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Sergione

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  1. Nella giornata odierna la Juventus ha comunicato di avere «sottoscritto con REAM SGR S.p.A. (società di gestione del Fondo J Village) l’atto definitivo di compravendita avente ad oggetto l’immobile di proprietà del Fondo J Village, sito in Torino, che ospita il J|Hotel, a fronte di un corrispettivo pari a Euro 23 milioni». «L’operazione è stata completata nei tempi e alle condizioni di cui al comunicato emesso in data 20 marzo 2026. L’acquisizione è stata finanziata – per circa il 75% – mediante una nuova linea di credito bancaria a medio–lungo termine, specificatamente dedicata, concessa da Deutsche Bank a condizioni ritenute dalla Società convenienti nell’attuale contesto di mercato, a conferma dello standing creditizio del Gruppo e della capacità di accesso a fonti di finanziamento a condizioni competitive», conclude la nota della Juve.
  2. Max Allegri pronto a lasciare il Milan in estate? Secondo le ultime notizie riportate dal Corriere della Sera, l'allenatore potrebbe dire addio ai rossoneri anche ammaliato dall'idea Nazionale. Secondo le ultime notizie in arrivo da Milano, il tecnico sarebbe stanco e ormai deciso a lasciare il club, indipendentemente dai risultati che la squadra otterrà in campionato. Alla base di questa scelta ci sarebbero i difficili rapporti interni, in particolare la profonda rottura con Zlatan Ibrahimovic. La decisione sarebbe arrivata dopo un acceso scontro verbale avvenuto dopo la sconfitta contro il Napoli all'inizio di aprile. Quello che era iniziato come un semplice confronto sulla scelta del terzo portiere per la prossima stagione, si sarebbe trasformato in un alterco molto duro tra i due. In seguito a questo episodio, Ibrahimovic avrebbe interrotto le sue visite quotidiane al centro sportivo di Milanello, preferendo farsi vedere solo sugli spalti di San Siro. Questa distanza avrebbe confermerebbe di fatto la gravità della situazione e la difficoltà di ricucire un legame che appare ormai compromesso. La situazione avrebbe portato l'allenatore livornese a riflettere seriamente sul proprio futuro professionale lontano da Milano. Le interferenze di Cassano e l'ipotesi della Nazionale Vista anche la crescente influenza di Ibra all'interno della società, difficile che Allegri possa restare. Lo svedese, probabilmente, dalla prossima stagione potrebbe intervenire direttamente sulla gestione tattica dei calciatori. Allegri avrebbe scoperto i frequenti contatti tra Ibrahimovic e Antonio Cassano, uno dei critici più duri del suo modo di intendere il calcio. Ibrahimovic, inoltre, avrebbe cominciato anche a telefonare personalmente a elementi di spicco della rosa come Fofana e Leao per fornire consigli e correzioni sui movimenti da tenere in partita. Tali intromissioni, secondo Allegri, avrebbero solo creato confusione, specialmente per Rafael Leao. Insomma, una situazione, quella di Allegri, difficile da accettare. Per questo, qualora Ibrahimovic dovesse assumere un ruolo ancora più centrale nelle gerarchie del Milan, Allegri sarebbe pronto a dire addio in estate, soprattutto per valutare l'offerta di Giovanni Malagò per diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. La prospettiva di guidare l'Italia rappresenterebbe per l'allenatore un'occasione di rilancio importante, ma non solo, anche probabilmente l'apice della sua carriera sportiva, in una nuova veste da "gestore", che forse potrebbe anche essere perfetta per Allegri.
  3. Bernardo Silva si svincola zero dal Manchester City e parla del proprio futuro. Il centrocampista portoghese è in scadenza di contratto a giugno col Manchester City (con un ingaggio da 10 milioni di euro netti all'anno), che lascerà a parametro zero al termine di questa stagione. Ecco le sue parole in un'intervista a Canal 11: "Mi piacerebbe tornare al Benfica, ma in un altro momento e non adesso. Poi non so se mi rivorranno ancora. In ogni caso voglio decidere quale sarà il mio prossimo club prima dei Mondiali, vorrei arrivare in Portogallo avendo già definito il mio futuro". Tra le squadre più interessate c'è la Juventus, che aspetta e spera in un suo sì. In Spagna c'è stato un sondaggio da parte del Barcellona. Il calciatore preferisce continuare a giocare in Europa, nonostante le ricche offerte ricevute da Stati Uniti e Arabia Saudita. Calciomercato
  4. In attesa di definire il rinnovo di contratto di Dušan Vlahović, i dirigenti della Vecchia Signora stanno portando avanti i dialoghi con l'entourage di Kolo, che già a gennaio aveva aperto la porta al ritorno a Torino nel caso in cui il Tottenham l'avesse liberato, e con il club parigino. Il giocatore non ha mai nascosto di essere rimasto legato all'ambiente della Juve, con la quale, da gennaio a giugno del 2025, aveva realizzato 10 gol in 22 partite, contribuendo pesantemente al raggiungimento del quarto posto. Rispetto alla scorsa estate, poi, quando la trattativa per il ritorno a Torino dell'attaccante naufragò nelle ultime ore, per la comprensibile irritazione del Psg, i rapporti tra la Juve e la società francese sono tornati sereni. Dopo due prestiti consecutivi, il club di Al-Khelaifi vorrebbe cedere Kolo a titolo definitivo e, per farlo, dopo i 90 milioni pagati nel 2023 per strapparlo all'Eintracht Francoforte, dovrebbero incassare poco meno di 40 milioni per non registrare una minusvalenza. Una cifra ragionevole anche per la Juve, con o senza Champions. Gazzetta
  5. Il mercato in entrata della Juventus parla anche italiano. Idirigenti bianconeri seguono alcuni calciatori italiani che giocano in Serie A come il centrocampista Davide Frattesi dell'Inter e il difensore Giorgio Scalvini dell'Atalanta. Prodotto del settore giovanile dell'Atalanta, Scalvini è sotto contratto fino a giugno 2028 con un ingaggio da 1,5 milioni di euro netti all'anno. Classe 2003, finora ha raccolto 135 presenze con la Prima squadra nerazzurra con 8 goal, 6 assist e 19 cartellini gialli. Vincendo l'Europa League nel 2024. Tuttosport scrive che quest'ultimo piace molto all'allenatore Luciano Spalletti, il quale lo ha schierato in metà delle sue 8 presenze in Nazionale maggiore. Ci sono già stati dei primi sondaggi esplorativi con il club bergamasco, che non ha chiuso la porta e si è detta disposta a trattare sulla base di 40/45 milioni di euro. Cifra che la Juventus potrebbe racimolare grazie al 50% sulla futura rivendita del bosniaco Tarik Muharemovic del Sassuolo (nel mirino dell'Inter) e all'eventuale cessione di Federico Gatti, valutato 25 milioni di euro e cercato da Aston Villa, Crystal Palace, Everton e Fulham in Inghilterra. ilbianconero
  6. Uno dei calciatori seguiti con attenzione dalla Juventus potrebbe rimanere in Olanda. Si tratta dell'attaccante ungherese classe 2007, Bendeguz Kovacs che questa stagione è approdato dall'Ajax all'Az Alkmaar. Per lui c'è stato l'esordio in Europa in Conference League e anche quello con la maglia della Nazionale maggiore ungherese. Adesso l'Ajax vorrebbe riportarlo alla base e anche Juventus e Chelsea sono fra i club alla finestra più attivi per provare a portarlo fuori dall'Olanda. l'Az Alkmaar però è pronto a prolungargli il contratto e a convincerlo per trattenerlo un altro anno in squadra Sky
  7. La Juventus potrebbe iniziare il proprio mercato estivo con l'acquisto di almeno un difensore centrale: come riportato da "La Gazzetta dello Sport", Luciano Spalletti, tecnico dei bianconeri, avrebbe ravvisato lacune in quella zona di campo per competere per la conquista dello scudetto l'anno prossimo, ed avrebbe dato mandato alla dirigenza di provvedere con un grande acquisto. Il primo obiettivo della Juve resta Kim Min-Jae, difensore centrale classe 1996 del Bayern Monaco e della nazionale sudcoreana, che potrebbe lasciare i bavaresi a giugno. Kim, in scadenza di contratto con i tedeschi nel giugno del 2028, avrebbe il benestare di Spalletti, che lo ha già allenato, con grande successo, al Napoli: il valore di mercato del centrale asiatico è di 25 milioni di euro, cifra che sarebbe alla portata della Juve: trattativa, dunque, possibile.
  8. Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la gara contro il Lecce: Tenere vive queste partite e poi alla fine c'è il rischio della beffa... "L'abbiamo detto da più tempo e stasera uguale, abbiamo fatto un copia e incolla di tante partite. Perché poi noi facciamo dei pezzi di gara dominanti, dove sembra che il seguito sia assolutamente sotto controllo, poi c'è il momento della superficialità dove abbassi tutto e dove perdi totalmente i tuoi connotati, sbagli dei passaggi che sono incredibili per il livello di calcio che abbiamo addosso. Perché questi calciatori per giocare delle prestazioni dominanti, come ho fatto vedere, bisogna avere un certo livello di calcio. Poi non si riesce a mantenere nel tempo quella concentrazione, quella determinazione, quel carattere, si fanno delle cose superficiali, perdiamo un po' di tranquillità, ci subentra un po' di insidia e un po' di timore e poi la partita la rimettiamo in bilico. Poi ci facciamo girare le scatole, andiamo e la riprendiamo per i capelli e la ritiriamo dalla nostra parte e si rimette sui binari. È tutta un'altalena perché una partita come quella di stasera non può finire uno a zero. Non deve finire uno a zero. Quante volte ci siamo presentati a doverci passare la palla sulla trequarti con dei vantaggi enormi e con delle situazioni dove c'è solo da scegliere qualcosa, perché non è solo una quella in cui puoi andare a osare ma tiriamo fuori la terza che è quella che ci penalizza. Siamo fatti così". Impareranno ad essere costanti o ne dovrai cambiare tanti il prossimo anno? "Questo è stato un tema della conferenza stampa, Perché voi ce ne dedicate poco di tempo per quelle che sono le conoscenze approfondite. Se venite dentro al nostro spogliatoio sembra che si cambi su 25 della rosa sembra che se ne cambi 18. Non è possibile, tu Marrocchi lo sai bene che poi nel mercato questa è una difficoltà. Questi calciatori devono sapere che questo è un progetto serio e lo ha detto a stasera anche John Elkann con i nostri tifosi, prevede che ci siano molti di questi calciatori qui nel progetto che vogliamo fare che dobbiamo fare. Cambiarne tantissimi è dura attualmente. Poi come sapete, la Juventus le ha spese 23 lire negli ultimi mercati per cui non è facile ricominciare e andare a mettere mano in profondità, vanno fatte delle cose in maniera corretta. È chiaro che poi per quelle che sono le crescite delle situazioni normali anche nel calcio bisogna stare al passo con i tempi, bisogna andare a mettere roba ma più che altro la crescita la dobbiamo fare noi. Questi calciatori devono sapere da parte mia e da parte della società che molti rimarranno. Poi è chiaro che bisogna essere bravi a mettercene altri perché delle mancanze le abbiamo. Parlavamo di Vlahovic, ma l'assenza di Vlahovic l'abbiamo sofferta come il pane perché è un calciatore che ha caratteristiche diverse. Non si può giocare al calcio senza uno che abbia queste possibilità qui. Una squadra che deve essere vincente ci vuole il terminale fisico, ci vuole il terminale forte, ci vuole il terminale che poi si è un po' meno alto e più dinamico e che abbia però l'impatto fisico e che sia uno che regge il duello, che regge palla che fa qualche goal, ci vuole questo qui. Anche David fa goal però poi la palla addosso, la palla contesa..." Ti faccio la domanda più diretta questa superficie allenandosi si elimina? "Questo non è un discorso facile, rimanere dentro l'esecutività per lunghi periodi e un'altra qualità del carattere dei calciatori, perché quelli che riescono a fare il numero però poi hanno bisogno della pausa e di prendersi delle libertà da stella lucente. Sono quelli che ogni tanto perdono di esecutività, non c'è possibilità e noi questa cosa qui però la dobbiamo tirare fuori, la dobbiamo allenare. Però anche stasera la squadra ha fatto una grande prestazione sotto l'aspetto delle giocate, sotto l'aspetto delle scelte. Poi se non fa quelle due parate di Gregorio, soprattutto all'inizio, lì si è concessa una situazione che noi non possiamo concedere. Poi noi dobbiamo costruire meglio da dietro, da dietro noi dobbiamo costruire meglio. Perché tutto parte da lì, parte da come la cominci l'azione. Poi con Vlahovic diventa un'altra cosa perché ha delle caratteristiche differenti agli altri calciatori, ci sono delle caratteristiche che dentro la rosa devi avere. L'ultima volta si è parlato del centrocampista di qualità che può essere centrocampista che può essere un trequartista, che può essere secondo punta però quello che gioca un po' più nell'angusto e riesce poi a tradurre questo passaggio da dietro in situazione offensiva, qualitativa ogni tanto ci viene a mancare. Ma non possiamo cambiare tutti i calciatori, ieri scherzavo del pullman a due piani perché tutti i giorni ci arrivano 3/4 nomi. Per cui prendiamo un pullman più grosso, perché se no non ci entriamo". L'allenatore della Juventus Luciano Spalletti commenta la risicata vittoria del Via del Mare ai microfoni di DAZN. La sua analisi: Ha richiamato spesso i suoi giocatori affinchè mantenessero altissimo il livello in questa gara. E' soddisfatto? C'è sempre questo problemino di non chiudere le partite e di rischiare alla fine di perdere qualche punto. "Questo è un problemone, non è un problemino, perchè poi passa tutto da lì, noi per vincere le partite dobbiamo fare gol, le intenzioni debbono essere quelle. Già quando la palla ce l'ha in mano DiGre, dobbiamo andare a scardinare spazi e a trovare situazioni per fare gol. Ogni tanto si va a giocare per levarcela dai piedi, non per creare una superiorità o qualcosa che possa determinare qualcosa, per cui è quella cosa lì. Poi stasera come altre volte si passano dei periodi di partita che sono dominanti sotto tutti gli aspetti, poi ci sono dei down di superficialità che non si possono concedere, ci sono due scelte sulla trequarti per andare a mettere uno davanti alla porta, e si fa la terza che è quella sbagliata, e non si riesce a liberare il giocatore davanti al portiere. Il livello è questo per noi. Se il livello è quello lì... cioè è questo, nel senso che bisogna vincerle queste partite, se il livello è quello che si mettono in discussione è segno che abbiamo sbagliato qualcosa, perchè non si può andare a discutere di queste cose qui, è troppo differente da quello che deve essere il nostro obiettivo, noi dobbiamo - penso si sia tutti d'accordo - dobbiamo giocare per vincere le partite, non per andare a sperare di vincere le partite. Per vincerle tu dal primo secondo, dal calcio d'inizio, vai determinato per fare gol, poi a volte ci riesci, a volte non ci riesci, ma ti era capitato altre 3-4 volte sul calcio d'inizio, ma si riporta su al portiere. Come si riporta su al portiere? Siamo a metà campo....Ma non c'è nessun attaccante.....Prima di tutto si entra dentro e poi, quando siamo dentro ci si rende conto quello che c'è da fare, quello che si trova, ma se non si va dentro le situazioni, non si sa quello che si può trovare. Poi a me è successo di farlo e di prenderlo dopo 7 secondi, non dopo 12, per cui siccome mi è successo, si va a fare questa cosa quì, si prova a rifarlo. Poi è chiaro che dentro la mischia... Kenan l'ha condotta benissimo quella palla, l'ha portata sulla destra e poi l'ha incrociata a sinistra dove i difensori già stringono, ma lì si può trovare qualche spazio in più. Poi è chiaro che la forza di Dusan è una forza impattante da un punto di vista fisico, di cattiveria sportiva, di faccia di cazzo vera, è differente perchè è in questa maniera qui, fa la lotta sulla palla e fa gol. Delle caratteristiche poi ti ci vogliono per andare a finalizzare". Nella Juve che lei immagina servono più facce...? "Ma sicuramente sì, perchè se si va a fare sempre queste vose con questa leggerezza, dove ci riesce il fioretto, questa stellina lucente nella giocata, guarda che bella giocata, che stella che ha tirato fuori, che fioretto... sì ho capito, poi però c'è l'impatto fisico e deve venire fuori ugualmente il ricciolo del fabbro, non deve esserci per forza l'architteto e basta, chi la fa in pratica poi la cosa. E a noi questa cosa ogni tanto ci manca, non si riesce ad essere costanti per un periodo. A volte si gioca la palla non per determinare ma per levarsela dai piedi, si fanno dei passaggi....prenditela tu questa responsabilità, meglio di me. Noi dobbiamo andare a vincere le partite, questo fatto della pressione, non pressione, prima si avevano delle alternative, questa è una cosa che ora dobbiamo fare per forza e ci crea un po'.... ma non possiamo avere tutto accomodato nella vita, non si può avere mica tutto sistemato, non è mica sempre dritta la strada, devi fare anche delle curve, devi reggere, le vibrazioni, il casino, lo stadio di Lecce dove tutti partecipano emotivamente perchè è una piazza bellissima per il calcio e per quello che stanno costruendo intorno alla squadra, sono vivi e tu devi essere bravo a dare delle spallate lì dentro. Se ti capitano due situazioni devi essere bravo a fare due gol, non a fartene capitare 4-5 o 6". In quella Juve, con quella faccia lì, ci deve essere Vlahovic... "Ma sì, lei lo fa per una questione di cominciare un conflitto con Vlahovic-contratto-non contratto... E' chiaro che poi Vlahovic deve rientrare dentro... la società per quello che so io ha tentato di fare e di avere un contatto di questo genere e ci riproverà perchè questo mi dicono e io dei miei direttori mi fido. E' chiaro che lui un calciatore di quelli che ha questo livello di qualità che ci vuole per andare a spostare le cose, a fare qualche spallata anche, non soltanto con il tocco morbido, con il colpo di tacco il colpo d'esterno, grazie".
  9. Pini Zahavi, agente tra gli altri di Robert Lewandowski, è stato nelle ultime ore in Italia, dove ha tenuto incontri con vari club. Tra questi anche la Juventus: le due parti si conoscono bene, e hanno affrontato vari temi in una panoramica generale sugli assistiti dell'agente. Tra questi c'è, ovviamente, anche l'attaccante del Barcellona. Il club bianconero ha grande rispetto e stima verso il campione polacco e lo considera chiaramente un giocatore di altissimo profilo. Ciò nonostante, al momento, non ci risulta che la Juventus abbia approfondito il discorso, né che sia pronta ad entrare in corsa per lui - sia per ragioni di età che per aspettative economiche. Di Marzio
  10. Dopo anni molto importanti, il difensore del Manchester City Nathan Akè ha trovato meno minutaggio quest'anno. Una situazione che potrebbe essere importante per il giocatore in vista della convocazione del giocatore con l’Olanda al Mondiale. Secondo la testata olandese Voetball International, il giocatore vedrebbe di buon occhio un approdo in Serie A. Oltre al Milan, che lo ha già cercato nelle ultime ore dello scorso mercato estivo e anche in quello invernale, ci sarebbero altre importanti realtà come la Juventus e la Roma. La sua valutazione è tra i 10 e i 15 milioni di euro, una cifra comunque molto importante per un giocatore sopra i 30 anni. Non è da escludere nemmeno un ritorno in patria anche se l’opzione del Psv sembra essere meno in auge rispetto a prima. Il possibile arrivo di Akè potrebbe essere molto importante per i tre top club italiani. La Juventus è alla ricerca di un difensore di esperienza con Gatti che sembra destinato all’addio, stesso discorso per il Milan che è desidera un giocatore di fama internazionale da mettere insieme a Pavlovic. Il panorama del calciomercato internazionale si accende con un’indiscrezione che potrebbe cambiare gli equilibri della Serie A: l’interesse per Nathan Aké. Il difensore olandese che milita nel City di Pep Guardiola, è finito prepotentemente nei radar dei top club italiani, con un'indiscrezione proveniente dall'Olanda che lega il profilo di Aké alla Juventus a un possibile approdo sotto la guida di Luciano Spalletti. In un calcio sempre più fluido, un giocatore con le sue caratteristiche rappresenta una vera e propria minaccia tattica per gli avversari.
  11. Il destino di Tijjani Reijnders potrebbe riportarlo nuovamente in Italia: la Juventus sta monitorando con attenzione la situazione del centrocampista olandese del Manchester City. Dopo il trasferimento multimilionario della scorsa estate per una cifra vicina da 70 milioni di euro bonus compresi, il calciatore ha visto ridursi drasticamente il minutaggio da parte di Guardiola, alimentando le voci di un clamoroso ritorno in Serie A. L'ex perno del Milan ha subito un crollo nelle gerarchie del tecnico catalano a partire da febbraio. I numeri descrivono una crisi evidente: sei panchine nelle ultime nove partite di Premier League e un minutaggio ridotto ai minimi termini da aprile in poi. Secondo i media inglesi questa mancanza di continuità ha messo in allerta i top club della Serie A, con la Juventus in prima fila. Perché la Juventus pensa a Reijnders? Spalletti cerca profili che non abbiano bisogno di tempi d'inserimento e il passato rossonero di Reijnders rappresenta una garanzia tecnica e tattica per i dirigenti bianconeri. Tuttavia, l'operazione resta complessa sotto il profilo finanziario, considerati i costi, a meno che gli inglesi non aprissero a scambi o formule in prestito. Dal canto suo, il Manchester City non ha ancora preso una decisione definitiva: se da un lato il giocatore cerca spazio, dall'altro la possibile partenza di Bernardo Silva a fine contratto (che interessa sempre alla Juve) potrebbe riaprire le porte della titolarità per l'olandese nella prossima stagione. Quel che filtra è una certa resistenza da parte dei Citizens nel lasciar partire il giocatore dopo un solo anno. La situazione resta in divenire e dipenderà molto dal finale di stagione e dalla volontà del calciatore di accettare un ruolo da comprimario o forzare la mano per tornare protagonista in Serie A. La Juventus resta alla finestra. Sportmediaset
  12. Stiller è tra gli obiettivi estivi della Juventus che punta a rinnovare la rosa da mettere a disposizione di Spalletti. Sul centrocampista dello Stoccarda ci sono anche Chelsea, Manchester United e Real Madrid. Ancora nessun contatto ufficiale tra i club, ma i tedeschi fanno trasparire che ascolteranno solo offerte importanti, a partire da 50 milioni BILD La Juventus ha avuto un incontro conoscitivo con gli agenti di Angelo Stiller, centrocampista dello Stoccarda e della nazionale tedesca. Quarantotto presenze in tutte le competizioni, due gol e dieci assist, è uno dei registi più interessanti della Bundesliga e ha due valutazioni. La prima è fatta dal club, perché l'intenzione è di non ascoltare proposte ttoso i 50 milioni di euro - meglio 60 - ma c'è la seconda valutazione che è dichiarata sul contratto depositato: 36,5 milioni di clausola, decisamente più abbordabile. Non è dato sapere se, dietro il pagamento di una penale, sia possibile cancellarla ma questo potrebbe essere un tema di discussione più avanti. La Juve ha preso informazioni e non ci sarebbe un grande problema sull'ingaggio, quanto più sulla volatilità del proprio ingresso nell'Europa che conta. CdS
  13. Un mercato ambizioso, con o senza Champions League. Damien Comolli, ad della Juventus, con queste parole anticipa il tenore della prossima campagna trasferimenti dei bianconeri, che sarà importante, a prescindere dalla qualificazione o meno alla prossima Champions, traguardo per il quale in questo momento la Juve è ben posizionata, ma non ancora sicura. A quattro giornate dal termine del campionato, la squadra di Luciano Spalletti è quarta in classifica, con un vantaggio di 3 punti su Como e Roma. Per il mercato in entrata, in questa fase la Juventus si sta concentrando soprattutto sui parametri zero, con l'obiettivo di aumentare la qualità e l'esperienza della rosa. E quindi via libera alla caccia a profili come Robert Lewandowski e Bernardo Silva, entrambi in scadenza a giugno rispettivamente con Barcellona e Manchester City, senza dimenticare Alisson, il cui contratto con il Liverpool scadrà nel giugno del 2027. Per quanto riguarda il mercato in uscita, invece, durante la prossima sessione potrebbero essere tanti i calciatori in partenza dalla Continassa. Patiamo dagli intoccabili, che non sono tantissimi: in difesa, abbiamo Pierre Kalulu, Andrea Cambiaso e, forse, Gleison Bremer; a centrocampo, Manuel Locatelli, Khephren Thuram e Weston McKennie; in attacco, Kenan Yildiz, Francisco Conceicao e Jeremie Boga.Tutti gli altri, chi per un motivo e chi per un altro, sono in discussione. Analizziamo la situazione reparto per reparto. PORTIERI Il terzo portiere, Carlo Pinsoglio, ha rinnovato fino al 2027 e con tutta probabilità resterà. Non ci sono certezze, invece, per Michele Di Gregorio (scadenze nel 2029) e per Mattia Perin (scadenza nel 2027). Non è un mistero che la Juve stia cercando di regalare Alisson a Spalletti, un'operazione che, se dovesse andare in porto, porterebbe quasi automaticamente alla cessione di almeno uno fra Di Gregorio e Perin, se non di entrambi. DIFENSORI In difesa, a parte Kalulu, Cambiaso e, forse, Bremer, tutti gli altri sono più o meno a rischio. Partendo dal punto fermo, quasi irrinunciabile per Spalletti, della difesa a quattro, le 'coppie', o i 'terzetti', fra titolari e riserve, potrebbero essere questi: a destra Kalulu/Holm, sul centro destra Bremer/Gatti/Ordonez (per il quale la Juve è ben posizionata), sul centrosinistra Kelly/Cabal, e sulla sinistra Cambiaso/Cabal/McKennie. Fra i centrali, a destra l'eventuale arrivo di Ordonez creerebbe una sovrabbondanza, portando probabilmente alla cessione di uno fra Bremer e Gatti. E' molto più probabile che a partire possa essere l'italiano, ma occhio alle ultime dichiarazioni del brasiliano: "Ho 29 anni, non ho ancora tanto tempo e voglio vincere. È quello che ti rende un campione". Vincere alla Juve o in una piazza che in questo momento sia già vincente? Molto, come sempre, dipenderà dal tenore dell'eventuale offerta, sia a livello di ingaggio, per il giocatore, che di cartellino, per il club. A sinistra, i titolari sono Kelly (centro-sinistra) e Cambiaso (terzino sinistro), con Cabal come jolly difensivo pronto a fare entrambi i ruoli, e McKennie super jolly fra esterni di difesa, centrocampo ed esterni d'attacco. E' lampante che manchino sia un centrale di piede sinistro che possa fare il titolare, con Kelly come riserva, e un terzino sinistro di ruolo che possa alternarsi con Cambiaso. Per il primo profilo, l'idea della Juve sarebbe Marcos Senesi, classe 1997 argentino del Bournemouth in scadenza di contratto a giugno, che però piace a mezza Europa e non è facile da raggiungere. Per il secondo profilo, il nome potrebbe essere quello di Leonardo Spinazzola, 33enne ex Juve in scadenza di contratto con il Napoli a giugno. In sintesi, nel reparto difensivo, sono tanti i giocatori a rischio: Holm (convince Spalletti ma è ancora da definire il suo riscatto dal Bologna), Kelly (Spalletti lo apprezza, ma lo vede più come rincalzo che come titolare) e Cabal (vale lo stesso discorso). E poi, per i motivi spiegati, uno fra Gatti e Bremer. CENTROCAMPISTI Sicuri della conferma solo gli intoccabili Locatelli, Thuram e McKennie. Si accettano offerte, invece, per Teun Koopmeiners, Vasilije Adzic, Filip Kostic e Fabio Miretti. Si tratta, naturalmente, di situazioni molto diverse fra loro. Mentre per Adzic e Miretti si può ipotizzare una soluzione in prestito, soprattutto per il montenegrino, e mentre Kostic è in scadenza di contratto, un capitolo a parte merita il caso di Teun Koopmeiners. Il super acquisto da 61 milioni dell'estate del 2024 è ormai una riserva della Juventus, e sia il club che il giocatore, dopo due deludenti stagioni, sono pronti ad ascoltare eventuali offerte. Il problema per la Juve, con Koopmeiners, è quello di evitare una minusvalenza. La Juventus per poter vendere Koopmeiners la prossima estate vuole un trasferimento a titolo definitivo o un prestito con obbligo di riscatto. E non può permettersi di centrare una minusvalenza: come da comunicato ufficiale l'olandese è stato acquistato "a fronte di un corrispettivo di € 51,3 milioni, pagabili in quattro esercizi, oltre ad oneri accessori pari a € 3,4 milioni". Considerando che l'ex Az Alkmaar ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2029, la cifra a bilancio per il club bianconero è di 10,9 milioni di euro annui. Tradotto, durante il prossimo mercato serviranno 32,9 milioni per evitare una minusvalenza. Una cifra che, ad oggi, è molto difficile ipotizzare che qualcuno possa spendere, nonostante a gennaio ci sia stato qualche timido interesse dalla Turchia e dall'Arabia Saudita. ATTACCANTI Sicuri del posto gli intoccabili Yildiz e Conceicao, con Boga destinato con tutta probabilità a essere riscattato e Jonathan David in bilico, l'attenzione in chiave partenze si concentra soprattutto su tre nomi: Arek Milik, Dusan Vlahovic, Edon Zhegrova e Lois Openda. Milik è in scadenza di contratto nel 2027 e alle prese con l'ennesimo infortunio. L'unica soluzione percorribile, per una sua partenza, sembra essere quella di una cessione in prestito gratuito, in modo che il club interessato debba accollarsi solo l'ingaggio del classe 1994. La situazione relativa a Vlahovic è fin troppo nota: in scadenza di contratto con la Juventus a giugno, il classe 2000 serbo è impegnato in una lunga e complessa trattativa per il rinnovo del suo contratto con la società bianconera, che intanto si guarda anche intorno per altri attaccanti (Lewandowski in primis). La volontà di entrambe le parti di continuare è comune, ma manca ancora un accordo sull'ingaggio (offerta della Juve 6 milioni, richiesta del giocatore 8 milioni) e sulla durata del contratto (accordo ponte di una o due stagioni o contratto a lunga scadenza?). La situazione più complicata è quella che riguarda Zhegrova, un caso che per certi aspetti ricorda quello di Koopmeiners, seppur con cifre diverse. Ad accomunare i due giocatori, c'è la delusione per il rendimento e la riflessione in corso della Juventus circa il loro futuro. Zhegrova ha chiesto ai suoi agenti di attendere prima di valutare eventuali offerte: l’obiettivo è guadagnarsi spazio e dimostrare di poter essere parte integrante della Juventus del futuro. E' per questo che occasioni come quella che l'esterno d'attacco bianconero ha avuto a disposizione sia contro il Bologna che contro il Milan non andrebbero sprecate, al netto della difficoltà a dare il meglio, a dare tutto, nei pochi minuti che gli vengono concessi. Per evitare una minusvalenza, la Juventus dovrebbe riuscire a cedere Zhegrova per una cifra non inferiore a 11 milioni e 400 mila euro. Il club sta riflettendo, e non mancano le perplessità sulla personalità del giocatore, e sulle sue scelte in campo nel tipo di giocata da fare in un determinato momento, più che sulle sue indiscutibili qualità tecniche. Le occasioni per Zhegrova da qui al termine della stagione non saranno tante, spetterà a lui giocarsele bene. Poi arriverà il momento delle scelte, sue e soprattutto del club. Per quanto riguarda David, non è esclusa una sua permanenza: fra gli acquisti della scorsa estate, è stato il meno deludente, e per di più a parametro zero. Il fatto che il canadese, in scadenza di contratto nel 2030, sia arrivato a costo zero, faciliterebbe una sua cessione, considerata la possibilità di una plusvalenza. E' più probabile però che David possa essere confermato, pur senza essere più considerato un titolare. Diverso invece il capitolo Openda, la delusione più grande di questa stagione, il più grosso errore di mercato dell'estate del 2025. Il problema per la Juventus ora è come uscirne, partendo dal fatto che la società bianconera ha già deciso di provare a cedere Openda. A oggi, la soluzione più probabile, e più percorribile, è quella di un prestito secco o di un prestito con diritto di riscatto. Se invece pensiamo all'eventualità di una cessione in prestito con obbligo di riscatto, o addirittura all'ipotesi di un'immediata cessione a titolo definitivo, le cose si complicano. Facciamo due conti. La Juventus per l'obbligo di riscatto ha speso 40,6 milioni di euro, che andranno ammortati in quattro anni, e il primo anno di ammortamento sarà il 2026-27. In altre parole, se la Juventus vendesse Openda la prossima estate, per evitare la minusvalenza dovrebbe cederlo ad almeno 40 milioni, mentre nell'estate del 2027 basterebbero 'solo' 30 milioni di euro. Considerato l'andamento della stagione di Openda, e le difficoltà che sta incontrando, pensare di venderlo a 40 milioni sembra un'impresa molto difficile, ai limiti dell'impossibile. Se invece disputasse una buona stagione 2026-27 in prestito, pensare a una cessione a 30 milioni fra un anno potrebbe anche non essere irragionevole calciomercato.com
  14. Tra l'interesse delle big di Premier per Conceicao e il rendimento praticamente da 0 in pagella di Zhegrova in questa stagione (né gol né assist), la Juventus riflette sulla composizione del reparto degli esterni offensivi nella prossima stagione. E ha un sogno, neanche troppo nascosto: Mason Greenwood. L'interesse bianconero per l'inglese risale ormai a oltre tre anni fa - i primi rumors sono del marzo del 2023 - ma ora sembra esserci un ritorno di fiamma. A tre giornate dal termine della Ligue 1, l'OM è sesto in classifica con 53 punti, a 4 lunghezze dalla coppia Lione-Lille, che si divide terzo e quarto posto. Il primo posto vale la qualificazione diretta alla fase campionato di Champions, il secondo garantisce l'accesso ai playoff. In ogni caso, un traguardo determinante per il Marsiglia, altrimenti costretto a fare sacrifici sul mercato. Ed è proprio su questo aspetto che la Juve fonda le sue speranze. Il prezzo non sarebbe certo "in saldo" - si parte da una valutazione di 50 milioni, anche perché una percentuale importante della rivendita spetta allo United -, ma i bianconeri possono contare su ottimi rapporti con l'OM, cui la scorsa estate è stato ceduto Weah. La Juve, per arrivare a Greenwood, potrebbe poi giocarsi la carta Zhegrova: l'esterno kosovaro piacerebbe molto all'OM, e potrebbe essere offerto dai bianconeri come contropartita tecnica per abbassare il prezzo del cartellino del calciatore ex United. Nelle prossime settimane se ne saprà certamente di più, ma la pista che porta a Greenwood sembra, quantomeno, da continuare a monitorare. GdS
  15. Il Bayern Monaco ha già annunciato che non riscatterà Nicolas Jackson a giugno dal Chelsea. I bavaresi si sono messi quindi a caccia di un nuovo bomber che possa diventare il vice Kane. Un nome che piace molto al ds Max Eberl è quello di Dusan Vlahovic, in scadenza con la Juventus il prossimo giugno. Sportmediaset
  16. Quando si rispolvera il passato bianconero, le lacrime escono facilmente, soprattutto se tra li clip emergono le giocate di Pogba, ora in cerco di riscatto al Monaco. Una delle più grandi operazioni di mercato della storia della Vecchia Signora: un giovanissimo diventato campione e che ha vinto da protagonista anche un Mondiale con la Francia. Il suo ritorno a casa non è andato nei migliori dei modi nel 2022, ma i ricordi del centrocampista nei confronti di Madama sono tutti posititivi. E lo ha confermato nell’intervista concessa al podcast Rio Ferdinand Presents di Rio Ferdinand. Tra aneddoti, riflessioni e qualche giudizio destinato a far discutere, il centrocampista francese ha aperto uno squarcio su alcuni momenti chiave del suo percorso. Il grande spogliatoio Juve Nel ripercorrere gli anni in bianconero, Pogba non ha nascosto l’impatto emotivo vissuto fin dal primo momento: "Lo spogliatoio della Juventus era pazzesco. Mi ricordo che durante la finale di Champions League contro il Barcellona ho pensato: questa squadra è incredibile. Un ricordo che restituisce il senso di un gruppo al culmine della sua forza, capace di arrivare fino all’ultimo atto della Champions League, perdendo proprio contro i blaugrana in una partita decisa anche dal mancato rigore concesso proprio per un fallo su Pogba, da parte di Dani Alves. Il francese nel corso dell'intervista ha svelato molti retroscena mai raccontati. Tra i passaggi più vividi dell’intervista c’è quello legato al primo incontro con Antonio Conte, raccontato come un momento quasi decisivo: "La Juve aveva appena vinto il campionato e prima di firmare ho incontrato segretamente Conte. Il modo in cui mi ha parlato, pazzesco. Mi ha messo a centrocampo con Asamoah, Vidal Marchisio. Mi ha chiesto: 'Pensi di poter giocare qui?' Io ho pensato: “Sì”, lui mi ha detto che era tutto". Poi il racconto si è fatto più tecnico e personale: "Mi piaceva il fuoco che mi dava, mi metteva grinta. Ho iniziato ad allenarmi e stavo in panchina e tribuna, il calcio era diverso. Dopo la partita contro il Chelsea mi ha chiesto se fossi pronto. Poi quando sono entrato e ho segnato il gol contro il Napoli, è cambiato tutto. Lui mi ha fatto giocare di più, all’inizio giocavo da 6, poi mi ha spostato più avanti". Gli insegnamenti di Pirlo e Chiellini Pogba ha giocato con tanti campioni, che durante l'intervista ha ricordato con piacere: "Pirlo è come una Rolls Royce. Puoi solo imparare da uno come lui". Poi ha aggiunto: "Mi sentivo molto a mio agio alla Juventus, quando sbagliavo Pirlo e Chiellini mi dicevano di non preoccuparmi e di stare nella mia zona, ho imparato a stare al mio posto. A fare gli scatti giusti, quindi questo mi ha aiutato a imparare. Loro controllavano la partita, quando hai giocatori così è più semplice. Pirlo raramente commentava degli errori, una volta ha perso due palloni pericolosi e continuava a chiedermi la palla. Mi è piaciuto giocare con Pirlo, Vidal, Marchisio ma anche con Matuidi". Un altro tema al centro dell'intervista è stato il modo di allenarsi in Serie A rispetto alla Premier: "Alla Juventus ogni settimana si allenava la tattica così ogni giocatore sapeva esattamente cosa fare. Undici contro zero e lo facevamo quasi tutti i giorni. Mourinho invece ci faceva allenare in maniera opposta, dovevi risparmiarti in allenamento per dare tutto in partita". Due approcci opposti, due visioni del calcio che hanno segnato tappe diverse della sua carriera Tuttosport
  17. Giorgio Chiellini spiega come mai la Juventus ha deciso di costruire il futuro a partire da Luciano Spalletti, che recentemente ha rinnovato il contratto: "Sono sempre stato convinto che potesse essere la nostra guida per il prossimo futuro, sa come alzare pressione e responsabilità o quando bisogna abbassarla. Questo fa parte delle caratteristiche dei grandi allenatori". Fiducia anche nella squadra: "Abbiamo un gruppo di persone responsabili ancora prima che bravi calciatori, il gruppo sta crescendo e si è visto durante la stagione". Chiellini: "Juve, il tempo non è infinito" Il Director of Football Strategy bianconero, parlando a Dazn, sa che il tempo per tornare vincenti non può essere infinito: "I progetti a lungo termine non esistono, in mezzo ci sono obiettivi che non devi mancare se no tutto ciò che hai pianificato non arriva. La Juve è una società perfetta anche quando le cose vanno male, ci sono stati tanti cambiamenti, non era facile tenere la barra dritta e ci sono ancora un po’ di cose da sistemare ma anche una base da cui ripartire per tornare a competere. Quest'anno nelle difficoltà si sono visti anche gli uomini". Così su Yildiz: "Due anni fa non era il giocatore che è adesso e probabilmente tra due anni sarà ancora a un livello superiore, ha ancora ampi margini di miglioramento". Perché Ibrahimovic è stato il miglior nemico di Chiellini? Si passa a Milan-Juve, in particolare da quello che Chiellini definisce il suo 'miglior nemico': "Ho sempre considerato Ibrahimovic un fuoriclasse. È stato il mio “nemico” perché ha giocato sempre nelle squadre dove la rivalità era maggiore; è diventato un po’ anche un banco di prova per me come difensore. Il mio “migliore” perché abbiamo un buon rapporto, la stima è reciproca". Chiellini dà ragione ad Allegri Così sui rossoneri: "Il Milan ha fatto un buon campionato, ha fatto sognare di poter stare dietro all’Inter. Personalmente ho creduto a quello che ha sempre detto Max, che l’obiettivo vero fosse la Champions League. Se poi l’Inter avesse perso tre o quattro partite in più, come è successo l’anno scorso, magari il Milan sarebbe anche potuto rientrare". Sportmediaset
  18. L'ex centrocampista della Juventus Claudio Marchisio ha concesso una lunga intervista nel salotto di Giorgia's Secret condotto da Giorgia Rossi su Dazn. Queste le sue parole: PRINCIPINO “Ho sorriso, mi è andata bene, ci sono soprannomi peggiori. Me lo diede Federico Balzaretti negli spogliatoi, io ero della primavera aggregato alla prima squadra. Arrivavo al campo in camicia o vestito elegante, sono sempre stato così, alle elementari già andavo a scuola in camicia. Vengo visto come perfetto? È il mio carattere. Questo soprannome va separato: sono elegante e gentile anche in campo, ma mi toglievo l’abito senza pallone. Quando rincorrevo l’avversario mi sporcavo ben volentieri. Nei gesti tecnici però ero pulito. Sono sempre stato un po’ vanitoso fin da bambino" ESSERE PERSONAGGIO “Quando sei un professionista e hai i riflettori addosso non è semplice uscire dal personaggio. Le persone ti vedono come quello in campo, si aspettano che fuori tu non sia diverso”. “Mi è pesato per la mia famiglia perchè vive in un contesto sempre con gli occhi addosso, anche quando vai ad una festa e vuoi lasciarti andare se hai una birra o un calice di vino in mano stai per bere e ti guardi attorno per vedere chi ti sta osservando”. ANEDDOTO SU PIRLO “Pirlo è davvero simpatico, in campo sembrava non sentire mai la pressione ma era sempre quello con la battuta pronta. Lui sentiva tutto e faceva battute taglienti ma molto divertenti”. ESSERE UNA BANDIERA “Non è stato semplice capirlo, sono nato a Torino e ho fatto tutto il settore giovanile, poi ho fatto il raccattapalle, mi sentivo un tifoso nella Juventus. Una volta Alex Sandro aveva letto la mia storia del bambino cresciuto e mi ha chiesto se non avessi voglia di cambiare, aria diversa, ambiente diverso, ma per me era naturale, io trovavo sempre la forza e l’energia di meritare quel sogno. Era una responsabilità per me e per i tifosi, l’avevo voluta così tanto”. “Bandiera non vuol dire che stai tantissimi anni in una società ma è quello che dai realmente nel quotidiano. Io uso come esempio Tevez che è rimasto poco ma è stato una bandiera: come compagno di squadra, mi sentivo anche tifoso e vedendolo come si comportava. Bandiera lo può diventare chiunque”. IL RETROSCENA DYBALA “Dopo la finale di Champions a Berlino tornavamo e con noi viaggiava Dybala che sarebbe stato il nuovo acquisto, ci guardava un po’ spaventato. Io sono andato da lui a dargli il benvenuto e gli ho detto che era vero avevamo perso ma ci avremmo riprovato l’anno dopo”. CRISTIANO RONALDO “Se i giovani devono osservare un grande professionista quello è Cristiano Ronaldo. Devi avere una forza mentale enorme per fare quello che fa lui. Mi colpisce la continuità nel quotidiano, nell’allenamento ma anche nel tempo libero”. OLTRE IL CALCIO “Giochiamo a calcio da quando abbiamo 5/6 anni, finchè non arriva il momento di smettere. A 27 anni io aprì la mia prima agenzia di comunicazione e marketing quindi finivo allenamento e andavo in ufficio. Mi mancherà per sempre il campo, anche ora che vado a bordo campo guardo il riscaldamento dei calciatori e penso che vorrei mettermi gli scarpini e correre con loro”. RIMPIANTI “Rimpianto più grande? Almeno una delle due Champions l’avrei voluta vincere. Sono cicatrici che rimangono, ancora oggi mi riguardo la partita intera e mi chiedo se avrei potuto fare di meglio”. ANTONIO CONTE “Chiesi a Conte l’anno del primo Scudetto quando ci fu la standing ovation di Del Piero. Io volevo diventare come lui. Ero in panchina quella partita e chiesi a Conte se potessi subentrare ad Alex e invece poi per questioni tattiche non andò in porto”. “Una volta eravamo a Miami in tournèe, Conte ci ha dato la serata libera ma dovevamo tornare ad un certo orario. La mattina quando suona la sveglia io e Vidal arriviamo in ritardo. Io ero terrorizzato perchè il mister me l’avrebbe fatta pagare. Arturo invece rideva. Quello è il giorno in c’è gente che è stata male: ci ha fatto correre fino a vomitare. Arturo continuava a correre ininterrottamente”. DEL PIERO IN DIRIGENZA “Mi sorprende non vedere Del Piero oggi in società, per la persona che è e per quello che potrebbe dare”. “Claudio Marchisio nella Juventus? Perchè no? Vediamo”. SPALLETTI E LA JUVENTUS “Spalletti è arrivato in un momento difficile, a livello di storico la Juventus non ha mai cambiato allenatore così presto in stagione. La sua mano si è vista. Non basta a volte quello. Da qui a fine anno mi auguro che la Juve torni in Champions e che in estate con Spalletti si costruisca qualcosa di solido per essere seri, competitivi e credibili”. “Mancano giocatori forti. Non va confuso il fatto che indossino una maglia importante. Per costruire una squadra forte ci vogliono soldi ma bisogna saperli spendere”. ANDREA AGNELLI “Io e Andrea Agnelli ci sentiamo settimanalmente, ultimamente ci siamo sentiti dopo alcune sconfitte ma solo per riparlare delle vittorie passate”. “A lui la Juventus penso che mancherà sempre”.
  19. Lo Juventus Summer Tour powered by Jeep porterà la Juventus in Australia, offrendo ai tifosi un posto in prima fila per vedere i loro amati Bianconeri nel calcio d’élite. Perth ospiterà due partite di rilievo che faranno parte del programma internazionale della pre-season del Club. Nell’ambito di Calcio Italiano, il Festival italiano del calcio, la Juventus accenderà i riflettori dell’Optus Stadium con due serate di alto profilo in una delle città sportive più appassionate d’Australia. Le partite sono in programma per sabato 8 agosto contro l’Inter e martedì 11 agosto contro il Palermo, trasformando Perth in un vero punto d’incontro per la cultura del calcio italiano. Oltre al campo, i sostenitori potranno aspettarsi esperienze dedicate ai fan e momenti con la comunità pensati per celebrare il gioco e avvicinare ancora di più la Juventus ai tifosi di tutta la regione. Questo tour si inserisce inoltre nel solco del consolidato impegno della Juventus verso la propria community internazionale, con iniziative insieme agli Juventus Official Fan Clubs e alle Juventus Academies della regione. In Australia, la rete degli Juventus Official Fan Clubs conta 3 club, contribuendo ad amplificare localmente l’identità del Club e a far vivere la passione bianconera attraverso iniziative durante tutto l’anno. Anche la presenza della Juventus Academy continua a crescere, con tre Academy in Australia, inclusa una a Perth, e un legame costante con Torino, rafforzato dai programmi Training Experience e dall’annuale Academy World Cup ospitata ogni anno a Torino. Lo Juventus Summer Tour powered by Jeep è una piattaforma importante per coinvolgere i tifosi della Juventus, accelerando al contempo lo slancio commerciale del Club nella regione. Grazie a una maggiore visibilità e ad attivazioni personalizzate per i partner, il tour creerà momenti premium per il brand e sosterrà la crescita e la presenza regionale dei global partners del Club, tra cui Jeep, adidas, Cygames, EA Sports e WhiteBit. In definitiva, Perth è pronta a offrire più di due partite: sarà una celebrazione della community juventina in Australia. Dalle atmosfere del matchday alle iniziative dedicate ai tifosi, il Club continuerà a portare lo spirito bianconero più vicino ai sostenitori di tutta la regione, costruendo legami che dureranno ben oltre il fischio finale. Juventus.com
  20. «Se qualcuno vuole vendere, secondo le regole di mercato, noi possiamo comprare e non ritiriamo l’offerta», ha spiegato il manager del colosso delle stablecoin. «Riteniamo che la Juventus possa fare molto meglio e vorremmo contribuire a un cambiamento positivo, anche senza necessariamente controllarla interamente». Lo ha detto il CEO di Tether Paolo Ardoino, in una intervista rilasciata al quotidiano svizzero Il Corriere del Ticino. «Io e Giancarlo Devasini siamo grandi tifosi della Juventus, ma crediamo anche che oggi abbia un enorme potenziale inespresso: 200 milioni di fan nel mondo, molti nei mercati emergenti che noi serviamo con Tether – ha aggiunto -. Possiamo aiutare il club a interagire meglio con questi fan e portare tecnologie avanzate, al pari dei grandi big della tecnologia, dall’intelligenza artificiale all’analisi delle performance. Se qualcuno vuole vendere, secondo le regole di mercato – la Juventus è una società quotata in Borsa – noi possiamo comprare e non ritiriamo l’offerta. Riteniamo che la Juventus possa fare molto meglio e vorremmo contribuire a un cambiamento positivo, anche senza necessariamente controllarla interamente». Calcio e Finanza
  21. McKennie si racconta partendo dal suo nome: "Diciamo che... non so nemmeno se Weston sia un nome texano. Direi che penso di avere una personalità abbastanza unica e non mi capita spesso di incontrare altri di nome Weston. Sì, mi sento connesso a questo. Mi sento come se fossi... Non sono un tipo... Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista. Sento di aver conservato il mio lato bambino. Scherzo, mi godo la vita e penso di essere molto simile alla maggior parte delle persone comuni. Credo sia questo a rendermi un po' diverso. Mi godo la vita perché amo il calcio... ma sono soltanto un calciatore. Amo la musica, il golf, ho dei cani e cerco di non limitare la mia vita soltanto al calcio. Quando finisco gli allenamenti smetto di pensare al calcio e mi dedico alla mia vita. Le mie più grandi passioni oltre al calcio? Probabilmente il golf, mi piace giocarci. Provo a giocarci, uso spesso il simulatore che ho a casa, così posso giocare in qualsiasi momento, quando voglio. Non lo seguo spesso perché non guardo sport in generale. Preferisco semplicemente giocarlo". Sul momento più difficile il centrocampista della Juve ne indica uno in particolare: "Direi quando mi sono rotto il piede e non ero in grado di camminare, giocare a calcio e in quel momento ho capito quanto erano importanti le cose che facevo al di fuori del calcio, avere una vita oltre al calcio. Perché se vivessi solo di calcio e non potessi più praticarlo, che fine farei? In quel momento hai mille pensieri. In quella situazione mi sono sentito debole. Come ho reagito? Stavo facendo una buona stagione, stavo andando bene e poi sono rientrato dopo tre mesi, all'ultima di campionato. D'estate sarei dovuto andare con la nazionale, quindi ero un po' disorientato. Cercavo di rimettermi al pari con gli altri, ma il campionato era finito e non avevo modo di allenarmi con la squadra. È stato devastante, ma allo stesso tempo ho potuto godermi anche altre cose". Poi l'argomento si sposta sui fattori esterni e quanto possono influire nella sua vita: "La forza e la salute mentale di un calciatore, o di un atleta in generale e di chiunque si trovi in un ambiente competitivo, devi imparare a non farti condizionare da molte cose. Quindi penso di avere un vantaggio non seguendo molto il calcio, a meno che non stia giocando o riguardi la mia squadra. Non guardo molto sport e non presto molta attenzione ai social e a tutto il resto. Penso che anche questa cosa mi aiuti molto. Ma per un calciatore che vive molto di questo dico di non concentrarsi su quello ma su ciò che si può controllare". McKennie parla della sua famiglia: "Era piuttosto bello, perché da bambino pensavi 'oh, mio padre è un militare' e pensi a tutto quello che fanno. Ma alla fine ha aiutato molto me e la mia famiglia perché ci ha permesso di vivere esperienze diverse. Se mio padre non fosse stato nell'esercito non saremmo andati in Germania e non avrei mai iniziato a giocare a calcio. Non avrei avuto la carriera che ho avuto. Le cose succedono per una ragione. Avere un padre nell'esercito era bello, anche se a volte era via per lunghi periodi. Mia madre gestiva la casa. Quando lui era via mancava a tutti noi. Ogni volta che tornava, appena poteva, era divertente. Mia madre, invece, ha lavorato un po' per il Governo. Lavorava come dentista. Mio fratello è un pompiere e mia sorella una medium, è in grado di comunicare con il mondo spirituale, come quando ti fai leggere le carte per esempio. Lo ha fatto per uno dei miei compagni di nazionale e ha detto: 'È pazzesco'. È stata un'esperienza incredibile. La mia famiglia è tutto per me. Ognungo ha avuto un ruolo diverso nella mia vita. Mia madre mi portava sempre agli allenamenti. Faceva avanti e indietro dai campi, mi portava a quelli da football e da calcio. Mio padre ci ha insegnato la disciplina, assicurandosi che restassimo sulla strada giusta, guardandoci e sostenendoci. Mio fratello mi portava sempre con lui, ovunque andasse, anche quando usciva con i suoi amici. Mia sorella è come se fosse un 'fratello orso' perché è iperprotettiva con me e mio fratello. Ci chiede sempre: 'Cosa sta succedendo? Devo prendere un aereo e venire lì?'". Sugli insegnamenti più importanti della famiglia: "L'insegnamento più importante che mi hanno dato è quello di divertirmi, questa è l'unica cosa che mi hanno sempre detto. Perché quando non ti diverti più vuol dire che non hai più passione per quello cosa che stai facendo. Questa è una cosa fondamentale per me. Ogni volta che andavo alle partite di calcio, o di football americano, volevano che dessi il meglio di me ma anche di divertirmi". E sulla scelta tra calcio e football americano: "Sì non ero sicuro ma penso di aver preso quella decisione quando avevo undici anni. Io giocavo a entrambi. Quando sono tornato dalla Germania, a nove anni, li praticavo entrambi. Poi ho preso questa decisione insieme a mia mamma. Le ho detto che amavo il football al 99,8%, ma amavo il calcio al 99,9% e mi disse, dunque, che avevo già preso la mia decisione. Così mi sono concentrato soltanto sul calcio e ora sono qui. Otto gol in una partita? Sì, è vero, quando avevo sei anni. Quando ho iniziato a giocare per la squadra della mia città in Germania, l'Otterbach, il mio allenatore David Muller cercava sempre di darmi delle responsabilità perché vedeva qualcosa in me. Mi diceva sempre: 'Wes, sai di essere il migliore, hai delle responsabilità e devi assumertele', anche se avevo solo sei-sette anni e mi chiedevo cosa intendesse dire, io alla fine volevo soltanto giocare a calcio. E poi nella mia prima partita ho segnato otto gol". Weston poi parla del suo arrivo alla Juve e di cosa si prova a essere il primo americano in bianconero: "Non credo di rendermene conto di cosa significhi perché gioco in Europa da tanti anni. Penso me ne renderò conto a fine carriera di cosa voglia dire essere il primo americano a giocare qui. Qualcuno ha detto che la Juve fosse troppo per me? Ora non risponderei in nessun modo. Voglio dire, mi sembra che i fatti parlino da soli ed è possibile vedere ciò che ho fatto fino a ora. Non sono una persona meschina, ognuno ha le proprie opinioni e fa ciò che vuole. Sono più il tipo che reagisce a questi commenti lavorando a testa bassa per dimostrare il contrario e penso di esserci riuscito anno dopo anno". Sui valori McKennie spiega: "Quando ho firmato il contratto ho pensato: 'Wow'. Potrei vivere qui, da americano per dieci anni cioè un terzo della mia vita. È sicuramente qualcosa che quando la osservi da fuori, da un'altra prospettiva, riesci a elaborare meglio. Sono sicuro che quando hai mille pensieri per la testa, se fai un respiro profondo e cerchi di guardare alla tua vita con occhi diversi, da altre angolazioni, riesci a capire meglio come proseguire. Inoltre, le persone che ti stanno attorno, quelle che attrai e a volte non attrai quelle giuste, se fai un passo indietro e ti chiedi 'quali sono i miei valori? Cosa voglio diventare? Cosa voglio fare? Chi voglio intorno a me?', allora capisci chi realmente vuole che tu abbia successo. Penso che questa cosa tu possa farlo in ogni ambito della tua vita. Per me è molto importante stare con le persone che amo perché quando le cose vanno male sono quelle a cui ti appoggi, che ti supportano. Ti offrono una diversa prospettiva. Voglio dire, ci sono dei momenti in cui non gioco bene e sono molto autocritico. Sono molto severo con me stesso e a quel punto qualcuno di cui mi fido mi dice: 'Sì, non hai giocato bene ma sei stato bravo qui e qui'. Questo ti aiuta a uscire dalla tua testa e porre fine al piccolo malessere. Poi ogni volta che devi prendere delle decisioni, o quando vuoi rilassarti, quelle persone che emettono una buona energia e con cui ti senti a tuo agio diventano fondamentali" Poi il centrocampista bianconero prosegue: "La prima persona con cui parlo dopo una partita fatta male? Probabilmente con me stesso allo specchio (ride ndr). Mi dico: 'Ca**o'. A parte gli scherzi, parlo con me stesso in una sorta di dialogo interiore perché riavvolgo la partita nella mia testa e se non è andata bene cerco di visualizzare gli errori per capire dove poter fare meglio. Faccio lo stesso sempre, anche dopo una buona partita. Penso: 'Avrei potuto fare meglio questo o quello', ma se alla fine abbiamo vinto sono felice". Sul rapporto con Spalletti: "Ci vado d'accordo naturalmente. Ma penso che ogni calciatore abbia diversi bisogni o diverse aspettative da qualcuno. Ogni volta che lo vedo mi dà un senso di sicurezza. Quando ti rimprovera per qualcosa non lo fa in maniera cattiva, ma lo fa per farti migliorare. Ho avuto esperienze diverse con diversi allenatori e alcuni di loro ti mortificano. Invece Spalletti non so come faccia, forse è la sua personalità e ti fa pensare: 'Ha ragione, devo fare di più e migliorarmi'. Ha questo potere di saper attirare la tua attenzione, quando ti dice qualcosa ti viene voglia di ascoltarlo e di fare ciò che ti chiede, provare a seguire i consigli che ti dà perché ha esperienza, è saggio. Da quando è arrivato siamo stati in grado di divertirci giocando. Una cosa che ripeto sempre, quando la gente me lo chiede perché è il mio modo di pensare, perché per me la squadra e il suo successo è tutto, una cosa che lui dice sempre: 'Puoi dribblare quattro avversari e segnare e far felice una sola persona. Ma se ne dribbli una e la passi, il tuo compagno segnerà allora sarete felici in due. Quindi due è sempre meglio di uno'. E questo è qualcosa che sento molto mio perché nella posizione in cui gioco faccio gli stessi ragionamenti". Weston e le parole al miele per Spalletti: "Miglior allenatore avuto in carriera? Sì. Sarebbe troppo facile dire soltato che è stato il miglior allenatore che mi sia capitato, perchè con lui ho migliorato tanto le mie statistiche. Ma, direi che... il modo in cui gestisce una squadra lo renda un ottimo allenatore. Ci sono allenatori che hanno una mentalità e ti obbligano a seguirla e se non ce la fai sei fuori. Ma Spalletti cerca di capire le persone e si rapporta con loro in maniera differente per tirare fuori il meglio da ognuno. A volte deve urlare a qualcuno, altre volte basta una chiacchierata faccia a faccia. E questo penso sia molto importante, sa farlo molto bene. Mi sento molto vicino al suo modo di fare. Se perdo mi arrabbio perché non vorrei mai perdere ma il giorno dopo ti accorgi che non puoi cambiare il passato, quindi devi guardare avanti e vivere giorno per giorno. Quindi non c'è bisogno di essere sempre arrabbiati. Puoi sempre sorridere, scherzare e quando guardi indietro cercare di non commettere gli stessi errori" Gli ultimi temi riguardano Cristiano Ronaldo e com'è stato averlo come compagno di squadra: "È stato incredibile. Tutto quello che si sente su di lui, la sua professionalità... Da fuori, prima di incontrarlo, ho pensato: 'Wow, è tutto vero'. Tornavamo alle tre dalle partite e lui andava a farsi un bagno gelato invece di andare a casa. Se avevamo una partita difficile la mattina dopo era in palestra ad allenare tutto il corpo. È sicuramente qualcosa che avevo bisogno di vedere con i miei occhi per crederci. È stata un'esperienza interessante". Sui Mondiali negli Stati Uniti: "Penso sarà un'esperienza incredibile, non solo per me ma anche per i miei compagni di squadra. Giochiamo tutti in Europa, quindi ci sono tanti familiari e amici che spesso non possono venire a vederci giocare. Quindi giocare i Mondiali, la più grande competizione del mondo, e farlo in America permetterà a tutte le persone di venirci a vedere e sarà una cosa speciale". A chiudere dice per cosa vorrebbe essere ricordato se qualcuno dovesse pensare al suo nome: "Penso che vorrei essere ricordato come una brava persona, fedele a se stesso e ai propri valori e qualcuno che riesce a portare una buona energia a chi lo circonda".
  22. I prossimi giorni potrebbero essere decisivi per il rinnovo di Luciano Spalletti con la Juventus. Damien Comolli al momento è impegnato a Parigi con la European Football Clubs (EFC, ex ECA), associazione che rappresenta i club calcistici europei, ma a partire dal weekend l’allenatore e l'amministratore delegato bianconero potrebbero incontrarsi a Torino per definire i dettagli dell’accordo e formalizzare il contratto. La notizia del prolungamento di Spalletti è attesa quindi entro Pasqua (5 aprile) Sky Sport
  23. Un solo anno di contratto, con un’opzione per il 2028. Questa è la strada che, secondo Tuttosport, sta mettendo tutti d’accordo in casa Juve a proposito del futuro con Luciano Spalletti. Si legge: "La fumata bianca per il prolungamento del contratto è davvero agli sgoccioli: i dialoghi fitti delle ultime settimane hanno portato società e allenatore ad intendersi su tutto. A parole, certo, ma con un campionato da finire e un futuro da programmare è già qualcosa. Basterà per proseguire insieme e non è poco"
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