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JuventusFootballClub

Disperato bisogno di Juventus

Post in rilievo

1 ora fa, The pretender ha scritto:

Ancora con rifarsela con JE.... 

Dove lo trovi uno che spende tutti questi soldi?! Neanche Moratti arrivò a tanto..... 

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Infatti non potevi fare esempio più calzante: è il nuovo Moratti, un emerito incapace costretto a sborsare centinaia e centinaia di milioni per ripianare gli errori che compie

Se deve mettere tutti questi soldi è perché è lui che non è buono di scegliere i dirigenti ... Giuntoli e Comolli, giusto per fare due esempi, li ha scelti lui e lui li ha investiti del ruolo di factotum, e Giuntoli e Comolli non erano e non sono adatti per la Juventus, quindi hanno dilapidato centinaia di milioni con mercati disastrosi a cui poi il miserevole John Elkann è costretto a correre ai ripari buttando ulteriori soldi ... se fosse così bravo come lo dipingete, non avrebbe bisogno di mettere le toppe agli errori che fa: sceglierebbe un AD idoneo alla Juventus che non farebbe danni sul piano sportivo e finanziario ... quindi la favoletta del "dove lo trovi un altro che mette tutti questi soldi?" va ribaltata in "mette tutti questi soldi perché è un incapace" ... chi è causa del suo mal pianga sè stesso ma non dipingiamolo come un eroe perché mette i soldi, semmai diciamo che è meglio se si facesse da parte e il suo posto fosse preso da qualcuno di capace ... e questo vale non solo per la Juventus, ma per tutte le aziende di famiglia che ha ereditato visto che le sta distruggendo tutte

 

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12 ore fa, JuventusFootballClub ha scritto:

in quell'attimo ho capito di vivere un momento di enorme tristezza sportiva

Ti capisco fin troppo bene. Perché il punto non è “non vinciamo”.

La Juve ha perso anche in passato. Il punto è che oggi non la riconosci più. Guardi una partita e non senti niente. Nessuna aura, nessuna fame, nessuna arroganza sportiva. Solo una squadra che sembra chiedere scusa di esistere. Ed è questa la cosa più devastante per chi è cresciuto con l’idea che la Juventus dovesse entrare in campo per comandare, non per galleggiare.

 

Però sai una cosa? Io ho smesso di farmi divorare dalla depressione calcistica. Ho trovato il mio metodo di sopravvivenza: ridicolizzarli. Tutti. Senza rabbia isterica (almeno ci provo), senza insulti. Con quell’ironia amarissima che ormai è l’unica difesa possibile.

 

Perché obiettivamente siamo arrivati al punto in cui il vertice societario parla come un amministratore di condominio, i dirigenti sembrano scoprire il calcio ogni lunedì mattina, e in campo vedi giocatori che portano la maglia della Juve con la stessa partecipazione emotiva di chi deve fare una call alle 8 di lunedì mattina.

Gente che dopo un pareggio col Verona ti rilascia interviste con la faccia soddisfatta, come se avessero appena espugnato il Bernabeu. O che ti fa un balletto da bimbiminchia dopo aver segnato un gol.

 

E allora io me li immagino così: riunioni infinite per decidere se fare un passaggio in avanti, facce serissime per spiegare che “serve equilibrio”, video motivazionali con la musica epica… per poi fare un tiro in porta in novanta minuti contro una squadra che ha il terzino pagato in buoni pasto.

 

La verità è che questi non fanno arrabbiare: fanno folklore. Sono diventati una parodia inconsapevole della Juventus. E più cercano di raccontarti “il progetto”, più ti viene da chiedere se il progetto sia sabotare il concetto stesso di juventinità dall’interno.

 

Ma proprio qui, paradossalmente, io ritrovo un filo di orgoglio. Perché la Juventus vera non sono loro. Non è questa dirigenza spaesata, non sono queste facce svuotate, non sono prestazioni senz’anima. La Juventus è quella roba che ti hanno cucito addosso da bambino. È il rifiuto dell’alibi. È la pretesa di grandezza. È quella sensazione quasi arrogante che il pareggio sia una mezza sconfitta.

 

E quella roba lì non muore perché anni di gestione confusa e mediocrità travestita da prudenza hanno provato a spegnerla.

 

Passeranno anche questi. Passeranno i filosofi del “quarto posto importantissimo”, passeranno quelli che “bisogna dare tempo al tempo”, passeranno i professionisti della mediocrità elegante.

E quando la Juve tornerà davvero (perché storicamente torna sempre) io voglio esserci anche per ricordarmi quanto fosse profondo il deserto.

 

Nel frattempo? Li guardo per quello che sono diventati: interpreti temporanei e indegni di una storia infinitamente più grande di loro. E sinceramente, ridere amaramente di certe scene è molto più sano che lasciare che ti tolgano pure l’amore per quei colori.

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L'unica speranza di riavere un Juventus vincente come un tempo è la dipartita di Elkann! Il giorno che venderà la nostra Juve finirà questa agonia e torneremo più forti di prima. Speriamo che qualcuno lo convinca a vendere oppure un intervento divino che ce lo toglie di mezzo!

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13 ore fa, DoctorBianconero86 ha scritto:

Io invece sono sollevato.

Ho proprio bisogno di una bella pausa.

Fino ad agosto non voglio sentire parlare di partite della Juventus 

 

Tanto le altre partite come finali varie etc sono anni che non le guardo o se lo faccio mi limito a spezzoni.

 

 

Se vuoi una bella pausa davvero rigeneratrice, ti consiglio di evitare del tutto trasmissioni sportive e social, in quanto da qui all'inizio della nuova stagione, con l'Italia fuori dal Mondiale, si occuperanno principalmente di mercato, specie dopo la nostra deludente stagione (eufemismo) e quindi sarà un continuo dibattito tra opinionisti, giornalisti-tifosi o, molto più modestamente, partecipanti al forum, sull'opportunità di prendere Tizio piuttosto che Caio.
Quindi sostanzialmente, per il 90% abbondante dei casi, saranno dibattiti sul nulla.

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1 ora fa, Juventus_addicted ha scritto:

Ti capisco fin troppo bene. Perché il punto non è “non vinciamo”.

La Juve ha perso anche in passato. Il punto è che oggi non la riconosci più. Guardi una partita e non senti niente. Nessuna aura, nessuna fame, nessuna arroganza sportiva. Solo una squadra che sembra chiedere scusa di esistere. Ed è questa la cosa più devastante per chi è cresciuto con l’idea che la Juventus dovesse entrare in campo per comandare, non per galleggiare.

 

Però sai una cosa? Io ho smesso di farmi divorare dalla depressione calcistica. Ho trovato il mio metodo di sopravvivenza: ridicolizzarli. Tutti. Senza rabbia isterica (almeno ci provo), senza insulti. Con quell’ironia amarissima che ormai è l’unica difesa possibile.

 

Perché obiettivamente siamo arrivati al punto in cui il vertice societario parla come un amministratore di condominio, i dirigenti sembrano scoprire il calcio ogni lunedì mattina, e in campo vedi giocatori che portano la maglia della Juve con la stessa partecipazione emotiva di chi deve fare una call alle 8 di lunedì mattina.

Gente che dopo un pareggio col Verona ti rilascia interviste con la faccia soddisfatta, come se avessero appena espugnato il Bernabeu. O che ti fa un balletto da bimbiminchia dopo aver segnato un gol.

 

E allora io me li immagino così: riunioni infinite per decidere se fare un passaggio in avanti, facce serissime per spiegare che “serve equilibrio”, video motivazionali con la musica epica… per poi fare un tiro in porta in novanta minuti contro una squadra che ha il terzino pagato in buoni pasto.

 

La verità è che questi non fanno arrabbiare: fanno folklore. Sono diventati una parodia inconsapevole della Juventus. E più cercano di raccontarti “il progetto”, più ti viene da chiedere se il progetto sia sabotare il concetto stesso di juventinità dall’interno.

 

Ma proprio qui, paradossalmente, io ritrovo un filo di orgoglio. Perché la Juventus vera non sono loro. Non è questa dirigenza spaesata, non sono queste facce svuotate, non sono prestazioni senz’anima. La Juventus è quella roba che ti hanno cucito addosso da bambino. È il rifiuto dell’alibi. È la pretesa di grandezza. È quella sensazione quasi arrogante che il pareggio sia una mezza sconfitta.

 

E quella roba lì non muore perché anni di gestione confusa e mediocrità travestita da prudenza hanno provato a spegnerla.

 

Passeranno anche questi. Passeranno i filosofi del “quarto posto importantissimo”, passeranno quelli che “bisogna dare tempo al tempo”, passeranno i professionisti della mediocrità elegante.

E quando la Juve tornerà davvero (perché storicamente torna sempre) io voglio esserci anche per ricordarmi quanto fosse profondo il deserto.

 

Nel frattempo? Li guardo per quello che sono diventati: interpreti temporanei e indegni di una storia infinitamente più grande di loro. E sinceramente, ridere amaramente di certe scene è molto più sano che lasciare che ti tolgano pure l’amore per quei colori.

Capisco lo sconforto e ammetto che la fase dura da troppo tempo.

Però una cosa simile l'abbiamo già provata e mi riferisco all'epoca Cobolli Gigli-Blanc.

Anche in quel caso avevamo una dirigenza che di pallone ne sapeva quanto io posso saperne di Fisica nucleare. Avevamo ancora addosso le scorie di Farsopoli ma dalla società non usciva una parola che condannava lo scempio giudiziario che ci aveva colpito e annichilito, non una parola che potesse restituirci un pò di orgoglio di tifare Juve.

 

Ci furono sicuramente stagioni più dignitose di quella attuale, tipo la 2007/08 con Ranieri in panchina, un terzo posto finale, e due simboli ai quali aggrapparci (Alex e Trezegol), ma anche in quegli anni ci furono tanti abbagli di mercato, poco senso di juventinità, e stagioni disastrose, come la 2009/10 (Ferrara e poi Zaccheroni in panchina, settimo posto finale, debacle casalinghe contro Catania, Palermo, due sconfitte per 3-0 contro il Milan).

Ora, come oggi, c'erano continui cambi di allenatore, che ci facevano dubitare sull'esistenza di un serio progetto di crescita.

E dopo una serie B vissuta 5 anni prima e dopo due stagioni da settimi posti, nel 2011 si faceva davvero fatica a credere che ci saremmo risollevati, sia come risultati sia come senso di appartenenza.

E invece successe il miracolo.

Speriamo nei corsi e ricorsi storici...

 

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