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bidescu

Giuseppe Galderisi

Post in rilievo

Giuseppe Galderisi, nasce a Salerno il 22 marzo del 1963, e cresce nella Juventus, realizzando quasi duecento goals nelle varie squadre. Proprio in bianconero esordisce in serie A, il 9 novembre 1980, Perugia-Juventus 0 a 0, che resterà l’unica presenza nella stagione; quindi sedici partite e sei reti, quasi tutte importanti, nei campionati 1981-82, 1982-83.

Galderisi è un uomo-goal, ha tutte le caratteristiche da attaccante puro; sa sacrificarsi in ritorni utili alla squadra, ma il suo occhio svelto è sempre rivolto alla porta avversaria.

Grosso, che lo ebbe a lungo con sé nella “Primavera” bianconera, dive di lui:

«Pochi minorenni nel nostro calcio hanno fatto capire subito che sarebbero diventati giocatori di primo piano. Agile, potente, capace di calciare indifferentemente di destro o di sinistro. Il suo tiro dai sedici metri è forte e preciso e, malgrado la statura, emerge in elevazione grazie alla sua scelta di tempo. Il suo ruolo iniziale era quello di mezza punta, ma è diventato uomo da area».

«I primi tempi», racconta “Nanu”, «sono stati molto duri. Sentivo terribilmente la nostalgia di casa; poi gli amici mi hanno aiutato e così, poco per volta, ho imparato ad abituarmi».

Un metro e settanta, 69 chili il suo peso forma, Galderisi non è certo piccolo, anche se il nomignolo affettuoso di “Nanu” se lo porta appresso come una etichetta. La sua forza sono lo scatto, la grinta, la voglia di combattere su ogni pallone: conquistarlo, difenderlo, calciarlo, possibilmente dove il portiere non può arrivarci.

Ricorda ancora con amarezza quando Boniperti gli disse che in bianconero non c’era posto per lui:

«Ci rimasi male, della Juventus mi resta comunque un bel ricordo, ma forse è stata la mia fortuna quella partenza. Ero chiuso da troppi campioni, avevo bisogno di libertà e soprattutto di giocare».

Per acquistarlo, ragazzino, dal Raito squadra di Vietri sul Mare, la Juventus aveva battuto la concorrenza di Napoli, Inter, Varese ed Atalanta. L’avevano visto già a Parma, dove la sua famiglia ha vissuto undici anni.

«Da pochi mesi eravamo tornati al Sud», ricorda, «quando la Juventus venne a prendermi. Il mio destino era al Nord, evidentemente».

Poi il Verona e lo scudetto da provinciale, quindi il passaggio dal ruolo di promessa a quello più impegnativo, ma senza dubbio più piacevole, di campione consacrato ed appetito, tanto da finire alla corte di Berlusconi. Dopo il Milan, inizia il suo girovagare, che lo porta alla Lazio, di nuovo al Verona, sempre con pochissimo costrutto, anche a causa di numerosi infortuni che ne limitano il rendimento. Trova pace e tranquillità a Padova, dove inanella diverse buone stagioni in serie B.

Nel 1986 “Nanu” è il centravanti titolare della nazionale di Bearzot al mondiale in Messico; capitato in una dimensione troppo grande per lui, naufraga miseramente, non aiutato, certamente, da una squadra che è solo la brutta copia di quella trionfante al “Bernabeu” quattro anni prima.

Ma la tripletta al Milan, soprattutto il goal su rimpallo con Collovati, ha la grandiosità dei classici: come Harpo che fuma la corda, il pasto di Chaplin ne “La febbre dell'oro” e l'inseguimento di “Ombre rosse” ed autorizza l’entrata di Galderisi nella storia bianconera.

 

Il ritratto di Massimo Burzio, su “Hurrà Juventus” del settembre 1988:

Gli “aficionados” del campo “Combi” lo sapevano. Quel ragazzino basso di statura, il fisico comunque ben costruito e due piedi magici, un giorno sarebbe arrivato in prima squadra. Era diventato il loro beniamino, lo chiamavano “Nanu”: una storpiatura in dialetto “piemont/meridionale” che voleva significare piccolo (e cioè “nana”) e giovane (e quindi “gagnu”) dal più stretto “slang” torinese. Era un soprannome che a seconda di come lo si intendesse poteva esser sia affettuoso, sia dispregiativo. Ebbene il ragazzino, il “Nanu”, diede ragione ai supporter più ottimisti e divenne Galderisi.

L’avventura del giocatorino in bianconero durò, ad alto livello, soltanto un triennio: poco o forse tantissimo per uno che a tutto sembrava votato, ma certamente non al calcio. Almeno a quello di alto livello. Ed invece “Beppe” Galderisi rimarrà nella storia juventina come uno degli artefici di due vittorie in campionato e di un trionfo in Coppa Italia.

C’è da dire, dunque, che per il “Nanu”» la sorte ha voluto qualcosa in più di quello che normalmente è dato avere a molte giovani promesse e cioè veri e propri sfracelli nelle giovanili e poca fortuna nel calcio che conta. E poco importa se ora Galderisi non è più quello d’un tempo, quasi che il risveglio dal sogno lo abbia reso più fragile e certamente meno bravo.

Quand’anche la carriera del “Nanu” si chiudesse domani, gli resterebbe comunque la gioia d’aver saputo vincere là dove voleva e cioè nella Juventus. Avere, insomma, conquistato i massimi traguardi proprio nella squadra che da ragazzino lo aveva fatto sognare e gioire.

In un calcio sempre più dominato dal business questo non è poco: forse potrebbe essere tutto quello che un professionista vero potrebbe chiedere alla sua carriera. Perché è importante l’ingaggio, il premio partita, ma lo è forse di più quell’intima soddisfazione che chiunque di chi non prova (e che Galderisi ha provato) quando riesce a fare le cose bene e nell’ambiente che più aggrada.

Nato a Salerno il 22 marzo del 1963 e presto trasferitosi con la famiglia al nord, Giuseppe Galderisi dopo l’intera trafila nelle squadre giovanili bianconere raggiunge la prima squadra nel campionato 1980-81. Al fisico brevilineo unisce un buon impianto muscolare ed una rapidità che lo fanno apprezzare sia sulla fascia sia al centro dell’attacco. Quello che la natura non gli ha dato in centimetri, Galderisi lo ottiene in coraggio, grinta ed inventiva. In più la simpatia, innata, immediatamente percepibile che si unisce ad una pulizia d’animo raramente riscontrabile in altri personaggi del pianeta calcio.

Bravo nel dribbling e nel palleggio con un tiro secco e bruciante, “Nanu” contribuisce nei suoi tre anni juventini alla conquista di due scudetti: 1981 e 1982 oltre alla Coppa Italia dell’83. In totale le presenze sono 32 (24 in campionato, 7 in Coppa Italia ed una europea) e le reti 7 (6 in campionato ed una in Coppa Italia).

Nell’estate del 1983 lascia la Juventus nell’ambito della trattativa che porterà in bianconero Penzo e Vignola e si accasa al Verona. Qui troverà in Osvaldo Bagnoli il tecnico più adatto alle sue caratteristiche così da raggiungere nuovamente ed inaspettatamente il traguardo dello scudetto. Se le qualità sono molte, infatti a Galderisi fa difetto ogni tanto il carattere: “l’allenatore papà” ma anche “padre padrone” Bagnoli riesce a far emergere il “Nanu” anche oltre ai limiti raggiunti nella Juve, quando con un Trapattoni super professionista le esitazioni e le malinconie personali avevano poco spazio sacrificate com’erano dalle necessità d’un collettivo che doveva vincere a tutti i costi.

Dopo il Verona il Milan, ed infine la Lazio dove Galderisi non ha certamente raccolto quanto poteva e doveva ottenere. In mezzo a questo peregrinare anche il mondiale messicano del 1986 con un totale di due presenze azzurre, che vanno sommate alla maglia della “Under 23” ed alle undici partite e dai goals della giovanile.

A ben guardare e meditare le cifre della carriera di Galderisi quasi si rischia di non poter dare un giudizio completo sul giocatore: tre scudetti non sono pochi, ma il resto ??? Il resto forse è un sogno: quello del ragazzino del “Combi” che un giorno volò in alto ed ora continua, un po’ più in basso, a cercare di liberarsi dal peso di ricordi che per un “giovane” di soli 25 anni sono certamente troppo pesanti.

 

«Galderisi», racconta Caminiti, «ebbe un momento di fortuna che oggi si potrebbe definire sfacciata; nell’esordio in Serie A dal 60’ in sostituzione di Marocchino, avvenuto a Perugia in un match senza goal, il 9 novembre 1980, le sue doti si erano potute appena intuire, doti di sveltezza innanzitutto. Poi il 14 febbraio 1982 giocò contro il Milan, e segnò i tre goals della sua vita, e Boniperti, cioè il più silenzioso presidente dell’intera storia del pallone, gli dedicò una frase, anzi un pensiero, ricco di una grande virtù: la generosità. Boniperti disse testualmente: “Questo Galderisi fa goal come Zoff para”. Erano i giorni in cui Zoff lustrava la sua gloria sempiterna e parve una profezia per la carriera più luminosa. Così fu in effetti, anche se di goals nella Juventus, dopo quei tre, non ne avrebbe segnati molti: il marchio, direbbe Angelo Caroli, rimane.

 

 

 

galderisi.jpg

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bravo...il galderisi era bravo...ma la juve aveva grossi campioni...............poi la favola del verona scudetto lo mise sull'altare del calcio italino al fianco di altri che nella storiacalcistica ebbero la loro ribalta solo in quell'anno!!

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