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Buffon: "Dispiace per Tudor e per il momento buio della Juve. Spalletti? Può essere l'allenatore giusto per i bianconeri"
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Sarri: “Ho pochi ricordi alla Juve, fu un anno strano ma con la soddisfazione di aver vinto uno scudetto con un gruppo a fine ciclo”
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Conferenza stampa di Maurizio Sarri prima di Lazio-Juventus con l'allenatore biancoceleste che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni alla vigilia del match dell'Olimpico "Mi aspetto una partita difficile, affrontiamo una squadra che tre giorni fa ha giocato alla pari col Real Madrid. Ho pochi ricordi alla Juventus, sono stato una sola stagione tra l'altro particolare perché da marzo si giocava a porte chiuse. Soddisfazione per aver vinto uno Scudetto con un gruppo a fine ciclo". -
Nedved: "Ci vuole tempo per tornare ad essere la vera Juve, è difficile vestire quei colori"
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Pavel Nedved è arrivato a Roma per seguire da dt delle nazionali ceche la sfida del Viktoria Plzen ai giallorossi. Ma ha anche parlato della "sua "Juve. "Credo che con il Real ci sia stata una prestazione d'orgoglio, so quanto è difficile vestire quei colori, bisogna essere al 100% sempre altrimenti non si può sopravvivere, hanno bisogno di tempo per tornare la Juve vera", ha detto a Sky -
Zoff: "Dare già la fascia ad Yildiz un errore, lo carica di pressioni eccessive"
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Affidare la fascia di capitano (in assenza di Locatelli, come per esempio successo a Madrid) al giovane talento Kenan Yildiz non ha trovato il favore di un'icona della Juventus e del calcio italiano come Dino Zoff. L'ex portiere, Campione del Mondo e leggenda della Vecchia Signora, ha espresso forti perplessità sulla decisione, definendola un errore che potrebbe appesantire il percorso di crescita del calciatore. L'analisi di Zoff sulla scelta del capitano Zoff ha espresso chiaramente il suo disaccordo, sollevando un interrogativo preciso sulla strategia adottata dal club nel conferire un ruolo di tale responsabilità a un calciatore giovanissimo. "Perché la fascia a Yildiz? Non l'ho capito" La critica mossa da Dino Zoff parte da una domanda secca: "Questa cosa non l’ho affatto capita. Perché gli hanno dato la fascia a capitano?". Secondo l'ex numero uno della Juventus, la scelta di investire un ragazzo così giovane di un onere così grande è sbagliata in linea di principio. "Per me è un errore dare la fascia da capitano a un ragazzo così giovane, caricandolo di responsabilità e pressioni esagerate" ha detto Zoff a Tuttosport. Responsabilità e pressioni eccessive per la crescita Il punto centrale del pensiero di Zoff riguarda l'eccessivo carico di responsabilità che il ruolo di capitano impone, rischiando di rallentare o condizionare il normale percorso di crescita di Yildiz. Zoff suggerisce che la rosa bianconera disponga di profili più adatti: "Oltretutto in rosa ci sono sicuramente elementi più esperti che possono ricoprire il ruolo senza appesantire il percorso di crescita di Yildiz". La critica è dunque sia tattica che psicologica, mirata a tutelare il futuro del talentuoso giocatore turco. Sportmediaset -
Yildiz: "Indossare la 10 della Juve è una grande responsabilità, cerco sempre di fare del mio meglio per la squadra, per brillare e divertirmi"
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“Che cosa rappresenta per me vestire la maglia numero dieci della Juve? All’inizio ho pensato: “Oh mio Dio, sarò in grado di farcela con il numero dieci?” Ma dopo, non gli ho dato troppo peso. Semplicemente, volevo quel numero, per brillare e divertirmi. E se devo essere sincero, il numero non gioca, sono io che lo faccio. Perciò voglio sempre dare tutto e mostrare ciò di cui sono capace. Spero che finora sia andata bene e voglio continuare così”. Sono le parole di Kenan Yildiz in un’intervista concessa al sito della Uefa alla vigilia della sfida tra Real Madrid e Juve valida per il terzo turno della fase campionato della Champions League 2025-26. “Uno stimolo essere considerato tra migliori talenti in Europa? Certo, è una grande motivazione, ma io mi concentro sempre su me stesso. Non amo molto i paragoni. Io sono io, non sono simile a nessuno. Ecco perché guardo solo a me stesso. Mi entusiasma l’idea di potermi confrontare con i più grandi nomi del calcio mondiale? Assolutamente sì. Mi entusiasma perché da bambino sognavo di essere lì e ora c'è anche il mio nome tra quello dei protagonisti. Quindi, sì, è un grande orgoglio e un’enorme emozione” ha aggiunto il talento turco dei bianconeri. Sulla sfida al Real Madrid e sulla sua prima volta al Santiago Bernabeu contro i blancos: “Ogni bambino sogna di giocare in quello stadio. Credo sia uno dei più belli del mondo e poterci giocare ora è come un sogno che si avvera. E affrontare un club del genere in Champions League è semplicemente incredibile. Spero che andrà tutto al meglio e mi auguro di giocare una grande partita”. Infine, il paragone con Del Piero, che proprio al Santiago Bernabeu realizzò una fantastica doppietta il 5 novembre 2008 in Champions: “Una sensazione fantastica. La maglia numero dieci è il sogno di ogni bambino e ora la indosso sulle mie spalle, in un club del genere. Dico sempre che non mi piacciono i paragoni tra me e Del Piero, perché lui è una leggenda, ha finito la sua carriera, mentre io sono appena all'inizio. Voglio costruire la mia storia. Però sì, lui è uno di quelli che ho sempre ammirato, e ora sono orgoglioso di poter indossare la sua maglia in questo club”. Kenan Yildiz, attaccante della Juventus e della Nazionale turca, ha ricevuto oggi a Roma il Premio Internazionale 'Eccellenza del Mediterraneo' 2025, riconoscimento ormai noto come il vero e proprio Oscar del Mediterraneo. Considerato uno dei più promettenti talenti del calcio europeo, Yildiz è stato premiato non solo per le sue qualità sportive, ma anche per il suo ruolo simbolico nel promuovere inclusione, dialogo interculturale e identità mediterranea. “È un grande onore per me ricevere questo premio. Mi dispiace non essere lì con voi di persona, ma tra due giorni affronteremo il Real Madrid in Champions League”, ha dichiarato il calciatore in un videomessaggio. "Giocare per la Juventus e indossare la maglia numero 10, seguendo le orme di Alessandro Del Piero, è una grande responsabilità. Farò del mio meglio per onorarla e contribuire al successo della squadra", ha aggiunto. Nato in Germania da una famiglia turca e cresciuto nel cuore dell’Europa calcistica, oggi Kenan Yildiz rappresenta un ponte tra culture. Con le maglie della Juventus e della Nazionale turca ha già conquistato l’attenzione internazionale per tecnica, visione di gioco e maturità, nonostante la giovane età. "Il mio sogno è partecipare al prossimo Mondiale e rappresentare la Turchia al massimo livello. Ogni volta che scendo in campo provo un grande senso di responsabilità. Ringrazio i miei compagni, l’allenatore e tutti coloro che credono in me. Lavorerò sodo per dare il massimo, sia in Serie A che in Champions League", ha aggiunto. Il premio è stato conferito a Yildiz per "l’eccellenza sportiva e il contributo positivo al Mediterraneo", riconoscendone il valore non solo come atleta, ma anche come esempio per le nuove generazioni. La cerimonia si è svolta sotto l’alto patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Coni, di Aips Europa, Ussi Nazionale e di altre istituzioni italiane e internazionali, con il coinvolgimento di numerose rappresentanze diplomatiche dei Paesi del Mediterraneo. Tuttosport -
VIDEO Siparietto Del Piero-Elkann: "Torna? Non ha mai lasciato la Juve", Alex: "Chiellini lo sento ma non abbiamo mai parlato di presidenza"
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Siparietto tra Del Piero e John Elkann. In occasione della serata di gala della National Italian American Foundation, si sono trovati insieme l'amministratore delegato di Exor e numero uno della Juventus John Elkann e Alessandro Del Piero che hanno rilasciato delle breve dichiarazioni. Uno scambio di battute tra i due sul possibile ritorno di Del Piero in società come riportato da Class CNBC LE PAROLE DI ELKANN "Del Piero non ha mai lasciato la Juventus", così il numero uno del club bianconero ha risposto alla domanda sulla possibilità che la leggenda bianconera possa tornare in società. DEL PIERO: "MI SENTO CON CHIELLINI" "Il rapporto con la Juventus come ho sempre citato anche io, e non parlo solo dei fans ma di tutto l'ambiente è che siamo sempre stati vicini. Chiellini lo sento ma non abbiamo mai parlato di presidenza". -
Dall’Ajax alla Juventus, dal Bayern Monaco al Manchester United, la carriera di Matthijs de Ligt procede spedita e conta solo grandi club. Se però le premesse sembravano entusiasmanti, negli ultimi anni l’olandese si è un po’ perso. Invischiato nelle pessime stagioni dei Red Devils, De Ligt non si è sottratto alle tante critiche che gli sono piovute addosso. In un’intervista a The Telegraph, ha ripercorso le sue esperienze precedenti e, in particolare, quella in bianconero. Ecco le sue parole: "Quando vai alla Juventus per 75 milioni di euro, con tutte quelle aspettative, è finita: non puoi commettere errori. È normale diventare più ansioso. Sei giovane e a volte è difficile perché non sei abituato a quella pressione. È sempre facile giudicare dall'esterno, tipo 'Oh, non sta facendo quello che dovrebbe'. Ma alla fine siamo tutti esseri umani. Quando hai 19 anni e raggiungi i traguardi che ho ottenuto io all'Ajax, vincendo il Golden Boy, il trofeo Kopa ed entrando nella squadra dell'anno, la gente pensa che continuerai sempre solo a crescere. A quell'età ti affidi all'intuito e a me andava bene. Poi in Italia ho capito di dover ragionare di più e all'inizio ho avuto tanti problemi".
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Riccardo Gaucci, figlio dell'allora patron del Perugia Luciano, è tornato a parlare dell'epilogo del campionato di Serie A 1999/2000, quello che portò allo scudetto della Lazio. Il focus delle sue parole, ovviamente, è su Perugia-Juventus, match che finì 1-0 e che, indirettamente, consegnò la vittoria del titolo ai biancocelesti. Quel pomeriggio del 14 maggio 2000 un nubifragio si riversò sullo stadio Curi costringendo alla sospensione della partita che poi si riprese a giocare su un campo ai limiti dell'impraticabilità dopo oltre un'ora di stop. "Collina (l'arbitro di Perugia-Juve 2000, ndr) ebbe l'ordine di far giocare per forza quella partita, altrimenti il giorno dopo sarebbe successo il finimondo" le parole di Gaucci junior al podcast Pro Football. Il problema sarebbe stato di ordine pubblico: "La Lazio con l'1-1 aveva già vinto il campionato e, se si fosse giocato il giorno dopo, sarebbe stato un caos perché immaginate quanti tifosi biancocelesti sarebbero venuti a Perugia invadendo la città". "Ricordo che Collina cercava disperatamente un pezzo di erba dove la palla potesse rimbalzare" continua Gaucci parlando delle immagini divenute famose, con l'arbitro che, ombrello in mano, durante la sospensione camminava per il campo col pallone in mano per capire se fosse effettivamente praticabile. Lo stop era arrivato sullo 0-0, poi alle 18 si riprese a giocare e al 49' Calori segnò la rete che poi risultò decisiva. "Sembrava un segno del destino: la Juve quel giorno non doveva vincere lo scudetto. Però aveva una squadra talmente forte che, se avesse pensato meno alla pioggia e più a giocare, magari avrebbe segnato due-tre gol" chiude Riccardo Gaucci. Sportmediaset
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Juventus, Chiellini fuori dal CdA ma vicino a Comolli: si occuperà dei rapporti con le istituzioni e sarà consigliere in FIGC
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L'esclusione di Giorgio Chiellini dai candidati per il nuovo Consiglio di amministrazione della Juventus non è una bocciatura. Anzi. L'ex difensore e oggi Director of Football Strategy, ricoprirà un ruolo sempre più chiave all'interno della squadra dirigenziale bianconera, ma sarà più vicino al campo e soprattutto alle istituzioni. Chiellini, infatti, prenderà il posto di Consigliere federale nella Figc, subentrando a Francesco Calvo, passato da pochi mesi all'Aston Villa. Toccherà a lui, insomma, occuparsi dei rapporti tra la Vecchia Signora e gli enti calcistici. Per lui niente Cda, quindi, soprattutto per evitare di caricarlo di impegni extra sportivi e poterlo affiancare sempre di più al plenipotenziario Damien Comolli nella gestione della squadra. Lui, il dt Modesto e il prossimo ds, infatti, saranno figure chiave per la Juve che verrà. Sportmediaset -
Giovanni Bia parla del proprio assistito Andrea Cambiaso. L'agente del nazionale italiano della Juventus ha dichiarato a Stile TV nel corso della trasmissione 'Salite sulla giostra' condotta da Raffaele Auriemma: "Guardiola era molto interessato a lui, poi sono capitate cose e la trattativa non si è trasformata in trasferimento perché il Manchester City ha avuto diversi infortunati ed ha dovuto mettere soldi su altri giocatori". "È un po' come Maldini, Cambiaso è talmente straordinario che si mette a disposizione sempre per la Juventus. Spesso la Juve non lo fa giocare nel proprio ruolo, ma si mette a disposizione ed è giusto che sia così". calciomercato.com
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Frabotta: "Sarò sempre grato a Pirlo per la fiducia. Ronaldo esemplare, mi è rimasto impresso un suo gesto nei confronti di Sarri"
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Nell'intervista al Corriere della Sera, infatti, Gianluca Frabotta racconta: "Dal giocare sotto il condominio con gli altri bambini mi sono ritrovato a farlo con Cristiano Ronaldo, perché dovrei smettere di crederci?". E a proposito di Ronaldo, Frabotta non ha dimenticato un episodio in particolare che la dice lunga sullo status del calciatore portoghese. Professionista esemplare, Cristiano in allenamento raggiungeva vette di attenzione ai dettagli quasi maniacali. L'esterno ha raccontato di come il campione portoghese non trovava necessarie le indicazioni di mister Sarri: "Ronaldo era un esempio quotidiano. Mi è rimasto impresso un suo gesto. Durante un’esercitazione tattica, Sarri gli mostrava i movimenti che avrebbe dovuto fare nei calci piazzati. Lui era un po’ contrariato. Era diverso, non aveva bisogno di indicazioni, sentiva dentro dove sarebbe finita la palla. Per farlo capire all’allenatore aveva strappato dell’erba e l’aveva masticata e annusata. ‘A me piace capire il campo, capire dove arriverà il pallone’". E quando ripensa alla Juventus, i ricordi si accavallano, come quando si preparava a entrare in campo in un Milan-Juventus. Al suo fianco le stelle bianconere: "Ero nel tunnel, la tensione era forte. Mi si avvicina un compagno: ‘Gianlu, stai tranquillo, sei forte. Oggi fai un partitone, li mangi’. Era Dybala. Mi aveva trasmesso una carica incredibile. Avevo dei campioni al mio fianco: Cristiano Ronaldo, Bonucci, Dybala, Chiellini, Buffon sono solo alcuni". E non può che provare gratitudine Frabotta nei confronti di Andrea Pirlo, che decise di lanciarlo nella mischia alla sua prima da allenatore della Juventus: "Sarò sempre grato al mister. Ha avuto fiducia in me, aiutandomi a gestire la tensione. Nel suo esordio in panchina contro la Sampdoria mi aveva fatto giocare titolare. Ricordo ancora l’allenamento precedente. Ero in autostrada, stavo tornando a casa. Mi aveva chiamato il team manager per dirmi di tornare indietro, Pirlo mi voleva parlare. Ho saputo che sarei partito dall’inizio". Oggi, al Cesena, Gianluca Frabotta può giocare al fianco di un suo amico d'infanzia, Andrea Ciofi. Non ha motivi per non guardare alla sua carriera — tra l'altro condizionata anche dagli infortuni — con positività: "Ciò che conta è mantenere un proprio equilibrio. E ora so apprezzare le piccole cose. Un esempio? L’allenamento di oggi, sotto un bel sole, con il pallone e insieme ad Andrea. Ho giocato alla Juve in Champions League, è vero. Ma anche ritrovarsi a giocare con uno dei tuoi migliori amici è un successo". -
Ufficiale: Maurizio Scanavino lascia la Juventus
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Il prossimo 7 novembre, alla scadenza naturale del suo mandato, l'AD di Juventus Maurizio Scanavino terminerà il suo incarico in Società. Juventus, nella persona del Presidente Gianluca Ferrero e a nome di tutto il Consiglio di Amministrazione, ringrazia Scanavino per il lavoro svolto con passione e dedizione in questi anni, mettendo basi solide per l'avvio di una nuova fase di crescita. A Maurizio vanno gli auguri di pieno successo per le sue prossime sfide professionali. IL SALUTO DI MAURIZIO SCANAVINO «Tre anni fa ho accettato questo prestigioso incarico in un momento estremamente critico per il Club e non privo di rischi per chi avrebbe avuto la responsabilità di guidarlo. L’obiettivo era chiaro: avviare un percorso fondato sulla sostenibilità economica e sulla competitività sportiva. Col sostegno della proprietà, degli amministratori e di colleghi e colleghe di talento abbiamo affrontato e superato numerose sfide con determinazione, nonostante le difficoltà. Porterò sempre con me il ricordo di emozioni uniche, vissute e condivise con i giocatori e le giocatrici, gli allenatori, i direttori sportivi e tutto lo staff. Momenti che resteranno indelebili. Oggi più che mai, guardo al futuro della Juventus con grande fiducia: sono certo che ci saranno altre pagine importanti da scrivere» Juventus.com -
McKennie: "Tudor mi ha detto che dovevo perdere peso e così ho fatto, mi sono messo a dieta e ho lavorato come al solito. Ora ho uno stile più sano"
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Ai microfoni di TNT, prima della partita contro l'Australia, McKennie ha raccontato un interessante retroscena sulla sua preparazione estiva e sul rapporto con Igor Tudor, tecnico della Juventus. Le parole riportate da GOAL: "Ho avuto una lunga pre-stagione con il mio allenatore alla Juventus, Igor Tudor, che mi ha messo davvero sotto pressione e mi ha detto: 'Ehi, stai invecchiando e il tuo corpo non sarà in grado di riprendersi dalle partite come facevi prima. Devi perdere un po' di peso. È l'unico modo in cui sarai coinvolto in questa squadra'. Ho abbassato la testa, ho lavorato come al solito, mi sono messa a dieta. Non faccio più tanti spuntini e, se li faccio, sono spuntini sani. E mi alleno più spesso. E corro molto. Quest'estate è la prima estate in cui non mi è dispiaciuto togliermi la maglietta in piscina" -
Undici anni dopo, Beppe Bozzo riavvolge il nastro e torna al 2014, quando Alvaro Morata lasciò il Real Madrid per vestire la maglia della Juventus. Intervistato da Tuttosport l'agente di mercato ha raccontato i retroscena di quella trattativa Bozzo ha spiegato che tutto nacque dal suo rapporto con Juanma Lopez, storico procuratore dello spagnolo: "Lo conosco dal 2010, lo considero uno di famiglia. Mi parlava tanto di Alvaro, che allora era n prospetto di campione ma ancora giovanissimo e non troppo inflazionato. Quando iniziai a seguirlo, fu facile innamorarmi di lui: è un ragazzo fantastico, con sani principi, e anche il padre Alfonso gli ha trasmesso molto". La scelta della Juventus, racconta, non fu casuale. Bozzo e Lopez sapevano che il club bianconero, in quel momento storico, poteva offrirgli spazio e continuità. "Siamo andati a colpo sicuro - spiega - e Alvaro è cresciuto in maniera esponenziale" La trattativa non fu semplice: "La Juve era interessata, ma noi la vedevamo come una missione impossibile. Morata aveva appena vinto la Champions, e Florentino Perez stravedeva per lui. La differenza l’ha fatta Alvaro: volle andare via a tutti i costi, cercava un grande club dove poter giocare con continuità". Fu allora che nacque un modello contrattuale destinato a cambiare il mercato italiano: la recompra. "Undici anni fa era una frontiera inedita Senza quella clausola non avremmo mai potuto portarlo a Torino. Fu un’operazione innovativa, di cui beneficiarono tutti: la Juve si godette il giocatore per due anni e poi incassò quando il Real tornò a prenderlo. Da lì in poi, molte società hanno seguito quell’esempio: basti pensare al Como con Nico Paz". Bozzo ha poi svelato un retroscena poco noto: nel 2017, Morata fu a un passo dal Milan. "La proprietà cinese lo voleva fortemente, ma i ritardi nel closing bloccarono tutto. Lui desiderava tornare in Italia, ma non fu possibile" E il futuro? Bozzo conferma che nel 2023 Morata è stato vicino a un terzo ritorno a Torino: "Lo voleva Giuntoli, eravamo d’accordo su tutto. Ma davanti c’era troppo affollamento e non si riuscì a trovare la quadra. Alvaro ci sperava davvero"
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Zinédine Zidane è intervenuto durante la giornata conclusiva de il Festival dello Sport di Trento L’allenatore francese ha esordito raccontando le proprie origini: “Come tutti i bambini ho imparato ad amare il calcio per strada. 45 anni fa a Marsiglia giocavo sempre con il pallone, ero appassionato di questo. Tifavo proprio Marsiglia. I miei genitori sono dell’Algeria, si sono trasferiti in Francia per lavorare ma in quell’epoca era difficile. Io sono contento dei miei figli, perché sono rispettose e questa per me è la cosa più importante”. Zidane ha proseguito parlando delle differenze tra il calcio del passato e quello moderno: “Penso che rispetto al passato oggi mi manca qualcosa. Quando vedo le partite voglio vedere un gioco più offensivo, è vero che mi manca un po’ il calcio del passato”. Il francese ha poi ricordato con felicità il periodo trascorso alla Juventus: “Gli anni lì sono stati bellissimi. Sono arrivato dalla Francia, in cui il calcio era bello ma non come alla Juve. A Torino ho sentito che bisognava solo vincere, sempre. Sia in casa che in trasferta. La cosa che mi è rimasta maggiormente dell’avvocato Agnelli è che quando giocavo bene mi chiamava alle 6 del mattino per farmi i complimenti. Lui era un signore, si vedeva che era un appassionato di calcio. Zidane ha poi proseguito elogiando Alessandro Del Piero: “Era bravissimo, uno dei giocatori più forti in Italia. Ho avuto la fortuna di giocare 4-5 anni con lui e con tanti altri. Avevamo veramente una bella squadra, ma Del Piero aveva qualcosa di particolare”. Sempre sulla Juventus: “La Champions è complicata da vincere. Noi siamo arrivati due volte in finale perdendo, non so a cosa fosse dovuto. Dipende anche dalla società, da quello che si vuole fare: per vincere la Champions ci vuole tanto”. L’ex trequartista è poi tornato sul proprio ritiro dal calcio giocato: “Io lo avevo scelto, era quello che volevo fare. Quello che non mi piaceva più erano le trasferte, gli alberghi e tutto quello che stava attorno. Quando hai 20 anni va bene, ma quando sei grande diventa ingestibile. Avrei potuto giocare altri 2-3 anni”. Zidane ha spiegato anche come è nata la scelta di diventare allenatore: “Quando ho smesso ho cambiato la mia vita. Dopo tre anni non sapevo cosa fare, ho provato tante cose fin quando non mi sono iscritto al corso da allenatore. Tra tutti gli allenatori che ho avuto, quello da cui ho imparato di più è stato Lippi: è stato molto importante, perché quando sono arrivato in Italia all’inizio era difficile per me ma lui ha sempre creduto in me. Ancelotti l’ho prima avuto da mister, poi sono diventato il suo vice: lui è un amico, è stato importante per la mia carriera. Era un bravo allenatore, perché ascoltava noi giocatori”. Ma quali doti deve avere un buon allenatore? Secondo Zidane: “Deve essere appassionato al calcio, in maniera forte. Non solo chi vince è bravo, ci sono bravi allenatori che non possono vincere. La cosa più importante per me è trasmettere qualcosa ai giocatori. Quando sei appassionato, allora trasmetti qualcosa ai giocatori”. Sul proprio futuro, invece, ha dichiarato: “Sicuro tornerò ad allenare. Io alla Juventus? Non so perché non sia successo. Ce l’ho sempre nel cuore, perché mi ha dato tanto. In futuro non lo so, un mio obiettivo è allenare la nazionale francese. Vedremo”. GDM
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Juve, Yildiz nella shortlist dei 25 finalisti del premio 'Golden Boy'
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Svelati i 25 finalisti per il riconoscimento individuale organizzato da Tuttosport. Il futuro è adesso. Nella Badia di Sant’Andrea – a Genova – è andata in scena la kermesse del Golden Boy organizzato da Tuttosport. Come ogni anno sono stati selezionati i migliori talenti del calcio europeo. C’è anche il numero 10 che veste bianconero: stiamo parlando di Kenan Yildiz. Ecco la lista completa. European Golden Boy, absolute best Mamadou Sarr, Strasburgo Archie Gray, Tottenham Lucas Bergvall, Tottenham Eliesse Ben Seghir, Monaco Victor Froholdt, Porto Nico O’Reilly, Manchester City Senny Mayulu, PSG Leny Yoro, Manchester United Estevao, Chelsea Geovanuy Quenda, Sporting CP Ethan Nwanerim Arsenal, Franco Mastantuono, Real Madrid Jorrel Hato, Chelsea Warren Zaire-Emery, PSG Arda Guler, Real Madrid Myles Lewis-Skelly, Arsenal Desire Doue, PSG Pau Cubarsì, Barcellona Kenan Yildiz, Juventus Dean Huijsen, Real Madrid Ci sono anche cinque wild card che vanno a completare la lista. Due di queste sono italiane: Francesco Pio Esposito, Inter Giovanni Leoni, Liverpool Rodrigo Mora, Porto Aleksandar Stankovic, Club Brugge Jobe Bellingham, Borussia Dortmund -
Balotelli: "Qualche anno fa dovevo andare alla Juventus, ma alla fine ho firmato col Milan"
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Il retroscena di Mario Balotelli sul suo passato: "Qualche anno fa in teoria dovevo andare alla Juventus, ma alla fine ho firmato con il Milan. Nazionale? Non c’è più quella fame, quella voglia di indossare la maglia del tuo paese. Quando ero in Nazionale ero fiero di rappresentare l’Italia. Rapporto con Ibrahimovic? Abbiamo avuto un rapporto di rispetto. Si sa che è un rompipalle, voleva che dessi il meglio di me in tutti gli allenamenti e in tutte le partite" -
Dall’Europeo vinto alla scelta di vestire la maglia del Bologna: le parole di Federico Bernardeschi al Festival dello Sport di Trento “Io non avevo assolutamente alcun problema con Sarri, né con Pirlo. Quella frase capisco che poi venne percepita in un certo modo da fuori. Con Sarri giocavo, con Pirlo meno, ma faceva bene a mettermi in panchina, perché in quel momento non rendevo. La frase che dissi in Nazionale mi venne così, ma non era un riferimento a loro“, ha esordito spiegando la sua frase sul poter “rischiare la giocata”. E poi il ritorno agli Europei vinti: “Per fortuna andò tutto bene e abbiamo potuto festeggiare per un Europeo nel quale nessuno poteva credere. A parte noi, che ci credevamo. Bonucci e Chiellini hanno fatto tanto la differenza, così come Vialli, Mancini, Oriali e tutto lo staff. Fu speciale per davvero. Mi dispiace che poi non siamo riusciti a proseguire in quel cammino, quel gruppo meritava molto di più“ L’ex bianconero ricorda anche le notti di Champions League con la Juventus: “Quale partita vorrei rigiocare? Juventus-Ajax, perché quell’anno eravamo pronti per vincere la Champions League. Pensavamo e credevamo di poterla vincere ma il calcio è imprevedibile, non è matematica, a volte giochi una partita come quella con l’Atletico e poi con una squadra che sembrava più abbordabile vai fuori“. Bernardeschi ha poi ricordato la sfida di Champions contro l’Atletico Madrid del 2019: “Quella è stata la partita più bella della Juventus negli ultimi 10 anni. Perfetta? Si ma non solo la mia, anche per i miei compagni. La tripletta di Cristiano, io, ma anche Spinazzola, Emre Can“. GDM
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Marchisio: "Alla Juve troppi cambiamenti, una squadra vincente non si costruisce in pochi mesi. Servono centrocampisti forti"
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Claudio Marchisio ha rilasciato un'intervista esclusiva a La Stampa nel corso della quale ha analizzato il momento vissuto dalla Juventus. Dalla stretta attualità alle mosse future del club bianconero: l'ex centrocampista a tinte zebrate ha offerto la propria visione sul momento storico vissuto da quella che è stata la squadra più importante della sua carriera. TROPPI CAMBIAMENTI "Ci sono stati troppi cambiamenti: a livello societario, di allenatore, di giocatori. Una squadra vincente non la costruisci in sei mesi, in un anno. Prima di iniziare a vincere la 'mia' Juve era reduce da due settimi posti. Nel gruppo c'erano sei, sette undicesimi di giocatori sul mercato perché c'era bisogno di fare cassa o perché si diceva non fossero "da Juve". Poi però son rimasti e hanno fatto la storia del calcio. Sui giudizi bisognerebbe stare più calmi". IL RETROSCENA "Anche io rischiai di andar via. Si parlava tanto di Manchester United e Bayern Monaco. Qualche film me l'ero fatto, ai tempi. Anche perché ho sempre avuto la passione dei centrocampisti box to box della Premier. Il Manchester mi attirava ma non c'è mai stato il desiderio di approfondire". IL CENTROCAMPO "Le squadre forti nascono da un centrocampo forte. Il calcio è cambiato, per carità: chi fa il mercato investe sui braccetti e sui terzini... Ma credo che alla Juve manchino uno o due pedine in mezzo. Ora però il mercato è chiuso e bisogna alzare il livello con chi c'è, che comunque non è male. Difendo sempre Locatelli: è italiano, tifoso Juve, ha qualità. Poi c'è Thuram, imprescindibile e mi auguro che il "nuovo acquisto" possa essere Miretti. Koopmeiners? Deve trovare nella testa lo switch che gli permetta un rendimento all'altezza". ilbianconero -
Marelli sul rigore Kelly-Gimenez: "Si fa fatica a vedere infrazioni. Situazione comunque non da rosso"
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L'arbitro Guida ha assegnato un calcio di rigore per un intervento falloso di Kelly su Gimenez in area, decisione confermata anche dal VAR, che non ha rilevato irregolarità. Sul dischetto si è presentato Pulisic, che ha calciato aprendo il destro, ma il pallone è finito alto sopra la traversa. Ecco le parole di Marelli riportate dai colleghi di TMW: "Faccio fatica a individuare un’infrazione chiara. Un contatto c’è stato, ma Guida era ben posizionato e ha valutato l’azione sul campo. Forse qualcosa si può ravvisare a livello di braccia, ma sulle gambe non vedo nulla di rilevante. Inoltre, non si può parlare di cartellino rosso per DOGSO, dal momento che Gimenez non era in possesso del pallone.” -
Igor Tudor sta parlando in conferenza stampa alla vigilia della gara contro il Milan valida per la 6ª giornata di campionato: Ci presenta la partita di domani? "Che gara sarà non lo so, perchè non ho la sfera di cristallo. Giochiamo contro una squadra di primissimo livello, un grande allenatore, grandi giocatori, è in un momento buono. Giochiamo in casa nostra e dobbiamo fare una bella gara". Come state vivendo questo momento? "Certo manca la vittoria. Quando faccio le analisi e le faccio sempre, io analizzo le prestazioni. Noi abbiamo fatto due grandi partite con Atalanta e Villarreal e meritavamo di vincere. Hanno spinto e dato tutto, mancava poco per avere i tre punti. Come stiamo? Bene, anzi siamo in crescita. Poi è ovvio alla Juve il pareggio non basta". Come risponde a chi parla di una Juve incompiuta? "Noi non possiamo avere più identità di questa, perchè sono sei mesi che giochiamo così. Il Milan ha la sua identità". State lavorando per trovare più equilibrio a centrocampo? "Equilibrio lo chiedo dal primo giorno. Proviamo a fare le cose che possiamo sia in attacco che in difesa. Scegliamo i giocatori e proviamo a fare i cambi giusti anche durante la partita. A me interessa vedere la squadra fare ciò che deve, poi a volte non lo fanno per novanta minuti, ci sono difetti e limiti, ma si lavora per migliorare quelle cose, anche individualmente. Tutti i giorni proviamo a crescere anche sui calci piazzati. A volte riusciamo, altre no. La squadra mi piace perchè ha identità e sa cosa fare con la palla e senza. Poi manca la vittoria e lo sappiamo nel calcio quando si vince si fa un'analisi e quando si perde un'altra. Io da allenatore devo sempre analizzare tutto su come vedo la squadra. Nell'intervallo dico sempre le cose come stanno indipendentemente dal risultato". Nei minuti finali viene fuori il braccino? "I ragazzi devono dire qualcosa nel post gara. Io ho già commentato il gol che abbiamo preso con il Villarreal, non c'entra uomo o zona o quanti siamo. Ho messo Vlahovic apposta per avere centimetri. Lì è mancato un peso specifico di uno che viene e dice: "Prendo palla io". Questo è mancato. Quando parlo di limiti e difetti a volte quello manca, un giocatore che si assuma la responsabilità. Va accettato, a volte i difetti li paghi, altre no. Il calcio è questo, ci sono tante varianti". La sua priorità per domani? "A me interessa tutto, perchè a volte si vince anche con il cuore e con la voglia. I passaggi devono essere giusti. Con giocatori tecnici viene facile fare passaggi giusti ma si vince con cuore, voglia, determinazione e calci piazzati. Riaggressione, palla persa. Io voglio vedere tutto, tutti i giorni. A volte vedo, altre non vedo ma ci lavoro forte. Provo ad aiutare tutti i miei giocatori e voglio bene a tutti. Cerco di aiutare tutti i miei giocatori a rendere al meglio ed esaltare i loro punti di forza". Lei sente la pressione? "A me di questi numeri interessa zero. Io ho visto molto bene la squadra in queste ultime due partite. La squadra sta facendo quello che alleniamo. Poi il risultato dipende da tanti fattori". A volte siete poco concreti? "Esser poco concreti può esser anche una cosa positiva, perché creiamo tanto. Si possono vedere in tutti i modi le statistiche. Io vorrei si contribuisse in tutte e due le fasi con entrambi i giocatori. Vorrei che quinti e mediani segnassero 2/3 gol e assist. Mi piacerebbe non prendere gol sui calci piazzati ed evitare quelli come contro il Villarreal. Provo a lavorare, sono consapevole, sia individualmente che con la squadra ma va accettato così". Su Thuram e Bremer? "Vediamo oggi e non posso dire niente". Le rotazioni in attacco rischiamo di mettere in difficoltà gli attaccanti? "Io parlo con David e Openda a livello psicologico su queste cose qua. o cerco di farli rendere al massimo anche con le mie decisioni. Poi le scelte dipendono dalla partita". Che differenze ci sono con il Milan? "Bisogna fare una gran bella gara domani. Non vedo differenze particolari tra noi e il Milan. Il campo farà vedere chi è più forte. Loro hanno il vantaggio di aver giocato domenica o lunedì, noi dobbiamo tirare fuori tutto quello che abbiamo". Un aspetto che l'ha maggiormente colpita? "Ora non ho tempo per parlare qua. Io ho visto una squadra che pedala che ha voglia e fa cosa deve fare. Ribadisco la cosa più importante che è l'analisi indipendentemente dal risultato e da fuori è impossibile farla. Se quel calcio d'angolo lo prendeva uno dei nostri era un'analisi diversa. Bisogna essere magari un po' controcorrente e dire cosa si vede. Questo è il bello del calcio: che ognuno possa dire la sua. Altrimenti si dà giudizi di crisi o no, ci mancano onestà e cultura calcistica. Io devo essere lucido quando si fa bene o male, anche noi abbiamo i nostri limiti e debolezze". Quanti margini di miglioramento ha la Juve? "Non lo so, vediamo domani. Io penso che si possa fare una bella gara. Noi dobbiamo giocare con le squadre e dobbiamo annullare le loro". È preoccupato per i gol presi? "A me preoccupa tutto e niente. Io vivo nell’attenzione quotidiana di ogni cosa". Manca esperienza? "Con 4/5 giocatori di trent'anni puoi migliorare la gestione della partita. Non c’è mai una partita sola, ci sono più partite dentro la stessa. Ci sono cose inspiegabili, ci sono mille varianti da indovinare". Su Modric? "Ho giocato anche in nazionale con Modric. Lui ha fatto la storia del nostro popolo uno come lui non nascerà più. Nessuno si avvicina a lui, è il doppio di chiunque. Questa cosa qua è un'altra cosa: a quarant'anni gioca a questi livelli, io non ho mai visto questo. Io sono orgoglioso di lui. Speriamo che domani faccia caga*e (ride ndr)". Termina la conferenza stampa di Tudor
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Igor Tudor ha analizzato il pareggio in casa del Villarreal ai microfoni di Prime Video Le sue parole: Con Locatelli abbiamo parlato tanto del problema della gestione, come l'episodio del gol del 2-2. "Gestione di che cosa? Non ho capito?". Gestione degli attimi fondamentali della partita. Conceder el'angolo a una squadra fisica come il Villarreal alla fine... "Mi spiace, fa parte del gioco, sono arrabbiato per quella cosa, perchè non si può prendere negli ultimi secondi una partita un gol su calcio d'angolo così, perchè eravamo là, eravamo tanti, ma è successo quello che è successo, dispiace perchè avevamo la partita in mano. Si è spinto molto nel secondo tempo, un gran secondo tempo, loro meglio nel primo tempo. E' così... ci prendiamo questo punto e andiamo avanti". Cosa hai detto alla squadra nell'intervallo? "Si dicono le solite cose, concrete, che cosa si può fare, di essere positivi, di fare. E' entrato Cisco, ha fatto la differenza lì. Abbiamo fatto quello che si poteva fare, abbiamo fatto anche qualche errore, ma ci sta qua, è una squadra difficile da affrontare qui. Peccato perchè era l'ultimo secondo, c'è sempre rammarico". Nel primo tempo non avete male, ma negli ultimi 20 metri tutte le decisioni e i passaggi sbagliati. "Sono d'accordo, troppe cose sbagliate, si è lavorato al meglio con gli spazi che c'erano, ovunque se si può dire, anche tra le linee, laterale... abbiamo lavorato due giorni, ci sono state difficoltà, perchè qualcuno era un po' stanco, poi si è fatto male Cabal, il cambio... troppa frenesia, un po' di nervosismo, però sono d'accordo, troppi passaggi semplici sbagliati". Igor Tudor ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della gara contro il Villarreal. Ecco le sue parole: Nel primo tempo sicuramente avete sofferto, ci sono state delle situazioni che certamente ha corretto secondo tempo in cui la Juventus ha fatto vedere di crescere molto di livello... "Sì è una giusta analisi, loro meglio primo tempo, noi secondo. C'è il rammarico di non averla chiusa prima con David che ha avuto due occasioni e con il 3 a 1 sarebbe finita. Poi anche il goal preso, il secondo in questo modo qua si doveva evitare. Però è successo, è così un pareggio e andiamo avanti". Ha cambiato la partita con una determinazione incredibile "È chiaro, c'erano spazi nel primo tempo e non li abbiamo sfruttati nel modo giusto. Abbiamo abbiamo sbagliato troppi passaggi per la per la tensione di voler fare. Qualcuno era un po' stanco. Nel secondo tempo molto meglio, abbiamo spinto, ci siamo lasciati andare, peccato. Peccato perché ce l'avevamo in mano". Non ti sei accorto che eravate in difficoltà su tutti i calci d'angolo? "Stiamo lavorando sui calci piazzati. Poi abbiamo anche noi magari le nostre problematiche, i nostri punti un po' così da migliorare quello è ovvio. Poi cambi se si fanno quando uno se li sente. Secondo me noi nel secondo tempo la stavamo controllando. Non ho visto questa sofferenza in quelle occasioni che loro hanno avuto. È così. Non bisogna prendere goal sul calcio d'angolo quello sì. Bisogna organizzarsi proprio, non esiste che si prende goal. Bisogna stare lì con le unghie e con i denti, perché quel calcio d'angolo vale la vittoria. Però, come ho detto già prima, Abbiamo anche noi le nostre debolezze, dobbiamo lavorare su quello". Se la Juve ha il carattere che ha mostrato nel secondo tempo, può fare veramente male perché avete un bell'atteggiamento nel pressare alto, il recupero di palla e soprattutto anche nei contrasti. Si è visto una Juve diversa tra il primo e secondo tempo. Questa Juve che abbiamo visto nel secondo tempo è veramente forte e può dare fastidio a qualunque squadra. ... "Sì, sono d'accordo. Però non puoi giocare tutti e due tempi in questo modo qua è un obiettivo. Uno prepara al meglio non è che prepara il primo tempo in un modo e il secondo in un altro. Sono tante partite nella partita con i nostri pregi difetti. Però a me la squadra piace, la squadra c'è, sta sul pezzo ed è quello che vogliamo fare. Si vuole sempre vincere, poi venire qua e vincere quasi fino al 90º noi c'eravamo poi peccato perché è diverso fare tre o un punto accettiamo questo e si guarda avanti".
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Le parole di Federico Bernardeschi a BSMT di Gianluca Gazzoli DALLA FIORENTINA ALLA JUVE “E’ stato pesante. Non solo vai alla Juve, ma è il numero 10 ad andare alla Juventus. Lo capisco, fa parte del gioco. Non è stato facile perché avevo 23 anni, sono opportunità che uno può decidere di cogliere o no. Io decisi di coglierla, la Fiorentina mi ha dato tanto e questo non lo dimenticherò mai, è imprescindibile per me. Ti prendi anche le responsabilità delle scelte che fai. Sai cosa può scatenare una scelta del genere, lo fai consapevolmente. Io avrei voluto ringraziare perché la Fiorentina mi ha portato fino lì, io ho tanti amici a Firenze. Lasciare così dispiace perché non hai la possibilità di dire un grazie sincero. Mi fecero uno striscione fuori dal Franchi con delle cose comprensibilmente pesanti. Lo accetti, ti fai le ossa e vai avanti. Fui il primo a lanciare la moda del certificato medico. Non mi presentai in ritiro perché la trattativa non si sbloccava, la Fiorentina magari faceva delle storie anche se era bene o male fatta. Ad una certa loro volevano che andassi in ritiro, ma io lo sapevo che se vengo in ritiro mi uccidono. Perché devo farlo se si può sbloccare prima? Lì scatta il certificato medico e lì si sblocca tutto. Perché alla fine l’interesse è comune ed è di entrambi”. JUVENTUS “In quel momento, a parte la storia, erano 4 scudetti che vincevano di fila, la Juve volava, era qualcosa di straordinario. Era la società più importante d’Italia e tra le 5 più importanti in Europa. Tu ti vai a mettere a confronto con dei campioni veri. La prima volta che sono entrato nello spogliatoio era impegnativo. Io ero il più giovane insieme ad altri due. Mi sono legato con il gruppo italiano. Gigi era una cosa a sé, pur giocando era già nella leggenda, era un rapporto a sé. Non è che potessi desiderare di avere un rapporto con lui, era già leggenda. Giorgio, Barza, Marchisio, Khedira, Pjanic, Matuidi… tutti mi hanno accolto in modo molto bello, sano. Quando vai in campo funzionava talmente tutto bene che non era difficile ambientarsi. Giochi con gente di un certo livello e ti metti subito a tuo agio. Chi mi ha voluto? Penso la proprietà. La Juve che ho vissuto io ha concentrato il suo scheletro sugli italiani che devono portare avanti i valori del club. Quando hai Buffon, Bonucci, Chiellini, Marchisio… una fetta di storia, poi aggreghi il giovane talento italiano perché loro ti fanno apprendere cosa vuol dire essere alla Juve, rispettare determinate regole perché poi sarai tu a farlo un domani e questo era il segreto. A questi comunque c’è da aggiungere i vari Pjanic, Khedira, Lichtsteiner che non erano italiani ma ben radicati. Il vero segreto è stato questo”. ALLEGRI “Un bellissimo rapporto. Ci sentiamo, sono legato anche al suo staff. E’ capitato anche di avere delle discussioni: non condividevo delle scelte e lui le spiegava. Cosa è cambiato alla Juve? Non credo sia una questione di allenatori o giocatori, sono cambiate cose più grosse che non potremo sapere fino in fondo”. CRISTIANO RONALDO “A livello di spogliatoio un ragazzo eccezionale. A livello di calciatore non c’è niente da aggiungere, clamoroso. A livello di gruppo più umile e sensibile di quanto si possa pensare. Quello di cui devi essere cosciente da compagno di squadra, devi avere la capacità di dire: lui è lui. Non puoi paragonare quello che fa lui a quello che fai tu. Se sei cosciente di questo, non hai problemi. Lui ha la sua routine, ha delle robe che tu devi sapere, esserne cosciente. È un tuo compagno di squadra, ma non lo è. Se voglio andare a prendere un gelato a Torino con un compagno o con Cristiano la cosa è differente. Lui ride, scherza, un ragazzo davvero alla mano. Io quando entravo lui diceva sempre: ecco l’italiano con lo stile. Ride e scherza con tutti, fa le battute. Quindi no, non credo abbia smontato nessun equilibrio, non credo abbia spaccato. Il primo anno del suo arrivo, noi potevamo davvero vincere la Champions League, io questo lo credo. Dire che Cristino Ronaldo ha rotto degli equilibri all’interno della Juventus non è vero, sarebbe nascondersi dietro un alibi. Credo ci siano stati diversi fattori che hanno portato a perdere quel dna, quel segreto sulla trasmissione dei valori. Se la Juve non ha vinto la Champions con Ronaldo non è colpa di Ronaldo ma è colpa di tutti. Con l’Atletico lui fa 3 goal, ma tutti gli altri hanno fatto una prestazione wow. Quella successiva è successo l’opposto”. il bianconero
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Francisco Conceiçao, autore del gol del momentaneo 2-1, è stato intervistato da Prime Video dopo Villarreal-Juventus- Le sue parole: E' giusto dire che il tuo ingresso in campo ha portato la personalità che mancava? "Sì, non dico perchè sono entrato, ma perchè la squadra ha capito cosa dobbiamo migliorare a fine primo tempo. E' quello di cui abbiamo parlato dentro lo spogliatoio. abbiamo provato a fare un po' meglio quello che alleniamo nel secondo tempo. Abbiamo fatto meglio, ma non siamo riusciti a vincere che è la cosa più importante" Cosa è mancato? "E' mancato fare un altro gol che meritavamo, ma sappiamo anche abbiamo giocato che abbiamo giocato contro una squadra forte, in casa ancora di più. Dobbiamo continuare, lavorare forte e adesso pensare alla prossima partite in Serie A". E' la prima volta che vedi un gol di Gatti in rovesciata o in allenamento ogni tanto li fa? "Lui qualche volta prova a fare questo, è bene che è riuscito oggi a fare gol, dobbiamo continuare tutti a lavorare per conquistare la vittoria in Champions". Francisco Conceicao ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della gara contro il Villarreal. Ecco le sue parole: Ottimo secondo tempo, un primo tempo in cui però potevate fare meglio... "Penso che hai detto tutto tu. Abbiamo fatto un primo tempo non bene come il secondo. Ma abbiamo parlato nello spogliatoio a fine primo tempo e abbiamo visto quello che dovevamo fare meglio. Siamo riusciti a fare meglio per 25 minuti nel secondo tempo e dopo loro hanno fatto un po’ di più e sono riusciti a fare quel goal alla fine. Penso che sia una partita difficile contro una squadra che è forte qua in casa. Dobbiamo continuare a lavorare per vincere la prossima partita in Champions". Come stavi, potevi giocare dall’inizio o era giusto così? "Era giusto così, abbiamo parlato con tutto lo staff, con il mister, con tutti. Era giusto così abbiamo pensato così e mi sono sentito molto bene. Adesso io e tutta la squadra dobbiamo recuperare, perché abbiamo una partita molto importante domenica". Avete la possibilità domenica di scavalcare il Milan in classifica, però serve un po’ più di equilibrio... "Sì è chiaro che tutte le partite che giochiamo anche in Champions sono partite che sono tutte importanti. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro, bene e vincere perché questo club deve vincere tutte le partite".
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K.Thuram a CBS: "Tudor parla molto con noi, ha un buon equilibrio nei nostri confronti e questo fa si che può chiederci tanto"
Sergione ha aggiunto una discussione in Juventus forum
Il centrocampista della Juve Khephren Thuram è stato intervistato da CBS Sports ed ha parlato di vari argomenti. Le sue parole. Thuram su Tudor: “Equilibrio perfetto dentro e fuori dal campo” “È molto alla mano, parla molto con noi, quando è il momento di divertirsi, si diverte con noi, ma quando è il momento di lavorare, lavora. Quindi penso che abbia un buon equilibrio nella sua vicinanza a noi. Non so come dirlo, ma dato che è così vicino a noi, può chiederci molto, e lo faremo perché sappiamo che è per il nostro bene.” “Prepara molto bene le partite” “Lavoriamo molto fisicamente e tatticamente. Prepara le partite molto bene e quando scendiamo in campo è più facile per noi, sappiamo cosa fare. Credo che sia merito del lavoro che sta facendo lui e di quello che stiamo facendo insieme.” “Ottimo inizio di stagione” “Stiamo avendo un ottimo inizio di stagione. Credo che abbia aiutato avere lo stesso allenatore anche verso la fine della scorsa stagione, era con noi anche al Mondiale per Club, e penso che sia stato molto importante per noi stare insieme e imparare a lavorare insieme, a lavorare come un gruppo. Finora sì, è abbastanza buono, c’è ancora del lavoro da fare e speriamo davvero che migliori ancora.” McKennie, “un compagno di squadra incredibile” “Wes è un ragazzo fantastico e un compagno di squadra fantastico. È sempre lì per noi quando abbiamo bisogno di lui. Se hai bisogno di qualcosa, lui è qui sia dentro che fuori dal campo. A dire il vero, non ho nemmeno parole per descriverlo. Fa così tanto per la squadra che è davvero fantastico averlo al mio fianco, ed è anche un grande giocatore”.
