-
Numero contenuti
20.943 -
Iscritto
-
Ultima visita
-
Giorni con più "mi piace"
41
Tipo di contenuto
Profili
Forum
Calendario
Tutti i contenuti di Dale_Cooper
-
Storie di Calcio: Velez - Il ponte invisibile tra Buenos Aires e Mostar
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Serie A e Campionati Esteri
Dato che l'ultimo ostacolo dell'Italia per arrivare alla fase finale dei Mondiali si chiama Bosnia, vi propongo un mio scritto. Niente di eclatante, ma qualcosa su un nome, due squadre che mi hanno sempre intrigato per via del loro nome.. insomma, qualcosa da leggere intanto che vi passa il weekend senza calcio di club. Se dovessimo stendere su un tavolo una mappa del calcio mondiale, cercando di tracciare delle rotte logiche tra le squadre che popolano i vari emisferi, il club argentino Vélez Sarsfield e il bosniaco Velež Mostar apparirebbero come due rette parallele destinate, per rigorosi postulati geometrici, a non incontrarsi mai. E in effeti, da un punto di vista storico, geografico e pure etimologico, questi due mondi non possiedono alcuna radice in comune. Eppure, se si scava sotto la superficie calcarea dei Balcani e oltre l’asfalto dei sobborghi di Buenos Aires, si scopre un qualcosa in più. Questi due club condividono un’anima gemella, essendo monumenti viventi alla comunità, alla resistenza e all’identità popolare. Entrambi uniti dalla straordinaria coincidenza di un suono. Un nome che risuona in due continenti e lingue diverse: Velez. Dove finisce la logica, inizia la magia semantica del calcio. Tutto ha origine in due decenni molto vicini ma in contesti opposti. Siamo nel 1910, in una Buenos Aires in rapida espansione, gonfia di speranze e immigrati europei, molti dei quali italiani. Un gruppo di giovani decide di fondare un club di calcio nei pressi di una piccola stazione ferroviaria della capitale. Quella stazione, e di conseguenza la squadra, prendeva il nome da Dalmacio Vélez Sarsfield, un illustre politico, avvocato e autore del Codice Civile argentino. Come in altri club argentini, il richiamo suona come pragmatismo di ragazzi che volevano un’identità legata al proprio quartiere, al proprio territorio. Ritratto di Dalmacio Vélez Sarsfield (1869) A oltre undicimila chilometri di distanza, dodici anni dopo, ci trasferiamo a Mostar, nell’attuale Bosnia ed Erzegovina, più specificatamente nel sobborgo di Sjverni logor. Sotto l’impulso di Gojko Vukovic, un carismatico rivoluzionario che godeva di molto rispetto tra lavoratori e locali, nasce una nuova società sportiva con il prefisso RŠD (Circolo Sportivo dei Lavoratori). Al momento di scegliere il nome arrivano molte proposte. La leggenda narra che lo sguardo dei fondatori si alzò verso il cielo, incrociando il Monte Velež (che prende il nome dal dio slavo Veles), che sovrasta, protegge e domina la città. Decisero così di chiamare la squadra come la montagna “perché non esiste nulla di più alto”. La città di Mostar sotto il Monte Velež Una montagna balcanica e un giurista argentino. Un’omonomia casuale che nasconde un destino però in parte condiviso. Entrambi i club infatti sono nati quasi come necessità fisiologiche di una comunità di riconoscersi in qualcosa di proprio. Non sono nati, invece, per un capriccio di un ricco mecenate o per logiche di profitto. Il Velež Mostar è la squadra della classe operaia. Non è un caso che i suoi giocatori, i suoi tifosi e perfino il proprio stadio siano chiamati Rođeni (“i nati qui” o “i nostri”). Fin dal primo respiro, il club ha abbracciato valori fieramente antifascisti e di integrazione multietnica. Il Velež è stato un simbolo di resistenza durante i decenni più bui della Jugoslava e, in seguito, un faro di speranza durante il sanguinoso conflitto in Bosnia degli anni ‘90. Il club, durante quel periodo drammatico, venne letteralmente sfrattato da suo stadio storico (il Bijeli Brijeg), divenuto inaccessibile a causa delle divisioni etniche, costringendo il club a ripartire da un nuovo sobborgo. FK Velež Mostar con la Coppa Nazionale (1981) Dall’altra parte del mondo, il Vélez Sarsfield è invece il cuore pulsante del barrio di Liniers. Nato dall’impulso della classe lavoratrice immigrata, il club ha rifiutato di essere etichettato come semplice squadra di calcio. Il Vélez, in Argentina, è un’istituzione a tutto tondo. La polisportiva promuove l’educazione, offre programmi d’assistenza e organizza attività sportive per evitare che i ragazzi finiscono persi per le strade. Il loro stadio è soprannomitato El Fortín (il fortino), inteso come un baluardo inespugnabile, un luogo dove la comunità fa quadrato e si protegge dalle avversità del mondo esterno. Vélez Sarsfield (1910) In un calcio globale, che tende sempre più a smarrire le proprie radici in favore di diritti televisivi, mercati internazionali, multiproprietà e fair-play finanziari vari, la storia parallela dei due Velez ci ricorda l’essenza di questo sport. Tra i sobborghi argentini e le valli rocciose dell’Erzegovina, quel nome ci fa ricordare chiunque (sugli spalti, per le strade, in campo) non smetta mai di lottare per la propria identità. E sul prato verde, questi due club, hanno trovato la loro definitiva consacrazione. Le bacheche sono ovviamente molto diverse, ma restano accomunate per la capacità di sovvertire i pronostici. Per i tifosi del Fortín, l'apice della gloria coincide con gli anni '90, un decennio che ha trasformato una solida realtà popolare in una gigante del calcio sudamericano. Sotto la guida del "Virrey" Carlos Bianchi, il Vélez va a vincere prima la Copa Libertadores ai rigori, nell'inferno del Morumbi contro il San Paolo. E poi, qualche mese più tardi, batte il Milan per 2-0 a Tokyo, vincendo la sua prima Coppa Intercontinentale. Per quanto riguarda il campionato locale, il Vélez vanta 11 campionati (l'ultimo nel 2024), diventando un'alternativa solida al potere delle storiche Cinco Grandes (Boca, River, Racing, Independiente, San Lorenzo). Nel contesto ipercompetitivo della vecchia Jugoslavia, dominata dai colossi di Belgrado e dalle potenze croate, il Velež invece rappresentava una sorta di mina vagante, tanto da sfiorare il titolo nazionale per almeno tre volte. Il cumine della loro storia arriva con la conquista di due coppe nazionali (1981 e 1986). Dopo la fine della Jugoslavia, il Velež, tra periodi complicati, vince una coppa nazionale bosniaca (2022). In Europa, la squadra di Mostar arriva in finale di Coppa Mitropa, perdendo contro il Wacker Innsbruck (campione in carica) nel 1976. L'anno precedente, i Rođeni arrivano ai quarti di Coppa UEFA, battendo Rapid Vienna, Spartak Mosca, Derby County (ribaltando un 3-1 in terra di Albione) per poi soccompere al Twente (poi finalista). Mentre a Liniers si celebrano le gesta che resero, per un periodo, un sobborgo più grande dei campioni d'Europa, a Mostar custodiscono i pochi trofei come cicatrici trasformate in medaglie. -
(TJ) Juventus punta su Pierre-Émile Hojbjerg: possibile colpo dall’OM
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Juventus forum
TuttoJuve -
(TJ) Juventus pronta a fare un’offerta per Franck Kessie: cifre e contropartita di Al-Ahli
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Juventus forum
TuttoJuve -
Italia, scoppia il caso: l'esultanza per la Bosnia offende i rivali playoff. Abodi: "Polemica inutile"
Dale_Cooper ha risposto a Tricarico10 Discussione Cestino
Mah, non si tratta di difendere nessuno a spada tratta, ma di dare il giusto peso alle cose. Preferisco di gran lunga concentrarmi sul campo e su una finale fondamentale che ci aspetta, piuttosto che fare il giudice morale su una reazione umana di tre ragazzi ripresi di nascosto da una telecamera per creare il dramma della settimana. Mi sembra veramente assurdo che si stia parlando da tre giorni di un'esultanza spontanea di tre secondi. -
Ci sono almeno tre topic in Serie A e Altri Campionati dove parlarne
-
Italia, scoppia il caso: l'esultanza per la Bosnia offende i rivali playoff. Abodi: "Polemica inutile"
Dale_Cooper ha risposto a Tricarico10 Discussione Cestino
Direi di parlarne per altre 3 settimane Ma suvvia, qui stiamo parlando di ragazzi che si ritrovano nel loro momento post-partita con i propri compagni e le proprie famiglie. Guardando i rigori reagiscono in maniera del tutto istintiva (e neanche in maniera così spropositata, a dirla tutta) a un risultato finale che li riguarda direttamente. Non c'era cattiveria... Poi, per carità, che non sia il massimo dell'eleganza ok, ci sta... potevano benissimo evitarlo e tenerselo per se. Ma da qui a trasformare 'sta roba in tre giorni ininterrotti di polemiche spicciole e incidenti diplomatici vari mi sembra davvero fuori dal mondo. Cioè davvero se dei giocatori della Juventus (o di qualsiasi altra squadra) si trovassero a guardare una partita di una diretta concorrente e a un certo punto scappasse un'esultanza spontanea per un loro passo falso, per di più convinti di non essere ripresi, sarebbe la cosa più normale e umana di questo mondo. Quindi tutta questa morale improvvisata sulla "professionalità" e sul fair play la trovo anche un pelo ipocrita, soprattutto quando arriva da certi giornalisti e opinionisti che fino al giorno prima si divertivano a pubblicare contenuti generati con l'IA sui social solo per sfottere gli azzurri. Pensiamo al campo va... -
Serie A sempre più straniera - il caso estremo del Como
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Serie A e Campionati Esteri
Stavo dando un'occhiata in giro e mi sono imbattuto in una statistica interessante da Kickest, ovvero il minutaggio giocato da calciatori italiani in Serie A. Il dato è di ieri pomeriggio e quindi non considera la gara tra Cremonese e Fiorentina. Detto ciò, ecco l'immagine. L'immagine, oltre ad offrire dei dati emblematici, evidenzia una forte disomogeneità tra club e una tendenza ormai diffusa - la presenza di giocatori italiani in campo è molto spesso minoritaria rispetto agli stranieri. Questo dato conferma il trend che era noto la stagione scorsa, ovvero il fatto che il 64% dei minuti complessivi giocati in Serie A è occupato da calciatori non italiani, con punte di 70% a febbraio 2025. Club come Cagliari, Cremonese, Pisa e Fiorentina risultano tra i più virtuosi per impiego di italiani (direi emblematico il fatto che si trovino tutti a lottare per la retrocessione) mentre all'estremo opposto si collocano squadre con un'ovvia strategia orientata al mercato internazionale più che alla valorizzazione interna (Milan, Torino e Verona - anche qui, due su tre, si collocano in zona retrocessione). Questo squilibrio diciamo che conferma la qualità del nostro sistema calcio... Il basso minutaggio viene indicato come una delle cause delle difficoltà della nazionale e dello sviluppo locale. Non è un caso che gli under 21 italiani occupino il 2% (dato di gennaio) del minutaggio complessivo in Serie A. Il caso Como è un caso abbastanza triste per questa statistica. Ultimo posto con la squadra che ha concesso appena un minuto complessivo a un giocatore italiano nella stagione attuale. Poco altro da dire, ditemi voi cosa ne pensate. -
Qualificazioni Mondiale 2026 • Playoff - Semifinale: Italia-Irlanda del Nord 2-0. Martedì la finale sarà Bosnia-Italia
Dale_Cooper ha risposto a Sylar 87 Discussione Cestino
Mah, non mi sembra proprio la stessa cosa, eh... qui parliamo di ragazzi che, finita la loro partita e nel loro momento, reagiscono (neanche in maniera spropositata a dirla tutta) ad un risultato che li riguarda direttamente. Non è che stessero prendendo in giro qualcuno o ridendo in faccia a chi ha perso. Poi che non sia elegante ok, ci sta.. potevano evitare, benissimo.. ma trasformare 'sta roba in tre giorni di polemiche spicciole mi sembra fuori dal mondo e tutta questa morale sulla professionalità la trovo proprio ipocrita, perché magari arriva da chi tifa contro la propria nazionale e avrebbe esultato (magari anche più esagitatamente) a vederla perdere, o da dei giornalisti che fino al giorno prima pubblicavano contenuti IA per sfottere gli Azzurri. -
Qualificazioni Mondiale 2026 • Playoff - Semifinale: Italia-Irlanda del Nord 2-0. Martedì la finale sarà Bosnia-Italia
Dale_Cooper ha risposto a Sylar 87 Discussione Cestino
Tre giorni di polemiche perché dei ragazzi esultano mentre si facevano i mazzi loro nel post-partita. Che disagio -
Ho capito, ma come ti dicevo, l'operato della FIGC è un'altra roba e meriterebbe una discussione a parte. Tra l'altro, se vogliamo analizzare le colpe fino in fondo, non dimentichiamoci che Gravina non si è auto-eletto eh.. è stato votato e sostenuto, in più occasioni, anche proprio dalla nostra Juve, eh... Poi se oggi a chi sta ai posti federali la Juve sta sulle scatole, onestamente sono problemi loro. Anche qui, addentrarsi nella politica sportiva sarebbe da aprici mille topic a parte... ma ci mancherebbe pure che io smettessi di tifare la mia Nazionale, rinunciando a un'emozione mia, per fare un dispetto a chi sta ai posti di comando (che peraltro, come abbiamo visto già negli ultimi otto anni, non ne risente minimamente). Io sono italiano e tifo Italia. Viste le estati sempre più bollenti direi che tra qualche anno sarà l'unico orario possibile per grigliare in compagnia
-
#VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~ RIFLESSIONI SPARSE E NON "DEFINITIVE", GIUSTO PER INTAVOLARE IL NOSTRO DIBATTITO POST JUVE-SASSUOLO (vedi post in evidenza)
Dale_Cooper ha risposto a jouvans Discussione Juventus forum
Infatti il mio è solo un punto di vista. -
Tier List: quali sono, per voi, le migliori squadre di sempre?
Dale_Cooper ha risposto a JuventusAlè! Discussione Serie A e Campionati Esteri
Di leggendarie metterei: Budapest Honved 1950-1954. Steaua Bucarest 1985-1989 Dinamo Kiev 1973-1980 Juventus 1958-1961 Real Madrid 1955-1960 Ajax 1971-1973 Milan 1988-1990 Santos 1960-1970 Barcellona 2008-2012 -
Con i due pesi e due misure della giustizia sportiva apriamo un discorso che andrebbe approfondito bene (ma molto bene) e ovviamente sono d'accordo con te. Detto ciò il senso del mio paragone rimane esattamente lo stesso, perché il punto non è chi sia il "burattinaio", ma il concetto di scindere la maglia da chi la gestisce. Pensala così.. se domani la Juventus venisse comprata da un presidente o da un fondo palesemente ostile, che se ne frega della storia del club, tu smetteresti di tifare Juve? Smetteresti di esultare ad un goal solo per sperare che quel presidente fallisca? Non credo. Odieresti la dirigenza con tutto te stesso, ma i colori li ameresti lo stesso. La Nazionale, per me, è la stessa identica cosa. La FIGC, Gravina, i giudici sportivi sono solo inquilini "pro tempore", la maglia azzurra è roba di noi tifosi e non sto qui a regargliela a quei tentacoli da poltrona, facendomi un dispetto e tifando contro il mio Paese e la mia Nazionale. Per me la Nazionale è l'urlo di Berlino e l'abbraccio di Londra, non la scrivania di Gravina. Poi, come sempre, rispetto e, come detto prima, ognuno la vive come meglio crede.
-
Ti rispondo volentieri e senza alcuna polemica. Ritengo che gufare la nazionale per fare un dispetto a chi la amministra sia puro autolesionismo. Perché alla fine ci rimettono solo i tifosi. Ai dirigenti federali cambia poco.. le loro carriere, le loro poltrone e i loro stipendi vanno avanti lo stesso. Per me, non tifare la Nazionale o sperare che perda solo perché è gestita da questa FIGC o da certi personaggi, è esattamente come non tifare la Juventus o sperare che vada male perché non ci va a genio Elkann. Poi ognuno la vive a modo suo.
- 269 risposte
-
- 10
-
-
-
Allenatore squalificato segue la partita vestito da prete, poi tira un calcio a un avversario: fuori per altri quattro mesi
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Serie A e Campionati Esteri
Il Giorno -
(RMC) "Il Real Madrid ha sbagliato a diagnosticare l'infortunio di Mbappé controllando il ginocchio sano"
Dale_Cooper ha risposto a Sylar 87 Discussione Serie A e Campionati Esteri
Se a qualcuno fa male il ginocchio destro e nel referto c’è scritto sinistro non serve essere scienziati per accorgersi che qualcosa non torna... è semplice buon senso, che c'entra il piano scientifico o fidarsi della scienza? -
#VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~ RIFLESSIONI SPARSE E NON "DEFINITIVE", GIUSTO PER INTAVOLARE IL NOSTRO DIBATTITO POST JUVE-SASSUOLO (vedi post in evidenza)
Dale_Cooper ha risposto a jouvans Discussione Juventus forum
Negli ultimi anni siamo bravissimi a fare degli instant-buchi nell'acqua -
#VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~ RIFLESSIONI SPARSE E NON "DEFINITIVE", GIUSTO PER INTAVOLARE IL NOSTRO DIBATTITO POST JUVE-SASSUOLO (vedi post in evidenza)
Dale_Cooper ha risposto a jouvans Discussione Juventus forum
Tridente leggero o pesante? L'anomalia tattica che ha ridisegnato la Juve di marzo Un'analisi post-traumatica di un mese (quasi) intero vissuto senza prime punte di ruolo e senza seconde punte affidabili. Per necessità o per intuizione, la Juventus ha vissuto un suo impero di transizione tattico che merita di essere sviscerato. Tutto ha inizio al settantesimo minuto del match di ritorno contro il Galatasaray. La Juventus è in dieci uomini e deve recuperare due goal per portare la gara ai supplementari, Spalletti decide di mischiare le carte in tavola e compie una mossa che appare un po’ azzardata: fuori David, dentro Boga. L’attacco cambia pelle - dal tridente “canonico” Yildiz-David-Conceicao con McKennie a supporto si passa ad un inedito e fluidissimo Boga-Yildiz-Zhegrova (che entra al posto di Conceicao). Da quel preciso istante la Juventus cambia marcia e sfiora una vera e propria impresa. È proprio nelle ore di quella notte che passai insonne che, per evitare di incavolarmi per arbitraggio e per goal mangiati, mi sono focalizzato sul tridente visto nell’ultima parte di gara e ho pensato: credo che Spalletti riproporrà questo tridente leggero dal primo minuto prima o poi, con Conceicao al posto di Zhegrova. La risposta, seppur parziale, arriva quattro giorni dopo, nella trasferta di Roma. Spalletti si presenta all’Olimpico con David nuovamente titolare. Le cose non girano e il mister decide di riproporre le stesse sostituzioni di coppa: Boga per David e Zhegrova per Conceicao. Risultato? La Juventus riacciuffa la partita che stava perdendo 3-1 per portarla ad un rocambolesco 3-3, trascinata da due assist di Zhegrova e un goal di Boga. Il copione si ripete contro il Pisa. Anche qui David fatica molto e viene sostituito stavolta già all’intervallo per far spazio alla batteria dei “leggeri”, con risultato un 4-0 maturato interamente nella ripresa. L’esperimento diventa poi sistema in Udinese-Juventus, la prima vera partita in cui il tridente leggero parte titolare, con Yildiz in mezzo prima di uno scambio posizionale con Boga che si rivelerà vincente. Ho riflettuto a lungo su questa soluzione e il motivo per cui mi affascinava molto non era solo per un vezzo estetico o statistico, ma la ricerca di un attacco più dinamico e funzionale. La formula Boga-Yildiz-Conceicao ha dato linfa vitale ad una squadra a cui spesso mancava imprevedibilità negli ultimi trenta metri e mobilità tra le linee. Quindi, il vero punto di svolta di questo sistema, è stato Yildiz posizionato internamente proprio come riferimento tecnico avanzato. Nonostante non abbia sempre funzionato, credo che Yildiz abbia le caratteristiche per seguire una parabola evolutiva simile a quella che Luis Enrique ha costruito con Dembele al PSG: un giocatore che nasce largo, fa dell’uno contro uno il suo marchio di fabbrica, ma il cui impatto esplode se portato nel cuore del campo. A mio parere, da esterno puro, Yildiz rischia di essere troppo limitato. La ricezione lo porta spesso a subire raddoppi immediati, con il campo ridotto e quasi l’obbligo di forzare la giocata. Può e fa comunque la differenza, certo, ma contro difese ben organizzate che chiudono bene e lo “accompagnano” sul fondo, il suo talento rischia di essere parzialmente sprecato, soprattutto in questi anni in cui c'è l’evidente assenza di una catena laterale in grado di supportarlo costantemente e degnamente. Al centro la musica potrebbe cambiare. Kenan potrebbe ricevere tra le linee, girarsi fronte alla porta e mettere in crisi i centrali difensivi, creando in loro un dubbio: esco forte rischiando di farmi saltare netto o temporeggio concedendogli lo spazio per alzare la testa e inventare? Spostare il baricentro qualitativo della Juve verso il centro del campo ovvensivo, liberandolo dal confinamento sulle corsie laterali per me ha risolto in gran parte il problema della prevedibilità che ci stava un po’ bloccando. Abbiamo smesso un po’ di sviluppare l’azione con il monotono schema “palla all’esterno, tentativo di saltare l’uomo, sovrapposizione del terzino, cross o ritorno indietro”. Con Yildiz centrale, fiancheggiato da due esterni come Boga e Conceicao abbiamo visto una (piccola) moltiplicazioni delle nostre soluzioni. Abbiamo visto ricezione tra le linee e ultimo passaggio più immediato. Abbiamo visto una conduzione più centrale per attirare la pressione difensiva e liberare gli esterni. Abbiamo visto (pochi) scambi corti in fraseggio. Abbiamo visto un pelo più di imbucate delle mezzali e tagli degli esterni. Abbiamo visto anche un attacco più diretto dell’area di rigore. Un tridente leggerco ci ha anche aiutato in fase di non possesso. Certo, non siamo diventati una macchina da pressing ma abbiamo avuto tre giocatori che potevano schermare il vertice basso, tentando di portare il portatore di palla verso un lato cieco, perché Boga e Conceicao aggredivano i braccetti/terzini avversari. Non è stato ovviamente tutto rose e fiori. Come ogni rattoppo tattico, anche questa ha avuto il suo prezzo da pagare. Se da un lato ci hai guadagnato ad avere più imprevedibilità e fluidità, dall’altro ci siamo esposti a certi difetti strutturali. Il primo, ovvio, è quello che giochi senza un centravanti di ruolo e quindi manca il peso in area. Abbiamo sofferto spesso i blocchi bassi e compatti, perché andavano quasi fisiologicamente ad intasarsi. Inoltre, chiedere a Yildiz o Boga di ricevere costantemente spalle alla porta significava esporre i due ad un lavoro che non hanno nelle loro corde - farsi sentire e giocare di contrasto con i centrali. Infine abbiamo perso anche nel fatto che ci siamo appiattiti troppo spesso, perché non avevamo quel giocatore che allungava la squadra avversaria, attaccando lo spazio. E quindi, tutto ha una fine. E le emergenze, prima o poi, rientrano. Ventiquattro giorni dopo l’inizio di questo esperimento, all’ottantesimo minuto di Juventus-Sassuolo, Spalletti richiama in panchina Boga e Kelly per far entrare Milik e Vlahovic. È la fine ufficiale del tridente leggero e la restaurazione dell’artiglieria pesante. La fine di una parentesi tattica durata quasi un mese che però ha definito la duttilità e certo potenziale inespresso della Juventus. Buona pausa nazionali a tutti. -
Quota 54: L'agonia lenta e silenziosa dell'impero bianconero
Dale_Cooper ha risposto a Dale_Cooper Discussione Juventus forum
Ramsey-Frabotta contro Hakimi-Lautaro -
Questo matrimonio non s'ha da fare: la Juve, il Sassuolo e i "bravi" del quarto posto
Dale_Cooper ha aggiunto una discussione in Juventus forum
“Signor curato,” disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. “Cosa comanda?” rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo. “Lei ha intenzione,” proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, “lei ha intenzione di maritar domani il quarto posto e la Juventus! “Cioè....” rispose, con voce tremolante, don Abbondio: “cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c’entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi.... e poi, vengon da noi, come s’anderebbe a un banco a riscotere; e noi.... noi siamo i servitori del comune.” “Or bene,” gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, “questo matrimonio non s’ha da fare, nè domani, nè mai.” Viene quasi naturale, oggi, rileggere l'attualità della nostra cara Vecchia Signora attraverso le pagine (immortali) di Alessandro Manzoni. In questa sorta di trasposizione calcistica, la Juventus veste i panni di una afflitta Lucia, promessa sposa di un traguardo - il quarto posto, il nostro Renzo Tramaglino - che appare ogni domenica sempre più tenue, sbiadito e imprendibile all'orizzonte. A impedire queste nozze, in questa sceneggiatura sportiva, non c'è una sorta di signorotto prepotente ma una sorta di schiera di "bravi" invisibili eppure onnipresenti. Questi bravacci hanno anche dei nomi ben precisi, si chiamano discontinuità di rendimento, preoccupante fragilità mentale, cronica sterilità offensiva e improvvise amnesie difensive. Il pareggio maturato contro un Sassuolo presentatosi senza alcune pedine importanti è l'esatta fotografia di questa stagione. La Juventus sembra essere sempre sul punto di poter e voler compiere quel salto di qualità, pronta a celebrare questo sospirato matrimonio. Eppure, puntuale come un orologio svizzero, si ferma e si perde nei momenti cruciali. Come se ad ogni match più o meno decisivo l'ombra di questi bravi si avvicinasse ai giocatori per sussurrare che questo matrimonio "non s'ha da fare". Il problema però non è ovviamente solo tecnico, ma la Juventus ultimamente è in una profonda crisi identitaria. Questa Juventus ha completamente perso le capacità, un tempo chiamatasi DNA, di trasformare le partite "sporche" in vittorie pesantissime per la classifica. In campo ormai si vedono le stesse cose, diventate monotone e frustranti. La squadra crea occasioni ma manca di cinismo e non conclude. Incassa magari il colpo e prova a reagire d'orgoglio e di inerzia, ma non riesce ad assumere il controllo vero della gara. Passa in vantaggio, ma non la chiude. Una formazione e una rosa in costante balia degli eventi, molto più di quanto sia in grado di determinarli. E la classifica inesorabilmente si definisce sempre più. La metafora manzoniana quindi calza alla perfezione: è una somma di paure, limiti e contraddizioni interne a ostacolare questa unione tra la Juventus e il quarto posto. Non c'è un unico capro espiatorio, un "cattivo" antagonista della situazione, ma una catena di responsabilità che sono ben diffuse all'interno della squadra. Perché siamo anche quel Don Abbondio esitante e timoroso di fronte ai propri doveri. Nel capolavoro di Manzoni sappiamo benissimo come la storia si evolve: l'intreccio trova la sua via d'uscita. Nel calcio, però, il tempo è una sorta di giudice molto meno indulgente e la Provvidenza, ahimè, non segna goal. Quindi la vera curiosità adesso è vedere se ci sia questo margine per dei colpi di scena sportivi. Se la Juventus vuole DAVVERO riscrivere il finale del suo campionato, deve smetterla di essere la vittima dei propri fantasmi e tornare ad indossare i vestiti della protagonista. Deve avere il coraggio e l'umiltà di affrontare i propri limiti. Altrimenti il sipario cala al primo capitolo e questo matrimonio, semplicemente, non s'ha da fare. -
Cosa succede a Federico Chiesa?
Dale_Cooper ha risposto a Montero non fa prigionieri Discussione Serie A e Campionati Esteri
Convocare un giocatore che non fa una partita intera da un anno e in più non sapere le sue condizioni fisiche (e di testa) da l'idea di come siano state fatte queste selezioni. Che disagio -
Questo matrimonio non s'ha da fare: la Juve, il Sassuolo e i "bravi" del quarto posto
Dale_Cooper ha risposto a Dale_Cooper Discussione Juventus forum
Il dato sul secondo attacco preso così, isolato, può essere fuorviante racconta una mezza verità. Una squadra davvero solida non è solo quella che segna tanto ma quella che trasforma meglio. Ho usato "sterilità offensiva" non solo per contare i goal segnati (anche perché i dati possono essere gonfiati in giornate in cui hai sforato 5-0, 4-0, ecc.) ma per capire come sono segnati questi goal e quanto sei capace di trasformare le occasioni in goal. Tu hai, oggi, 681 tiri in porta per arrivare a 52 goal, sesto per conversione (e con mezza Serie A che deve ancora giocare). L'anno scorso arrivammo settimi. Ecco dov'è la sterilità offensiva.. non nella quantità ma nell'efficienza e nella qualità. Poi che segnare tanto perché produci tantissimo è positivo, certo. Ma se per fare un goal ti servono molte più occasioni rispetto alle concorrenti significa o che sprechi troppo, o che non sei cinico, o che non hai qualità o che non trasformi la tua superiorità. -
Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita
Dale_Cooper ha risposto a homer75 Discussione Juventus forum
Sto parlando di gestione del gruppo, non di ruoli in campo. Che Spalletti abbia una gestione del gruppo più sana rispetto a Tudor e Motta si nota, è palese. -
Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita
Dale_Cooper ha risposto a homer75 Discussione Juventus forum
Ma io mica lo metto in dubbio. E anzi ripeto che Tudor non è mai stato un profilo giusto per aprire un ciclo alla Juventus. Il punto è un altro - se tu decidi di tenerlo devi metterlo nelle condizioni di lavorare bene e soprattutto di difenderlo quando le cose iniziano a scricchiolare, cosa mai successa. Perché poi il campo sta dimostrando che molte delle difficoltà che venivano imputate a Tudor non erano "colpa dell'allenatore". Gli stessi problemi si ripresentano, al terzo allenatore in due anni, segno che c'è qualcosa di più profondo da analizzare. Inoltre, sinceramente, non vedo questi grandi consensi in ampi numeri verso Tudor, anzi.. mi sembra una difesa molto minoritaria... -
Juventus - Sassuolo 1-1, commenti post partita
Dale_Cooper ha risposto a homer75 Discussione Juventus forum
Non ho detto SOLO però. Guarda Spalletti come ti rigenera Kalulu, Chico e anche Locatelli (tolto stasera). Quello che intendo è che se ho la rosa da quarto posto, non posso pretendere che cambiando moduli o modo di giocare si arrivi primi, tutto qui.
