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  1. La Juventus, lo dicono i numeri, quest'anno sembra avere parecchi problemi realizzativi. Dybala, Ronaldo, Higuain in tre hanno realizzato 13 gol, il solo Immobile ne ha fatti 16. La scelta sarriana di giocare con il trequartista (almeno fino a quando Douglas Costa non sarà al 100%, ma forse anche con Douglas Costa al 100%) di privilegiare palla a terra, e meno gioco sulle fasce (di fatto il trequartista comporta questo) ci porta a numeri impietosi. Lo scorso campionato, ben 14 gol di testa complessivi. Adesso dopo 12 partite, siamo a due soli gol... La scelta allegriana di Mario Mandzukic, da molti additato come uno dei mali del "brutto" gioco bianconero, si sta dimostrando molto più performante, rispetto alla scelta di "accentrare" il gioco sul trequartista. Aspettando il miglior Ramsey, Sarri sceglie di giocare con Bernardeschi trequartista...Alternando piuttosto Higuain e Dybala... Sempre i numeri dicono che mediamente completiamo un 50% di cross in meno rispetto alla scorsa stagione... La notizia di fondo, è che Sarri si sta dimostrando un maniaco dell'equilibrio tattico ai livelli di Allegri. Sarri, al momento, privilegia i fidi scudieri allegriani Matuidi e Khedira, piuttosto che insistere con Rabiot e/o Ramsey (forse per i problemi fisici di entrambi). Al momento, molto più performante la scelta di Mandzukic boa ad aprire gli spazi a Ronaldo che la soluzione con il trequartista. Parlo in termini di realizzazioni, e di varietà di gioco. Spero questa discussione non si trasformi nella solita bagarre Allegriani contro Sarriani. I numeri al momento sono inequivocabilmente chiari. Come è inequivocabilmente chiaro che la Juventus è la squadra europea con il maggior numero di vittorie con un solo gol di scarto (mi pare 9). Unica squadra europea imbattuta. Primi in campionato e primi in Champions... Tuttavia mi pare che anche con Allegri, i risultati non siano mai stati in discussione. Cosa ne pensate? A cura di: Fabio Franco
  2. “L’orchestra è una società ideale. Non si suona meglio per distruggere quello che suona accanto. Si suona meglio affinchè quello accanto suoni meglio”. [Ezio Bosso]. Non esiste un solo modo di giocare a calcio, ma è importante che il modo scelto lo si applichi correttamente sul campo affinché risulti efficace. La nuova Juve di Sarri è arrivata alla seconda pausa delle nazionali da unica “grande” imbattuta in Europa, prima in classifica nel proprio girone di Champions League (dove ha già giocato, e bene, la partita sulla carta più difficile) e prima in classifica in campionato, avendo già incontrato Napoli e Inter e contando 4 trasferte su 7 partite. Basterebbe già questo per evidenziare l’ottimo inizio di stagione, ma consideriamolo casomai un merito ulteriore rispetto al lavoro che si sta portando avanti. Nell’anno in cui “Ancelotti raccoglierà i frutti di quanto seminato l’anno scorso”, infatti, eravamo realisticamente tutti consci dei rischi a cui andavamo incontro nella cosiddetta “fase di rodaggio”, perché cambiare totalmente abitudini tattiche non è una cosa che avviene schioccando le dita, nonostante, almeno personalmente, riconosca da sempre al nostro attuale allenatore il valore e le capacità tecniche che si porta dietro. Com’è ovvio che sia, in parte si sono manifestati alcune stonature, sarebbe stato strano il contrario. Ma in realtà sin dal primo tempo di Parma si sono visti, in nuce, gli elementi di cambiamento che ci avrebbero via via contraddistinto (baricentro avanzato, linea difensiva più alta di 20mt, lavoro sugli anticipi, pressing in avanti per la conseguente riconquista della palla, possesso e gestione sempre attivi, squadra corta, costruzione associativa, ecc): è stata sin da allora la Juve di Sarri, sebbene senza la continuità necessaria. Questa, per manifestarsi, ha bisogno di giocatori che interiorizzino i nuovi concetti, di “strumenti” che vengano accordati per bene. IL FATTORE PJANIC E difatti la Juve ha iniziato a risultare meno squilibrata e più costante nel momento in cui lo strumento cardine dell’orchestra sarriana, ovvero Miralem Pjanic, ne ha compreso pienamente lo spartito. Pjanic inizia stentando nelle primissime uscite, facendo storcere il naso a tanti. Si nasconde, non va a prendersi palla dai difensori, quindi non fa uscire la Juve in modo pulito e favorisce il pressing avversario, quando ha la palla sbaglia troppo, e così via. Già perché secondo i canoni sarriani l’uomo davanti alla difesa deve agire secondo compiti ben precisi. E’ chiamato poco ad interpretare la “Salida Lavolpiana” (ovvero la discesa in mezzo ai due centrali che si allargano e si alzano, formando una linea d’impostazione a 3 di cui lui sarebbe il vertice basso) e molto il ruolo di “vertice avanzato” del triangolo che si forma, appunto, insieme ai due difensori centrali. Questi infatti devono passarsi palla il meno possibile tra loro per non “chiamarsi” il pressing addosso. Devono invece far girare palla “in salita”, palla avanti – palla dietro, in accordo con, appunto, il “volante” della squadra, che deve sempre essere il loro primo referente. In realtà questo tipo di “balletto” è un po’ quello che va replicato in tutte le zone del campo come fase preparatoria per le verticalizzazioni. Pjanic inizialmente non lo faceva, o lo faceva con discontinuità; addirittura Matuidi (o Bentancur quando entrava) offrivano maggiormente il là ai difensori. Poi ha iniziato a farlo con maggiore predisposizione e grande frequenza, e la cosa è più o meno coincisa col secondo tempo di Brescia. Da quel momento in poi la Juve fa un salto in avanti importantissimo a livello di continuità e di qualità, va meno a strappi, e “governa” meglio le partite, ne prende possesso in modo più pieno. In tal senso i possibili miglioramenti futuri del “Pianista” non sono calcolabili, non si può “calcolare” la classe. Sarebbe però già bellissimo aver (ri)trovato un regista che garantisca queste prestazioni (i dati di Pjanic parlano da soli) con tale continuità. I BENEFICI DEL CAMBIO DI MODULO Analizzando il resto dell’orchestra possiamo notare come rispetto alle prime uscite sembrano, al momento, in via di risoluzione altri due aspetti necessari per una corretta sinfonia. Inizialmente, infatti, gli ovvi problemi di fluidità della manovra e di abitudine ai nuovi concetti (faceva sinceramente sorridere chi, per dare contro a tutti i costi al nuovo corso, bypassava allegramente queste naturali difficoltà nelle proprie analisi, criticando a momenti anche come la Juve saliva sul pullman), portavano ad una certa lunghezza della squadra sul campo. Questo ci rendeva (e speriamo di poter continuare a dirlo declinandolo col tempo passato) una squadra “bipolare”: dominante quando riusciva a rimanere corta (vedi il 1°t col Napoli), attaccabile quando i reparti si “scollegavano”. E allora il centrocampo faceva fatica a far “scorrere” il gioco e soprattutto la difesa era esposta agli attacchi avversari. La Juve in quel momento si affidava agli “assoli” di Douglas Costa per uscire dalle difficoltà.. Col passaggio al 4-3-1-2 le cose sono cambiate in positivo. Il modulo col trequartista è un modulo bellissimo per costruire e per fare un calcio di possesso (se hai un trequartista valido, e Ramsey è calciatore delizioso, sopraffino). Avere un uomo in più in grado di collegare centrocampo e attacco ha facilitato le cose a Sarri, che così sembrerebbe poter “risolvere” anche la questione Dybala, più in grado di riempire l’area invece che il centrocampo. Abbiamo cioè guadagnato un giocatore, un “violoncello” di assoluto livello, che persino nei modi e negli sguardi sembra essere ritornato quello di un paio d’anni fa. Con l’altro modulo, infatti, appariva lampante come Higuain potesse vestire i panni del titolare in modo più funzionale, mentre ora possono ruotare tutti. Il Pipita è quasi commovente per il modo in cui sta riuscendo a zittire chiunque: ha voluto rimanere nell’unica squadra che, forse, sente davvero come “famiglia”, e dalla quale lo scorso anno patì troppo il distacco. Ogni suo gol risuona come un colpo di “gran cassa”, e se la sua affinità con Dybala la conoscevamo, quella con Cristiano, il “primo violino” della squadra, appare evidente, dati i pregressi madrileni. I tre tenori a San Siro hanno sciorinato una prova ottima, ma in generale le ultime partite sono sembrate una “summa” di questo nuovo modo di “trovarsi” in campo. Addirittura Sarri non disdegna di provarli insieme… ma forse, per ora, è ancora presto. Su Cristiano ovviamente nemmeno mi dilungo, sarebbe bastato pochissimo per essere già a 2 gol in Champions e a 6 in campionato, non fosse stato per i millimetri del var che hanno annullato due esultanze già fatte e finite e per una traversa che ancora trema. Per contro, pare che alcuni problemi intestinali di tifosi presenti sia a San Siro che al Wanda Metropolitano abbiano trovato risoluzione… LA “LINEA” E L’EQUILIBRIO L’altro aspetto che sembra funzionare meglio è l’equilibrio difensivo, sia a livello di “linea” che di “fase”. Anche in tal caso… a Brescia, è successo un qualcosa che ha tradotto in realtà un pensiero che Sarri già aveva manifestato in estate. L’infortunio di Danilo, infatti, ha dato il via libera all’impiego di Cuadrado come terzino (il mister lo paventò sin da giugno). Cuadrado, che già fino ad allora stava facendo benissimo, da quel momento ha dato vita ad una serie di prestazioni eccellenti! Di colpo le incertezze che avevamo avuto con la “linea” (comprensibile, visto che Danilo è arrivato ad agosto inoltrato, quasi quando Sarri “usciva” per i suoi problemi di salute), sono diminuite drasticamente! Cuadrado, che quando era stato impiegato da Allegri in quel ruolo aveva anche fatto bene, ma sembrando sempre “adattato”, adesso ne sembra un interprete navigato! E’ coordinato col reparto, si muove nel modo giusto, assume posture corrette (cosa fondamentale per un terzino, e con Barzagli nello staff potrà solo migliorare), dimostra una buona gestione dello spazio e si sgancia con continuità e qualità in avanti. La conoscenza con Khedira, inoltre, facilità i “triangoli” sulla catena di destra e i movimenti in fase di copertura. Il colombiano da una parte, e un ritrovato Alex Sandro dall’altra (“rinato” sin dalla prima giornata, la Coppa America vinta da protagonista in estate gli ha ridato certezze), rappresentano i “fiati” (viste anche le loro sgroppate) che danno respiro e armonia alla manovra. E’ ovvio che torneranno (e devono tornare) utilissimi Danilo e De Sciglio quando si riprenderanno, ma in un ipotetico “11 tipo” al momento Cuadrado sembra il titolare della fascia destra. Come Alex Sandro, anche Matuidi e Khedira sono sembrati sin da subito a proprio agio con Mr. Sarri (contro il Bayer ad un certo punto hanno persino triangolato tra di loro in area), confermando il proprio valore universale di grandi giocatori (definizione ampia…) sebbene a giugno sembrava impossibile anche solo scommettere su uno dei due. Se il primo si è rivelato forse il migliore di questo inizio stagione (guardando alla totalità delle partite giocate), fondamentale sia nell’aggredire sul pressing alto, sia nel coprire la “libertà” di Ronaldo, Khedira ha colpito l’allenatore sin dal primo allenamento per il suo valore tattico. Nel “valore tattico” sono comprese diverse cose, talvolta, paradossalmente, “mascherate” dalle movenze del tedesco. Sapere come e dove posizionarsi in base ai movimenti della squadra, garantire equilibrio, rispettare le consegne sulle fasi di possesso (si avanza coi passaggi corti, che devono essere fatti in un certo modo), riuscire ad inserirsi in area, ecc, sono qualità fondamentali in un processo di costruzione come il nostro. Bisognerà capire se quelle di Sami rimarranno le caratteristiche “prescelte” anche in futuro, quando la squadra avrà talmente interiorizzato i concetti da poter provare a fare uno step in più, ma di certo Khedira ha confermato la sua fama di Professore. E’ come se l’allenatore avesse trovato in lui qualcuno che gli ha facilitato il compito “educativo” verso gli altri. DE LIGT VALVOLA DI SFOGO MEDIATICA Con una linea ordinata e un centrocampo più maturo, anche la coppia di difensori centrali è cresciuta. Se per Bonucci parliamo di uno dei migliori inizi di stagione della sua carriera, su De Ligt bisogna spazzare il campo da alcune esagerazioni della critica, spesso a firma di chi per lavoro deve dare adito a polemiche, di chi deve spaccare il capello in quattro, di chi guarda il dito invece della luna ("il tocco di mano sul rigore”, un “tunnel” casuale a centrocampo, ecc). No, non sto parlando di Ziliani, non sono compresi i tweet di gente che ha il cervello fuso, pur continuando a rovinarne tanti, ma di una critica più melliflua, più “rosea” ecco. A 19 anni, dopo altre precedenti partite ottime, il ragazzo è entrato in un San Siro infuocato e ha praticamente annullato Lukaku! Ma il mantra è che “ha fatto male” in virtù del tocco di mano e del tunnel casuale di cui sopra. Se vogliamo... anche Bonucci e Pjanic (cito loro per citare il top) hanno commesso un paio di sciocchezze in mezzo ad una partita importante, “passando” entrambi palla agli avversari in modo assurdo (che se concretizzate avrebbero fatto risultare quegli errori persino “comici”). Ma il giochino vale solo per De Ligt! Peraltro veniva da ottime partite in serie, ma sempre il mantra ci dice che "nelle ultime uscite sta facendo male". In realtà questo ragazzo ha sbagliato "davvero" solo quei 20 minuti col Napoli (dopo un'ottima ora di gioco) quando ha poi finito coi crampi. Ma siccome in mancanza di analisi serie bisogna cercare “il titolo”, nelle partite successive, specie quando la Juve non era convincente, si è andati avanti con la storia che "De Ligt non ingrana" ecc. De Ligt invece sta ingranando da parecchio, e la cosa sorprendente è il raffronto di quanto sta facendo lui a 19 anni con quello che facevano a 19 anni altri grandi interpreti del ruolo internazionali (dai nostri, che sappiamo essere scarsi, ai grandi maestri come Manolas e Skriniar). Altrove ci sono difensori che aprono le gambe meglio della bocca, lasciando passare di tutto, c'è la "coppia più forte d'Europa" che al momento è peggio del burro, ma il problema è De Ligt! E la stampa redige paginoni su quel Lukaku di cui sopra che fa una doppietta contro San Marino, definendolo “Guerriero” (ma se lo fermi, il Guerriero, sei un “problema”). Ci siamo abituati, funziona così! Non fosse che c’è chi ci casca… I SINGOLI E IL MODULO DA PRIVILEGIARE Insomma, la sensazione è quella di aver trovato al momento un undici base titolare in cui possano ruotare diversi giocatori. E qui va fatto un ulteriore plauso a Sarri, che al momento si sta dimostrando malleabile e lucido nelle scelte. Anche in quegli spezzoni di partite in cui si è trattato di dover gestire “alla vecchia maniera”, lo ha fatto senza problemi (d'altronde lui stesso confessò che era una caratteristiche che avrebbe voluto imparare dalla gestione precedente, consapevole dei risultati a cui portò). Tale aspetto può rivelarsi fondamentale per non diventare una squadra che funziona “se gioca solo in un modo”, “se va a mille”, ecc. Saper far fronte ai momenti di calo è un pregio, oltre che sinonimo di umiltà. Dando quindi per assodato che bisogna migliorare a livello di intesa generale, quali possono essere i margini per far migliorare il collettivo e gli stessi singoli da qui in avanti? Un primo aspetto riguarda il modulo. Posto che Douglas Costa aveva avuto un inizio di stagione clamoroso, quanto varrebbe la pena, adesso, ritornare al 4-3-3 (un 4-3-3 spurio, che si trasformava in 4-4-2)? Sicuramente Sarri, in virtù della sua duttilità, saprà alternare le combinazioni a seconda del momento, magari anche all’interno della stessa partita. Certo è che bisognerà confermare l’equilibrio attuale anche col brasiliano al posto di un trequartista (sarebbe bello provare un 4-2-3-1 con questi giocatori per vedere di cosa sarebbero capaci, ma diventa quasi impossibile sia per i troppi centrocampisti che resterebbero fuori, sia per un equilibrio ancora più difficile da trovare, a meno che non si riesca a giocare perennemente con la linea difensiva a centrocampo). L’altro aspetto riguarda specificatamente i singoli. Quello che viene più alla mente è il rendimento di Rabiot, al momento unico strumento davvero “scordato” in rosa. Lo stesso Emre Can, di cui Sarri ha parlato benissimo, ma che ha dovuto sbollire la delusione per il mancato inserimento in lista Champions, ha ben figurato in quei pochi sprazzi in cui è stato chiamato in causa. Anche Bernardeschi, dopo un inizio pessimo (lui che di solito inizia bene le stagioni) ha quantomeno ritrovato la sufficienza sia contro il Bayer (segna e “si costruisce” l’azione del gol con una bella giocata a centrocampo) che contro l’Inter (sacrificato a livello di “quantità” su Brozovic, ha svolto un lavoro tanto enorme quanto utile). Per non parlare di Bentancur, che Sarri elogia da quest’estate. D'altronde basta vedere l’azione del gol di Higuain a San Siro per capire come, dopo il lungo fraseggio a centrocampo, sia stato Don Rodrigo a dare il là alla verticalizzazione dell’azione, dando palla a Pjanic e andando a tagliare verso l’area, dove ha poi fatto l’assist finale per il Pipita. QUALI MARGINI? Quali, dunque, i margini? - Si riesce ad immaginare un Rabiot che, migliorandosi, interpreti il ruolo secondo le sue caratteristiche, ma riuscendo al contempo a “coprire” CR7 com’è capace di fare Matuidi? - E’ ipotizzabile, oltre al ruolo di mezzala, un Rabiot “vice-Pjanic”? - Un Ramsey impostato come mezzala nel 4-3-3? E magari anche nel 4-3-1-2 con Dybala, Cristiano e Higuain là davanti? - E’ plausibile pensare ad Emre Can o Bentancur via via sempre più presenti (da mezzali) nell’11 titolare? - Riusciremmo a rinunciare al contempo sia a Matuidi che a Khedira senza problemi? - E là davanti, avere tre bocche da fuoco come Higuain, Dybala e CR7 (il Real e il Barça vincenti di questi anni schieravano tridenti i cui singoli componenti avevano dai 20 gol a testa in su nelle gambe), sarà mai possibile? - Altro? Continuando ad accordare gli strumenti… a voi! - Leevancleef -
  3. Fermo restando che nulla vieta di adottare entrambi i moduli a seconda delle esigenze e della salute dei giocatori, mi sembra interessante discutere su quale di questi due moduli secondo voi sia quello da scegliere nel caso di rosa completa al netto del ritorno di Douglas Costa post pausa nazionali. Ramsey o Costa? Oppure Ramsey mezz'ala al posto di Khedira e Costa adattato trequartista? Soffermandoci su quest'ultima possibilitá, secondo voi Costa potrebbe fare il trequartista? Quali sono i punti di forza dell'uno e dell'altro modulo? A me ad esempio sembra che col 4312 siamo più equilibrati, soffrendo di meno le mancanze difensive di Ronaldo oltre che ad essere più adeguato a Dybala. A voi.
  4. Scelto l'allenatore, il calciomercato entra nel vivo. Ragionando sulla base dei rumors di mercato, sulle possibili idee di mister Sarri, o semplicemente sulle vostre convinzioni, su quale modulo principale vi orientereste? Su quali tra i giocatori più "chiacchierati" dell'attuale rosa (o quelli con situazioni contrattuali particolari, o tenendo conto del bilancio, ecc...) puntereste per la prossima stagione? Chi sacrifichereste a malincuore? (Per ogni giocatore è presente la doppia opzione). Motivate le vostre scelte, disegnate le vostre formazioni, inserendo anche i "vostri" possibili acquisti. A voi
  5. ZizouZidane

    Gli altri corrono più di noi?

    Negli ultimi giorni, sto leggendo più volte la considerazione secondo la quale gli altri, specificamente in Europa, andrebbero avanti perché corrono più di noi e sono più giovani. Il suddetto è, a mio modesto avviso, l'errore più grossolano che si possa commettere. E denota, tra l'altro, una certa superficialità nel guardare le partite. La differenza tra gli altri e noi è questa: gli altri, dotati di un gioco e di quegli schemi che il nostro tecnico ritiene inutili, fanno correre il pallone, noi corriamo a vuoto. Contro l'Ajax a Torino, i poveri Can e Bernardeschi hanno corso più di tutti gli olandesi messi insieme. E sono stati costretti a farlo perché quello di trascinarsela in avanti era l'unico modo che avevano per portare palla nella trequarti avversaria, non sapendo con chi scambiarla. I nostri avversari, al contrario, con serie di 7/8 passaggi consecutivi, giocando massimo a due tocchi, senza sbattersi più di tanto, passavano dalla loro area di rigore alla nostra con velocità estrema e facilità irrisoria. L'azione qui sotto proposta è la summa di quanto sto dicendo: https://video.panorama.it/sport-video/spettacolare-azione-ajax-juventus/ Se sei ben disposto sul campo, se pressi alto, se occupi gli spazi, se sei organizzato in maniera tale da fornire al portatore di palla almeno due alternative di scarico, non hai bisogno di correre. Sarà la palla a farlo per te. Se tutto questo manca, sarai costretto a macinare chilometri a vuoto, con un dispendio di energie fisiche e mentali enorme (e sarai più soggetto a infortuni muscolari). "Normalmente quando giocavi male, nell’intervallo ti aspettavi un rimprovero e che ti dicessero di sforzarti di più e lottare. Lui, invece, ti diceva che stavi giocando male perché correvi troppo. Dovevamo mandare il pallone dove volevamo noi e non corrergli dietro." Guardiola parlando di Cruyff. Sono le basi di questo sport.
  6. 18 febbraio 2019 Il maschilismo preistorico di Fulvio Collovati «Quando una donna parla di tattica mi si rivolta lo stomaco»: Assist pretende dall'ex campione scuse pubbliche e chiede alla Rai di non permettere più simili esternazioni senza adeguate conseguenze. di LUISA RIZZITELLI In Italia, le perle di sessismo e scarsa considerazione delle donne non sono una novità. Nello sport, idem. Ma che a pronunciare frasi di maschilismo preistorico sia un mito del calcio e un uomo che abbiamo sempre ammirato per eleganza e pacatezza, fa veramente dispiacere. E lo dico da sportiva e da giornalista. L’episodio di domenica vede come protagonista il Campione del mondo Fulvio Collovati che durante la sua partecipazione a Quelli che il calcio ci ha regalato due frasi memorabili. La prima: «Quando una donna parla di tattica mi si rivolta lo stomaco» e, alle proteste (tra le risate, ovviamente) di Luca e Paolo, non contento ha aggiunto: «Se parli della partita, su come è andata, bene, ma non puoi parlare di tattica. Una donna non capisce come un uomo. Le calciatrici? Sì, qualcosa sanno, ma non al cento per cento». A rispondergli adeguatamente è stata Sara Peluso, moglie di un difensore del Sassuolo, a cui Collovati si rivolgeva e con lei un’altra ospite in studio. Il clima però, subito portato sullo scherzo e sulla risata, non solo non impediva a Fulvio Collovati di dirci con orgoglio virile che sua moglie «non si è mai permessa di parlargli di tattica», ma non ha consentito a nessuno dei presenti di sottolineare quanto fosse offensivo il parere esternato. E che lo fosse non solo per le addette ai lavori, ma semplicemente per qualunque donna. Il punto, fa persino un po' ridere pensarci e doverne scrivere, è che per alcuni uomini, le donne che pure sono scienziate, magistrate, ingegnere spaziali, manager, studiose, davanti al calcio diventano delle ebeti. Secondo alcuni signori, che potremmo da oggi identificare come individui afflitti – a loro insaputa, per carità! - da una patologia diffusa procurata da vecchi retaggi patriarcali, maschilisti e sessisti, le donne sono incapaci di intendere la scienza calcistica. Dopotutto è ben noto, e Collovati lo sa bene, che con meno di tre lauree nessuna donna si sia mai sognata di fare la calciatrice o, addirittura, l’allenatrice. Prendiamo ad esempio Carolina Morace o Milena Bertolini che la sua Italia (a differenza degli uomini) al Mondiale l’ha portata: non vorrete mica credere che capiscano di tattica?!! Loro dispongono le giocatrici a caso e, naturalmente, l’unica cosa a cui tengono è che siano truccate bene, abbiano una ceretta impeccabile e le scarpe col tacco (non tacchetti) nel loro arrivo allo stadio! Per capire di calcio, secondo questi esimi rappresentanti, a volte pagati con i soldi pubblici della RAI, per poterne parlare (o poterlo giocare) le doti indispensabili sono i genitali maschili. Non la preparazione, non gli studi, non l’esperienza, non la conoscenza di una disciplina sportiva, non l’essere state campionesse di questo sport, ma l’essere uomo! Se non fosse vero, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. E invece, non solo questa cosa viene detta, e il caso di Collovati non è il primo, ma dobbiamo sopportare di doverlo sentir dire in tv nazionali dove ad ascoltarli ci sono anche milioni di ragazzine e ragazzini. Oggi Assist Associazione Nazionale Atlete chiede a Collovati le scuse pubbliche e alla RAI di non permettere più simili esternazioni, senza adeguate conseguenze. Noi, cittadini e cittadine di un’Italia che non ne può più di simili sciocchezze, dovremmo iniziare a scrivere ai vertici del Servizio Pubblico, perché dopo ogni frase sessista venga programmato un ciclo di trasmissioni degne del valore delle donne. Trasmissioni come Le Ragazze di Rai Tre, che domenica 17 febbraio ha chiuso i suoi racconti di donne straordinarie e di donne comuni con ascolti straordinari. Donne capaci di rappresentare tutto il rispetto che ci è dovuto, non come un’elemosina, ma come principio assoluto di una società che voglia definirsi civile. © RIPRODUZIONE RISERVATA LetteraDonna.it Dichiarazioni Fulvio Collovati? Da cartellino rosso con daspo tv Fulvio Collovati: "Quando sento una donna parlare di tattica, mancano gli esterni e cosi... mi si rivolta lo stomaco, non ce la faccio, non ce la faccio. Se tu parli della partita... bene, ma non puoi parlare di tattica perchè una donna non capisce come un uomo". Non ho mai gradito le critiche generiche, senza riferimenti precisi. Collovati passa come il classico discriminatore di genere a prescindere ma forse è solo limitato nell'uso della lingua Italiana, nonostante la sua esperienza di calciatore professionista, o forse si riferiva alla moglie di qualche bravo attaccante neroazzurro che ha preferito una donna come procuratrice? Io posso dire e ribadire che Carolina Morace non mi piace come allenatrice per come fa giocare il suo Milan ma la rispetto per la grande cultura calcistica di donna ed ex Golden Girl del calcio Mondiale. E' qui che il bravo Fulvio commette un fallo da dietro che, a mio avviso, gli dovrebbe costare un bel cartellino rosso con daspo. Non si dovrebbe mai generalizzare caro Collovati e nemmeno disprezzare le opinioni altrui: uomini e donne che siano. I conduttori Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Mia Ceran hanno poi cercato di fermare Collovati, che ha però ribadito la sua idea, in un’atmosfera più scherzosa che di condanna dichiarando: "le calciatrici qualcosa sanno, ma non al cento per cento". Perchè il sig. Collovati non dice ai suoi colleghi e giornalisti sportivi che non si possono sentire quando sparano le loro opinioni su cui non è d'accordo? Una mentalità figlia della nostra politica, dei nostri governi che non hanno saputo acculturare gli uomini al rispetto. Al rispetto delle diverse opinioni. Ci sono persone più capaci di altre non donne che non si possono sentire. Questa mentalità non si deve sentire in TV. Nel calcio femminile ci sono uomini di calcio di grande cultura sportiva (in primis capitan Zanetti) che impartiscono i loro insegnamenti alle donne e rispettano le loro capacità e modi di vedere diversi. Le donne sanno giocare a calcio, divertono in campo, fanno un ottimo lavoro nelle tribune stampa e coordinano gli esperti, come te, negli studi sportivi tv. In un periodo di crescita del terzo mondo del calcio femminile italiano, le sue parole, sono come macigni sul mondo del calcio donne, ma forse non si è nemmeno reso della cattiveria della sua opinione (con tutto il rispetto). Grazie Fulvio per le tue belle parole! ... le donne sono forti, ne hanno subite tante di umiliazioni e la tua non sarà certo l'ultima ma non saranno i troppi incivili a fermare lo sviluppo della giustizia. Grazie alla vostra indubbia esperienza il calcio sarà sempre più rosa. Walter Pettinati CalcioDonne.it.
  7. ZizouZidane

    Miralem Pjanic

    A prescindere da quello che penso io del giocatore, vorrei porre alla vostra attenzione un dubbio che mi attanaglia la mente: a leggere il forum, è facile notare come la stragrande maggioranza degli utenti contesti al regista bosniaco une certa lentezza di pensiero e di azione. Secondo molti, Miralem rallenta l'azione, perde tempi di gioco, effettua solo passaggi orizzontali. Max Allegri, da parte sua, non perde occasione per rilasciare dichiarazioni del tipo che segue: "ha una velocità di passaggio che gli altri non hanno. I due che possono migliorare in quel ruolo sono Emre Can e Bentancur, che però non hanno ancora la stessa velocità di passaggio di Pjanic." Confidando nella vostra intelligenza e sperando vi rendiate conto che i pensieri del tecnico sono diametralmente opposti a quelli di molti di voi, vi chiedo: non è che Miralem risponde a delle precise direttive tattiche e, quando rallenta il gioco, lo fa perché è necessario che lo faccia?
  8. Inanzitutto non rimprovero nulla ai ragazzi che hanno dato tutto e di piu, facendo una rimonta che per molti (in parte anche il sottoscritto), non ci credevano. Detto questo pero, credo che Allegri poteva fare meglio, e non e solo in questa partita, ma in troppe partite dove abbiamo subito troppo il possesso palla degl'avversari. Ricordo ad esempio, a Torino contro il Tottenham dove andiamo avanti 2-0 e facciamo 60 minuto davanti alla nostra area di rigore. Quasi stesso discorso al ritorno, quando solo due singole giocate del pipita riescono a sollevarci. E in certi lunghi tratti a Torino contro il Real e anche al ritorno. Parlo di 3 fattori fondamentali secondo me a questi livelli: 1. Mancanza di pressing di tutta la squadra, e non di 2 o 3 giocatori soli, 2. Mancanza di intensita di gioco, e 3. L'abbassare troppo il nostro baricentro. Secondo me se non miglioriamo sotto questi 3 aspetti, ci compliciamo la vita da soli, perche regalare 70 metri di campo a questi livelli puo risultare fatale. Nel mio concetto di calcio, si deve sempre giocare la palla, anche quando non c'e l'hai, e quindi non indietreggiare quando l'avversario prende palla, ma aggredirlo subito, sopratutto il portatore di palla, chiudendo ogno linea di passaggio corto, con tutto il collettivo, per minimizzare gli spazi dei passaggi corti, e costringere l'avversario a giocare palla lunga. Intendiamoci il pressing lo dobbiamo fare anche nelle gare di campionato, perche non si puo cambiare modo di giocare in 2 giorni, ma bisogna farla diventare un abbitudine regolare. Pultroppo aime le insufficienze di certe squadre in campionato non aiutano, perche ci rilassiamo e abbassiamo anche l'intensita, e quindi e molto difficile a volte cambiare marcia in Champions. Ecco pero forsi il nocciole tattico e proprio questo, cioe non sentirsi appagati in campionato su un 2-0, o un 3-1, ma continuare a pressarli alti e ettaccare con alta intensita. Ecco forse soli cosi si arriva a giocare con piu intensita, con piu pressing alto e un baricentro alto, contro squadre di alto livello in Champions. Stessa cosa aveva fatto Heynckes con il Bayern, tanto per fare un espempio, quando aveva vinto il triplete, pur giocando in un campionato come strafavoriti, gia ma vincendo con dei risultati pazzeschi in campionato.
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