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Sergione

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  1. Weston McKennie ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali dell FIFA in cui ha parlato del Mondiale per Club che inizierà il prossimo 15 giugno e del numero 10 bianconero Kenan Yildiz. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni riportate da TMW: Quali sono le sue aspettative per il Mondiale per Club? "È un'opportunità incredibile, soprattutto essendo in America. Penso che sia questo l'aspetto più entusiasmante. Credo che qualsiasi atleta professionista e chiunque sia competitivo abbia l'obiettivo di andare lì e vincere. Quindi, ovviamente, la nostra mentalità è questa: andare lì, dare il massimo nel torneo e cercare di vincere un trofeo. Penso che sia questo l'aspetto più entusiasmante: poter confrontarci contro squadre con cui normalmente non giochiamo". Chi vorrebbe avere accanto per una partita tra le leggende della Juventus? "Probabilmente Davids, Edgar Davids. Sì, lo sceglierei. Non so perché – quando sono arrivato la prima volta, la gente diceva: 'Oh, sei come Edgar Davids' e io rispondevo: 'Non ci vedo niente di simile', ma sicuramente vorrei giocare con lui. Sarebbe fantastico. Penso che fosse un tipo di giocatore che ha sempre avuto una mentalità al 100% e sento di riconoscermi molto in lui. Quindi lo sceglierei sicuramente". Come mai gli americani dovrebbero tifare Juventus? "Direi: risposta facile: ci sono due americani in squadra (McKennie e Timothy Weah). Ecco la mia risposta. Semplice. Spero che ci sia una bella atmosfera. Spero che i tifosi vengano a sostenerci. Molti americani vogliono vedere le squadre di club che parteciperanno al torneo, quindi penso che avremo una buona affluenza". Che giocatore è Yildiz? "Conosco Kenan da quando si allenava con noi da giovane. È un grande talento. Credo che si debba solo lasciarlo crescere a modo suo. Il problema di oggi con i giovani giocatori possono essere i social media. Prima non c'erano i social media. Oggigiorno, ci sono pressioni di ogni tipo, provenienti da ogni dove. Se vuoi diventare un giocatore di alto livello, ti fai carico della pressione, ma molta di questa è una pressione inutile che viene esercitata su una persona. Ma lui se l'è cavata bene. E portare il peso di indossare la maglia numero 10 della Juventus non è una cosa da poco a un'età così giovane, e significa molto, quindi hai pressione, e o la gestisci e cresci, o non la gestisci e non migliori. È una cosa o l'altra. Ma penso che abbia le capacità per maturare anche grazie ad essa".
  2. Dato che il vecchio sondaggio era ormai desueto, ne apro uno nuovo dopo il caos vergognoso che si è creato. Chi vorreste come allenatore?
  3. L'allenatore Didier Deschamps, attuale commissario tecnico della Nazionale francese, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport e nel corso della chiacchierata ha dedicato un passaggio rispondendo a una domanda sul fatto se stia pensando o meno a un ritorno alla Juventus: "Non è di attualità... La Juve è stata molto importante. Tornai in una situazione difficile e nel 2007 me ne andai perché mi sembrava la scelta giusta. Col senno di poi, no. Oggi c'è il mio ex compagno Tudor, ci ho parlato spesso prima che firmasse. Non so cosa farò dopo la Nazionale: tutto è possibile"
  4. Filip Kostic ha parlato dopo l'ultima giornata del campionato Turco. Il serbo ha incontrato i media dopo la sconfitta del Fenerbahce con il Konyaspor. Ecco le sue parole riportate da Fanatik: "La stagione è finita. Guardando il risultato finale, siamo davvero delusi. Ero venuto al Fenerbahçe per vincere il campionato. Sono felice di essere stato parte di questa squadra e di questa comunità. Vedere i tifosi del Fenerbahçe e giocare con loro è stato un'esperienza fantastica. Li capisco. Anche noi siamo delusi per il campionato perso. Spero che il Fenerbahçe diventi campione l'anno prossimo. Se lo merita. Auguro il meglio al Fenerbahçe e lo desidero. Futuro? Al momento è difficile prendere una decisione. Non posso prendere una decisione adesso. Tornerò alla Juventus e tra due settimane giocherò nella Coppa del Mondo. Sono stato bene e sono felice di essere stato parte di questo club. Spero di poter rivedere i tifosi del Fenerbahçe di nuovo felici"
  5. Come riferito da Tuttosport, Tudor è pronto per rimettersi al lavoro in vista della partenza per gli Stati Uniti, ma l'umore non è propriamente dei migliori. Il tecnico croato, infatti, sarebbe molto infastidito dalle tante indiscrezioni relative a quello che, fino a prova contraria, è attualmente il suo posto e potrebbe esserlo anche per la prossima stagione. L'ex difensore bianconero, infatti, ha avuto il merito di prendere per mano una squadra completamente a terra dal punto di vista tecnico e morale e di rimetterla sui binari centrando l'obiettivo richiestogli dalla società. Se la Juventus giocherà la Champions League nella stagione 2025/26, grande parte del merito va sicuramente attribuita a Igor Tudor, il quale ora sente di avere le carte in regola per legittimare la sua posizione al di là di un contratto che ne giustifica l'ambizione. E chissà che un Mondiale per Club di alto livello non possa consolidare ulteriormente la sua posizione. Il bianconero
  6. Vlahovic, che ha ancora un contratto con la Juventus fino al giugno 2026, ha espresso chiaramente la sua preferenza: vuole la Premier League. È convinto che il calcio inglese, fisico e ad alto ritmo, possa valorizzare al meglio le sue qualità, aiutandolo a ritrovare quella continuità sotto porta che a Torino si è vista solo a tratti. Il club bianconero, dal canto suo, è disposto ad ascoltare offerte a partire da 50 milioni di euro, una cifra che potrebbe garantire una plusvalenza importante nel quadro delle strategie di rifondazione. In Inghilterra, diversi club seguono da vicino l’evolversi della situazione. In particolare, secondo calciomercato.com, il nome di Vlahovic è finito anche nella short list dell’Arsenal. Il club londinese, impegnato nella ricerca di un attaccante centrale da almeno 20 gol a stagione, ha Rodrigo come priorità, seguito da Gyokeres e Sesko. Tuttavia, Vlahovic rappresenta un’opzione concreta, soprattutto se le trattative per gli altri obiettivi dovessero complicarsi. Il serbo, dal canto suo, si trasferirebbe con entusiasmo nel nord di Londra per mettersi a disposizione di Mikel Arteta. Attenzione anche al Newcastle, che potrebbe muoversi su Vlahovic nel caso in cui decidesse di cedere Alexander Isak. Il club bianconero, consapevole del valore del suo numero nove, spera in una sfida tra club inglesi per far lievitare il prezzo. il bianconero
  7. La Juventus sarebbe in pole position per l'acquisto del cartellino di Diego Coppola, difensore centrale classe 2003 del Verona e della nazionale azzurra: come riportato da "L'Arena", i bianconeri potrebbero chiudere l'affare con gli scaligeri per 15 milioni di euro totali, con 12 milioni di euro di parte fissa più di 3 di eventuali bonus. Ne sapremo di più nei prossimi giorni
  8. Serie A Women prende parola, con una nuova voce. Non per distinguersi da qualcun altro, ma per essere se stessa, trasformando valori come autenticità, inclusione, energia e coraggio in un sistema narrativo e visivo coerente coinvolgente. Negli ultimi anni, la Serie A femminile ha dimostrato di essere molto più di una promessa. Ha conquistato pubblico, spazio, rilevanza. Ma mancava ancora un segno chiaro, capace di raccontare il suo potenziale e rispecchiarne la forza. Quel segno è oggi un rebranding completo, presentato nel corso di 'Frecciarossa Game On - Women in Sport' a Roma: una nuova visione che parte dal campo e si trasforma in cultura, racconto ed esperienza. A firmare il progetto è Ragù Communication, partner di riferimento nel panorama sportivo per progetti di brand strategy, rebranding e comunicazione integrata, che ha costruito una brand identity capace di unire strategia e ispirazione. L’obiettivo non è “esaltare” un campionato, ma stravolgere lo storytelling che da sempre accompagna le discipline raccontate “al femminile”. Perché dietro ogni partita c’è molto più che tecnica: c’è grinta, libertà, determinazione, voglia di esserci. L’identità di Serie A Women nasce proprio da qui: dalla volontà di dare forma a un calcio che non si misura con altri modelli, ma che prende la sua traiettoria e la porta avanti, con energia inarrestabile. La nuova Serie A Women si presenta oggi come un brand che parla la lingua delle nuove generazioni, ascolta la voce dei tifosi, riflette l’energia delle atlete che ogni settimana scendono in campo per raccontare molto più di una partita. L’approccio ha messo al centro la forza delle sue persone. A guidare l’identità di Serie A Women infatti, non sono state solo analisi e strategie, ma ascolto e visione di atlete, allenatori, tifosi, dirigenti, appassionati. L’identità costruita da Ragù Communication è pensata per essere viva, accessibile, modulare: una piattaforma che permette al brand di evolvere, raccontare storie, aprire conversazioni. Sempre con uno stile chiaro, sincero, e profondamente legato all’autenticità del gioco Calcio, Non a caso, il payoff scelto – GAME ON – segna il momento in cui il calcio si accende, dentro e fuori dal campo. Il nuovo logo Serie A Women rappresenta il calcio femminile con stile moderno e dinamico. La sagoma della "A", evoca un campo da calcio in prospettiva, simboleggiando strategia e gioco. Al centro, la "W" fiammeggiante incarna passione ed energia che accendono il terreno di gioco. Naming, payoff, tone of voice, palette, tipografia, touchpoint digitali e fisici: ogni elemento è stato pensato per creare connessione con una fanbase ampia, consapevole, attenta. La nuova identità arriva per amplificare uno slancio globale, dotando il campionato di un linguaggio forte, riconoscibile, capace di generare coinvolgimento e appartenenza. Un punto di partenza per azioni future, dentro e fuori dal campo. Un’identità pensata per ispirare chi gioca, chi guarda, chi sogna.
  9. ANSA - "Seguo poco la serie A, ma sono felice del quarto posto della Juve: quando non si può vincere l'importante è non perdere": lo dice Michel Platini dal Royal Park I Roveri di Fiano, alle porte di Torino, dove sarà protagonista alla ventesima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup. L'ex campione bianconero ha anche parlato del possibile ritorno di Antonio Conte sulla panchina della Juve: "Non voglio mischiarmi nelle loro cose, anche se certamente è una figura importante del mondo Juve: è bello ciò che ha fatto a Torino ma anche ciò che ha fatto a Napoli con lo scudetto, secondo me sono i giocatori a fare grandi le squadre e non gli allenatori". In ogni caso il quarto posto ottenuto all'ultima giornata, sottolinea il francese, pesa, perchè "qualificarsi alla Champions è importante a livello economico". Quanto a qualsiasi ipotesi di futuro ritorno di 'Le Roi', anche dalle risposte dell'interessato appare come una semplice suggestione: "Nessuno mi ha chiamato, non ho avuto nessun contatto: così non posso nemmeno pensare di tornare, di certo sono onorato che dopo 40 anni si pensi ancora a me"
  10. Non si ferma la festa del Napoli per la conquista del quarto Scudetto, il secondo in tre anni, ma nel frattempo a tenere banco c'è anche il futuro del tecnico leccese. Sono anche i giorni del compleanno di De Laurentiis, che ha compiuto 76 anni allo scoccare della mezzanotte tra venerdì e sabato, e continuano i festeggiamenti a Ischia. A cena di compleanno-Scudetto di ieri era presente anche Conte con la famiglia, per il tecnico leccese è forte il richiamo della Juventus, che vorrebbe affidare nuovamente a lui il rilancio del club. E non è casuale in questo senso la provocazione del presidente azzurro.L'edizione odierna di Repubblica ricostruisce il siparietto durante la cena a Ischia. Tra applausi, selfie e sorrisi distesi davanti a tutti i commensali arriva la battuta: "Grande mister, ora non andrai mica alla Juve?". La reazione di Conte? Sghignazza, non smentisce ma neppure conferma: "Godiamoci la festa". Di fronte agli scogli degli innamorati Aurelio conclude: "Antonio, noi più che volerti bene non possiamo", Conte sorride. calciomercato.com
  11. La vittoria della Fiorentina ad Udine e la contemporanea sconfitta della Lazio contro il Lecce fa scattare l'obbligo d'acquisto da parte dei viola per Nicolò Fagioli. La Juventus incasserà 13.5mln più 2.5 di bonus (se maturati) e il 15% della futura rivendita
  12. Il messaggio di Guardiola sul mercato per rimanere: "Non voglio avere 24,25,26 giocatori. È una cosa che mi pesa nell’anima" Un vero e proprio sfogo da parte di Guardiola, che arriva quando sta per concludersi la stagione più deludente da quando è a Manchester, anche per le aspettative, maggiori rispetto al primo anno in cui arrivò: "Ho detto al club che non voglio una rosa così ampia", le dichiarazioni forti di Guardiola, che poi ha aggiunto spiegando: "Non voglio lasciare cinque o sei giocatori in tribuna. In quel caso me ne vado. Se fanno una rosa più corta, allora resto". Una questione quindi di gestione delle risorse e degli uomini a disposizione. L'allenatore ha poi aggiunto sull'argomento: "È una cosa che mi pesa nell’anima: lasciare i miei giocatori in tribuna, senza possibilità di giocare, non riesco a sopportarlo. Non si può sostenere, per l’equilibrio emotivo del club, per l’anima della squadra, questa distanza tra i giocatori. Così si perde il legame tra di loro e in parte, quest’anno, lo abbiamo già perso". Un vero e proprio fardello quindi per Guardiola, che ha approfondito le sue motivazioni così: "Non voglio avere 24, 25, 26 giocatori quando tutti sono in forma. Se ci sono infortuni, pazienza, è sfortuna. Abbiamo dei ragazzi dell’Academy e li utilizzeremo". Goal
  13. (ANSA) - LONDRA, 23 MAG - La sconfitta nella finale di Europa League potrebbe essere costata a Ruben Amorin la panchina del Manchester United, che sta già vagliando una rosa di possibili sostituti tra i quali c'è anche il nome di Massimiliano Allegri. Secondo il tabloid Sun, dopo soli sei mesi il tecnico portoghese è molto vicino all'esonero: quintultimo in Premier League, e battuto dal Tottenham nella finale all-english di Bilbao. Risultati inaccettabili per la nuova proprietà dei Red Devils che sta valutando le prossime mosse: appare dunque tutt'altro che scontata la conferma di Amorin all'Old Trafford. Lo stesso Amorin ha dichiarato subito dopo la sconfitta del San Mames che sarebbe disposto a dimettersi, rescindendo il contratto che lo lega allo United senza avanzare richieste economiche, qualora il consiglio direttivo del club glielo avesse chiesto.
  14. Kenan Yildiz è intervenuto ai microfoni di Dazn dopo la vittoria fondamentale sul Venezia. Le sue parole: Hai spaccato questa partita... "L'ho detto prima, questo è per i nostri tifosi che fanno sempre un grande lavoro. Abbiamo fatto questo per loro, adesso siamo in Champions". Al Mondiale la Juve va per vincere? "A dare il 100%".
  15. Un commento sulla stagione che è stata, il prossimo Mondiale per il Club e la programmazione per il prossimo anno. Cristiano Giuntoli, Managing Director Football della Juventus, è intervenuto durante la seconda edizione del premio “Gianni Di Marzio” a Portofino. Giuntoli ha esordito così: “Alla Juve si arriva sicuramente con grande applicazione. Io sono convinto che il talento esista, ma anche la forte applicazione. Tutti i presidenti che sono qua hanno avuto un’applicazione feroce, è quella che ti fa arrivare“. Il dt bianconero ha proseguito parlando dell’importanza di vedere i giocatori dal vivo anche nel calcio moderno. “Sicuramente fa la differenza, alla fine dal confronto viene fuori l’uomo, e dai grandi uomini si costruiscono i vincenti, in tutte le categorie“. Giuntoli ha continuato parlando del futuro della Juventus: “È importante fare l’ultimo passo, abbiamo ringiovanito e cambiato tanto, alla Juve c’è grande pressione: vogliamo arrivare in Champions e il prossimo anno con 2-3 acquisti mirati e il rientro di tanti infortunati ci permetterà di avere una squadra molto competitiva“. Il Managing Director Football ha proseguito così: “Tudor ha avuto un grande impatto, forse me lo aspettavo meno psicologo e più sergente di ferro. È molto attento nei colloqui personali e nell’interpretare cosa succede ogni giorno a livello psicologico. Ha avuto un grandissimo impatto perché ci sta dando una grande mano. Il suo futuro? Finiamo il campionato e il Mondiale e poi decideremo“. Giuntoli ha concluso parlando della stagione di Koopmeiners: “Ha perso un sacco di partite, in tutto quasi tre mesi di tempo. Lui è un bravissimo calciatore e deve ancora dimostrare il suo valore, ma sono certo che lo farà“. GDM
  16. L'ho aperto in "Serie A e altri campionati", infatti... sveglia però eh
  17. Le vie del mercato sono infinite. Ma quelle di Victor Osimhen non porteranno a Torino. L’attaccante di proprietà del Napoli e ora in prestito al Galatasaray ha detto no alla corte serrata della Juventus. Il suo futuro, quindi, non sarà più in serie A, o almeno non con la maglia bianconera addosso. Se ne faranno una ragione a Torino, dove pure a lungo hanno sperato di potersi accaparrare il nigeriano destinato a trovare una nuova squadra nell’estate che verrà. Sì, perché una cosa è oramai certa: Victor lascerà il Napoli (per i 75 milioni della clausola prevista all’interno del suo contratto) e sposerà la causa che a suo avviso sarà più adatta alle proprie esigenze. Non la Juventus, che per altro non è nemmeno certa al momento di un posto nella prossima edizione della Champions League. Le esigenze di Osimhen, infatti, sono di duplice natura: economica e professionale. E da questo punto di vista si vanno ad aprire gli scenari più disparati nel tentativo di accontentare i suoi desiderata. Prima strada, quella della felicità economica. È chiaro che la pensione dorata esiste già ed ha delle coordinate geografiche ben precise: Arabia Saudita. Già nel corso della scorsa estate non erano mancate le richieste per l’attaccante da parte dei club sauditi, ma seppur l’offerta economica fosse allettante, Victor aveva deciso di aspettare fino al gong del calciomercato per trovare una soluzione migliore dal punto di vista del progetto tecnico. Il Mattino
  18. Antonio Conte alla Juventus. Dopo undici anni questa potrebbe davvero essere la volta buona per il ritorno del tecnico salentino a Torino. L' idea c'è, da parte di entrambe le parti, ma per arrivare a una definizione devono ancora verificarsi alcune condizioni. Una non dipende dalle parti in causa, ed è la disponibilità del Napoli di De Laurentiis a liberare Conte, sotto contratto con il club partenopeo fino al 2027. Con uno Scudetto in tasca, la cosa sarebbe più facile e meno dolorosa. Allo stesso modo, l'uscita di Conte potrebbe essere ulteriormente facilitata dall'arrivo di un tecnico gradito a De Laurentiis, con Max Allegri in cima alla lista dei desideri. Al netto di questa condizione oggettiva, tutte le altre dipendono dalla Juventus e da Conte. Vediamole: LE CONDIZIONI DELLA JUVENTUS - Dal punto di vista della Juventus si chiedono a Conte sostanzialmente tre cose. La prima è quella di accettare un ingaggio inferiore a quello che l'ex capitano bianconero potrebbe aspirare a percepire se puntasse a un ritorno in Premier League. Ricordiamo che al Tottenham Conte aveva un ingaggio di 17 milioni di euro a stagione, mentre al Napoli guadagna 6,5 milioni all'anno. La condizione della Juventus potrebbe essere quella di chiedere a Conte di 'accontentarsi' di uno stipendio che possa fermarsi a metà strada fra quello attuale e quello inglese, e possiamo ipotizzare una cifra pari a 11 milioni di euro (pari all'ingaggio stagionale percepito da Conte nei due anni all'Inter). La seconda condizione chiesta dalla Juventus è quella di evitare rivoluzioni nella rosa: il club bianconero ritiene che con due o tre innesti mirati, la rosa attuale possa competere per vincere. E il fatto di rivolgersi a un allenatore come Conte parte proprio da questa idea: un tecnico in grado di valorizzare una rosa che Thiago Motta non è riuscito a sviluppare e ottimizzare, un compito per il quale anche Igor Tudor non viene considerato all'altezza. La terza condizione della Juventus è aziendale a ambientale: arrivato il perdono per il modo in cui Conte lasciò la Juventus durante il ritiro estivo nel 2014 (il dissidio era soprattutto con Andrea Agnelli, ma anche John Elkann non la prese bene e ci ha messo del tempo per digerire quel voltafaccia), a Conte la Juventus ora chiede un atteggiamento più aziendalista e più coordinato con la proprietà e la dirigenza del club, per lo meno nelle dichiarazioni pubbliche. LE CONDIZIONI DI CONTE - Dall'altra parte del tavolo, anche Conte pone delle condizioni alla Juventus. La prima è quella di avere al suo fianco uomini di cui si fida ciecamente. E si parla dei suoi collaboratori storici, come il suo vice, Cristian Stellini. Resta da capire la posizione di Lele Oriali, team manager con Conte in Nazionale, all'Inter e al Napoli: considerata la rivalità fra il mondo Juve e il mondo Inter (di cui Oriali è stato un simbolo), immaginare l'ex mediano di fianco a Conte sulla panchina bianconera è molto difficile, quasi impossibile. Rientrano nel pensiero di Conte invece sia il peso maggiore che, d'ora in poi, avrà Giorgio Chiellini all'interno della dirigenza della Juventus, sia gli eventuali ritorni a Torino da parte di Leonardo Bonucci e di Antonio Pintus, storico preparatore ora al Real Madrid. Resta da capire, in questo contesto, che ruolo potrebbe avere Cristiano Giuntoli, attuale capo dell'area sportiva: l'ex ds del Napoli manterrebbe la sua posizione, avrebbe un raggio d'azione ridimensionato o, addirittura, sarebbe indirizzato verso la fine della sua avventura a Torino? Per quanto riguarda il mercato, Conte vorrebbe avere voce in capitolo sugli acquisti più importanti della Juventus. Il tecnico può anche essere d'accordo sul fatto che alla rosa attuale della Juve possano bastare pochi acquisti mirati, di qualità, per poter essere competitiva per la vittoria, ma questi acquisti vuole deciderli lui, o almeno indicarli, come ha fatto al Napoli con Romelu Lukaku e Scott McTominay. Queste sono le condizioni della Juventus e di Conte per arrivare al 'Conte bis', prima però ci sono da conquistare una qualificazione alla prossima Champions League, da parte del club, e, soprattutto, c'è da vincere uno Scudetto, da parte dell'attuale allenatore del Napoli.
  19. Si è tenuto a Bologna il Premio "Bulgarelli Number 8". Premio alla carriera per Giorgio Chiellini, ex difensore e oggi dirigente della Juventus, intervenuto direttamente dal palco della Sala Borsa del Comune di Bologna: "Temerario l'allenatore che mi ha fatto esordire (ride). Bonucci e Barzagli nella futura Juventus? Abbiamo già fatto tanto in campo insieme". Due battute anche sulla Juventus, in piena corsa per la Champions League ma che chiuderà la stagione senza titoli in bacheca: "Ha avuto tanti cicli nella sua storia, e fa tutto parte di un percorso. Lavoriamo tutti i giorni per tornare il prima possibile a vincere ma bisogna accettare anche le sconfitte e rimboccarsi le maniche", le sue parole riprese da TMW
  20. Gianluigi Buffon è presente al Salone del Libro e sta presentando il suo libro: “Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi”. Sul tuo libro… Una metafora che ha rappresentato me per il ruolo e poi rappresenta tutti per tutta la vita. Se uno decide di essere protagonista, in questo percorso ci sono varie cadute, poi è importante trovare il motivo per rialzarsi. Sulle tue esperienze da calciatore? “Nella mia vita tutte le esperienze sono state importanti e bellissime. A Parma 3 anni, alla Juve 19, un anno a Parigi ma in quel contesto ho creato legami e rapporti, il piacere di stare insieme. Sono stato tanto nei posti perché ho instaurato dei bei rapporti per starci. Sulla tua partita in Africa? “Soltanto uno come me che a quell’età ero uno d’assalto potevo regalarmi quell’esperienza. Incontro N’Kono a Italia-Camerun 98, era il mio idolo e mi ha invitato alla partita d’addio. Sono andato ed ero l’unico europeo, ho rischiato di giocare senza scarpe”. Su Lippi? In Sudafrica sono entrato negli spogliatoi, ero infortunato, vedo tutti nelle mani nei capelli, disperazione, arriva il mister… era sereno e distaccato: “Ragazzi non è colpa vostra, la colpa è mia che sono un c…..e che ho portato voi”. Sono andato nella doccia a ridere. La tua prima partita? Ero insolente, uno scapestrato, un irriverente, ero molto sicuro di me e anche furbo. Mi sono messo a dormire sul pullman, avevo capito che i miei compagni che erano adulti, dei campioni, avevano bisogno che io dessi sicurezze e l’unico modo era dimostrare… era un modo per tranquillizzare loro. Ho pensato a tranquillizzare loro e non me. Su quella partita contro il Brescia di Mazzone? “Paro ogni tiro, finisce la partita, entro negli spogliatoi e c’era Mazzone con il fare di chi voleva vendicarsi e mi aspettava. Appena passo: “Oh Buffon, ma che ciao, ma che hai fatto oggi? Oggi me parevi Lazzaro perché ti rialzavi sempre”. Come vivevi le partite? Nei minuti finali, le energie che sprigionano gli spettatori catturano anche te giocatore. Capisci proprio il momento quando c’è la suspence e quando c’è il boato per la parata o la gioia per il goal. Come cambia l’umore di tanta gente in un modo o nell’altro e questo è un superpotere che ho capito di avere. Come vivi l’affetto delle persone per te? L’affetto della gente è un qualcosa che riconosco sempre e spesso anche fuori dall’Italia. Di solito questa cosa mi stupisce, perché alla fine non so cosa ho fatto di così speciale, ho fatto solo il mio lavoro e sapevo fare solo quello. Mi sono anche divertito e mi hanno pagato bene e mi ha dato fama. Allegri mi diceva: “Te gigione sei bellissimo perché vivi in un totale stato di incoscienza, ma questa è la tua forza”. Ogni tanto ci ripenso e penso che forse è vero. Hai litigato con Cassano? "Tutto falso! Eravamo come gemelli. Sono cose che un po’ mi dispiacciono, ho sempre dato grande valore ai rapporti e all’amicizia. Il fatto che qualcuno volesse speculare su questo mi ha dato disagio. Sul Mondiale del 2006… “In quel momento sono stato il Var (ride ndr). La mia reazione e la mia corsa verso la zona incriminata ha fatto sì che gli arbitri si accorgessero che qualcosa era successo. Non lo diranno mai, ma l’azione è stata rivista in tv da loro. Tutto quello che era successo l’avevo visto solo io”. Sulla finale con il Parma? “All’epoca valeva come la Coppa Campioni, forse di più. Ma non mi piacque perché si giocò a Mosca in uno stadio enorme e con poca gente”. Su Allegri? “Te Gigione sei bellissimo perché vivi in un totale stato di incoscienza, ma questa è la tua forza". Ogni tanto ci ripenso e penso che forse è vero". Che rapporto avevi con gli arbitri? Li ho amati quasi tutti (ride ndr). Moreno? Avevamo capito che i media avevano condizionato il sentimento popolare, tutti hanno visto, a giusta ragione, in Moreno il vero nemico numero uno che ci ha fatto uscire. Probabilmente la colpa era nostra, però lui arbitrò in maniera ignobile. Uscimmo dall’aeroporto quasi tra gli applausi. Sulla frase del cassonetto della spazzatura al posto del cuore… "Uno dei punti più alti della mia carriera (ride ndr). Ora che è passato qualche anno mi vergogno di quello che ho detto. Avevo una certa età, rappresentavo qualcuno, ero il capitano. Le mie fortune o sfortune dipendevano solo da me. Però devo anche dire che se tornassi indietro ridirei tutto. In quel momento, riuscire a far sbollire quell’amarezza, non era solo una partita persa, era qualcosa di speciale, una rimonta epica, in uno stadio epico, con un gruppo che aveva dimostrato un carattere e un’unione speciale, eravamo dei pazzi e dei sognatori. Il giorno prima della partita ci parlavamo e quello è stato il più grande dispiacere. Ad oggi io non so ancora perché sono stato espulso e quindi l’arrabbiatura alle interviste era anche per quello". Sulla finale di Champions del 31 maggio? “Ho un ruolo, in questo momento, che è federale superpartes. La verità però è una: le partite e le finali sarebbe giusto che lo vincesse le squadre che lo meritano veramente. Chi se lo meriterà tra Psg e Inter lo prenderà. Ho perso tre finali, in nessuna delletre abbiamo meritato di vincere. Con il Real Madrid abbiamo meritato di perdere, con il Barcellona abbiamo reagito un momento... La Champions dispiace per la gente della Juve, ma a me non cambia niente, vuol dire che in quel momento sono stati più bravi gli altri”.
  21. Igor Tudor sta parlando in conferenza stampa a due giorni dalla gara contro l'Udinese. TuttoJuve.com sta riportando le sue parole in diretta: Come sta la squadra? "La squadra sta bene e si è allenata bene. Abbiamo avuto tempo per lavorare bene. Ho visto bene la squadra questa mattina". Recupera qualcuno? "Gatti può fare al massimo quello che ha fatto contro la Lazio. Vediamo Kelly. Sulla tattica preferisco non rispondere per non aiutare gli avversari". Cosa pensa di aver trasmesso alla squadra? "Parlare del mio operato è difficile. Per me si è fatto un buon lavoro visto tutte le problematiche che abbiamo avuto. Giusto dire che non abbiamo mai avuto Gatti e Koopmeiners, poco Cambiaso e Kelly. Abbiamo giocato due partite in 10 che non è una cosa facile. Un buon lavoro, tre belle vittorie, tre squadre dirette concorrenti fuori casa. Contro il Parma già commentata, un po' di problematiche e non meritavamo di perdere. E quelle tre fuori meglio. Io ho sempre avuto una sensazione buona che la squadra ha dato quello che poteva in quel momento. Bisogna sempre essere esigenti, sapere che la Juve deve vincere, sono il primo dispiaciuto, ma in questo momento la sensazione è che la squadra nel momento ha dato tutto quello che poteva visto il momento. La squadra era bel buco profondo quando sono arrivato. Ora sono più consapevoli, più battaglieri e anche con il gioco che abbiamo espresso. Io vorrei che si giocasse calcio champagne, ma in questo momento non si può fare. Bisogna capire cosa fare nel momento, faccio i miei complimenti ai ragazzi che hanno dato tutto". Come ha visto Vlahovic? "È sempre una grande occasione per tutti. Lui è un giocatore importante che ha avuto dei problemi fisici. Ora è tornato e ci darà una grande mano". Ha fatto un lavoro più mentale che tecnico? "Tre gare in casa vinte, non ci sono gare facili nel mio modo di pensare. L'allenatore è sempre psicologo, individuale e con la squadra. Deve avere approcci diversi, sapere di cosa parlare e con chi. Bisogna preparare le partite sempre con approcci alla gara differenti e si guarda chi hai davanti. Se hai Chiellini, Buffon, Bonucci parli in un modo, quando hai una squadra diversa parli in modo diverso". Teme la fisicità dell'Udinese e quanto peserà l'assenza di Thuram? "È una bella domanda, perchè ho visto fare grandi partite dell'Udinese come a Napoli. Sarà una partita super difficile dove non si potrà sbagliare niente. Tutti devono stare sul pezzo, chi parte e chi entra". Quanto avrebbe potuto dare di più senza tutti questi infortuni? "Penso sia giusto dire le cose dal mio punto di vista. Uno pensa che un squadra con Gatti, Vlahovic, Bremer, Koop è la stessa solo perchè è la Juve.... è giusto che io lo dica. Non voglio trovare scuse, ma è giusto dirlo. Questa squadra al completo è forte e può combattere con tutti". Cosa intendi per buco profondo? "È una cosa che era chiara tutti. La squadra era in un momento difficile e grazie al lavoro sono usciti dal buco in un tempo corto". Si sente di meritare la conferma? Come vive l'ombra di Conte? "Vivo alla giornata, mi godo tutto e soffro, ma non penso al futuro. . Soffro per preparare al meglio l'Udinese. Voglio sentire la fiducia dei calciatori e mi nutro di questo. Questo è il bello. Se mi sento inferiore a qualcuno, dico di no, a nessuno". Come ha visto Yildiz? "Ha sofferto tanto. È un giocatore fondamentale per la nostra rosa. Gli ho detto di non sentire la responsabilità di farsi perdonare e andare oltre. Deve stare dentro la gara e fare quello che deve e che sa fare". Cosa cambia ad avere il destino nelle proprie mani? "Ti dà sicuramente qualcosa, ma bisogna anche fare le cose senza troppi pensieri. Lo dico anche di andare e giocare come piace ai ragazzi, trovare gusto anche nel soffrire". Confermerebbe questa squadra? "Ho già detto quello che penso della squadra e del futuro". Domanda TJ - Volevo sapere se aggregherà qualche giocatore della Next Gen? “Sì, vediamo, vediamo perché siamo pochi. Decideremo se portare uno o due giocatori. Vediamo domani”. Termina qui la conferenza stampa di Tudor
  22. Acque agitate in casa Milan. La finale di Coppa Italia persa contro il Bologna ha fatto perdere la pazienza ai tifosi, che invocano il ritorno di Paolo Maldini. Sergio Conceiçao verrà congedato a fine stagione, quando i rossoneri dovranno prendere un nuovo allenatore: i nomi sono quelli di Allegri, Italiano e Sarri. Intanto il club rossonero è ancora alla ricerca di un direttore sportivo. Difficile la promozione di Moncada, che a giugno sosterrà l'esame a Coverciano. Come si legge sul Corriere della Sera in edicola oggi, è stato effettuato un tentativo con Cristiano Giuntoli, che però ha ancora quattro anni di contratto con la Juventus e un ingaggio da 2 milioni di euro netti a stagione calciomercato.com
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