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  1. Scelto l'allenatore, il calciomercato entra nel vivo. Ragionando sulla base dei rumors di mercato, sulle possibili idee di mister Sarri, o semplicemente sulle vostre convinzioni, su quale modulo principale vi orientereste? Su quali tra i giocatori più "chiacchierati" dell'attuale rosa (o quelli con situazioni contrattuali particolari, o tenendo conto del bilancio, ecc...) puntereste per la prossima stagione? Chi sacrifichereste a malincuore? (Per ogni giocatore è presente la doppia opzione). Motivate le vostre scelte, disegnate le vostre formazioni, inserendo anche i "vostri" possibili acquisti. A voi
  2. ZizouZidane

    Gli altri corrono più di noi?

    Negli ultimi giorni, sto leggendo più volte la considerazione secondo la quale gli altri, specificamente in Europa, andrebbero avanti perché corrono più di noi e sono più giovani. Il suddetto è, a mio modesto avviso, l'errore più grossolano che si possa commettere. E denota, tra l'altro, una certa superficialità nel guardare le partite. La differenza tra gli altri e noi è questa: gli altri, dotati di un gioco e di quegli schemi che il nostro tecnico ritiene inutili, fanno correre il pallone, noi corriamo a vuoto. Contro l'Ajax a Torino, i poveri Can e Bernardeschi hanno corso più di tutti gli olandesi messi insieme. E sono stati costretti a farlo perché quello di trascinarsela in avanti era l'unico modo che avevano per portare palla nella trequarti avversaria, non sapendo con chi scambiarla. I nostri avversari, al contrario, con serie di 7/8 passaggi consecutivi, giocando massimo a due tocchi, senza sbattersi più di tanto, passavano dalla loro area di rigore alla nostra con velocità estrema e facilità irrisoria. L'azione qui sotto proposta è la summa di quanto sto dicendo: https://video.panorama.it/sport-video/spettacolare-azione-ajax-juventus/ Se sei ben disposto sul campo, se pressi alto, se occupi gli spazi, se sei organizzato in maniera tale da fornire al portatore di palla almeno due alternative di scarico, non hai bisogno di correre. Sarà la palla a farlo per te. Se tutto questo manca, sarai costretto a macinare chilometri a vuoto, con un dispendio di energie fisiche e mentali enorme (e sarai più soggetto a infortuni muscolari). "Normalmente quando giocavi male, nell’intervallo ti aspettavi un rimprovero e che ti dicessero di sforzarti di più e lottare. Lui, invece, ti diceva che stavi giocando male perché correvi troppo. Dovevamo mandare il pallone dove volevamo noi e non corrergli dietro." Guardiola parlando di Cruyff. Sono le basi di questo sport.
  3. 18 febbraio 2019 Il maschilismo preistorico di Fulvio Collovati «Quando una donna parla di tattica mi si rivolta lo stomaco»: Assist pretende dall'ex campione scuse pubbliche e chiede alla Rai di non permettere più simili esternazioni senza adeguate conseguenze. di LUISA RIZZITELLI In Italia, le perle di sessismo e scarsa considerazione delle donne non sono una novità. Nello sport, idem. Ma che a pronunciare frasi di maschilismo preistorico sia un mito del calcio e un uomo che abbiamo sempre ammirato per eleganza e pacatezza, fa veramente dispiacere. E lo dico da sportiva e da giornalista. L’episodio di domenica vede come protagonista il Campione del mondo Fulvio Collovati che durante la sua partecipazione a Quelli che il calcio ci ha regalato due frasi memorabili. La prima: «Quando una donna parla di tattica mi si rivolta lo stomaco» e, alle proteste (tra le risate, ovviamente) di Luca e Paolo, non contento ha aggiunto: «Se parli della partita, su come è andata, bene, ma non puoi parlare di tattica. Una donna non capisce come un uomo. Le calciatrici? Sì, qualcosa sanno, ma non al cento per cento». A rispondergli adeguatamente è stata Sara Peluso, moglie di un difensore del Sassuolo, a cui Collovati si rivolgeva e con lei un’altra ospite in studio. Il clima però, subito portato sullo scherzo e sulla risata, non solo non impediva a Fulvio Collovati di dirci con orgoglio virile che sua moglie «non si è mai permessa di parlargli di tattica», ma non ha consentito a nessuno dei presenti di sottolineare quanto fosse offensivo il parere esternato. E che lo fosse non solo per le addette ai lavori, ma semplicemente per qualunque donna. Il punto, fa persino un po' ridere pensarci e doverne scrivere, è che per alcuni uomini, le donne che pure sono scienziate, magistrate, ingegnere spaziali, manager, studiose, davanti al calcio diventano delle ebeti. Secondo alcuni signori, che potremmo da oggi identificare come individui afflitti – a loro insaputa, per carità! - da una patologia diffusa procurata da vecchi retaggi patriarcali, maschilisti e sessisti, le donne sono incapaci di intendere la scienza calcistica. Dopotutto è ben noto, e Collovati lo sa bene, che con meno di tre lauree nessuna donna si sia mai sognata di fare la calciatrice o, addirittura, l’allenatrice. Prendiamo ad esempio Carolina Morace o Milena Bertolini che la sua Italia (a differenza degli uomini) al Mondiale l’ha portata: non vorrete mica credere che capiscano di tattica?!! Loro dispongono le giocatrici a caso e, naturalmente, l’unica cosa a cui tengono è che siano truccate bene, abbiano una ceretta impeccabile e le scarpe col tacco (non tacchetti) nel loro arrivo allo stadio! Per capire di calcio, secondo questi esimi rappresentanti, a volte pagati con i soldi pubblici della RAI, per poterne parlare (o poterlo giocare) le doti indispensabili sono i genitali maschili. Non la preparazione, non gli studi, non l’esperienza, non la conoscenza di una disciplina sportiva, non l’essere state campionesse di questo sport, ma l’essere uomo! Se non fosse vero, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. E invece, non solo questa cosa viene detta, e il caso di Collovati non è il primo, ma dobbiamo sopportare di doverlo sentir dire in tv nazionali dove ad ascoltarli ci sono anche milioni di ragazzine e ragazzini. Oggi Assist Associazione Nazionale Atlete chiede a Collovati le scuse pubbliche e alla RAI di non permettere più simili esternazioni, senza adeguate conseguenze. Noi, cittadini e cittadine di un’Italia che non ne può più di simili sciocchezze, dovremmo iniziare a scrivere ai vertici del Servizio Pubblico, perché dopo ogni frase sessista venga programmato un ciclo di trasmissioni degne del valore delle donne. Trasmissioni come Le Ragazze di Rai Tre, che domenica 17 febbraio ha chiuso i suoi racconti di donne straordinarie e di donne comuni con ascolti straordinari. Donne capaci di rappresentare tutto il rispetto che ci è dovuto, non come un’elemosina, ma come principio assoluto di una società che voglia definirsi civile. © RIPRODUZIONE RISERVATA LetteraDonna.it Dichiarazioni Fulvio Collovati? Da cartellino rosso con daspo tv Fulvio Collovati: "Quando sento una donna parlare di tattica, mancano gli esterni e cosi... mi si rivolta lo stomaco, non ce la faccio, non ce la faccio. Se tu parli della partita... bene, ma non puoi parlare di tattica perchè una donna non capisce come un uomo". Non ho mai gradito le critiche generiche, senza riferimenti precisi. Collovati passa come il classico discriminatore di genere a prescindere ma forse è solo limitato nell'uso della lingua Italiana, nonostante la sua esperienza di calciatore professionista, o forse si riferiva alla moglie di qualche bravo attaccante neroazzurro che ha preferito una donna come procuratrice? Io posso dire e ribadire che Carolina Morace non mi piace come allenatrice per come fa giocare il suo Milan ma la rispetto per la grande cultura calcistica di donna ed ex Golden Girl del calcio Mondiale. E' qui che il bravo Fulvio commette un fallo da dietro che, a mio avviso, gli dovrebbe costare un bel cartellino rosso con daspo. Non si dovrebbe mai generalizzare caro Collovati e nemmeno disprezzare le opinioni altrui: uomini e donne che siano. I conduttori Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Mia Ceran hanno poi cercato di fermare Collovati, che ha però ribadito la sua idea, in un’atmosfera più scherzosa che di condanna dichiarando: "le calciatrici qualcosa sanno, ma non al cento per cento". Perchè il sig. Collovati non dice ai suoi colleghi e giornalisti sportivi che non si possono sentire quando sparano le loro opinioni su cui non è d'accordo? Una mentalità figlia della nostra politica, dei nostri governi che non hanno saputo acculturare gli uomini al rispetto. Al rispetto delle diverse opinioni. Ci sono persone più capaci di altre non donne che non si possono sentire. Questa mentalità non si deve sentire in TV. Nel calcio femminile ci sono uomini di calcio di grande cultura sportiva (in primis capitan Zanetti) che impartiscono i loro insegnamenti alle donne e rispettano le loro capacità e modi di vedere diversi. Le donne sanno giocare a calcio, divertono in campo, fanno un ottimo lavoro nelle tribune stampa e coordinano gli esperti, come te, negli studi sportivi tv. In un periodo di crescita del terzo mondo del calcio femminile italiano, le sue parole, sono come macigni sul mondo del calcio donne, ma forse non si è nemmeno reso della cattiveria della sua opinione (con tutto il rispetto). Grazie Fulvio per le tue belle parole! ... le donne sono forti, ne hanno subite tante di umiliazioni e la tua non sarà certo l'ultima ma non saranno i troppi incivili a fermare lo sviluppo della giustizia. Grazie alla vostra indubbia esperienza il calcio sarà sempre più rosa. Walter Pettinati CalcioDonne.it.
  4. ZizouZidane

    Miralem Pjanic

    A prescindere da quello che penso io del giocatore, vorrei porre alla vostra attenzione un dubbio che mi attanaglia la mente: a leggere il forum, è facile notare come la stragrande maggioranza degli utenti contesti al regista bosniaco une certa lentezza di pensiero e di azione. Secondo molti, Miralem rallenta l'azione, perde tempi di gioco, effettua solo passaggi orizzontali. Max Allegri, da parte sua, non perde occasione per rilasciare dichiarazioni del tipo che segue: "ha una velocità di passaggio che gli altri non hanno. I due che possono migliorare in quel ruolo sono Emre Can e Bentancur, che però non hanno ancora la stessa velocità di passaggio di Pjanic." Confidando nella vostra intelligenza e sperando vi rendiate conto che i pensieri del tecnico sono diametralmente opposti a quelli di molti di voi, vi chiedo: non è che Miralem risponde a delle precise direttive tattiche e, quando rallenta il gioco, lo fa perché è necessario che lo faccia?
  5. Inanzitutto non rimprovero nulla ai ragazzi che hanno dato tutto e di piu, facendo una rimonta che per molti (in parte anche il sottoscritto), non ci credevano. Detto questo pero, credo che Allegri poteva fare meglio, e non e solo in questa partita, ma in troppe partite dove abbiamo subito troppo il possesso palla degl'avversari. Ricordo ad esempio, a Torino contro il Tottenham dove andiamo avanti 2-0 e facciamo 60 minuto davanti alla nostra area di rigore. Quasi stesso discorso al ritorno, quando solo due singole giocate del pipita riescono a sollevarci. E in certi lunghi tratti a Torino contro il Real e anche al ritorno. Parlo di 3 fattori fondamentali secondo me a questi livelli: 1. Mancanza di pressing di tutta la squadra, e non di 2 o 3 giocatori soli, 2. Mancanza di intensita di gioco, e 3. L'abbassare troppo il nostro baricentro. Secondo me se non miglioriamo sotto questi 3 aspetti, ci compliciamo la vita da soli, perche regalare 70 metri di campo a questi livelli puo risultare fatale. Nel mio concetto di calcio, si deve sempre giocare la palla, anche quando non c'e l'hai, e quindi non indietreggiare quando l'avversario prende palla, ma aggredirlo subito, sopratutto il portatore di palla, chiudendo ogno linea di passaggio corto, con tutto il collettivo, per minimizzare gli spazi dei passaggi corti, e costringere l'avversario a giocare palla lunga. Intendiamoci il pressing lo dobbiamo fare anche nelle gare di campionato, perche non si puo cambiare modo di giocare in 2 giorni, ma bisogna farla diventare un abbitudine regolare. Pultroppo aime le insufficienze di certe squadre in campionato non aiutano, perche ci rilassiamo e abbassiamo anche l'intensita, e quindi e molto difficile a volte cambiare marcia in Champions. Ecco pero forsi il nocciole tattico e proprio questo, cioe non sentirsi appagati in campionato su un 2-0, o un 3-1, ma continuare a pressarli alti e ettaccare con alta intensita. Ecco forse soli cosi si arriva a giocare con piu intensita, con piu pressing alto e un baricentro alto, contro squadre di alto livello in Champions. Stessa cosa aveva fatto Heynckes con il Bayern, tanto per fare un espempio, quando aveva vinto il triplete, pur giocando in un campionato come strafavoriti, gia ma vincendo con dei risultati pazzeschi in campionato.
  6. Buonasera a tutti oramai scriviamo di tutto per provare a capire come migliorare questa squadra che ha palesemente bisogno di una sistemazione a livello tattico...perchè la peggior difesa degli utlimi 15 anni vorrà dire qualcosa..credo quindi per me le soluzioni possono essere 2..o tornare a 3 dietro con Howedes...oppure tornare a 3 a centrocampo....e qui vengo al titoli del topic Pjanic basso in un centrocampo a 3 avrebbe compiti diversi da quelli attuali....il problema è che con Khedira che si sente spesso Kakà..Miralem resta solo come un cane abbandonato nel nostro centrocampo...a coprire e difendere....questo era uno dei suoi limiti nel giocare basso nel centrocampo a 3...ovvero la parte "difensiva" di quel ruolo... non credete che abbia finito il "tirocinio" e che ora possa fare quel ruolo alla Pirlo in maniera efficace? Matuidi Pjanic Khedira non vi sembra un centrocampo che ha tutto per essere titolare della Juve e rendere al massimo?
  7. Veniamo da due partite irrazionali, che andranno giudicate con molta, molta razionalità. Come? Provando a fare un quadro più ampio della situazione attuale della Juve, al di là della singola partita, ma inquadrandola nel contesto delle prime 8 giornate di campionato. Cosa succede alla Juve? Tira poco in porta? Gioca poco palla a terra? Trova pochi sbocchi? Subisce troppi tiri? Qual è il problema? Otto giornate iniziano ad essere uno step accettabile (NON definitivo, ma accettabile) per analizzare qualche dato. Due anni fa, per esempio, dopo lo stesso numero di gare nelle quali la Juve aveva maturato un distacco ancora maggiore di quello attuale, le statistiche sul gioco della squadra erano in netta controtendenza (cioè a vantaggio della Juve) rispetto ai punti in classifica. Vediamo quelle di quest’anno. Che tipo di calcio fa la Juve? Come arriva al gol? La Juve, forse per la sorpresa di molti, risulta essere la squadra che ha segnato il maggior numero di gol attraverso azioni manovrate, una in più del decantato (comprensibilmente) Napoli di Sarri. Se la Juve è prima come numero di gol, lo è ancor di più, rispetto alle altre big, per la percentuale TOTALE sul numero di proprie segnature. In pratica la Juve, attualmente, segna quasi esclusivamente grazie al gioco di manovra. Per la precisione: Juve: 17 su 21, 81% dei gol totali Roma*: 11 su 14, 78% Napoli: 16 su 26, 61% Inter: 10 su 17, 59% Lazio: 11 su 21, 52% Milan: 5 su 12, il 41% Un dato questo che era emerso già nelle primissime giornate, ne discutemmo qui iniziando a parlare di calcio per sbollire i postumi del calciomercato. Questa percentuale denota anche una maggiore precisione dei nostri attaccanti rispetto, ad esempio, a quelli del Napoli (parliamo di gol su azione). Se infatti scorporiamo i gol su rigore delle due squadre (che come sappiamo avrebbero da soli ridotto il gap di punti, se segnati tutti) otteniamo un parziale di 22 a 20 gol realizzati a favore del Napoli. Scopriamo quindi che gli azzurri, pur tirando di più in porta, hanno una percentuale realizzativa inferiore rispetto a noi. Hanno cioè “bisogno” di tirare molto di più in porta per avere più o meno gli stessi nostri numeri. Infatti, prendendo spunto dal dato dei tiri totali a partita… … vediamo come i tiri totali delle due squadre dopo 8 giornate siano rispettivamente 155 (Napoli) e 133 (Juve). La Juve quindi, tolti i rigori, segna un gol ogni 6,65 tiri, il Napoli uno ogni 7,04. Se poi togliamo dal novero anche i gol su calcio piazzato (2 per la Juve, 3 per il Napoli) e l’autogol a testa, il differenziale aumenta. Un gol ogni 7,82 tiri per la Juve, uno ogni 8,6 tiri per il Napoli. Probabilmente qualcuno, per ciò che si annusa in giro, si aspettava non solo un vantaggio dei “terribili” attaccanti del Napoli, ma anche una differenza netta. Da notare, a margine, la poca efficacia, rispetto ai tiri, dell’attacco della Roma, orfana di Salah, e soprattutto del Milan, che, pensate, è uguale a quella della Juve dei primi due anni di Conte (che concretizzava poco, con gli attaccanti, la mole di gioco che creava prima dell’arrivo di Tevez). Se volessimo dilungarci potremmo dire che questo stesso discorso vale anche per i nostri centrocampisti. La precisione dei passaggi è, infatti, quasi la stessa, leggermente a favore del Napoli (che ho sentito dire essere "impressionante"), che però fa un numero di passaggi corti (quindi un po' più "facili") molto superiore rispetto alla Juve, che prevale anche nei passaggi lunghi. Anche il dato sul possesso palla (per quello che vale, cioè poco, ma serve solo per un paragone) è abbastanza simile (60,2 Napoli, 58,1 Juve). Mediamente il Napoli “tiene palla” più alto, ma in realtà da quest’anno stiamo assistendo ad una modifica delle abitudini rispetto alle ultime due stagioni, ovvero una Juve che ha alzato un po’ il baricentro del gioco ed un Napoli che invece ha imparato a difendere più basso, alcune volte posizionandosi in area a tutela del risultato, cosa che gli scorsi anni faceva meno (e male). Veniamo alla difesa. Se i dati sul “gioco” e sull’attacco segnano un avvicinamento in un senso, quelli sulla difesa li segnano nell’altro. Il Napoli infatti subisce una paio di tiri in meno a partita rispetto alla Juventus, cosa mai successa negli ultimi anni. Questo è un dato importante per chi mira ad avere la miglior difesa a fine anno, non solo perché nelle scorse stagioni si è sempre verificato che chi subiva meno gol era anche il migliore nel subire meno tiri, ma anche perché, a questo punto della stagione, ha sempre costituito un parametro confermato nel proseguo del campionato (persino, come detto, quando la Juve iniziò malissimo trovandosi a -12 dalla prima). Ecco: QUESTO è il parametro più importante da invertire! Peraltro la Juve, oltre a subire più tiri, paga anche in termini di efficacia. Dei 61 tiri subiti in totale dal Napoli contro i 75 della Juve, i partenopei subiscono un gol ogni 12,2, la Juve uno ogni 10,7. Un tiro e mezzo di “efficacia” a partita di differenza, non tantissimo, ma alla lunga potrebbe diventare tanto se moltiplicato per il numero di gare, restando così le cose. Anche qui, a margine, come per gli attaccanti del Milan, sorprende la scarsa efficacia dei difensori rossoneri, che subiscono sì pochi tiri, ma in quei pochi tiri difendono malissimo, dato che prendono un gol ogni 6,15 conclusioni. E’ emersa quindi in queste prime 8 giornate una sorta di “juventinizzazione” del Napoli, che alle caratteristiche degli ultimi due anni ha aggiunto una maggiore attenzione difensiva, già solo nella posizione media in campo, anche quando si tratta di rinunciare ad essere sempre “belli”, e per contro una “napolizzazione” della Juventus, che risulta essere meno concreta in difesa ma che segna di più attraverso azioni manovrate rispetto a prima. Per fare un passettino in avanti proviamo ad andare oltre i numeri, o a cercare di capire da “cosa” questi scaturiscano. La capacità di soffrire e la gestione dei momenti. Prendendo sempre in esame le partite di Juventus e Napoli (le favorite per il titolo) notiamo che il Napoli ha sofferto l’avversario per molti più sprazzi di partita rispetto alla Juve, ma ha “saputo” soffrire di squadra (talvolta anche con un po’ di fortuna). Come riferimento prendiamo momenti “prolungati” di sofferenza col risultato di parità o di svantaggio. Quand’è che, in questi casi, il Napoli ha subìto l’avversario? - Alla 2^ giornata soffrì moltissimo per un’ora in casa contro l’Atalanta, andando addirittura sotto, prima di trovare un eurogol di Zielinski che li rimise sui binari. - Alla 3^ giornata, a Bologna, fu messo sotto dalla squadra di Donadoni per un’altra ora prima che il Bologna si suicidasse, praticamente, concedendo dei gol quasi comici (e loro bravi ad approfittarne, ovviamente). - Alla 5^ andò sotto a Roma contro la Lazio, forse senza soffrire così tanto, ma “irretita” dal gioco della Lazio (un po’ quanto successo anche a noi), prima che la Lazio subisse un’ecatombe di infortuni (gli aquilotti rimasero addirittura in 10), soprattutto difensivi, che facilitarono la rimonta al Napoli. - Alla 6^, a Ferrara contro la Spal, subì molto il gioco della squadra di Semplici, che andò anche in vantaggio e li riprese sul 2-2 a 10 dalla fine, prima del gol in azione solitaria di Ghoulam. - E infine potremmo aggiungere il secondo tempo contro la Roma all’8^, ma trattandosi di uno scontro diretto di quelli tosti la lasciamo da parte, pur ricordando i 2 legni della squadra di Di Francesco (edit: e come dice Sylar, anche l'assist "di rimpallo" di De rossi a Insigne). Diciamo che in metà delle partite il Napoli ha patito molto l’avversario, e non ha vinto con facilità, ma sapendo “come” soffrire e gestendo bene i momenti difficili. Quand’è che la Juve ha subìto il proprio avversario? Tenendo presente gli stessi parametri (cioè “in modo prolungato” o “col risultato di parità o svantaggio”), praticamente mai. Potremmo citare il Genoa alla 2^giornata, anche se in quel caso si trattò di due situazioni estemporanee che portarono al doppio vantaggio rossoblu (autogol dopo pochi secondi e un rigore dopo qualche minuto), non di una sofferenza sul gioco, tant’è che la Juve reagì da subito prendendo possesso della partita (a differenza dello scorso anno). Quindi potremmo dire che la Juve (in base a quei parametri) ha “subito” l’avversario in nessuna o al massimo in una situazione. PERO’… Però ha sofferto o è andata in difficoltà nelle situazioni in cui si è trovata in vantaggio (o doppio vantaggio) e ha dovuto difenderlo o gestirlo, ed è avvenuto spesso. - Nella 1^ contro il Cagliari, quando dopo il nostro vantaggio loro sfiorarono il pari e Buffon parò un rigore. - A Genova nella 2^ (in quel caso più comprensibile, vista la rimonta) quando, dopo averli letteralmente “ribaltati”, ci siamo trovati a difendere il minimo vantaggio, sul 2-3, con Lapadula che ebbe un paio di occasioni pericolose prima del gol finale di Dybala. - Alla 3^ in Juve-Chievo, quando nonostante il vantaggio di 1-0 giocammo male e rischiammo fino all’ingresso di Dybala dopo un’ora che cambiò la gara. - Alla 4^ a Sassuolo, quando dopo un meritato doppio vantaggio ci rilassammo e subimmo l’1-2 che riaprì la partita. - Alla 5^ contro la Fiorentina, in vantaggio 1-0 e con un uomo in più, li subimmo troppo negli ultimi 20 minuti rischiando la beffa. - Alla 7^ a Bergamo, dopo aver letteralmente dominato l’Atalanta (ricordiamo che il Napoli ci soffrì per un’ora, andando sotto, al San Paolo), riaprendo la partita da un doppio vantaggio, anche con un po’ di episodi che girarono storti, sinceramente. - All’8^, l’ultima, contro una Lazio che nel 1°T era stata ordinata e nulla più, andando sotto, e che nei primi 8 minuti del 2°T ci ha trovato molli ribaltando il risultato. E una squadra come la Juve non può concedersi leggerezze del genere. Una, due tre volte può succedere, ma se capita troppo spesso bisogna correggere qualcosa (che poi è quello a cui si riferisce spesso Allegri). Anche da queste cose si intravede una commistione nelle abitudini classiche delle due squadre, sintetizzate nel titolo. E per il Napoli è un bene, perchè significa aver fatto un passo in avanti. Meglio giocare "bene" che giocare solo "bello". In sintesi: a differenza del Napoli, che soffre più spesso in situazioni di 0-0 o quando si trova sotto, la Juve non ha problemi a sbloccare e ad andare in vantaggio, ma subisce troppo quando deve gestirlo. Quando il Napoli va in vantaggio è dura riprenderlo, anche se magari fino a quel momento ha subìto l’avversario per un’ora. La Juve forse arriva ad un’ora sommando i minuti di tutti gli avversari, ma quando va in vantaggio subisce il momento della partita, e quindi l’avversario. C’è quindi, al momento, una differenza nell’attitudine a “SAPER SOFFRIRE DI SQUADRA”, tutti insieme, quando la partita lo richiede (cosa nella quale siamo tradizionalmente maestri). Una differenza “di testa” che vede loro, al momento, focalizzati sull’obiettivo della vita, e noi su una certa leggerezza di GESTIONE (più che su un errato approccio alle gare), quasi come se pensassimo che il compito sia già finito lì (o forse per una difficoltà a calibrare il giusto mood dopo 6 anni di vittorie). Per questo motivo la caccia al singolo responsabile lascia un po’ il tempo che trova. Si tratta di un atteggiamento complessivo che deve migliorare, da parte di TUTTI. Mentre dalla loro parte forse è Hamsik quello che, girando al 100%, può dare qualcosa in più ad un Napoli che ha raggiunto la piena maturità, da parte nostra c’è persino qualche margine ulteriore, ammesso però che non prevalga la rilassatezza nei momenti delicati. Tralasciando episodi e casualità (nei quali ognuno può vederci ciò che vuole), che al momento spingono dalla loro parte (l’ecatombe laziale sull’1-0, gli infortuni e i pali della Roma, le partite in cui hanno “subìto” più del dovuto…) rispetto alla nostra (sbagliamo 2 rigori di seguito con Dybala, perdiamo 5 punti in due gare nelle quali subiamo 4 gol con 5 tiri in porta complessivi, prendiamo i legni sullo svantaggio invece di subirli sul vantaggio, ecc), e pur considerando ASPETTI e ASSETTI tattici che andrebbero approfonditi, il saper individuare i margini di miglioramento all’interno di queste mancanze, conservando i pregi, farà la differenza sulla prosecuzione del nostro campionato. A voi. - Leevancleef -
  8. Con la fine del calciomercato (finalmente) il centro del dibattito ritornerà pian piano sul calcio giocato. Siamo solo ad inizio stagione e abbiamo affrontato avversari inferiori, ma dando un'occhiata ai gol su azione realizzati dalla Juve emerge una costante: tante giocate di qualità, frutto di azioni palla a terra manovrate, movimenti coordinati e colpi di genio. Dei 7 gol della Juve 6 sono state su azione, e a parte 2 (un colpo di genio di Pjanic e un contropiede ad avversario sbilanciato), le altre lasciano intravedere meccanismi che hanno fatto capolino anche in altre azioni non concretizzatesi con il gol. Anzi, si potrebbe dire quasi che si tratti di un atteggiamento che "in nuce" sembrerebbe poter caratterizzare una Juve che quest'anno, dal centrocampo in su, ha accresciuto le scelte di "qualità" a sua disposizione. Basti pensare all'atteggiamento avuto dopo l'uno-due subito a Marassi, campo tradizionalmente difficile: non una reazione "furente", come quel tipo di partita indurrebbe ad aspettarsi, ma un prendere controllo della gara in maniera "morbida", ragionata, iniziando a tessere un possesso palla che, per quanto sia ancora da sincronizzare, era ragionato, frutto di continui cambi di campo per risalire metri fino all'area avversaria e trovare la giocata più idonea. In questo la presenza del "doble pivote" nella prima partita (quindi di Marchisio accanto a Pjanic) ha facilitato le cose, permettendo, con l'assenza di Bonucci in fase d'impostazione, una soluzione in più nelle palle in uscita che non penalizzasse troppo il "solo" Miralem. A Genova con Khedira in campo, Pjanic è sembrato scendere più spesso in mezzo ai due centrali difensivi per impostare il gioco. Non proprio una Salida Lavolpiana vera e propria... ma nei fatti era questo, sebbene applicata su una linea più alta di campo. L'ingresso di Matuidi ha poi dato ulteriore respiro, "liberando" maggiormente il bosniaco e la squadra da una situazione di affanno (difatti l'azione più manovrata di tutte arriva con Blaise in campo), lasciando intravedere come il francese, nonostante sia una mezzala perfetta per il centrocampo a 3, si possa districare bene anche in un centrocampo a 2. Da questo punto di vista anche i minuti di Bentancur (personalità e tecnica) rendono ottimisti. A questo si è aggiunto il fatto che in queste due partite Higuain (sebbene non ancora in perfetta condizione come altri giocatori dal fisico più imponente) abbia spesso fatto "il Dybala", e Dybala abbia spesso sostituito Higuain negli inserimenti offensivi. Il 1°gol di Genova, infatti, nasce da uno "stop-e-filtrante" di Gonzalo all'interno dell'area a liberare Pjanic che poi fa l'assist per Paulo. Lo stesso Higuain dà a Dybala una palla profonda deliziosa su cui Perin fa uno dei 2/3 miracoli del 1°T. Praticamente... un continuo scambio dei ruoli tra finalizzatore e regista arretrato. In tutto ciò è interessante notare anche alcuni movimenti dei singoli che ad una prima lettura passano in secondo piano, ma che ai fini delle singole azioni possono risultare decisivi (vedere cosa fa Cuadrado nell'azione del primo gol contro il Cagliari). Naturalmente, il tutto prescindendo dai discorsi sulla fase difensiva ancora da affinare, da un rendimento di alcuni giocatori non ancora all'altezza per una condizione atletica approssimativa, eccetera. Insomma... sicuramente è ancora troppo poco per fare un discorso completo, ma si tratta di alcuni spunti per ricominciare, quantomeno, a parlare di calcio.
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