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  1. Il serbo è l'uomo per la Champions, che riporterebbe il centrocampo al massimo splendore raggiunto con Pogba. Per questo Marotta lavora sotto traccia e con pazienza per fare il colpaccio. Il recente acquisto di Emre Can, che con i suoi 80 kg distribuiti su 1,82 cm aggiunge fisicità a una mediana che nelle ultime tre stagioni ha perso due giocatori pesanti com Pogba e Vidal. Milinkovic con i suoi 1,91cm sarebbe la ciliegina su una torta già di altissima qualità. Il gigante serbo è alto come il francese e da quando è andato via lui la Juventus non ha più avuto al suo servizio a centrocampo un corazziere che superasse il metro e novanta. Il motivo per cui la Juve, nonostante la cifra folle sparata da Lotito (da una prima richiesta di 90 milioni più bonus sarebbe salito a 110 più il cartellino di Bentancur, di cui i bianconeri non intentono privarsi) e la difficoltà a trattare con il presidente della Lazio, -basti ricordare come è finita l'anno scorso con Keita- non ha rinunciato al favorito di Allegri è legato alla specialità del giocatore che porterebbe in dote i gol di Vidal e la classe di Pogba. E' il periodo della mediana stratosferica che la Juventus ha vissuto il suo momento d'oro quando aveva Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio. In particolare quando Allegri aveva trovato la formula giusta per far giocare insieme i magnifici quattro. La Juve oggi ha cambiato faccia e gioca con tre uomini in mezzo: Pjanic fa il regista, e Can, Khedira e Matuidi si contenderanno gli altri due posti da titolari. Già così è un centrocampo all'altezza migliore, con Milinkovic diventerebbe stratosferico. Per portarlo a Torino ci vorrà un'operazione lunga e complessa. Ma la Juve non si scoraggia. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. Può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e Higuain manda a referto il decimo gol del 2018 (oltre che il terzo assist consecutivo nelle ultime tre partite), che nessuno si accorga di Blaise Matuidi, tranne che in occasione del gol che chiude i giochi e relega i dieci minuti finali a puro garbage time. Eppure in una partita più complessa di quanto non dica il 2-0 finale (merito di quell’Atalanta che avrebbe dovuto scansarsi, ma non pretendiamo che chi proprio non vuole capire capisca dopo la nona W di fila in Serie A dall’inizio dell’anno, la dodicesima contando gli ultimi scampoli di 2017), in cui si è giostrato per il 49% del tempo effettivo a centrocampo e con la Juve che ha concentrato il 51% della sua produzione offensiva, il francese è stato un fattore tutt’altro che trascurabile: 94.6% di pass accuracy su 69 palloni giocati (e al netto di quella sanguinosa apertura che stava mandando in porta Ilicic, oltre che di qualche scelta troppo cervellotica in fase di ribaltamento dell’azione), quattro duelli aerei vinti, due contrasti e altrettanti intercetti a dimostrazione di un’ubiquità completa e totale sul terreno di gioco: Così come può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono, Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018 e Matuidi fa la differenza in tutto quel che resta facendosi notare solo al momento del gol, che detto gol appartenga, almeno al 50%, a Mattia De Sciglio, un altro di quelli che sta ricominciando a fare le cose per bene e in silenzio (nonostante di motivi per rimarcare ogni singola buona giocata ne avrebbe, eccome), compreso un cambio di campo a 60 metri, di estro e di sinistro, che mette Dybala e Higuain in condizioni di riesibirsi nel compañerismo già visto contro l’Udinese e a Matuidi di battere comodamente a rete. Poi, certo, continueremo a parlare di Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e di Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018. Ma questo campionato, che sembrava sfuggito via alle 19.58 di un sabato qualunque appena dieci giorni fa, è passato, passa e passera da queste cose. Che nessuno nota ma che sono importanti lo stesso. Anzi, forse più importanti. Di Claudia Pellecchia - juventibus.com
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