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Juventus_addicted

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  1. Dunque, stiamo parlando della prima in classifica con 8 punti di vantaggio (e una partita in più), non di una squadra in lotta per la Champions o in zona retrocessione perseguitata dal destino. Eppure bastano due o tre episodi arbitrali discutibili, roba che nel calcio capita praticamente ogni weekend a tutti, ma a loro più raramente, ed ecco comparire subito il racconto del clima ostile, delle pressioni mediatiche e del silenzio stampa strategico. Tra l’altro sono esattamente quegli episodi che chi tifa Juventus vede da anni con una certa regolarità, di solito accompagnati dal classico commento: “piangere meno e giocare di più” o "voi non potete parlare, ladri". La cosa più divertente è proprio questa strana elasticità narrativa: quando succede agli altri sono alibi, o sono decisioni giuste anche se palesemente errate, quando succede a te diventano segnali di un sistema influenzato dal clima mediatico. Ed ecco quindi la nuova teoria meteorologica del campionato: il famoso vento mediatico. Una corrente misteriosa che pare attivarsi solo quando qualche decisione non va nella direzione desiderata. Poi arriva il silenzio stampa deciso da Beppone Marotta, presentato quasi come una mossa da raffinata diplomazia calcistica. Più che altro sembra vittimismo preventivo ben organizzato: nel dubbio si prepara la narrativa, così qualsiasi episodio futuro trova già la spiegazione pronta. La parte davvero curiosa è questa: dominare il campionato e allo stesso tempo sentirsi accerchiati. È quasi un paradosso psicologico sportivo: sei davanti a tutti, con margine, ma hai comunque bisogno di raccontarti che il sistema ti rema contro. Noi nel frattempo restiamo qui, ad aspettare questo famoso vento. Per ora, a dire il vero, sembra più una leggera brezza polemica che altro. Meglio ancora, una scoreggia a tinte nerazzurre
  2. Juventus_addicted

    Noi lo abbiamo visto, ed era pure valido

    Il messaggio che deve passare è sempre lo stesso: la squadra danneggiata sarebbe l’Inter. E se, come è probabile, dovessero vincere il campionato, partirà la solita narrazione del trionfo del “bene” sul “male”. Da qui alla fine della stagione si parlerà solo dei presunti errori arbitrali contro di loro, dimenticando comodamente quelli ricevuti a favore e rimuovendo del tutto quelli subiti dalle loro avversarie. L’episodio di Chico ieri sera a Udine, per fortuna, non ha avuto conseguenze. Ma conoscendo il clima mediatico, anche se le avesse avute difficilmente se ne sarebbe parlato per giorni come accade quando certe situazioni riguardano altre squadre. Quello che sorprende è che il mainstream pensi ancora di poter controllare la narrazione come una volta. Oggi le informazioni girano ovunque e chi vuole capire può farlo senza troppi filtri. Il problema è che molti vedono benissimo, ma finché non vengono toccati direttamente preferiscono non esporsi. E così la Juve resta la solita foglia di fico del sistema: all’occorrenza diventa il male assoluto su cui scaricare colpe, frustrazioni e problemi strutturali. Quando invece la realtà è molto meno romantica e molto più banale: un sistema pieno di mediocrità diffuse, tra arbitri, dirigenti, giocatori e media, che finisce per danneggiare tutto il movimento.
  3. Una scelta coraggiosa, quella di Cole. Altro che Premier League: qui il vero pressing è al chiosco quando chiedi crudo, squacquerone e rucola. La vedo dura, anzi molliccia
  4. A questo punto apriamo proprio il festival del pentimento, no? Premio alla carriera ai ladri d’appartamento che restituiscono il televisore quando li beccano. Medaglia al merito al tizio che ti tampona e poi scende a dirti “scusa, non ti avevo visto”. Onorificenza regionale a chi salta la fila alle poste ma poi dice “eh lo so, ho fatto il furbo”. E già che ci siamo, premiamo pure i pentiti di mafia per spirito autocritico, così chiudiamo il cerchio del ridicolo. Qui non siamo oltre il grottesco: siamo proprio alla barzelletta istituzionale. La cosa più incredibile non è neanche la candidatura in sé, ma il fatto che qualche politico si sia seduto a un tavolo, abbia pensato questa roba, e abbia pure detto “sì sì, ottima idea”. Dev’essere stata una riunione memorabile: mancava solo il clown con la trombetta. Se la logica è questa, propongo ufficialmente per l’anno prossimo il premio alla miglior sceneggiatura comica involontaria della politica lombarda. I candidati ce li abbiamo già pronti. Ricordiamoci i nomi quando andiamo a votare. Per quelli che ancora ci vanno
  5. caro amico, immagino la scena: due ore di massaggi defatiganti e una camminata in pendenza sul tapis roulant per recuperare una forma fisica che da sette mesi è più introvabile del Molise. Che fatica, non lo invidio. A 'sto punto meglio se andava a farsi un giro in centro con i compagni: magari non imparava a buttarla dentro da 3 metri a porta vuota, ma almeno migliorava il senso dell'orientamento in città....
  6. Manco fosse andato alla catena di montaggio nel giorno di Natale...
  7. Juventus_addicted

    L' AIC difende il simulatore Bastoni

    Caro Stefano, il punto, secondo me, è proprio questo: è praticamente impossibile ragionare con chi parte già da una conclusione scolpita nella pietra. Quando la predisposizione mentale è quella del “a prescindere”, ogni episodio diventa soltanto materiale utile per rafforzare una convinzione che esiste già prima ancora dei fatti. Per decenni la Juve ha avuto una superiorità tale, societaria, organizzativa e sportiva, che in pieno stile sabaudo ha sempre tirato dritto senza stare a replicare a ogni accusa, a ogni sospetto, a ogni veleno. Si vinceva sul campo e si lasciava parlare gli altri. Il problema è che, a furia di lasciar correre tutto, nel tempo si è sedimentata una narrazione popolare che oggi è diventata quasi una verità rivelata: “la Juve ruba”. Punto. Fine del dibattito. Quando una convinzione collettiva diventa così radicata, non contano più il regolamento, gli episodi o la logica. Conta solo il riflesso condizionato. È per questo che episodi identici vengono giudicati in modo completamente diverso a seconda della maglia. Prendi anche la vicenda di bastoni, rigorosamente in minuscolo come minuscolo si è dimostrato il personaggio. Un gesto oggettivamente squallido, da meritare il nostro disprezzo, che lui stesso ha ammesso (solo parzialmente, però). Un comportamento che, tra l’altro, stride parecchio con quella presunta tradizione di grande signorilità e sportività che tanti interisti amano attribuire alla propria storia, almeno quelli più obiettivi (figuriamoci gli altri…quelli più idioti hanno goduto). Eppure, secondo il presidente dell’AIC, tutto questo finisce per essere ricondotto al fatto che si tratta di un giocatore importante della squadra capolista. Quasi che questo trasformi automaticamente la vicenda in una polemica eccessiva, in un accanimento mediatico. Proviamo solo a immaginare cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse capitata a parti invertite. Avremmo avuto settimane, mesi e probabilmente anni (come qualcuno più sopra mi ha corretto) di processi televisivi, editoriali indignati e solenni lezioni di moralità calcistica. E infatti negli ultimi vent’anni lo abbiamo visto chiaramente: la cosiddetta giustizia sportiva non è stata impermeabile al clima generale, al sentimento popolare, al bisogno quasi catartico di punire il cattivo della storia. In quel contesto difendere serenamente il proprio onore diventa complicato, perché prima ancora dei fatti devi scalfire un pregiudizio radicato. Per questo, personalmente, ho smesso anche di provarci. Discutere con chi è disposto a confrontarsi ha senso. Ma con chi è ormai accecato dall’odio o da decenni di narrativa antijuventina è tempo perso. Non stanno cercando di capire, stanno solo cercando conferme alle loro stupidaggini. E contro una convinzione popolare costruita in decenni, purtroppo, la logica da sola serve a poco. Buona domenica anche a te e famiglia.
  8. Juventus_addicted

    Openda fa di tutto per la Juventus: prova anche il cupping

    farsi infilare un candelotto di dinamite nel * mi pare più una pratica da Wile E. Cojote che da calciatore di serie A
  9. Juventus_addicted

    L' AIC difende il simulatore Bastoni

    Quindi fatemi capire: perchè questo riferimento all'importanza del calciatore ed alla posizione in classifica? secondo il ragionamento di Calcagno, se sei un "top player" (e già qua mi viene da vomitare) e sei primo in classifica, scatta in automatico l'immunità diplomatica? Le parole di costui sono vergognose: in pratica la correttezza non si misura più sul regolamento, ma sul pedigree e sulla maglia che indossi. Se l'avesse fatto l'ultima riserva del Pisa o del Verona lo avrebbero già radiato, ma se lo fa il pilastro della capolista è solo una polemica che passerà. Se l'episodio di Kalulu fosse successo a maglie invertite, ne avrebbero parlato per mesi. Ma siccome c'è di mezzo l'Inter, l'integrità della carriera (che vedono solo loro) diventa lo scudo per coprire tutto. Intoccabili, come sempre
  10. Ciao ragazzi, che emozione vedere questa foto! È un pezzo di storia incredibile, pensare che da quei ragazzi sia nato tutto il nostro mito. Capisco perfettamente quello che dite: in effetti sembrano tutti dei "vecchietti" e hanno la pelle più scura del normale, ma non è perché all'epoca fossero tutti più logori (anche se la vita era più dura, certo). È soprattutto un "trucchetto" della chimica di quei tempi, accentuata per altro dall'evidente modifica fatta con programmi di miglioramento. In pratica, le macchine fotografiche di allora usavano pellicole che non "vedevano il rosso". Poiché la nostra pelle è piena di sfumature rossastre e arancioni, la pellicola le interpretava come nero o grigio scuro. Il risultato? I volti sembrano abbronzati o sporchi, e ogni minima ruga o segno della pelle viene accentuato tantissimo, invecchiandoli di molti anni in un colpo solo. Non sono un fotografo, ma questa spiegazione mi fu data da un professionista quando trovai delle vecchissime foto dei nonni dei miei suoceri. Lì per lì mi vennero in mente le foto del film "the others", e la paura di aver risvegliato qualche fantasma che gironzolasse per casa fu tanta, ma a quanto pare la spiegazione è molto più semplice.
  11. Al momento, me ne vengono in mente almeno 5, ma solo perché non ho ancora collegato tutti i neuroni mattutini. La domanda è: ma chi è che se lo piglierebbe? A quali cifre, poi? Comunque, sarei per concedergli un'altra opportunità. Meglio lui della pippa canadese e del pippone belga.
  12. Bravo, bene, bis. Hai ragione su tutto. Vaneggiamenti alla Capezzone puoi tranquillamente infilarteli nel *. Se vuoi parlare con me, usa un tono adatto. Altrimenti ti rispondo da cafone.
  13. Ciao precisetti, è un pò che non ti trovavo... Guarda che il mio era sarcasmo proprio per dire che "una rondine non fa primavera". Dopo sei mesi di nulla cosmico e zero segnali di continuità, vorrei evitare che i fenomeni in società pensino minimamente che questo possa reggere il peso della maglia juventina o, peggio, che sia un elemento su cui costruire il futuro. Anche noi tifosi dovremmo evitare di farci abbindolare da una mezza prestazione buona. Incisivo? Ma quando mai? Io di Zhegrova, finora, ricordo solo il gol che si è divorato contro il Galatasaray: un errore che, a conti fatti, poteva valere il passaggio del turno (di certo non l'unico, anche altri hanno le loro responsabilità). Lì non è questione di "essere poco concreti", è che se porti la maglia della Juve certi palloni li devi buttare dentro, punto. Quella sera mi ha fatto tirare un bestemmione medievale che ancora si sente echeggiare tra le mura del mio condominio. E onestamente, 14 milioni e rotti per uno che non ha nemmeno mezz'ora di autonomia nelle gambe non mi sembrano pochi, mi sembrano un investimento su cui, al momento, c'è ben poco da stare allegri.
  14. Una partita buona dopo 6 mesi di nulla. Rinnoviamo a 10 milioni, mi raccomando
  15. Guarda, il punto è semplice: io non sto chiedendo il tribunale sportivo permanente né l’algoritmo al posto dell’arbitro. Sto dicendo che dove l’oggettività è possibile, andrebbe applicata fino in fondo. Tutto qui. Se introduci tecnologia e protocolli, ma poi l’innesco resta “quando si ritiene”, il rischio è che la discrezionalità non venga ridotta, ma solo spostata. Sul VAR non chiedo di rivedere ogni rimessa dal primo minuto. Dico solo che il sistema evolve sempre dopo che il problema esplode. È successo prima, succederà ancora. E una cosa permettimela, senza polemica: è curioso chiedere massima oggettività nel giudicare il sistema arbitrale, ma poi gestire il confronto in modo un po’… selettivo. Se parliamo di coerenza e uniformità, vale anche nelle dinamiche del forum (poi l'autore della sorpresina retroattiva che ho trovato, magari non sei tu) Detto questo, il mio punto resta lo stesso: meno zone grigie procedurali, più criteri chiari dove si può. Non è estremismo, è semplicemente cercare di rendere il gioco un po’ meno interpretabile fuori dal campo. Buon pomeriggio, senza fini provocatori
  16. Il problema è che si pretende l’oggettività assoluta in uno sport essenzialmente interpretativo. Il calcio non è l’atletica con il fotofinish. È contatto, dinamica, contesto, intenzione. Se vuoi eliminare totalmente la discrezionalità arbitrale, l’unica soluzione è sostituire l’arbitro con un algoritmo e trasformare la partita in un processo amministrativo. Poi c’è il paradosso del VAR. Prima ci si lamentava perché non c'era, poi perché non interveniva abbastanza, o meglio non poteva intervenire in determinati casi. Ora che si amplia l’intervento su secondo giallo chiaramente errato, non va bene perché non si rivede anche il primo. Se domani permettono di rivedere anche il primo, non andrà bene perché non si può rivedere ogni fallo laterale del 12° minuto. È la rincorsa infinita alla perfezione retroattiva. La parte sul “conto alla rovescia visivo”: ci si indigna perché parte “quando l’arbitro ritiene”. Ma chi dovrebbe farlo partire? Il quarto uomo, un altro giudice? Un sensore nel pallone? L’IA? Purtroppo, o fortunatamente, in qualsiasi norma sportiva esiste una soglia di valutazione. L’alternativa è scrivere un manuale di 800 pagine con decine di sottocasi. E poi la simulazione. Qui sembra che abbiamo scoperto l’acqua calda: “È una condotta fraudolenta!”. Davvero? Grazie, non lo sapevamo. Si propongono sanzioni automatiche, retroattive, giurisprudenza forte, magari anche commissioni settimanali che analizzano al microscopio ogni caduta in area. Sai che serenità ambientale. Il punto più curioso però è la lamentela sulla “centralità eccessiva dell’arbitro”. Tradotto: quando l’arbitro decide in un modo che non mi piace, è protagonista; quando lascia correre, è coerente e sobrio. Il miglior arbitro è quello che non si nota? Sì, finché non c’è un episodio dubbio contro la tua squadra. Lì improvvisamente deve notarsi eccome. E poi la chiusura: “Una partita deve essere ricordata per come è stata giocata, non per come è stata diretta.” Verissimo. Ma guarda caso, questo tipo di post nasce quasi sempre dopo partite in cui la direzione non è stata gradita. Il calcio è cambiato, in peggio. Indietro non si può tornare, e all'orizzonte si intravede un calcio che non sarà più quello bellissimo che (quasi) tutti abbiamo giocato nel campetto dietro casa, ma un calcio pieno di polemiche e dettato dall'interesse economico, peggio di quello che stiamo vedendo adesso. Una volta non ci dormivo, adesso lo prendo per quello che è: uno spettacolo di bassa categoria
  17. Ragazzi, io sarò malpensante, ma questa intervista dell’AD (fate una ricerca in rete) mi sa tanto di operazione fumo negli occhi. Qui il punto è semplice: siamo a fine febbraio e, ancora una volta, la stagione è un fallimento per una squadra come la Juventus. Fuori da tutto, senza uno straccio di prospettiva concreta, e con il rischio reale di chiudere l’anno senza nemmeno il paracadute economico della qualificazione alla Champions League. E per una società con i nostri costi e le nostre ambizioni sarebbe un colpo durissimo. E allora mi chiedo: perché parlare dell’arbitro solo oggi? Perché protestare solo nell’intervallo della partita contro l'inter e non prima, non dopo, non sempre? Sono anni che nei momenti chiave veniamo presi a pesci in faccia da decisioni arbitrali quantomeno discutibili. Episodi che spostano partite, stagioni, milioni. Se davvero la società vuole farsi sentire, non può farlo a intermittenza. Non può svegliarsi solo quando fa comodo o quando la pressione diventa insostenibile. Le denunce degli obbrobri devono arrivare ogni maledetta domenica, con comunicati chiari, prese di posizione forti, richieste ufficiali di spiegazioni. E durante la settimana bisogna andare nelle sedi istituzionali a pretendere parità di trattamento, non mandando il Chiello a fare dichiarazioni morbide davanti ai microfoni. Perché altrimenti il sospetto resta: che questa uscita serva più a spostare l’attenzione dall’ennesima stagione vergognosa che a difendere davvero la squadra. No, caro AD, io non ci casco. Le parole non bastano più. Voglio i fatti. Voglio una società che protegga la Juventus sempre, non solo quando è troppo tardi. Aggiungo un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso. Quando parla di “continuità”, spero davvero che non sia la solita parola buona per tutte le stagioni. Continuità significa tenere un progetto tecnico, ma soprattutto significa non smontare ogni estate quei 4-5 giocatori buoni che abbiamo, magari per fare cassa o per inseguire l’ennesima rifondazione. Perché se ogni anno ripartiamo da zero, poi non lamentiamoci se a febbraio siamo già fuori da tutto. E poi il capitolo John Elkann. Sinceramente, quando sento parlare di “incredibile coinvolgimento finanziario ed emotivo” mi viene da sorridere amaramente. Se questo è il modo di proteggere un investimento così importante e una passione così profonda, allora c’è qualcosa che non torna. Perché proteggere la Juventus significa metterci la faccia nei momenti difficili, alzare la voce quando serve, pretendere competenza e risultati, non limitarsi a slogan o dichiarazioni di circostanza. Io voglio credere alla continuità, voglio credere che ci sia un piano vero. Ma dopo anni di scelte sbagliate, di rivoluzioni a metà e di stagioni buttate, la fiducia non si chiede: si riconquista. Con i fatti, non con le interviste.
  18. Vabbè, l'arbitro sarà anche stato scarso... Ma io ancora faccio fatica a digerire le 5 pappine da sti kebabbari all'andata. Caro gira mestolone, chiediti anche come mai abbiamo degli scarponi strapagati
  19. Juventus_addicted

    Ma la Champions League...

    Probabilmente, visto come stanno andando le cose, non vedrò mai più la nostra amata Juventus vincere la Champions. La delusione più grande è quella di aver vissuto un’era in cui ci arrivavamo quasi sempre, ma incredibilmente non siamo mai riusciti a centrare il colpo finale. A volte perché arrivavamo sfiniti, altre volte per errori arbitrali, altre ancora per paura di osare. E poi c’è il dolore di vedere che, ovunque ci giriamo, sembra che anche il destino ci stia voltando le spalle. Negli ultimi anni siamo stati eliminati ai supplementari, mentre gli avversari compivano vere e proprie imprese che coronavano ciò che avevamo visto nei 90 minuti. Noi invece arrivavamo ai supplementari dopo prestazioni che avremmo meritato di chiudere in gloria, ma ci mancava sempre l’ultimo passo. E quante volte siamo stati eliminati per quella maledetta regola del gol che vale doppio? Ieri, con la vecchia regola, saremmo passati senza problemi, ma invece siamo andati ai supplementari, come sempre. Gli arbitri, quando c'è il dubbio, non ci favoriscono mai, come se ci fosse una sorta di "maledizione". E il tutto, con una società che non alza mai la voce, permettendo che si crei una narrazione ostile nei nostri confronti. A forza di non reagire, ci hanno dipinti come quelli che "rubano" o "hanno sempre rubato", e dunque non dobbiamo lamentarci. E quindi, cosa dovremmo fare? Arrenderci, accontentarci della mediocrità per non soffrire più? No, io da tifoso innamorato, continuerò a guardare e ad amare la Juve, perché questi colori scorrono nelle vene. E partite come quella di ieri mi rendono ancora più fiero di essere bianconero.
  20. Juventus_addicted

    Serve maggior equilibrio nei giudizi

    Brutta gente 'sti fanatici. Hai perfettamente ragione, dobbiamo essere equilibrati. La misura è tutto. La ponderazione. Il distacco emotivo. Adesso però scusami, devo scendere a lucidare la Lamborghini prima di accompagnare il cane a fare pipì in smoking, poi rientro, medito 12 minuti in posizione del loto cantando l’inno della Champions al contrario e, con assoluta serenità interiore, lancerò un anatema medievale contro il primo che sbaglia un passaggio a cinque metri. Naturalmente sempre con equilibrio, eh. Dopo pranzo mi commuoverò come un bambino guardando una lumaca attraversare la strada perché mi ricorda la nostra costruzione dal basso, poi salirò sul tetto a sventolare la bandiera gridando “SIAMO TORNATI” se vinciamo un’amichevole col Pinerolo, e chiederò l’esonero immediato di chiunque respiri nell’area tecnica dopo un pareggio a novembre. Ma con distacco. Con lucidità. Con analisi strutturata del progetto tecnico. Anzi, ora preparo un grafico in PowerPoint per dimostrare che siamo contemporaneamente in pieno ciclo vincente e sull’orlo del baratro sportivo, così posso esaltarmi e disperarmi nello stesso minuto, che è la vera essenza del tifo scientifico. Equilibrio sì. Ma urlato dal balcone. Fino alla fine.
  21. Il fatto che Mck sia costantemente uno dei migliori, fa capire la pochezza degli altri.
  22. Così, per curiosità, sono andato a vedere i risultati di questo squadrone chiamato Aston Villa, convinto di trovare una serie di vittorie roboanti degne del Manchester City dei tempi d’oro. E invece, nelle ultime 5 partite in cui il fenomenale Douglas Luiz ha illuminato il campo: 1 vittoria (contro i marziani del Brighton), 2 pareggi, 2 sconfitte. Roba che Pirlo dovrebbe proprio preoccuparsi: “Andrea, spostati che arriva colui che sarà ricordato come il nuovo faro del centrocampo mondiale”. In 4 partite su 5 è stato anche sostituito. Evidentemente volevano preservarlo… magari per non farlo notare troppo agli osservatori delle big europee pronti a strapparcelo con un’asta milionaria. La domanda è: in cosa esattamente starebbe convincendo? E la seconda domanda è: ma davvero Tuttosport deve venderci ogni settimana queste narrazioni epiche? Perché va bene l’ottimismo, ma qui siamo oltre la fantascienza
  23. Juventus_addicted

    Progetto 2027: qui le idee per far tornare grande la Juve

    La verità è che noi tifosi possiamo fare tutte le liste metodiche del mondo: portiere forte ma sostenibile, 2-3 leader veri, un allenatore con identità chiara, stop agli acquisti random, monte ingaggi razionalizzato. Tutto giusto. Tutto sensato. Ma se fosse davvero così semplice, credo (ma non voglio sbilanciarmi troppo) che alla Continassa avrebbero già trovato la formula magica. Nel frattempo noi continuiamo a discutere, soffrire, arrabbiarci, perché alla fine è questo che significa essere juventini: pretendere sempre il massimo, anche quando in campo vediamo il minimo indispensabile. E sperare che, prima o poi, qualcuno lassù capisca che la Juve non è un asset. È una responsabilità.
  24. Tutto giusto, tutto condivisibile. Un post lunghissimo e ben scritto che alla fine dice una sola cosa: la Juventus oggi è in grande difficoltà, in campo e fuori, insomma: fa *. Fuori dal campo veniamo costantemente osteggiati, mentre in campo, appena il livello si alza, veniamo messi alle corde. Quando per caso riusciamo a giocare una partita decente, puntuale arriva l’episodio arbitrale che spezza il ritmo e rimette tutto in discussione. E intanto la narrazione dominante resta sempre la stessa, che la Juve ruba. Se qualcuno dei nostri prova ad alzare la voce, subito viene zittito perché "tanto abbiamo sempre rubato noi". La sensazione è che, da qualunque parte ti giri, la prendiamo sempre noi. La tramvata nel sedere, intendo. La prospettiva di restare fuori dalla Champions, mentre per altro siamo sotto controllo UEFA per il fair play finanziario, non fa che rendere il quadro ancora più preoccupante. Se all’algido lungagnone dal cognome straniero questa situazione sta bene, oppure se non ha la forza e la voglia di difendere il club nonostante il potere finanziario e le relazioni di cui dispone, io non posso certo cambiare le cose. Posso però decidere di non farmi consumare dalla rabbia. Nel mio piccolo proverò a ridicolizzare tutto e tutti. Forse è l’unico modo per sopravvivere a questo momento: ridere per non piangere.
  25. Juventus_addicted

    Stavolta è diverso

    Capisco lo sconforto. Davvero. Ma permettimi di dire che stiamo sottovalutando il progetto artistico contemporaneo chiamato Juventus. Non è una squadra. È un’esperienza immersiva. “Fuori da tutto a febbraio” non è un fallimento, è minimalismo competitivo. È la sottrazione come forma d’arte. Mentre le altre si affannano tra coppe, trasferte e obiettivi stressanti, noi abbiamo scelto il benessere. La mindfulness. Il distacco materiale dalle classifiche. Terza fascia? Ma per favore. È una posizione zen. Né troppo in alto da creare illusioni, né troppo in basso da generare adrenalina. Equilibrio perfetto. Buddha con la maglia bianconera. “Istanbul” dici? Ma quello è storytelling europeo. Le grandi squadre creano notti epiche. Noi le regaliamo agli altri. Generosità storica. E la cosa meravigliosa è che, nonostante tutto, siamo ancora qui. A discutere, a scrivere papiri, a indignarci per l’orgoglio smarrito. Perché la verità è una sola: noi tifosi siamo strutturalmente più competitivi della squadra. Noi abbiamo memoria storica, senso di appartenenza, standard altissimi. Noi non accettiamo la mediocrità. Noi siamo ancora affamati. Loro sembrano in modalità “gestione traffico”, noi in modalità “assedio medievale”. Forse il paradosso è proprio questo: la parte più forte della Juventus oggi non scende in campo. Sta sugli spalti, nei forum, nei bar. Siamo noi. Tranquilli però. Prima o poi anche la squadra capirà che deve provare ad essere all’altezza dei propri tifosi. Non il contrario.
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