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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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  1. Come usa dire spesso Allegri: la Juventus ai record preferisce i trofei, che lo avrà pensato anche ieri notte dopo il pari beffa di Ferrara, ma negli ultimi anni le due cose sono andate di pari passo. Basta pensare alla “nuova era” in cui sono entrati i bianconeri. Un’era in cui fanno la corsa sui propri, di primati. Il caso più lampante è quello della difesa e della porta blindata. Ieri sera Gigi Buffon e compagni hanno inanellato la decima partita consecutiva senza incassare reti eguagliando un'altra Juventus, quella 2015-16. Un record dal retrogusto amarognolo per almeno due motivi: con lo 0-0 contro la Spal oggi la Juventus rischia di ritrovarsi il Napoli a meno 2; e nel finale della partita del Mazza, Giorgio Chiellini ha lasciato il campo per infortunio. Un cambio dettato da un problema muscolare al flessore che genera ansia. Il centrale non andrà in Nazionale: tra oggi e domani gli esami per capire se sarà a disposizione contro Milan e Real. Il problema di Chiellini macchia il record, ma non lo cancella. Molti dei protagonisti sono gli stessi del 2016, in panchina c'è sempre Allegri e come questa volta la blindatura della porta ha condotto a braccetto i campioni d'Italia verso una rimonta. Quella del 2016 è stata molto più clamorosa, dal momento che la Juventus iniziò il campionato con l'handicap. Ieri sera a Ferrara è stato raggiunto il primato e dopo la sosta la Juventus ha l'occasione di migliorarlo. Uno stimolo in più nella volata col Napoli. Il fatto che tanto nella Juventus 2016 quanto in quella attuale ci sia Allegri in panchina è tutt'altro che un caso. Il “Conte Max”, pratico e pragmatico, sottolinea spesso – e lo ha fatto anche di recente, che «non c'è da vergognarsi nel fare una buona difesa perché il calcio è fatto di due fasi e quando bisogna difendersi, bisogna farlo al meglio». C’è un altro aspetto che dà l’idea del primato eguagliato: la Juventus attuale lo ha raggiunto nell’anno in cui, con la cessione estiva di Leonardo Bonucci al Milan, erano in molti a pensare che la difesa bianconera si sarebbe indebolita e che non sarebbe stata più ermetica come negli anni d’oro della BBC azzurra. Buffon anche nel momento in cui a inizio stagione la Juventus vinceva le partite 4-2 e 6-2 o prendeva gol ogni domenica dispensava ottimismo ripetendo un ritornello: «Non è una questione di uomini, bensì di atteggiamento di squadra». Fonte: Tuttosport
  2. Può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e Higuain manda a referto il decimo gol del 2018 (oltre che il terzo assist consecutivo nelle ultime tre partite), che nessuno si accorga di Blaise Matuidi, tranne che in occasione del gol che chiude i giochi e relega i dieci minuti finali a puro garbage time. Eppure in una partita più complessa di quanto non dica il 2-0 finale (merito di quell’Atalanta che avrebbe dovuto scansarsi, ma non pretendiamo che chi proprio non vuole capire capisca dopo la nona W di fila in Serie A dall’inizio dell’anno, la dodicesima contando gli ultimi scampoli di 2017), in cui si è giostrato per il 49% del tempo effettivo a centrocampo e con la Juve che ha concentrato il 51% della sua produzione offensiva, il francese è stato un fattore tutt’altro che trascurabile: 94.6% di pass accuracy su 69 palloni giocati (e al netto di quella sanguinosa apertura che stava mandando in porta Ilicic, oltre che di qualche scelta troppo cervellotica in fase di ribaltamento dell’azione), quattro duelli aerei vinti, due contrasti e altrettanti intercetti a dimostrazione di un’ubiquità completa e totale sul terreno di gioco: Così come può capitare, nel giorno in cui Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono, Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018 e Matuidi fa la differenza in tutto quel che resta facendosi notare solo al momento del gol, che detto gol appartenga, almeno al 50%, a Mattia De Sciglio, un altro di quelli che sta ricominciando a fare le cose per bene e in silenzio (nonostante di motivi per rimarcare ogni singola buona giocata ne avrebbe, eccome), compreso un cambio di campo a 60 metri, di estro e di sinistro, che mette Dybala e Higuain in condizioni di riesibirsi nel compañerismo già visto contro l’Udinese e a Matuidi di battere comodamente a rete. Poi, certo, continueremo a parlare di Douglas Costa abbatte nuovamente la barriera del suono e di Higuain manda a referto il decimo gol e il terzo assist del 2018. Ma questo campionato, che sembrava sfuggito via alle 19.58 di un sabato qualunque appena dieci giorni fa, è passato, passa e passera da queste cose. Che nessuno nota ma che sono importanti lo stesso. Anzi, forse più importanti. Di Claudia Pellecchia - juventibus.com
  3. Il dato è in assoluto clamoroso, seppur noto: la Juve ha subìto un solo gol nelle ultime 13 partite ufficiali. Ma lo diventa ancora di più se confrontato con i gol incassati, nello stesso parziale, dalle migliori squadre dei primi cinque campionati d’Europa, quelle qualificate agli ottavi di Champions League (con una piccola deroga per il Napoli, che completa il confronto anche per la Serie A). Dal conteggio delle ultime 13 partite ufficiali (vale a dire campionato, coppe nazionali e Champions League), la difesa della Juve diventa il muro d’Europa, puro cemento armato. Dopo Chiellini e compagni c’è la difesa dei campioni d’Inghilterra del Chelsea, non a caso guidati da un ex juventino, Antonio Conte, che ha subìto 7 gol quanti il Barcellona e uno meno del Napoli. Poi tutte le altre, a chiudere col Siviglia e poco prima col Real Madrid che in questo parziale ha incassato 16 gol, la bellezza di 15 in più della Juve. Tutto è cominciato con la sconfitta di Marassi (3-2) contro la Samp. Quel pomeriggio Allegri era molto preoccupato, la Juve sembrava aver rinnegato la sua tradizione, la sua storia di squadra capace di vincere gli scudetti attraverso la miglior difesa del campionato. Era la 13ª giornata, i campioni d’Italia avevano già subìto 14 gol. Oggi siamo alla 22ª e i gol incassati si sono fermati a 15. L’unico è stato realizzato da un ex bianconero, Martin Caceres, a quei tempi veronese, al Bentegodi. E se il giorno di Marassi la difesa della Juve era distante dal suo standard e anche da quello delle sue concorrenti allo scudetto, oggi è di nuovo al secondo posto, con appena una rete subita in più rispetto al Napoli: 15 a 14. In casa, detto per inciso, ha già la miglior difesa: 4 per la Juve, 7 per il Napoli. Per restituire solidità alla squadra, per proteggerla di più, Allegri era passato alla difesa a tre subito dopo la sconfitta di Genova. Poi, ritrovati gli equilibri, di nuovo e sempre a quattro. La soluzione del dopo-Bonucci, con i problemi che ne sono derivati, non è stata breve, ma alla fine Allegri ha individuato il giocatore su cui poteva e doveva puntare: Benatia. La sua crescita all’interno della difesa bianconera è stata decisiva. L’altra novità grossa, per la Juve, è la sostituzione di Buffon che per infortunio ha lasciato il posto a Szczesny. Il capitano tornerà in campo stasera a Bergamo, contro l’Atalanta, una partita in cui la solidità della difesa juventina sarà messa a dura prova, ma l’ex romanista non ha fatto rimpiangere il capitano. Fonte: Il Corriere dello Sport
  4. I bianconeri, da quando il centrale marocchino è diventato un titolare indiscusso, non hanno più subito reti palesando massima solidità difensiva. “Benatia? E' fondamentale che diventi un punto cardine”. Parola di Andrea Barzagli, uno che ha fatto le fortune moderne della difesa della Juventus, assoluto riferimento per l'intero globo bianconero. Le primavere passano per tutti e, giunto a 36 anni, la roccia di Fiesole non può sicuramente essere ritenuto parte integrante dei programmi futuri. In tal senso, essendo in scadenza di contratto, il numero 15 della Signora prenderà una decisione solamente a bocce ferme: rimanere un'ultima stagione sotto la Mole oppure provare un'esperienza all'estero. Si vedrà. Intanto, però, gli uomini della Continassa hanno iniziato ad impostare il pacchetto arretrato che verrà. E la nota lieta in casa dei campioni d'Italia, nell'ultimo periodo, è principalmente una: si chiama Medhi e nelle ultime cinque partite ha letteralmente giganteggiato formando con Giorgio Chiellini una coppia da urlo. Dopo diversi esperimenti, quindi, Max Allegri sembra aver trovato i giusti equilibri difensivi. Là dietro, in un primo momento, si pensava che potesse diventare la stagione della consacrazione di Daniele Rugani, a maggior ragione dopo l'addio estivo di Leonardo Bonucci. E, invece, il 23enne toscano non è riuscito a diventare un imprescindibile, proponendo prove positive ma anche altre incerte. Un ricco turnover che ha portato la Juventus a smarrirsi in termini di sicurezza e fiducia. Fino alla partita casalinga con il Barcellona. Appuntamento in cui, annullando un certo Luis Suarez, Benatia ha iniziato ad intraprendere il giusto percorso. Roba da 10 respinte, 8 intercetti e 96,9% in passaggi riusciti. Insomma, una gara di altissimo profilo contro avversari top mondo. E anche negli impegni nostrani, pur non in test decisamente probanti, l'ex Bayern si è rivelato un mostro sacro di bravura; sia a tre che nella difesa a quattro. Con il Crotone, dominando Budimir e Tonev, Benatia s'è contraddistinto per possessi guadagnati (12) ed appoggi produttivi (90,9%). Numeri confermati anche affrontando Napoli, Olympiacos e Inter. Non stupisce che il centrale marocchino, spalleggiato da un'ottima fase difensiva globale, sia riuscito a venirne a capo disinnescando, tra gli altri, Dries Mertens e Mauro Icardi, due che sanno far girare la testa a chiunque. Colpisce, tuttavia, come improvvisamente Benatia sia tornato in auge. Specialmente dopo un periodo – pre pausa – in cui sembava fosse diventato l'ultima scelta nelle gerarchie allegriane. Invece, ancora una volta, l'allenatore livornese ha saputo ottimizzare il momento, affidandosi a Medhi nel suo picco di crescita. Destinato, al netto delle tematiche fisiche, a durare. Perché è sempre stato questo il limite di Benatia, dannatamente forte ma anche spesso fragile. Ecco perché, pensando ai mesi in cui la posta in palio diventerà davvero alta, la Juventus auspica nella buona sorte. Quella che non sta aiutando Benedikt Howedes, destinato a rientrare nel nuovo anno. I campioni d'Italia nelle ultime cinque partite non hanno subito reti. Merito dell'atteggiamento che ha portato i bianconeri ad avvicinarsi alla vetta in campionato e, al tempo stesso, ad assicurarsi un posto agli ottavi di Champions League. Ma, ovviamente, nulla nasce dal caso. E Benatia, in versione tirato a lucido, ha influito notevolmente. D'altro canto, rispettando il gentlemen's agreement stipulato con il Bayern Monaco, la Juventus nei mesi scorsi ha acquisito il cartellino del marocchino versando 17 milioni nelle casse bavaresi. Una spesa che con il trascorrere dei mesi ha iniziato a fornire decisamente i suoi frutti. Di Romeo Agresti goal.com