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  1. Leevancleef

    L'insostenibile pesantezza dell'essere. In finale

    In attesa che la Juve rientri in campo per il 2°T della sua nona finale di Champions/Coppa Campioni, nell’esaltare una stagione che rasenta la perfezione assoluta, ma rimane eccezionale (e il termine è quanto mai pertinente, perché stagioni di questo tipo appartengono all’eccezionalità), segnalo che è impossibile trovare un rimedio contro il mal di testa che serate come quella di sabato ti procurano. Così com’è impossibile negare la delusione enorme, a tratti disarmante, nel (non) vedere, al rientro dagli spogliatoi, la Juve a cui siamo stati abituati per tutta la stagione. E’ stato come assistere a Dr. Jekyll e Mr. Hyde, e in questi giorni va rispettata la delusione di tutti, anche se come sempre c’è chi riesce a mantenere certi binari e chi trascende buttando al fiume il bambino e l’acqua sporca. Fa male, insomma, poche storie. E se due anni fa dopo Berlino dicevo che faceva male, ma meno di finali precedenti, stavolta no, fa male e basta. Provando a riavvolgere il nastro proviamo a psicanalizzare il pre, il durante e il post partita nei quali la Juve si è imbarcata per provare ad attraversare il mare della finale di Cardiff. Sono spunti di discussione per tutti, per cercare di ovviare ai tanti topic che ognuno di noi vorrebbe aprire. Quindi sarò lungo (scusatemi), ma tanto in questo momento i concetti vengono di getto, e se ne può parlare insieme. LA PREPARAZIONE Si dice che una delle ricette per affrontare meglio la finale sia quella di evitare la pressione, di alleggerirla, pur affrontandola con la dovuta fiducia e la necessaria umiltà. La pressione, la paranoia, l’ossessione… vanno annullate o diminuite il più possibile. Lo dice chiunque. Per esempio lo dice Allegri da tempo (i cui risultati in Europa si sono visti: 2 finali in 3 anni, un’eliminazione come quella di Monaco, unica squadra ad aver battuto il Real Madrid negli ultimi 4 anni…). L’ambiente Juve però quella coppa la brama da tempo (anche se in molti, TROPPI, dimenticano cos’è successo in mezzo a questo “troppo tempo”, una cosetta che ci ha condizionato e, volenti o nolenti, ci condiziona ancora oggi che siamo tornati sul podio europeo, perchè, col normale corso della storia, potremmo e dovremmo essere ad un livello ancora superiore). Lo stesso ambiente Juve, quindi, se deve mettere pressione su un qualcosa, la mette su quella. Alla presentazione di ogni nuovo acquisto i tifosi gli chiedono la Champions, i giornalisti fanno domande sul vincere la Champions, al museo gli fanno vedere la Champions e piovono invocazioni in stile Fatima… insomma, le pressioni che Roma suscita per tutto ciò che riguarda la coppa del GRA (e oltre), gli juventini, magari in tono minore, le tirano fuori per questa coppa. Il calendario te la piazza il 3 giugno, un po’ in là rispetto alle semifinali, rispetto a quando hai il vento in poppa. Nel frattempo si sta scrivendo la Leggenda, si sta vincendo il 6° scudetto di fila, la 3a Coppa Italia, il 3°double consecutivo… qualcosa di fenomenale… e ad Allegri (sempre quello di prima) viene chiesto: “festeggerete?”. Risposta (più o meno): “Bisogna festeggiare e godere di queste gioie coi nostri tifosi, è giusto farlo. C’è il momento del lavoro e il momento della festa. La forza di una grande squadra è riattaccare l’interruttore al momento giusto. C’è tempo fino al 3 giugno, dobbiamo vivere ogni momento come fosse l’ultimo, perché pensare troppo può mandare fuori giri. Quindi sì, festeggeremo». Già. Invece noi come rispondiamo? Nello stesso modo nel quale sono state preparate altre finali di Champions (in alcuni casi giustamente, visto che capitavano 3 giorni dopo lo scudetto), cioè col minimo sindacale. Quella pressione che va tolta, quell’alleggerimento, quel godere di un’impresa leggendaria appena compiuta per caricarsi ulteriormente si riduce al “festeggiamento” organizzato dalla Lega Calcio: coppa e foto. Stop. Perché “la squadra deve pensare alla Champions”. Sembra una sciocchezza, ma non lo è. E non è ovviamente “IL” motivo della sconfitta, ma solo un pensiero sull’analisi di come si debbano vivere i “momenti” che vanno goduti fino in fondo. Ricordate l’inaugurazione dello Stadium? Eravamo in un periodo infimo, quasi azzerati da tante delusioni. Poi quell’inaugurazione, quello STUPENDO ripercorrere COS’E’ LA JUVENTUS, quel far capire a chi non lo avesse ancora capito (o dimenticato) da dove veniamo, chi siamo, e come un club del genere vada CELEBRATO. Difatti in tantissime interviste di vari giocatori, quel momento è ricordato come “indimenticabile”, come la scossa iniziale, come “l’aver capito” cosa significava la Juve. Fu benzina pura (ri-sottolineo che si parla sempre di “una delle” tantissime componenti). E fu bellissimo perché ci introdusse anche ad una nuova era comunicativa, il mondo cambiava già allora, e la Juve (finalmente e giustamente) si auto-celebrò. La Juve quindi vince il suo 6° scudetto consecutivo 3 giorni dopo la 3a Coppa Italia, realizzando qualcosa di epico, e che fa? Invece di celebrare l’impresa come si deve (senza, naturalmente, le proporzione di un’inaugurazione di un nuovo stadio), di godere INSIEME ai tifosi, di far percepire ai giocatori ancora di più l’impresa che hanno fatto, di fargli cogliere il senso della grandezza di giocare nella Juve, e allo stesso tempo fargli abbassare la tensione… come ha fatto, ad esempio, una "squadretta" come il REAL MADRID (per una semplice Liga che non riscriveva la storia del calcio spagnolo), alza la coppa, sta dieci minuti in campo, e poi via. Perché? “Perché la quadra deve pensare alla finale”. Come le precedenti 4 ultime volte. Quando si parla di queste cose vanno fatte alcune puntualizzazioni: auto-celebrarsi doverosamente, nel modo giusto, non significa festeggiare per un anno intero come fanno da altre parti, ma nemmeno non saper festeggiare a dovere un’impresa che forse è irripetibile. Peraltro (volendo usare un approccio che la Juve sta cercando sempre più di sviluppare), persino un momento di quel tipo crea “seguito”, crea “momenti social” (come si dice oggi), crea diffusione del brand, perché TUTTO è pubblicità e tutto fa grandezza. E allora... porta tutte le coppe in campo, o portale in piazza! Vacci in piazza con chi fa i km tutto l’anno e non è riuscito ad entrare allo Stadium (e non per forza si deve fare un tour a velocità d’uomo, le piazze si possono transennare, vedere sempre il Real che arriva, festeggia come si deve, e poi se ne va); oppure fai un discorso di ringraziamento (il Bayern lo fa da un balcone su pubblica piazza, per il Real parla persino il sindaco), o un discorso di celebrazione… o persino cose banali… “gioca” coi tifosi sugli spalti con cori e controcori (abbiamo un dj), consegna il microfono ai calciatori per farli loro, i cori… insomma, ci sono tantissime cose che si possono fare per festeggiare, celebrarsi e soprattutto… stem-pe-ra-re la tensione! Noi no, perché “bisogna pensare alla Champions”. Così invece di giocarla una volta sola, la finale iniziamo a giocarla da 15 giorni prima perché “se si festeggia ci si distrae”. 15 giorni prima! A parte l'impresa in sè e i tifosi stessi, lo meriterebbe lo stesso Allegri che fino ad oggi non si è goduto ancora una festa "totale", come si deve. E questo discorso vale ancor di più per la Juve, perché con la pressione che c’è, relativa alla voglia di vincerla, la tensione va alleggerita. Alcuni commentatori guardando le facce che avevano i nostri prima di entrare in campo, tese, grondanti sudore, hanno affermato che il Real di partite ne ha giocata una sola, mentre noi ne avevamo già giocata un’altra. Ecco, per le prossime volte, se dovesse ricapitare: prendiamoci il tempo per festeggiare a dovere (brindisino di squadra “inter vos” a parte), non succede nessun’apocalisse nel farlo! Godiamo dell’affetto e della carica dei tifosi (che dovrebbe essere quasi una giusta ricompensa, un atto dovuto). CELEBRIAMO la nostra grandezza per innalzare sempre di più l’autostima, sbattiamo in faccia a tutti la nostra storia per vestirci della dovuta carica. Poi si può vincere o perdere anche in quel caso, ovvio, ma intanto iniziamo ad evitare soluzioni tafazziane e che non aiutano a preparare un bel niente, visto che in tal senso il pregresso parla chiaro. [Ditemi pure cosa ne pensate, se pensate che serva alleggerire o non staccare mai dallo stare sul pezzo, se è lecito chiedere di godere a dovere delle proprie imprese oppure no] LA PARTITA La Juve ha giocato tante finali. Si va dall’estremo di Juve-Ajax a quello di Juve-Amburgo. Ma mai aveva giocato sprazzi di Juve-Ajax e sprazzi di Juve-Amburgo nella stessa finale. Ora è successo anche questo, ed è avvenuto nel modo più inatteso perché era convinzione comune che si sarebbe potuto anche perdere, ma che in ogni caso la Juve avrebbe venduto cara la pelle, visto il cammino STREPITOSO nella Champions di quest’anno (vincenti in tutte le trasferte meno una, dove non era necessario; soli 3 soli gol subiti fino alla finale; Barcellona piegato a nostro uso e consumo, senza subire nemmeno un gol in due partite contro la MSN… ecc). Approccio perfetto, prendiamo possesso della partita (anche se il Real è squadra che non eccelle nei primi tempi per poi uscire alla distanza), giochiamo a viso aperto, usciamo dal pressing con coraggio e combinazioni veloci, difendiamo alti e in avanti, andiamo al tiro con Higuain 2 volte e con Pjanic, su cui Keylor Navas fa una paratona (e lì un po’ inizi a pensare), Marcelo e Dani Alves si annullano a vicenda, ma poi… anche in un momento in cui sembri quadrato, ecco che proprio la difesa, il tuo punto forte, mostra crepe insolite. Mentre Dybala, dopo l’ammonizione, inizia ad innervosirsi sbagliando di tutto, l’asse Mandzukic-Alex Sandro non copre a dovere contro Carvajal pur avendo superiorità numerica da quella parte, e Chiellini si perde Cristiano Ronaldo che fa un movimento elementare e colpisce da solo a centro area per il primo tiro in porta del Real. La deviazione di Bonucci è una beffa, ma CR7 non può mai e poi mai ricevere palla da solo lì. Uno schiaffo che ti risveglia troppo presto, inizi a chiederti il perché anche quando giochiamo bene e andiamo più volte vicini al gol, pur con un’imperfezione difensiva, debba sempre arrivare un episodio beffardo a punirti. Reagiamo, rispondiamo, significa che in campo ci siamo, e pareggiamo col gol più bello della Champions, un’azione tutta al volo conclusa da una semirovesciata di Mandzukic che beffa Navas. Un gol spettacolare, magari anche questo insolito, ma BELLO, senza deviazioni, senza “episodi”: da spot! Un gol fondamentale, che rimette a posto la finale. E quando Mandzukic si batte la mano sul cuore indicando lo stemma pensi che la bilancia penda dalla tua parte, che servirà concretizzare quanto stiamo costruendo, ma che una difesa come quella della Juve può concederne una di occasione come quella del primo gol, non due, o comunque non quante ne servirebbero per perdere la partita rispetto a quelle che stavamo costruendo noi per vincerla. I minuti finali del 1°T un po’ in affanno, anche se rimanendo ordinati difronte allo sterile possesso palla del Real, sembrano solo un momento di controllo. Pausa. Torniamo in campo per primi, e siamo lì ad aspettarli. Solitamente in queste occasioni si dice che la squadra che rientra prima è quella che ha più voglia, che non vede l’ora di sbranare il campo. Ma rimane tutto lì, perché dopo qualche minuto di nulla, con il gioco perlopiù fermo per degli infortuni, ti accorgi che è successo qualcosa, che manca qualcosa. Indietreggiamo da subito, il Real con un paio di mosse alza la linea e allarga il campo (a proposito, quanto è cresciuto Zidane! Chapeau!), a quel punto non riusciamo più ad uscire palla al piede, iniziamo a sbagliare qualsiasi passaggio, ci impuntiamo con lanci lunghi che non servono a nulla. Le imprecisioni difensive cominciano a fioccare. Ma che succede? Sarà un momento, e allora bisogna soffrire come si deve, perché lo sappiamo fare. Una finale è fatta di tanti momenti e devi saperli accettare ma sempre stando DENTRO la partita (cosa ripetuta più volte anche da Allegri). E invece ecco che su una respinta centrale (un difensore non dovrebbe mai respingere palla centralmente) Casemiro ha tutto il tempo di caricare e trovare la seconda deviazione decisiva, la palla prende un effetto assurdo e si insacca all’angolino. Due autogol in una stessa finale non li ricordo, ma a chi potevano capitare se non a noi? A chi? Il Real stava premendo, intendiamoci, il gol l’ha cercato schiacciandoci, non è come quello del 1°T arrivato in modo un po’ inatteso per l’iter che stava avendo la partita, ma perché su deviazione? Perché? E’ quello che devono aver pensato i nostri, quasi riflettendo sugli episodi che non ci arridono mai. Ma non è giustificabile, casomai ci pensi a fine partita, ci pensi il giorno dopo, non al 60° di una finale. A quel punto siamo in bambola definitivamente, in modo disarmante. Sbagliano tutti. Il centrocampo non fa più filtro. Khedira patisce la scarsa forma post-infortunio, Pjanic, che pure aveva fatto un buon 1°T, zoppica (e presto uscirà). Quando vedi la difesa migliore al mondo coprire male su azioni banali, quando vedi un lottatore come Mandzukic aspettare la palla invece di andarle incontro, facendosi anticipare da Modric in pressing (!!!), ti sembra di avere gli incubi. E in effetti quelli che vedi sono dei fantasmi. Il Real è esperto, sente l’odore del sangue e preme forte sull’acceleratore, ma questo non spiega la dormita di Mandzukic e il nuovo errore di Chiellini sul movimento quasi banale di Ronaldo per il 3° gol del Real. Ma quando mai abbiamo preso un gol come quello? Assurdo! Nessun contromovimento dell’avversario, nessuna cosa fantasmagorica, semplicemente penetrati come il burro perdendo una palla banale e marcando il giocatore più forte del mondo da 5 metri di distanza. A quel punto capisci che anche quello del 1°T non era un caso, persino la nostra difesa s’è svegliata col piede sbagliato a Cardiff la mattina del 3 giugno. Ed è la cosa che fa più male perché anche quando qualcuno ha toppato partita, la difesa ha retto, è sempre stata l’ultimo baluardo. Se la vedi in quello stato, vuol dire che non ce n’è. In 3 minuti spariscono i sogni. In realtà non dovrebbe essere così, in realtà bisognerebbe reagire in qualche accidenti di modo, perché se fai un gol, anche di mano (seee, noi, una cosa del genere in una finale!), poi loro non possono scoprirsi e fai un assedio fino alla fine. Ma siamo squagliati. Mandzukic continua a sbagliare cose che non sbaglia mai, sia in appoggio che, più tardi, di testa ai limiti dell’area piccola, schiacciando di testa, inspiegabilmente, per terra una palla che andava sfanculata in porta. Higuain è da solo nella morsa di Ramos e Varane, non ha appoggi, solo contro tutti non tiene una palla. Dybala sembrava essersi ripreso a fine 1°T, quando era servito un giallo (finalmente) per fermarlo, ma in pratica gira a vuoto. Dani Alves non si arrende, combatte, ma non trova nessuno con cui dialogare, a differenza di Marcelo che ha sempre almeno 2 appoggi liberi. Isco predica liberamente, il loro centrocampo violenta la partita a piacimento, al punto da rendere inutile la nostra superiorità sulle fasce, perché veniamo annullati anche lì. Il fatto è che non ci siamo più, nel 1°T non era così. In campo ci sono degli ologrammi ormai, la partita è finita già lì, il 2°T per noi non è mai iniziato. La tensione, la troppa pressione, la stanchezza, non si sa cosa… ma noi “normali” non stiamo 3 gol sotto il Real. E avremmo anche potuto batterlo. Allegri successivamente dirà che l’idea era quella di attaccare a tutta nel 1°T per creare un vantaggio da difendere alla distanza, non avendo molti cambia a disposizione. E allora si potrebbe pensare… perché Cuadrado in panchina? Perché nell’ultimo mese ha fatto pena, la risposta. Giusta! Però… rimane un però. E cioè che a mio avviso “quella” Juve lì con Dani Alves e Cuadrado a destra, col 1° 4-2-3-1, era la più efficace, la più avvolgente, quella che pur tenendo una linea più alta aveva corso meno rischi in difesa rispetto alle partite da Montecarlo in poi. Max lo cambiò (a sorpresa) contro il Monaco… e nonostante in campo ci fosse un giocatore più difensivo, subimmo di più contro il Monaco che contro il Barcellona. Non vorrei che Cuadrado avesse risentito psicologicamente di quel “declassamento”, iniziando a non imbroccarne più una. Ma questa è solo una speculazione, dobbiamo ritenere che la condizione fisica di Juan fosse scarsa (cosa che in alcune gare è stata anche abbastanza manifesta). In generale la nuova scelta con Barzagli permetteva un adattamento maggiore a partita in corso, il poter passare dalla difesa a 4 a quella a 3, avendo in più la carta Cuadrado come cambio (l’unico davanti, mentre il Real a Cardiff lasciava James Rodriguez fuori rosa!), ma prima di quella modifica tattica il copione era sempre stato attaccare da subito per poi coprirsi con l’ingresso di Barzagli. Da quel momento in poi Cuadrado è stata la carta per “eventualmente” attaccare di più cambiando la partita in corsa. Ma se l’idea in finale era di attaccare da subito… vabbè, considerazioni al vento (ci sta anche che uno si tenga un cambio, e va ricordato che il 1°T era stato ben interpretato).. Per non farci mancare niente, per togliere anche le residue speranze di un miracolo (eppure un paio di occasioni le avremmo anche avute), ecco la pantomima di Sergio Ramos con l’espulsione più insulsa mai vista in una finale di Champions. Quasi come a voler dire… avete perso, ma sappiatelo, non ce n’è, gli episodi vi remano contro a prescindere. Inzaghi decise una finale deviando una punizione di chiappa. Noi subiamo 2 autogol e un’espulsione fasulla. Così, a contorno di tutti i ragionamenti. In 10 vs 11, il 4-1 (notare come Marcelo scherzi Lemina) appesantisce ancora di più il risultato, lo rende più brutto, più goleada. Più immeritato e triste per la grande Champions che la Juve ha fatto fino a 45 minuti dalla fine, meritato, invece, per un 2°T imperdonabile. La Juve paga questo 2°T così come un cambio modulo a stagione in corso che le ha limitato il numero di rotazioni davanti, spompando uomini che sono sembrati più sulle gambe rispetto a quelli del Real (Zidane da questo punto di vista ha gestito scientificamente CR7, portandolo alla forma perfetta per il finale di stagione). Ci si è messo l’infortunio di Pjaca, e forse si sarebbe potuti intervenire sul mercato nell’ultima settimana di gennaio, anche con un giocatore di rotazione per momenti in cui sarebbe servito rifiatare. Forse. Perché poi devi sempre trovare qualcuno disponibile sul mercato. Paga inoltre la condizione precaria dei centrocampisti. Pjanic si infortuna a partita in corsa, Khedira recupera dal precedente stop, ma arriva a Cardiff privo della forma necessaria. E, come detto, si paga anche una serata da dimenticare della difesa. [Anche su tutto questo la discussione è aperta, dite pure la vostra] IL POST-PARTITA A quel punto si può dire che il Presidente sia stato il migliore in campo. Il suo scendere sul terreno di gioco per consolare uno ad uno tutti i calciatori, non con la classica pacca sulla spalla, ma con un abbraccio, con parole sincere e uno slancio affettivo, per poi presentarsi davanti ai microfoni non per parlare di aspetti tecnici (men che mai per criticare il proprio allenatore come fanno altri dopo aver perso col Real), ma per porre già l’accento sulla prossima stagione e complimentarsi con la squadra, è una lezione di stile. Si fa così, anche qualora non si fosse d’accordo, anche qualora suoni banalmente consolatorio, ma si fa così. Esattamente come quando si fanno i complimenti al proprio ex allenatore per aver vinto la Premier, differentemente da altre squadre che non li fanno verso i loro ex allenatori che vincono l’Europa League, salvo ricordarsi, guardacaso, di farli al Real. Sì, si chiama stile, ma da quelle parti lo stile è una copia made in china come tanti loro trofei, quindi tutto comprensibile. Il post è condito dalla delusione, dal dispiacere, quasi dal dolore fisico per quanto ci si teneva a questa coppa. Non solo per averla persa ma per “come” la si è persa con quel 2°T. Naturalmente è stata la fiera degli avvoltoi. Dopo il Barcellona era partita la gran cassa dei gufi in assetto da battaglia. Prime pagine in cui la parola “triplete” veniva non solo sparata a 9 colonne, ma già celebrata anticipatamente. Ecco, giudico eufemisticamente detestabili quei giornalisti che pompavano il triplete sui quotidiani (compreso Tuttosport) e poi, se si perde la finale, non si limitano alle critiche (com’è giusto che sia), ma fanno partire i processi ad personam per tirare su due click da qualche tifoso, usando le dinamiche di bassa lega che hanno sempre contraddistinto la loro carriera. Così come quelli che paragonavano Dybala a Messi salvo poi dire, dopo la finale, che questa cosa è da querela, senza rendersi conto che erano da querela loro quando li equiparavano, esasperando un concetto. Ma questo è l’humus, c’è poco da fare. C’è un aspetto da considerare per come dovrà essere digerita la finale, e cioè proprio il modo in cui la si è persa. Ci sono sconfitte che riescono comunque a darti lo slancio, la fiducia necessaria per il futuro, perché capisci che non sei distante da quello a cui aspiri. Non è un caso che la Champions di questa stagione sia iniziata a Monaco lo scorso anno. Perdere con questa pesantezza, però, potrebbe far scaturire un effetto inverso, il che sarebbe non solo deleterio, ma ingiusto, perché non c’è la distanza di un 4-1 tra Real e Juve, anzi, rimango dell’idea che la Juve avrebbe potuto replicare quel 1°T anche nel 2° se testa e fisico non fossero crollati. Ecco, dilapidare il vantaggio psicologico che la Juve si è costruita, andando a giocare contro tutti faccia a faccia e senza paura, perdere quelle certezze in virtù di questa batosta, sarebbe devastante. Perciò più che la litania sul fatto che l’anno prossimo “ci si riproverà” serve una cosa in più. Quando la Juve prende una sveglia in campionato c’è una manifesta delusione accompagnata ad un sentimento necessario: l’incazzatura! La Juve non vede l’ora di giocare la prossima partita per dimostrare che la squadra vera non è quella della partita precedente, per “ribadire” la sua supremazia. Ecco, in Champions troppo spesso c’è stata solo la “delusione” senza l’incazzatura necessaria nel reagire alle batoste. Si vince con la tecnica e la tattica, non solo con gli attributi. Ma gli attributi servono comunque! La delusione è ovvia, come è ovvia la voglia di ritentarci, ecc, ma serve essere molto incazzati, non per “ribadire” di essere i più forti, visto che siamo tornati solo da 3 anni (solo 3 anni!) ai vertici del calcio europeo, ma per “stabilire” di essere i più forti, anche laddove questo, complessivamente, non sia vero. Difatti, a margine delle tante "ricette" che ognuno di noi dà per invertire il trend di sconfitte, a margine dei vari colpevoli messi letteralmente al rogo, gioverebbe ricordare che il mix di sensazioni che viviamo noi dopo le finali di Champions è frutto di un pregresso infelice, ma che in ogni caso, nonostante si tratti di due finali diverse, nonostante quest'ultima sia una delusione COLOSSALE, perché sapevamo di potercela fare, abbiamo perso le ultime due contro le squadre e i giocatori che stanno segnando un’epoca di calcio! Non uno o due anni, ma un’epoca. Il Barcellona prima e il Real adesso. E contro due giocatori fuori categoria che sono quanto mai decisivi nell’aver segnato quest’epoca, contro i quali si parte sotto 1-0 in modo costante. Un mio amico mi faceva notare una statistica: guardando l’albo d’oro degli ultimi 10 anni di Champions, 7 coppe su 10 le hanno vinte Messi e CR7! 7 su 10! Mai successo prima in altre ere che due calciatori condizionassero così tanto le squadre in cui giocano, al punto da giocarsi “consecutivamente” non solo il Pallone d’Oro, ma quasi sempre anche la Champions. Se negli anni ’90 eravamo noi i più forti, il “modello”, adesso non è così. Adesso stiamo provando a scalfirlo questo modello, e ci siamo a tratti riusciti perché negli ultimi 4 anni siamo gli unici ad aver eliminato il Real Madrid e quest’anno abbiamo schiantato il Barcellona, siamo l’unica squadra non spagnola ad essere arrivata in finale di Champions negli ultimi 4 anni. Praticamente in Champions c’è la Spagna, e poi c’è la Juve! E ripeto, NON è una consolazione perché avremmo potuto vincere anche la finale, a mio parere. Ma dal punto di vista storiografico è così. Il che se rende comprensibili tutte le imprecazioni che ancora per molti giorni ci albergheranno in testa (oltre, personalmente, ai dolori per i pugni dati a qualsiasi cosa), rende anche comprensibile quanto questa squadra stia facendo per detronizzare i regnanti. Le discussioni sulla maledizione di Champions sono sterili (sebbene io stesso a volte ci giochi). Esistono periodi di astinenza molto più lunghi dei nostri di altre big europee, che di mezzo, peraltro, non dovettero subire assassini sportivi. Cos’è la “maledizione”? Che qualcuno ce l’abbia promessa come fece Bela Guttmann col Benfica? Non esiste. Allo stesso modo non si può negare, vedendo il ripetersi di certi episodi, che il caso non ci abbia arriso nelle finali. E’ un dato di fatto (e alcuni indicano più questa come "maledizione"). E nelle partite secche conta, a differenza dei campionati. Piacerebbe a tutti vincerla con un gol di chiappa, uno in fuorigioco, con un paio di autogol, vedendo non concedere agli avversari gol regolari o rigori netti, ecc). Ma è doveroso che su questo ripetersi di episodi, che nel caso di sabato ci siamo in parte meritati con quel 2°T, non ci si soffermi (soprattutto a partita in corso!). Non deve condizionarci. Perché nonostante ogni finale sia diversa (in particolare a distanza di anni, quando cambia totalmente la rosa), è indubbio che basti già da solo il peso di portarsi dietro un certo numero di sconfitte a metterti quella pressione in più e farti consumare più energie del dovuto. E anche a quelle non si dovrebbe pensare. Lo so, è un cane che si morde la coda, ma non c’è via d’uscita: per vincere bisogna giocarle, le finali, e si deve fare di tutto per arrivarci (al di là dell’aspetto tecnico-tattico) liberi da pressioni, forti del fatto che la Juventus ha un nome che non deve avere paura di nessuno, incazzati, e in condizioni fisiche quanto più possibili ottimali, prendendo ORA una decisione sul modulo da adottare in futuro e sulla conseguente rosa da costruire, per non spompare chi non ha ricambi. ORGANIZZARSI! Poi la puoi vincere anche in stile Di Matteo... ma è sempre meglio non doversi rimproverare nulla. [Naturalmente anche su tutto questo, se ci sono spunti, la discussione è aperta] Concludo con un pensiero che riguarda tutti noi tifosi (in realtà alcuni). Siamo incazzati a morte, furiosi, irritati. E’ giusto così e bisogna sfogarsi, criticare, delirare (senza eccedere, possibilmente), sbattere i pugni sul tavolo. Ma un tifoso è il guardiano della fede, e il guardiano della fede non abiura mai, non indietreggia mai difronte alle stronzate propinate da chi lo odia (compreso qualche compagno di tifo che vuole iscriversi al partito degli juventini che sputano sulla propria storia). Si può essere delusi e arrabbiati, non vili e rinnegatori. La squadra può perdere, il tifoso, specie quello della Juve, non deve perdere mai. - Leevancleef - P.S.: Scusate per "l’insostenibile lunghezza e pesantezza" del pezzo (grazie a chi ha voluto leggerlo tutto), ma in assenza di discussioni volevo dare il maggior numero di spunti possibili. P.P.S.: Non ho fatto riferimenti ai fatti di Piazza San Carlo perchè sono troppo più importanti per essere mischiati con tutto il resto. E’ stato un momento macabro, che ha fatto rivivere episodi tragici. Naturalmente se ne discute nei topic specifici, qui mi limito a dire solo che la vicinanza verso chi c’era si associa alla speranza che chi sta ancora lottando possa presto vincere la sua battaglia.
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