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Il weekend di Taormina non è stato una semplice comparsata: Elkann, sempre più presente, ha scelto di vedere Lecce-Juve accanto a Platini, davanti a centinaia di tifosi. Un gesto troppo simbolico per essere casuale. Nel suo discorso ha citato Spalletti come punto fermo e indicato Yıldız e Locatelli come volti del futuro. Mai nominato Comolli. E spesso, nel calcio, contano anche le assenze. Poi il messaggio di Spalletti nel post-partita: “Quando sono arrivato ho chiesto un centravanti fisico. Non è stato preso. Il mercato lo fanno altri”. Più che uno sfogo, sembra una presa di distanza pubblica. Tradotto: se qualcosa non ha funzionato, le responsabilità non sono sue. I segnali convergono tutti nella stessa direzione: Comolli è in bilico, e con lui Modesto. La qualificazione in Champions può cambiare i tempi e i toni, non necessariamente il finale: con la Champions si esce in modo elegante, oppure con Comolli demansionato. Senza si accelera tutto. L’impressione è che la prossima Juve verrà costruita attorno a un asse chiaro: Elkann, Spalletti e Chiellini come garante dell’identità. La narrazione sembra stia cambiando. E quando cambia la narrazione, spesso le decisioni sono già state prese.
