima volta che fa l’allenatore e non gli si può chiedere di farlo come se avesse 10 o 15 anni di esperienza. Zidane, quando ha preso il Real Madrid, non era alla prima esperienza da allenatore: lo aveva già fatto nelle giovanili, era stato il secondo di Ancelotti e Mourinho. Ecco perché mi fa ridere quando sento che criticano Pirlo e penso: «Scusate, c’è una cosa che si chiama ‘fare esperienza’». Lui sta facendo esperienza e non gli si può chiedere di sapere già tutto”. "Conoscere la storia del razzismo" Inevitabile poi, per uno come lui sempre in prima fila nella lotta al razzismo, affrontare l'argomento, dicendo la sua con l'intelligenza che lo contraddistingue: "Che cosa vuol dire essere bianco e cosa vuol dire essere nero? Quando usiamo delle identità legate al colore della pelle, vuol dire che dietro c’è una storia. Tante volte la gente parla di razzismo ma non capisce che c’è una storia del razzismo: la maggior parte delle persone che vogliono che le cose cambino nella società, non vogliono ascoltare le persone che soffrono per il razzismo. Storicamente è sempre colpa della vittima, per questo bisogna parlarne e denunciare i fatti di razzismo". "Il calcio pensa solo all'immagine" Il discorso si fa poi più specifico, fino a un'analisi sul fenomeno razzismo nel calcio in particolare: "Ogni volta che accade qualcosa si dice ‘mai più’ ma alla fine non cambia niente, perché credo che lottare contro il razzismo non sia la cosa più importante per il mondo del calcio. La cosa più importante per il mondo del calcio è dare un’immagine positiva, per fare soldi" Sky Sport
  11. Il centrocampo non punge più: un gol su 3 con Allegri, solo uno su 8 con Pirlo. Impietoso il confronto della capacità realizzativa delle ultime 7 stagioni della Juve. Dal 2014/15, primo anno di Allegri, i centrali hanno inciso sempre meno sul totale delle reti bianconere: dal 32% all’attuale 13%. Dal 2016 a oggi quell'incidenza non è mai più stata al di sopra del 20%: 15% nel 2016/17 e 18% nelle ultime due annate dell'allenatore livornese a Torino. Con Sarri il minimo storico del 10%. Il reparto di mezzo non è riuscito neanche quest'anno, dunque, a dare un grande contributo in fatto di gol: Arthur, Rabiot, Ramsey e McKennie ne hanno realizzati 12 in stagione, ed a fronte dei loro stipendi per ogni rete la Juve spende quasi 2 milioni. Il migliore, nella fase realizzativa ma anche nel rendimento, è stato il maghetto americano Weston McKennie, autore della metà dei gol portati in dote in stagione dal centrocampo. A segno una volta in Champions League (nella vittoria a Barcellona), suo il gol del pari nel derby d'andata, spalmando poi le altre segnature fra Milan, Bologna, Crotone e Genoa. I cinque gol in serie A fanno dell'americano il quarto migliore bomber bianconero, alle spalle di Ronaldo, Chiesa e Morata. tratto da Gazzetta
  12. Forbes ha stilato oggi una speciale classifica di valore per i club calcistici mondiali, una graduatoria che quattro società italiane nella Top 20, tutte incredibilmente staccate da chi è in testa tuttavia: la prima è la Juventus (11esima), il cui valore si attesa poco sotto i 2 miliardi di euro secondo la rivista americana, seguita a ruota dall'Inter, 14esima e valutata intorno ai 743 milioni di euro. Ancora più indietro Milan e Roma, mentre la vetta è occupata da Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. Al quarto posto il Bayern Monaco, poi Manchester United, Liverpool e City: Barcellona – 4,76 miliardi di dollari Real Madrid – 4,75 miliardi Bayern Monaco – 4,125 miliardi Manchester United – 4,2 miliardi Liverpool – 4,1 miliardi Manchester City – 4 miliardi Chelsea – 3,2 miliardi Arsenal – 2,8 miliardi Paris Saint-Germain – 2,5 miliardi Tottenham – 2,3 miliardi Juventus – 1,95 miliardi Borussia Dortmund – 1,9 miliardi Atletico Madrid – 1 miliardo Inter – 743 milioni Everton – 658 milioni Milan – 559 milioni Roma – 556 milioni West Ham – 508 milioni Leicester – 455 milioni Ajax – 413 milioni
  13. Nelle varie competizioni, il colombiano ha già messo insieme 13 assist: solo Pirlo negli ultimi quindici anni è riuscito a fare altrettanto. La stagione della Juventus non è stata certo esaltante. Eliminata ancora una volta dalla Champions League dopo la fase a gironi, quasi fuori dalla lotta per lo Scudetto dopo nove anni di dominio, la squadra bianconera ha comunque alcuni punti per cui sorridere. Innanzitutto la vittoria della Supercoppa Italiana e la possibilità di conquistare la Coppa Italia nella finale contro l'Atalanta. Ma non solo, vista l'esplosione di Juan Cuadrado in termini di assist. Se alla Juventus in stagione sono mancate le reti dei terzini, da Danilo ad Alex Sandro, passando per Frabotta e lo stesso Cuadrado, con una sola rete in Serie A tra i quattro citati, per la prossima stagione Madama potrà contare sui dati da urlo del colombiano, oramai tra i migliori d'Europa in termini di passaggi decisivi. Sommando gli assist in tutte le competizioni, infatti, Cuadrado si è spinto fino alla cifra di 13, con i soli Son, a 14, e Kane, a 15, ad aver fatto meglio di lui in Europa considerando i maggiori campionati. Il segreto dell'asticella alzata è Pirlo, che in mezzo ad accuse e polemiche, ha mostrato all'ex Fiorentina come essere decisivo in attacco. Negli ultimi quindici anni, dal ritorno in Serie A della Juventus, nessuno è mai riuscito a spingersi oltre i tredici assist in stagione con la maglia bianconera. Solamente un altro giocatore è riuscito ad agguantare tale cifra, che Cuadrado potrà provare a superare nelle ultime nove gare ufficiali rimanenti (tra Serie A e Coppa Italia). Il nome? Ovviamente lo stesso Andrea Pirlo, che nel 2011/2012 visse una delle migliori stagione della carriera, tra i trascinatori del primo Scudetto bianconero targato Conte. Da calciatore d'elite ad insegnante di assist nel suo nuovo ruolo di allenatore della Juventus, per spingere Cuadrado oltre il suo limite. Rispetto ai predecessori Sarri, Allegri e Conte, Pirlo avrà bisogno di altre stagioni al top per poter provare a diventare un allenatore importante, ma intanto le basi sono state gettate in alcuni fondamentali, come quello dell'assist. Plasmato Cuadrado, spera di poterlo fare anche nella prossima stagione con altri esterni della Juventus. Cuadrado a meno di sorprese sarà dunque il giocatore della Juventus con più assist in una singola stagione, superando anche il suo allenatore Pirlo. Dopo aver, tra l'altro, scavalcato due cinture nere della disciplina, ovvero Pjanic e Douglas Costa, entrambi a dodici, rispettivamente nel 2017 e nel 2018. Tra eliminazioni europee, risultati altalenanti, difficoltà in campionato e infortuni, anche qualcosa per far ripartire la Juventus il prossimo agosto. Un Cuadrado così, in termini di assist, non si era mai visto. Goal
  14. Un'incornata poderosa all'ultimo respiro per mantenere viva la speranza della Lazio di conquistare la qualificazione alla prossima Champions League. Milinkovic-Savic c'è sempre nei momenti importanti, il Sergente ha già raggiunto, con 8 partite ancora da giocare, il suo record di gol più assist (15) in Serie A con la maglia biancoceleste. UOMO MERCATO E VALUTAZIONE DELLA LAZIO - Ogni estate, da almeno quattro anni a questa parte, è il pezzo pregiato che può essere sacrificato. A patto però che arrivi l’offerta giusta. E proposte per Milinkovic-Savic ne sono pervenute tante negli anni scorsi alla Lazio, ma mai con la cifra ritenuta congrua dalla società. Che fino a un anno fa per il centrocampista prendeva in considerazione solo offerte dai 100 milioni in su. Il suo valore attuale, da mercato post Covid, si aggira sui 60 milioni di euro. Ma la valutazione data dal club biancoceleste al gioiello serbo resta molto più alta: di almeno 80 milioni. PIACE A INTER E JUVE - Sergej rappresenta il prototipo del centrocampista perfetto per l'idea di calcio di Conte che nella passata stagione aveva fatto il suo nome a Suning. Marotta stravede per il nazionale serbo e aveva provato a portarlo alla Juventus senza successo. Ora per l'Inter non ci sono le condizioni per provare a imbastire una trattativa con il Presidente Lotito. Qualche possibilità in più potrebbe averla la Juventus che è stata vicinissima al Segente nel recente passato. Il club bianconero ha in mente una mini rivoluzione per il centrocampo della prossima stagione e nella lista, oltre a Locatelli e Pogba, c'è anche il nome di Milinkovic-Savic. Una missione che si preannuncia difficile perché subordinata a qualche cessione importante. Anche perché il giocatore è blindato (ha un contratto con scadenza luglio 2024) e a Roma si trova decisamente bene. Partirà solo se e solo quando a Formello arriverà la proposta migliore per lui e per la Lazio. calciomercato.com
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