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Sergione

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  1. Sono settimane che Oltremanica il nome di Massimiliano Allegri viene associato alla panchina del Manchester United, complice il peggior inizio di stagione di sempre dei Red Devils in Premier League. “Non parlo inglese ancora abbastanza bene, ma sto imparando”, ha detto l’ex allenatore della Juventus nel corso del simposio della Football Coaches Association. Ma per quanto abbia provato a schivare la spinosa domanda con una battuta (da buon livornese), Allegri sa bene che il destino di Ole Gunnar Solskjaer è davvero appeso a un filo sempre più tenue, quindi meglio che si affretti a imparare l’idioma di Sua Maestà. Intervistato poi dal sito polacco Przeglad Sportowy, il 52enne tecnico si è definito “uno che ascolta più di quanto parli”, strategia che - a suo dire - si è rivelata vincente nelle sue cinque stagioni in bianconero. “Quando sono arrivato a Torino dopo Antonio Conte, molti hanno pensato che fossi fregato - ha spiegato Allegri - e che il ciclo vincente della Juventus fosse finito, perché la squadra era satura. Vero, la situazione non era perfetta, perché ho trovato una squadra che aveva bisogno di essere ricostruita, il che era eccitante, ma anche rischioso, perché potevi fallire e alla Juve il fallimento non è contemplato. Ecco perché ho dovuto cercare dei modi diversi per stimolare il gruppo, ho ascoltato e ho cambiato. Esistono due modi per essere un buon allenatore: autoritario e aperto. Io preferisco quest’ultimo, quindi ascolto più che parlare: in questo modo ricevo più informazioni dall’esterno, che cambiano positivamente il mio mondo, perché mi spingono a mettere in dubbio le mie idee. Se penso che qualcosa vada bene al cento per cento, ne sono preoccupato e mi consulto su questa opinione con chi mi sta attorno”. Fra i tanti calciatori che ha allenato, il tecnico ne ricorda due in particolare, ovvero Zlatan Ibrahimovic e Mario Mandzukic che ha avuto, rispettivamente, al Milan e alla Juve e che, guarda caso, vengono indicati come possibili obiettivi del Manchester United che verrà (in realtà per lo svedese si tratterebbe eventualmente di un ritorno). “Al Milan Ibra era sempre arrabbiato perché gli altri non riuscivano a stare al passo con lui - ha raccontato ancora Allegri - e per due anni gli ho spiegato che gli altri non giocavano come lui e Ibra ha dovuto capire questa cosa. Un allenatore deve saper usare un giocatore per quanto può offrire ed è per questo che Mandzukic è così speciale per me, è un grande calciatore e mi ha dato un incredibile spazio di manovra. In passato ha spesso cambiato squadra, ma adesso è alla sua quinta stagione alla Juventus e questo è uno dei miei più grandi successi” GdS
  2. FiveThirtyEight, sito di proprietà della ABC che si occupa di analisi statistica per temi economici, politici e sportivi, ha preso in esame 628 club di tutto il mondo e stabilito qual è il più forte al mondo. Come? Con un algoritmo che si basa su un ipotetico confronto in campo neutro, in cui una squadra affronta uno stesso avversario di livello medio: viene calcolato il numeri di occasioni - ognuna valutata con un punteggio differente a seconda di vari parametri come la distanza dalla porta - che potrebbe creare e quelle che potrebbe concedere. Il risultato è un valore medio, il Soccer Power Index, che decreta la classifica finale (che può variare di settimana in settimana). Ecco la top 20: 1. MANCHESTER CITY (Inghilterra): 95.2 punti 2. BAYERN MONACO (Germania): 93.3 punti 3. LIVERPOOL (Inghilterra): 92.8 punti 4. PSG (Francia): 89.5 punti 5. BARCELLONA (Spagna): 88.6 punti 6. JUVENTUS (Italia): 87.4 punti 7. CHELSEA (Inghilterra): 85.5 punti 8. REAL MADRID (Spagna): 85.3 punti 9. ATLETICO MADRID (Spagna): 85.2 punti 10. BORUSSIA DORTMUND (Germania): 84.3 punti 11. AJAX (Olanda): 84.2 punti 12. SALISBURGO (Austria): 84.1 punti 13. NAPOLI (Italia): 82.2 punti 14. LIPSIA (Germania): 81.8 punti 15. MANCHESTER UNITED (Inghilterra): 81 punti 16. BAYER LEVERKUSEN (Germania): 80.7 punti 17. ARSENAL (Inghilterra): 80.2 punti 18. TOTTENHAM (Inghilterra): 80.2 punti 19. INTER (Italia): 80.1 punti 20. SIVIGLIA (Spagna): 78.7 punti Sky Sport
  3. AMSTERDAM - "Forse all'Ajax mi sentivo invincibile, ora è diverso. Credo sia normale, perché per me è tutto nuovo". Matthijs De Ligt, difensore della Juventus, ha parlato nel postpartita di Bielorussia-Olanda, provando a fare un primissimo bilancio della sua avventura bianconera: "Sto giocando, giocare è la cosa più importante per me. Sono sicuro che alla fine tutto andrà bene e la stagione sarà positiva". Il centrale olandese, ai microfoni di Fox Sports, riconosce di aver commesso qualche errore ma sembra mentalmente pronto a diventare la migliore spalla possibile per Leonardo Bonucci, specialmente alla luce dell'infortunio che ha tolto Giorgio Chiellini a mister Sarri: "Non è un discorso di forma fisica. Se avessi la risposta potrei aiutare tanti giovani talenti. Tutto quello che posso fare è continuare a lavorare duramente e fare del mio meglio, cercando di imparare dai miei compagni. Sto migliorando, non sono preoccupato". Corriere dello Sport
  4. L'ingresso in pianta stabile di Ramsey nelle rotazioni della Juventus consente a Sarri di sviluppare il 4-3-1-2: modulo ideale senza Douglas Costa. Che Aaron Ramsey abbia iniziato a prendersi la Juventus è tutto fuorché una notizia. Che Maurizio Sarri abbia deciso di sviluppare le tematiche del 4-3-1-2, nemmeno. I due pianeti si sono allineati e, ora, la fase di sperimenazione dovrebbe diventare delle più aggressive. Insomma, senza Douglas Costa - giocatore chiave per il tecnico bianconero - occorre andare oltre di inventiva. E, per l'appunto, alla Continassa l'immaginazione certamente non manca. A Brescia, specialmente nelle trame corali, i campioni d'Italia si sono contraddistinti per velocità di pensiero. Musica per le orecchie del "Comandante", da sempre estimatore del calcio applicato, intenditore del 4-3-3 e del 4-3-1-2, ma al tempo da sempre contro i dogmi tattici. Proprio per questo motivo, Sarri ha deciso di far scendere in campo i suoi al 'Rigamonti' sfoggiando un nuovo abito, apparso subito dei più glamour. Merito delle letture collettive, ma soprattutto di un tuttofare gallese preso in estate a parametro zero: commissioni a parte, s'intende. Due gettoni partendo dall'inizio, due performance di livello assoluto. Ramsey ha subito conquistato la Juve, mettendo in mostra un bagaglio tecnico sopraffino. Contro il Verona, seppur tramite una deviazione, è arrivato il primo lampo italiano. Mentre in terra lombarda, nei momenti di maggiore difficoltà, l'ex Arsenal ha trascinato i compagni cercando sempre la giocata più produttiva. Archiviato l'infortunio patito nelle battute conclusive della passata stagione, "Rambo" ha iniziato ad amalgamare sia gli schemi sarriani sia una condizione atletica di livello. Fondamentale, quest'ultima, per cercare la tanto agognata continuità. Domani, alle 15, allo Stadium sbarcherà la SPAL. Sulla carta un test poco probante, ma che al tempo stesso fornirà indicazioni importanti riguardanti il nuovo sistema di gioco. Perché, a meno di colpi di scena, i campioni d'Italia proporranno nuovamente il 4-3-1-2. Vuoi perché Juan Cuadrado dovrà necessariamente fungere da terzino destro, vuoi perché con un Ramsey così non insistere potrebbe essere persino delittuoso. Pensando in prospettiva, con il rientro di Douglas Costa, Ramsey è destinato a recitare una parte da protagonista anche nel ruolo di mezz'ala destra. In definitiva, una soluzione di livello assoluto - assieme a Sami Khedira - per dormire sonni tranquilli in tutte le competizioni. E qui, ovviamente, Emre Can non può essere contento. Ma questa è un'altra storia. Come ama ricordare Sarri, un'annata calcistica è fatta di periodi: e, in quello corrente, l'8 juventino raffigura una chiave di lettura primaria. Per una Signora sempre più camaleontica e sempre meno monocorde. Goal.com
  5. Retroscena Guardiola-Juventus: l'incontro a marzo e i piani futuri La Juventus e Guardiola si sono incontrati a marzo, prima della gara con l'Atlético: Pep ha declinato, ma non ha chiuso la porta per il futuro. I nomi della Juventus e di Pep Guardiola tornano l’uno vicino all’altro. E non da avversari. Quello che da molti è stato definito ‘tormentone social’ in estate, ora sembra essere meno tormentone e più prospettiva credibile per il futuro. A rivelarlo è ‘The Athletic’: i bianconeri e il tecnico catalano si sarebbero effettivamente incontrati Sarebbe stato il vice-presidente Pavel Nedved a provare a proporre a Guardiola la panchina della Juventus, prima della sfida con l’Atlético Madrid di Champions League dello scorso marzo, a partire dalla stagione appena iniziata. Il catalano ha però declinato l’offerta per l’immediato. Dall’incontro non sarebbe uscito un ‘no’ definitivo alla Juventus, ma una disponibilità a tornare a parlarne in futuro. Guardiola avrebbe infatti affermato a Nedved di essere aperto all’offerta nel giro di un paio d’anni, poiché l’idea di allenare in Italia, e la Juventus in particolare, sembra essere di suo gradimento. Pep non ha voluto lasciare il Manchester City, abbandonando i suoi amici e colleghi, tra cui Begiristain e il CEO Ferran Soriano, e lasciandoli in una situazione complicata da gestire. Per lui il City sembra essere più di un club, per il supporto e l’apprezzamento che gli viene garantito. E per i titoli che porta, tutti quelli disponibili in Inghilterra nel 2019. La Juventus però rimane sullo sfondo. E quella che era una suggestione estiva, prima o poi, potrebbe trasformarsi in realtà. Goal.com
  6. Leonardo Bonucci parla a Skysport: “Nel primo tempo c’era pressione e corsa e non facevamo bene, nel secondo tempo siamo partiti bene e poi abbiamo preso due gol. Dobbiamo fare più attenzione, con il Napoli abbiamo recuperato ma qui ne abbiamo lasciati due, come detto ieri giocando potevamo mettere in difficoltà l’Atletico. Peccato per il tiro di Cristiano, peccato. Volevamo portare a casa i tre punti, la responsabilità del gol preso e’ di tutti, chi entra deve aiutare i compagni, dobbiamo crescere e diventare insuperabili”. Tuttojuve
  7. Maurizio Sarri lo ritiene un intoccabile dal primo giorno alla Continassa. Perfetto per il suo calcio, adatto alle sue idee, esplosività e imprevedibilità. Eppure Douglas Costa poteva davvero lasciare la Juventus all'inizio della scorsa estate, quando la dirigenza bianconera aveva praticamente messo in conto un incasso importante col brasiliano. Prima di provare a sacrificare Paulo Dybala, infatti, la Juve ha ascoltato più società - soprattutto inglesi - per procedere alla cessione di Douglas Costa chiedendo oltre 75 milioni di euro come base d'asta per arrivare anche a cifre maggiori. IL RETROSCENA - In prima fila c'era il Manchester United che ha chiesto Douglas alla Juve quando ci si è confrontati sull'operazione Paul Pogba per il ritorno del francese a Torino. Pogba spingeva per il rientro nel club che ha amato come nessun altro; Ed Woodward su precisa indicazione di Solskjaer ha chiesto alla Juve in cambio di poter trattare Douglas Costa per i Red Devils che stravedono per lui da anni, così come Pep Guardiola dall'altra sponda di Manchester. Fabio Paratici ha avviato il discorso senza mai entrare nei dettagli, perché mentre da inizio maggio si ragionava sul grosso incasso con Douglas Costa, con la scelta definitiva caduta su Sarri per la panchina si è subito bloccato tutto. "Douglas con me è un titolare", indicazione di Maurizio all'agente Fali Ramadani che ha curato le prime riunioni con la Juve fino ai contratti. Risultato, Douglas resta e per Pogba non si è fatto più nulla. Chissà dove porteranno a giugno 2020 queste sliding doors... Fabrizio Romano, per Calciomercato.com
  8. I quattro goal segnati contro la Lituania, rappresentano solo l’ultimo exploit della straordinaria carriera di Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse della Juventus e del Portogallo, non solo si è guadagnato da tempo un posto tra i più grandi giocatori di ogni tempo, ma a 34 anni continua a fare la differenza come pochi al mondo. Per il CR7 il tempo sembra non passare mai e, sebbene molti siano i record che ha già infranto (l’ultimo è quello che lo vede essere il miglior marcatore di sempre nelle qualificazioni agli Europei), si pensa già a quelli che sono ancora alla sua portata. La stella di Ronaldo brilla oggi come ha brillato negli ultimi quindici anni e la cosa non sorprende affatto José Mourinho. Lo Special One, che ha allenato il campionissimo lusitano tra il 2010 ed il 2013 quando era alla guida del Real Madrid, parlando all’emittente portoghese ’11’, ha svelato cosa rende il numero 7 della Juventus così fuori dal comune. “Quello che fa non mi sorprende. A 34 anni è un grande giocatore che milita in una squadra di grande livello, con ambizioni al top. Non mi sorprende perché, in termini genetici è un caso di studio e questo vale anche per la sua mentalità. Cristiano è un fenomeno, è uno che pensa solo a vincere e a fare ancora meglio. E’ per questo motivo che per me non è una sorpresa ciò che fa”. Secondo lo Special One, Cristiano Ronaldo non perderà mai queste sue caratteristiche. “Io penso che che quando Cristiano avrà 50 anni e la FIFA lo inviterà per una partita tra leggende lui giocherà e segnerà. Sono sicuro che sarà così”. Goal
  9. Federico Bernardeschi è chiamato a compiere il salto di qualità con la Juventus. Passo fondamentale, soprattutto, per allontanare le voci di mercato. Che Maurizio Sarri sia un sostenitore di Federico Bernardeschi è cosa risaputa. Che Federico Bernardeschi possa migliorarsi sotto gli insegnamenti di Maurizio Sarri, pure. Detto questo, nonostante un feeling sulla carta scontato, l’inizio non sembrerebbe dei più promettenti. Per carità, nulla di irreversibile, a maggior ragione considerando il periodo della stagione. Giunto alla terza annata con la Juventus, il 25enne tuttofare carrarino è chiamato a compiere il salto di qualità. Tuttofare, appunto: aggettivo che può significare tutto e niente. Perché se Bernardeschi fino a poco tempo fa poteva calare sul tavolo il jolly della duttilità, carta particolarmente apprezzata da Max Allegri, adesso il mazzo è cambiato. Alla Continassa, ora, vanno di moda usi e costumi differenti. Non a caso, Sarri in sede di presentazione ha voluto subito mettere le cose in chiaro: "Quando parliamo di Bernardeschi parliamo di un giocatore tecnico e ordinato, mi piace molto. Deve avere un po’ più di continuità, gli manco un po’ questo. Adesso deve farlo, in un solo ruolo. Si deve specializzare". Il menù, dunque, è uno solo: ed è a base di fascia destra. Meno compiti difensivi rispetto al recente passato, più incisività sotto porta nei movimenti chiave. Insomma, l’allenatore toscano dal suo numero 33 vuole goal e assist. Ma più di ogni altra cosa, pretende convinzione. La stessa che, ultimamente, sembrerebbe mancare all’ex Fiorentina. E a proposito di vecchi ricordi, sabato, in occasione del match dell’Artemio Franchi, Bernardeschi difficilmente riuscirà a scalare le gerarchie. Là davanti, infatti, i tre titolarissimi sono Douglas Costa, Higuain e, ovviamente, sua maestà Cristiano Ronaldo. Un tridente di livello assoluto, difficilmente contrastabile nell’immediato. Attenzione, poi, al mercato. Sebbene la finestra estiva abbia chiuso da pochi i battenti, il tema in Italia non passa mai di moda. E, a tal proposito, non sono passate inosservate le sirene del Barcellona. Tra suggestioni e realtà, tra un potenziale scambio con Ivan Rakitic e la permanenza sotto la Mole. In Nazionale, contro Armenia e Finlandia, Bernardeschi ha sfoggiato il compitino. Riduttivo. Specialmente per un elemento che, nell’immaginario bianconero, dovrebbe concretamente spaventare i mostri sacri. Fondamentale, quindi, un cambio di passo. Prima che sia troppo tardi. Prima di diventare carne da plusvalenza. Goal
  10. Nel corso di un'intervista concessa a Sportsmail, l'agente Giovanni Branchini ha parlato del suo assistito Douglas Costa, sottolineando come il brasiliano della Juventus sia stato cercato con insistenza in questa sessione di mercato dal Manchester United: "L'interesse era forte, il club è sempre stato interessato al brasiliano. Non l'unico in Inghilterra ma certamente il più attivo nel cercare di acquistare Douglas Costa. La Juventus non è mai stata intenzionata a cederlo nonostante il pressing dello United". Tuttojuve
  11. Nei prossimi giorni Paratici incontrerà anche Mino Raiola, agente di Matuidi, per parlare di rinnovo: il centrocampista francese era stato messo sul mercato in estate, ma ha poi convinto Maurizio Sarri, che sembra voler puntare ancora su di lui. Il contratto è in scadenza nel 2020 e nell'eventuale nuovo accordo non verrà aggiunto un aumento di ingaggio. Goal
  12. Due gare ufficiali e due gol (uno annullato col Var a Parma). La stagione di Cristiano Ronaldo in bianconero è iniziata col piede giusto. Ma alla Continassa si punta molto più in alto. Già, perché Sarri e CR7 pare abbiano già stretto un "patto" per far segnare il portoghese a raffica. Ne parla Tuttosport, precisando anche le parole del Comandante. "Voglio farti segnare più di quaranta gol in questa stagione", avrebbe detto Sarri a Ronaldo, mettendo nel mirino il record di Higuain in Serie A (36 gol in una stagione). Una "promessa" che CR7 ha preso molto sul serio, nonostante la posizione più defilata in campo. Nella Juve targata Sarri, l'attaccante centrale è il Pipita e Ronaldo parte a sinsitra. Ma il fenomeno portoghese poi è libero di accentrarsi per cercare la porta e far valere le sue qualità di cecchino. Un piano tattico preciso, che alla Continassa contano di sfruttare al massimo per scardinare anche le difese più ostiche e centrare tutti gli obiettivi. Compreso il record di gol di Higuain in Serie A. Ronaldo è già caldo e dopo la rete contro il Napoli, il suo personale countdown stagionale ora è a -39. Sportmediaset
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