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Juventus_addicted

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Tutti i contenuti di Juventus_addicted

  1. Juventus_addicted

    Ufficiale: Malagò presidente Figc

    Ma sì, festeggiamo il nuovo che avanza! Un applauso al poliedrico Malagò, l'uomo dalle mille facce e dalle zero competenze sul campo. Uno che passa dal canottaggio alle Olimpiadi invernali, l’importante è non mollare mai l’osso della politica sportiva. Finita un’era di successi strepitosi con Gravina, eccone subito un altro pronto a traghettarci verso il prossimo Mondiale da guardare sul divano. Avanti il prossimo!
  2. Juventus_addicted

    David come Messi, Batistuta e Pablito Rossi

    Bellissimo. Pure io l'altro giorno in tangenziale con la mia Bianchina scassata andavo alla stessa velocità di tre tizi con Ferrari, Porsche e Lamborghini. Ma è stato un caso, eravamo tutti bloccati in coda. Vabbè che fa caldo, ma un po' di sano realismo, perdio.... .
  3. Quel "vinculo" suona proprio come con l'apostrofo
  4. Juventus_addicted

    Coraggio, Teun!!!

    Entro breve avremo 2 pagine di "coraggio mister x". Mi piace
  5. Juventus_addicted

    (TS) "Juventus: Modesto ai saluti, Tognozzi verso il ritorno"

    Beh, ha proprio dato un contributo pari o addirittura inferiore al proprio cognome.
  6. Juventus_addicted

    Data fissata della sentenza in CGUE: 16 luglio 2026

    Mi piacerebbe, darei 10 anni di vita per ribaltare quella ignobile farsa. Non sono un avvocato, però mi sento di poter dire che non succederà. L'ostacolo principale è la scelta della Juventus stessa. Come ho scritto ieri, la società ha ufficialmente rinunciato al ricorso presso il Consiglio di Stato. Con quell'atto formale, il club ha accettato la pietra tombale sulla richiesta di risarcimento fatta dopo il 2006. Per quello che so io, una rinuncia formale agli atti del giudizio è definitiva. Dal punto di vista del diritto, non si può riaprire una causa chiusa per propria volontà, nemmeno se le leggi di quel Paese cambiano in un secondo momento. Inoltre, le decisioni dei giudici del Lussemburgo non hanno un effetto retroattivo automatico sulle vecchie sanzioni delle squadre. Nessun automatismo: Se la legge italiana verrà giudicata contraria al diritto europeo, la modifica varrà per i processi futuri o per quelli ancora aperti (come quelli di Andrea Agnelli e Arrivabene). I casi passati restano chiusi: Le sentenze sportive che hanno tolto gli scudetti o inflitto la penalizzazione del 2023 sono ormai "passate in giudicato" per l'ordinamento italiano. Il club ha firmato un patteggiamento per la manovra stipendi e ha accettato la sanzione UEFA rimanendo fuori dalle coppe. La sentenza della CGUE non si occuperà di stabilire se la Juventus fosse colpevole o innocente nel 2006 o nel 2023. Si occuperà solo di stabilire quali diritti ha un cittadino per difendersi davanti a un giudice dello Stato. L'unico modo per riavere gli scudetti, e non sono nemmeno sicuro, sarebbe la confessione da parte di quei lestofanti di avere orchestrato una delle più grandi macchinazioni della storia di questo Paese.
  7. Juventus_addicted

    Data fissata della sentenza in CGUE: 16 luglio 2026

    Scusate, leggo un po' di confusione. Dal profondo della mia "non competenza" vorrei comunque provare a fare un riassunto. Se qualcuno volesse correggermi, tanto meglio: è sempre un piacere trovare persone con padronanza dell'argomento e che possano spiegare. Prima di tutto, un dato di fatto: per la Juventus non cambierà niente. Nel novembre 2023, infatti, i nostri eroi ritirarono il ricorso al Consiglio di Stato con cui si chiedevano oltre 400 milioni di euro per i danni di Calciopoli. Quella rinuncia ci è stata spiegata come una scelta strategica e definitiva della nuova dirigenza (guidata da Cip e Ciop Ferrero e Scanavino) per fare "pace" con le istituzioni del calcio dopo la tempesta del caso plusvalenze. Una sorta di ricatto, ho sempre pensato: se non volete danni peggiori per il caso plusvalenze (leggasi penalizzazione monstre o addirittura retrocessione, come qualcuno paventava), ritirate il vecchio ricorso e ve la caverete con un anno fuori dalle coppe. Chi dovrebbe trarne beneficio sono Agnelli, Arrivabene e, lo spero con tutto il cuore, Giraudo. Fino a oggi, in Italia, la giustizia del calcio ha avuto un potere assoluto. Se la federazione ti squalificava o ti radiava, tu potevi andare dai giudici dello Stato solo per chiedere un risarcimento in soldi, ma quei giudici non potevano cancellare la punizione sportiva. Agnelli e Arrivabene hanno allora fatto una mossa intelligente. Hanno detto ai giudici: "Com'è possibile che in Europa un cittadino abbia diritto a un processo vero, mentre nel calcio italiano questo diritto viene negato?". I giudici del TAR del Lazio hanno ritenuto il dubbio sensato e hanno passato la palla alla Corte di Giustizia Europea. La mia previsione è che il 16 luglio la CGUE darà ragione ad Agnelli e Arrivabene, bocciando la legge italiana sulla giustizia sportiva. Si, certo, lo sappiamo: In Italia il tentativo di difendere lo status quo e di aggirare le novità scomode è una costante storica. Tuttavia, in questo caso specifico, i giudici italiani si troveranno davanti a un ostacolo quasi insormontabile: il primato del diritto dell'Unione Europea La Corte affermerà un principio molto semplice. Lo sport non è un mondo a parte. Se una federazione sportiva infligge una sanzione grave, il cittadino deve avere il diritto di chiedere a un giudice dello Stato di annullare quella punizione. La legge italiana che oggi lo impedisce, verrà dichiarata contraria alle regole dell'Unione Europea. Il caso tornerà davanti al TAR del Lazio. Forti del verdetto europeo, i magistrati non si limiteranno più a valutare un risarcimento in denaro. Entreranno nel merito delle squalifiche subite dai due ex dirigenti per il caso plusvalenze e, con molta probabilità, le cancelleranno, restituendo loro la possibilità di lavorare subito nel calcio. Sempre che lo vogliano fare. Perché dovrebbe servire anche a Giraudo? Giraudo ha un altro ricorso separato a Strasburgo. Lì accusa l'Italia di avergli negato un giusto processo nel 2006, facendogli un processo lampo senza dargli il tempo di difendersi. I giudici europei hanno già ritenuto il ricorso serio e la sentenza finale dovrebbe arrivare a breve. In Italia, invece, Il TAR del Lazio aveva dichiarato un "difetto di giurisdizione" sul ricorso presentato a suo tempo contro la radiazione per Calciopoli. Tuttavia, i suoi legali hanno presentato un nuovo ricorso al Tribunale Civile di Roma, forti della svolta europea ottenuta proprio da Agnelli e Arrivabene. In caso di sentenza favorevole, Giraudo userà questa decisione come un "grimaldello": il giudice di Roma potrà usare questo precedente per cancellare la sua radiazione in tempi brevi. La curiosità è su chi pagherà un'eventuale richiesta danni. Se l'Europa confermerà che i processi sportivi italiani (compresi quelli lampo del 2006) calpestarono i diritti dell'uomo, i protagonisti potranno chiedere danni economici giganteschi per le carriere distrutte. Chi paga? Parliamo di cifre milionarie. La federazione calcio non ha questi soldi nei suoi bilanci e rischierebbe il fallimento. Per questo motivo, le richieste di risarcimento colpirebbero direttamente lo Stato Italiano. Sarà lo Stato a dover pagare con i soldi pubblici, perché sono state le sue leggi sbagliate a permettere questo sistema ingiusto. Lo stesso Stato dovrà intervenire con un decreto, Governo e Parlamento non potranno permettersi di lasciare un vuoto normativo. Senza regole chiare, ogni singola domenica di campionato rischierebbe di essere bloccata dai ricorsi dei normali tribunali civili. In breve: non vinceremo lo scudetto in tribunale, ma i nostri ex dirigenti stanno per dimostrare all'Europa intera che i processi subiti furono una porcheria. Buonanotte a tutti
  8. Juventus_addicted

    Ginevra Elkann potrebbe diventare Presidente della Juventus

    "Ehi, chi è rimasto in famiglia che non ha ancora fatto danni?" "Ginevra". "Ok, mettiamo lei. Terrà alta la linea dello stile della nostra famiglia e della Juve. Male che vada l'anno prossimo ci giochiamo la carta Lapo". "Capo, Lapo no... è già impegnatissimo con un altro tipo di linee e non sono quelle del fuorigioco semiautomatico." "Hai ragione. Allora teniamoci Ginevra." Ragazzi, non so voi, ma un altro paio d'anni di pressapochismo e improvvisazione come questi e vado a Torino a prenderli a scudisciate
  9. Dino, uno dei miei miti assoluti. Il primo ricordo che mi viene in mente è l'incipit della formazione di quella Juve e di quella Nazionale: "Zoff, Gentile, Cabrini...". Una filastrocca leggendaria che ancora oggi risuona nella testa di chi l'ha vissuta. E poi, a pensarci bene, per me Zoff era semplicemente eterno. C'era prima ancora che iniziassi a ricordare le formazioni, c'era durante la mia infanzia da tifoso e, nella mia immaginazione, ci sarebbe stato per sempre. Era una presenza fissa, una certezza. E quella parata contro il Brasile nell'82? Un'immagine scolpita nella storia del calcio italiano: Zoff che, a quarant'anni suonati compie un gesto entrato nella leggenda, quasi quanto la tripletta di Pablito. Da allenatore ci ha regalato due trofei splendidi e per certi versi inattesi, conquistati contro avversari che in quegli anni schieravano autentiche corazzate piene di campioni. Successi che porto ancora nel cuore. Ma il ricordo più bello è personale. Nel primo dei suoi due anni sulla nostra panchina stavo preparando la maturità. Una mattina mio padre decise che potevo anche saltare un giorno di scuola, e mi portò a Torino per assistere agli allenamenti della Juve. All'epoca i giocatori attraversavano la strada dagli spogliatoi del Comunale al campo Combi, e quello era il momento dell'assalto dei tifosi in cerca di autografi e fotografie. Erano i tempi delle Polaroid, delle macchine fotografiche con i rullini: uno scatto solo, non potevi permetterti di sbagliare, altro che smartphone. Quasi tutti firmavano in fretta improbabili geroglifici e tiravano dritto; qualcuno lo faceva persino con poca voglia. Ma due leggende si fermarono a lungo con noi, sorridendo, concedendosi a tutti con una disponibilità disarmante. Quei due erano Dino Zoff e Gaetano Scirea. Due fuoriclasse in campo, ma soprattutto due uomini straordinari fuori dal campo. Un altro ricordo indelebile è il giorno delle sue dimissioni da commissario tecnico della Nazionale. Disse di non voler prendere "lezioni di dignità" da quel personaggio che lo aveva attaccato dopo la finale europea persa contro la Francia. Una frase che racchiude perfettamente il suo stile: fermo, elegante, senza mai scendere di livello. Caro Dino, ci sono persone che nascono Signori, e tu lo sei stato per tutta la vita. E poi ci sono quelli che, al contrario, hanno lasciato un segno ben diverso nella storia morale di questo Paese. Grazie Dino per aver contribuito a rendere la mia giovinezza juventina un momento felice
  10. Quattro discussioni in prima pagina di VS per un giocatore che "dovrebbe" arrivare alla Juve... Manco fosse CR7. Amici, siamo alla disperazione
  11. La notizia di ieri meriterebbe ben altro spazio. Pensate se al posto di Platini ci fosse stato un altro, chissà magari un Rummenigge o un Van Basten, non pensate che, almeno in Italia, se ne sarebbe dato ben altro spazio? Ricordiamo che Michel è stato assolto due volte dalla giustizia svizzera per l'accusa di aver ricevuto 2 milioni di franchi, assoluzione divenuta definitiva nel 2025. Mi sembra il minimo che sia passato al contrattacco denunciando per calunnia, traffico di influenze e altre presunte manovre coloro che, a suo dire, gli impedirono di diventare presidente della FIFA. I nomi fatti da Platini non sono marginali e l'accusa è chiara: sarebbe stata costruita una macchina accusatoria per estrometterlo dalla corsa alla presidenza FIFA del 2016, corsa nella quale era considerato il favorito naturale per la successione a Blatter Il fatto è incontestabile. Platini fatto fuori e alla fine il presidente FIFA diventò Infantino. E, anni dopo, Platini e Blatter sono stati assolti dalle accuse che avevano distrutto le loro carriere. Un modus operandi che conosciamo bene. Da juventino, la sensazione è inevitabile: per anni ci siamo sorbiti paginate, servizi TV e processi mediatici che descrivevano Platini come un colpevole già condannato. Oggi che l'uomo è stato assolto e accusa apertamente chi avrebbe tratto vantaggio dalla sua caduta, la notizia finisce nelle colonne interne, trattata come un trafiletto, una non notizia. Non so se la magistratura francese dimostrerà che dietro la vicenda ci fu davvero una regia organizzata. Questo lo diranno le indagini. Ma una cosa è già sotto gli occhi di tutti: Platini è stato eliminato dalla corsa al vertice del calcio mondiale, la sua reputazione è stata devastata per anni e, quando i tribunali lo hanno assolto, il clamore mediatico è stato infinitamente inferiore a quello delle accuse iniziali. E per chi ha visto giocare Le Roi con la maglia della Juventus, questa non è solo una questione giudiziaria. È la storia di uno dei più grandi calciatori di sempre che sostiene di essere stato fatto fuori dal palazzo proprio quando stava per arrivare al posto più importante del calcio mondiale. Adesso, per la prima volta, chiede che sia un giudice a verificare se dietro la sua caduta ci sia stato davvero qualcosa di più di una semplice coincidenza. E il fatto che questo giudice non sia in Italia, mi fa ben sperare. Forza Michel, siamo con te
  12. Grazie Stefano. Eppure alcuni utenti hanno criticato il mio messaggio, probabilmente senza leggere quelli successivi, soffermandosi unicamente sul termine democristiano. Come se fosse un insulto. Una parola, leggo invece informandomi in rete, da tempo entrata nel linguaggio comune e che può assumere sfumature opposte. In senso positivo, indicando capacità di dialogo, equilibrio, pragmatismo e attitudine a trovare una sintesi tra posizioni diverse. In senso negativo, viene utilizzata per descrivere un atteggiamento eccessivamente attendista o tattico, tipico di chi evita di prendere posizioni nette per non scontentare nessuno o di chi si schiera in base alla convenienza del momento. Come ho già scritto, apprezzo profondamente Del Piero sia come calciatore sia come persona. Tuttavia, quando veste i panni del commentatore, nulla gli impedirebbe di dire le cose come stanno, ovvero che in Juventus sono stati commessi errori clamorosi. Altro che momento difficile, è stato un massacro. Se poi il proprietario della società, di solito perso nell'abituale immobilismo, dovesse offendersi, chiudendogli persino le porte in faccia, dubito che Del Piero avrebbe difficoltà ad arrivare a fine mese o a mettere il pranzo in tavola. Buona giornata
  13. E probabilmente a te nessuno ha mai insegnato l'educazione. Se avessi letto gli altri miei messaggi in questa discussione, capiresti. Ma non mi aspetto che tu possa reggere oltre la seconda pagina
  14. "'Voglio una squadra che mi voglia davvero". Perfetto. Ma vale anche il contrario: la Juve dovrebbe volere davvero un giocatore che la vuole davvero. Se siamo dietro a Barcellona, Atletico e chiunque altro passi di lì, allora il problema è già risolto. Grazie e arrivederci. A Torino servono giocatori che scelgono la Juve, non che ci ripiegano sopra quando finiscono le alternative. Via, raus, andale. E buona fortuna alla tua prima scelta. O alla seconda. O alla terza.
  15. Capisco il tuo punto e, infatti, non ho mai sostenuto che un futuro presidente della Juventus debba passare le giornate a fare il guerriero davanti alle telecamere. Su questo siamo d'accordo: i risultati contano più delle dichiarazioni. Dove continuiamo a vederla diversamente è sul valore di questa diplomazia permanente. Tu la interpreti come intelligenza strategica finalizzata a costruirsi un profilo istituzionale; io, invece, penso che a volte il rischio sia quello di diventare talmente prudenti da risultare innocui. Probabilmente Del Piero ha impostato la sua immagine pubblica esattamente come dici tu, ed è una scelta legittima. Semplicemente non è detto che sia quella che io apprezzo di più in una figura chiamata a rappresentare la Juventus in una fase così delicata. E aggiungo una considerazione finale: nel 2026, in un mondo in cui tutti urlano, mantenere un basso profilo quasi ottocentesco può certamente apparire elegante e di classe. Il problema è che spesso, mentre tu mantieni lo stile, gli altri occupano spazi, dettano la narrazione e difendono i propri interessi senza tanti complimenti. E alla fine rischi di ritrovarti con la classe intatta, ma con qualcuno che te l'ha messa in quel posto. Comunque credo che le nostre posizioni siano abbastanza chiare: tu vedi in questo atteggiamento una qualità, io ci vedo anche un potenziale limite. Saranno eventualmente i fatti a dirci chi dei due aveva visto meglio. Buon proseguimento
  16. Hai citato solo una parte del mio intervento, e tra l'altro estrapolando una frase che da sola non rende il senso del discorso. Il punto non era che Del Piero debba fare il duro davanti alle telecamere o "imbonire i tifosi" con dichiarazioni roboanti. Quello che contestavo è un atteggiamento comunicativo che da anni appare estremamente prudente, quasi sempre orientato a non esporsi mai davvero su nulla. Quando parla della Juve, delle vicende che l'hanno riguardata o del calcio italiano in generale, sembra sempre scegliere la formula più diplomatica possibile. Sono d'accordo che un dirigente si giudichi dai fatti e non dalle parole. Però le parole contano, soprattutto quando rappresenti un club come la Juventus. Ci sono momenti in cui serve anche dare una posizione chiara, trasmettere personalità e far capire che sei disposto a difendere gli interessi della società. E questo discorso vale per tutti, comprese le amebe attuali. Quindi il mio "presidente con il coltello tra i denti" non era un invito a fare il guappo in TV, ma il contrario di una figura che, almeno pubblicamente, sembra sempre preoccupata di non pestare i piedi a nessuno. Era questo il senso del ragionamento, che era molto più ampio della singola frase che hai citato.
  17. Che palle con sto buonismo, Alex! Che palle... Io voglio un bene dell'anima a Del Piero, è la nostra Storia, ma ogni volta che parla sembra un democristiano della prima Repubblica. "Responsabile di quello che dico e non dico", "momento complicato", "cose positive".....ma per favore! In società oggi serve un leone, uno che entri a gamba tesa in Lega e nei talk show a difendere la Juve, non un diplomatico che pesa ogni singola virgola per non scontentare nessuno (né la proprietà attuale, né la FIGC, né i tifosi avversari). Va bene il legame con la famiglia Agnelli, va bene lo stile Juve, ma qui siamo al Festival della Serie A a fare i complimenti a un "campionato combattuto" (dagli altri, forse) quando noi tifosi abbiamo il fegato spappolato. Se deve tornare solo per fare la statuina rappresentativa ed evitare di esporsi, forse è meglio che continui a fare l'opinionista in TV. Noi abbiamo bisogno di un presidente con il coltello tra i denti, che dia la carica ai giocatori e pretenda la vittoria, non di uno che ci dice di "cambiare pagina" con il sorriso sulle labbra.
  18. Juventus_addicted

    Ronaldo alla Juve (bei tempi...)

    Mai avrei pensato che in un'assolata giornata di luglio, sotto un ombrellone di una spiaggia salentina, avrei passato il mio tempo a guardare sul telefonino il tragitto di un aereo. Quello che con il Presidente andava a prenderlo. Era il sogno che si avverava: con lui l'avremmo vinta. Le cose sono andate diversamente, ed è stato anche un bagno di sangue. Ma ho goduto
  19. Al netto del fatto che trovo abbastanza squallido che qualcuno stia prendendo in giro Calvo per presunte vicende personali e gossip che nulla hanno a che vedere con il calcio (a meno che non conosciate i protagonisti, sono comunque * loro) nell'intervista c'è un passaggio che dovrebbe far riflettere tutti i tifosi juventini. Quando Calvo ricorda che Agnelli aveva capito già dieci anni fa dove stava andando il calcio europeo, dice una cosa che oggi appare evidente: la Premier non è diventata dominante all'improvviso, ma attraverso un processo lungo, che alcuni avevano visto arrivare molto prima degli altri. E proprio per questo Agnelli aveva compreso anche un'altra cosa: se i ricavi continuavano a divergere in quel modo, per club come la Juventus sarebbe diventato sempre più difficile competere stabilmente con le grandi inglesi e con pochissime superpotenze europee. La Super League nasceva da questa analisi, non da un capriccio o da una presunta sete di potere. Si può essere favorevoli o contrari al progetto, ma oggi è difficile negare che il problema individuato allora fosse reale. Basta guardare i bilanci, il mercato e l'attrattività dei campionati: la forbice economica si è allargata ulteriormente e il calcio italiano continua a perdere terreno. Anche per questo colpisce la frase di Calvo su Agnelli: "aveva capito tutto". Forse non tutto, ma certamente aveva capito prima di molti altri che il modello tradizionale stava diventando insostenibile per chi voleva restare ai massimi livelli europei.
  20. mamma mia.... al mio professore d'italiano verrebbe un attacco cardiaco: "La stagione non e finita": Manca l'accento sulla "e". Il verbo essere è diventato una congiunzione. Confuso in campo e confuso con la penna. "Perche alla Juventus": Un altro accento dimenticato. Si scrive "Perché". Le basi del computer, Manuel! "meritarsi questo maglia": "Questo maglia" al maschile non si può sentire. Un errore di sesso della parola degno di un fallo da espulsione diretta. "nei momenti piu delicati": Terzo accento perso per strada. Ormai è un vizio, li perdi come perdi l'uomo in marcatura. "E la sua storia": Qui l'accento ci voleva ("È la sua storia"). Lo hai tolto dove serviva e non lo hai messo dove mancava. Un vero disastro tattico. "Ma questo delusione": Ancora una volta il maschile al posto del femminile. "Questa delusione", Manuel! La grammatica è un'opinione. "deve sevirci da lezione": Manca una "r". Hai scritto "sevirci". Forse volevi dire che la delusione deve "sfiancarci"? Di sicuro ha sfiancato noi. "sonso d'appartenenza": Il "sonso"? Volevi scrivere "senso", ma il "sonso" si avvicina molto al "sonno" che ci fai venire quando giochi a centrocampo. "sempre piu forte": E per chiudere in bellezza, un altro accento saltato sul "piu"
  21. Juventus_addicted

    Ridateci la Juventus

    Il mio tostapane stamattina mi ha guardato con l’aria di chi sa troppe cose. Non ha detto nulla, ovviamente (i tostapane sono notoriamente discreti) ma mentre sputava fuori una fetta di pane leggermente carbonizzata ho percepito un giudizio silenzioso sull’intera esistenza. Allora ho deciso di uscire. Ho preso l’ascensore, ma l’ascensore invece di salire o scendere ha iniziato a raccontarmi la trama di un film francese in cui una lumaca diventa sindaco di una città fatta interamente di cuscini. Non era un brutto film, a dire il vero, ma il finale era molto ambiguo: la lumaca non sapeva più se era davvero un sindaco o solo un’idea. Fuori piovevano cucchiaini. Un piccione mi ha chiesto se per caso avevo visto il suo commercialista, che pare sia sparito dopo aver investito tutto in futures sul basilico. Gli ho detto che non mi occupo di queste cose, io sto solo cercando di capire perché il mio frigorifero applaude ogni volta che apro lo sportello. Comunque niente, volevo condividere questo momento di grande serenità interiore. Se qualcuno ha una ricetta per la zuppa di nuvole o conosce un buon meccanico per ascensori narratori, mi scriva pure. Grazie.
  22. Juventus_addicted

    Ravanelli: "La Juve del 1996 avrebbe battuto anche l'Impero Romano"

    Scusa, ma chi ha detto che Ravanelli non se lo ricorda nessuno? Il senso del mio discorso era un altro. Se ti chiedessero, così d’istinto, di fare una lista dei più grandi giocatori che hanno indossato la maglia della Juve, inseriresti subito anche lui? Io, sinceramente, avendo ricordi nitidi della Juventus fin dai tempi di Liam Brady, mi vengono in mente tanti altri campioni tecnicamente più forti. Questo però non toglie nulla a Fabrizio Ravanelli. Se invece il discorso si sposta su attaccamento alla maglia, spirito di sacrificio, abnegazione e mentalità juventina, allora sì: Penna Bianca è assolutamente tra i migliori e merita tutta la gratitudine dei tifosi.
  23. Juventus_addicted

    Ravanelli: "La Juve del 1996 avrebbe battuto anche l'Impero Romano"

    Tutti noi, quando parliamo dei grandi della Juve, tendiamo a nominare le solite superstar: Del Piero, Zidane, Tevez, Vialli, Platini e così via. Eppure Fabrizio Ravanelli ha segnato in una finale di Champions League poi vinta dalla Juve, e nonostante questo viene raramente inserito in quel gruppo. Ma meriterebbe assolutamente di esserci. Per lo meno per gratitudine. Grande Penna Bianca "Nell'attacco della Juve, C'è una grande novità, È Fabrizio Ravanelli. Beniamino degli ultrá, Ravanelli Alè alè, Ravanelli Alè alè"
  24. Juventus_addicted

    22 Maggio 1996

    Il 22 maggio 1996 non è una data. È un odore, un rumore, un’immagine che chi c’era si porta dietro da trent’anni. La Juventus alzava la Champions a Roma contro l’Ajax, e noi eravamo convinti che quello fosse solo l’inizio di un’epoca infinita. Invece, col senno di poi, quello è diventato il punto più alto di una nostalgia collettiva. Erano anni diversi. Non migliori per forza, ma più nostri. Il calcio aveva ancora le ombre della nebbia nelle partite di provincia, le telecronache con pochi fronzoli, le maglie larghe, i numeri (e i nomi, in quella partita) cuciti male, i campioni che sembravano irraggiungibili ma umani. Si aspettava Novantesimo Minuto, si registravano le partite sulle VHS, si litigava al bar il lunedì mattina e basta: niente social, niente clip da 15 secondi, niente processi continui H24. Quella Juve aveva una fame feroce. Marcello Lippi in panchina, Gianluca Vialli capitano, Alessandro Del Piero che stava diventando leggenda davanti ai nostri occhi, Didier Deschamps, Paulo Sousa, Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara. E tutti gli altri. Gente con facce vere, personalità vere, fame vera. E Roma quella sera sembrava il centro del mondo. I rigori. L'adrenalina. Le mani nei capelli. Il rigore di Jugovic, con quel sorriso carico di consapevolezza, che entra. La coppa al cielo. Per chi è juventino, certi frame sono tatuaggi. E fa quasi male pensare a tutto quello che è venuto dopo. Le finali perse del ’97, ’98, 2003, 2015, 2017. Le illusioni ogni volta. Le squadre fortissime. Le notti finite male. Ogni generazione juventina ha avuto la sua Champions sfiorata, ma chi ha vissuto il ’96 ha sempre avuto dentro quella convinzione romantica: “prima o poi torniamo lì”. E invece sono passati trent’anni. Nel frattempo è cambiato tutto. È cambiata l’Italia: a volte penso in meglio, quasi sempre in peggio. È cambiato il calcio: da sport popolare a industria globale. Sono spariti gli stadi fumosi, le radioline, i pomeriggi lenti della domenica. Sono arrivati gli algoritmi, il VAR, i procuratori star, le maglie che cambiano ogni tre mesi. Eppure, quando parte un video di quella finale o rivedi il Capitano Gianluca Vialli che alza la coppa, succede una cosa strana: per un attimo torniamo tutti lì. Più giovani. Più ingenui. Più convinti che il calcio potesse davvero fermare il tempo. Forse è questo il punto. Non ci manca soltanto vincere la Champions. Ci manca come ci sentivamo allora.
  25. Juventus_addicted

    Disperato bisogno di Juventus

    Ciao Zebra, Hai ragione a ricordare quel periodo, perché chi c’era se lo ricorda benissimo: anche allora sembrava di vivere in una Juventus smarrita, con dirigenti improvvisati, idee confuse e la sensazione costante che mancasse una direzione vera. E infatti il paragone ci sta. Però secondo me c’è anche una differenza emotiva enorme tra allora e oggi. In quegli anni eravamo devastati, sì, ma soprattutto arrabbiati. C’era un’ingiustizia enorme appena subita, c’era il veleno di Farsopoli ancora addosso, c’era la sensazione di essere stati colpiti e umiliati. Il tifoso juventino viveva di sangue amaro, ma anche di spirito di rivalsa. Ti aggrappavi all’idea che prima o poi saremmo tornati per riprenderci tutto. Oggi invece io vedo soprattutto stanchezza. Almeno nel mio caso. Non rabbia: stanchezza. Perché qui non c’è solo un nemico esterno da combattere, non c’è una ferita “subita”. Qui c’è una lenta erosione interna fatta di mediocrità normalizzata, comunicazione piatta, ambizioni ridotte e una Juventus che troppo spesso sembra aver perso la memoria di sé stessa. Ed è forse questo che deprime di più: vedere l’eccezionalità juventina trattata come un concetto quasi imbarazzante, come se pretendere fame, personalità e mentalità vincente fosse diventato eccessivo nel calcio moderno. Però ti dico anche una cosa: proprio perché ho già vissuto periodi storti, oggi cerco di non farmi più divorare il fegato. Il sangue amaro non me lo faccio più venire. Perché ho capito che loro passano, la Juve resta. E sotto questo aspetto il tuo richiamo al 2011 è giusto. Perché all’epoca, dopo due settimi posti e anni di confusione, sembrava davvero impossibile ricostruire una mentalità dominante. E invece bastarono poche persone giuste, messe nei posti giusti, per riaccendere tutto quasi all’improvviso. È anche per questo che, nonostante tutto, io non riesco a essere veramente rassegnato. Disilluso sì, spesso amareggiato pure. Ma rassegnato no. Perché la storia della Juventus è ciclica: cade, si sporca, viene data per finita, e poi torna. Nel frattempo provo a viverla con meno tossicità possibile. Mi concedo l’ironia, anche feroce, perché è l’unico modo per non trasformare il tifo in una continua intossicazione emotiva. E sinceramente preferisco farmi una risata amara davanti all’ennesima intervista sul “percorso di crescita” dopo una sconfitta deprimente, piuttosto che lasciare che questa fase mi consumi la passione. Perché la passione, quella vera, viene da molto più lontano di questa dirigenza o di questi giocatori.
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